22 ottobre – 29^ Domenica del T.O.

Gesù ci propone una cittadinanza laica

Allora i farisei si ritirarono e tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nelle sue parole. E gli mandarono i loro discepoli con gli erodiani a dirgli: «Maestro, noi sappiamo che sei sincero e insegni la via di Dio secondo verità, e non hai riguardi per nessuno, perché non badi all’apparenza delle persone. Dicci dunque: Che te ne pare? È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, disse: «Perché mi tentate, ipocriti? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli porsero un denaro. Ed egli domandò loro: «Di chi è questa effigie e questa iscrizione?» Gli risposero: «Di Cesare». E Gesù disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». Ed essi, udito ciò, si stupirono e, lasciatolo, se ne andarono (Matteo 22, 15-22).

Nel Vangelo di Matteo sono presenti molti conflitti e sovente si incontrano brani come questo, in cui si rileva la necessità di fare chiarezza e di schierarsi o da una parte o dall’altra.

Anche se non sappiamo se realmente i farisei abbiano teso questo trabocchetto a Gesù, questa questione appare molto importante perchè sicuramente dibattuta dai discepoli di Gesù, perlomeno al tempo in cui Matteo scrive, e cioè negli ultimi anni del 1° secolo.

Pagare le tasse o evadere?

Tutti e tre gli evangelisti sinottici riportano questo brano. Forse che i discepoli volessero “tirarsi fuori” dalle scelte più politiche per concentrarsi maggiormente sull’annuncio del Vangelo? Magari sottraendosi alle regole sociali e istituzionali del loro tempo? Qui sembra che Gesù (o Matteo) ribadisca la necessità di vivere ancorati al proprio tempo, nella storia concreta e quotidiana, non esimendosi dalle responsabilità sociali e dalla concretezza della vita. Continua a leggere

15 ottobre – 28^ Domenica del T.O.

Non basta essere ultimi per entrare nel regno dei cieli

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Matteo 22,1-14).

Questa è sempre stata una parabola ostica, per via di quel finale spiazzante. Fila via liscia, chiara e condivisa senza difficoltà… e poi… Che diamine? Inviti tutti, “cattivi e buoni” (v 10), barboni e drogati, ubriaconi e disoccupati… e pretendi che arrivino in camicia bianca e frack! Chi pensi che possano incontrare, i tuoi servi, ai crocicchi e ai bordi delle strade? O, come scrive Luca nel brano parallelo (Lc 14,14-24), “per i viottoli e presso le siepi”? L’umanità più sfigata, è sicuro, non il ceto medio-alto, che ha già declinato l’invito e rifiutato di partecipare al pranzo di nozze. Sembra paradossale, ma è così: chi mai può essere così stupido da rifiutare un invito gratuito a una festa di nozze, con tanto di banchetto, in casa di un re?

Un invito a nozze

Per capirlo basta ricordarsi che si tratta di una parabola: il banchetto a cui quel re invita non è un pranzo, al quale la buona borghesia è famosa per partecipare sempre con grande famelicità, sgomitando per accaparrarsi i primi posti e per entrare stabilmente nella lista per inviti futuri. Qui Gesù cerca di far capire, ai suoi discepoli e a chi lo sta ascoltando, qualcosa di più circa quello che lui chiama “il Regno di Dio” e che va predicando come meta di vita per ogni uomo e ogni donna. Continua a leggere

8 ottobre – 27^ Domenica del T.O.

Il canto della vigna

«Udite un’altra parabola: C’era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio. Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per ricevere i frutti della vigna. Ma i vignaiuoli presero i servi e ne picchiarono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono. Da capo mandò degli altri servi, in numero maggiore dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo. Finalmente, mandò loro suo figlio, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio”. Ma i vignaiuoli, veduto il figlio, dissero tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciamo nostra la sua eredità”. Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei vignaiuoli?» Essi gli risposero: «Li farà perire malamente, quei malvagi, e affiderà la vigna ad altri vignaiuoli i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo». Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”? Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti (Matteo 21, 33-43).

La parabola raccontata da Matteo è presente anche nel vangelo di Marco (Mc 12, 1-9) e di Luca (Lc 20, 9-19), nella fonte Q e nel Loghion 65 del vangelo di Tommaso; questo fa pensare che fosse presente nella tradizione orale delle prime comunità cristiane.

Anche se non conosciamo la versione originale di Gesù, il racconto della vigna e dei vignaioli assassini doveva aver colpito l’immaginazione e conteneva un messaggio ritenuto importante.

E’ possibile che ci siano state aggiunte redazionali dei vari autori (ad esempio il racconto del Vangelo di Tommaso è molto più breve), ma tutti fanno riferimento agli stessi testi dell’antico testamento in particolare al canto della vigna di Isaia (Isaia 5, 1-7) che è la metafora che Gesù deve aver usato per parlare del popolo di Dio.

Occorre ripensare al significato attribuito a questa parabola attraverso i secoli. Già la chiesa primitiva ne aveva dato un’interpretazione di comodo: veniva utilizzata nella polemica contro gli Ebrei che avevano ucciso Gesù, il figlio di Dio, inviato dal padrone della vigna e per questo sarebbero stati puniti e distrutti. Questa interpretazione si è mantenuta anche nella chiesa cristiana per molto tempo. Continua a leggere

1 ottobre – 26^ Domenica del T.O.

Disponibili ad agire, dire sì ogni giorno

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli (Matteo 21, 28-32).

La situazione che si presenta in questi versetti è una conseguenza dei precedenti, in cui Gesù si trova nel tempio dove stava insegnando ed ha una disputa con i sacerdoti che gli chiedono chi gli ne ha dato l’autorità ed egli risponde loro ponendo domande a cui i sacerdoti non sanno rispondere.

La questione dei due figli spinge i suoi uditori, e noi, a riflettere sulla propria capacità e disponibilità, di agire in ogni situazione che la vita ci presenta.

Vi sono due figli che, alla richiesta del padre di prendersi cura della vigna, prima rispondono in maniera diversa e poi, in modo altrettanto diverso, opposto a quello che è stata la loro prima risposta, agiscono.

Può venire spontaneo identificarci con uno dei due, ma io penso che a volte siamo l’uno e a volte l’altro, o contemporaneamente un po’ l’uno e un po’ l’altro; questo per il semplice fatto che non sempre ci troviamo pronti e capaci di affrontare il momento o la difficoltà che ci si presentano, oppure perché abbiamo bisogno di tempo per riflettere, per interiorizzare ciò che ci interpella, per maturare una scelta (il più delle volte da sentire anche nostra per poi agire). Continua a leggere

24 settembre – 25^ Domenica del T.O.

All’ultima ora…

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?” Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi» (Matteo 20, 1-16).

Matteo inserisce la parabola dei lavoratori chiamati a tutte le ore tra il racconto del giovane ricco seguito dal dialogo con Pietro sulla ricompensa per i discepoli (cap.19,16-30) e la richiesta di ottenere due posti di prestigio per i propri figli fatta dalla madre di Giacomo e Giovanni (20,20-28).

Questi racconti terminano con le affermazioni di Gesù: “Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi” (19,30), “Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi” (20,16) e “..ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere primo tra voi, si farà vostro schiavo..”(20,26-27).

E’ evidente quanto sia importante per i discepoli trasmetterci il messaggio di Gesù sul Regno di Dio che capovolge i criteri predefiniti e discriminanti di ogni organizzazione sociale. Il più piccolo mangia il più grosso, il più furbo “frega” il più ingenuo, il più veloce ottiene il posto migliore e così via…, mille e mille esempi di una logica che non fa altro che dimostrare una cosiddetta “legge naturale” che perpetua l’esistenza di primi ed ultimi, dove questi, gli ultimi appunto, sono perennemente considerati inutili o dannosi oppure invisibili, anonimi. Continua a leggere

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