17 febbraio – 6^ Domenica del T.O.

Fare chiarezza

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, (…) Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando
e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti (Luca 6,17.20-26).

L’annuncio dell’evangelo ai poveri

E’ il tema centrale della predicazione in Luca: come i poveri sono proclamati beati, così ai ricchi viene indirizzata la minaccia dei guai. Questa contrapposizione è caratteristica esclusiva in Luca: il distacco dalla ricchezza è condizione necessaria per seguire Gesù (Luca 9,57-62) e Gesù lo dice anche al ricco notabile che lo interroga (Luca 18,22).

Al tempo di Gesù (e di Luca) i ricchi erano coloro che possedevano tesori di grande valore oppure grandi possedimenti terrieri: erano una piccola cerchia di dominatori. Gesù pone un aut aut tra Dio e mammona (la ricchezza): bisogna scegliere!

L’annuncio del Regno di Dio viene fatto ai poveri, mentre sui ricchi viene espresso giudizio di condanna. E’ vero che il messaggio è diretto a tutti, ma esso privilegia i poveri, gli affamati, i sofferenti, i perseguitati, cioè le stesse categorie che sono al centro del Magnificat, che l’evangelista mette in bocca a Maria (Lc 1,48-53), e a cui Gesù ha rivolto l’attenzione fin dall’inizio della sua missione. Per essere beati, benedetti e partecipi del Regno, bisogna rinunciare a ricchezze, potere e privilegi! Interessanti le riflessioni di José Comblin, teologo della liberazione:

Il vangelo si rivolge ai poveri perchè sono loro ad essere chiamati a liberare l’umanità. Non dominano e perciò possono essere liberi.(…) Sono questi che costituiscono il popolo con la loro parola, la loro testimonianza, le loro azioni collettive, la loro volontà di libertà. La liberazione dell’umanità non viene dall’alto verso il basso, ma viceversa. (…) Per Gesù il conflitto non è tra religioni, ma fra due classi, quella dei dominatori e quella dei dominati. (…) La dominazione personale, di gruppo, strutturale è il peccato esistente dalle origini dell’umanità. Gesù viene a liberare gli esseri umani dalla schiavitù del peccato. Il potere è la grande tentazione: anziché essere servizio, si trasforma in dominazione. Gesù è libero dal peccato perchè non domina, non accetta alcuna forma di dominazione” (Adista 11 del 6/02/2010). Continua a leggere

10 febbraio – 5^ domenica del T.O.

Scelte che cambiano la vita

Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono (Luca 5, 1-11).

Il brano ci parla dell’inizio dell’attività di Gesù e della chiamata dei primi discepoli. La scena è ambientata sulle rive del lago di Tiberiade nei pressi di Cafarnao che allora era un grande villaggio di pescatori e presidio di una guarnigione romana.

Oggi Cafarnao è un sito archeologico con reperti interessanti. Nei dintorni, lungo le rive del lago ci sono, ora come allora, delle insenature con piccole spiagge ghiaiose verso cui discendono dolcemente le alture che circondano la parte ovest del lago. Penso che queste insenature fossero utilizzate per il deposito delle barche e l’attività dei pescatori.

Immagino Gesù in una di queste spiagge con la gente che lo ascolta seduta lungo la piccola baia. La folla sta aumentando e si sta accalcando, lì vicino, i pescatori hanno ormeggiato le barche e stanno lavando le reti delusi da una notte di lavoro infruttuoso.

Gesù chiede loro di spingere di qualche metro una barca nel lago, ci sale e comincia a predicare. E’ un’ immagine che mi piace tanto, Gesù è sicuramente un predicatore anticonformista, quanto di meno tradizionale possiamo pensare rispetto agli scribi e ai rabbi della sinagoga.

Il fulcro del racconto è la chiamata di Simone, Giacomo e Giovanni (e di Andrea secondo Marco e Matteo) e ci spinge a riflettere sul senso dell’invito di Gesù e sulla risposta dei discepoli.

Luca, diversamente da Marco e Matteo, nel racconto inserisce l’episodio della pesca eccezionale: “Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano”. Continua a leggere

3 febbraio – 4^ Domenica del T.O.

I profeti: oggi, sono ancora necessari?

Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!». Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò (Luca 4, 21-30).

Il brano di Luca che ci viene proposto oggi è il completamento di quello letto domenica scorsa. Non riesco a capire la scelta dei liturgisti che hanno spezzato un brano che, senza essere un esegeta, dove essere letto come un’unica unità.

Come abbiamo già potuto vedere, è ambientato nella Sinagoga di Nazareth, sinagoga che Gesù conosceva molto bene. Infatti erano luogo per il culto, le lettura nel giorno del sabato, una scuola, un centro comunitario e il luogo per amministrare la giustizia.

Erano probabilmente molto diverse dalla Sinagoghe che molto di noi hanno potuto vedere oggi, costruite dopo il 1500, almeno in Italia. Era un ambiente famigliare: Gesù l’aveva frequentata da ragazzo e da adolescente in compagnia dei genitori.

E Nazareth era il luogo di nascita, ma anche il luogo dove Gesù era cresciuto ed era conosciuto come il figlio di Giuseppe. Chissà come era bello tornarvi e rivedere tutti gli amici e ricordare i giochi e i sabati passati nell’osservanza della legge ebraica.

Allora la scelta di raccontare da parte di Luca questa visita a Nazareth può avere lo scopo di ricordare che Gesù è l’inviato di Dio, citando il profeta Isaia.

Desidero riportare la citazione di Isaia nel brano che abbiamo letto domenica scorsa perché ritengo molto importante per la nostra riflessione: “Lo Spirito del Signore è sopra di me e; per questo mi ha consacrato con l’unzione ,e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore“. Continua a leggere

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