Lunedì 30 gennaio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 4,12 – 5,48

Gesù è umanamente prudente e si ritira al nord, nella “Galilea delle genti”, abitata da ebrei e gentili, da credenti e non credenti, e qui comincia a predicare il cambiamento di vita come strada del Regno. Come Giovanni… con le stesse parole: “Ravvedetevi, perché è vicino il regno dei cieli” (4,17 e 3,2).

Subito qualcuno accoglie l’invito a mettersi in cammino con lui, cioè a cambiare vita rispetto a quella precedente; e prende forma la nuova famiglia di Gesù: Matteo nomina solo i primi maschi, ma sappiamo che nel gruppo di Gesù c’erano anche donne, e che donne!

Cambiamento di vita è anche quello che Matteo ci testimonia raccontando di tante guarigioni di persone che passano dallo stato di malattia a quello di salute recuperata. Sembra che sia Gesù a fare miracoli; in realtà miracolo è ogni volta che un uomo o una donna si mettono in cammino per seguirlo sulla strada del cambiamento di vita. E il cambiamento di vita è vangelo incarnato, cioè la buona notizia che è possibile a ciascuno e ciascuna accogliere il Regno, fare della propria vita un cammino verso il Regno: dimostrandone la possibilità a chi ci vive intorno; seminandone il desiderio; com’è stata la vita di Gesù: autocoscienza, cambiamento e predicazione; e tutto ciò non è roba da preti, ma per tutti e tutte: discepoli e discepole non sono i primi preti, i predecessori dei gerarchi cattolici, ma un piccolo gruppo rappresentativo dell’umanità che vogliamo diventare.


Mettetevi in cammino e sarete felici

Matteo ci offre subito, aprendo il capitolo 5, un quadro vivo del Gesù che incarna autocoscienza e predicazione. Si è sottratto al rischio di fare la fine del Battezzatore… si sottrae anche alle grandi folle che lo seguono affascinate e desideranti; e sale su un’altura, che è come la cattedra dell’insegnante… e istruisce discepoli e discepole: il piccolo gruppo offre più facilmente attenzione e ascolto.

Beati…”: la traduzione greca (macaròi, felici) cambia il senso della parola, che nella radice ebraica originaria contiene piuttosto il significato di “mettetevi in cammino”, coerentemente con l’invito precedente alla conversione, al cambiamento di vita. Come se, dopo aver annunciato il concetto, l’idea della necessità di mettersi in cammino di cambiamento, adesso Matteo volesse aiutarci, con le parole di Gesù, a esemplificare quel significato: il Regno sarà costruito/raggiunto da chi si mette in cammino verso di esso; su questa strada c’è la felicità, la beatitudine.

Leggiamo, allora, le beatitudini nella traduzione di Ugo della Collina, che mi sembra particolarmente pertinente ed efficace:

Sorgete, è ora di farvi valere, voi poveri, perché avete il modo di realizzare la comunità dell’Amore;

Sorgete, è ora di farvi valere, voi che soffrite la fame, perché avete il modo di realizzare la giustizia sociale;

Sorgete, è ora di farvi valere, voi che siete sfruttati e sottomessi, perché avete il modo di realizzare la libertà;

Sorgete, è ora di farvi valere, voi che unite nella pace, perché avete il modo di essere riconosciuti espressione dell’Amore;

Sorgete, è ora di farvi valere, voi che avete comprensione verso gli altri, perché avete il modo di realizzare un mondo nuovo, il regno della tolleranza;

Sorgete, è ora di farvi valere, voi che avete il cuore senza attaccamenti o doppi fini, perché avete il modo di vivere essendo Amore;

Sorgete, è ora di farvi valere, voi che siete gli ultimi, perché avete il modo di realizzare la struttura dell’uguaglianza;

Sorgete, è ora di farvi valere, voi perseguitati, insultati, cacciati via, derisi, odiati a causa delle attuazioni del mio messaggio, perché avete il modo di realizzare una società nuova.

L’insegnamento di Gesù prosegue entrando nel merito di domande non poste dal gruppo che lo accompagna ed esplicitando questioni che in sinagoga si ripetevano stancamente, senza chiarezza.

L’invito ad essere sale e luce del mondo (vv 13 e 14) non è un riconoscimento di ciò che i cristiani amano pensare di sé: noi siamo sale e luce del mondo, perché siamo battezzati/e e membri dell’unica vera chiesa… Sale e luce per il mondo sono tutte le donne e tutti gli uomini che compiono buone opere, quelle delle beatitudini.

Su questa strada corriamo il rischio di fare la brutta fine, per mano del potere, che hanno sempre fatto i profeti e le profete (vv 17-47), perché chiedevano di andare oltre, con le pratiche di amore e condivisione, l’osservanza rigida e formale di un codice dettagliatissimo, com’era quello contenuto nel Pentateuco e nella Torah. Gesù si mette sulla stessa strada e così non mancherà di attirarsi le ire dei sacerdoti e dei farisei. Gesù ci dice che Dio è nel cuore, non nei catechismi; che vivere con amore significa andare oltre, non limitarsi all’osservanza formale, tecnicamente ineccepibile, delle singole norme. Quante persone gli chiederanno: ho sempre osservato tutti i comandi della legge… cosa mi manca?

Portare a compimento la Legge o i Profeti (v 17) significa realizzarla, viverla fino in fondo, completamente, senza remore né compromessi al ribasso: bisogna andare oltre l’osservanza esteriore di scribi e farisei (v 20). Ci vuole molto di più, e ce lo illustra con quel “Vi è stato dettoIo, però, vi dico…”. E’ l’applicazione del v 6: dobbiamo essere quotidianamente affamati/e e assetati/e di giustizia, non accontentandoci mai del livello raggiunto; solo così un giorno saremo saziati/e e soddisfatti/e: quando moriremo consapevoli di aver cercato di fare tutto il nostro possibile. Questo è l’ideale verso cui camminare: la nostra perfezione di creature del v 48. Gesù non ci chiede di essere come Dio, ma di puntare al massimo possibile della nostra creaturalità, che dei limiti e delle fragilità è consapevole, ma cerca sempre di andare oltre: perfetti/e come creature, così come Dio è perfetto come creatore, come divinità.

Altri esempi ed applicazioni: nessuna donna può essere oggetto sessuale per gli uomini (vv 27-32); il giuramento non rende vera una menzogna (vv 33-37); per una nuova civiltà delle relazioni occorre partire da sé: per cambiare il mondo dobbiamo fare noi per primi/e gesti d’amore (vv 38-42); in una società in cui il prossimo era il compatriota e lo straniero era nemico, questo amore indiscriminato e universale predicato da Gesù era senz’altro una sconvolgente novità, soprattutto per gli uomini, custodi gelosi del legalismo, della proprietà privata, delle leggi dell’onore, ecc…
Approfondimenti nel gruppo

Sembra esserci contraddizione nel brano 27-32: dice che la donna non deve essere oggetto, ma così resta oggetto di questo discorso.

E, poi, com’è duro quel passaggio sul desiderio! Cosa significa veramente?

Come il discorso sull’adulterio: oggi non lo vediamo più con questa durezza… può succedere in qualunque coppia…

Oggetto del discorso, in realtà, non è la donna, bensì il comportamento maschilista degli uomini. E, come in un gruppo di autocoscienza maschile ci aiutiamo ad andare oltre le nostre rigidità e le nostre pigrizie, così vale per tutti e tutte, oggi, l’invito di Gesù ad andare sempre oltre: non ci sono parole e pratiche definitive.

C’è un oltre di Gesù per i suoi contemporanei: se per te l’adulterio è cosa grave, com’è scritto nella legge di Mosé, sta’ attento perché guardare con desiderio una donna sposata ne è già il primo passo. E c’è un oltre che può valere per noi oggi: se non solo il desiderio, ma addirittura una relazione extraconiugale non è più per noi adulterio, così pesante di sensi di colpa e di peccato, ma un’esperienza, anche dolorosa, che può rivelarsi utile ed essere accolta da chi la subisce, allora il discorso cambia.

Problema serio è il fatto che fatichiamo a liberarci di quanto ci viene insegnato fin da piccoli/e: siamo condizionati/e dall’idea che Bibbia e Vangelo siano “parola di Dio”, legge morale impegnativa e definitiva, immodificabile, insuperabile… invece che racconto di come allora uomini e donne vivevano e subivano convinzioni e relazioni… e il giogo insopportabile di chi pretendeva, allora come oggi, di essere l’interprete infallibile e il giudice divinamente delegato all’applicazione di quella legge.

Di questo primo grande discorso di Gesù mi sento spettatrice – ha confessato una donna del gruppo – perché è tutto al maschile: poveri, miti, affamati… Credo che alle donne di allora non dicesse nulla; mentre io oggi lo devo sviluppare diversamente.

Il gruppo ha condiviso questa osservazione, esprimendo una curiosità che giriamo a chi conosce ebraico e aramaico: anche nella lingua originale è tutto al maschile? Noi presumiamo di sì…

Queste riflessioni, nate dal messaggio evangelico di Gesù, dovremmo portarle ovunque, anche dove non si legge la Bibbia e non si parla di Gesù: l’amore, la giustizia, la condivisione… sono valori universali indispensabili per costruire quell’altro mondo possibile di cui parliamo tanto.

Sì, davvero non sono “roba da preti, da religioni”; anzi, sarebbe meglio prescindere dalle religioni: saremmo più credibili. Le religioni, purtroppo, si rivelano muri da abbattere, al pari di tanti altri, per realizzare il Regno dell’Amore universale sulle ceneri del sacro dominio di tante gerarchie patriarcali. Preferiamo pensare a Gesù come a un leader della politica prima: quella delle relazioni a partire ciascuno e ciascuna da sé, la politica del rispetto reciproco e della convivialità tra tutte le creature. E’ cosa ben diversa dalla politica che conosciamo e che ci viene predicata come l’unica possibile: quella della competizione, del dominio del denaro, della sottomissione alla prepotenza dei ricchi che distruggeranno la madre terra che vorrebbe accogliere e nutrire tutti gli uomini e tutte le donne che vengono al mondo…

Beppe Pavan

Lunedì 23 gennaio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 3 – 4,11

Per la migliore comprensione ed analisi del testo biblico, abbiamo utilizzato il commentario di Ortensio da Spinetoli per la presentazione dei capitoli 3 fino al cap. 4,11.

 Nei cap. 3 e 4 viene riassunta la “prima” attività Gesù:

–         ricalca le orme del Battista e i suoi temi
–         per un breve tratto sono insieme poi Giovanni scompare e Gesù rimane solo
–         riceve l’investitura profetica con il battesimo
–         dopo un periodo di preghiera, digiuno e prove per lo spirito torna in Galilea e si stabilizza a Cafarnao (nodo carovaniero all’imboccatura palestinese della “via del mare” che è l’arteria che congiunge l’interno (entroterra mesopotamico) con il Mediterraneo.

Dal cap. 3 Matteo lascia la fonte propria (racconti della nascita e dell’infanzia) ed attinge dal documento comune agli altri evangelisti (Q).

Gesù e Giovanni Battista

Secondo il biblista Ortensio da Spinetoli, Gesù ed il Battista sono legati: in comune hanno il deserto, annunciano il regno di Dio e la circoncisione ed entrambi amministrano il rito penitenziale (battesimo). Matteo, però, sottolinea che Gesù è più forte di Giovanni il Battista (v.11)

Dobbiamo tener presente che, nella tradizione biblica, il deserto è il luogo ideale degli incontri con Dio e la predicazione di Giovanni è incentrata su:

–         la conversione (legato alla tradizione profetica)
–         la venuta del Regno (tema dei predicatori cristiani)

L’invito alla conversione non solo tramite azioni degne (v.8) ma per un cambiamento radicale di mentalità : bisogna spogliarsi di se stessi, delle proprie convinzioni e sicurezze per lasciare spazio “al regno dei cieli” (i giudei cristiani preferiscono questa espressione –potrebbe essere per rispetto al nome di Dio – anche per indicarne le dimensioni)

L’esilio, la fine della monarchia e dell’indipendenza ha spinto gli uomini ispirati di Israele a far appello a Jahvè ad un suo intervento diretto per attuare le sue promesse : il tema del Regno dà una svolta nella predicazione dei profeti.

La tradizione cristiana vuole giustificare la missione di Giovanni con un oracolo profetico (v.3 citato Isaia) – farà altrettanto con  Gesù (es. cap. 1,22 – 2,15).

L’anonimo profeta dell’esilio (Isaia) invitava i suoi connazionali a tenersi pronti per il rimpatrio e preparare una “via direttissima” attraverso il deserto. La chiamava “via del Signore”.

Gli evangelisti hanno modificato la punteggiatura del testo adattandolo alla situazione del Battista che dal deserto lancia annunci di penitenza.

Il discorso diventa simbolico: le strade di Dio passano attraverso il cuore degli uomini e donne che si convertono.

Al posto di Jahavè è il Messia che avanza e occorre andargli incontro con l’animo libero da falsità ed inganni.

Giovanni l’eremita, Gesù l’uomo del sorriso di Dio

L’evangelista Matteo, presenta Giovanni Battista come un eremita e la sua predicazione è un lamento funebre.

Non così viene presentato Gesù: il suo è un messaggio di gioia e festa.

Giovanni accompagna la sua predicazione con un rito di penitenza che Matteo definisce “battesimo di penitenza” ed introduce nella comunità della nuova alleanza: si passa a far parte del popolo messianico.

Il rito segnalava il cambiamento in chi lo riceveva – non si dice che i peccati venivano rimessi in virtù di questo rito.

La predicazione del Battista è incentrata sul giudizio di Dio – per sfuggire all’ira c’è la sola via della conversione che deve concretizzarsi nelle opere di bene (non parole o intenzioni). A nulla servirà sentirsi protetti e quindi esenti dalla condanna perché membri del popolo eletto.

 Matteo si sta rivolgendo ai suoi contemporanei (sinagoga) che continuano a rifiutare Gesù, il messia (parallelo  Mc.1,18) quando nel v. 9 fa riferimento alla libertà di Dio e riporta le parole del Battista “..può far sorgere figli di Abramo da queste pietre.” : la fede non è un’esclusiva degli ebrei ma è un bene che tutti e tutte possono avere.

Ancora al v. 11 parla di Israele che, se non cambia fino dalle sue radici, sarà “recisa” e “gettata nel fuoco”.  Matteo presenta Gesù come “il Cristo” e stabilisce la sua distanza da Giovanni, precursore ma servo che precede il suo signore: “Colui che viene” è più forte.

Non come forza fisica ma come “potenza” che è un attributo di Dio (Isaia 9,5-6), è una proprietà dell’Emanuele (Isaia 7,14) e per Matteo è una qualifica del messia; egli è il più forte in virtù. Il termine  greco (ischyroteros – il più forte) è sinonimo di “protos” (il primo) utilizzato dall’evangelista Giovanni nel prologo (cap.1,15).

 A causa della polemica tra cristiani e la sinagoga, Matteo mette in bocca al Battista una predicazione dura e conclusiva nei confronti dei farisei e sadducei ed invita i cristiani alla conversione contemplando come in uno specchio ciò che può capitare loro se non concretizzano in azioni la loro conversione.  La condanna incombe se non tengono fede con opere all’impegno preso.

Non conosciamo nulla dell’esperienza di Gesù precedente all’incontro con il Battista e al suo battesimo ma la comunità cristiana ci comunica che il battesimo è un momento importante e decisivo nella vita di Gesù, segna una svolta e l’orientazione della sua vocazione.

Delle difficoltà di Gesù a cogliere la proposta di Dio non vi è traccia.

Tra gli evangelisti Matteo è quello che sembra dare più importanza al fatto, si dilunga maggiormente rispetto agli altri mentre il dialogo tra Gesù ed il Battista si trova solo nel suo vangelo e quindi proviene dalla sua mano.

L’incontro tra Gesù e il Battista è la sintesi del loro rapporto (è presumibile che abbiano avuto precedenti scambi di vedute) e l’avvenimento descritto ne segna la conclusione.

Secondo Ortensio da Spinetoli, per gli ascoltatori e lettori di Matteo, è un invito al nuovo rito battesimale ed il fatto che Gesù prenda l’iniziativa sottolinea la superiorità del messia ma, indirettamente, la superiorità del battesimo cristiano su quello giudaico.

 Al v. 15 leggiamo l’espressione : “…conviene che così adempiamo ogni giustizia.”; giustistia non intesa come virtù morale ma linea di condotta, un comportamento rispondente al disegno e al volere divino – abbracciare l’intero programma salvifico anche nei suoi lati spiacevoli e scomodi.

La comunità di Matteo rimette a Dio, alla sua “giustizia” la spiegazione per tutte le “incongruenze” che scoprirà nel piano della salvezza: il messia si mescolerà con i più poveri, gli umili gli oppressi, si siederà a tavola con i peccatori, scandalizzerà i farisei. Gesù, accettando il rito del battesimo di Giovanni, si proclamerà il messia dei peccatori.

L’umiliazione del battesimo viene progressivamente cancellata dal dialogo prima e poi dal racconto dell’evento straordinario dell’aprirsi dei cieli, dello Spirito e dalla voce del Padre.

Come già detto non conosciamo l’evento storico ma certamente Gesù ha intuito la strada che doveva percorrere nel piano di Dio. Il battesimo di penitenza e l’accomunamento con i peccatori lasciavano capire che la via della salvezza non era quella del successo, della gloria ma delle umiliazioni e della sofferenza.

 Al v.17 leggiamo che i cieli si aprono come nei racconti apocalittici e si ode la voce come nei racconti di vocazione. A chi cerca di capire Gesù e la genesi della sua missione, la comunità di Matteo vuole ricordare che egli è stato inviato da Dio e gli promette presenza ed assistenza.

 Capitolo 4  vv.1-11

Come i grandi inviati del primo testamento Gesù si prepara in solitudine e nelle privazioni  ad affrontare le difficoltà, i sacrifici e le umiliazioni della “vita apostolica” (la preghiera non è citata).

La rappresentazione ambientata nel deserto e ricalca i moduli della tradizione sinaitica e il brano ha molteplici interferenze con il racconto delle tentazioni in Esodo (Det.8,2-3).

Le tentazioni sono tentazioni messianiche, si potrebbe dire di verifica vocazionale: riguardano le pressioni e le insicurezze che il salvatore ha riscontrato nel suo cammino.

La vocazione è una ricerca del volere divino lenta e faticosa che non si presenta mai in formule chiare e non cala come folgorazione dal cielo.

Le 3 tentazioni sono legate all’ideale messianico corrente: Gesù rifiuta la concezione di messia miracoloso e  potente,  rigetta il dominio e la facile gloria immeritata.

Le tentazioni si risolvono nel conflitto tra la logica umana e quella di Dio e segneranno tutta la vita di Gesù : i suoi parenti, Pietro, i nemici ma anche le sue personali aspirazioni (Getsemani).

Egli lotterà sempre per adempiere la volontà di Dio rinunciando alla propria (intesa come esigenza personale, egoistica), è disponibile a negare a se stesso gli agi (4,3-4), sicurezza (4,5-7) e potere (4,8-10).

Interessante è sottolineare quanto può diventare positivo il deserto : si incontra Dio e la cupidigia, la vanagloria, l’orgoglio possono essere superate (fiere ed angeli).

Alcune considerazioni emerse nel gruppo biblico

–    Tutte e tutti noi sapremo superare gli ostacoli, i problemi e le difficoltà della vita se riusciamo ad avere sempre la consapevolezza dei nostri limiti (peccati).

–    Il “luogo” del deserto è dentro di noi – il deserto interiore è il luogo del nostro incontro con noi stessi/e e con lo Spirito.

–    Gesù ed il Battista hanno trasmesso lo stesso messaggio ma hanno percorso strade diverse – le modalità sono diverse ma il contenuto è il progetto di Dio.

Luciana Bonadio

Lunedì 16 gennaio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 2

Già da questo capitolo Matteo esprime il suo interesse per chi non ha un ruolo importante nel sistema politico; in questo modo contrappone ai potenti coloro che sono privi di diritti. I primi sono fermi e soddisfatti, mentre i secondi sono in ricerca e si mettono in cammino.

Questo capitolo si coniuga bene con la storia di Mosé (Es 1,8-2,10). In entrambi i casi è descritto un sovrano malvagio che ordina la morte dei neonati maschi e in tutti e due i casi il neonato, a cui è affidato un compito speciale, viene salvato.

Come già detto rispetto al capitolo 1, qui non ci troviamo di fronte a una cronaca, ma l’evangelista, più che raccontare fatti accaduti, ci invita a riflettere su Gesù, il nuovo Mosé (anch’egli uscito dall’Egitto), accompagnato da Dio verso la sua missione.

In Esodo sono messe in risalto le levatrici, la figlia del faraone e la sorella di Mosé, mentre Matteo mette in luce la figura di Giuseppe: egli fa dei sogni “profetici” che gli indicano le scelte da compiere. Maria, sebbene passiva, è comunque valorizzata come madre: i magi vedono “il bambino con Maria, sua madre” (2,11); a Giuseppe si ordina di prendere “il bambino con Maria, sua madre” (2,13 e 20).

vv. 1-12: i Magi

In questa leggenda poetica dei Magi possiamo vedere che, di fronte a un evento significativo, come la nascita di Gesù, si può reagire in modi diversi. Da un lato c’è Erode, il potente di turno, che è pronto a tutto pur di non perdere la sua posizione di potere e i privilegi che l’accompagnano. Dall’altra ci sono i Magi che, pur ricchi di conoscenza e di prestigio, si avvicinano con curiosità e meraviglia, disponibili ad accogliere questo evento: alzano gli occhi al cielo per scorgere la stella e, poiché abitano lontano, si mettono in cammino. I piedi camminano sulla terra, ben ancorati alla realtà, mentre occhi e cuore sono aperti alla novità, all’invito, al cambiamento.

Matteo in questo quadro, collocato all’inizio del suo Vangelo, sintetizza quanto è già successo nella vita di Gesù: è stato osteggiato e rifiutato da chi non ha ascoltato l’invito alla conversione, da chi non ha voluto abbandonare condizioni di potere, di ricchezza e di superiorità, mentre è accolto da chi accetta di mettersi in discussione, da chi viene da lontano, dalle persone emarginate, dagli stranieri, ecc.

I Magi sono saggi perchè sono aperti all’oltre, all’altro, sono alla ricerca, disponibili a spostare sempre più avanti i paletti del proprio abitare le cose, pronti a procedere anche quando la stella scompare. Possono vedere le stelle, allargare lo sguardo e mettersi in cammino proprio perchè non sono accecati dalle luci del potere. Sono sulle tracce del re dei Giudei e lo riconoscono in Gesù, piccolo bambino inerme e semplice.

Anche Gesù farà così, indicando nei piccoli la condizione di maggior disponibilità alla crescita e al cambiamento; invece chi crede di essere grande, chi possiede ricchezze, chi è sicuro di stare dalla parte della verità, chi chiude gli occhi e il cuore, non può più sentire il messaggio del Vangelo e crescere e cambiare…

Ma mentre Erode si tormenta perchè teme di essere spodestato, i Magi provano una grande gioia. Ogni volta che, spinti dal vento di Dio, cerchiamo di mettere in pratica l’amore,  l’accoglienza e la condivisione, anche noi proviamo una grande gioia. La comunità, le comunità servono anche a questo: a sostenerci a vicenda in tutte le azioni che fanno crescere ciò che c’è di buono attorno a noi e dentro di noi.

vv. 13-23: Fuga e ritorno, in compagnia di sogni

Questo materiale sull’infanzia definisce il ruolo del padre secondo il modello di Giuseppe, che serve la sua famiglia invece di esercitare potere su di essa. In Luca, invece, è centrale la figura di Maria. In entrambi i casi sia Giuseppe che Maria cercano di assecondare la volontà di Dio.

Giuseppe non è sicuramente descritto come modello di padre-padrone, consono al patriarcato imperante: è un uomo umile, che convive con il dubbio e l’attesa e che organizza la fuga per salvare i suoi familiari da una minaccia di morte. Sa sognare e, attraverso questi sogni, comprende l’importanza di aver fiducia in Dio e riesce a trovare il coraggio di andare e venire per la terra di Israele, sconfiggendo così il disegno del potente Erode di uccidere Gesù.

Nelle Scritture il sogno è usato per indicare la vicinanza di Dio, per far dialogare Dio con uomini e donne che, incontrandolo nel sogno, decidono poi di seguirlo nella vita. Nella nostra cultura spesso il sogno è considerato fuga dalla realtà, contrario alla ragione e alla lucidità mentale. Il sogno è fragile, inconsistente e svanisce nel nulla, tuttavia sognare è anche “sollevarsi da terra”, volare là dove la realtà assume connotazioni e sviluppi meno prevedibili. I sogni possono essere fittizi e inutili, possono però aprire spiragli e intuizioni razionalmente non accessibili.

Il sogno di Dio è utopia, è qualcosa che va al di là del possibile umano, ma possiamo “guardarlo” per intraprendere un nuovo cammino, per sperare in un altro “mondo possibile”. D’altronde ciò spiega il motivo per cui il potere ha sempre avuto paura dell’utopia e dei sogni, sogni che spingono ad agire e impegnarsi per la giustizia e la libertà

Alcune considerazioni emerse nel gruppo biblico

•    Quante volte rischiamo nella nostra vita di stare dalla parte di Erode? Di voler esercitare il potere per dominare sugli altri?

•    E’ possibile dirsi seguaci di Gesù e poi bruciare i campi rom… aggredire chi ha il colore della pelle diverso dal nostro… sostenere pratiche politiche che impoveriscono chi già è povero, mentre permettono che si arricchiscano sempre di più quelli che già sono ricchi… sfruttare, fino alla sua distruzione, la terra su cui viviamo?

•    Il sogno è luogo di ascolto della Parola di Dio

•    Giuseppe, nonostante la sua mitezza, capisce (“sogna”) ciò che conta e agisce, facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità.

Carla Galetto

Lunedì 9 gennaio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 1

Questo capitolo fa parte, con il cap. 2, del cosiddetto “vangelo dell’infanzia”. I racconti qui narrati sono composizioni edificanti, che Matteo cerca di collegare ad alcuni testi profetici e messianici presenti nella Scrittura del 1° Testamento, per annunciarne la realizzazione in Gesù. In questi capitoli sono presenti sogni, apparizioni angeliche e aneddoti, mentre non ci sono riferimenti topografici. Queste caratteristiche non si riscontrano nel resto del Vangelo.

L’esistenza di Gesù rivelava aspetti contrastanti: nascita e comportamenti semplici, rifiuto da parte di molti e, nello stesso tempo, attribuzioni significative: “messia”, “emmanuele”, “figlio di Dio”… L’evangelista medita su questi contrasti e cerca di dar loro una spiegazione alla luce delle Scritture.

Ciò che conta è il messaggio di cui i testi diventano portatori, alla luce dell’esperienza di Gesù. Matteo, più che un esegeta, è un teologo che si preoccupa di far giungere l’annunzio di Gesù, riferendosi al pensiero dei profeti. Questa forma di lettura biblica si chiama midrash (cioè riflessione, meditazione).

L’autore mette in rapporto l’infanzia di Gesù con quella di Mosé, chiamato anch’esso “salvatore” del suo popolo. Il faraone si irrita come Erode alla nascita del bambino e si rivolge ai maghi del suo regno, come qui intervengono i Magi, entrambi i sovrani decidono di sterminare i neonati, ma in tutti e due i casi i bambini sfuggono alla cattura e alla morte.

Non è possibile rintracciare il contenuto originario degli episodi perchè l’autore ricostruisce gli eventi senza rispecchiare la realtà dei fatti, dando spazio a preoccupazioni teologiche e coincidenze bibliche che prendono il sopravvento.

Anche se Gesù è nato come ogni altro bambino in una famiglia povera del popolo, scrivendo questi brani poetici, molto dopo gli eventi della vita-morte-resurrezione di Gesù, Matteo (cfr. Luca) ha voluto anticipare, arricchendo e abbellendone la nascita, la grandezza di questo profeta di Nazareth.

“Matteo inizia usando del materiale, in gran parte non reperibile altrove, sull’ambiente familiare di Gesù, sulla sua infanzia e sulle prime lotte contro la tentazione. Tale materiale, caratterizzato da una serie di citazioni di scritture più antiche, ritrae Gesù come il Messia promesso a Israele. Con le descrizioni, il commento profetico e l’intreccio, l’inizio del Vangelo presagisce anche il ministero successivo di Gesù verso chi è senza diritti, la sua nuova interpretazione della Legge e la sua opposizione a coloro che occupano posizioni influenti.

Matteo, iniziando con una genealogia, dà rilievo alla stirpe ebraica (“figlio di Abramo”) e regale (“figlio di Davide”). Nella lista degli antenati, l’evangelista ha inserito sorprendentemente i nomi di cinque donne: non le matriarche, ma Tamar (Gen 38) che si atteggiò a prostituta per sedurre il suocero Giuda; Raab, la prostituta di Gerico, che tradì la sua città a favore degli ebrei (Gios 2; 6); Rut, la moabita, che sposò Boaz dopo averlo posto in una situazione compromettente, una notte sull’aia (Rut 3); la “moglie di Uria”, Betsabea, che commise adulterio con Davide; e Maria che si trovò incinta prima del suo matrimonio con Giuseppe, ma mentre era fidanzata con lui in un rapporto legalmente vincolante (Mt 1,18) (La Bibbia delle donne, Vol. III, pag. 11).

Cinque donne “irregolari”

Le donne citate nella genealogia non sono le matriarche, bensì donne “trasgressive”: una vedova che si finge prostituta, una prostituta, una straniera, una straniera adultera… sino ad arrivare a Maria con il suo concepimento anomalo. Donne di origini umili e donne di alto rango che si muovono fuori dalla legge e dalle regole sociali, senza perdersi perchè orientate dalla necessità del cuore e dal desiderio. In queste storie i fatti non procedono in modo lineare e la promessa di Dio, di salvezza e di benedizione per tutti e tutte, passa attraverso strade impreviste, atti di coraggio e passione di chi, come queste antenate, sa coinvolgersi totalmente, anima e corpo, con forza e con determinazione.

Queste donne servono come esempio di una “giustizia superiore”: Tamar agisce quando Giuda si rifiuta di farlo, Raab riconosce il potere del Dio ebraico proteggendo gli esploratori; Uria (chiamato per nome nella genealogia, mentre Betsabea non lo è) mostra fedeltà al suo incarico e ai suoi soldati, mentre Rut spinge Boaz all’azione. Quindi si vede che Matteo presta attenzione a coloro che sono lontani da posizione di potere e che agiscono anche in un modo imprevisto per i costumi sociali del loro tempo, così come farà Gesù. Inoltre la genealogia cita donne che non erano inserite in strutture domestiche tradizionali: nubili, separate, vedove e prostitute; per la salvezza e la giustizia non è necessario stare negli schemi stabiliti dalla tradizione.

L’elenco genealogico si chiude con l’affermazione che Gesù è nato “da Maria”, nonostante che ella sia segnalata come sposa di Giuseppe. Matteo si riferisce a una donna invece che a un uomo (Giuseppe) perchè “fu trovata incinta per virtù dello Spirito Santo” (v. 18), dando quindi alla potenza creatrice dello Spirito l’origine della vita di Gesù.

Oltre l’interpretazione letterale

Sarebbe troppo semplicistico pensare a questo testo come se fosse un resoconto di un avvenimento: la filiazione naturale di Gesù da Dio, la “maternità verginale” di Maria, l’adozione di Gesù da parte di Giuseppe…

Consapevole che questo testo, invece, sia una libera composizione letteraria con un preciso scopo teologico, condivido il pensiero di Ortensio da Spinetoli che “i fatti così narrati non sono mai accaduti; quelli che appaiono tali sono solo proiezioni sul mistero di Cristo e della salvezza. In quest’ipotesi l’autore è impegnato non tanto a far conoscere le modalità della nascita di Gesù, quanto, attraverso una supposta, straordinaria generazione, presentare la persona eccezionale e la missione unica del Cristo. Quello che sembra racconto è un puro strumento di comunicazione, un quadro funzionale. (…)

Gesù è vissuto in una singolarissima comunione con lo Spirito di Dio, come si rileva dai comportamenti assunti con i propri simili nel corso della sua missione. Egli ha sbalordito i suoi contemporanei e soprattutto i suoi connazionali per le capacità di rapportarsi indistintamente con tutti, ebrei e non ebrei, giusti e peccatori, ma di preferenza con chi era più in difficoltà: poveri, ammalati, deboli, oppressi… senza speranza di ricompensa, gratuitamente, solo perchè ne avevano bisogno. (…) La bontà, la santità, oltre che i poteri taumaturgici di Gesù, hanno per l’evangelista una spiegazione nella presenza e nell’azione dello Spirito di Dio, a cui egli ha dato libera e piena accoglienza, fin dai primi passi della sua vocazione profetica.

Matteo giunge a ipotizzare che egli ne è stato pervaso fin dalla prima esistenza, dallo stesso concepimento. (…) La “concezione per opera dello Spirito Santo” potrebbe far parte di un linguaggio metaforico. (…) Gesù è il figlio di David e di Abramo, ma soprattutto è il Cristo di Dio o, se si vuole adoperare la parola del profeta, è l’Emmanuele (=Dio con noi) (Is 7-14). Attraverso la sua testimonianza gli uomini hanno potuto conoscere, più che la potenza, la bontà e la santità di Dio”. (Ortensio da Spinetoli, su Viottoli 9/1996).

Penso sia utile ricordare che in molte tradizioni religiose le nascite di re, di eroi o di persone molto importanti, sono spesso attribuite alla relazione tra una vergine e un “dio”. Anche il capitolo 1 di Matteo va interpretato come un linguaggio simbolico, per segnalare la presenza e l’azione di Dio nella vita di Gesù, per spiegare la messianità di Gesù, colui che non ha risposto alle aspettative giudaiche, ma alle attese e al disegno di Dio.

Alcune considerazioni emerse nel gruppo biblico

• Perchè la genealogia femminile dovrebbe essere portatrice di valori, mentre quella maschile no?

• La genealogia femminile rappresenta il riconoscimento di ciò che è sempre stato negato, il riconoscimento dell’autorevolezza delle donne che mi hanno preceduta e che è sempre stata occultata; sono quelle che hanno dato la vita e che si sono prese cura della vita stessa…

• Anche molti degli uomini nominati nella genealogia erano conosciuti come violenti, delinquenti, guerrafondai… La figura di Gesù ci dice che uomini “buoni” non nascono da antenati virtuosi, ma dal proprio cambiamento consapevole e responsabile, come possiamo cercare di fare ciascuno/a di noi; tutto può essere stimolo e risorsa, ma tocca a me, in prima persona, utilizzarlo per costruirmi una personalità robusta e consapevole… come ha fatto Gesù;

• Insegnare una dottrina basandosi sui miti delle origini è pericoloso, si rischia di costruire un “vuoto”: quando scopre che si tratta di metafore e miti, c’è chi finisce per non credere più a niente;

• Giuseppe non generò Gesù, ma la genealogia, in realtà, si interrompe con Giuseppe; viene evidenziata non la paternità biologica, ma quella adottiva…

Carla Galetto

N° 1/2012

FOGLIO  DI  COMUNITA’

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base
Distribuzione gratuita — Stampato in proprio c/o ALP, Via Bignone 89, Pinerolo (To) il 30/12/2011


LE EUCARESTIE

(nella sede della comunità)

DOMENICA    8 gennaio   ore   10 :    prepara il gruppo del lunedì sera-FAT
DOMENICA  15 gennaio   ore   10 :    prepara il gruppo del lunedì sera-sede
DOMENICA  22 gennaio   ore   10 :    prepara il gruppo del lunedì sera-FAT
DOMENICA  29 gennaio   ore   10 :     prepara il gruppo del lunedì sera-sede
DOMENICA    5 febbraio  ore   10 :     prepara il gruppo del lunedì sera-FAT

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ALTRI  APPUNTAMENTI

ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ: domenica 22 gennaio, ore 10,30, subito dopo una breve celebrazione eucaristica, la comunità è convocata per l’assemblea di programmazione, prevista fino alle ore 12. Si raccomanda la maggior partecipazione possibile. Seguirà, per chi può e lo desidera, il pranzo comunitario autogestito.

GRUPPO DONNE: Le date dei prossimi incontri non sono ancora state stabilite. Per informazioni rivolgersi a Carla, Doranna, Luisa

GRUPPO BIMBEBIMBI: domenica 8 e 22 gennaio, ore 15, nella sede della Cdb. I miti delle origini del mondo nelle diverse culture saranno il nostro “filo rosso”, insieme a giochi, disegni e merende.

GRUPPO RICERCA: martedì 17 e 31 gennaio, alle ore 21 a casa di Paola Bertozzi ed Elio Tebaldini, a Miradolo, leggeremo le ultime pagine del libro di Giulio Giorello: Senza Dio. Del buon uso dell’ateismo (ed. Longanesi); poi inizieremo la lettura del libro Leggere il Corano a Roma, di Adnane Mokrani, teologo musulmano. Per chi vuole inserirsi è il momento buono!

GRUPPO “ELABORAZIONE DEL LUTTO”: giovedì 12 gennaio, ore 21, in sede

REDAZIONE RIVISTA VIOTTOLI: martedì 24 gennaio, ore 21, a casa di Carla e Beppe

GRUPPI  BIBLICI  SETTIMANALI: lunedì ore 21 in sede: lunedì ore 21 al FAT.  Stiamo leggendo il vangelo di Matteo.

LA SCALA DI GIACOBBE: sabato 28 gennaio alle ore 17, presso la sede della Comunità, con Franco Barbero discuteremo del ruolo dei gruppi di credenti omosessuali nella società italiana. Inoltre programmeremo le attività del gruppo per il 2012. Alle ore 19,30 cena autogestita presso i locali del F.A.T.  Alle 21 vedremo il film di Stephane Giusti “Pourquoi pas moi?” (1999), divertente commedia che insegna alle mamme e ai papà che non è mai troppo tardi per cambiare prospettiva sulle cose e, per alcuni di loro, per inventarsi una nuova vita.  Ricordiamo che gli incontri sono aperti a tutta la Comunità di base di Pinerolo.

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PINEROLO: GRUPPO COMUNITARIO DEL FAT

Il gruppo biblico della comunità, che si raduna al F.A.T., lunedì 2 gennaio darà spazio alla conoscenza di alcune persone nuove e leggerà Matteo 11.
Lunedì 9 gennaio faremo una serata per dialogare su “che cosa vuol dire conoscere il Gesù storico? Che cosa cambia per la nostra fede?”. Introdurrò con un mio scritto.

Franco Barbero

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VERBALE  DELL’ASSEMBLEA  COMUNITARIA del 18/12/11


MATTINO

L’assemblea ha fissato il calendario per il mese di gennaio.
Il gruppo SdG decide di preparare l’Eucarestia solo una volta ogni due mesi per scarsa presenza dei partecipanti.
Cristian Belardinelli di Livorno (v. sotto), con un gruppo scout di una ventina di ragazzi, viene in visita alla CdB nei giorni 6-7-8 gennaio. La Comunità e il FAT si sono resi disponibili all’accoglienza per le due notti e per i pasti. Viene chiesta anche eventuale disponibilità di locali alla parrocchia di S. Lazzaro. Il gruppo parteciperà all’Eucarestia di domenica 8.
Lunedì 9 gennaio ore 17 in sede si riunisce il gruppo di coordinamento per la giornata contro l’omofobia.
I gruppi-uomini di Pinerolo e della Val Pellice organizzano, per venerdì 20 gennaio alle ore 18 nella saletta della libreria “Volare”, la presentazione del libro di Stefano Ciccone “Essere Maschi”. Sarà presente l’autore.
Si decidono date e temi delle prossime “giornate comunitarie”:
domenica 19 febbraio – Eucarestia: come è vissuta dalla Comunità, la presidenza ecc…
domenica 15 aprile – rapporto tra Associazione Viottoli e Cdb
domenica 10 giugno – riprendiamo a voce il dialogo interno alla Cdb apparso sui fogli cdb nei mesi scorsi.
L’assemblea si conclude iniziando a discutere sull’argomento previsto per la prossima giornata comunitaria. Bruno: la celebrazione fatta in comunità è più partecipata, più vissuta, rispetto alla messa tradizionale. Per quanto riguarda la presidenza all’Eucarestia, secondo lui è giusto avere una persona di riferimento, “un motore” che attivi gli altri, così che possa essere anche un punto di riferimento.
Altri: il “motore” può essere fatto da una comunità composta da tante persone e non da un singolo.

Verbale a cura di Emanuele Olivero
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POMERIGGIO

Come avevamo deciso, la comunità si è riunita in assemblea dalle ore 14 alle 17: eravamo presenti in 18 e ho registrato 28 interventi (ma sono stati di più). Dopo aver letto la “Lettera dal Convegno Nazionale di Borgaro agli uomini delle CdB italiane”, il confronto è subito entrato nel merito. Io ne tento qui una sintesi per punti: rileggendo i miei appunti ci rifletto ancora su e li faccio circolare in comunità, anche a beneficio di chi non c’era. Spero di riuscire abbastanza chiaro e, soprattutto, di non travisare il pensiero di nessuno/a; in questo caso chiedo venia da subito: i successivi chiarimenti non potranno che essere utili a tutti e tutte, anche a chi non era presente.

LA PARITA’ UOMO/DONNA
Luisa ha rotto il ghiaccio: per noi donne è sempre un punto da raggiungere; per voi uomini è un punto dato; in questo sta una differenza di genere significativa.
La domanda di Cristiano è precisa: se il sessismo lo apprendiamo con il latte materno (com’è scritto nella lettera al punto 6b), che cosa ci farà tornare indietro? Il confronto? La buona volontà? La cultura?.. La questione della parità si pone anche tra le persone omosessuali: i gay rivendicano per sé l’omosessualità… le donne sono lesbiche! Probabilmente pesa il fatto che l’omosessualità maschile è più malvista.
Certo! – dice Francesco – perché mette in crisi gli stereotipi maschili.

SESSISMO E CAMBIAMENTO DI VITA
Fiorentina sottolinea la necessità del cambiamento con due esempi: i genitori che frequentano il FAT incarnano comportamenti diversi nei confronti dei figli e nei confronti delle figlie; questa è una responsabilità particolare delle mamme. Secondo esempio: sul lavoro (Fiorentina è un’infermiera) i maschi, bravissimi, a volte hanno atteggiamenti di “superiorità”, convinti di fare tutto meglio…
Questo atteggiamento maschile di superiorità a volte è accettato dalle donne – dice Francesco; allora diventa difficile proporre alternative… così a volte “evito di parlare, per non complicarmi la vita”. Ma è convinto che bisogna essere capaci di parlare sempre.
Anche Luciano dice: “In molte situazioni taccio, altrimenti sarebbe una discussione continua…”.
Luisa si ribella: “Gira gira, è sempre colpa di noi donne… anche il sessismo lo trasmettiamo noi, con il latte con cui nutriamo i cuccioli!..”
E’ difficile – riconosce Maria – ma bisogna parlare: denunciare il maschilismo, valorizzare le differenze, cambiare la cultura dominante… Ma il cambiamento avviene davvero – sostiene Ugo – quando lo pratichi per te, per stare meglio tu, non per far piacere alla moglie.
Quant’è vero! Solo allora, quando noi adulti staremo consapevolmente camminando sui sentieri del cambiamento, saremo in grado di “lavorare sui cuccioli” – come dice Luciano – proponendoci a loro come figure di riferimento diverse rispetto ai modelli proposti dalla cultura dominante.

LA FORZA
Poi c’è la questione della forza: secondo Antonella la forza fisica è individuale, non di genere.
E’ importante, per Marco, che la forza, come l’intelligenza, non diventi potere.
Su questo terreno, secondo Angelo, i comportamenti possono essere uguali, negli uomini come nelle donne, che si comportano come gli uomini quando trovano terreno favorevole: “Lupo mangia chi agnello si fa”. E’ una questione di carattere individuale: quindi la disponibilità al cambiamento deve esserci anche da parte delle donne!
Carla propone una riflessione interessante a proposito delle generazioni giovani: “le relazioni predominanti oggi sono tra madri e figlie; i maschi della famiglia finiscono per sentirsi ‘ospiti’… ed evaporano!”.
Francesco protesta: non è così nella sua esperienza personale e neppure nelle famiglie dei suoi amici… Ma conferma quanto dice Domenico: nel contesto familiare “sono aiutato” a condividere tutto, senza sentirmi superiore. E’ la riconoscenza alle donne della nostra vita: se la moglie non ti spinge e non ti aiuta, per noi uomini è difficile cambiare…

LA CdB
Qui si è aperto il capitolo dedicato alla nostra comunità e alle CdB in generale. Partendo dal riconoscimento di Luciano: la CdB è un ambiente “favorito”, perché in essa abbiamo già fatto un lungo cammino. La realtà, come sempre è complessa e sul tema sono emerse diverse sfaccettature:
•    La mia esperienza è legata all’intreccio, avvenuto a poco a poco nella mia vita, tra ricerca di fede e pensiero femminile. La scoperta, grazie al femminismo, della cultura patriarcale e della sua storia millenaria mi ha aiutato e mi aiuta a vivere la fede in modo personale, libero, critico, laico… leggendo in modo altrettanto critico i testi biblici e la conseguente tradizione ebraico-cristiana, figli e figlia di quella stessa cultura.
•    La speranza è basata sul cambiamento, che non solo è possibile in teoria, ma che sta coinvolgendo concretamente la vita di molti uomini. Non solo quelli che praticano i gruppi di autocoscienza maschile, come Uomini in Cammino di Pinerolo, ma anche altri, presenti, in particolare, all’assemblea. Se non tutti – come dice Domenico – fanno parte di un gruppo-uomini, ma parliamo delle stesse cose con accenti simili, vuol dire che queste cose (riflessioni e cambiamento) stanno “sotto terra” e vengono fuori dovunque ci sia qualcuno che le evochi parlandone.
•    Tuttavia è bene essere consapevoli – dice Memo – che nella nostra CdB il patriarcato è ancora presente. E non solo nella nostra. Lo confermano i preti che hanno contribuito al lavoro del gruppo che ha redatto la lettera; lo dimostrano la scarsa qualità del nostro ascolto delle donne e la fatica con cui la teologia femminista viene riconosciuta.
Carla riassume così la sua esperienza: 20/30 anni fa, quando partecipavo ai collegamenti nazionali delle Cdb, mi sentivo estranea, era tutto in mano ai maschi-preti… tutto pianificato: non c’era spazio per noi donne; si parlava solo di “dissenso nella chiesa”… Allora è iniziato un percorso autonomo delle donne: al di fuori, non contro una struttura che non ci rappresentava. La domanda pressante, ancora oggi, è: come far sì che la nostra ricerca entri in relazione con le altre? Come “pensiero pari”, non come oggetto del pensiero maschile… Come fare questo nella nostra CdB?
Luciana aggiunge altre domande: se siamo davvero tutti/e convinti/e che il patriarcato debba essere distrutto, non possiamo chiederci, in CdB, se e come il Vangelo ci aiuta a camminare su quella strada? Cosa c’è di sbagliato nelle relazioni? Il potere! Nella nostra CdB c’è un modo patriarcale di comportarci? Lo usiamo anche noi questo modello? Il prete (sia uomo sia donna) può essere inteso come figura patriarcale?
Questo è un tema caldo, ben documentato dal contesto in cui è nato, dodici anni fa, il quaderno di Viottoli “Nel segno di Rut”. Certamente abbiamo fatto un lungo cammino, da allora, ma rileggere il passato è utile per cambiare e non ripetere gli stessi errori. Il processo è lento, ma c’è. Anche nella Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni: adesso la Giunta Esecutiva è composta per metà da donne – assicura Memo che vi partecipa. Forse – suggerisce Domenico – è bene partecipare ai dibattiti e far presente l’assenza di donne, contrariamente alla proposta n° 2 della lettera… Comunque, ciò che conta è parlare: dicendoglielo in presenza o mandandoglielo a dire e disertando per protesta.
E’ stata un’assemblea preziosa, ricca, stimolante: non lasciamo cadere nel silenzio le cose che ci siamo detti e dette. Sarebbe un pessimo servizio reciproco! Questa specie di verbale ragionato vuole andare in quella direzione; e lo stesso faranno le prossime assemblee che l’Assemblea di Programmazione della CdB ha deciso di mettere in calendario entro l’estate (v. il verbale di Emanuele). Può essere faticoso passare una domenica in comunità a confrontarci tra di noi, ma penso che ne valga davvero la pena, perché ci aiutiamo a trasformare in pratiche di vita l’intellettualità dei pensieri e delle parole.

Verbale a cura di Beppe Pavan

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SCOUT CON DON CRISTIAN

Avremo la gioia di avere per quasi due giorni a Pinerolo don Cristian con una ventina di scout. Potremo rivedere Cristian e ascoltare la sua esperienza e l’esperienza del gruppo scout. Vogliono anche incontrare un po’ tutti i gruppi della comunità e dialogare. Periodo: dalla sera del 6 gennaio al primo pomeriggio dell’8.
Il F.A.T. e alcuni fratelli e sorelle della comunità stanno predisponendo l’accoglienza. I pasti si svolgeranno al F.A.T. Sarà un’accoglienza “alla buona”, con uno stile di sobrietà tipico dei gruppi scout e anche nei limiti delle nostre possibilità.

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DAL  GRUPPO  RICERCA

Desidero proseguire la riflessione, iniziata su Viottoli 2/11, intorno al libro di Giulio Giorello Senza Dio. Il quarto capitolo ci ha proposto pensieri sulla libertà ragionando “contro la proibizione”. “La mia libertà finisce dove comincia la tua” è una massima del buon senso, che, quando la si pronuncia, riceve solo consensi convinti. Libertà individuale totale, limitata solo dalla socialità, dall’essere, ciascun uomo e ciascuna donna, gangli di una rete di relazioni tra pari. E’ la formulazione, semplice e chiara, del massimo possibile di libertà individuale. Sulla carta.
Nella realtà quotidiana non è così. Giorello cita l’enciclica Spe salvi di Benedetto XVI (2007), dove c’è scritto che “la scienza (…) può distruggere l’uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa” (p. 146). Che significa “al di fuori della scienza” se non “al di fuori del corpo pensante degli uomini e delle donne di scienza”?
I cosiddetti “valori” (le “forze” papali) che ispirano ogni legislatore e ogni giudice, anche i più ben disposti, sono “i valori comuni cui si affida la maggioranza” (p. 144) e “non sono pochi che in nome di questo o quel valore pretendono di regolare la condotta altrui e tacciano d’intolleranza quelli che rimproverano loro tale invasione nella vita degli altri” (p. 142). Ecco le forze esterne!
E’ una “trappola autoritaria” (p. 138), messa in atto ogni volta da chi pone “la libertà al servizio della passione per la servitù” (p. 147). Basta che punti il dito contro un “eccesso” di libertà per sentirsi autorizzato a “impugnare Dio [la legge civile o morale o canonica… ndr] come una clava per sottrarci ogni forma di autonomia – filosofica, politico-economica, tecnico-scientifica” (p. 139).
“L’ateo – nel pensiero di Giorello – è colui che non aderisce; colui per il quale ogni comunità è (…) una collettività di cui si impegna a rispettare le norme di coesistenza, ma di cui non necessariamente vuole o deve introiettare i valori profondi” [corsivo mio]. Con l’aiuto di altri pensatori così prosegue: “Le preferenze personali di un individuo riguardano come lui vorrebbe essere trattato, mentre quelle esterne ci dicono come lui vorrebbe che gli altri fossero trattati” o come gli altri vorrebbero che lui fosse trattato, possiamo aggiungere.
L’utopia di questa filosofia di vita la troviamo descritta a p. 152, in una citazione dal Saggio sulla libertà di J. Stuart Mill: “Vogliamo la libertà di modellare il piano della nostra vita secondo il nostro carattere, di agire come vogliamo, con tutte le conseguenze, senza essere ostacolati dai nostri simili, purché le nostre azioni non li danneggino, anche se loro considerano il nostro comportamento stupido o sbagliato”.
Un corollario di questa affermazione, che in gruppo abbiamo condiviso e su cui ci è venuto spontaneo soffermarci a riflettere, è il seguente: lo Stato non dovrebbe essere tanto legislatore-repressore, quanto piuttosto educatore al “buon uso” della libertà. Esempio ormai classico, purtroppo, sono la legge 194 e la recente legge 40: quanto bene avrebbe fatto e farebbe alle donne (non solo in Italia, ovviamente) la “semplice” depenalizzazione del ricorso all’aborto, visto che del loro corpo si tratta, su cui devono essere universalmente riconosciute signore sovrane! E quanto male fa, viceversa, la pretesa di controllare e regolamentare da parte di un potere patriarcale fascista, incapace di nominare e riconoscere la libertà individuale quando non danneggia nessun altro/a!
Sono progetti, questo della libertà individuale come quello della democrazia diretta, che non sfuggono al più scontato dei pre-giudizi: quello di essere “utopici”. Eppure, quando ci riflettiamo su, condividiamo che “utopico” non significa “impossibile”, bensì “non ancora realizzato”. Come il Regno di Dio. Che resta la meta verso cui camminiamo nella vita, nella nostra individuale e in quella del creato. Utopia, dunque, è un bellissimo progetto a cui vale la pena dedicarsi. Sognandolo possibile, cioè realizzabile.

Beppe Pavan

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INIZIATIVE CONTRO L’OMOFOBIA 2012: LE ULTIME NOVITA’

Proseguono gli incontri mensili per organizzare le iniziative contro l’omofobia in programma per il 2012 nel pinerolese.
L’ultimo incontro del 13 dicembre si è aperto prendendo atto con piacere delle nuove adesioni di Federazione della sinistra di Pinerolo, Pensieri in Piazza e Sinistra Ecologia e Libertà di Pinerolo, che si aggiungono a quelle dei gruppi che hanno firmato il documento con cui abbiamo promosso le iniziative: Comunità cristiana di base di Pinerolo,  Chiesa valdese di Pinerolo, F.A.T., La Scala di Giacobbe, Parrocchia di San Lazzaro, Associazione Valore Laicità Alberto Barbero, Associazione Viottoli
Abbiamo poi fissato le date dei vari momenti previsti nella prima metà del 2012:
– venerdì 3 febbraio dalle ore 20:45: proiezione del primo film (titolo da definire).
– venerdì 25 febbraio dalle ore 20:45: incontro con Rigliano sul suo ultimo libro sulle terapie riparative.
– venerdì 16 marzo dalle ore 20:45: proiezione del secondo film (titolo da definire).
– venerdì 20 aprile dalle ore 20:45: proiezione del terzo film (titolo da definire).
– domenica 20 maggio ore 10-11: momento di preghiera ecumenico durante il culto domenicale presso il Tempio valdese di Pinerolo.
– domenica 20 maggio a partire dalle ore 14: allestimento stand di libri (sarà proposto alle librerie di Pinerolo di partecipare) e spettacoli teatrali.
– Nel contesto di “maggio libri” la Biblioteca Alliaudi di Pinerolo curerà la presentazione pubblica di un libro sul tema.
Con le date precise sarà possibile chiedere il patrocinio del comune e l’uso del Salone dei Cavalieri: Beppe Pavan si è già attivato in questo senso prenotando la sala; una delle associazioni aderenti all’iniziativa (il FAT) dovrà richiedere con una lettera al comune il suo patrocinio.
La Scala di Giacobbe si è presa l’incarico di individuare i titoli dei tre film che proietteremo, di scegliere il libro da presentare a maggio libri e di contattare alcuni gruppi teatrali per gli spettacoli previsti.
Sarà infine necessario “prenotare” dalle 13 alle 20 la piazza: la metà “nord” di P.za Fontana o P.za Facta.
L’organizzazione è a buon punto, ma c’è ancora parecchio lavoro da fare: invitiamo chiunque fosse interessato/a ad unirsi al gruppo organizzatore, partecipando al prossimo incontro che si terrà lunedì 9/1/12 alle ore 17 presso la sede della comunità di base in C.so Torino, 288.

Francesco Giusti

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VERBALE DEL COORDINAMENTO TECNICO DELLE CDB E GRUPPI CREDENTI PIEMONTESI DEL 16/12/11

Erano presenti: Giovanni, Francesco, Silvano e Cesare, in rappresentanza delle cdb di Torino, Pinerolo, Chieri e Piossasco.

Carissime/i,
innanzi tutto un augurio a tutte/i voi per le prossime festività natalizie, perché il ricordo della nascita del profeta Gesù sia un momento di solidarietà con gli esclusi ed emarginati e di condivisione comunitaria.
L’incontro del 16 dicembre ci ha visti confrontare sulla proposta emersa nel corso dell’ultimo Collegamento Nazionale delle comunità tenutosi lo scorso ottobre. In tale occasione, come forse sapete già, è stato proposto alle comunità piemontesi di coordinare i lavori di uno dei gruppi di lavoro del prossimo CONVEGNO NAZIONALE DELLE CDB, che si terrà a Napoli dal 28 al 30 aprile 2012.
Tale “laboratorio” avrà come (possibile) tema: “Fermenti ecclesiali di base – quali rapporti/relazioni in una prospettiva di corresponsabilità e democrazia”.
Abbiamo innanzi tutto condiviso la preoccupazione, avvertita da tutti i presenti, legata al fatto che tale tema, se non adeguatamente preparato, rischi di essere troppo generico e di non rendere quindi possibile un utile e proficuo confronto. Nello stesso tempo abbiamo pensato che sia un tema sul quale è necessario confrontarsi perché la realtà della chiesa di base, in questi ultimi anni, presenta effettivamente interessantissimi sviluppi e vede la crescita e diffusione di esperienze non esplicitamente o unicamente legate alle comunità di base, nei confronti delle quali dobbiamo porci il problema di che tipo di relazione vogliamo costruire e come.
Abbiamo ritenuto importante “arrivare preparati” a questo appuntamento.
La proposta che facciamo, quindi, è di utilizzare il tempo che ci separa dalla prossima riunione del coordinamento regionale piemontese, che proponiamo per il 26 febbraio 2012 (a Torino presso la sede della comunità e dell’Associazione Opportunanda), per realizzare un percorso di riflessione che ogni comunità dovrebbe svolgere al proprio interno sul tema proposto.
Per fare in modo che il percorso di riflessione comunitaria sia proficuo ed evitare il rischio di perdersi per la possibile genericità del tema, abbiamo pensato di circoscrivere l’ambito tematico e proporre alle singole comunità una “traccia” di riflessione. Tale traccia è frutto di alcuni pensieri che abbiamo chiesto di rielaborare a Franco Barbero, il quale aveva fatto giungere al coordinamento un breve scritto i cui contenuti abbiamo condiviso e valutato come possibile base, da ampliare, per costruire appunto la “traccia” di cui sopra.
Queste prime riflessioni, eventualmente implementate nella forma e nei contenuti, dovrebbero servire come base per il confronto comunitario. E’ importante che ogni singola comunità raccolga il frutto della propria riflessione, se possibile trascrivendo quanto emerso e creando un proprio documento scritto.
Il prossimo incontro regionale di febbraio potremmo utilizzarlo come prima occasione in cui fare il “punto della situazione” in merito a quanto emerso dalle riflessioni comunitarie e dei singoli gruppi e dove ogni singola comunità/gruppo presenta i risultati, se così si può dire, di quanto emerso al proprio interno.
L’intenzione è di arrivare a costruire un documento-proposta che possa servire come presentazione ed introduzione al lavoro di gruppo del laboratorio di cui, come comunità piemontesi, saremo i coordinatori.
Ogni singola comunità riceverà copia della “traccia” di cui sopra. E’ ovviamente non solo possibile, ma auspicabile, che le singole comunità, se lo ritengono necessario, facciano circolare il proprio pensiero e le possibili critiche in merito alla proposta fatta. Ricordiamo che il tempo a nostra disposizione è in realtà scarso. Dopo l’incontro di febbraio sarà possibile vederci, forse, ancora una sola volta prima del convegno di Napoli.
Al di là, però, dell’occasione offerta dal convegno nazionale, la necessità di conoscere adeguatamente la situazione in cui si trova la chiesa di base, cosa “bolle in pentola” in merito, che tipo di relazione intendiamo avere con le nuove e variegate realtà critiche e come costruire questa relazione, sono temi che crediamo debbano trovare adeguata riflessione al nostro interno e su cui merita soffermarci.
Siamo a disposizione per raccogliere le critiche e le proposte che giungeranno dalle comunità.
Un abbraccio ed un caro saluto ed augurio di buone feste a tutte/i.

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ALCUNE PROPOSTE PER IL NOSTRO CAMMINO

Siccome a fine aprile le comunità cristiane di base del Piemonte avranno il compito di animare una commissione sui “nuovi fermenti…”, voglio segnalare alcuni nodi o temi che, a mio avviso, potrebbero favorire un utile approfondimento per noi.
Meglio ancora se riuscissimo, data la portata di questi temi, a farli diventare occasione di un confronto con altre realtà ecclesiali.
•    Un esempio. Anche l’attuale scarsissima e subito ritrattata “disponibilità” a discutere sul pagamento dell’ICI da parte della gerarchia potrebbe sfociare in un confronto allargato su “Chiesa, Denaro, Vangelo” che ora trova profonda sintonia con ampie aree delle comunità cattoliche.
Perché non concordare un incontro regionale su questo tema così aggregante per tante parrocchie, associazioni, comunità e singole persone?
Perché non cercare di individuare proposte precise da presentare nelle nostre realtà della chiesa locale?
•    Mentre la chiesa ufficiale sembra rinchiudersi ulteriormente per custodire i suoi “tesori dogmatici” e “sacramentali”, mi sembra che la lettura storica, critica, personale e comunitaria della Bibbia sia una delle vie maestre per una fede adulta e responsabile, non dipendente dalle istanze gerarchiche.
Perché non trovare un’occasione qualificata e condivisa con altre esperienze per un convegno su “Lettura nelle Scritture e libertà nella società e nella chiesa?”
Come le Scritture diventano Parola di Dio e sorgente di libertà? Le nostre esperienze possono dirci qualcosa al riguardo e come possiamo proseguirle e approfondirle nel confronto con altri percorsi?
•    Un convegno nazionale sul Gesù storico potrebbe servire sia a rivisitare il nostro percorso di ricerca ormai più che trentennale sul tema, sia a riconoscere limiti, ambiguità e nuovi apporti, sia a verificare quale riscontro esistenziale tale ricerca ha prodotto, cioè il suo “significato” per il nostro cammino di fede oggi.
Nello stesso tempo, tranne pochissime eccezioni, il protestantesimo italiano in tutte le sue espressioni, così ricche e stimolanti, fa blocco con le gerarchie cattoliche nella difesa ad oltranza del dogma cristologico – trinitario, nodo decisivo rispetto al pluralismo religioso. Ciò diventa sempre più evidente e problematico, mentre in Italia le pubblicazioni al riguardo sono abbondantissime e pregevoli anche sul terreno specifico della ricerca scientifica. Si configurano ormai due “binari” cristologici, ma sul piano della predicazione e della catechesi cattolicesimo ufficiale e protestantesimo non prendono nemmeno in considerazione le nuove (si fa per dire!) riletture cristologiche e di storia del dogma.
Ci si offre una ghiotta e indigesta occasione di ecumenismo che può aprirci a reciproci arricchimenti.
Si tratta anche di riprendere una riflessione più rigorosa rispetto alle confusioni in atto tra tradizione e tradizionalismo.
•    E in questi anni, in cui abbiamo riflettuto e operato per una società e una chiesa più laiche, non potrebbe essere utile una riflessione sulle categorie e la realtà del “sacro”?
Non c’è da qualche parte, potremmo dire, un “nucleo sacro o di sacralità” da riconoscere o addirittura da proteggere? Basta desacralizzare?
Il “sacro” può, in alcune culture e in alcune accezioni, costituire un affidabile compagno di viaggio nel riconoscere e vivere in modo liberante e costruttivo il “senso del mistero”?
Una cultura senza “mistero-i” non rischia un nuovo appiattimento dogmatico?
•    Insomma, mentre sono alle ultime stazioni del piccolo treno della mia vita, ho ancora tanta “voglia di viaggiare” ed esplorare nuovi paesaggi. Anche perché penso che, per il cristianesimo, il bello debba ancora venire. E sarà un bene per l’umanità.

Franco Barbero

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VIOTTOLI – IL NUOVO NUMERO

Viottoli n. 2/2011 (anno XIV)  –  Semestrale di formazione comunitaria


Editoriale
   La stagione degli imbrogli, degli inganni e dell’indignazione

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DOSSIER –    Piccola ricerca sul sacramento dell’ordine

testi e riflessioni di:   Mauro Pesce, Giovanni Franzoni, Giancarla Codrignani, Augusto Cavadi, Mira Furlani, Alessandro Esposito, Catti Cifatte, Tonino Cau, Lidia Menapace, Salvatore Domolo, Ausilia Riggi, Marcello Vigli, Giuseppe Barbaglio, Amilcare Giudici
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Letture bibliche

Pensare secondo Dio: che vorrà mai dire? (Mt 16,13-19)
Anch’io siedo su una cattedra? (Mt 23,1-12)
Un esodo di libertà (Mc 1,1-8)
Il comandamento più importante (Mt 22,34-40)
All’ultima ora… (Mt 20,1-16)
L’attesa saggia e operosa (Mt 25,1-13)
Leggendo Matteo in gruppo…
Gesù ci propone una cittadinanza laica (Mt 22,15-22)
Il canto della vigna (Mt 21,33-43)
Come Gesù, anche noi siamo coloro… (Mt 11,2-11)
Possiamo fare di più… (Mt 25,31-46)
Portare la nostra croce: una scelta  responsabile (Mt 16,21-27)
Disponibili ad agire, dire sì ogni giorno (Mt 21,28-32)
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Teologia politica cultura

Tra autorità e libertà: la controversa strada della ricerca scientifica    di Gruppo Ricerca della Cdb di Pinerolo
E se Dio non fosse una risposta, ma piuttosto una domanda?  di Cesare Melillo
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Preghiere personali e comunitarie

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Segnalazioni e recensioni

Margherita Hack, La mia vita in bicicletta,
Claudio Rendina, La vita segreta dei Papi
Merlin Stone, Quando Dio era una donna
Ina Praetorius, Penelope a Davos
Luisa Muraro, Non è da tutti…
Luisa Muraro, Il Dio delle donne
KE. Børresen, A. Valerio, Donne e Bibbia nel Medioevo
Elizabeth Green, Il filo tradito
Giancarla Codrignani, Stiano pure scomode, signore
Luisella Veroli, Alda Merini: ridevamo come matte
Elio Rindone, Chi è Gesù di Nazareth?

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INCONTRO SULLE “TEOLOGIE DEL PLURALISMO RELIGIOSO IN ASIA”

Sabato 21 gennaio si terrà a Torino il nono incontro del corso biennale di teologia del pluralismo religioso (il terzo di questo secondo ciclo iniziato a settembre 2011).
Franco Barbero introdurrà il dibattito parlandoci di “Teologie del pluralismo religioso in Asia: Tissa Balasuriya, Aloysius Pieris e Hyun Kyung”.
Per rendere più proficuo il confronto, per chi può ed è interessato/a, si consiglia la lettura dei seguenti testi:
1) AA.VV., Teologie della liberazione, Punto Rosso
2) Aloysius Pieris, Una teologia asiatica di liberazione, Cittadella
3) Concilium, Cina e cristianesimo, 2008
Come al solito l’incontro si terrà a Torino presso il “Colegio de Salamanca” in Via Buozzi 2 (a cinque minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova), dalle ore 15:30 alle ore 18:15.
Si ricorda che il corso è completamente gratuito e aperto a chiunque voglia partecipare anche solo ad un incontro.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a Francesco Giusti (tel.: 0121-76441 o 320-0842573; e-mail: giupaz@tin.it) e Franco Barbero (tel.: 0121-72857)

Francesco Giusti

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ORA TOCCA AGLI UOMINI

Dopo un bel “pezzo di cammino” questo 2012 ci regalerà la gioia di alcune benedizioni di nozze omosessuali. La Scala di Giacobbe e soprattutto la “comunità nascente di Torino” organizzano con me queste celebrazioni di cui gli sposi sono stati i veri protagonisti fin dal primo incontro scegliendo luoghi, tempi e modalità celebrative.

Franco Barbero

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GRUPPO MEDIE E GRUPPO GENITORI

Sabato 14 gennaio alle ore 17:30 si terrà il terzo incontro del “gruppo medie”, animato da Francesco Melillo. Quest’anno gli incontri sono dedicati alla scoperta del Gesù storico. Che cosa sappiamo dell’infanzia e dell’adolescenza di Gesù? Gesù credeva in Dio? Come lo pensava e come lo pregava? Come sognava il mondo? Questi sono alcuni degli interrogativi che accompagneranno il cammino dei ragazzi, ma anche dei genitori che, in contemporanea al “gruppo medie”, si trovano per approfondire gli stessi temi.
Per chi volesse aggiungersi a uno dei due gruppi, c’è ancora posto!
Per informazioni: Francesco Melillo 333/2572941, Valentina Pazé 329/5822891.

14 GENNAIO – FRANCO BARBERO PRESENTA “DA GESU’ AL CRISTIANESIMO”
Sabato 14 gennaio, alle 17.30, i genitori del gruppo “medie” discutono con Franco Barbero l’ultimo libro di Mauro Pesce, “Da Gesù al cristianesimo” (Morcelliana, Brescia 2011). L’incontro, che si svolge presso la sede del F.A.T., in Vicolo Carceri 1, è aperto a tutti gli interessati.

Valentina

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GRUPPO “UOMINI IN CAMMINO”

Giovedì 12 e 26 gennaio, presso la sede del FAT (Vicolo Carceri 1, Pinerolo), il gruppo si riunisce con il solito orario: 19-20,30. Ricordiamo che il gruppo di Pinerolo è sempre aperto ad accogliere chi volesse provare a mettersi in cammino… chiediamo solo di contattare prima uno di noi.

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COMUNITA’ CRISTIANA DI BASE DI PIOSSASCO

Eccoci a ricominciare un anno con preoccupazioni e ansie, ma auguriamoci anche con tanta speranza. La speranza che continuiamo a coltivare pregando ed operando sulla strada di Gesù di Nazareth.
Di seguito gli impegni della comunità per il mese di gennaio 2012:

Domenica 15 gennaio h. 10: Eucarestia e lettura biblica in via Pinerolo 102 (da Cecilia e Gustavo). Prepara Gustavo.

Venerdì 27 gennaio h. 18,00: Gruppo biblico da Maria Grazia Suppo – via Martiri     della Libertà 17. Leggeremo il libro di Rut. Prepara Tiziana.

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