21 luglio – 16^ domenica del T.O.

Marta e Maria

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Luca 10, 38-42).

Per poter commentare questo brano in modo non restrittivo (e forse arbitrario), ho pensato di accostargliene un altro, tratto dal Vangelo di Giovanni, in cui appaiono ancora queste due sorelle in un quadro che pennella le protagoniste con altri colori e che, in qualche modo, ci fornisce un’altra situazione, dandoci una conoscenza maggiore e maggiori spunti per la riflessione:

Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?» (… ….). Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui (Giovanni 11, 1-8.17-29)

Luca, come Giovanni circa 10 anni dopo, è un evangelista che riconosce la presenza delle donne e il loro coinvolgimento sia nel movimento di Gesù che nelle prime comunità. Infatti Luca nomina altre donne, oltre a Marta e Maria: Maria di Magdala, quelle che seguivano Gesù dalla Galilea, Lidia la venditrice di porpora, Giovanna, moglie del ministro di Erode, ecc.… Per lui, senza le donne attive, influenti e coinvolte economicamente per sostenere Gesù, la chiesa delle origini non sarebbe pensabile. Continua a leggere

14 luglio – 15^ domenica del T.O.

Chi è il “prossimo”? Chi ha bisogno e chi si prende cura

Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso» (Luca 10, 25-37).

Chi è, dunque, il mio prossimo? Colui/colei che devi amare “come te stesso”, recita il v. 27 citando alla lettera Levitico 18,19.

Logica vorrebbe che la conclusione della parabola fosse: “prossimo” è colui che il samaritano ha amato come se stesso, prendendosene cura con prontezza e generosità. Mentre il sacerdote e il levita sono presentati come quelli che dicono “Signore Signore!”, ma non fanno la volontà di Dio, cioè non praticano l’amore.

Invece Gesù opera un’inversione nella “morale” della parabola e chiede: chi è il prossimo per chi ha bisogno di aiuto? E la risposta è precisa e corretta: è chi si prende cura di lui/lei.
Dunque: “Va’ e anche tu fa’ allo stesso modo” (37). Cioè, mi sembra di capire: non cercare chi sia il tuo prossimo, ma sii prossimo per chi ha bisogno di te! Continua a leggere

7 luglio – 14^ domenica del T.O.

Scritti nei cieli

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. (…) I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Luca 10, 1-12.17-20).

Dopo i tre loghion che concludevano il cap. 9 sulle condizioni per seguire Gesù, il cap. 10 si apre con un ampio discorso missionario. Gesù designa 72 discepoli e li invia “a due a due avanti a sé in ogni città e luogo in cui stava per recarsi”. Il numero 72 è simbolico; alcuni manoscritti riportano 70, sia qui che al v. 17. Luca fa risalire al tempo dell’esistenza terrena di Gesù l’impulso missionario che sarà proprio degli anni di Paolo e dei seguenti. Infatti, secondo Genesi 10 il numero delle nazioni pagane è 70 nel testo ebraico e 72 in quello greco seguito probabilmente da Luca. In tal modo il mandato di annunciare l’evangelo a tutti i popoli viene fatto risalire a Gesù stesso.

Gesù, a quanto ne sappiamo, non uscì mai dai confini della Palestina; era certo nei suoi intenti una riforma radicale della religione del suo tempo, ma la radicalità stava nel coinvolgimento e nella conversione dei cuori, come nella migliore tradizione profetica. Egli non ha mai pensato di fondare una comunità, tantomeno una chiesa strutturata, non certamente come l’odierna ma, forse, neppure come le prime comunità, testimoniate negli scritti di Paolo o negli Atti. Continua a leggere

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