26 novembre – Cristo Re dell’Universo

Possiamo fare di più…

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”. Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m’accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste”. Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: “Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?” Allora risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto non l’avete fatto a uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me”. Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna» (Matteo 25, 31-46).

Quando la mia mente non riesce a capacitarsi delle ingiustizie perpetrate dall’umano egoismo, sempre inossidabili, non scalfite dai messaggi d’amore, di giustizia e misericordia da millenni annunciati dai messaggeri di Dio; quando il grido di sofferenza urlato al Cielo dalle vittime di soprusi trova eco dentro la mia anima addormentata dal tranquillo benessere di questa società opulenta, questa pagina di Matteo sembra soddisfare la frustrazione che provo.

E’ la vendetta: Dio premierà, Dio punirà

Forse anche per Matteo e la sua comunità pensare al “Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso.”era un pensiero consolatorio che poteva calmare l’ansia circa le proprie incapacità a trasformare la propria vita e quella della società secondo il messaggio di Gesù. Fallimenti, persecuzioni e cedimenti mettevano a dura prova, trascinando il pensiero verso l’immagine apocalittica di un “giudizio finale” che affidava a Dio la soluzione di tutti i problemi e tormenti. Continua a leggere

19 novembre – 33^ Domenica del T.O.

Il regno dei cieli e’ una realta’ collettiva da costruire sulla terra

Poiché avverrà come a un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e partì. Subito, colui che aveva ricevuto i cinque talenti andò a farli fruttare, e ne guadagnò altri cinque. Allo stesso modo, quello dei due talenti ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva ricevuto uno, andò a fare una buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo, il padrone di quei servi ritornò a fare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto i cinque talenti venne e presentò altri cinque talenti, dicendo: “Signore, tu mi affidasti cinque talenti: ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. Il suo padrone gli disse: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. Poi, si presentò anche quello dei due talenti e disse: “Signore, tu mi affidasti due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. Il suo padrone gli disse: “Va bene, servo buono e fedele, sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. Poi si avvicinò anche quello che aveva ricevuto un talento solo, e disse: “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; eccoti il tuo”.Il suo padrone gli rispose: “Servo malvagio e fannullone, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; dovevi dunque portare il mio denaro dai banchieri; al mio ritorno avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha i dieci talenti. Poiché a chiunque ha, sarà dato ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quel servo inutile, gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti” (Matteo 25, 14-30).

Il Regno dei cieli

“Sarà simile a dieci ragazze…” (Mt 25,1), “E’ come un uomo… “(Mt 25,14), “Quando verrà il Figlio dell’uomo…” (Mt 25,31): i tempi sono ballerini (futuro – presente – futuro) perché “quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno ne sa nulla…” (Mt 24,36); “Vegliate, dunque, perché non sapete in qual giorno verrà…” (Mt 24,42).

La saggezza ci dice di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, per tutta la vita: cioè il nostro quotidiano presente, il “qui e ora”. Mentre la fantasia si può sbizzarrire e moltiplicare gli immaginari intorno ad avvenimenti imponderabili, che sfuggono non solo al nostro controllo, ma addirittura alla nostra conoscenza… Anche Gesù, anche Matteo, avevano elaborato le loro “visioni” sui contenuti di miti millenari appartenenti ad ogni cultura. Ma sono miti, appunto: l’aldilà, la vita eterna, il Figlio dell’uomo che verrà sulle nubi, sedere alla destra o alla sinistra di Dio, ecc…

Non serve fondarli sulla fiducia nella sapienza divina di Gesù: intanto perché quella “divinità” è anch’essa un mito cristologico, che vale per chi ci crede e basta; e poi perché Gesù era un maestro nell’inventare similitudini e parabole per rendere accessibili ai “semplici” (Mt 11,25) pensieri assolutamente nuovi rispetto alla tradizione mosaica e sinagogale. Continua a leggere

12 novembre – 32^ Domenica del T.O.

L’attesa saggia e operosa

«Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo. Cinque di loro erano stolte e cinque avvedute; le stolte, nel prendere le loro lampade, non avevano preso con sé dell’olio; mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avevano preso dell’olio nei vasi. Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono. Verso mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, uscitegli incontro!” Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle avvedute: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Ma le avvedute risposero: “No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene!” Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, Signore, aprici!” Ma egli rispose: “Io vi dico in verità: Non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora (Matteo 25, 1-13).

Il brano di Matteo che questa domenica la liturgia ci offre mi ha sempre dato da pensare; in verità non sempre riesco a coniugare questo racconto fatto da Matteo e la sua comunità con il messaggio che a me piace e da consolazione: Dio che accoglie sempre, ad ogni ora della vita, in qualsiasi circostanza chi lo cerca.

Questo è l’interrogativo che mi sorge dal cuore anche questa volta che mi accingo a riflettere con voi su questo brano. Poi però penso che Matteo avesse dei buoni motivi per dire questo e soprattutto il messaggio può essere diverso dal mio sentire. Infatti i biblisti fanno una riflessione che mi trova molto in sintonia.

Cosa può dirci il racconto?

Come prima immagine vi sono tre elementi portanti: L’attesa delle ragazze, il ritardo dello sposo e il contrasto fra i due gruppi di ragazze, quelle prudenti e quelle stolte. In verità l’ultimo aspetto appare solo al termine del brano mentre all’inizio i due gruppi di vergini sono unite nel racconto. Continua a leggere

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