22 dicembre – 4^ domenica di Avvento

Vivere il Natale…

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù (Matteo 1, 18-25)

Oggi e nella veglia natalizia leggiamo due leggende teologiche davvero deliziose e significative. Le chiese cristiane nei primi secoli non celebravano il Natale di Gesù perché non ritenevano importante la data di nascita del nazareno, ma credevano essenziali la sua vita e il suo messaggio.

La festa del “Natale cristiano” nasce molto tardi: “Il Natale è testimoniato per la prima volta nel calendario della feste del Cronografo romano di Dionisio Filocalo dell’anno 354, ma, tenuto conto della data di composizione dello stesso (l’originale è del 335-336), appare probabile che si sia introdotto a Roma già prima del 336.  A Milano la festa del Natale fu celebrata dal 337, in Antiochia e Costantinopoli intorno al medesimo tempo o poco dopo; in generale però si diffuse solo con lentezza, tanto che in Occidente che in Oriente, cosicché ancora l’imperatore Giustino II (565-578) si vide costretto ad imporla per tutto l’Impero Romano… La scelta del giorno 25 dicembre fu determinata, con molta probabilità, dal fatto che il mondo romano celebrava in questo giorno il solstizio d’inverno, la nascita del dio Sole (Natalis solis invicti), il culto del quale era molto diffuso nell’impero da Aureliano in poi.  Al posto della festa pagana ora doveva subentrare una festa cristiana, così è chiamato spesso Cristo dal terzo secolo in poi… Il simbolismo della luce ebbe forse una parte notevole anche nella istituzione della festa dell’Epifania in Oriente” (K. Bhilmeyer – H. Tuechle, Storia della chiesa, pag. 410, Morcelliana, Brescia 1969).

Il Natale cristiano si diffuse con difficoltà nei secoli V – VI – VII e solo nell’ottavo secolo è ormai patrimonio acquisito. C’è un perché: ai cristiani nei primi secoli interessavano le scelte e il messaggio centrale di Gesù, non tanto i suoi dati anagrafici. La carta d’identità che i vangeli di Luca e Matteo ci forniscono è teologica, cioè costruita per darci un insegnamento. Che cosa possiamo sapere sulle origini di Gesù? Matteo e Luca, come si può leggere all’inizio dei due vangeli, ci riportano due racconti leggendari molto diversi. In Matteo il protagonista umano è Giuseppe, in Luca è Maria. Continua a leggere

15 dicembre – 3^ domenica di Avvento

Come Gesù, anche noi siamo coloro che il mondo attende

Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me». Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui (Matteo 11,2-11).

Giovanni il battezzatore era verosimilmente cresciuto alla scuola del Tempio e di suo padre, il sacerdote Zaccaria, e lì aveva coltivato il proprio ideale messianico, caratterizzato dall’attesa di colui che “stava per venire” come giudice supremo di Israele: per abbattere gli alberi sterili, battezzare con il fuoco e purificare l’aia (Mt 3,10-12). Appare comprensibile, perciò, il suo dubbio di fronte a Gesù, che non si comportava secondo le sue attese messianiche.

D’altra parte, anche se siamo soliti giustificare questo confronto a distanza tra Giovanni e Gesù con l’intento di Matteo di dirimere la diatriba tra i discepoli dei due, in competizione per stabilire chi fosse il più grande tra i loro “rabbi”, appare plausibile l’operazione di Matteo: attribuire il dubbio al “loro” guru (Giovanni) ha l’indubbio vantaggio di nobilitare al massimo e fondare sull’autorevolezza indiscutibile del “proprio” (Gesù) la superiorità della nascente comunità “cristiana”.

Come i bambini, che competono tra loro al grido di “mio papà è più forte del tuo”. “Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”. Per Matteo non ci sono dubbi: è proprio Gesù il messia atteso da secoli, colui che incarna le promesse taumaturgiche della tradizione profetica: ciechi, storpi, sordi e lebbrosi guariscono, “i morti risuscitano, ai poveri è proclamato il lieto annuncio”. Continua a leggere

8 dicembre – Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Maria…

“Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: “nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei” (Luca 1, 26-38).

Il dogma dell’immacolata concezione di Maria, proclamato da papa Pio IX nel 1854, insegna che “La beatissima vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale” (Bolla Ineffabilis Deus).

Siamo di fronte ad un caso limite dello sviluppo dei dogmi, riconoscono in larghissima misura anche i teologi cattolici. Dal silenzio totale della Scrittura e della più antica tradizione si è arrivati, solo nel 1854, alla definizione dogmatica passando attraverso controversie, polemiche, devozioni, fantasie. Siamo di fronte ad una dottrina ecclesiastica che, ovviamente, non appartiene al nucleo della fede cristiana, non avendo alcun solido fondamento nella Scrittura. Si può essere cristiani (né protestanti né ortodossi riconoscono questa dottrina creatosi nei secoli) e cattolici senza includere questa credenza. Questo oggi è ampiamente riconosciuto anche dentro la chiesa cattolica.

Il dogma cattolico suona così: “Dio ha scelto gratuitamente Maria da tutta l’eternità perché fosse la madre di suo figlio: per compiere tale missione, è stata concepita immacolata. Questo significa che, per la grazia di Dio e in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento” (Catechismo Compendio, n. 96). Al numero 97 lo stesso compendio trae una conseguenza: “Per la grazia di Dio Maria è rimasta immune da ogni peccato personale durante l’intera sua esistenza”. Continua a leggere

1 Dicembre – 1^ domenica di Avvento

Attesa attiva che diventa speranza viva

Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà (Matteo 24, 37-44).

In questi versetti il discorso è incentrato sulla venuta del figlio dell’uomo, non in veste di salvatore, ma in quella di giudice: siamo ancora nel periodo storico in cui la fine o la venuta definitiva del regno di Dio veniva percepita e presentata come imminente. Matteo si preoccupa di rispondere alle domande dei discepoli, domande che sono comuni ai credenti.

Ciononostante il testo vuole spostare anche la nostra attenzione dal ricercare il tempo preciso e l’ossessione di “calcolare” o prevedere “quel giorno”. Infatti “Quanto a quel giorno e a quell’ ora, però,  nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (24, 36). Questo particolare pone Dio ad un livello di conoscenza diverso da quello di Gesù e da ogni altra creatura, e sottolinea i limiti umani della conoscenza stessa di Gesù.

Insegnamenti che condizionano

Non è lontano, per me, il tempo in cui mi veniva insegnato che dovevo comportarmi bene perché, in caso contrario, se non “pagavo il conto” cioè scontavo la colpa subito, comunque questo sarebbe avvenuto nell’aldilà, perché lì avrei dovuto rendere conto di tutta la mia vita. Insomma, tutto era impostato su una punizione da scontare o un premio da ricevere, ma solo dopo la vita terrena. Continua a leggere

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