3 marzo – 8^ Domenica del T.O.

Un cuore da nutrire e custodire

Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni.Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore. (Luca 6,39-45)

Il “discorso della pianura” del Vangelo di Luca prosegue raccogliendo, in modo sapienziale, alcuni dei più preziosi insegnamenti di Gesù. L’evangelista propone alla sua comunità quelli che, nel volgere degli anni, erano emersi come veramente determinanti per la vita della sua comunità.

Non si può passare a cuor leggero sopra nessuno di questi versetti. Come non identificarsi con quel tipo che vede la pagliuzza nell’occhio del fratello o della sorella e così riesce ad aggirare ed occultare la trave che porta nel suo? Tante volte nella vita ci siamo trovati nei suoi panni.

L’albero e i frutti

Nel mondo in cui Gesù viveva e dal quale traeva immagini, similitudini e parabole l’albero occupava uno spazio centrale.
L’uomo giusto, che cerca la volontà di Dio ogni giorno della sua vita, “sarà come un albero piantato su rivi d’acqua, darà i suoi frutti ad ogni stagione e le sue foglie non appassiranno mai” (Salmo 1).

Ancora più poetiche ed appassionate sono le parole del profeta Geremia: “Benedetto l’uomo che confida nel Signore ed è il Signore la sua speranza. Egli sarà come un albero piantato presso l’acqua, verso il ruscello spinge le sue radici. Non se ne accorge quando giunge il calore e il suo fogliame resta verde. Persino nell’anno di siccità non si preoccupa e non cessa di produrre i suoi frutti” (17, 8-9). La similitudine dell’albero per parlare della vita umana ricorre continuamente nella Bibbia, nel Primo e nel Secondo Testamento.

Qui non si tratta di sapere se è il caso di sradicare o di innaffiare ancora l’albero improduttivo, ma di imparare a conoscere quali sono gli alberi buoni e quali gli alberi cattivi. Probabilmente il primo albero al quale dare un’occhiata può essere il mio, cioè guardare in faccia la mia vita e domandarmi che razza di albero sono, in quali direzioni corrono le mie radici e quali sono i frutti. Probabilmente non ho affatto di che pavoneggiarmi tanto più che, nella tradizione cristiana, accanto a tanti frutti buoni, sono nati tanti rovi, tante spine. Continua a leggere

24 febbraio – 7^ Domenica del T.O.

Ci vuole un colpo di reni…

Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Luca 6, 27-38).

Qui siamo nel cuore della nonviolenza praticata e insegnata da Gesù. “A voi che ascoltate”: non basta “sentire” le sue parole, bisogna ascoltarle, con il cuore e con la mente. L’ascolto radica la riflessione, ci aiuta a prendere sul serio chi ci parla. Mi sembra di capire meglio queste parole, che Luca mette in bocca a Gesù, dopo aver fatto un po’ di cammino in compagnia di donne e di uomini che mi hanno insegnato la parzialità e la convivialità delle differenze.

Noi siamo troppo abituati all’economia dello scambio interessato (do solo in cambio di qualcos’altro) che ci sembra insopportabile la proposta di Gesù. Voler bene a chi mi vuole bene… certo! È facile e piacevole. Ma chi me lo fa fare di rispettare e parlar bene (benedire) di chi parla male di me? Non è pretendere troppo? Un’esagerazione?…Già! l’esagerazione!.. eccola che ritorna. Invece Gesù continua a battere sul tasto della “radicalità”: che in lui non ci disturba, ci scriviamo su anche fior di libri… purché non la pretenda da noi.

Ma è davvero così? Non è forse conveniente, anche per me, riuscire a trasformare le solite modalità delle nostre relazioni? Altrimenti il mondo non cambierà in meglio, ma continuerà a peggiorare sempre di più. Perché odio, violenza, maldicenza, ecc. si avvitano in una spirale che ci trascina irresistibilmente verso il fondo. Ci vuole un colpo di reni, un cambiamento che non può che partire da me, da ogni “me” che ne prende coscienza e sceglie di cambiare le proprie modalità di stare al mondo. Dare con generosità, senza pretendere né aspettarsi nulla in cambio, mette in moto una reciprocità inevitabile; spiazza chi si aspetta pan per focaccia… e il circolo diventa virtuoso, la spirale inverte il movimento e comincia a risalire. Continua a leggere

17 febbraio – 6^ Domenica del T.O.

Fare chiarezza

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, (…) Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando
e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti (Luca 6,17.20-26).

L’annuncio dell’evangelo ai poveri

E’ il tema centrale della predicazione in Luca: come i poveri sono proclamati beati, così ai ricchi viene indirizzata la minaccia dei guai. Questa contrapposizione è caratteristica esclusiva in Luca: il distacco dalla ricchezza è condizione necessaria per seguire Gesù (Luca 9,57-62) e Gesù lo dice anche al ricco notabile che lo interroga (Luca 18,22).

Al tempo di Gesù (e di Luca) i ricchi erano coloro che possedevano tesori di grande valore oppure grandi possedimenti terrieri: erano una piccola cerchia di dominatori. Gesù pone un aut aut tra Dio e mammona (la ricchezza): bisogna scegliere!

L’annuncio del Regno di Dio viene fatto ai poveri, mentre sui ricchi viene espresso giudizio di condanna. E’ vero che il messaggio è diretto a tutti, ma esso privilegia i poveri, gli affamati, i sofferenti, i perseguitati, cioè le stesse categorie che sono al centro del Magnificat, che l’evangelista mette in bocca a Maria (Lc 1,48-53), e a cui Gesù ha rivolto l’attenzione fin dall’inizio della sua missione. Per essere beati, benedetti e partecipi del Regno, bisogna rinunciare a ricchezze, potere e privilegi! Interessanti le riflessioni di José Comblin, teologo della liberazione:

Il vangelo si rivolge ai poveri perchè sono loro ad essere chiamati a liberare l’umanità. Non dominano e perciò possono essere liberi.(…) Sono questi che costituiscono il popolo con la loro parola, la loro testimonianza, le loro azioni collettive, la loro volontà di libertà. La liberazione dell’umanità non viene dall’alto verso il basso, ma viceversa. (…) Per Gesù il conflitto non è tra religioni, ma fra due classi, quella dei dominatori e quella dei dominati. (…) La dominazione personale, di gruppo, strutturale è il peccato esistente dalle origini dell’umanità. Gesù viene a liberare gli esseri umani dalla schiavitù del peccato. Il potere è la grande tentazione: anziché essere servizio, si trasforma in dominazione. Gesù è libero dal peccato perchè non domina, non accetta alcuna forma di dominazione” (Adista 11 del 6/02/2010). Continua a leggere

1 2 3 4 92