30 giugno – 13^ domenica del T.O.

Ed egli lo diede alla madre

In seguito si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con lui i discepoli e una gran folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: “Non piangere!”. E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: “Giovinetto, dico a te, alzati!”. Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo”. La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e per tutta la regione. (Luca 7,11-17)

Il vangelo della prima domenica della ripresa del tempo ordinario è un racconto di miracolo: la risurrezione del figlio della vedova di Nain.

Il brano è contenuto solo in Luca al cap. 7 preceduto da un altro racconto di miracolo: la guarigione del centurione di Cafarnao. I due racconti in sequenza costituiscono un crescendo che ha la funzione di esplicitare la funzione messianica di Gesù tanto che il brano seguente (vv 18 e seg.) è la domanda di Giovanni il battista: “Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?”. A questa domanda Gesù non risponde con un si o con un no ma con i fatti: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella” (7,22). La collocazione dei due racconti di miracolo all’inizio del cap. 7 prepara la risposta di Gesù all’interrogativo di Giovanni.

Nain è un piccolo villaggio della Galilea a sud di Cafarnao e Nazareth. Al seguito di Gesù ci sono i discepoli e “grande folla”. Alle porte della città incontrano un corteo funebre: “veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei” (v 12). Molte persone sono presenti al fianco di Gesù e della madre. Due folle che cercano qualcosa: l’una il senso delle parole e dei gesti di Gesù, l’altra il senso di un evento così insensato come la morte dell’unico figlio di una vedova. Continua a leggere

23 giugno – Corpus Domini

Alzare gli occhi al cielo

Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste (Luca 9, 11-17).

Gesù è in Galilea, la folla lo sta seguendo ed egli parla loro del “Regno di Dio”: per lui vivere nel Regno vuol dire sentire la presenza amorevole e costante di Dio che ha creato e sostiene in ogni istante la terra, ricca di beni che possono garantire la sopravvivenza e una vita piena per tutti. Il Regno di Dio è realizzabile qui e ora a condizione che sia praticata la giustizia e la fratellanza.

Scrive Alex Zanotelli: “Yahvè sogna per il suo popolo un’economia di uguaglianza dove i beni sono a beneficio dei tanti che per essere realizzata però ha bisogno di una politica di giustizia. Questo Sogno è l’espressione di una fede in Yahvè come il Dio non del sistema ma delle vittime del sistema: gli oppressi, gli schiavi… È questo il Regno che Lui annuncia in quella Galilea schiacciata dall’imperialismo romano. Come Mosè, uscito con il suo popolo dall’economia imperiale di Faraone, nel deserto “prova” la fede del suo popolo nel gran sogno di Dio. La storia della manna nel deserto è una parabola dell’economia alternativa (Es. 16). Per prima cosa ogni famiglia è invitata a raccogliere solo quello che occorre per il proprio bisogno, secondo quel pane non può essere accumulato”. Continua a leggere

16 giugno – Santissima Trinità

Lo spirito della nostra responsabilità

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà (Giovanni 16, 12-15).

Siamo nella sezione del Vangelo di Giovanni che raccoglie i “discorsi di addio” di Gesù. Giovanni, in coerenza con il suo progetto teologico, costruisce questi “discorsi” in uno stile che davvero è mille miglia lontano dalla cultura e dal linguaggio del nazareno.

“Un crescente consenso accademico colloca la redazione del vangelo come adesso lo conosciamo nell’ultimo decennio del I secolo (o, al più tardi, nel primo decennio del II secolo). Gli elementi palestinesi di questo vangelo indicano che in principio era un’opera basata sulla testimonianza di un testimone oculare di Gesù, poi rivista ed estesa nel corso del I secolo da mani successive. Ciò che abbiamo ereditato oggi è un pastiche di testimonianze originali e di successive riflessioni teologiche. Le giunzioni del pastiche sono quasi invisibili perché questo vangelo ha ricevuto la sua forma attuale da un redattore abile e raffinato” (THOMAS CAHILL, Desiderio delle colline eterne, Fazi Editore).

Gesù viene sottoposto ad un processo di iconizzazione in un contesto culturale apologetico, polemico, enfatico che nei secoli successivi solleverà Maria di Nazareth dalle colline della Galilea e la insedierà tra le costellazioni celesti come “Madre di Dio” in sostituzione della Diana degli Efesini. Continua a leggere

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