3 maggio – 4^ Domenica di Pasqua

Amore e libertà

«In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei». Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro. Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura. Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Giovanni 10,1-10).

Io non credo proprio che Gesù abbia mai coltivato pensieri simili su di sé e sulla propria missione. La teologia sacrificale e soteriologica di Paolo di Tarso ha certamente influenzato la riflessione e la catechesi di chi animava le comunità di credenti, ex-giudei o ex-pagani che fossero. Più tardi il dogmatismo vaticano ci ha fatto credere che si tratta sempre di “parole di Dio” e il gioco è stato fatto. Le parole dei teologi sono diventate parole di Dio, assolute, indubitabili…

Ma chi oggi sosterrebbe che sono “parole di Dio” i libri di Boff, di Molari, di Küng, di Schüssler-Fiorenza, di Ratzinger, di Bergoglio… delle migliaia di teologi e teologhe che riempiono di libri gli scaffali delle nostre biblioteche? Forse perché, a differenza di duemila anni fa, sono tanti/e e affermano cose diverse tra di loro? Non mi sembra un argomento valido: sono teologi e teologhe come lo erano Paolo di Tarso e i “padri” della Chiesa. Dicono cose diverse tra loro?

Ma la gerarchia vincente ha trovato la soluzione: ha imparato a giudicare e condannare le opinioni diverse dalle proprie, e questa è una violenza politica che nulla ha a che fare con la parola di Dio. Ci hanno inculcato la fede di Gamaliele (Atti 5.34 ss): la Chiesa “è da Dio” perchè dura nei secoli. Già! Ma loro non hanno seguito il consiglio di Gamaliele: non hanno “lasciato in pace” uomini e donne che sempre e dovunque hanno praticato e predicato pensieri e prassi diverse. Continua a leggere

26 aprile – 3^ Domenica di Pasqua

Ridare un senso alla nostra fede

Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Luca 24, 13-35)

«Ma lui non l’hanno visto»

Il racconto dei discepoli di Emmaus, che troviamo soltanto in Luca, costituisce una delle narrazioni più suggestive del Nuovo Testamento. La sua struttura narrativa ne fa una storia edificante, un racconto di riflessione, una spiegazione teologica della morte di Gesù in cui egli stesso spiega il significato della sua fine: «Bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E così «…spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (vv. 26-27).

Dunque il significato di questo episodio è quello di una spiegazione teologica piuttosto che una cronaca. Un racconto che comunque si propone in maniera differente rispetto agli altri racconti delle apparizioni che sono presenti nel Nuovo Testamento. Infatti «nel racconto dei discepoli di Emmaus non si parla propriamente di visione del risorto, bensì del suo riconoscimento (epigignoskein): nessuna visione sensibile, solo riconoscimento della sua presenza attiva con gli occhi della fede» (Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea, pag. 546). Continua a leggere

19 aprile – 2^ Domenica di Pasqua

Vivo in mezzo a noi

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Giovanni 20,19-31).

Le narrazioni delle apparizioni di Gesù risorto, presenti in tutti i Vangeli e negli Atti anche se con sfumature diverse, non sono cronache di avvenimenti, ma racconti teologici che testimoniano il cammino di fede delle prime comunità e ci dicono che la comprensione della resurrezione è stata un processo graduale e difficile per i discepoli.

Dopo la morte di Gesù c’è stato nei suoi seguaci un periodo, forse lungo, di smarrimento e di paura (“erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei ..”) che li ha costretti a confrontarsi con il vero significato del messaggio del maestro, a cercare il senso delle sue sofferenze e della sua fine, a ripensare a ciò che aveva detto e fatto.

“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20,) “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio” (Mt 26,29), “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio” (Luca 6,20), “ Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà” (Luca 1,17), “ Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Matteo 6,33). Continua a leggere

12 aprile – Pasqua del Signore

Dio non abbandona

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti (Giovanni 20, 1-9).

Dio non ha abbandonato Gesù nella morte, in qualche modo gli ha dato una vita nuova presso di sé. Questo è il messaggio che tutti e quattro i Vangeli danno, seppur in modi diversi. Gesù, dunque, per opera di Dio, è “vivo”.

Il fatto che tutti cerchino, ma diversamente uno dall’altro, di dimostrarlo rivela l’importanza che veniva attribuita a ciò. Ma anche l’impossibilità di farlo se non con gli occhi della fede. Infatti “l’altro discepolo” credette non perchè vide Gesù, ma perchè vide la tomba vuota.

La figura che apre il quadro è una donna: Maria di Magdala. E’ l’ultima donna a presentarsi sulla scena giovannea, come dire che il meglio viene appunto riservato alla fine. Come sostiene Robert Kysar, “se il lettore non ha ancora colto il quadro, l’evangelista glielo dipinge a tinte forti in questo paradigma femminile della fede. Continua a leggere

5 aprile – Domenica delle Palme

Abbandonato da Dio e dagli uomini

(Matteo 26,14 – 27,66)

Quando Gesù andò a Gerusalemme, molti ormai lo avevano già abbandonato. Gesù era un profeta scomodo e c’era poco da guadagnare a stare con lui. Persino nel gruppo dei suoi amici cominciarono a serpeggiare la paura, l’incertezza, la diffidenza.

Il complotto scattò definitivamente quando Gesù decise di avviarsi a Gerusalemme, cuore del potere politico e religioso. Fu ucciso dal potere romano e dal potere religioso del Tempio, a causa delle sue scelte e della coerenza radicale con il messaggio di amore, di libertà e di giustizia.

Sicuramente Gesù si era accorto che non sarebbe più stato tollerato a lungo quel suo messaggio. Il suo dolore e la sua sofferenza furono grandi, insieme all’angoscia e alla paura per la consapevolezza che il potere non gli avrebbe concesso altro tempo.

Provò a parlarne anche con i suoi discepoli, ma come parteciparono a questo tragico momento di Gesù le persone che gli erano state più vicine e lo avevano accompagnato per le strade della Palestina?

Resto sempre stupita davanti all’evidenza della diversità di comportamento tra uomini e donne, specie in questi capitoli. Continua a leggere

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