31 maggio – Domenica di Pentecoste

L’amore non vuole intermediari

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Giovanni 20,19-23).

Solo Matteo, tra gli autori del Vangeli canonici, usa il termine “chiesa, ecclesìa” e, guarda caso, proprio nel brano del cap. 16 in cui presenta il dialogo serrato tra Gesù e i discepoli a Cesarea di Filippo, concluso con la solenne investitura di Pietro a “pietra della sua chiesa”; investitura accompagnata dal conferimento di una sovrana autorità in terra, tale da impegnare anche “il cielo”.

Il Vangelo di Matteo ci testimonia la nascita di una nuova forma di comunità di fede, separata dalla sinagoga e dal tempio ebraico, organizzata intorno a Pietro, riconosciuto come rappresentante della piena fede apostolica.

La comunità per cui Giovanni scrive il proprio Vangelo è raccolta invece, verosimilmente, attorno a Marta di Betania e, comunque, ogni comunità faceva vita a sé: non era ancora nata l’autorità centrale… Ogni Vangelo ha un suo messaggio specifico e destinatari diversi: non mi sembra corretto, quindi, considerarli come capitoli successivi della stessa storia.

In Gv 21,15-19 per tre volte Gesù invita Pietro a prendersi cura (“pasci”) delle pecorelle del suo gregge e questo viene interpretato da alcuni esegeti come conferimento del primato a Pietro, a compimento della promessa fattagli in Mt 16,17-19. Così vengono tradizionalmente presentati, dalla gerarchia ecclesiastica, questi brani.   Mi sembra di poter fare almeno tre osservazioni. Continua a leggere

24 maggio – Ascensione del Signore

Mettersi in gioco

In quel tempo, gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo  28, 16-20).

La chiesa festeggia questa domenica  l’Ascensione al cielo di Gesù. L’episodio è  raccontato nei vangeli di Marco e di Luca mentre non ne accennano Matteo e Giovanni.  Marco dice brevemente: « Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio» ( Mc 16, 15-20).

Luca scrive: «Poi li condusse fuori presso Betania; e levate in alto le mani li benedisse. E avvenne che mentre li benediva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio» (Lc 24, 46-53).

Il brano di Matteo che meditiamo oggi (Mt  28, 16-20) conclude il suo vangelo e non parla di ascensione, ma del commiato definitivo di Gesù dai suoi.

I racconti dei vangeli e degli altri scritti su quanto accaduto dopo la morte di Gesù (la tomba vuota, le apparizioni, i discorsi di commiato, le raccomandazioni, l’ascensione)  riflettono le tappe percorse dai discepoli nella gestione del lutto per la perdita improvvisa e violenta del maestro. Continua a leggere

17 maggio – 6^ Domenica di Pasqua

E’ ancora tempo di amare?

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.  Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.  Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.  Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.  In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.  Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14, 15-21).

Il brano che la liturgia ci propone è molto breve e fa parte del discorso di Gesù che  comprende i capitoli dal 13 al 17. E’ il discorso dell’”ultima cena” che si trova così esteso solo in Giovanni.  Ci presenta la “lavanda” dei piedi ai discepoli e altri messaggi incentrati sull’amore di Dio e vicendevole.

Mi piace pensare che la comunità di Giovanni e l’estensore del 4° vangelo abbiano sentito l’esigenza, il bisogno di riportare questi messaggi proprio per ricordare la figura di Gesù. Siamo ormai verso l’anno 100 e testimoni oculari ormai sono tutti morti.

La comunità ha bisogno di certezze per continuare a camminare sulla strada di Gesù. Egli sta per essere ucciso, le sue scelte lo porteranno ad essere inchiodato ad una croce e il messaggio che possiamo leggere anche questa domenica assume un significato particolare.

Certo sarebbe bello esaminare tutto il discorso. Ci difetta il tempo e soprattutto da parte del sottoscritto la preparazione biblica adeguata. Però vi invito ad accostarvi al testo per gustarne la bellezza e soprattutto per apprezzarne il contenuto che è veramente un “decalogo” per la nostra fede e soprattutto per la nostra prassi. Continua a leggere

10 maggio – 5^ Domenica di Pasqua

Se avrete fiducia in Dio… farete grandi opere

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre (Giovanni 14,1-12).

Quando l’autore del Vangelo scrive, sono passati circa 70 anni dalla morte di Gesù: le difficoltà erano molte e i frutti pochi, la sua comunità era un pò scoraggiata; Giovanni sceglie tre riflessioni che, sia pure in modo diverso, Gesù, il maestro e profeta di Nazareth, aveva lasciato ai suoi discepoli e alle sue discepole.

“Non si turbi il nostro cuore” Gesù aveva detto molte volte ai discepoli, che ora nel racconto giovanneo, sono sconcertati riguardo alla sua futura “partenza”: la tristezza e la paura sconvolgono i loro cuori, ma  Gesù dice che non devono sentirsi abbandonati.

La seconda riflessione, non meno importante, è rivolta a coloro che, vivendo tra mille idee e proposte provenienti da numerose correnti culturali religiose e filosofiche, potevano facilmente cadere in confusione e scegliere la strada più facile o più seducente. Per questo è necessario che qualcuno ricordi loro qual è la strada che porta alla verità e alla vera vita.

Giovanni, con il suo linguaggio molto deciso e che non lascia spazio a vie di mezzo (bianco o nero, verità o errore, figli della luce o figli delle tenebre), da alla sua comunità un’indicazione precisa: “Voi potete trovare in Gesù la via che porta a Dio, la testimonianza della Sua verità e il dono della vita nuova. Non lasciatevi deviare”. Continua a leggere

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