18 agosto – 20^ domenica del T.O.

Giudicate da voi stessi

“Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e che mi resta da desiderare, se già è acceso? Vi è un battesimo del quale devo essere battezzato; e sono angosciato finché non sia compiuto! Voi pensate che io sia venuto a portar pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera”. Diceva ancora alle folle: “Quando vedete una nuvola venire su da ponente, voi dite subito: “Viene la pioggia”; e così avviene. Quando sentite soffiare lo scirocco, dite: “Farà caldo”; e così è. Ipocriti, l’aspetto della terra e del cielo sapete riconoscerlo; come mai non sapete riconoscere questo tempo? Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? (Luca 12, 49-57)

La conclusione del cap. 12 dell’evangelo di Luca è un drastico invito a scegliere. Giovanni era andato nel deserto e vi predicava il ravvedimento e la conversione tramite un gesto molto significativo: l’immersione nel Giordano, il battesimo. Il gesto era altamente simbolico ma non poteva limitarsi ad un gesto esteriore doveva coinvolgere tutto l’essere, si trattava veramente di cambiare stile di vita in vista di qualcosa di imminente che stava per accadere.

Gesù era discepolo del Battista e nella sua predicazione oscilla tra l’annuncio gioioso del regno che sta per venire: “il regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17,21) e il richiamo urgente, quasi in codice apocalittico, al cambiamento di vita. Le due cose non sono in contrasto. Un regno non può essere diviso in se’ stesso troviamo scritto al cap. 11, così non è possibile costruire il regno ed abitarvi se non ci mettiamo in cammino, se non permettiamo che il nostro cuore si converta: sarebbe una farsa. Ciò che facciamo è lo specchio di ciò che siamo. Continua a leggere

11 agosto – 19^ domenica del T.O.

La salvezza viene dalla solidarietà e dalla condivisione

Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate.” Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”. Il Signore rispose: “Qual’ è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico lo metterà a capo di tutti i suoi servi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevole di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più ( Luca, 12, 32-48 ).

Diamo prima una rapida lettura dell’intero capitolo, per inquadrare meglio il brano che ci viene proposto oggi.

Gesù sta parlando di questioni “grosse” (1-12) e un tale lo interpella per una eredità. Ecco, dice Gesù, l’avidità impedisce di condividere perfino l’eredità con il proprio fratello (13-15). Alla questione giuridica sono preposti tribunali e giudici; il regno dell’Amore esige comportamenti di condivisione che rendano inutili i tribunali (58-59). Cercate prima di tutto il Regno di Dio e tutto il resto, lo star bene e avere il necessario, ne sarà un frutto conseguente, perchè reciprocità e condivisione garantiscono il necessario a ogni persona che viene al mondo (22-34). Altrimenti saremo puniti/e: la vita diventerà un inferno e non sarà Dio che ce ne tirerà fuori (35-48).

L’inferno, in realtà, ce lo costruiamo con le nostre mani, praticando l’ipocrisia (v 1), l’ingordigia (v 15), l’ingiustizia (v 45): è in questa vita che dobbiamo cambiare, mentre stiamo andando verso il giudice definitivo, contro la cui sentenza non c’è appello (58-59). Il Vangelo, non solo quello di Luca, ci dice che abbiamo una luce, forte come il fuoco, ad illuminare le nostre scelte: è la parola di Gesù (49-53). Starci o non starci, seguirla oppure osteggiarla, è una scelta che tocca a ciascuno e ciascuna di noi, è nelle nostre possibilità, come ci dice chiaramente il v 57. Continua a leggere

4 agosto – 18^ domenica del T.O.

La nostra responsabilità

Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio» (Luca 12, 13-21).

Questo brano di Luca non si trova negli altri sinottici, è però presente nel vangelo di Tommaso (Loghion 63). Luca lo ha posto prima del discorso di Gesù sui beni terreni (Lc 22-34) che si trova anche in Matteo (Mt 6, 25-31).

L’antefatto è la richiesta di intervento di Gesù come giudice nella disputa tra due fratelli per la divisione di un’eredità. Gesù si schemisce, ancora una volta il suo ruolo era frainteso, non è stato inviato per fare il giudice o l’avvocato, ma quale profeta del Regno di Dio. La parabola che Gesù racconta riporta l’attenzione al fulcro del suo messaggio, all’essenza delle cose e al profondo significato della nostra esistenza.

Allora come adesso, il problema del possesso dei beni terreni è molto importante tanto da dividere spesso anche fratelli e parenti stretti. Con la parabola dell’uomo che progetta come custodire un buon raccolto e a cui viene ricordato che potrebbe non avere tempo per goderlo Gesù mette in luce i due aspetti fondamentali del problema: l’accumulo delle ricchezze può produrre ingiustizia sociale e allontana dalla relazione con Dio. Continua a leggere

28 luglio – 17^ domenica del T.O.

Una preghiera sempre attuale

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!». (Luca 11, 1-13).

Come spesso ci testimoniano i vangeli, Gesù prega; in questo brano uno dei discepoli, gli chiede di insegnare loro a pregare, così come ha fatto Giovanni con i suoi discepoli. La richiesta, più che imparare una preghiera, sembra di esser quella di imparare un proprio modo di pregare, come se ogni gruppo dovesse avere il suo e unico modo… Ma la risposta di Gesù, chiara e precisa, suggerisce di utilizzare una preghiera che è quella che ha le radici nella loro cultura ed è basata sulla lode a Dio e al suo Regno.

Certo Gesù pregava con parole che rispecchiavano la cultura del suo tempo e quindi anche la sua, ma credo anche che con la sua risposta, Gesù vuole insegnarci il profondo legame che c’è tra la dimensione della gratuità dell’amore che riceviamo dal Padre ed il nostro impegno verso il prossimo, richiamando soprattutto l’attenzione sull’importanza di mantenere un dialogo costante con Dio, e di non stancarsi mai di avvicinarsi alla sua fonte. Continua a leggere

21 luglio – 16^ domenica del T.O.

Marta e Maria

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Luca 10, 38-42).

Per poter commentare questo brano in modo non restrittivo (e forse arbitrario), ho pensato di accostargliene un altro, tratto dal Vangelo di Giovanni, in cui appaiono ancora queste due sorelle in un quadro che pennella le protagoniste con altri colori e che, in qualche modo, ci fornisce un’altra situazione, dandoci una conoscenza maggiore e maggiori spunti per la riflessione:

Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?» (… ….). Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui (Giovanni 11, 1-8.17-29)

Luca, come Giovanni circa 10 anni dopo, è un evangelista che riconosce la presenza delle donne e il loro coinvolgimento sia nel movimento di Gesù che nelle prime comunità. Infatti Luca nomina altre donne, oltre a Marta e Maria: Maria di Magdala, quelle che seguivano Gesù dalla Galilea, Lidia la venditrice di porpora, Giovanna, moglie del ministro di Erode, ecc.… Per lui, senza le donne attive, influenti e coinvolte economicamente per sostenere Gesù, la chiesa delle origini non sarebbe pensabile. Continua a leggere

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