Lunedì 12 marzo 2012 – Vangelo di Matteo cap. 11

Le reazioni alla predicazione e ai miracoli di Gesù sono diverse e spesso negative, nelle città della Palestina; e queste reazioni sono loro imputate a responsabilità precise, direttamente dipendenti dalla predicazione dei profeti e dai miracoli in esse compiuti: chi non “vede” è perché non vuole vedere…

Diverso è per le città in cui il messaggio non è stato predicato (Tiro, Sidone, Sodoma) e che quindi non sono responsabili di un rifiuto impossibile da opporre a ciò che non si conosce. O meglio: tutte le città (gli uomini e le donne che le abitano) sono chiamate a praticare la giustizia e tutte lo fanno a modo loro. La responsabilità più grande è di quelle in cui la predicazione (e i miracoli compiuti) è diretta e più forte: nessuno/a può dire “non sapevo…”.

 

Giovanni il battezzatore

Il primo “miracolo” è rappresentato da Giovanni il battezzatore. In un paese che conosceva a memoria vita e miracoli di tanti profeti dell’antichità, sembra impossibile che non venga riconosciuto come profeta quell’uomo che vive all’opposto dei ricchi oppressori e paga con la vita (con l’esempio e con la morte) la coerenza con il messaggio che incarna (vv. 7-15).

Lo stesso discorso vale per Gesù: le opere rendono testimonianza alla verità del suo messaggio (vv. 1-6). Ma qualunque sia il modello di vita del profeta, la sua vita suona sempre come “giudizio” per chi vive nell’ingiustizia e le reazioni più scontate sono le critiche denigratorie, anche le più incoerenti: Giovanni è un indemoniato, perchè non mangia e non beve… Gesù, al contrario, è un mangione e un beone…

Denigrare è un meccanismo di rimozione, per evitare di guardarsi dentro e confrontarsi con il messaggio che ci viene annunciato. Come facevano i bambini giocando: un gruppo suona il flauto e l’altro non balla; un gruppo mima i lamenti funebri e l’altro non si mette a piangere… Non stanno al gioco, non reagiscono in maniera coerente.

Ed ecco la sentenza, la riflessione paradigmatica: alla sapienza è resa giustizia dalle sue opere (19b). Quando c’è coerenza tra le parole e le opere di una persona, lì c’è profezia, c’è giustizia; quella è una persona da ascoltare con attenzione (v. 5).

L’altra faccia della medaglia è l’invito conseguente, a ogni persona, a vivere con coerenza tra le parole e le pratiche, per essere discepola dell’amore e della giustizia: quella è la strada della salvezza (Matteo 10,22).

 

Un carico leggero

La preghiera finale di Gesù (vv. 25-28) dice la stessa cosa con altre parole: prima erano i ricchi a rifiutare la profezia (v. 8), qui sono i sapienti e i furbi (v. 25). La parola di Dio, l’invito a salvarsi con l’amore è accolta dai poveri, dai semplici, da coloro che nel capitolo 5 sono invitati/e ad alzarsi in piedi e a ribellarsi all’ingiustizia, perchè quella è la strada della loro “beatitudine”.

Questo è un “carico leggero”, un “giogo agevole”. Sembra che la vita bella la facciano i ricchi e i potenti; in realtà non è così, e lo può testimoniare chi cammina sulla strada dell’amore: è immensamente più piacevole vivere con amore e condivisione che non in uno stato di perenne competizione.

Questa è anche la mia testimonianza, e quella di tutte le persone che si sono “convertite” secondo lo spirito evangelico: hanno cambiato vita e resistono ogni giorno fino alla fine. Salvezza e beatitudine a loro e, grazie a loro, al mondo!

 

La novità insuperabile

Infine, alcune annotazioni su un capitolo che condensa e riassume temi della polemica anti-giudaica propria della catechesi di Matteo:

1- Il “nuovo” (vv. 12-14) è cominciato, per Matteo, con la risurrezione di Gesù: lì Giovanni non ci sarà, ci saranno solo i “violenti” tra coloro che vivono in quel periodo. E’ il brano più oscuro di Matteo. Molte sono le interpretazioni; riporto le due di Ortensio da Spinetoli: i violenti sono le persone di buona volontà che prendono d’assalto il Regno, che a poco a poco si va affermando, per riceverne i beni promessi; ma ci sono anche i violenti che vogliono distruggerlo; però esso continua ad affermarsi.

2- Il “regno nuovo” è talmente “più” di quanto c’era prima che il più piccolo, il più umile di quanti vi avranno parte sarà più grande del più grande del vecchio, che è Giovanni. Insomma, Matteo non bada a spese per presentare Gesù e il suo Vangelo come la novità insuperabile; e, nella competizione tra i discepoli dei due, non esita a dichiarare la superiorità di Gesù facendola testimoniare dallo stesso Giovanni (1-6).

3- E’ così grande, Gesù, che è persino più grande di Elia, il profeta di cui tutto Israele continuava ad aspettare il ritorno per annunciare i tempi messianici. Ebbene – dice Gesù – la funzione di Elia è incarnata da Giovanni, annunciatore dell’avvento del Messia. Il suo stile di vita e la sua predicazione ve lo devono far capire con tutta evidenza. La responsabilità, adesso, è vostra: l’annuncio l’avete ricevuto; se avete orecchie “adeguate” lo potete capire, non potete non capirlo. Ma ci vuole capacità e disponibilità all’ascolto profondo, per “capire”, comprendere e trasformare in vita.

 

Riflessioni del gruppo

  1. Chi si crede sapiente non è capace di vedere la coerenza del profeta e, quindi, di farsi coinvolgere dall’invito a fare altrettanto. Che le opere del profeta siano “opere di bene” lo vedono solo occhi che vedono il bene: qui sta la responsabilità personale di chi reagisce a ciò che vede e sente.
  2. Per “vedere” non bisogna essere pieni/e di sé: essere concentrati/e solo su se stessi/e porta alla cecità del cuore. Forse è frutto di paura… In realtà tutti/e siamo un po’ autocentrati/e. Dobbiamo aprire il cuore alla compassione, all’empatia.
  3. Questo è un “cammino per la vita”; ed è un impegno “leggero”, nel senso che non comporta tormenti e ansia, ma dà felicità. E’ un “giogo leggero”, perchè Gesù non ci chiede di rispettare norme dettagliate di vita, pesanti quando sono obbligatorie. Il suo invito è semplice: ama e vivi come vuoi.
  4. Giovanni è molto valorizzato, ma anche relativizzato. E su questo confronto tra il “vecchio” e il “nuovo” Matteo costruisce la sua teologia (come ha già fatto Paolo): Gesù è il Messia annunciato da Elia, proprio come credete voi! E’ catechesi per la sua comunità; è catechesi per i seguaci di Giovanni il battezzatore; è l’oggetto della polemica, aspra e radicale, nei confronti dei giudei, incapaci di “vedere” e di cogliere il “nuovo” che è Gesù e il suo messaggio.
  5. E il messaggio conclusivo del capitolo (vv. 25-30) è un bel messaggio di speranza anche per noi oggi: questo cammino di vita sui sentieri dell’amore è fonte di felicità, è novità che costantemente rinnova i nostri giorni e ci educa alla capacità di stare in tutte le relazioni con empatia e gioiosa compassione.

Beppe Pavan

N° 3/2012

FOGLIO DI COMUNITA’

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base
Distribuzione gratuita — Stampato in proprio c/o ALP, Via Bignone 89, Pinerolo (To) il 28/02/2012


LE EUCARESTIE

(nella sede della comunità)

DOMENICA    4 marzo  ore   10 :   prepara il gruppo del lunedì sera-sede
DOMENICA  11 marzo  ore   10 :   prepara il gruppo del lunedì sera-FAT
DOMENICA  18 marzo  ore   10 :  prepara il gruppo del lunedì sera-sede
DOMENICA  25 marzo  ore   10 :  prepara il gruppo “La scala di Giacobbe”

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PASQUA
Celebriamo la Pasqua di Gesù con alcuni momenti significativi:

DOMENICA  1 aprile ore 10:  il gruppo bimbebimbi e il gruppo genitori invitano la comunità alla propria festa di Pasqua. Sarà l’occasione per condividere con tutta la comunità il cammino fatto quest’anno dal gruppo, in compagnia di Zena e di Ghi.   Al Centro Sociale di via dei Rochis

LUNEDI’       2 aprile  ore 21:  Festa del perdono. Prepara il gruppo del lunedì sera-FAT.    Nella sede della comunità

SABATO        7 aprile ore 21: Veglia pasquale. Prepara il gruppo del lunedì sera-sede.    Al Centro Sociale di via dei Rochis

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ALTRI APPUNTAMENTI

ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ: domenica 18 marzo, ore 10,30, subito dopo una breve celebrazione eucaristica, la comunità è convocata per l’assemblea di programmazione, prevista fino alle ore 12. Si raccomanda la maggior partecipazione possibile. Seguirà, per chi può e lo desidera, il pranzo comunitario autogestito.

GRUPPO DONNE: Giovedì 1, 8, 15 e 22 marzo, ore 16,30 da Carla o da Luisa. Ci stiamo confrontando in vista del prossimo incontro di collegamento nazionale che avrà luogo il 24 e 25 marzo a Bologna.

GRUPPO BIMBEBIMBI: sabato 3 marzo ore 15 e domenica 18 marzo, ore 17, nella sede della Cdb.

GRUPPO RICERCA: martedì 13 e 27 marzo, alle ore 21 a casa di Paola Bertozzi ed Elio Tebaldini

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GRUPPI BIBLICI SETTIMANALI

lunedì ore 21 in sede lunedì ore 21 al FAT
Stiamo leggendo il vangelo di Matteo.

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LA SCALA DI GIACOBBE

SABATO 24 MARZO alle ore 17, presso la sede della Comunità, con Franco Barbero discuteremo del ruolo dei gruppi di credenti omosessuali nella società italiana, in vista del secondo Forum dei cristiani omosessuali italiani, che avrà luogo dal 30 marzo al 1 aprile 2012 ad Albano, a cui prenderanno parte i nostri rappresentanti Emanuele e Luca. Alle ore 19,30 cena autogestita presso i locali del F.A.T. Dopo cena guarderemo insieme il film “A single man” (USA 2009) di Tom Ford con Colin Firth e Julianne Moore. Ambientato a Los Angeles nel 1962, il film racconta la storia di George, professore universitario che fatica a trovare un senso alla propria vita dopo la morte del compagno Jim.
DOMENICA 25 MARZO alle ore 10 il nostro gruppo guiderà l’eucarestia della Comunità.

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VERBALE DELL’ASSEMBLEA COMUNITARIA

L’Eucarestia breve si è rivelata una pratica felice, permettendoci di cominciare con puntualità l’assemblea di programmazione. Abbiamo discusso e deliberato in merito a:

1) – Calendario mese di marzo (v. sopra).

2) – Convegno nazionale e incontro regionale (v. notizie specifiche su questo foglio)

3) – Autofinanziamento. Dome ci ha illustrato la situazione entrate/uscite per l’anno 2011. Chi desidera conoscere i dettagli li chieda a lui. Stiamo praticando tagli e risparmi, anche nel nostro piccolo. E ringraziamo l’Associazione Viottoli che collabora per il pareggio. Riflessione conclusiva: l’importante è fare comunità, e questo è un impregno assolutamente libero e volontaristico. Purtroppo i soldi sono necessari, dal momento che ci serve una sede funzionante. Per questo l’invito è a impegnarsi a versare con regolarità la propria quota. Chi non può sappia che l’importante è fare e stare in comunità.

4) – Archivio Cdb. Stiamo cercando di collaborare con l’iniziativa avviata a livello nazionale. Chi ha a casa propria materiali della cdb di Pinerolo è pregato/a di tenerlo raccolto in un luogo preciso, a disposizione del gruppo di lavoro che, se la proposta di Francesco si tradurrà in pratica, si assumerà il compito di compilare la scheda di archiviazione predisposta dalla comunità dell’Isolotto.

Beppe Pavan

Nel pomeriggio si è svolta l’assemblea sul tema dell’Eucarestia in comunità. Lo scambio è stato ricco e partecipato, difficile da riassumere. Chi desidera condividere un contributo scritto su questo tema, potrà proporlo per la pubblicazione sui prossimi fogli di comunità.

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VERSO LA GIORNATA “CONTRO L’OMOFOBIA”

Giovedì 29 marzo alle ore 21, al Cinema Italia Sala 2Cento, via Montegrappa 2, nell’ambito di “8 marzo e dintorni – Giornata Internazionale della Donna 2012”, proiezione del film “TOMBOY” (Francia, 2011) di Céline Sciamma con Zoé Héran e Malonn Lévana.

Venerdì 20 aprile alle ore 21, nella Sala della Comunità Montana del Pinerolese – Piazza III Reggimento Alpini 1, proiezione del film “PRAYERS FOR BOBBY” (USA, 2009) di Russell Mulcahy con Sigourney Weaver e Ryan Kelley.

Domenica 20 maggio, dalle ore 14, Piazza Luigi Facta, manifestazione contro l’omofobia con stands informativi, musica dal vivo, spettacoli e letture.

Il gruppo organizzatore si ritroverà lunedì 5 marzo, ore 17, nella sede della comunità.

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GRUPPO  MEDIE

Proseguono gli incontri mensili del gruppo ragazzi/e medie, animato da Francesco Melillo. Anche noi genitori ci incontriamo regolarmente per leggere insieme il libro di Ortensio da Spinetoli, Gesù di Nazaret, Ed. La Meridiana. Il prossimo incontro si svolgerà sabato 10 marzo, dalle ore 16 alle 17,30, a casa di Silvia Arseni.

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CLAUDIO  CARAMELLINO  E  MARIA  CI  HANNO  LASCIATO

Dopo quasi 10 anni di sofferenze e pesanti limitazioni dovute alla sua condizione di tetraplegico e affrontate con coraggio, pazienza e grande dignità, Claudio si è spento. La fine più volte invocata e attesa è arrivata in una gelida e nevosa mattina di febbraio. Lo vogliamo ricordare come era nel fiore della salute e della voglia di vivere e progettare. Un carissimo ricordo anche a mamma Maria. Dopo questi lunghi e pesanti anni trascorsi a prendersi cura di questo figlio notte e giorno, incessantemente e con una dedizione totale, ha cessato di combattere. A soli 17 giorni di distanza dalla morte di Claudio, lo ha seguito. Si è arresa al male incurabile che da più di due anni la affliggeva.
O Dio, ora sono tra le Tue amorevoli braccia. Siamo sicuri/e che presso di Te troveranno quella pace a lungo inseguita e sperata.

Antonella e Domenico

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UN ABBRACCIO A CRISTIANO…

…che ha accompagnato la mamma negli ultimi giorni della sua vita. Ora anche lei è tra le braccia di Dio… Un abbraccio affettuoso anche al papà di Cristiano.

La comunità

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INCONTRO  CON  STELLA  BERTUGLIA

Lunedì 5 marzo, alle ore 10, in sede. Stella è una nostra carissima amica, femminista e insegnante a Palermo. Ci presenterà alcune sue riflessioni sulle relazioni uomo-donna in Sicilia, che ha raccolto in una veste tipografica particolare e che ha chiamato “segnalibri”. Proponiamo di portare qualcosa da condividere per pranzo, continuando così l’incontro.

Beppe e Carla

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COLLEGAMENTO NAZIONALE DELLE CDB

Sabato 18 febbraio 2012 si sono riuniti a Roma, presso la Comunità di S. Paolo, i rappresentanti di varie comunità cristiane di base italiane, in particolare di quelle maggiormente coinvolte nella organizzazione e gestione del XXXIII incontro nazionale che si terrà a Napoli dal 28 al 30 Aprile di quest’anno.

Si trattava infatti di dare gli ultimi ritocchi al programma e individuare i mezzi più appropriati alla sua diffusione (dépliants, locandine, ecc.) nonché di esaminare alcuni problemi di copertura finanziaria.

Sono presenti: Stefano Toppi, Dea Santonico e Antonio Guagliumi della Comunità di S. Paolo, Roma; Gabriella Natta del Gruppo donne della medesima Comunità; Corrado Maffia, Enzo Cortese e Cristofaro Palomba della Comunità del Cassano di Napoli e Beppe Pavan della Comunità di Pinerolo.

Viene letta l’e-mail inviata da Marcello Vigli, che per motivi di salute non ha potuto partecipare di persona all’incontro e che contiene vari suggerimenti operativi e orientativi per i vari interventi degli invitati e della quale si terrà conto nel modo più approfondito possibile.

La variante più significativa rispetto alla bozza di programma sin qui circolata è quella proposta dalla Comunità del Cassano: si tratterebbe di far svolgere tutte le attività previste per il pomeriggio di domenica 29 (pranzo, assemblea, Eucaristia, Coro Gospel) anziché presso l’aula magna dell’Istituto che ci ospita, presso l’auditorium comunale sito nel quartiere di Scampia, il quale verrebbe concesso gratuitamente dal Comune. Tutti sarebbero d’accordo, ma problemi logistici (trasporto) ed economici (catering) sono ancora all’esame per una soluzione sostenibile.

Altre precisazioni riguardano:

– Il titolo dell’incontro di apertura di sabato 28 è così modificato: “Quali speranze per un futuro alternativo: le Comunità s’interrogano conversando con…;
– la persona che mancava tra gli invitati a questo “conversare” viene individuata in Elena Coccia, avvocata
al termine dell’incontro sarà fatta una presentazione dei “Laboratori” del giorno successivo;
– l’inizio del titolo del III laboratorio da “dialogare con le paure” diventa “confrontarsi con le paure”;
– per quanto riguarda il laboratorio “Ragazzi e ragazze” si stabilisce che sarà possibile assicurarlo se verrà confermata la presenza dei giovani della comunità di Piossasco, e sarà organizzato con il sostegno di altre realtà che hanno esperienza di “laboratorio giovani” (Roma, Verona).

Per la Segreteria Nazionale Cdb: Stefano Toppi

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NOVITA’ PER IL SITO

Dopo alcuni anni, in cui abbiamo curato a turno la preparazione di un commento al brano del Vangelo proposto dalla liturgia domenicale cattolica, ci siamo accorti/e di commentare sempre gli stessi brani. E la cosa diventava ripetitiva: è difficile elaborare sempre commenti nuovi.
Abbiamo perciò scelto di cambiare: dal mese di gennaio, in accordo con il direttivo di Viottoli, pubblicheremo sul sito della cdb (http://cdbpinerolo.wordpress.com) le introduzioni allo studio biblico settimanale, arricchite dai contributi del confronto nel gruppo. In questo modo offriremo una lettura completa e il nostro commento di tutto il Vangelo di Matteo. E così via.
Chi volesse comunque il commento al brano della liturgia domenicale troverà un link al sito dell’associazione Viottoli (www.freeitaly.eu/viottoli) che ospita i  commenti pubblicati negli anni scorsi.

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CORSO DI TEOLOGIA DEL PLURALISMO A TORINO

Il corso biennale di teologia del pluralismo è giunto al suo decimo incontro, il quarto di quest’anno. Franco Barbero introdurrà la discussione con una relazione su “Le grandi famiglie dell’induismo”. L’incontro, che si svolgerà sabato 17 marzo dalle 15,30 alle 18 (presso il Colegio de Salamanca in vìa Buozzi, 2 a Torino) è aperto a chiunque sia interessato/a. Chi volesse “prepararsi” può trovare una nutrita bibliografia nel numero del foglio di comunità di febbraio.

Francesco Giusti

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GRUPPO “UOMINI IN CAMMINO”

Giovedì 8 marzo: il gruppo si riunisce “in trasferta” a Buriasco, dove sarà allestita la mostra fotografica contro la violenza nei confronti delle donne;   giovedì 22 marzo, presso la sede del FAT (Vicolo Carceri 1, Pinerolo), il gruppo si riunisce con il solito orario: 19-20,30.

Ricordiamo che il gruppo di Pinerolo è sempre aperto ad accogliere chi volesse provare a mettersi in cammino… chiediamo solo di contattare prima uno di noi.

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COMUNITA’ CRISTIANA DI BASE DI PIOSSASCO

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Di seguito gli impegni della comunità per il mese di marzo 2012:

Sabato 2 marzo h. 10,00: poco più di un anno fa ci lasciava la nostra cara Lina. Suo fratello Carmelo, i suoi amici e amiche e la comunità la ricorderanno con la gioia e l’allegria che hanno contraddistinto la sua vita, presso la Sala del Centro Multimediale, via Alfieri 4.

Giovedì 15 marzo h. 21,00:  Riunione da Maria Grazia Suppo (Via Martiri della Libertà 17) –  Iniziamo la lettura del libro di ESTER

Domenica 25 marzo h. 10,00: celebrazione dell’Eucarestia e gruppo biblico da Carla e Cesare (via Pinerolo 102). Proseguiremo la lettura del libro di ESTER.

Lunedì 5 marzo 2012 – Vangelo di Matteo cap. 10

vv.1-4

In questo capitolo Mt. ha raccolto i temi riguardanti la missione dei discepoli-apostoli di Gesù che sono il prototipo della chiesa (vengono chiamati discepoli <v.10,1 e 11,1> e apostoli<10,2>, solo in questo brano Mt. utilizza questo termine, probabilmente copiato dalla fonte dalla quale ha ricavato l’elenco. Il termine non ha altro significato se non inviato, missionario – non ha il significato di testimoni, rappresentanti autorizzati. E’ più vicino al significato di servizio: sono coloro che hanno lasciato tutto per dedicarsi totalmente alla sequela di Gesù ed il suo messaggio).

I temi :

–         l’investitura
–         l’invio
–         le persecuzioni
–         la rimunerazione
–         le rinunce
–         l’accoglienza

 La sequela di Gesù ha il mandato di seguire la strada che fu del Battista come precursore e di Gesù di proclamare la venuta del regno, la conversione e confermare le parole con le azioni salvifiche: nel testo vengono citati  i 12 -come le tribù di Israele-,  sono  convocati (v.1) ed inviati (v.5) , sono  eredi delle promesse fatte ad Israele (confortevole notizia per i giudeo-cristiani preoccupati di aver deviato dalla tradizione dei padri). E’ loro accordato la potestà di compiere azioni terapeutiche (liberare ossessi e guarire malattie ed infermità che sono gli attacchi delle forze del male.

Notiamo che l’elenco presenta un numero di discepoli che nella chiesa primitiva deve aver riscosso una fiducia particolare, l’estrazione sociale è varia ma in genere provengono da umili condizioni : i primi 4 sono pescatori e forse non diversa è la professione degli altri. Appartengono a correnti contrapposte es. un pubblicano (collaborazionista) e uno zelota (Simone del partito rivoluzionario armato schierato contro Roma).

 
vv.5-15

La precisazione dei vv.5-6 è solo di Mt., piuttosto che una discriminazione, potrebbe riferirsi ad un ricordo storico. Mt. non ha simpatia per i pagani a cui assimila i samaritani ed è verosimile che il testo codifichi l’abituale comportamento di Gesù e dei primi missionari apostolici che parlavano nelle sinagoghe e si rivolgevano prevalentemente ai propri connazionali ed eccezionalmente ai non israeliti.

Al v. 6 c’è un collegamento con cap.9,35-36 (pecore stanche e perdute ove i pastori, inviati di Jahve hanno trascurato il loro compito e sbandato) dove rileviamo la preoccupazione di Gesù per lo stato di abbandono spirituale dei suoi connazionali.

La predicazione apostolica riprende e continua gli annunci di Gesù e del Battista partendo dal tema della venuta del regno (vv.7-8).

L’annuncio è fatto con la parola, le opere di bene e la testimonianza della vita – questa proposta di bene deve essere tradotta in opere salutari (esorcismi e guarigioni).

L’inviato di Gesù:

–         ha ricevuto gratuitamente e gratuitamente dona: il disinteresse è la prova più grande della bontà della causa che difendono;

–         non avrà monete del tempo (oro,argento,rame) né altri beni superflui (due tuniche, sandali ecc.): la povertà ed il distacco dalle preoccupazioni materiali sottolineano l’urgenza dell’evangelizzazione e il riferimento alla beatitudine (poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli). Il missionario deve far affidamento sulla bontà di Dio e sulla generosità di coloro ai quali annuncia la buona novella.

–         Il saluto che precede la missione (v.12) è un augurio di pace e di benedizione, pace che nel linguaggio della Bibbia è sinonimo di benessere sia spirituale che materiale. Il saluto introduce l’annuncio di un messaggio che propone la felicità a chi lo accoglie, liberandolo dalle inquietudini, affanni e mali.

–         Gli insuccessi non arrestano l’azione missionaria. Se la predicazione non ha presa nell’animo degli ascoltatori, non occorre perdere tempo. Scuotere la polvere dai propri piedi era il gesto simbolico che ogni buon israelita compiva rientrando in Palestina da un territorio pagano: segno di distacco e protesta.  Questo atteggiamento sembra più appartenere al puritanesimo giudaico che al messaggio di amore universale trasmesso da Gesù.

 
vv.16-25

“Guardatevi da..!” sottolinea un pericolo reale. Gesù è stato perseguitato come i profeti. I giusti soffrono ed i malvagi trionfano. Perché chiede Abacuc a Dio? (1,1-4).

Gesù suggerisce non la lotta ma la mitezza e l’accortezza, occorre stare bene in guardia – pare che il discorso per Mt. si ampli nei confronti dei cristiani in genere.

Si insiste sulla perseveranza.

Essere tenaci si, ma non lasciarsi martirizzare prima del tempo! Difendersi, fuggire, eclissarsi (anche Gesù lo fece 12,15). E’ grande la speranza di scampare il pericolo (v.23).

Gli apostoli non si devono smarrire: Gesù arriverà fra breve e simbolicamente per consolare i suoi e con ostilità verso i loro persecutori. E comunque non potranno avere maggiore trattamento del loro maestro!

 
vv.26-33

L’insegnamento che è stato impartito nelle tenebre (nel nascondimento, nell’intimità della cerchia apostolica) dovrà essere annunciato pubblicamente (sui tetti, sulle terrazze).

In questi versetti si esorta a non aver timore di coloro che perseguiteranno i seguaci di Gesù perché Dio Padre Buono si prende cura di tutte le sue creature, anche le più insignificanti (passeri) e tiene conto di ogni aspetto e particolare (conta i capelli dell’uomo).

La fiducia in Dio non è la sicurezza di essere liberati dalla prova ma è la convinzione di saper giustificata e valorizzata la propria condanna.

Matteo fa ricorso alla minaccia della geenna (v.28) e mette in bocca a Gesù anche parole di vendetta e rancore (chi mi riconoscerà – chi mi negherà v. 32-33): evidentemente le raccomandazioni da sole non bastavano per evitare defezioni….

 
vv.34-39

I missionari sono stati inviati a portare la pace nelle case che avrebbero visitato, non è possibile che siano esortati a provocare la guerra nelle proprie. Il richiamo è circoscritto al momento difficile e alle persecuzioni che la comunità sta attraversando.

Il discepolo potrà andare incontro al più totale isolamento (famiglia d’origine, d’adozione, la propria).

Il prezzo per la sequela di Gesù è alto ma è alta la ricompensa = beatitudine che però non è gratuita.

 
vv.40-42

Apostoli, discepoli, profeti, giusti, piccoli : accogliendo quanto ciascuno mette a disposizione per l’annuncio del regno di Dio, assistendo gli inviati insomma facendo tutti la nostra parte si partecipa all’opera di evangelizzazione. Ciascuno ha la sua responsabilità.

 
Alcune considerazioni emerse nel gruppo biblico

Quant’è difficile “dare” gratuitamente! Ognuno deve interrogarsi a proposito delle proprie azioni :  quanto gratuiti sono i nostri gesti di amore e generosità?

Non “accanirsi” nell’annuncio nelle realtà che rifiutano – comunque assumersi la responsabilità e prendere la parola per comunicare e denunciare (superare le delusioni).

Portare parola di pace sapendo che prima deve abitare in noi.

Luciana Bonadio

Lunedì 27 febbraio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 9

Il capitolo 9, dai vv. 1 al 17, corrisponde a Marco 2,1-22, mentre il brano sull’emorroissa corrisponde a Marco 5,21-43. Il testo di Marco è molto più lungo. Questi brani sono presenti anche nel vangelo di Luca, tranne quello della guarigione dei due ciechi.

Gesù si sposta a Cafarnao e riprende la sua attività terapeutica e annunciatrice del Regno. Nascono dispute sui suoi presunti poteri e sui suoi comportamenti e viene contestato:

–         dai maestri della Legge, cioè dagli scribi (v. 3)
–         dai farisei (v. 11)
–         dai discepoli di Giovanni (v. 14)

Gesù si dà il potere di perdonare i peccati, familiarizza con i peccatori invece di condannarli e non pratica il digiuno. Il banchetto della casa di Levi è la sintesi di tutta la sezione (cioè dei capp. 8-10): simboleggia la comunità credente raccolta a tavola con Gesù, composta particolarmente di peccatori. I farisei si autoescludono. Gli altri tre miracoli ribadiscono soprattutto il tema della fede.

 Sembra che Matteo abbia costruito questo capitolo per dire: l’incontro con Gesù non salva e non guarisce nessuno, se non ci mettiamo di nostro la fede che ciò possa avvenire e la decisione a cambiare. Al v. 22 dice all’emorroissa: “La tua fede ti ha guarita” e al v. 29, rivolto ai due ciechi: “Vi sia fatto secondo la vostra fede”. Se il paralitico e Matteo il pubblicano non si fossero alzati, all’invito di Gesù, Gesù non avrebbe potuto costringerli a farlo e la loro vita non sarebbe cambiata.

Ci vuole fede per alzarsi quando si è paralizzati a letto da anni, passa uno e ti dice “Seguimi”. Ai due ciechi Gesù tocca gli occhi, ma se loro non avessero creduto, come la donna emorroissa, che lui poteva davvero aiutarli, sarebbero ancora ciechi.

La relazione, l’incontro con Gesù, li aiuta a prendere consapevolezza di potersi alzare, guarire, cambiare la propria vita; di avere in loro questa forza, questa “energia divina”, che fa scegliere di credere possibile la guarigione, il cambiamento. Ci vuole fede e un progetto di cambiamento per il quale l’incontro con Gesù, con una persona particolare, con un gruppo… ti aiuta a deciderti, ad alzarti, a muoverti.

Credo che anche noi siamo così: abbiamo bisogno di relazioni che ci aiutino a cambiare e, nello stesso tempo, possiamo anche essere capaci di entrare in relazione per aiutare altri e altre a prendere consapevolezza di poter cambiare. Possiamo essere noi quel Gesù. Perché ciò possa avvenire le relazioni devono essere di compassione, cioè alla pari: patire insieme, sentire all’unisono, prendersi a cuore i problemi degli altri, non limitarsi a riti, a parole. Ogni senso di superiorità, di degnazione, di elemosina, ci esclude da una relazione salvifica: non dobbiamo crederci giusti, buoni, maestri, guide… ma peccatori, bisognosi di aiuto come chiunque altro. Allora la relazione funziona.

 
Versetti 1-8

Matteo è più sintetico di Marco in questo racconto. Non parla della grande folla né dei farisei seduti per giudicare, né dei dottori della legge, ma c’è subito il malato davanti a Gesù, anche se scrive: “vista la loro fede…”.

Nella mentalità semitica il peccato è legato alla malattia e viceversa. Per guarire, il soggetto deve liberarsi dal peccato, considerato la radice del male. Aggiunge: “coraggio”, cioè “abbi fede”; Gesù non giudica, ma va incontro alla debolezza umana. Il potere di rimettere i peccati è messo in rapporto con quello della guarigione.

Al tempo di Matteo la disputa è tra i seguaci di Gesù e i giudei: questi ultimi pensano nel cuore cose malvagie e non riconoscono la potenza del Vangelo. E neanche riconoscono la potenza e l’eredità ricevuta da Gesù per coloro che stanno alla sua sequela.

 
Versetti 9-13

Questo testo raccoglie tre brani di diversa provenienza, uniti dall’abilità redazionale di Matteo:

–           la chiamata (di se stesso?)
–           la controversia sulla comunione di mensa con i peccatori
–           il “detto” sulla misericordia.

Gesù invita un “estraneo”, rispetto all’ortodossia, a seguirlo. E’ un esattore, un pubblicano, uno che raccoglieva le imposte anche di chi si spostava da un villaggio all’altro… e che faceva la “cresta” per ricavarne il proprio stipendio. Per tutta l’antichità i pubblicani furono considerati ladri e trattati con disprezzo. Dall’ebraismo erano pure considerati impuri e visti come emanazione ultima del potere coloniale di Roma.

Gesù non evita la comunicazione con i malfamati e i bisognosi, i lebbrosi, le prostitute…, ma afferma che, davanti a Dio, ogni discriminazione è ingiusta. Si siede amichevolmente tra gli invitati, mangia con loro, si sente a suo agio… sta bene in loro compagnia. Forse oggi Gesù si sentirebbe bene in compagnia di extracomunitari, rom, omosessuali, drogati…

Gesù chiama tutti e tutte, quando passa: uomini e donne, pescatori e gabellieri, soldati e prostitute, notabili e scribi e bambini… Quanta gente lo segue, nei Vangeli!

La reazione dei farisei riflette la mentalità corrente del giudaismo ufficiale e gerarchico. Gesù va oltre la categoria del puro-impuro: è aperto a chiunque incontri nella vita, soprattutto verso chi ha più bisogno della sua presenza.

Osea 6,6 citato segnala che la pratica cristiana è grazia e misericordia, e non solo culto e rito. Per accogliere la chiamata della grazia occorre sentirsi peccatori. I farisei invece si sentono giusti e non si coinvolgono in un cammino di conversione.

 
Versetti 14-17

Viene riportata la disputa con i seguaci del Battista circa il digiuno. Matteo ribadisce che c’è un tempo per ogni cosa… verranno i giorni del digiuno e del lutto… ma bisogna anche saper fare festa quando è ora di farla…

Come la pezza nuova non si cuce sul mantello vecchio, così non si pone vino nuovo in otri vecchi, rischiando di sfasciarli. Per Matteo il vestito vecchio e l’otre vecchio simboleggiano l’economia giudaica, mentre il nuovo è la proposta cristiana. E non basta un rammendo o un accostamento, ma serve un cambiamento radicale. Il Vangelo non viene a ricucire i brandelli della religiosità statica, ma occorre operare una sostituzione.

 
Versetti 18-26

Abbreviato rispetto a Marco (5,21-43), l’episodio riprende l’interesse mostrato dal vangelo per la situazione delle donne. A Matteo manca il forte parallelismo fra la ragazzina di dodici anni che si avvicina all’età attesa delle mestruazioni e del matrimonio, e la donna che soffre da dodici anni per le esagerate emorragie; nondimeno Matteo indica da un lato che le donne fanno parte della comunità a cui Gesù si rivolge, e dall’altro che egli non sarà dissuaso dalla sua missione dalla prospettiva di diventare ritualmente impuro.

Come il centurione pagano (8,5-13) e la madre cananea (15,21-28), il padre ebreo vuole che sua figlia viva.

L’unico mezzo che può guarire le persone è l’amore – una relazione, completamente indipendente e libera dalle questioni di degnità e di indegnità, di prestazione e di servizio, indipendente perfino anche dalla questione della purezza o della impurità, solo semplicemente una mano che uno può tendere senza essere rifiutato, semplicemente un contatto che non impegna e non esige niente per sé, come se si chiudesse un circuito elettrico attraverso il quale fluisce l’energia della guarigione; ma anche viceversa, poiché nell’altro, in Gesù, si forma qualcosa di simile ad una corrente che va in senso contrario, che riempie il vuoto che questa donna sente in sé, una forza che esce da lui e fa esaurire il ‘flusso’ della donna. (…) … ella osa furtivamente questa presa di contatto che ha l’apparenza di un caso e che dall’esterno non si può assolutamente distinguere da un contatto non intenzionale; e tuttavia in questo unico movimento è contenuta la speranza, la fiducia e il dono di una vita intera. Solo per questo si stabilisce questa corrente di energia fra lei e Gesù, perchè nella fede che muove le mani di questa donna e nella fiducia che fa osare alle sue dita il contatto passa la forza dell’amore che guarisce. E’ la prima volta che questa donna non si sente più ferita per il fatto di essere una donna”. (…)

Gesù ha il coraggio di svelare l’audacia disperata di questa donna davanti agli occhi di tutta la gente. Egli stesso non si vergogna di lei, e non vuole neppure che lei continui a vergognarsi della sua malattia. Il passo più coraggioso della sua vita verso la guarigione non deve conservare più l’impressione di un furto dissimulato. ‘Ciò che hai fatto’, sembra volerle dire Gesù, ‘non era una colpa; è un segno della tua fiducia, del fatto che tu, senza domandare né chiedere il permesso, hai fatto e preteso ciò di cui hai bisogno per vivere. Infatti è proprio questo che Dio desidera, e questo egli intende con ‘fede’: superare l’angoscia e il timore, che può rovinare e distruggere la vita portandola fino alla malattia, ed avere la certezza che Dio vuole che noi viviamo, anche se il tenore della legge sembra contraddire questa volontà – Va’ dunque, la tua fede ti ha salvata” (E. Drewermann, Il messaggio delle donne, Queriniana, pagg. 135-138).

 
Versetti 27-31

Sembra una ripetizione del cap. 20,29-34 (i due ciechi), quest’ultimo più fedele ai racconti di guarigione di ciechi di Marco e Luca. Qui non sono fermi sul bordo della strada, ma seguono Gesù: simbolo del mettersi in cammino per passare da una condizione infelice alla pienezza della vita. Ma bisogna aver fede, dice Matteo, ossia credere nella possibilità del cambiamento. Cosa significa aver fede oggi per noi?

 
Versetti 32-34

Questo è il decimo miracolo; sembra quasi messo qui proprio per arrivare al numero dieci. Questo stesso miracolo sarà raccontato al cap. 12 in modo più appropriato. Qui serve a chiudere le opere prodigiose di Gesù con una acclamazione popolare, così come è avvenuto al termine del discorso sulla montagna (7,28). Il v. 34 introduce la prossima sezione con le controversie che vi ritroveremo.

 
Versetti 35-38

Questo breve testo ricapitola la sezione dei capp. 8 e 9 e introduce il capitolo 10. Il primo versetto è un sommario che ripete il v. 23 del cap. 4; tre verbi sintetizzano la missione di Gesù: insegnare, predicare e curare. Queste tre azioni devono caratterizzare anche l’attività dei discepoli di Gesù e dei missionari.

 
Riflessioni nel gruppo

–           I “giusti”, in realtà, non esistono, non sono di questo mondo. E’ una parola che suona falsa. Questo mi dice Matteo. Gesù sta a tavola con pubblicani e peccatori per smascherare coloro che “si credono” giusti. E che vengono così allo scoperto. Loro non si siederebbero mai a tavola con quella gentaglia!… E Gesù, che è un rabbi come loro, dovrebbe fare altrettanto. Quello, forse, è il segno che gradirebbero da lui, per accoglierlo finalmente come uno di loro. Loro conoscono a memoria la Legge e i Profeti, hanno i sacri testi inchiodati agli stipiti delle porte e intrecciati con i riccioli in testa!… Loro sanno distinguere i giusti dai peccatori e sanno che Dio ama i giusti, perché solo ai giusti d’Israele è stato promesso il Regno. Eccetera eccetera…

       Ma sono anche i discendenti di chi ha regolarmente perseguitato e ucciso tutti i profeti. E faranno altrettanto anche con Gesù, quel traditore della purezza ebraica, che sostiene di essere venuto “per le pecore perdute d’Israele”. Ma quelle vadano al diavolo! Ecco perché li hanno sempre uccisi: perché i profeti pretendono di sapere come si deve vivere, meglio di loro che conoscono a memoria la Legge, fin nei minimi dettagli, e ne discutono quotidianamente da secoli. E conoscono anche bene quello che Gesù ricorda loro: “Misericordia voglio e non sacrificio”. E’ scritto nel libro di Osea, lo sanno a memoria, cosa crede! Ma finisce lì. Lo sanno a memoria, appunto. E basta.

–           Occorre agire senza chiedere il permesso, come fa la donna emorroissa. Chi è nella situazione problematica ha il diritto di scegliere come chiedere aiuto. Come nelle Beatitudini: “Alzatevi, voi che…”. Ci vuole il desiderio di cambiare, di guarire… ci vuole l’incontro tra il desiderio di chi cerca e chiede aiuto e la disponibilità di chi può dare una mano. E’ la reciprocità di ogni relazione: siamo contemporaneamente bisognosi di aiuto e potenziale aiuto per gli altri e le altre.

–           E’ probabile che Gesù invitasse tutti a cambiare vita, ad una maggiore responsabilità, al rispetto della libertà, a non farsi imprigionare da meccanismi strani. Non sempre questi cambiamenti sono indolori, a volte possono causare delle rotture, ma la libertà, quella libertà di cui parla Gesù, non si può addomesticare, per cui credo che valga la pena di mettersi in gioco. E’ bello vedere l’amore, la consapevolezza e la misericordia come compagne che ci sostengono nel costruire il cambiamento.

–           E’ sorprendente la voglia di guarire dell’emorroissa. Pur essendo sfinita dalla sua malattia, che la teneva esclusa dalla vita sociale, si spinge ancora un po’ più avanti per ottenere un contatto con Gesù, sperando di toccare almeno un lembo del suo mantello. Sono straordinarie le risorse che possediamo dentro di noi e molto spesso ce ne dimentichiamo. Molti ostacoli o preoccupazioni, che ci sembrano insormontabili, possono essere superati se veramente lo vogliamo.

–           Se riusciamo ad incontrare sulla nostra strada persone che ci stimolano a prendere consapevolezza e ad usare le nostre capacità, allora tutto diventa più semplice, abbiamo una spinta in più ad agire per cambiare. Ad ognuno/a di noi nella vita più volte viene offerta la possibilità di rinascere, di cambiare… sta a noi seguire la nostra forza di volontà per attuare il cambiamento ed essere attenti nel saperlo riconoscere come nuova opportunità per metterci in gioco.

Carla Galetto

Lunedì 20 febbraio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 8

Non fermarsi… andare oltre

E’ interessante osservare che queste prime guarigioni di Gesù avvengono su persone che vivono, in modo diverso, situazioni di emarginazione nella società dell’epoca: un lebbroso o un uomo affetto da una malattia della pelle, uno straniero pagano di cui Gesù guarisce il figlio o il servo, infine una donna, in questo caso la suocera di Pietro.

Toccando l’uomo con una malattia della pelle, Gesù diviene impuro per la legge giudaica vigente. Guarisce l’uomo e gli ordina di andare dal sacerdote per essere riabilitato. Questo significa che Gesù mette l’altro in condizione di essere guarito, assumendo la sua impurità.

Anche il contatto con l’ufficiale romano rivela l’impegno di apertura di Gesù. Dopo l’israelita emarginato, un non-giudeo di cui elogia la fede (v. 10). Il Regno di Dio che Gesù testimonia va al di là dei confini di Israele, è destinato a tutti i popoli e a tutte le culture.

Perchè l’uomo dice di non meritare che Gesù entri nella sua casa? Qualche commentatore ha sollevato l’ipotesi che il malato (qui designato con il termine generico “ragazzo” invece che figlio o ancora servo) potesse essere un efebo, amante dell’ufficiale romano (il che, se era accetto alla cultura pagana, era però condannato da quella ebraica). In questo caso, l’atteggiamento dell’ufficiale romano sarebbe stato diretto ad evitare a Gesù una situazione imbarazzante per le implicazioni morali che essa presentava. Più verosimilmente, tuttavia, il centurione (o il funzionario) semplicemente non voleva che Gesù potesse in qualche modo essere pregiudicato entrando nella casa di un pagano (per giunta, se stiamo al racconto, ufficiale di un esercito di occupazione). E, infatti, Gesù non insiste; accetta di non recarsi nella casa e cura il ragazzo con la forza terapeutica della sua parola. Annuncia, inoltre, che nel banchetto messianico molti giungeranno da oriente e da occidente e siederanno a tavola con i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, mentre coloro che si ritengono destinatari esclusivi del Regno e della promessa di Dio ne resteranno fuori, confinati nei loro sentimenti di invidia e di odio.

La guarigione della suocera di Pietro, che appare qui come una persona del circolo abituale di Gesù, avviene in casa. Ci chiediamo se questo particolare racconto, sobrio e lapidario come pochi, voglia alludere alla “chiesa domestica”, che al tempo, come suggerisce il nome, ancora si riuniva nelle case. Chissà: forse, ricordando questo episodio, si vuole alludere al fatto che in alcune chiese, la donna giace ancora prostrata? Gesù, con un gesto, la guarisce: tocca la sua mano. Come in Marco e in Luca, anche in Matteo si racconta che, prontamente, la donna si alzò e si mise a servire Gesù. Il verbo usato, “diakonei”, è lo stesso che designa la funzione dei diaconi nella chiesa. Raccontando ciò con tale forza simbolica, che cosa si voleva dire propriamente? Si intendeva, forse, istruire la comunità circa la necessità di coinvolgere e valorizzare la donna in una funzione ministeriale più attiva di quella in cui essa si era vista fino ad allora relegata?” (Marcelo Barros, Il baule dello Scriba, pagg. 79-80).


Versetti 18-22

Il vangelo si riferisce qui ad un viaggio missionario. Gesù ordina di andare sull’altra riva del lago, nella regione dei pagani. E’ in questa situazione che si presentano i due casi di candidati al discepolato. Nel primo, si tratta di un maestro della legge; generalmente i maestri della legge appaiono nel testo come avversari di Gesù. Qui si allude invece a uno che fa suo l’appello alla sequela, con accenti che ricordano lo spontaneo entusiasmo di Pietro: “Verrò con te dovunque andrai”. Gesù si premura di metterlo in guardia: volpi e uccelli hanno dove ripararsi a riposare, lui no. Lui e i suoi discepoli devono saper rinunciare ad ogni sicurezza e tranquillità nello svolgimento della missione.

Al secondo interlocutore, che si dice deciso a seguirlo, ma gli chiede una dilazione nel tempo per accompagnare gli ultimi giorni di vita del padre, Gesù oppone un categorico, e per certi versi scandaloso, “Vieni con me e lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. C’è un’urgenza del Regno, c’è un amore più grande che esige nei discepoli fretta, determinazione, radicalità. Al punto di saper rinunciare all’esercizio, che resta pur sempre buono e meritorio, degli affetti e delle cure familiari.


Versetti 23-27

Nella tradizione antica si raccontano molte situazioni analoghe. Questa è scarna ed essenziale. Chi nasce e vive sul litorale conosce la forza del mare che, a volte, può scatenarsi e diventare assai pericoloso. Forse per il fatto che molte delle invasioni di cui furono vittime giunsero dal mare, esse portavano a vedere il mare come un luogo di forze demoniache. Allora, forse per mostrare che Gesù affrontò e vinse le forze del male, si racconta che egli usò la forza della parola per domare una tempesta nel mare di Galilea. L’insegnamento che se ne può trarre è che la comunità cristiana è chiamata a stare salda nella fede, anche e soprattutto quando fa l’esperienza della tribolazione e della prova.


Versetti 28-34

Nei vangeli di Marco e Luca l’indemoniato è uno solo, mentre in Matteo sono due. Gesù non esita un solo istante a permettere che un intero branco di porci si perda, pur di vedere un solo essere umano (o due, secondo il racconto di Matteo) liberato. Quanti di noi sarebbero disposti a perdere la loro mandria, o il gregge, o ciò che ad essa potrebbe oggi corrispondere (ma anche solo un maialino), perchè un fratello o una sorella possa essere liberato/a dal suo male?

Il racconto, come sempre, ha il suo valore simbolico. Ricordando forse una missione sfortunata in territorio pagano, si è voluto sottolineare la difficoltà grande di una cultura non-giudaica a intendere il piano di salvezza del Dio dell’Alleanza. Nel linguaggio più vicino a noi, potremmo dire che una società prigioniera degli idoli del potere e dell’avere (cioè pagana) non può capire e fare propri i gesti salvifici con cui si annuncia il Regno di Dio.


Riflessioni dal gruppo

  • Gesù ha sovente relazioni apparentemente “a perdere”: totalmente gratuite, libere da ogni tornaconto, come avrebbe potuto essere la pubblicità che poteva fargli il lebbroso… Gesù compie gesti che vanno oltre le disposizioni legali e queste relazioni trasgressive guariscono, liberano.
  • Gesù entra in contatto con una donna, la suocera di Pietro: la relazione paritaria aiuta le donne a sollevarsi e liberarsi. Gesù l’ha fatto; gli uomini dopo di lui non più! le donne hanno sempre dovuto praticare l’invito delle “beatitudini”: Alzatevi e mettetevi in cammino, voi donne che siete oppresse dalla cultura patriarcale, perché sarete libere e operatrici di liberazione anche per gli uomini.
  • Spesso, troppo spesso, valgono più i porci delle persone. Non solo, l’ultimo versetto è di una attualità permanente: è più facile girarsi dall’altra parte che guardare ciò che succede, per evitare di dover prendere posizione.
  • Quel versetto sui “morti” è molto duro. Forse Matteo, nella sua radicalità, vuole evidenziare il rischio che “fermarsi a prendersi cura” possa essere inteso come alternativa alla “sequela”. Invece Gesù si prende cura di chi ha bisogno e ogni volta è un’occasione e un momento del cammino sulla strada del Regno. “Morti e morte” sono quelli/e che non camminano su quella strada, come devono fare discepoli e discepole, ma si fermano a fare altro.
  • La “tempesta” è un’esperienza di vita per ogni uomo e ogni donna. Imparare ad affrontarla significa apprendere la capacità di rasserenare, accompagnando chi è in balia della tempesta, e l’arte di saper mantenere calma e lucidità quando siamo noi a doverci fare i conti.
  • Gesù guarisce, fa prodigi, però non si ferma lì. Va oltre per portare ad altre persone il suo messaggio, sollecita la responsabilità di chi riceve un beneficio a non sentirsi appagato, ma a testimoniare nel proprio ambito l’effetto che ne consegue e a farsi egli stesso cassa di risonanza…
  • Ci dice anche, però, che la salvezza di qualcuno/a non dipende da chi l’ha “toccato”, ma dalla capacità di lasciarlo/a libero/a di assumersi consapevolmente la responsabilità della propria guarigione, del proprio cambiamento: solo da quel momento in avanti siamo davvero guariti/e e salvati/e.

Domenico Ghirardotti

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