Lunedì 18 giugno 2012 – Vangelo di Matteo cap. 22, 15-46

Gli avversari di Gesù si ritrovano ancora una volta tutti d’accordo. Nel tempio si sono alternati “i sommi sacerdoti e gli scribi” v.15 cap. 21, poi al v. 23 sempre  “i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo”, e sempre nello stesso capitolo al v. 45 “i sommi sacerdoti e i farisei”, poi in questo cap. al v. 15. “ i farisei e gli erodiani” , più avanti al v. 23 troviamo “i sadducei” e verso la fine di questo cap. ai vv. 35-41 ritroviamo “i farisei”. Questi avversari, più o meno sempre in lotta tra loro, ora si trovano tutti uniti contro il nemico comune.


vv. 15-22

Gli erodiani, che raggruppano i partigiani della famiglia regnante che era ligia al potere di Roma, dovevano essere i testimoni di un eventuale risposta non allineata di Gesù. Questo episodio è riportato anche in Mc. 12,14-15; e in Lc. 20,20-26, in cui la domanda è posta sia in forma teorica che in forma pratica, mentre qui Mt. è solo teorica. La questione è posta in modo insidioso, che la risposta di Gesù sia affermativa o negativa, scatenerebbe comunque o l’ira del popolo o la reazione delle autorità romane.

Per capire meglio il contesto e la situazione culturale in atto al tempo, riporto di seguito la preziosa esposizione che ho trovato nel commentario di Ortensio da Spinetoli.

“L’uso delle monete straniere era ritenuto dalle correnti giudaiche più estremiste una forma di culto idolatrico, condannata di per se dal secondo comandamento. Non era stata approvata per questo l’introduzione di immagini dell’imperatore o di emblemi che ne simboleggiassero il potere del tempio per non menomare la regalità, sovrana e unica di Jahve. Quando i procuratori (per es. Pilato) avevano tentato di farlo per offendere e umiliare l’alterigia giudaica, avevano incontrato la più ostinata reazione e opposizione. Il giudeo che riconosceva l’autorità di Cesare, metteva in dubbio la propria sottomissione a Dio. Gli zeloti seguivano a riguardo una linea dura: rifiuto del potere imperiale e del pagamento dei tributi. Essi non facevano nessuna questione, né di principio, né pratica. I farisei invece avevano adottato un atteggiamento intermedio; si erano rassegnati al pagamento delle imposte, in cambio della libertà religiosa che godevano.”( da “Matteo” di Ortensio da Spinetoli pag. 594).

La domanda posta a Gesù non ammette alternative, sembra che non vi sia via d’uscita, ma la risposta che Mt. fa dire a Gesù è attenta a non fare mosse false: i cristiani venivano accusati di scarso interesse per la patria e di compromesso. La risposta di Gesù sposta la questione sul lato pratico: “Mostratemi la moneta del tributo” .

Questi, come tutti i giudei, avevano in tasca monete romane e quindi avevano già dato una soluzione al problema e poi i cristiani non avevano fatto mai obiezioni al pagamento, inoltre non era loro diritto conoscere ciò che Gesù o i cristiani pensavano di Roma. Inoltre, l’autorità imperiale o locale è stata ritenuta sempre di diritto divino (Cfr. Rm.13,1), ma la resistenza che viene posta al potere politico è solo di natura religiosa, quando questi rivendica attribuzioni o onori sacri..

Ciò che deve essere negato a Cesare non è il tributo o il riconoscimento dell’autorità politica, ma tutto ciò che ostacola la volontà di Dio, cioè, tutto quanto impedisce la giustizia e il bene comune e il riconoscimento della superiorità assoluta di Dio, cioè non fare dell’imperatore un idolo, per via della sua immagine sulla moneta.

Ciò che ha predicato Gesù, così come i profeti e lo stesso Giovanni Battista, non è stato apolitico, ma ha tentato di capovolgere le situazioni sociali del loro tempo. Ha predicato e praticato l’uguaglianza e di conseguenza il sovvertimento dell’ordine costituito in cui non ci poteva essere né il tempio di Gerusalemme, così come era costituito, né il regno di Erode, né l’impero di Roma. Poi c’è chi ha scelto il compromesso, allora come oggi. Se Gesù non avesse scomodato il potere religioso e politico, non sarebbe finito in croce.


vv. 23-33

Il brano è centrato sulla risurrezione o sulle modalità della vita futura. I sadducei che non credono alla risurrezione, tentano di mettere in ridicolo tale dottrina, pongono la domanda citando un caso evidentemente ipotetico, cercando di darle credibilità. L’obiezione si basa sulla legge del levirato che imponeva all’uomo di sposare la moglie del proprio fratello se questi moriva senza lasciare figli maschi (Cfr. Dt. 25,5).

Siamo in piena cultura patriarcale ed in questo periodo la donna era completamente limitata alla cura della famiglia, mentre era l’uomo che doveva provvedere al suo mantenimento, quindi se il marito moriva e vi erano dei figli maschi, erano questi che dovevano provvedere al sostentamento della vedova, nonché loro madre, in caso contrario vi doveva provvedere il cognato. Tutto questo per non abbandonare in miseria la donna, ma senza che lei potesse esprimere alcun parere.

Ma Gesù smonta tutta la lunga argomentazione dei sadducei, affermando che non conoscono né le scritture né la potenza di Dio. Nella sua risposta Gesù colloca il matrimonio nelle cose transitorie, contingenti, imperfette, destinate a scomparire. Il matrimonio non è insostituibile per la continuità dell’esistenza, ogni forma di relazione, di convivenza o di amore può essere considerata alla pari del matrimonio.

Al v. 32 troviamo una citazione presa da Es. 3,4, in cui l’autore, nel sostenere e credere nella risurrezione, riporta la presentazione o il segno di riconoscimento che colui che parlava a Mosè era lo stesso Dio dei patriarchi, quindi se i patriarchi vivevano presso Dio era segno che erano usciti dal regno della morte. Ma poi Gesù fa un’altra affermazione, dice che non è il Dio dei morti, ma dei vivi.

Questa affermazione riporta l’attenzione al presente più che al dopo vita, come dire che è più importante preoccuparsi di come si vive piuttosto che di cosa succederà dopo la morte, e nei confronti della donna e vedova sembra che dica: fate in modo che anche nei suoi confronti sia praticata la giustizia e l’amore di Dio oggi e non pensate al dopo morte, perché questo vi distoglie e vi allontana dalla vita stessa.


vv.34-40

Un fariseo, dottore della legge, va da Gesù con il proposito di confonderlo e comprometterlo.

Riguardo alla legge a cui fa riferimento la domanda posta a Gesù, vi erano varie scuole e altrettanti maestri che davano diverse interpretazioni, vista la molteplicità delle prescrizioni in cui veniva suddivisa: circa 613. la ricerca di un principio unico su cui orientarsi nelle scelte pratiche della vita, era sentita anche dai giudei. La risposta di Gesù sembra scontata, sia nell’indicare come importante l’amore di Dio, che quello verso il prossimo, due aspetti segnalati dalla legge e che ogni buon israelita cercava di rispettare. La novità che sta nella risposta di Gesù consiste nel aver equiparato i due precetti, nell’affermare che è simile al primo dice che merita uguale attenzione. Si tratta di dedicare al prossimo la stessa cura, la stessa attenzione che diamo a Dio, con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

Nella concezione ebraica il cuore era la sede degli affetti e dei pensieri, l’anima ricordava il suo aspetto vitale, la mente intesa come forza: occorre amare l’altro/a con tutto il proprio essere, realmente e non solo a parole, offrendo un aiuto che sia partecipe del vissuto altrui.

Sempre da “Matteo” di Ortensio da Spinetoli pag. 602, un pensiero che faccio mio: La legge e i profeti sono come un fascio di forze sparse che rischiano di disperdersi ulteriormente se non si fermano a questo aggancio. Il più grande comandamento per un cristiano è lo stesso che per un giudeo. Non ci sono due vie di salvezza, di Mosè e di Cristo, ma c’è solo quella di Cristo, che è lo sfocio di quella di Mosè.
vv.41-46

Matteo presenta un Gesù che va dai farisei mentre sono riuniti in consiglio, per mettere in evidenza la sicurezza e la padronanza di Gesù davanti ai suoi avversari, anche se la storia può essere andata diversamente, la ricostruzione ha bisogno di effetti efficaci. Mentre Mt. scrive, i giudei non si erano ancora convinti ed anche i giudeo-cristiani erano perplessi sul ruolo messianico di Gesù. quindi lui scrive per ribattere le accuse degli uni e per eliminare le perplessità degli altri: la filiazione di Gesù va oltre la sua discendenza davidica, per Mt. Gesù è Signore e questa signoria sarà messa in luce dalla sua risurrezione


Riflessioni dal gruppo

vv. 15-22 : Gli avversari di Gesù non cercano il dialogo, il confronto con chi la pensa diversamente da loro, ma cercano di aggredire, di umiliare. Credono di possedere la sola verità. Vi è una indisponibilità ad una relazione che possa fare interrogare, non sono aperti alla ricerca.

vv.34-40: Amare il prossimo come se stessi. Quanto siamo capaci di amarci? E se non lo siamo, come possiamo amare gli altri? Bisogna avere una buona autostima e fiducia in se stessi, per amarsi c’è bisogno di sentirsi riconosciuti, se si sta bene con se stessi si sta bene anche con gli altri, se si ama solo gli altri è una forma di possessività. È più facile amarsi se si ha la consapevolezza di sentirsi amati. L’amore è il comandamento centrale della vita, abbiamo bisogno di relazioni d’amore, è un allenamento  che dura tutta la vita.

Maria Del Vento

Lunedì 11 giugno 2012 – Vangelo di Matteo cap. 21,28 – 22,14

In questa parte che abbiamo letto del vangelo di Matteo sono descritte tre parabole che sono chiamate dal commentatore “parabole sul rifiuto del regno”. Sta, dunque, per consumarsi una rottura con il giudaismo del tempo, rottura non definitiva.

Gesù, arrivando a Gerusalemme, sa quello che avverrà e quindi con queste tre parabole vuole scuotere quelle persone che si sentono dalla parte dei giusti o che hanno poca fede.

L’affermazione del v.31 “gli esattori e le prostitute vi precedono nel regno di Dio” è una affermazione forte che vuole richiamare alla riflessione, come pure quella del v. 42 “la pietra che i costruttori hanno rigettato è diventata testata d’angolo”.

Siamo, dunque, in presenza di una costruzione teologica e letteraria tipica di Matteo, che sottolinea il costante rifiuto dell’offerta di salvezza da parte dei capi di Israele. Come Gesù anche gli altri inviati come Giovanni Battista e i profeti del Primo Testamento patiscono lo stesso destino: il rifiuto, la non accettazione dell’invito.

vv. 28-32

La prima parabola ruota sulla figura dei due figli ed in particolare sulla risposta data al padre che chiede loro di andare a lavorare nella vigna.

Prima viene il figlio che dice di no (questo non nell’ordine descritto) e poi si pente, dopo viene il figlio che dice di sì ma poi non va nella vigna, sicché il figlio obbediente è il primo, non l’ultimo. Nel commentare il significato di questi due figli, Alberto Mello identifica in essi gli Israeliti ed i pagani.

Per prima cosa bisogna dire che è un racconto esemplare che si riferisce a quelli che hanno creduto e a quelli che non hanno creduto alla predicazione del Battista. La non corrispondenza tra il dire ed il fare è comune ad entrambi i figli ma, mentre il dire rimane sempre ambiguo, il fare è decisivo.

Alla domanda di Gesù “chi dei due ha fato la volontà del padre?” nel racconto di Matteo gli interlocutori sanno rispondere esattamente: non chi ha detto sì, ma chi ha lavorato nella vigna. Nella parabola non si vuole solo mettere in rilievo il fare ma anche il pentimento, che vuole indicare il percorso del peccatore che imbocca la strada sbagliata ma poi ci ripensa, si converte e cambia direzione.

La salvezza non è data solo a chi ha l’atteggiamento di obbedienza ma anche a chi ha il coraggio di contraddirsi, di ricredersi e alla fine arrivare al pentimento. La conseguenza che si trae dalla parabola è provocatoria: un rovesciamento inatteso dei destinatari del regno.

Il v. 31, come già accennato, riporta l’affermazione di Gesù che vuol dire: gli esattori e le prostitute prenderanno il vostro posto. Questi erano pubblici peccatori, erano anche generalmente, i peggiori collaborazionisti col potere eppure sono arrivati a pentimento. Hanno fatto di più per il regno di Dio dei cosiddetti “giusti”, hanno fatto di più di quelli che hanno creduto solo a parole.

Qui il commentatore dice che la partita del regno si gioca già tutta sull’accoglienza ed adesione alla predicazione penitenziale del Battista. La mancanza di fede è già di per sé stessa una mancanza di “giustizia”, di obbedienza operativa e quindi di buone opere.

vv. 33-45

Più che una parabola, il racconto dei vignaioli omicidi è un’allegoria. L’attenzione dell’evangelista si concentra soprattutto su due aspetti:

a)      i contadini non sono soltanto cattivi ma incapaci di far fruttare la vigna
b)     
la scelta operata dagli altri vignaioli.

La vigna del Signore è la casa di Israele, gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Il signore della vigna cambierà i vignaioli ma non la vigna. In Matteo il padrone invia in due riprese più servi ed il trattamento a loro riservato è sempre uguale: uno lo percossero, uno lo uccisero, uno lo lapidarono; la sorte dei servi è sempre la stessa.

I servi di cui si parla sono i profeti che hanno preceduto il Figlio. I contadini non lavorano né per amore del padrone né per amore della vigna, vogliono solo accaparrarsi quest’ultima a spese del proprietario.

Dopo la sorte toccata ai servi, il padrone si decide a rischiare il tutto per tutto e ad inviare il proprio figlio. Egli non è solo un inviato, è l’erede a cui la vigna spetta in eredità. C’è una connessione molto stretta tra l’eredità e l’erede e tra la vigna ed il Figlio.

Per arrivare alla sentenza contro i vignaioli, Matteo fa pronunciare la domanda a Gesù rivolta ai sommi sacerdoti: “che farà il padrone a quei vignaioli?”. Sono dunque gli stessi sacerdoti che condannano se stessi, si identificano come colpevoli, si riconoscono come vignaioli che il padrone “farà perire miseramente quegli indegni”. Infatti Matteo, alla fine, specifica che i sommi sacerdoti capirono che parlava di loro. Sulla pietra rigettata del Salmo 118,22 è giocata tutta la parabola ed alcune chiavi di lettura compresa quella sopra citata.

Altra chiave è che nel racconto non viene specificato se i vignaioli si siano solo rifiutati di consegnare i frutti o se addirittura non abbiano fatto produrre frutti alla vigna.

Quando viene detto del trasferimento della vigna ad “altri contadini” si chiarisce che anche questo è un problema; i nuovi contadini infatti faranno fruttificare la vigna (v.43). Essi gli consegneranno i frutti a loro tempo quindi il compito dei profeti e del Messia non è solo quello di riscuotere i frutti ma sono inviati perchè producano frutti degni della conversione. I contadini non rifiutano i profeti perché non producono frutti ma non producono frutti perché rifiutano i profeti ed il Messia.

Una terza ed ultima chiave di lettura riguarda il trasferimento della vigna ad altri contadini. La vigna come abbiamo visto è chiaramente “il regno di Dio” che “sarà dato a un popolo” che aderirà all’annuncio dei profeti e di Gesù.

22, 1-14

Anche la terza parabola inizia con l’invio dei servi; anche qui un doppio invio, una doppia missione che come nella parabola precedente si conclude in modo tragico. L’ipotesi che il commentatore dà come più probabile al v.7 è che la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. sia vista come un castigo al rifiuto opposto da Israele ai missionari cristiani.

Al v.8  si parla degli invitati che non sono degni:  è  il rifiuto del discepolo verso il suo “Signore”. La dignità è una categoria fondamentale nel discorso missionario. Il rifiuto di Israele è inspiegabile ed è sconcertante quel “non vollero venire” che, dall’altra parte apre la via alla missione presso i pagani, ossia l’invito rivolto a tutti senza più distinzioni, né discriminazioni (non soltanto agli invitati ufficiali).

Cattivi e buoni: questa precisazione del v. 10 non è accidentale; sono stati infatti chiamati gli indegni, quelli che non erano in alcun modo preparati al banchetto. La mescolanza di buoni e cattivi all’interno del banchetto (della chiesa) è il riflesso della gratuità dell’invito.

L’unico vincolo richiesto è quello del vestito, un vestito che può essere visto come un vestito di fede e di opere, un segno di penitenza e di buone opere nell’ambito del giudizio a cui saranno sottoposti coloro che vorranno far parte del regno. Anche i membri della chiesa saranno quindi giudicati, come Israele, sulle opere degne del regno di Dio. La chiamata non garantisce l’elezione; Dio non ha chiamato soltanto gli eletti.

Tutti sono chiamati alla salvezza cooperando con la grazia di Dio, il quale desidera che ogni uomo e donna sia salvato/a.

Luciano Fantino

N° 6/2012

 

FOGLIO DI COMUNITA’

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base
Distribuzione gratuita — Stampato in proprio c/o ALP, Via Bignone 89, Pinerolo (To) il 20/05/2012

 

LE EUCARESTIE
(nella sede della comunità
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DOMENICA   3 giugno   ore  10 : prepara il gruppo del lunedì sera-sede
VENERDI’    15 giugno  ore   21 :
prepara il gruppo del lunedì sera-FAT
VENERDI’    22 giugno  ore   21 :
prepara il gruppo del lunedì sera-sede
VENERDI’    29 giugno  ore   21 :
prepara il gruppo del lunedì sera-FAT
VENERDI’     6 luglio     ore   21 :
prepara chi si segna sul cartellone affisso in sede

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ALTRI  APPUNTAMENTI

ASSEMBLEE DELLA COMUNITÀ: Domenica 3 giugno, dalle 14 alle 17, è convocata l’assemblea della comunità per riflettere sul tema “Associazione Viottoli e Cdb”. Venerdì 15 giugno, ore 21,30, subito dopo una breve celebrazione eucaristica, la comunità è convocata per l’assemblea di programmazione, prevista fino alle ore 23. Si raccomanda la maggior partecipazione possibile.

GRUPPO DONNE: giovedì 14 giugno: ore 16,30, a casa di Luisa Bruno. Stiamo continuando gli incontri con Aurelia Picotto, a cui abbiamo chiesto di darci una mano sul pensiero storico e filosofico intorno a “moderno e post-moderno”.

GRUPPO BIMBEBIMBI: domenica 10 giugno, dalle ore 11 ci ritroviamo per la festa conclusiva a casa di Cristian e Giorgia a Castagnole. Leggeremo anche la 3ª e ultima puntata della 2ª storia di Zena.

GRUPPO RICERCA: martedì 5 giugno, a casa di Paola Bertozzi ed Elio Tebaldini a Miradolo, concludiamo con una cena l’anno “accademico” trascorso. Se qualcuno/a pensasse seriamente di coinvolgersi, sappia che il libro “Quando Dio era una donna” ci impegnerà ancora per alcuni mesi (fino a Natale, presumibilmente) e poi leggeremo “Leggere il Corano a Roma” di Adnane Mokrani.

GRUPPI  BIBLICI  SETTIMANALI: il lunedì alle ore 21 in sede e al FAT.  Lunedì 25 giugno finiremo la lettura del vangelo di Matteo. Nella prossima assemblea di programmazione sceglieremo le letture per il prossimo anno.

LA SCALA DI GIACOBBE: Sabato 16 giugno ci ritroviamo a Torino per la partecipazione al TORINO PRIDE (ora e luogo da definire). Sabato 23 giugno alle ore 17, presso la sede della Comunità (Corso Torino 288 a Pinerolo), con Franco Barbero discuteremo sul significato della benedizione delle coppie omosessuali. Alle ore 19.30 cena autogestita al F.A.T. Dopo cena guarderemo un film a tematica omosessuale.

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VERBALE  DELL’ASSEMBLEA  DI  PROGRAMMAZIONE del 13/5/12

Quando leggerete questo verbale avranno già avuto luogo sia la giornata contro l’omofobia che l’incontro organizzato dal gruppo “Elaborazione del lutto” sul tema “Il dolore unisce, ma può anche dividere”.

  • Inoltre, su proposta di Angelo Merletti, si è avviato il processo di costituzione di un comitato per chiedere al Comune di Pinerolo la cittadinanza italiana per tutti i bimbi e tutte le bimbe che nascono in Italia. Daremo ulteriori informazioni sul prossimo foglio di comunità.
  • E’ confermata l’assemblea della comunità per domenica 3 giugno, dalle 14 alle 17: tema “Cdb e Viottoli”. Quella tra la comunità e l’associazione Viottoli è una relazione che da un po’ di tempo si è fatta difficile: è urgente e necessario un momento di riflessione e di scambio per fare chiarezza e proseguire con maggior serenità.
  • Dal 15 giugno l’Eucarestia sarà celebrata ogni venerdì alle ore 21, come è ormai consuetudine da anni.
  • Quella del 15 giugno sarà un’Eucarestia breve, per lasciare spazio all’assemblea di programmazione che dovrà, in particolare, valutare le proposte per i gruppi biblici da settembre.
  • Abbiamo poi dedicato un po’ di tempo a uno scambio di racconti e pensieri sul recente Convegno nazionale di Napoli delle cdb italiane.Domenico ha riportato la sua positiva impressione sul fiorire di iniziative e gruppi, nel Sud e a Napoli in particolare, che lavorano per la giustizia.  A partire da qui abbiamo aperto una finestra su una riflessione che tornerà senz’altro tra di noi: il futuro delle nostre Cdb, abitate da persone sempre più anziane e sempre meno numerose. Per me quel futuro sta in tutti i gruppi che il nostro piccolo seme ha contribuito a far nascere e consolidare, tra chi impegna la propria vita per la giustizia, la condivisione, l’amore. Era significativo vedere, sul cartellone proposto per l’avvio del laboratorio animato dalle Cdb del Piemonte, la quantità e la distribuzione dei post-it colorati: pochi nella sezione “impegni ecclesiali”, molti in quella degli impegni sociali-politici-culturali… Carla era nel laboratorio sulle paure, animato dalla cdb S. Paolo – Roma. C’erano molte donne, pochi uomini, molti/e giovani. Per i/le giovani le cdb sono state luogo di catechesi, di formazione… la pratica la fanno altrove. E’ importante che si sentano liberi/e di scegliere la propria strada. Dobbiamo essere serenamente consapevoli che le Cdb possano finire: sono state e sono, comunque, seme che sta producendo qualche frutto; chi verrà dopo cercherà il proprio cammino. Per Francesco è stato bello l’incontro con persone impegnate e stimolanti, anche se l’impressione generale è quella di una realtà in “dismissione”: non vede futuro per le Cdb e ritiene indicativo il fatto che manca in esse lo spettro completo delle età, fatta eccezione per il gruppo di giovani romani/e le cui iniziative sembrano però più “collaterali” che interne alla cdb. Di Memo l’ultima riflessione: le Cdb sono nate in un momento ben preciso della nostra storia; il futuro può essere davvero diverso. Questo mi sembra uno spunto interessante. Il dibattito è aperto…
  • Infine due appuntamenti in cantiere:       sabato 15 settembre, a Roma, incontro di tutte le “realtà conciliari”, promosso da “Noi siamo chiesa” in occasione del cinquantenario dell’apertura del Concilio Vaticano II;  il prossimo incontro nazionale delle Cdb italiane sarà un seminario di studio, probabilmente nell’autunno del 2013, per condividere il punto sui diversi percorsi di ricerca intorno a Dio e al divino, nella nostra vita e nella vita del mondo.

Verbale a cura di Beppe

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LETTERE  DI  EMANUELE  DAL  CONGO

Cari/e amici ed amiche della Comunità di Base,
avrei ancora voluto salutarvi di persona a Pinerolo, ma ho avuto molto da fare e il tempo è stato poco… Finalmente il giorno tanto atteso, pensato e sognato si sta avvicinando sempre di più!Martedì tornerò in Repubblica Democratica del Congo dopo quasi due anni dal mio ritorno dopo l’esperienza del Servizio Civile. In questi giorni sono tanti i pensieri che si affollano nella mia testa: desideri, aspettative e anche paure… come e cosa sarà cambiato in questo periodo?Ho sempre mantenuto fitti contatti con i missionari e alcuni educatori congolesi, quindi sono sempre stato aggiornato su quello che succedeva; anche se vedere con i miei occhi sarà tutta un’altra cosa!A novembre ci sono state le elezioni presidenziali, con molti brogli, denunciati dagli osservatori ONU, da entrambe le parti, quella del presidente uscente Joseph Kabila e il principale sfidante Etienne Thisekedi. Kabila è stato “riconfermato” presidente, ma Thisekedi non ha accettato e si è autoproclamato presidente, inasprendo lo scontro già acceso tra le due fazioni, che in campagna elettorale aveva già causato alcuni morti e molte violazioni dei diritti fondamentali.Vi farò comunque avere mie notizie, così da potervi aggiornare in tempo reale sulla situazione di questo paese.Auguro a tutti e tutte un buon proseguimento nelle attività della CdB, soprattutto quelle legate alla giornata contro l’omofobia a cui mi dispiace veramente tanto non partecipare.

Un grande abbraccio.
Emanuele – 6/5/12

Cari/e amici ed amiche della CdB,
è ormai da più di una settimana che sono arrivato in Congo ed è da venerdì che sono in savana, dove non posso mantenere i contatti che speravo, purtroppo… Vi scrivo oggi non a caso, vi sto pensando molto, indaffarati per la celebrazione della giornata contro l’omofobia che proprio oggi si celebra in  tutto il mondo e che a Pinerolo quest’anno prende un connotato più ampio rispetto agli altri anni. Oggi qui è una giornata molto calda, ma ieri sotto una pioggia non indifferente abbiamo giocato a calcio nel prato con i ragazzi ospiti qui nella missione. Queste sono le ultime piogge prima dell’arrivo della stagione secca. Ho potuto rivedere molti amici che avevo lasciato due anni fa, e i ragazzi che avevo seguito ormai sono diventati indipendenti, qualcuno ha già dei figli… Purtroppo la situazione politica è sempre un disastro, dopo le elezioni di novembre non si è ancora giunti alla formazione di un governo stabile. Questo compromette molto la destinazione dei fondi per la cooperazione allo sviluppo, in poche parole NIENTE GOVERNO, NIENTE SOLDI, perché non si sa dove possano finire. Il presidente Kabila non ha ancora fatto nessuna apparizione pubblica dopo il voto: questo la dice lunga su come abbia “vinto” le elezioni.Avrei ancora molte cose da scrivervi, ma il professore di lingala mi aspetta!Buon lavoro a tutti per le celebrazioni di questi giorni!

Bokende malamu!
Emanuele – 17/5/12

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GRUPPO MEDIE E CENA INSIEME

Giovedì 14 giugno alle 17:30 ci vediamo a casa di Daniela e Roberto a San Secondo per l’ultimo incontro del gruppo ragazzi (animato da Francesco Melillo) e del gruppo genitori (finiremo di discutere insieme il libro di Ortensio da Spinetoli, Gesù di Nazaret, ed. La Meridiana). Dopo il gruppo  ci fermeremo a cenare insieme. Sarà anche l’occasione per discutere insieme il programma del prossimo anno.

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PINEROLO  “CONTRO  L’OMOFOBIA”

Lunedì 28 maggio si è riunito nella sede della Cdb il Comitato. Abbiamo espresso una valutazione positiva sulle manifestazioni organizzate intorno alla GIORNATA CONTRO L’OMOFOBIA che si è svolta domenica 20 maggio. Dopo l’assemblea ecumenica di preghiera al tempio valdese di Pinerolo, a cui hanno partecipato comunità valdese, cdb e parrocchia di san Lazzaro, nel pomeriggio si è svolta la manifestazione di piazza con stands informativi, spettacoli e letture. Nonostante la pioggia e il freddo c’è stata una discreta partecipazione. Abbiamo riaffermato l’impegno a proseguire nel tempo le iniziative, rendendo permanente il nostro comitato, per contribuire a far crescere, nella popolazione pinerolese, la coscienza dei diritti di ogni persona e la convivialità di tutte le differenze. Abbiamo anche elaborato un programma di iniziative per il prossimo anno, di cui vi daremo conto di volta in volta. Il comitato è sempre aperto alla partecipazione di chiunque lo desideri.

Beppe e Francesco

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GRIGLIATA  DI  FINE  PRIMAVERA

Domenica 24 giugno chi lo vorrà potrà trascorrere una piacevole giornata con le amiche e gli amici del FAT. Per questa data è infatti organizzata la tradizionale grande grigliata per sostenere le attività del FAT e della Scuola senza frontiere. Il ritrovo è previsto dalle ore 12 presso la Pro Loco di Garzigliana (impianti sportivi). A seguire canti, balli e la lotteria con simpatici premi. Per comprensibili problemi organizzativi, le prenotazioni dovrebbero giungere entro giovedì 21 giugno.

Domenico

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SOLIDARIETÀ ALLA WOMEN’S RELIGIOUS LEADERSHIP CONFERENCE OF USA

Noi donne e uomini delle Comunità cristiane di base italiane, riunitesi a Napoli dal 28 al 30 aprile 2012 nel XXXIII Incontro nazionale, vi siamo vicine/i con profondo senso di solidarietà in questo momento in cui la gerarchia vaticana, attraverso il commissariamento della Women’s religious leadership conference degli U.S.A., cerca di fermare l’autonomo cammino delle vostre Congregazioni religiose nel percorso di impegno sia ecclesiale che sociale.

Napoli, 30 aprile 2012

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SOLIDARIETÀ AI PARROCI “DISOBBEDIENTI” AUSTRIACI

I e le partecipanti al 33° incontro nazionale delle Comunità cristiane di base italiane, svoltosi a Napoli dal 28 al 30 aprile 2012:
1) Esprimono la loro piena solidarietà ai parroci e preti di “Pfarrer Initiative” che pubblicamente e responsabilmente hanno proposto una serie di riforme nella Chiesa cattolica romana;
2) Dissentono dal Papa che Giovedì santo ha qualificato come “disobbedienza” alle autorità ecclesiastiche l’iniziativa dei preti austriaci;
3) Sottolineano che, secondo le Scritture, l’obbedienza si deve prima a Dio che agli uomini;
4) Auspicano che, sui temi sollevati dai preti austriaci – come la possibilità dell’accesso all’Eucaristia dei divorziati risposati ed il celibato opzionale dei preti – si apra un dialogo collegiale e corale nella Chiesa cattolica, cosicché tutti insieme, donne e uomini, si possano prendere quelle decisioni coraggiose che meglio rispondano all’appello dell’Evangelo ed alle necessità odierne del
Popolo di Dio.
A cinquant’anni dall’inizio del Vaticano II ci sembra che questo modo di prendere delle decisioni sarebbe una coerente attuazione di ciò che lo Spirito ha detto alla Chiesa con il Concilio.

Napoli, 30 aprile 2012

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5 PER MILLE

Con la dichiarazione dei redditi possiamo decidere di destinare il 5 per mille dell’Irpef a finalità di interesse sociale. Basta apporre la propria firma nel riquadro scelto indicando inoltre, nell’apposito spazio, il numero di codice fiscale dell’associazione. Il 5 per mille non è alternativo all’8 per mille, che possiamo continuare a destinare come in passato e non comporta ulteriori esborsi finanziari. Riportiamo alcune Associazioni che ci sono vicine, ma è possibile trovarne tantissime altre:

AMISTRADA (Las Quetzalitas – ragazze e ragazzi di strada del Guatemala) – cf  97218030589

ASSOCIAZIONE OPPORTUNANDA [Cdb Torino] (promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche dell’esclusione sociale; progetta e sperimenta forme di intervento finalizzate al raggiungimento dell’autonomia di vita; dà voce e visibilità alle persone senza dimora.) – cf 97560450013

CENTRO EDUCATIVO POPOLARE [Cdb Isolotto Firenze] (laboratorio Kimeta delle donne rom; residenza anagrafica a senza diritti di cittadinanza; attività educative con ragazzi/e; recupero e salvaguardia della memoria orale; pubblicazioni; solidarietà con le comunità del Centroamerica; sostegno al movimento delle comunità cristiane di base italiane) – cf  94003470484

ARTE DIVERSA (associazione di animazione con obiettivi educativi – Piossasco – www.artediversaonlus.org) – cf  97667360016

CUAMM – MEDICI  CON  L’AFRICA – cf  00677540288

EMERGENCY – cf  97147110155

AMNESTY INTERNATIONAL – cf  03031110582

MEDICI SENZA FRONTIERE – cf  97096120585

MOVIMENTO NONVIOLENTO – cf  93100500235

GREENPEACE – cf  97046630584

CONSULTA TORINESE PER LA LAICITÀ DELLE ISTITUZIONI – cf  97663330013

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9  GIUGNO  INCONTRO  SU  ISLAMISMO  A  CHIERI

Sabato 9 giugno dalle 10 alle 15:30, in Via Vittorio Emanuele 33 a Chieri (salone sopra la bottega del commercio equo e solidale), si terrà l’undicesimo e ultimo incontro del corso biennale di teologia del pluralismo religioso, sul tema “Un approccio all’Islam”. Per chi è interessato/a ad approfondire l’argomento prima dell’incontro si segnala la bibliografia riportata sul foglio cdb di aprile. Il programma prevede (dalle h10) un momento di riflessione (relazione di Franco Barbero e dibattito) sul tema citato. A seguire (dalle 12) l’eucarestia e (dalle 13:30) il pranzo insieme (ognuno/a porta qualcosa). L’incontro è aperto a chiunque sia interessato/a.

Francesco Giusti

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 GRUPPO “UOMINI IN CAMMINO”

Ultimo incontro prima dell’estate: giovedì 14 giugno, presso la sede del FAT (Vicolo Carceri 1, Pinerolo), con il solito orario: 19-20,30. Poi daremo spazio a due feste con tutte le nostre famiglie: Sabato 16 giugno a casa di Arci a Fenestrelle;  Sabato 1 settembre a Villa Olanda.    Intanto il gruppo cresce: altri uomini si mettono in cammino con noi. Questa è la nostra vera grande festa. Ricordiamo che il gruppo è sempre aperto ad accogliere chi volesse provare a mettersi in cammino… chiediamo solo di contattare prima uno di noi.

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COMUNITA’ CRISTIANA DI BASE DI PIOSSASCO

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Lunedì 18 giugno h. 18,00: incontro organizzativo per decidere le letture del prossimo anno – Da Silvana e Vanna (via Riva Po 18)

Mercoledì 27 giugno h. 21,00: Incontro di preghiera prima dell’estate – via Pinerolo 102. Inoltre festeggiamo i 30 anni di matrimonio di Carla e Cesare.

Una domenica di giugno sarà dedicata all’eucarestia e all’incontro di preghiera insieme alle sorelle e fratelli del gruppo degli “Sconfinati”.

 

Lunedì 4 giugno 2012 – Vangelo di Matteo cap. 21, 1-27

vv. 1 – 11

Tutti gli evangelisti narrano, in un modo o in un altro, l’entrata festosa di Gesù a Gerusalemme. E’ proprio come se fosse il Re-Messia ad entrare nella città santa. Sembra che Gesù si senta calato nei panni di chi vuole rispondere alle aspettative messianiche e sceglie il tempo e le modalità appropriate – almeno così Matteo sembra descriverlo.

Nell’ingresso a Gerusalemme c’è una non troppo velata allusione alle Scritture: infatti lo stendere i mantelli sul puledro e sulla via riprende un uso delle cerimonie per l’incoronazione di personaggi regali (v. 2Re). Nella storia biblica l’asino è la cavalcatura dei re di Israele e nella tradizione profetica lo è anche del Messia: l’asino, che è il simbolo della mansuetudine, in contrapposizione al cavallo, che era la cavalcatura dei re guerrieri.

Il fatto ripreso da Matteo richiama soprattutto una profezia di Zaccaria 9,9: “Il re messianico della pace cavalca il puledro di un’asina e annienta i carri da guerra, spezza gli archi della battaglia e porterà la pace a tutti i popoli”. A ciò si unisce la citazione del Salmo 118: Osanna, Benedetto… Osanna vuol dire, su per giù, salva ora o salva, ti prego: è un investimento di fiducia che Matteo vuole evidenziare.

vv. 12 – 17

Come ogni buon pellegrino, appena entrato in Gerusalemme Gesù si reca al tempio. Era consuetudine che nell’atrio esterno del tempio si vendessero animali per il sacrificio e si trovassero banchi di cambiavalute, per far sì che nessun pellegrino entrasse nel santuario con monete recanti immagini e figure di sovrani, per giunta stranieri. Nel tempio infatti non poteva entrare nessuna immagine umana.

Durante tutta la sua vita Gesù aveva convissuto con queste usanze. Ora, improvvisamente, si mette a cacciare i rivenditori e a ribaltare i banchi dei cambiavalute… Forse da tempo erano sotto gli occhi di tutti queste pratiche poco rispettose della buona fede di chi, dovendo compiere il rito dell’offerta, si vedeva costretto a sottostare a modalità sovente truffaldine da parte di chi gestiva questo traffico.

Gesù si trova ad essere protagonista di un atto condiviso da molti, ma che nessuno aveva avuto fino ad allora il coraggio di compiere, perchè voleva dire chiaramente mettersi contro il potere. Il problema non è tanto contrapporre materiale e spirituale, quanto denunciare lo sfruttamento economico dei poveri.

Vediamo che questo tipo di comportamento, corroborato dalla guarigione di alcuni ciechi e zoppi (v. 14), produce due tipi di reazione completamente diversi. Quello di chi, vedendosi sfumare un’opportunità di facile guadagno e predominio, si allontana adirato. Quello invece di chi, riconoscendo in Gesà l’autorevolezza attesa, si avvicina e riceve benefici al di là di ogni previsione e aspettativa. Sono loro, unitamente ai bambini che, testimoni dell’avvenimento, riconoscono “gridando” l’accaduto, quelli che più hanno guadagnato dall’incontro con Gesù.

Anche qui, come altre volte nei Vangeli, la genuinità dell’atteggiamento dei fanciulli riconosce in Gesù colui che opera in modo pulito, efficace, chiaro. Assistiamo ad uno spaccato di come si può accogliere il Regno che viene, situazione che, come è stato più volte annunciato, capovolge spesso le logiche umane. La parte “migliore” ha capito, si rallegra e ne riceve benefici. L’altra no e, quindi, si sdegna, si adira, si dispera.

vv. 18 – 22

Leggendo un po’ la Bibbia abbiamo visto come l’immagine del fico sterile designi, nella predicazione profetica, l’infedeltà all’alleanza di coloro che Dio si è scelto come popolo (Ger 8,13; Os 9,10). E’ dunque immagine di una testimonianza che non sa essere all’altezza della pretesa esibita. E’ questo principalmente il senso della parabola o del gesto simbolico attribuito a Gesù.

Anche i discepoli del Maestro sono, con questo, avvisati: non c’è stagione che esima dalla testimonianza del Regno cui si è chiamati e a cui ci si è impegnati. L’avvertimento si tramuta comunque subito, positivamente, in una capacità di trasformazione che la fede ha sulla realtà, anche quella che si presenta con i caratteri di una resistenza apparentemente insuperabile: “Tutto quello che chiederete nella preghiera, lo otterrete”.

La sentenza del v. 19 sembra proprio rivolta a Israele e ai suoi capi. Infatti appaiono entrambi fiorenti e prosperi, ma né l’uno né l’altro portano il frutto desiderato ed entrambi sono condannati da Gesù. Da un altro punto di vista le parole quasi stizzite del v. 19 potrebbero anche mostrare una parte di vulnerabilità e irritazione di fronte ad una contrarietà: si dice infatti che ebbe fame e, se pure fosse così, penso che gliela si possa perdonare.

vv. 23 – 27

La polemica con i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo rivela una cosa importante. Essi vogliono sapere su cosa si fonda l’attività socio-taumaturgica di Gesù: “Con quale autorità tu fai queste cose? Chi ti ha dato questa autorità?”. Essi vedono le azioni compiute dal Maestro nel tempio come una evidente critica alla loro autorità. Uno che dichiara di essere venuto non per essere servito ma per servire e che, allo stesso tempo, si prende la libertà di sbaraccare nel modo che abbiamo visto i traffici del tempio, spiazza e non poco. Uno che, alla domanda rivoltagli, replica con una riflessione che pone gli interlocutori in grande imbarazzo, non è che possa essere così tanto ben visto da chi conta. Per il momento li tiene ancora a freno il fatto che il popolo è favorevolmente sorpreso dalle parole e dagli atteggiamenti di Gesù: forse molti avrebbero voluto fare quel che lui ha fatto, senza averne il coraggio.

La domanda rivolta a Gesù è la stessa domanda che era stata rivolta a Giovanni, all’inizio della sua attività lungo il Giordano (Gv 1,25) e rivela il panico da cui i detentori del potere sono presi di fronte a una autorità che si sottrae alle investiture consolidate nella struttura di dominio. Gesù, in ogni caso, alludendo solo indirettamente al suo apprendistato alla scuola del Battista, risponde ponendo a sua volta una domanda che mette in luce la loro malafede (v. 25). E davanti al loro silenzio, che ne denuncia la paura e la viltà, si rifiuta di proseguire il confronto.

Alcune riflessioni emerse nel gruppo

Qualche citazione biblica, come ad esempio quella del v. 13, può essere stata messa lì per evidenziare le contraddizioni di cui sono protagonisti i capi e i maestri della legge.

Il fico secca perchè una parte della tradizione viene meno; quindi Gesù non vuole demolire niente, ma prendere atto che alcune cose non sono state conformi alle precedenti tradizioni.

Il fine reale dei suoi oppositori è soprattutto neutralizzare un personaggio scomodo.

La fede può più di quanto si possa immaginare.

Domenico Ghirardotti

Lunedì 28 maggio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 20

Il capitolo inizia con la narrazione della parabola dei lavoratori chiamati a tutte le ore.

Punto essenziale della parabola è che Dio, nella sua generosità, va al di là delle idee umane sulla imparzialità.

Nessuno dei lavoratori riceve meno di quello che deve avere, ma qualcuno riceve di più. Chi però ha ricevuto il giusto, si risente di questa generosità del padrone. A chi è rivolta questa parabola?

Per Matteo, questa parabola può essere stata originata dalla constatazione della gelosia suscitata dalla grazia di Dio proclamata per chi “non la merita” mentre l’evangelista Luca, come nella parabola del figlio prodigo, mira ai capi religiosi perché non erano d’accordo con Gesù che accettava ed accoglieva i peccatori e pubblicani.

vv. 1-16

Una chiave di comprensione di questa parabola sta nella frase riportata al v. 30 alla fine del capitolo precedente “Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi“ (cap.19,30) e al v. 16 che conclude la parabola stessa.

Gli standard di Dio non sono come i nostri: nessuno può reclamare come diritto qualcosa che dipende dalla bontà di Dio ma non solo, un servizio fedele non garantisce una ricompensa maggiore.

E’ possibile provare simpatia per le recriminazioni riportate al v. 12 “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Questo però dimostra come siamo “naturalmente” privi di amore e di pietà; nel nostro pensiero siamo più “sotto la legge” che “sotto la grazia”.

vv. 17 – 19

Leggiamo il terzo annuncio della morte di Gesù con più particolari (schernito, flagellato) e si specifica, per la prima volta, che verrà crocifisso (Marco e Luca non lo riferiscono). La comunità ricostruisce la “profezia” attenendosi ai racconti della passione più che alle previsioni di Gesù. Il “terzo giorno” è una numerazione convenzionale (lo troviamo sia nell’A.T. che nel N.T.) per indicare un breve periodo di tempo.

vv. 20 – 23

Matteo, citando la madre di Giacomo e Giovanni, forse vuole presentare i due discepoli sotto una luce più favorevole rispetto a Marco (che non la menziona). I fratelli (v.22) rispondono a Gesù con convinzione, come Pietro che dice a Gesù “..io non mi scandalizzerò mai di te” (cap. 26 dopo l’ultima cena mentre vanno verso il Monte degli ulivi) ma proveranno la paura e quando lo arresteranno, fuggiranno.

v. 24 

Matteo racconta l’indignazione dei “dieci” per la richiesta fatta ma ci fa comprendere che il loro sdegno è per gelosia e non perché siano migliori o abbiano capito di più il messaggio di Gesù.

vv. 25-27

Il concetto espresso in questi versetti è che i valori della società secolare non si applicano al gruppo dei seguaci di Gesù: “Non così dovrà essere tra voi..”. La grandezza sta nel servizio e Gesù (Figlio dell’uomo), il suo comportamento deve ispirare i suoi discepoli: è l’unica strada da seguire.

v. 28

si fa riferimento al concetto di riscatto. La riflessione teologica di Matteo e della sua comunità applica a Gesù le caratteristiche del Servo Sofferente di cui il profeta Isaia fornisce il modello (cap.53).

vv. 29 – 34

viene ripetuto il racconto della guarigione dei due ciechi per ragioni apologetiche. (il primo racconto al cap.9,27-31). Gesù si ferma nonostante la tanta folla, i pensieri per le “cose più alte”, lo scontro imminente a Gerusalemme. La parola “occhi” è insolita e talvolta è usata nell’espressione “occhi dell’anima”. Ci viene raccontato che i due ciechi guariti lo seguirono e forse l’evangelista vuole comunicare la sua fede in Gesù che toglie una cecità più grande di quella fisica del corpo.

Alcune considerazioni emerse nel gruppo biblico

A proposito del messaggio della parabola: la ricompensa è uguale per tutte/i coloro che si mettono sulla strada della Vita (chi si converte) e il bene che ne viene ricavato è uguale.

Se si è convinti di ciò che si sente (nel proprio cuore) si ha già la gratificazione e non la si cerca dagli altri/e.

Le persone davvero “grandi” sono coloro (farsi servi) che si prendono a cuore  e fanno quello che è utile per il bene comune.

La parabola descrive l’immaginario di Gesù e il suo insegnamento deve diventare, per chi crede nel suo messaggio, un “manifesto” per la vita sociale.

Non ci possono essere leggi (umane) che riescano ad ingabbiare l’Amore.

Come nella parabola, la prima preoccupazione di tutte e tutti deve essere quella di dare il necessario a partire dagli “ultimi”: è un messaggio politico da non relegare alla sfera religiosa.

Il coinvolgimento dei lavoratori a tutte le ore ci fa riflettere sulle capacità e tempi diversi di ciascuno ma nessuno può e deve stare “ai margini”.

A proposito di cecità : c’è il rischio di auto-escludersi dalla possibilità di cambiare nella nostra vita. Aprire gli occhi su di noi, sulle nostre relazioni, sulle nostre responsabilità e potenzialità è non più soffrire, è guarire.

Luciana Bonadio

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