6 maggio – VI Domenica di Pasqua

Non possiamo tirarci indietro

Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri (Giovanni 15, 9-17).

Questa sotto unità del capitolo 15 del Vangelo di Giovanni, comprendente i vv. 9-17, è letterariamente legata a ciò che precede, mediante l’insistenza su “rimanere” e, alla fine, mediante la prospettiva del frutto. Essa è in continuità implicita con la tradizione giudaica, poiché la vigna Israele doveva la propria esistenza all’amore di JHWH ma è anche in continuità con l’interpretazione giovannea della figura che ha messo in rilievo l’unità della vite e dei tralci.

A partire dal v. 9, il complesso simbolico della vite cede il posto a ciò che lo giustifica in profondità, cioè l’amore di cui Dio è la fonte: l’evangelista fa risalire Gesù all’origine, all’amore con cui il Padre 1’ha amato e in cui fonda il suo per gli uomini e le donne. Nel v. 12, la stessa espressione mostra il legame tra l’amore con cui il Figlio ha amato discepoli e discepole e il loro mutuo amore: un movimento discendente, continuo e inarrestabile: da Dio a Gesù, da questi a discepoli e discepole, poi gli uni per gli altri.

Al centro del passo è evocata la morte di Gesù come atto supremo d’amore (v. 13). Questo versetto segna il passaggio tra il primo movimento di pensiero, la comunicazione continua dell’amore (vv. 9-13), e il secondo che è caratterizzato dall’appellativo “amici” e orientato prima verso la prospettiva di un frutto che rimane, poi di una preghiera che il Padre esaudisce (vv. 14-16). Non si tratta soltanto di rimanere fermi nella fede in Gesù, ma, più profondamente, di vivere nell’amore ricevuto da Dio. Continua a leggere

Foglio di Comunità – n° 5/2018

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/03/2018

 

LE EUCARESTIE

DOMENICA   6 maggio : ore 10 (prepara Domenico)

DOMENICA 20 maggio : ore 10 (prepara Carla)

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

Domenica 20 maggio, alle ore 10,30, dopo l’Eucarestia della comunità.

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo leggendo il libro dell’Esodo, da cui traiamo ogni volta spunti per confronti intensi sulla “preistoria” non solo dell’ebraismo, ma anche della nostra fede, degli immaginari intorno al divino, sulle relazioni tra uomini e donne, ecc.

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GRUPPO  RICERCA

Ci incontriamo giovedì 3, 17 e 31 maggio, come sempre a casa di Paola ed Elio. Stiamo leggendo il 1° dei due libri che raccontano un’esperienza politica innovativa: Che cos’è e come è una giunta oggi. Atti di un incontro-scambio tra le Giunte comunali di Ostiglia (Mantova) e di Spinea (Venezia). Il gruppo è sempre aperto.  Abbiamo anche preso l’iniziativa per incontrare Laura Cima

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GRUPPO  DONNE

Martedì 8 maggio, alle ore 20,30, a casa di Luciana Bonadio. Riprenderemo gli spunti emersi durante l’incontro di coordinamento nazionale dei gruppi donne. Sta circolando tra i gruppi donne il verbale dettagliato.

Mercoledì 16 maggio Eliana, Carla e Luciana incontreranno il gruppo “Donne che leggono la Bibbia” alla Cascina Roccafranca di Torino (dalle 17 alle 18,30): dopo l’incontro di aprile, in cui sono state presentate le tesi 2, 3 e 9 di J. S. Spong (tratte dal libro OLTRE LE RELIGIONI), queste saranno approfondite e discusse. Chi desidera parteciparvi ci contatti.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, in partenza definitiva per L’Aquila. A lei l’augurio più affettuoso di ritrovare tanta serenità… e che ci senta sempre vicini/e.

A Elsa, che è tornata a Villa Elisa dopo un breve ricovero in ospedale. Si è ripresa bene e noi la ricordiamo sempre con tanto affetto.

E a tutti e tutte coloro che, anche se lontani/e, sono nei nostri pensieri, nelle nostre preghiere e nei nostri cuori.

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SEGRETERIA TECNICA

Nei giorni 4-5 e 6 maggio Beppe, a nome della Segreteria Tecnica, parteciperà all’incontro del Collegamento Europeo delle Cdb, che si riunisce a Rimini per completare la preparazione del Convegno Europeo di settembre.

Ricordiamoci che anche la nostra comunità dovrà presto indicare approssimativamente il numero di chi parteciperà al Convegno.

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VIOLENZA SULLE DONNE E RELIGIONI

Nel 2015 le chiese cristiane in Italia hanno firmato un documento in cui dichiaravano di intensificare il proprio impegno di iniziative contro la violenza maschile alle donne. Il Segretariato per le Attività Ecumeniche di Bologna (SAE) dal 2016 organizza ogni anno una tavola rotonda tra rappresentanti delle chiese firmatarie per conoscere come procede il loro impegno.

Il 2 maggio 2018 è in calendario il 3° appuntamento, che ha come titolo “Contro la violenza di genere si muovono le religioni? Si muovono gli uomini?”. Interverranno:

  • Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, CEI.
  • Debora Spini, Commissione studi FCEI, Federazione delle chiese evangeliche in Italia
  • Trandafir Vid, Chiesa Ortodossa Romena in Italia
  • Daniele Bouchard, pastore valdese.
  • Stefano Ciccone, Associazione Maschile plurale.
  • Beppe Pavan, Comunità cristiana Viottoli, Comunità Uomini in cammino.

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LAURA CIMA A PINEROLO

Il gruppo “ricerca”, sulla scorta dei confronti e degli approfondimenti stimolati dalle letture degli ultimi anni, ha preso l’iniziativa di invitare a Pinerolo Laura Cima, coautora con Franca Marcomin del libro L’ecofemminismo in Italia (v. recensione a pag. 8). L’appuntamento è per giovedì 24 maggio:

  • alle ore 18 lo presenterà alla libreria Volare
  • alle ore 21, presso il FAT, ci incontreremo con lei per un confronto a tutto campo a partire da alcune domande che le abbiamo posto: sulla politica e sull’economia, sulla politica delle donne, sulla loro esperienza e sulle prospettive per il mondo, di cui siamo corresponsabili…

Siete caldamente invitati/e a partecipare…

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GRUPPO MEDITAZIONE

Ci troviamo ogni venerdì al Fat, vicolo Carceri n° 1, dalle 19 alle 20,30. I nostri incontri prevedono una meditazione guidata di circa un quarto d’ora seguita da una meditazione silenziosa di un altro quarto d’ora. Poi proseguiamo con la visione di video-conferenze in tema, condividendo dubbi, comprensioni esperienziali e domande aperte a risposte personali e non sempre immediate. Se sei interessata/o puoi presentarti direttamente al Fat

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VIOTTOLI

Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Come già comunicato, il prossimo numero ospiterà gli Atti del Seminario nazionaleBeati gli atei perchè incontreranno Dio”, svoltosi a Rimini nei giorni 8-10 dicembre 2017.

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Potete inoltre richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com).

Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2/2017.

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5 PER MILLE

Con la dichiarazione dei redditi possiamo decidere di destinare il 5 per mille dell’Irpef a finalità di interesse sociale. Basta apporre la propria firma nel riquadro scelto indicando inoltre, nell’apposito spazio, il numero di codice fiscale dell’associazione. Il 5 per mille non è alternativo all’8 per mille, che possiamo continuare a destinare come in passato e non comporta ulteriori esborsi finanziari.  Riportiamo alcune Associazioni che ci sono vicine:

AMISTRADA (Las Quetzalitas – Movimento dei Ragazzi e delle Ragazze di strada del Guatemala. www.amistrada.net) – CF  97218030589

ASSOCIAZIONE SVOLTA DONNA ONLUS – Centro Antiviolenza, PineroloCF  94558580018

ASSOCIAZIONE LIBERI DALLA VIOLENZA ONLUS – Gestisce il Centro di Ascolto del disagio maschile a Pinerolo – CF  94574330018

ASSOCIAZIONE OPPORTUNANDA [Cdb Torino] (promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche dell’esclusione sociale; progetta e sperimenta forme di intervento finalizzate al raggiungimento dell’autonomia di vita; dà voce e visibilità alle persone senza dimora.) – CF 97560450013.

CENTRO EDUCATIVO POPOLARE [Cdb Isolotto Firenze] (laboratorio Kimeta delle donne rom; residenza anagrafica a senza diritti di cittadinanza; attività educative con ragazzi/e; recupero e salvaguardia della memoria orale; pubblicazioni; solidarietà con le comunità del Centroamerica) – CF  94003470484

MEDICI CON L’AFRICA CUAMM – CF  00677540288

ARCI (a cui da quest’anno siamo affiliati come associazione Viottoli) – 97054400581

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BUONA PRIMAVERA da GERARDO LUTTE

Care amiche ed amici, da Roma un affettuoso saluto all’inizio di questa primavera, che auguro sia dolce e riconfortante per ognuna e ognuno di voi.

Stiamo vivendo tempi difficili nel mondo e nel nostro paese, e anche in Guatemala e tanti altri paesi del nostro pianeta. So che molti di voi incontrano tante difficoltà per l’età, le malattie, problemi economici, difficoltà con i figli e delle persone a voi care, ma, malgrado questo, il vostro cuore rimane aperto agli altri.

Come vi avevo già scritto, vorrei  fare, con l’aiuto di Quenia Guevara, senza la quale non mi è più possibile muovermi, un viaggio di addio, di riconoscenza e di speranza.

VIAGGIO D’ADDIO – Ho quasi 90 anni, ho perso la vista e mi è estremamente difficile viaggiare, ma volevo riabbracciare tutte le amiche e gli amici che amo e stimo e con le quali ho fatto un pezzo di cammino.

VIAGGIO DI RICONOSCENZA – Volevo anche, a 25 anni dell’inizio del Movimento dei giovani di strada in Guatemala, ringraziare tutte le persone che hanno permesso a queste ragazze e ragazzi di realizzare il loro sogno, formando una rete di amicizia. Avete aiutato il MoJoCa [Movimiento Jovenes de la Calle (ragazzi e ragazze di strada)] non solo economicamente, ma anche con il volontariato di decine e decine di voi in Guatemala.

VIAGGIO DI SPERANZA – Vorrei anche tentare in questo viaggio di creare antenne di amicizia, di speranza e di resistenza, e questo con due finalità: la prima è di mettere in relazione piccoli gruppi di persone che nella loro vita cercano un mondo giusto e fraterno affinché non si sentano isolate, ma unite in un progetto di amicizia planetaria. Voi che resistete alle tentazioni di egoismo, voi che non vi lasciate ammaliare da quelli che diffondono il razzismo e l’esclusione, siete le premesse di persone nuove, planetarie, preoccupate per la sorte di tutta l’umanità e del nostro pianeta. Queste antenne sarebbero anche in contatto con il MoJoCa.

Non vi nascondo che incontriamo difficoltà economiche. E ci sono anche mezzi semplici per aiutare il MoJoCa a continuare la sua missione di far uscire dalla strada i giovani e di proteggere centinaia di bambine e bambini che, grazie al nostro movimento, vivono fuori dalla strada. Le antenne, o piccoli gruppi di due o tre persone interessate a far parte della nostra rete, riceveranno notizie dal Guatemala.

Il primo modo di aiutare il MoJoCa sarà di diffondere queste notizie e di tentare di formare altre antenne di amicizia. Per sostenere il Movimento le antenne possono utilizzare:

  • il 5×1000: parlare con il proprio commercialista (e che lo proponga a sua volta anche ad altri) e dichiarare di voler devolvere il 5×1000 ad Amistrada, codice fiscale: 97218030589,
  • con sottoscrizioni di 5 – 10 o più euro una volta ogni tanto o periodicamente, da versare sul bollettino postale: C/C 42561035 intestato a Amistrada-ONLUS
  • tramite bonifico bancario; l’IBAN di Amistrada è: IT 55 Z 07601 03200 000042561035 intestato ad Amistrada Onlus
  • tramite Paypal direttamente al sito amistrada.net cliccando sul pulsante Donazioni.

I gruppi più grandi potranno utilizzare le stesse modalità con sottoscrizioni libere o in corrispondenza di eventi significativi come compleanni, matrimoni, battesimi ecc., ma anche concerti, feste di quartiere, spettacoli, cene solidali ed altro. Si può sostenere il MoJoCa anche con un periodo di volontariato in Guatemala o attraverso il servizio civile.

Care amiche ed amici, mi rallegro molto di potervi incontrare in questo viaggio. Sono sicuro che il mondo possa cambiare con azioni di amicizia alla base e che il progetto di vita e di amicizia sarà più forte che il progetto di morte dei padroni del mondo.

Un forte abbraccio di amicizia anche da parte di Quenia

Gerardo

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UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunirà al FAT giovedì 10 e 24 maggio alle ore 18,45.

Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 8 e 22 maggio, sempre al FAT, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

Incontro a Monza

Come l’anno scorso, per il 5 maggio è organizzato dal Gruppo di Monza un incontro dei Gruppi Uomini del nord Italia: Pinerolo, Torino, Milano, Verona, Monza. Da Pinerolo andremo in 5: Angelo, Luciano, Gigi, Andrea, Lorenzo.

Rassegna cortometraggi “Mi fido di te”

Anche quest’anno il progetto della CSD (Commissione Sinodale per la Diaconia) valdese, a cui partecipiamo dall’inizio, si concluderà con una rassegna dei cortometraggi realizzati nelle Scuole Superiori del pinerolese: 20 maggio ore 21 al Teatro Sociale di Pinerolo.

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CENTRO  DI  ASCOLTO  DEL  DISAGIO  MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

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RICORDO DI FILIPPO GENTILONI

Ci ha lasciati il nostro carissimo Filippo Gentiloni.

Se, causa malattia ed anzianità (era nato nel 1924), negli ultimi anni era praticamente scomparso dai media, tutti e tutte bene ricordiamo la testimonianza e l’impegno profusi per decenni all’interno della Comunità cristiana di base di san Paolo e, più in generale, nelle Comunità di base italiane, e poi nelle riviste Com-Nuovi Tempi e Confronti e in numerose pubblicazioni.

Dati la sua competenza, la levatura intellettuale, il rigore morale, il linguaggio brillante, per chi ha avuto la fortuna di frequentarlo, o per chi lo ha conosciuto attraverso i suoi libri ed articoli, Filippo è stato un punto di riferimento importante per orientarsi – laicamente – nei problemi complessi della società e, per le persone impegnate in un ampio movimento di base al fine di contribuire ad un profondo rinnovamento evangelico della Chiesa, una fonte autorevole per discernere le vie da imboccare e le scelte più coerenti da compiere.

Siamo stati insieme lunghi anni, come amici fraterni; ma possiamo ben dire che molti e molte di noi consideravano Filippo un maestro: un maestro raro per competenza, affabilità, capacità di scrutare i segni dei tempi.

L’eredità che ci lascia è importante: ora che egli è passato all’altra riva, dobbiamo tenerla cara, custodirla e, se riusciamo, svilupparla. Le speranze di rinnovamento sociale, politico ed ecclesiale, che Filippo ha nutrito, in parte si sono attuate, in parte no. Nostro compito è continuare con instancabile fiducia il lavoro intrapreso dal nostro indimenticabile amico e compagno, sapendo che non ci verrà chiesto se tutti i nostri sogni si saranno avverati, ma, piuttosto, se abbiamo fatto con decisione la nostra parte, memori della parola di Gesù.

Con un abbraccio a Rita, Umberto e Francesco, affidiamo alla terra il corpo del nostro Filippo. Nella speranza della risurrezione.

Le Comunità Cristiane di Base italiane

Roma, 30 aprile 2018

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CATTOLICI CONTRO ATEI. MA TUTTO È CAMBIATO

La quasi totalità delle persone che si dicono cattoliche aderisce a formule catechistiche sostanzialmente immodificate da cinque secoli (Concilio di Trento) a oggi. Le stesse formule che la quasi totalità delle persone che si dicono atee, o agnostiche, rifiuta con convinzione. Né le une né le altre sospettano che nell’ambito della teologia sono avvenuti, soprattutto negli ultimi decenni, dei terremoti paragonabili solo ai mutamenti radicali registratisi in fisica o in biologia.

Questa ignoranza oggettiva dipende da molti fattori, tra cui la tendenza dei teologi di professione a tacere, o a diffondere in dosi omeopatiche, i risultati delle loro ricerche. Così, mentre circolano ottime pubblicazioni divulgative in ambito scientifico, è molto più raro che avvenga altrettanto in ambito teologico: anche perché le chiese cristiane, e la chiesa cattolica in particolare, non approvano simili operazioni (e, per esempio, si affrettano a bollare come eretici autori come Vito Mancuso che provano a rompere la consegna del silenzio).

Per ovviare a questi inconvenienti un coraggioso editore trapanese, Crispino Di Girolamo, ha accettato di pubblicare la trascrizione di una conferenza tenuta, nel 2016 presso la Cascina Zaratin a Motta di Livenza (Treviso), dall’anziano padre gesuita belga Roger Lenaers. Ne è risultato un libretto (Cristiani nel XXI secolo? Una ri-lettura radicale del Credo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2018, pp. 70, euro 8,00) che assomiglia molto a una dinamite in esplosione.

Nell’impossibilità di riassumerlo, mi limito ad accennare che esso è divisibile mentalmente in due parti: una destruens e una costruens. Nella parte decostruttiva l’autore – riprendendo tesi già espresse più ampiamente in altri volumi (come riporta, nel prezioso saggio introduttivo, don Ferdinando Sudati) – segnala le credenze tradizionali, spesso formulate addirittura come dogmi definitivi, che la cultura contemporanea non ritiene più sostenibili: dall’idea “teistica” di un Dio esterno al cosmo di cui avrebbe le redini a una concezione mitica di Gesù come uomo divino (o divinizzato); da una visione della Bibbia come “Parola di Dio” (e non di uomini concreti immersi nella storia) a una idea di Chiesa come struttura gerarchica in cui alcuni insegnano e comandano e tutti gli altri imparano e obbediscono…

Cosa rimane allora del “Credo” plurisecolare proclamato in tutte le chiese del pianeta (con sempre maggiore distacco interiore, bisogna riconoscere, da parte dei fedeli e degli stessi ministri di culto)? Lenaers ritiene che stiamo assistendo al travaglio di un “granchio che sta abbandonando la sua corazza diventata troppo stretta”. O, in altri termini, alla transizione dal cristianesimo come “religione” al cristianesimo come “fede” in un Mistero indicibile che ci abita interiormente e ci sollecita, piuttosto che a rispettare obblighi e divieti morali, a coltivare un amore sempre più intenso e continuo verso gli esseri viventi, animali compresi.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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PERCHÉ VEGLIARE PER LE VITTIME DELLA TRANS-OMOFOBIA?

VERSO LE VEGLIE DI PREGHIERA PER LE VITTIME DELL’OMOFOBIA E DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE

Come ricorda il PROGETTO GIONATA, che è il portale di fede e omosessualità in Italia (www.gionata.org): “Le veglie per un mondo senza omotransfobia sono una consuetudine che si rinnova dal 2007, quando per la prima volta a Firenze alcuni omosessuali credenti decisero di pregare insieme a seguito di un tragico evento: Matteo, un giovane adolescente, si era tolto la vita a causa delle vessazioni dei compagni di scuola. Da allora in molte città italiane e in diverse città del mondo tanti cristiani di diversa provenienza si riuniscono ogni anno per pregare. Fare memoria delle tante vittime e dire basta alle discriminazioni”. Per il gruppo cristiani LGB di Reggio Emilia la veglia di preghiera è un momento significativo, che dice anche di un cammino di fede che stiamo realizzando. Per certi aspetti, è il momento che conclude il percorso annuale fatto di momenti di preghiera e altri di formazione.

I gruppi tradizionalisti cattolici negano l’omofobia, affermando che è un problema che non esiste, inventato dai gruppi LGBT. Dispiace molto leggere o ascoltare simili affermazioni, che feriscono nel profondo le tante persone che ogni giorno subiscono ingiustizie a causa della loro differenza. Dispiace soprattutto, perché vengono da persone che ascoltano la stessa Parola e partecipano dello stesso banchetto eucaristico. Il negazionismo è una forma di idealismo, un voler affermare un’opinione e spacciarla come vera, indipendentemente dalla realtà delle cose. Il negazionismo è una forma di arroganza del pensiero, che non accetta di mettersi in discussione, nemmeno dall’evidenza della realtà. Non si accetta la realtà quando non si è disposti a cambiare, perché il cambiamento esige di riorganizzare le proprie impostazioni mentali. Il negazionismo, in questa prospettiva, è un’implicita affermazione di preferire vivere nella menzogna di una realtà inventata dalle proprie scelte di comodo, dettate da pregiudizi mai verificati, piuttosto che vivere nella verità suggerita dalla realtà. Negare l’evidenza della realtà che, in questo caso, ha la forma della sofferenza e dell’ingiustizia, significa non essere disposti a contribuire alla realizzazione del Regno dei Cieli, che è un regno di giustizia e di pace. Ogni volta che l’ingiustizia trova un varco, la pace si allontana dall’umanità.

Perché è importante vegliare per le vittime dell’omofobia e di ogni forma di discriminazione? Perché Gesù è sempre stato dalla parte degli ultimi, degli oppressi. E’ la pietra di scarto con la quale Dio ha costruito la nuova religione, il nuovo rapporto con Lui, non più basato sull’obbedienza di precetti, ma sull’amore che si dona gratuitamente. E, allora, non fa distinzione, non discrimina, ma accoglie e abbraccia tutti. E’ perché ci sentiamo avvolti da questo amore che non ce la facciamo a tacere e a rimanere inerti quando vediamo un nostro fratello, una nostra sorella discriminati per motivi sessuali, culturali, o altro. Vegliamo e preghiamo perché sappiamo che il Signore ascolta il grido dei poveri e non abbandona nella disperazione coloro che in un qualche modo si sentono afflitti. Vegliamo per le vittime dell’omofobia e di ogni forma di discriminazione perché desideriamo che la vita di Dio, manifestatasi nel Risorto, possa entrare in noi e ricreare dal di dentro quell’umanità nuova visibile nel Signore Gesù. Un’umanità nuova, fatta di fratelli e sorelle che vivono in comunione, e che si sforzano di riprodurre nella vita quotidiana lo stile di vita di Gesù, che andava verso tutti, che abbracciava e accoglieva tutti; che costruiva la pace seminando amore, costruendo ponti di giustizia, abbattendo i muri dell’odio e dell’indifferenza. Vegliamo insieme perché crediamo nella forza straordinaria della preghiera, soprattutto quando è fatta in comunità, quando è coinvolgente.

La verità vi farà liberi (Gv 8,32): è questo il versetto scelto come guida delle veglie 2018. Di che verità si tratta? Non certo della verità filosofica, ma di quella verità che è la persona Gesù Cristo, che ha imparato l’obbedienza dalle cose che patì (cfr. Eb 5,8). Gesù, uomo come noi, che è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato (Eb 4, 15). Si tratta, dunque di una verità impastata di terra, carne e sangue esattamente come noi: per questo ci possiamo fidare di Lui. Perché quello che ci consegna non sono dottrine, ma cammini; ciò che indica non sono teorie astratte, ma pezzi di vita vera, frutto della ricerca personale, ricerca fatta di sudore e fatica, come è ogni sforzo umano per uscire dalla mediocrità e superficialità della vita. Gesù ci ha consegnato e continua a consegnarci con il suo Spirito il coraggio di una vita impastata d’amore, di colui che ha amato i suoi sino alla fine. E’ questa verità fatta di sangue e di terra, plasmata dall’amore infinito di un uomo che non ha considerato un tesoro prezioso la sua uguaglianza con Dio, ma che l’ha donata per farsi simili a noi, per venirci incontro, che ci libera da ogni forma di presunzione arrogante, d’irrigidimento anacronistico. La Verità, che è l’amore di Gesù per noi, ci libera dall’odio per farci sentire tutti fratelli e sorelle, ci libera da ogni pregiudizio, per aprire le nostre menti e le nostre anime alla novità dell’altro che viene al nostro incontro e che incontriamo ogni giorno nel nostro cammino. Abbiamo bisogno della verità che è il Signore per essere persone diverse, non chiuse nei propri fragili pregiudizi, ma aperte, capaci di mettersi in discussione

Considero questa veglia di preghiera il punto più alto, in un certo senso il punto d’arrivo di quest’anno del cammino pastorale delle parrocchie dell’Unità Pastorale santa Maria degli Angeli di Reggio Emilia. Affermo questo perché la veglia esprime il desiderio della proposta ecclesiale di Papa Francesco, vale a dire una Chiesa inclusiva e accogliente. Una Chiesa in cui tutti, senza distinzione, si sentono accolti, trovano spazio, si sentono amati. “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mt 26,40-41). Sono queste le parole che Gesù disse ai suoi discepoli nel Getsemani prima di morire. Di che tentazione si tratta? Della tentazione di chiudersi nelle proprie sicurezze, nella propria autoreferenzialità. Della tentazione di negare la realtà, che dice della fatica di cambiare, di mettersi in ascolto. Vegliamo, allora, per essere disponibili a creare quel mondo in cui tutti e tutte si sentono accolte, quel modo d’amore per il quale Gesù è morto sulla croce.

Paolo Cugini
https://regiron.blogspot.it

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L’ECOFEMMINISMO IN ITALIA, Le radici di una rivoluzione necessaria       a cura di Franca Marcomin e Laura Cima – ed. Il Poligrafo, Padova, 2017

“Ecofemminismo” è un tema, un argomento, un movimento, una scuola di pensiero, un intreccio di cammini… è, soprattutto, per me, uno dei sentieri decisivi su cui camminare, donne e uomini che desideriamo rimettere al mondo il mondo.

Ecologia e femminismo: anche nel mondo delle CdB (Comunità cristiane di Base) hanno a poco a poco conquistato terreno, attenzione, impegno… e negli ultimi anni sono stati oggetto di ricerche, incontri, approfondimenti.

Ce ne siamo appassionati/e, in particolare, nel gruppo “ricerca” della nostra CdB Viottoli di Pinerolo, da quando abbiamo cominciato a cercare risposte alla domanda: cosa c’era prima dell’ebraismo, prima del monoteismo, prima del patriarcato? Le abbiamo trovate, quelle risposte, in libri di donne, soprattutto, in incontri con donne studiose, in convegni sulle culture matriarcali/matrifocali/matrilineari… Vi risparmio l’elenco delle donne a cui devo dire grazie: ne dimenticherei certamente qualcuna.

Laura Cima e Franca Marcomin sono due di queste e il libro che hanno curato insieme me ne ha fatte conoscere molte altre. E’ un’antologia di racconti autobiografici di tante donne dell’arcipelago “verde”, che negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso hanno intrecciato con l’impegno politico nelle Liste Verdi le proprie pratiche di vita e di lotta “per la difesa dei valori e dei diritti delle donne, della Natura e della vita” (dalla quarta di copertina).

Una rapida scorsa ai titoli di queste lotte ci rende immediatamente evidente che anche noi uomini e il mondo intero avremmo tutta la convenienza a cooperare per farle “vincere”: riconversione dell’industria delle armi, scuola, cultura del rispetto, antropocentrismo della sinistra, ordine simbolico della madre, nuclearismo, misoginia, globalizzazione, dittatura dell’economia…

Nel 1985 nacquero le prime Liste Verdi e molte donne vi si impegnarono, creando sinergie con l’associazionismo femminista e ambientalista e dando il via a un grande cambiamento culturale e politico, dei comportamenti e degli stili di vita. Fino alla costituzione del “Direttivo parlamentare di sole donne nel gruppo dei Verdi”. Ma “l’esperienza delle elette nei Verdi a poco a poco si spense sotto il contrattacco maschile” che impose al movimento “una strutturazione tradizionale di partito” e cacciò le donne dal Parlamento.

Le testimonianze e la documentazione raccolte nel libro ci aiutano a ripercorrere questa storia. Ma non è una storia del passato: scrive Laura a pagina 41 che “tutte le donne verdi stanno continuando il loro impegno, forti di quella esperienza che ci unì da protagoniste”.

E questa storia vogliamo intrecciare con la nostra perché, dopo aver letto Sovrane di Annarosa Buttarelli, ci siamo interrogati/e, nel gruppo ricerca, intorno ad un’affermazione di Pinuccia Montanari a pag. 115: “Le donne possono riuscire a scalfire la cultura dell’aggressione e del dominio per avviare una società basata sulla valorizzazione delle interdipendenze, di una nuova ‘etica della relazione’, ritrovando la strada per rimodellare la dinamica dei e tra i generi, assumendo un ruolo protagonista a sostegno non già dello ‘sviluppo’, ma della vita”.

Buttarelli in Sovrane. L’autorità femminile al governo (il Saggiatore 2013) scrive che “le donne sanno rigovernare il mondo senza impossessarsene” (p. 15): questo per noi è un messaggio di grande speranza. Ma l’esperienza delle donne verdi ci racconta una sconfitta… Le domande, allora, intorno a cui continuiamo a scambiarci pensieri e parole sono:

– sta davvero crescendo nel mondo il consenso intorno alle modalità femminili/femministe di praticare la politica con modalità ecologiche, cioè la cura della casa comune?

– l’economia capitalista e la finanza speculativa ora dominano e dirigono la politica, e tutto questo è pratica maschile, come quella che ha emarginato le parlamentari verdi… Come fare perché ai posti di governo arrivino donne e uomini “trasformati”, capaci di avviare, assieme alle donne, pratiche politiche di cura della vita?

Riflettendo su quell’affermazione di Pinuccia Montanari abbiamo schematizzato il possibile percorso in questo modo:

– la prima condizione fondamentale è “scalfire la cultura dell’aggressività e del dominio”

– questo rende possibile, a donne e uomini, “riequilibrare le relazioni tra i generi”

– e diventa possibile praticare insieme una “politica della vita”.

Restiamo convinti/e che le donne, da sole, non ce la faranno: troppo forte e violenta resta la cultura maschile dell’aggressività e del dominio. E’ necessario che gli uomini si mettano in cammino di trasformazione di sé, cominciando ad imparare a rispettare la libertà e l’autonomia delle donne, liberandosi della cultura del possesso, che viceversa li porta a rifiutare il riconoscimento di quella libertà.

Moltiplicare i gruppi di autocoscienza femminili e maschili è una pratica che l’esperienza mi suggerisce essere conveniente e decisiva. Purtroppo spesso sento dire che sono pratiche da anni ’70… Invece quello che ci fa difetto è la capacità di resistere nel tempo, di dare continuità, con tenacia, a queste pratiche positive di coinvolgimento consapevole e convinto nella cura della casa comune. Perché questa trasformazione è un processo lungo, molto lungo: durerà tutta la vita di ogni persona e tutta la vita dell’umanità. Non ci sono scorciatoie.

Libri come questo sono stimoli importanti per l’approfondimento e la decisione personale a mettersi in cammino. A condizione che gli uomini, specialmente quelli che amano il potere, scendano dai piedestalli su cui la cultura patriarcale li ha issati e traggano le necessarie conseguenze dalla consapevolezza che “è un vero e proprio insulto alle donne l’atteggiamento di chi continua a presumere che sia possibile pensare una politica degna di questo nome solo all’interno delle coordinate patriarcali” (Sovrane p. 12).

Due parole sulle curatrici di questo volume, desunte dalla quarta di copertina:

– Franca Marcomin è ostetrica e ha ricoperto diversi incarichi amministrativi; è una delle fondatrici dell’associazione nazionale “Preziose” che sostiene il progetto di Annarosa Buttarelli della Scuola di Alta Formazione per donne di governo.

– Laura Cima, femminista ed ecologista, ha dedicato la vita alla politica delle donne e delle relazioni. Possiamo incontrarla sul suo blog www.lauracima.it e il prossimo 24 maggio alla libreria Volare di Pinerolo, dove presenterà il libro. Frequenta anche L’altradimora di Monica Lanfranco e Marea.

Beppe Pavan

29 aprile – V Domenica di Pasqua

Restare tralci vivi è una libera scelta

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. (Giovanni 15, 1-8).
Gesù è “nel Padre” (Gv 14,10) e in noi (15,4). Gesù è l’unica via al Padre (14,6) e noi siamo “fruttiferi/e” solo se restiamo in lui (15,4), perché “senza di me non potete far nulla” (15,5).

La rete d’amore

Quel gruppetto di uomini e donne a cui Gesù si rivolge non è una chiesa, una comunità religiosa, l’embrione del cristianesimo…è un gruppo di uomini e donne, icona dell’umanità. Tutti gli uomini e tutte le donne del mondo, della storia dell’umanità, passata, presente e futura, sono tralci della stessa vite. Gesù è il “nome” che Giovanni dà alla rete d’amore che ci lega e ci collega tra uomini e donne di tutto il mondo e di tutti i tempi.

Nel linguaggio evangelico il “mondo” è dove non c’è amore; ma dove c’è amore c’è Dio: l’amore è Dio. L’amore è la “legge di Dio” posta nel cuore di ogni uomo e di ogni donna che nascono alla vita: anche di chi non crede e non frequenta chiese e culti.

Certo, per Giovanni la vite, l’albero da cui i tralci ricevono linfa, è Gesù; per altre fedi è direttamente il Grande Spirito o la Grande Madre Terra… Per milioni di anni non c’è stato Gesù, ma c’è sempre stata la vite dell’umanità, della creazione, di tutto il creato. Senza gerarchie, non solo dentro le chiese, ma neppure fra le chiese, le religioni, le culture…

Le gerarchie sono cominciate con il patriarcato, con la competizione instaurata dal monoteismo, da chi ha cominciato a credersi l’unico vero, l’eletto… nel proprio immaginario e desiderio di dominio. Perché l’attenzione è stata spostata sul vignaiolo, sull’agricoltore. Continua a leggere

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