1 marzo – 1^ domenica di Quaresima

Alle tentazioni possiamo resistere

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano (Matteo 4, 1-11).

Il racconto è decisamente ben costruito: stringato, essenziale, didascalico. La personificazione del tentatore e degli angeli servizievoli è efficace (mi resta la curiosità di sapere cosa gli avranno portato da mangiare, dopo quaranta giorni di digiuno…). Gesù ci appare davvero come il modello dell’uomo consapevole e forte, la cui fragilità lo espone alle tentazioni e che la consapevolezza sostiene nella resistenza.

A nulla servono le sfide teologiche infarcite di citazioni: non è quello il confronto vero! Sappiamo bene che nella Bibbia possiamo trovare tutto e il contrario di tutto: ogni Tradizione si alimenta di citazioni dai sacri testi… ogni desiderio egemonico può trovarvi ciò che poi spaccerà per autorizzazione divina. Perché la parola, avulsa dallo spirito che le dà senso, diventa pietra d’inciampo: “Buttati giù, tanto sta scritto che gli angeli si precipiteranno a sostenerti…”. No, non è così, caro mio: il salmo 91 rassicura chi “dimora all’ombra di Dio”, non chi Lo provoca con iniziative eclatanti e inconsulte.

Lo spirito della fede autentica è totalmente contrario a imprese egoistiche, tese a conquistare potere e dominio; non c’è posto, “all’ombra di Dio”, per chi si fa chiamare “Santità”, “Beatitudine”, “Eminenza”, “Eccellenza o “Monsignore”; per chi pretende onori e privilegi per sé e per la propria casta, senza considerare con consapevolezza e coerenza il danno che quei privilegi arrecano al resto dell’umanità, a quei “poveri” con cui le Loro Santità e le Loro Beatitudini si riempiono sacrilegamente la bocca. Continua a leggere

23 febbraio – 7^ domenica del T.O.

Altro che porgere l’altra guancia!

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Matteo 5, 38-48).

Premessa

La comunità cristiana primitiva, come emerge dal Vangelo di Luca, che riporta fedelmente la fonte Q, ha insistito sull’amore ai nemici, esplicitando quanto era contenuto nell’insegnamento di Gesù, ponendo all’inizio del brano la regola d’oro “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano” (Lc 6,27), che nella tradizione giudaica era già collegata con il comandamento dell’amore al prossimo.

Matteo e la sua tradizione hanno dato forma antitetica a questo materiale, costruendo due contrapposizioni, una alla legge del taglione, citata da Esodo 21,24 e l’altra al comandamento dell’amore del prossimo di Levitico 19,18. La regola d’oro sarà, invece, collocata da Matteo al termine di questa sezione (7,12): “Fate dunque agli altri tutto ciò che vorreste facciano a voi: questo è l’insegnamento della legge mosaica e degli scritti profetici”. L’esortazione, poi, a essere imitatori della misericordia divina (Lc 6,36) viene trasformata parlando di perfezione del Padre celeste (Mt 5,48).

In questo modo il vangelo di Matteo ricupera la situazione originaria di Gesù nel suo rapporto con la Legge, ma insiste anche sull’atteggiamento dei credenti verso i persecutori. La comunità di Matteo stava subendo dure persecuzioni e la parola di Gesù risuona dunque come esortazione a non rispondere con la violenza, ma a tentare altre strade per attraversare il conflitto. Continua a leggere

16 febbraio – 6^ domenica del T.O.

Per una sana lettura fondamentalista del Vangelo

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna. Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno (Matteo 5, 17-37).

Quante volte abbiamo ascoltato, letto, meditato, discusso e pregato su questo capitolo 5 di Matteo! Ricco, denso, stimolante… e problematico. Nella mia esperienza di credente riconosco che la problematicità, di questo come di altri brani evangelici, emerge solo grazie allo studio comunitario, collettivo, di gruppo.

Chi predica dall’alto della propria cattedra, per quanto modesta e povera sia – perché solo a quello è stato formato -, ci potrà offrire un sacco di informazioni e di suggestioni coerenti e nuove, rispetto alla catechesi “legalista” di farisaica tradizione, ma difficilmente aprirà un capitolo intitolato “il Vangelo è soprattutto un invito alla conversione maschile”.

Ecco, ho detto la parola fatale: “maschile”. E mi sembra di sentire l’immancabile insofferenza di chi, a questo punto, smette di leggere. Eppure non potete chiedermi di tacere: sono convinto che nella cultura patriarcale e nelle modalità maschili di stare al mondo stia il nocciolo dell’ingiustizia contro cui il profetismo universale, non solo quello ebraico-cristiano, continua a predicare, invitando gli uomini alla conversione, al cambiamento di vita. In prima fila, da sempre, ci stanno le donne… ma chi le ascolta davvero? Continua a leggere

9 febbraio – 5^ domenica del T.O.

Il sale e la luce

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli (Matteo 5, 13-16).

All’epoca di Gesù il sale aveva molta importanza nella vita quotidiana, veniva usato non solo per dare sapore ai cibi, ma, prevalentemente, come mezzo di conservazione degli alimenti quali ad esempio carne e pesce ed era un bene essenziale per ogni comunità.

D’altra parte anche il “fare luce” aveva un significato diverso da quello del giorno d’oggi quando basta girare un interruttore per accendere più lampadine; allora era importante avere sempre olio per la lucerna che era posta in punti strategici della casa. Dobbiamo tenere presente tutto questo quando pensiamo al significato simbolico dell’essere “sale della terra” e “luce del mondo” del discorso di Gesù.

Il tema è ripreso da tutti e tre i sinottici anche se in contesti diversi e con accezioni non univoche. Ad esempio Marco (Mc 9,50) fa pronunciare a Gesù l’ espressione: “Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri” all’interno delle raccomandazioni alla sua comunità.

Il sale è ciò che insaporisce i cibi e il sapore della vita è acquisito con la sapienza. L’espressione “abbiate sale in voi stessi” vuol dire che ognuno deve accrescere la propria saggezza e, insieme, la capacità di condivisione e questo è ciò che caratterizza la vita comunitaria. Continua a leggere

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