4 ottobre – 27^ Domenica del T.O.

Il canto della vigna

«Udite un’altra parabola: C’era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio. Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per ricevere i frutti della vigna. Ma i vignaiuoli presero i servi e ne picchiarono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono. Da capo mandò degli altri servi, in numero maggiore dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo. Finalmente, mandò loro suo figlio, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio”. Ma i vignaiuoli, veduto il figlio, dissero tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciamo nostra la sua eredità”. Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. Quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei vignaiuoli?» Essi gli risposero: «Li farà perire malamente, quei malvagi, e affiderà la vigna ad altri vignaiuoli i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo». Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”? Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti (Matteo 21, 33-43).

La parabola raccontata da Matteo è presente anche nel vangelo di Marco (Mc 12, 1-9) e di Luca (Lc 20, 9-19), nella fonte Q e nel Loghion 65 del vangelo di Tommaso; questo fa pensare che fosse presente nella tradizione orale delle prime comunità cristiane.

Anche se non conosciamo la versione originale di Gesù, il racconto della vigna e dei vignaioli assassini doveva aver colpito l’immaginazione e conteneva un messaggio ritenuto importante.

E’ possibile che ci siano state aggiunte redazionali dei vari autori (ad esempio il racconto del Vangelo di Tommaso è molto più breve), ma tutti fanno riferimento agli stessi testi dell’antico testamento in particolare al canto della vigna di Isaia (Isaia 5, 1-7) che è la metafora che Gesù deve aver usato per parlare del popolo di Dio.

Occorre ripensare al significato attribuito a questa parabola attraverso i secoli. Già la chiesa primitiva ne aveva dato un’interpretazione di comodo: veniva utilizzata nella polemica contro gli Ebrei che avevano ucciso Gesù, il figlio di Dio, inviato dal padrone della vigna e per questo sarebbero stati puniti e distrutti. Questa interpretazione si è mantenuta anche nella chiesa cristiana per molto tempo. Continua a leggere

27 settembre – 26^ Domenica del T.O.

Disponibili ad agire, dire sì ogni giorno

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli (Matteo 21, 28-32).

La situazione che si presenta in questi versetti è una conseguenza dei precedenti, in cui Gesù si trova nel tempio dove stava insegnando ed ha una disputa con i sacerdoti che gli chiedono chi gli ne ha dato l’autorità ed egli risponde loro ponendo domande a cui i sacerdoti non sanno rispondere.

La questione dei due figli spinge i suoi uditori, e noi, a riflettere sulla propria capacità e disponibilità, di agire in ogni situazione che la vita ci presenta.

Vi sono due figli che, alla richiesta del padre di prendersi cura della vigna, prima rispondono in maniera diversa e poi, in modo altrettanto diverso, opposto a quello che è stata la loro prima risposta, agiscono.

Può venire spontaneo identificarci con uno dei due, ma io penso che a volte siamo l’uno e a volte l’altro, o contemporaneamente un po’ l’uno e un po’ l’altro; questo per il semplice fatto che non sempre ci troviamo pronti e capaci di affrontare il momento o la difficoltà che ci si presentano, oppure perché abbiamo bisogno di tempo per riflettere, per interiorizzare ciò che ci interpella, per maturare una scelta (il più delle volte da sentire anche nostra per poi agire). Continua a leggere

20 settembre – 25^ Domenica del T.O.

All’ultima ora…

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?” Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi» (Matteo 20, 1-16).

Matteo inserisce la parabola dei lavoratori chiamati a tutte le ore tra il racconto del giovane ricco seguito dal dialogo con Pietro sulla ricompensa per i discepoli (cap.19,16-30) e la richiesta di ottenere due posti di prestigio per i propri figli fatta dalla madre di Giacomo e Giovanni (20,20-28).

Questi racconti terminano con le affermazioni di Gesù: “Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi” (19,30), “Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi” (20,16) e “..ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere primo tra voi, si farà vostro schiavo..”(20,26-27).

E’ evidente quanto sia importante per i discepoli trasmetterci il messaggio di Gesù sul Regno di Dio che capovolge i criteri predefiniti e discriminanti di ogni organizzazione sociale. Il più piccolo mangia il più grosso, il più furbo “frega” il più ingenuo, il più veloce ottiene il posto migliore e così via…, mille e mille esempi di una logica che non fa altro che dimostrare una cosiddetta “legge naturale” che perpetua l’esistenza di primi ed ultimi, dove questi, gli ultimi appunto, sono perennemente considerati inutili o dannosi oppure invisibili, anonimi. Continua a leggere

13 settembre – 24^ Domenica del T.O.

Veniamo al mondo per essere felici… e ci comportiamo da imbecilli

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.  Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello» (Matteo 18, 21-35).

La più classica delle competizioni maschili, “Chi è il più grande?..” (v 1), offre a Matteo lo spunto per mettere in bocca a Gesù una lunga e articolata sequenza di consigli sulla qualità delle relazioni di cui gli adulti devono essere capaci, esercitandovisi in tutte le situazioni: nei confronti, in particolare, di bambini e bambine (1-14), uomini e donne in formazione, ma anche di ogni “fratello” (15-35), senza scuse plausibili per sottrarvisi.

Il linguaggio è durissimo nei confronti di chi dà scandalo e pecca: sarebbe meglio affogare con una macina al collo… tagliarsi e gettare lontano la mano o il piede… cavarsi un occhio… piuttosto che rendersi responsabili dello smarrimento e della perdita esistenziale di uno solo “di questi piccoli”.

A questo punto Matteo sembra cambiare argomento, passare a un ipotetico ‘punto 2’: “se tuo fratello pecca contro di te…” (v 15); si apre il paragrafo che ci è sempre stato presentato come dedicato alla “correzione fraterna”. Ma è difficile non leggerlo collegato ai quattordici versetti che lo precedono e non vederci anche un suggerimento sull’”aiuto” reciproco necessario per uscire dalla situazione di “peccato” in cui si trova chi “dà scandalo ai piccoli”. Quale adulto/a può chiamarsene fuori? Continua a leggere

6 settembre – 23^ Domenica del T.O.

Relazioni comunitarie

Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;  se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». (Matteo 18, 15-20).

Il brano che la liturgia cattolica ci propone, in questa 1a domenica di settembre, fa parte del cap. 18 che racchiude tutta una serie di esortazione per la comunità di Matteo.

Come spesso accade, probabilmente queste parole non sono state dette da Gesù nell’ordine cronologico con cui le leggiamo, ma il messaggio è stato trasmesso in più occasioni di incontro con i discepoli e i fedeli della Palestina.

Credo sia importante aggiungere una piccola annotazione: alcuni testi aggiungono dietro le parole “se qualcuno pecca” le parole “contro di te”. Sono traduzioni diverse, ma se se accetta la seconda versione la prospettiva potrebbe cambiare riducendo, se così si può dire, il problema tra due persone che sono invitate a risolvere la questione ricorrendo eventualmente all’autorità disciplinare giudaica.

Però alcuni codici, secondo il Fabris più autorevoli, come il Sinaitico ed il Vaticano oltre ad alcuni scritti copti e autori antichi si limitano alle parole”se qualcuno pecca”. Continua a leggere

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