Foglio di Comunità – n° 1/2018

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/12/2017

LE EUCARESTIE

DOMENICA    7 gennaio : ore 10 (preparano Beppe e Carla)

DOMENICA  21 gennaio : ore 10 (prepara Memo)

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

Domenica 21 gennaio, alle ore 10,30 dopo l’Eucarestia

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo continuando la lettura del libro della Genesi.

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GRUPPO  RICERCA

Ci incontriamo giovedì 11 e 25 gennaio, come sempre a casa di Paola ed Elio. Continuiamo la lettura del libro Sovrane di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013), che sta suscitando in noi molto coinvolgimento. Il gruppo è aperto a chiunque voglia aggiungersi.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che è ritornata a Pinerolo.

A Elsa, che dopo un breve ricovero in ospedale, è ritornata a Villa Elisa, a Torre Pellice. La ricordiamo sempre nelle nostre Eucarestie e le auguriamo tanta serenità.

A Ugo che si riprenda al più presto e a Maria che gli è a vicina con tanto amore.

… e a chi in questo periodo è alle prese con fastidiose forme influenzali. Coraggio: passerà!

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SEGRETERIA TECNICA CDB E COLLEGAMENTO NAZIONALE

Giovedì 4 gennaio, alle ore 9,30 al Fat, si svolgerà una riunione della Segreteria Tecnica delle CdB per preparare il prossimo incontro del collegamento nazionale, convocato per il 3 e 4 febbraio a Roma, presso la Cdb di San Paolo.

All’ordine del giorno del Collegamento:

  • Valutazioni sul seminario nazionale di Rimini
  • Bilancio consuntivo 2017 e preventivo 2018
  • Preparazione dell’incontro europeo delle Cdb che si terrà a settembre 2018.

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GRUPPO  DONNE

 Il nostro gruppo donne si incontrerà Sabato 6 gennaio e 20 gennaio 2017, alle ore 15, da Luciana Bonadio, in preparazione al prossimo:

INCONTRO SULLA PRATICA DELLA STORIA VIVENTE
Domenica 28 gennaio 2018 dalle ore 10,30 alle 17,00
Libreria delle donne – Circolo della rosa – Milano

All’incontro del Coordinamento gruppi-donne delle Comunità cristiane di base (Cdb), in collaborazione con altri gruppi, svoltosi a Bologna il 7-8 ottobre 2017, è stata accettata la proposta, fatta da Doranna Lupi e Carla Galetto della Cdb di Pinerolo, di fare un incontro che affronti il tema della pratica politica di storia vivente.

È stata sentita l’esigenza di ripercorrere la nostra storia, ormai più che trentennale, partendo dall’urgenza, più volte espressa nei precedenti incontri, di lasciar traccia scritta dei nostri percorsi. Per misurarci con la nostra memoria e la nostra storia pensiamo sia necessario aprirci a delle esperienze di pratica politica fatte da donne competenti in questo campo.

Il lungo percorso di incontri e collegamenti di donne, compiuto separatamente e in autonomia dalle Cdb storiche, ha radici nei piccoli gruppi locali di donne in relazione che si sono messe in gioco nelle Cdb con la pratica politica della differenza sessuale. Nel tempo e con la partecipazione al II Sinodo Europeo delle donne (Barcellona 2003) si sono aggiunte a questo percorso donne di altri gruppi e associazioni come Il Graal–Italia di Milano, Thea teologia al femminile di Trento, Donne in ricerca di Ravenna, Padova, Verona, Identità e Differenza di Spinea, la Sororità di Mantova, Donne in cerchio di Roma.

Nel corso degli anni questa nostra autonomia ha portato le Comunità di base, composte da uomini e donne, a recepire, in parte, il pensiero della differenza. Ora però siamo arrivate a un punto in cui riteniamo importante narrare la nostra storia, facendo emergere gli intrecci, le connessioni tra i diversi gruppi donne e le comunità di base miste, affinché vengano alla luce i nodi irrisolti e i conflitti che ancora agiscono nel silenzio, anche dentro i nostri stessi gruppi-donne, e si rendano evidenti le trasformazioni che questo percorso ha portato nelle nostre vite e nelle pratiche comunitarie.

Per noi arrivare a rompere il silenzio e prendere la parola, dando valore alle esperienze, è un traguardo che richiede ancora profondi cambiamenti, non solo interiori, ma anche esteriori, di presenza e di sostanza. Se non si compiono certi passaggi il rischio è di restare sulla soglia di un vuoto percepito, sul quale abbiamo a lungo riflettuto, senza però attraversarlo. Stare immobili sulla soglia di quel vuoto crea una condizione di inconsistenza paralizzante.

Presso la Libreria delle donne di Milano lavora la Comunità di Storia Vivente. Le donne che ne fanno parte si incontrano da più di dieci anni per sbrogliare, attraverso la discussione, il groviglio interiore di ciascuna e di tutte; far emergere quel non detto che fa ostacolo al libero aprirsi alla soggettività, diventando autrici di storia della propria storia.

Marirì Martinengo, storica e fondatrice della Comunità di Storia Vivente, sostiene che “Occorre fare uno sforzo e dimenticare i parametri storiografici maschili. La storia vivente propone una radicale rivoluzione: la storia a partire da sé: la storia della propria storia, segnata dal tempo, dal luogo geografico in cui si nasce e si vive, dalla classe sociale di appartenenza, dal livello culturale, dal credo religioso, che sono dati storici. La radice della nostra pratica è l’autocoscienza degli anni Settanta, che aveva un suo progetto politico, la storia vivente ne ha un altro; il metodo, la pratica, è quello di andare a fondo dentro di sé fino ad individuare il nucleo, il nodo profondo che ha fatto di ciascuna di noi quello che è diventata: il narrarlo e lo scriverlo ne è la storia. L’esposizione, prima orale, poi scritta di quanto viene fuori, va contestualizzata e legata saldamente con i fatti di cui dicevo sopra. Occorre rifuggire dallo psicologizzare e mantenersi saldamente ancorate, al terreno della politica”. (www.libreriadelledonne.it, 6 aprile 2017 Sul Convegno di storia vivente dell’11 marzo 2017. Una giornata di festa di Marirì Martinengo).

Doranna Lupi ha partecipato al Convegno sulla Pratica di Storia Vivente che si è svolto l’11 marzo 2017 presso la Libreria delle donne di Milano. In quell’occasione ha preso contatti con Luciana Tavernini, Marirì Martinengo e Marina Santini le quali, insieme alle altre donne della Comunità, si sono dette disponibili a fare un percorso con noi.

Rivolgiamo quindi l’invito ai gruppi donne delle Comunità cristiane di base italiane e agli altri gruppi presenti nel nostro collegamento nazionale, per un incontro seminariale della durata di una giornata, che si svolgerà il 28 Gennaio 2018 presso la Libreria delle donne – Circolo della Rosa, Via Pietro Calvi n. 29 a Milano dalle ore 10,30 alle ore 17,00 con un intervallo dalle 13,30 alle 14,30 per il pranzo a buffet (15 Euro) a cura di Estia.

All’incontro parteciperanno Marirì Martinengo, Marie Thérèse Giraud, Laura Minguzzi, Laura Modini, Giovanna Palmeto, Marina Santini e Luciana Tavernini della Comunità di Storia Vivente. L’incontro sarà aperto da due o tre interventi di alcune della Comunità di Storia Vivente che ci esporranno la pratica da loro creata e adottata nel corso degli anni, a cui seguirà un confronto.

Nel pomeriggio è previsto invece un lavoro di discussione ed elaborazione in gruppi, in vista dell’eventuale costruzione di un testo di storia dei gruppi-donne Cdb e non solo, che valorizzi la soggettività delle singole e individui momenti cruciali nel lungo lavoro di confronto ed elaborazione sul divino e su molto altro.

Per adesioni:
Valeria Bonacina valeriabonacina@libero.it 3394317231
Doranna Lupi lupidorann@libero.it 3425812247

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Indicazioni bibliografiche sulla pratica della Storia Vivente

– Il documento fondante della Storia Vivente è il libro La voce del silenzio. Storia di Maria Massone donna sottratta di Marirì Martinengo (ECIG, 2005).

– Documenti e testimonianze di questi dieci anni di ricerca sono pubblicati sul sito della Libreria delle donne di Milano in Approfondimenti / Storia Vivente

http://www.libreriadelledonne.it/category/approfondimenti/storia_vivente/

– Su DWF-Edizioni Utopia-La pratica della storia vivente, n. 3 2012, si possono conoscere gli scritti di alcune di noi: Laura Minguzzi, “La storia respinta, storia come vita significante”, pp. 23-29; Marina Santini, “Il volto ambiguo della preferenza. Un percorso storico”, pp. 30-34; Luciana Tavernini, “Gli oscuri grumi del disordine simbolico”, pp. 35-45 (acquistabile alla Libreria delle donne di Milano)

http://www.dwf.it/dwf-la-pratica-della-storia-vivente-2012-n-3-95/

In spagnolo si trovano sul n. 40/2011 di Duoda, leggibile in internet:

http://www.raco.cat/index.php/DUODA/issue/view/17988

– Mariri Martinengo, Laura Minguzzi, Fare Storia Vivente, ed. Libera Università dell’economia sociale e degli scambi, Mag, Verona, 2012

– Marirì Martinengo, “Me llama desde siempre: la respuesta a la llamada”, in Duoda, Estudis de la Diferencia Sexual. Estudios de la Diferencia Sexual, Universitat de Barcelona, 49, 2015, pp. 68-94, leggibile anche in internet: http://www.raco.cat/index.php/DUODA/article/view/299359

in video: http://duodaub.blogspot.it/

La pratica della storia vivente – Atti dell’incontro del 26 settembre 2014, a cura delle Vicine di casa di Mestre, (2015) In cartaceo c/o Libreria delle donne di Milano e ora pubblicati nella Biblioteca Virtuale Duoda (BViD) con il prologo di María Milagros Rivera Garretas.

leggibili anche in internet:

in italiano: http://www.ub.edu/duoda/bvid/text.php?doc=Duoda:text:2016.12.0010

in spagnolo: http://www.ub.edu/duoda/bvid/text.php?doc=Duoda:text:2016.12.0009

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VIOTTOLI

Nei giorni scorsi avete ricevuto il n. 2/2017 della nostra Rivista. Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Il prossimo numero ospiterà gli Atti del Seminario nazionale: “Beati gli atei perchè incontreranno Dio”, svoltosi a Rimini nei giorni 8-10 dicembre 2017.

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per infor- mazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i nume- ri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamen- te, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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MEDICI CON L’AFRICA

Anche quest’anno, durante l’eucarestia di Natale, abbiamo fatto una colletta per continuare a sostenere il CUAMM – Medici con l’Africa Gruppo Piemonte onlus.

Abbiamo raccolto finora € 220,00. Aspettiamo qualche giorno prima di versarli, per dare del tempo a chi volesse ancora contribuire (rivolgetevi a Carla).

 In data 4/12/2017 il Presidente del CUAMM Giuseppe Ferro ci ha scritto una lettera per informarci sulle loro iniziative e chiederci di continuare a collaborare.

Scrive: “Il nostro difficile impegno si è concentrato in questi dodici mesi principalmente verso alcuni particolari progetti: in Sud Sudan, per l’ospedale di Yirol e il territorio circostante, dove il medico novarese Flavio Bobbio sta concludendo il suo periodo di servizio; in Angola, all’ospedale di Chiulo, dove altri due volontari storici del nostro gruppo, Marco Pratesi e Bianca Nucci della Val Pellice, sono tuttora impegnati; e in Etiopia, all’ospedale di Wolisso, visitato di recente da altri medici della nostra organizzazione. (…) Tutte le offerte natalizie andranno a sostegno dell’ospedale di Chiulo, in Angola. L’ospedale è l’unica unità sanitaria di secondo livello presente nella parte settentrionale della provincia e funge da riferimento per tutta l’area nord. L’unica, inoltre, dotata di sala operatoria in grado di eseguire il taglio cesareo, necessario nei parti complicati”.

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GRUPPO “USCIRE DALLE GUERRE”

Il gruppo è convocato per lunedì 15 gennaio alle ore 17,30 nella sede della cdb di via Città di Gap 13. Rifletteremo sull’incontro del 5 dicembre scorso con alcuni/e consiglieri/e del Comune di Pinerolo e su alcune proposte operative che sono emerse in quella sede. Il nostro desiderio è di riuscire a dar continuità a questo confronto, nato per cercare insieme strade praticabili per passare da un’economia e una politica di guerra a una politica e un’economia di pace, a partire da noi e dalla nostra città.

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L’EUCARESTIA  OLTRE  LE  RELIGIONI

Mentre ancora stavamo svuotando le scatole di materiali riportati a casa dal Seminario di Rimini, hanno cominciato ad arrivarci messaggi di persone che ci comunicavano gioia e soddisfazione per avervi partecipato. E questo ci rallegrava molto, anche perché l’impegno organizzativo era stato notevole…

Ci sono arrivate anche due reazioni diversamente critiche sui contenuti del seminario stesso, entrambe accomunate da un sentimento di delusione. Ma, mentre il primo vorrebbe che fossimo tutti e tutte molto più coerenti nel distinguere sempre i fatti storici dai racconti simbolici (si riferiva in particolare ai vangeli dell’infanzia) per evitare “pistolotti basati sul niente”, il secondo ci comunicava “l’impressione di trovarsi in un’assemblea di sindacalisti, o di qualche partito politico, o di filosofi d’avanguardia”; e si chiedeva: “ma i cristiani non dovrebbero usare lo stesso linguaggio che usava Gesù Cristo? Gesù non ha mai parlato di femminismo, di filosofia, non ha mai propagandato la lettura di libri edificanti o di quadri d’autore: ma perchè allora dobbiamo farlo noi?”.

Mi sono tornate in mente queste diverse proposte di lettura dei testi biblici mentre leggevo, su Adista-Documenti del 23 settembre scorso, l’intervento con cui il teologo valdese Ermanno Genre ha aperto i lavori di un convegno ecumenico sul tema “La preghiera e la mensa”. La lettura della corrispondenza tra Paolo di Tarso e la comunità di Corinto offre a Genre lo spunto per riflettere criticamente sulla cena/eucarestia, diventata un “rito confessionale… che crea delle appartenenze ecclesiali chiuse che mettono in ombra l’invito di Gesù, che non è esclusivo ma inclusivo”. Ed è diventata anche un “rito interclassista, che non considera più la disparità sociale ed economica una questione teologica”, capace di “dare corpo, nel vivere quotidiano e nella liturgia della cena del Signore, a quella parola biblica così cara ai profeti e a Gesù che si chiama ‘giustizia’ (…)”.

Credo che sia proprio l’aver fatto della cena eucaristica (come di tanti altri messaggi e inviti evangelici) una questione teologica ad aver portato divisioni tra le chiese, divisioni funzionali al potere delle varie gerarchie.

Andare “oltre le religioni”, per me, significa anche pensare e vivere la Cena/Eucarestia come memoria di un gesto storico di Gesù, di cui gli evangelisti hanno colto il valore simbolico; vuol dire non farne oggetto di divisioni e dissertazioni filosofico-teologiche, sfrondandola piuttosto da tutto il “sacro” che vi è stato accumulato sopra nei secoli e restituendola alla vita vissuta di donne e uomini che di Gesù colgono il messaggio a vivere con amore, a donare la propria vita nella condivisione reciproca, a dare senso vero e coerente alle relazioni di fraternità e sororità tra tutte le creature umane, nel rispetto gioioso e sincero di tutte le creature del cosmo.

Non c’è bisogno, per questo, di preti, di pastori, di imam, ecc., incarnazioni anche loro di quelle “appartenenze ecclesiali chiuse che mettono in ombra l’invito di Gesù”: credo piuttosto che siamo chiamati/e ad andare oltre le religioni per vivere autenticamente da umani/e.

Beppe Pavan

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UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 4 e 18 gennaio alle ore 18,45.

Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 2 e 16 gennaio, sempre al FAT, alle ore 21.

Mercoledì 3 gennaio alle ore 12, nel cimitero di Pomaretto saranno tumulate le ceneri di Franco Calvetti. Franco era un nostro caro amico e ha frequentato il gruppo uomini fin-ché la malattia gliel’ha consentito. Come abbiamo fatto con Roberto qualche mese fa, lo accompagneremo con la nostra presenza e la nostra preghiera. E abbracceremo Jurgen, che si è preso cura di lui in questi anni, dandoci una grande testimonianza di amicizia af-fettuosa, disponibile e paziente, nonostante le difficoltà.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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CENTRO  DI  ASCOLTO  DEL  DISAGIO  MASCHILE

 E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

Trova il coraggio di chiedere aiuto
CAMBIARE  SI  PUO’

 Sabato 19 gennaio ore 21 al Teatro Carena di Cumiana: presentazione del Centro di ascolto del disagio maschile di Pinerolo, organizzata dall’associazione Liberi dalla violenza con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale. Partecipate e passate parola. Grazie!

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PER TRASFORMARE L’ECONOMIA SERVE  TRASFORMARE  LA  CULTURA

Sento intorno a me, a volte, notevoli difficoltà sul senso da dare alla parola “cultura”: c’è chi la assimila a “teoria”, mettendola in contrapposizione con l’urgenza di “fare”; e c’è chi, scoraggiato dalla complessità o dal linguaggio “difficile”, rifiuta di leggere libri che approfondiscono temi di cui ci stiamo occupando: economia e politica, ma anche pensiero della differenza, teologia ed ecoteologia femminista, ecc…

Giovedì scorso, nel Gruppo Ricerca, abbiamo a lungo discusso su questo, dopo aver letto il cap. 3 del libro Sovrane. L’autorità femminile al governo di Annarosa Buttarelli (Il Saggiatore 2013). Quel senso emergeva con chiarezza, a mano a mano che andavamo scoprendo (da sotto le difficoltà di un linguaggio complesso, non sempre immediatamente accessibile) il messaggio dell’autora, che provo a sintetizzare così.

Dalle donne del pensiero della differenza viene descritta una possibilità radicalmente alternativa (rispetto a quella che subiamo e a cui siamo talmente assuefatti/e da avere difficoltà a immaginare la fattibilità di altro) di intendere e praticare la politica-amministrazione di una comunità:

  • No alla rappresentanza, perché è una menzogna: è impossibile incarnare la rappresentanza di un popolo o anche solo di una piccola comunità locale, con tutte le sue differenze di bisogni, desideri, genere, censo, cultura, ecc…
  • Sì alle relazioni di prossimità: amministrare significa trovare, insieme a loro, la migliore mediazione tra i bisogni di coloro che appartengono alla comunità che sei stato/a incaricato/a di governare;
  • No a scegliere tra le diverse richieste, arrogandotene il “potere” in forza di quell’incarico che ti è comodo interpretare come una “delega”: è qui che la rappresentanza si palesa menzognera, proprio perchè diventa potere, pratica autoritaria. Tu devi governare una comunità nel suo insieme, non puoi autorizzarti arbitrariamente a fare gli interessi di una parte trascurando le altre…

Il numero di novembre-dicembre 2017 della rivista Combonifem magazine contiene un ampio dossier dal titolo eloquente: “Economia e vita, connubio possibile. La ricetta delle donne”. Leggendo la presentazione di Riane Eisler e del suo libro La vera ricchezza delle nazioni. Creare un’economia di cura, mi sono imbattuto in questa affermazione: “Per trasformare l’economia serve trasformare la cultura, procedendo a tappe e cominciando a introdurre nel gergo degli esperti il termine ‘cura’”.

Le tappe proposte da Eisler sono:

  1. Stilare una mappa economica completa del sistema economico. Questa svela i vantaggi, anche monetari, dell’orientamento di cura.
  2. Modificare i valori e le credenze. Una maggiore attenzione alla cura favorisce una cultura mutuale anziché di dominio.
  3. Introdurre politiche, regole e pratiche che valorizzino e premino gli effetti benefici del lavoro di cura nel lungo periodo.
  4. Modificare gli indicatori economici. Il PIL viene sostituito da indicatori più connessi alla vita delle persone e del pianeta.
  5. Realizzare strutture economiche di partnership, più comunionali che gerarchiche.
  6. Formulare un’altra teoria economica che riconosca il valore dell’aver cura di sé, degli altri e della natura”.

La domanda intorno a cui ci siamo a lungo confrontati/e nel gruppo è stata: come posso fare io per far maturare questa cultura politica alternativa?

La mia risposta è: dalla lettura di questi libri resto stimolato da idee che mi convincono; allora posso provare a seminarle anche intorno a me, facendole conoscere a chi incontro quando ne ho l’occasione.

Non solo: chi amministra la città dovrebbe non limitarsi a “fare”, ma “contemporaneamente” riflettere sul senso di quello che fa. Donne come Annarosa Buttarelli, Riane Eisler, Ina Praetorius ecc. ci propongono punti di vista radicalmente nuovi sulle pratiche politiche e amministrative.

Chi domina nella società (multinazionali, grandi corporazioni, finanza speculativa, lobby del mattone, ecc.) continuerà a condizionare, ricattare, corrompere la politica, per accrescere e consolidare la propria ricchezza e il proprio potere. Queste pressioni vengono verosimilmente esercitate anche a livello locale…

Non cambierà nulla se chi è sensibile a queste idee nuove non le coltiva “mentre” amministra: solo così a poco a poco capirà che si può e si deve cambiare. Non cambierà nulla se noi, dal basso, non continuiamo a coltivare questo cambiamento culturale, in noi e intorno a noi. A mano a mano che tante persone lo faranno proprio, il cambiamento si metterà in movimento, diventerà pratiche.

Noi, ciascuno/a di noi, possiamo:

  • Continuare a praticare economia solidale e gratuita nelle associazioni e nei gruppi
  • Continuare a leggere e approfondire questi temi
  • Organizzare incontri per condividere con altri e altre questi pensieri
  • Invitare periodicamente donne e uomini, che riflettono e scrivono su questi temi, a parlarne nei nostri gruppi e nelle nostre città
  • Seminare, seminare, seminare…

Lascio l’ultima parola a Laura Cima, che sul n. 3/17 della rivista Marea (www.mareaonline.it) presenta il libro, che ha curato con Franca Marcomin, L’ecofemminismo in Italia. Le radici di una rivoluzione necessaria. Ho proposto al gruppo di invitarla a Pinerolo, per ascoltarla e confrontarci anche con lei.

Il suo invito è: “Creiamo ponti come ci ha insegnato Alex Langer, usciamo dai luoghi che frequentiamo abitualmente perchè tanti aspettano che elaboriamo e proponiamo lotte e obiettivi che ci facciano convergere verso un altro mondo possibile”.

Lei si rivolge espressamente alle donne, ma l’invito continua: “Non perdiamoci nei contorcimenti di quella che continua a definirsi sinistra (più o meno radicale o di governo) ma sempre incapace di lasciare centralità ai nostri obiettivi e alle nostre priorità, che sono quelle della stragrande maggioranza delle donne e di molti uomini consapevoli della posta in gioco”.

E termina con un messaggio di speranza: “Vi rendete conto che tutte insieme ritessiamo continuamente la tela di Penelope in attesa di un Ulisse che governi finalmente il nostro mondo in giustizia e libertà, sapendo benissimo che non esiste? Quando ci decideremo a esercitare un protagonismo collettivo? Lo sto predicando e praticando da allora e credo proprio che questa sia la volta buona, se giochiamo fino in fondo la nostra responsabilità”.

Beppe Pavan

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RIFLESSIONI DI FINE E INIZIO ANNO

L’odio e i veleni che l’Occidente ha sparso nel mondo, i suoi stessi “valori” -denaro, competizione-, gli ritornano indietro ingigantiti e lo mostrano per quello che realmente è: già contaminato da quella “barbarie” che ha contribuito a far crescere respingendola fuori di sé, fingendosi un’innocenza mai conosciuta.

Per una specie di “contrappasso”, la parte del mondo che si è pensata dispensatrice di “progresso” e di civiltà, si trova oggi costretta a contare sul proprio territorio le piaghe che ha inflitto ad altri, con le sue industrie, le sue bombe, i suoi consumi illimitati. C’è una parte del mondo dove la morte ha nome, storia, leggenda, e un’altra, la più estesa, dove è solo numero.

La malattia mortale della Terra unifica la famiglia umana, costringe popoli di cultura e condizioni diverse a ragionare su una sorte comune, ad affrontare per la prima volta un pericolo di sopravvivenza che alla lunga non risparmierà nessuno. Ma, insieme alla scoperta di parentele, escono vistose dal silenzio e dall’invisibilità anche le disuguaglianze, le responsabilità e, sia pure tra molte opposizioni, alternative di sviluppo e di convivenza.

Fornire insistentemente numeri e previsioni può diventare allora un modo inconsapevole per adombrare l’ansia e l’infelicità legate inevitabilmente all’uso distruttivo dei beni che produciamo o che troviamo in natura. Accanto alle altre “catastrofi” si assiste oggi anche al declino dell’antica dialettica che ha diviso e contrapposto natura e cultura, donna e uomo, individuo e società.

Cadono barriere millenarie e consolidate costruzioni di senso: così, paradossalmente, sono le cose, alienate dai nostri “consumi forzati”, è la natura, ferita nel suo equilibrio, sono le donne, i bambini, i poveri, i malati, a dire il dolore e la distruttività nascosti dietro la facciata di un mondo che si è creduto “civile”.

Nell’articolo pubblicato sul Manifesto (22/23 gennaio 1989) l’anno della sua morte -“Freud, Rilke e la caducità”-, Elvio Fachinelli così concludeva:

“Questo è il rovesciamento radicale dell’antica e ben nota posizione in cui la natura, madre divina, era chiamata a salvarci. Ora siamo noi sollecitati a salvarla. In Rilke questo rovesciamento, ottenuto passando attraverso la più dolorosa identificazione con l’effimero, si fa vivo come compito particolare dell’arte e della poesia (dire la Terra, farla diventare invisibile), che è nello stesso tempo un atteggiamento etico religioso.

Ma entrambi presuppongono qualcosa di più ampio e indistinto, l’accettazione piena di una figura che comprende in sé e salva le creature, prima che sia troppo tardi: «un cuore», per usare le parole del poeta, in cui scaturisca un «innumerabile esistere» Forse sta qui una delle chiavi anche per noi, oggi.

Forse non di un lutto abbiamo bisogno, come pensava Freud, né anticipato né post rem. Ma di questo accoglimento, di questa capacità di immedesimazione in cui noi, feriti, diventeremmo madre di creature ferite. È un passo difficile – al limite, impossibile: troppo tardi. Eppure esso ci viene da ogni parte e sempre più spesso «sollecitato».

E in questo compito potrebbe trovarsi una gracile felicità: non un’«ascesa», un apice o culmine come si pensa di solito, ma piuttosto, come ci dice la Decima elegia, una «caduta», simile alla «pioggia che cade su terra scura a primavera”.

Lea Melandri
www.comune-info.net

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NON C’E’ POSTO PER LORO!

Questo Natale vede milioni di migranti in fuga da fame e da guerre, che bussano alla porta dell’Europa, ma non c’è posto per loro, restano fuori. Proprio come in quel primo Natale, quando per quei due poveri migranti, ‘non c’era posto nella locanda’: Gesù nasce fuori. Così oggi i migranti, la ‘carne di Cristo’ come ama chiamarli Papa Francesco, restano fuori.

Per tenerli fuori, l’Europa ‘cristiana’ ha fatto prima un patto con Erdogan perché bloccasse in Turchia milioni di rifugiati siriani, regalando a quel despota sei miliardi di euro. Poi sempre per tenerli fuori , la UE ha convinto l’Italia a bloccare la rotta dei migranti africani, in fuga da guerre e fame. Per cui il governo italiano ha siglato un accordo con uno dei leader libici, El Serraj(controlla solo Tripoli!) per bloccare i migranti in Libia e così restano fuori. Il risultato: un milione di migranti nell’inferno libico, rinchiusi in lager, violentati ,torturati e stuprati. Le terrificanti immagini della CNN mostrano come in quei lager, vengono persino allestite aste di profughi-schiavi.

“E’ disumana la politica dell’Unione Europea di assistere le autorità libiche nell’intercettare i migranti nel Mediterraneo e riconsegnarli nelle terrificanti prigioni-così l’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein. La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità.” Ancora più dura Amnesty International :”I governi europei, in particolare l’Italia ,sono complici delle torture e degli abusi sui migranti detenuti dalle autorità libiche.”Infine il Tribunale permanente dei popoli ,riunitosi a Palermo pochi giorni fa, ha emesso una storica sentenza : Italia e UE sono corresponsabili degli abusi sui migranti!

E’ altrettanto disumana la politica della UE, quando chiede all’ONU di evacuare i migranti bloccati nell’inferno libico. A parte i pochi rifugiati (somali e eritrei) che verranno riconosciuti dall’ONU, dove andranno tutti gli altri? Saranno rispediti nel disastro dei loro paesi, da dove sono fuggiti?

E’ disumana la politica dell’Europa verso l’Africa quando proclama:”Aiutiamoli a casa loro”. Nel vertice di Abidjan (Costa d’Avorio), i leader della UE hanno promesso ai leader dell’Unione Africana(UA)un Piano Marshall per l’Africa. Quanto sia ipocrita questa politica la si evince dal viaggio in Africa di Macron e di Gentiloni proprio alla vigilia del summit di Abidjan. Gentiloni da parte sua ha visitato quattro paesi:Tunisia, Angola, Ghana e Costa d’Avorio, tutte nazioni dove l’ENI ha enormi interessi di petrolio e di gas. E’ una politica la nostra che non aiuta le comunità africane a rimettersi in piedi, ma aiuta noi a continuare a saccheggiare il continente africano. Il vero slogan della nostra politica estera è :” Aiutiamoci a casa loro!” La maledizione dell’Africa è la sua ricchezza!

E’ disumana la politica della Ue di esternalizzare le frontiere per bloccare le rotte africane. La nuova frontiera per bloccare i migranti ora diventa quella saheliana:Niger, Ciad e Mali. E’ disumana questa politica perchè finanziata utilizzando i soldi del Fondo per l’Africa e della Cooperazione italiana che dovrebbero invece essere usati per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni. Ben 50 milioni di euro di quei fondi finiranno nelle casse del Niger per la militarizzazione dei suoi confini. Come se questo non bastasse, l’Italia, d’accordo con Francia e Germania, schiererà in Niger una missione militare che nel 2018 conterà 470 soldati “per la sorveglianza e il controllo del territorio del Niger.” L’Italia ha già una presenza militare in Mali. Ne avremmo presto una anche in Ciad?

E’ questa la politica disumana che la UE e il nostro governo stanno perseguendo in questo continente crocifisso.

Papa Francesco con grande coraggio ha bollato tali politiche disumane in tanti suoi interventi coraggiosi. Un coraggio che non trovo nelle chiese europee né in quella italiana. Troppo silenzio anche da parte degli ordini religiosi che operano in Africa. E’ necessario soprattutto che noi missionari condanniamo questa politica criminale del nostro governo e della UE. Potrebbe essere questo il più bel regalo di Natale per tanti nostri fratelli e sorelle in cerca di vita e di speranza.

Alex Zanotelli
www.nigrizia.it

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