Foglio di Comunità – n° 10/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/09/2017

LE EUCARESTIE

DOMENICA  15 ottobre : giornata regionale delle Cdb a Torino

DOMENICA  29 ottobre :  ore 10, presso il FAT (vicolo Carceri 1)

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

Lunedì 23 ottobre, alle ore 21, presso il FAT, al posto del gruppo biblico

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo leggendo il libro della Genesi.

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GRUPPO  DONNE

 Sabato 7 e domenica 8 ottobre Carla e Doranna parteciperanno al coordinamento nazionale Donne Cdb a Bologna. Ci incontreremo martedì 17ottobre, ore 21, a casa di Maria Del Vento per riferire e approfondire le proposte che emergeranno a Bologna

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GRUPPO  RICERCA

 Ci incontriamo giovedì 5 e 19 ottobre, come sempre a casa di Paola ed Elio. Abbiamo cominciato  a leggere il libro Sovrane di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013).

Il gruppo, diventato numeroso, è aperto a chiunque voglia aggiungersi.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che ha assistito sua mamma fino alla morte e che ora rientrerà a Pinerolo. Ci stringiamo a lei con tanto affetto.

A Elsa, che ricordiamo sempre nelle nostre Eucarestie. Le auguriamo tanta serenità.

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AGENDA DELLA PACE 2018

Come l’anno scorso la Segreteria Tecnica ha commissionato alla rivista CONFRONTI un certo numero di Agende 2018 (formato 10×15) al cui interno, a tutta pagina, c’è l’inserzione pubblicitaria/informativa delle Comunità Cristiane di Base. Anche la nostra Cdb ha prenotato alcune copie che sono già disponibili e che potete richiedere per voi o da regalare.

Luciana

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VIOTTOLI

Stiamo preparando il prossimo numero della Rivista. Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Prossima redazione: domenica 1 ottobre ore 20:45, presso la sede della CdB

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLE GUERRE”

Il gruppo è convocato per lunedì 16 ottobre alle ore 17 presso la sede della CdB di via Città di Gap 13 a Pinerolo.

All’ordine del giorno abbiamo la preparazione dell’incontro con un gruppo di amministratori e amministratrici della città di Pinerolo.

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CITTADINANZA ONORARIA A ABDULLAH OCALAN

 Venerdì 29 settembre l’Amministrazione Comunale di Pinerolo ha conferito la cittadinanza onoraria al leader del PKK (v. volantino sul foglio cdb di settembre).

Domenica 1 ottobre il comitato “Pinerolese per il Kurdistan” sarà in piazza Facta a Pinerolo dalle ore 15 con: materiale informativo, testimonianze di attivisti, dibattiti… e un po’ di festa.

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INCONTRO REGIONALE CDB

Le Comunità Cristiane di Base del Piemonte si riuniscono Domenica 15 OTTOBRE 2017, ore 10 a Torino presso l’associazione “Opportunanda” – via Sant’Anselmo 28 per un incontro con Adriana Valerio sul tema: La Buona Novella di Gesù di Nazareth e le parole delle donne. Presentazione e introduzione al tema a cura di Doranna Lupi.

La relazione di Adriana Valerio si articolerà in 4 momenti, con esegesi dei seguenti brani del Vangelo: 1) il Magnificat; 2) la Samaritana; 3) la Cananea; 4) l’annuncio di Maria di Magdala.

Al termine di ogni intervento sarà letta una poesia tratta dal libro di Rita Clemente “Evangelium Foeminae”. Leggeranno i testi Rita Clemente e Ausilia Galotti. Ci sarà spazio per un breve dibattito, con riflessioni e domande da parte delle e dei partecipanti. Nel pomeriggio: celebrazione dell’Eucaristia Il pranzo sarà autogestito, come sempre.

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IL SINODO VALDO-METODISTA risponde al saluto delle Cdb inviato in occasione del loro Sinodo

Alle Comunità Cristiane di base
Segreteria tecnica Nazionale

Torre Pellice, 21 agosto 2017

Cari fratelli, care sorelle nel Signore,

nel ricambiare, a nome del Sinodo, il saluto da voi rivolto alla nostra assemblea desidero esprimerVi sincera gratitudine per il vostro pensiero di preghiera e per gli auspici da voi espressi in vista di una intensificazione della nostra collaborazione.

E’ sempre arricchente l’incontro con altre comunità di fede e la sintonia su molti temi a voi e a noi cari è segno di una reale possibilità di approfondimento delle nostre relazioni.

Confidando nella vostra vicinanza in preghiera, in questi giorni di lavori sinodali, vi saluto con viva e sincera fraternità.

Il Presidente del Sinodo
Peter Ciaccio

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COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE
Segreteria Tecnica Nazionale
c/o Cdb Viottoli
Via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO)
e-mail: segreteria@cdbitalia.it

L’insegnamento della religione – Comunicato stampa

Ad ogni ripresa delle attività scolastiche si ripropone, fra gli altri, il problema dell’insegnamento della religione cattolica nei diversi ordini di scuola. Le Comunità cristiane di Base italiane avvertono l’esigenza di riproporre proprio questo argomento, tanto più oggi, nel contesto della società italiana sempre più segnata da caratteri multietnici e multiculturali.

E’ ormai convinzione comune ad ogni approccio laico e scientifico che le religioni, la storia del loro formarsi, l’analisi dei loro universi simbolici, le diverse manifestazioni cultuali, debbano essere oggetto di un approfondimento multidisciplinare che spazi dalla storia alla filosofia, dalla letteratura all’estetica, dall’antropologia alla psicanalisi.

A fronte di ciò appare pertanto tanto più incongruo e antistorico il fatto che nelle scuole italiane, l’IRC, ovvero l’insegnamento religioso nelle scuole, (con tutte le ambiguità pedagogiche che tale termine comporta) sia appannaggio monopolistico della Conferenza Episcopale Italiana. Non ci sfugge che tale conseguenza sia il portato del particolare regime concordatario in vigore in Italia che più volte le CdB italiane hanno denunciato non solo per il suo carattere antidemocratico ma anche per i suoi connotati antievangelici.

Tuttavia gli stessi dati della CEI denunciano come nella scuola secondaria quasi un quinto degli studenti, non avvalendosi dell’IRC, contribuiscano ad aggravare la grande ignoranza del fenomeno religioso, tanto più grave oggi in quanto sarebbe auspicabile una minima conoscenza (si pensi alla alfabetizzazione digitale che ha toccato invece tutti gli strati della popolazione, anche a prescindere dall’età), non solo della Bibbia ma quantomeno del Corano e delle altre tradizioni cultuali presenti nel nostro Paese.

Nella logica di questo ragionamento sarebbe un segnale significativo, da parte della Chiesa cattolica italiana operare per rendere plurale la conoscenza e non già l’insegnamento (che sarebbe compito della famiglie e delle comunità religiose), delle diverse religioni e quindi disattendere unilateralmente il dettato concordatario, astenendosi dal nominare gli insegnanti destinati all’IRC. Chissà se la sensibilità di papa Francesco riuscirà ad ispirare un gesto così profetico in grado di scuotere non solo la Chiesa ma la stessa società italiana?

Proprio questa stessa sensibilità dovrebbe spingere gli studenti di ogni ordine e grado e le loro famiglie a richiedere di non avvalersi dell’ora di religione confessionale nella consapevolezza che l’articolazione multiculturale della società italiana richieda oggi la rinuncia ad ogni privilegio come premessa di una convivenza basata sul rispetto, sull’interazione delle differenze, sulla ricerca della pace civile.

Le CdB italiane invitano ad una riflessione misurata e a compiere gesti conseguenti e coerenti con la loro ispirazione e la loro storia e, pertanto, intendono promuovere il diritto al rifiuto ad avvalersi dell’IRC.

Le Comunità cristiane di Base italiane
Pinerolo (TO), 27 settembre 2017

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UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 12 e 26 ottobre alle ore 18,45

Il gruppo UinC 2 si riunirà nella sede dell’ARCI martedì 10 e 24 ottobre, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.
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Apriamo a Pinerolo un  CENTRO  DI  ASCOLTO  DEL  DISAGIO  MASCHILE

Dopo circa due anni di preparazione e di formazione, lunedì 2 ottobre diventerà operativo anche a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico, il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

Trova il coraggio di chiedere aiuto

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CAMBIARE  SI  PUO’

L’associazione Liberi dalla violenza sta organizzando incontri pubblici per far conoscere il Centro alla popolazione del territorio pinerolese.

Il primo si svolgerà giovedì 5 ottobre alle ore 21 nei locali della Galleria Scroppo a Torre Pellice.

A Pinerolo è in programma per il 20 ottobre. Appena pronto, diffonderemo il volantino dettagliato.

Altre iniziative sono in programma per raccogliere fondi, necessari in questa fase di avvio:

  • Sabato 21 ottobre: serata di BALLI OCCITANI al Tiglio di Miradolo
  • Sabato 28 ottobre: serata di MUSICA CLASSICA a Torre Pellice

Cominciate a segnare le date in agenda: riceverete i volantini con i programmi dettagliati.

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SIAMO  STATI  A  PALERMO…

… dal 14 al 18 settembre, per incontrare il neonato gruppo uomini di quella città. Ma, siccome eravamo quasi tutti – e Maria – anche della nostra cdb, su proposta di Augusto Cavadi abbiamo incontrato anche una piccola comunità “religiosa” che si riunisce nella sua “casa dell’equità e della bellezza”, e che è intitolata ad Albert Schweitzer (la comunità, non la casa).

Sono uomini e donne che negli ultimi 20-30 anni hanno frequentato diverse chiese protestanti, liberandosi a poco a poco da ogni condizionamento gerarchico, e da 3 anni hanno deciso di troncare ogni rapporto con le chiese. La domanda che ci hanno posto, e intorno alla quale ci siamo confrontati/e per più di 2 ore, è stata formulata così: “E’ via via crollata in noi la fede nel peccato originale, nella divinità di Gesù, nella sua redentività, nell’onnipotenza di Dio… possiamo ancora dirci cristiani/e? Crediamo nell’amore, nel bene… come ci dobbiamo comportare sul piano liturgico?”. Ci siamo vicendevolmente raccontati le forme e i contenuti delle nostre ricerche, delle nostre pratiche e delle nostre preghiere, sentendoci in grande sintonia con loro.

Era presente anche il coordinatore regionale di Noi Siamo Chiesa, Salvatore Menna, con la moglie Antonietta. E un’altra donna, Fausta, che ci ha lasciato questa riflessione: “La responsabilità è un peso per chi se la assume, e questo lo/la rende esterno/a, diverso/a, rispetto al gruppo, lo/la fa essere “un sacerdote” in posizione di gerarchia”. Confesso che ogni tanto mi torna in mente e penso che è diversa la responsabilità di chi si assume compiti pastorali, di guida, di leadership… dalla responsabilità di chi liberamente si assume, magari a rotazione, qualche compito (servizio, ministero) utile alla vita del gruppo, della comunità.

L’altra riflessione che ho registrato è di Augusto Cavadi: la differenza oggi non è più verticale (tra cattolici, ebrei, ortodossi, protestanti, musulmani…), ma è orizzontale, tra i conservatori di tutte le chiese e i liberi ricercatori, le libere ricercatrici. E ha invitato quella comunità ad aprirsi e a partecipare al “mondo di base”. Li/le abbiamo invitati/e al nostro prossimo seminario nazionale e alcuni di loro hanno detto che verranno…

La domenica, poi, siamo andati alla chiesa dell’Albergheria, retta da Cosimo Scordato, prete che già conoscevamo, dove si riunisce una comunità molto vivace e partecipe: il 20% abitanti del quartiere, mentre l’80% è composto da donne e uomini che vengono da ogni dove, attratti/e dalla predicazione e dalle iniziative coordinate da Cosimo e da chi collabora con lui. Prima della messa abbiamo avuto un’ora di scambio di esperienze.

E alla sera ci siamo incontrati/a con due uomini e due donne del gruppo lgbt Alidaquila, che ci hanno raccontato la loro esperienza e descritto una Palermo sostanzialmente non omofoba. Noi abbiamo anche potuto osservare una notevole integrazione tra le diverse etnie che la abitano, alcune da moltissimo tempo: la Sicilia è il più vicino tratto di “sponda nord” del Mediterraneo… Abbiamo già trasmesso i loro saluti alla Scala di Giacobbe, ma li rinnoviamo con piacere dalle pagine di questo foglio.

Un altro incontro intenso è stato quello con il gruppo uomini e poi quello “triangolare” con il GU e un gruppo di donne rappresentanti di associazioni femministe di Palermo. E’ stato, questo, uno scambio più delicato, che in alcuni momenti ha rischiato di scivolare nella polemica. Ma siamo riusciti/e a mantenerlo sul piano dello scambio di esperienze e di riflessioni condivise sulla cultura patriarcale (Michele), che è strutturale in noi e da cui dobbiamo liberarci “per il bene della nostra maschilità” (Augusto).

Francesco Seminara ha illustrato i due filoni principali del loro lavoro di gruppo: interventi nelle scuole e, da circa 7 mesi, autocoscienza di gruppo, pur con molte remore. Ho apprezzato molto l’intervento di Stella, che ha sostenuto, al di là di limiti e difficoltà, la grande importanza simbolica dell’esistenza di un gruppo uomini anche a Palermo: “Abbiamo bisogno del cambiamento maschile, e adesso c’è un gruppo di uomini che cammina su questa strada. E’ importantissimo!”. Noi ci camminiamo da 24 anni… a loro auguriamo di resistere nel tempo, per incontrare altrettanta felicità.

Una nuotata nel delizioso mare di Mondello e una visita guidata – da Sergio e Pippo – alla cattedrale di Monreale hanno completato alla grande il poco tempo che abbiamo potuto dedicare al turismo, in una città dal centro storico incantevole e notevolmente recuperato, negli ultimi anni, dal degrado.

Beppe Pavan

Foglio di Comunità – n° 9/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 31/08/2017

LE EUCARESTIE

DOMENICA  10 settembre :        preparano Antonella e Domenico

DOMENICA  24 settembre :        prepara Luciana

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

 Domenica 24 settembre, alle ore 10,30 circa, dopo la celebrazione dell’Eucarestia.

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21 al FAT: inizieremo (il 4 e l’11 settembre) con l’introduzione al libro della Genesi (la cui lettura inizierà nel mese di ottobre);

nel frattempo termineremo, ognuno/a per conto suo, la lettura del libro “Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umana”, che ci sta coinvolgendo molto. Il 18 e il 25 settembre dedicheremo la serata a condividere le riflessioni emerse e concluderemo così la lettura del libro.

Ricordiamo che su questo testo il Collegamento nazionale CdB ha scelto di organizzare il seminario nazionale di dicembre.

A ottobre riprenderemo con il libro della Genesi.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Franco Galetto, ritornato finalmente a casa dopo più di due mesi di ospedali… Bentornato!!

A Piero Nota ed Elsa Gelso, che si sono fatti compagnia per qualche giorno a Villa Elisa (Torre Pellice). Agli amici e alle amiche dell’Aquila, che neppure quest’anno siamo ancora riusciti ad andare a trovare (ma la promessa rimane valida…).

A Maria Franca che speriamo di vedere presto tra noi…

E, infine, a chi fa le vacanze nel mese di settembre, come Domenico e Antonella e il gruppo “elaborazione del lutto”…

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GRUPPO  RICERCA

 Riprendiamo gli incontri quindicinali giovedì 7 settembre, come sempre a casa di Paola ed Elio. Come abbiamo preannunciato sul foglio cdb di luglio-agosto proveremo a “parlare di politica”, cominciando con la lettura del libro Sovrane” di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013).

Se qualcuno/a è interessato/a, questo è il momento di farsi avanti: il gruppo è aperto a chiunque lo desideri.

Carla e Beppe

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AGENDA DELLA PACE 2018

Come l’anno scorso la Segreteria Tecnica delle CdB ha commissionato alla rivista CONFRONTI un certo numero di Agende 2018 (formato 10×15) al cui interno, a tutta pagina, c’è l’inserzione pubblicitaria/informativa delle Comunità Cristiane di Base. Anche la nostra CdB ha prenotato alcune copie che sono già disponibili e che potete richiedere per voi o da regalare.

Luciana

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 VIOTTOLI

Stiamo preparando il prossimo numero della Rivista. Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Prossima redazione: domenica 3 settembre, ore 20,30, presso la sede della CdB

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLE GUERRE”

 Una delle iniziative a cui il gruppo ha collaborato è stata la richiesta al Consiglio Comunale di Pinerolo di conferimento della “cittadinanza onoraria” al leader kurdo Ocalan, sempre incarcerato in Turchia. Il Consiglio Comunale ha approvato il conferimento e sabato 29 settembre consegnerà ufficialmente il documento nelle mani di rappresentanti di Ocalan. Per questa occasione il Comitato di solidarietà “Pinerolese  per il Kurdistan” ha distribuito giorni fa il volantino che riportiamo di seguito.

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Abdullah Ocalan cittadino onorario di Pinerolo

Vorremmo condividere le ragioni che ci hanno spinto, insieme a molte associazioni del Pinerolese, a sottoporre questa iniziativa al Consiglio Comunale di Pinerolo che ne ha recepito l’importanza tanto da conferire la cittadinanza ad Abdullah Ocalan con delibera votata all’unanimità.

Leader del popolo curdo, fondatore del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) in carcere dal 1999 in Turchia, Abdullah Ocalan non ha mai smesso di proporre soluzioni al conflitto che contrappone il popolo curdo allo stato turco

Più volte nel corso del tempo ha indicato nella cessazione delle ostilità e nella concessione di autonomia amministrati va e culturale la via per superare un conflitto armato che dura da più di 40 anni.

La teoria politica da lui elaborata, denominata confederalismo democratico, che prevede il superamento degli stati nazione grazie. a una democrazia diretta che ne svuoti pacificamente la ragion d’essere e superi naturalmente la convenzione dei confini imposti ai popoli, ha sempre più sostenitori nelle zone del Medio Oriente duramente colpite dal conflitto con l’Isis.

In molte zone liberate del nord della Siria è in atto il tentativo di applicare i principi di Ocalan basati principalmente su democrazia, parità di diritti per tutti i gruppi etnici e uguaglianza di genere.

Purtroppo il governo della Turchia, accantonate le aperture al dialogo degli anni precedenti, dal 2015 ha ripreso ed intensificato le azioni militari non solo verso la guerriglia curda ma anche verso la popolazione civile che subisce uccisioni, arresti e la distruzione di intere città.

Unitamente a ciò il percorso liberticida del governo turco ha portato all’incarcerazione di decine di esponenti politici compresi deputati al parlamento e sindaci di grandi città, di giornalisti ed esponenti della società civile.

A Ocalan non è permesso vedere i suoi legali dal 27 luglio 2011 ed i, suoi familiari dal 11 settembre 2016

Riteniamo che l’iniziati va del Consiglio Comunale di Pinerolo vada sostenuta e condivisa e ci impegneremo nelle prossime settimane in iniziative di informazione che culmineranno il 29 e 30 settembre quando la cittadinanza onoraria verrà ufficialmente conferita.

Comitato di solidarietà “Pinerolese per il Kurdistan”

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UOMINI  IN CAMMINO

Riprendiamo l’attività dopo la sospensione estiva

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 28 settembre alle ore 18,45

Il gruppo UinC 2 si riunirà nella sede dell’ARCI mercoledì 13 e 27 settembre, alle ore 21.

L’incontro di giovedì 14 settembre del gruppo UinC 1 è annullato perchè in 6 (più Maria) andremo a Palermo dal 14 al 18 settembre, per incontrare il gruppo uomini di quella città. Credo che avremo molto da raccontare al ritorno, perchè il programma che stiamo concordando è denso (ma ci regaleremo anche un bagno nelle acque di Mondello…).

Liberi dalla violenza – Stiamo lavorando per aprire ad inizio ottobre lo sportello di ascolto e presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni con le donne. Organizzeremo incontri e iniziative a Pinerolo e nei paesi del territorio per farci conoscere. Saremo presenti dal 7 al 10 settembre in uno spazio della manifestazione di Direfarecosolidale in via Principi d’Acaja nel centro storico di Pinerolo, dove distribuiremo materiale informativo.

Domenica 24 settembre in piazza d’Armi a Pinerolo collaboreremo (soprattutto Francesco, in verità) alla “Giornata di festa e movimento per bambini e bambine dai 3 agli 11 anni” organizzata dall’ANAPACA. Portate figli, figlie e nipoti di quella fascia d’età: l’orario dei giochi è 11-13 e 15-17; pranzo al sacco.

Sabato 30 settembre i due GU (con le famiglie, come il solito) si ritroveranno a casa di Ezio a Cantalupa per una “merenda sinoira” a base di gofri.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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IL NOSTRO SALUTO AL SINODO VALDO-METODISTA

Cari fratelli, care sorelle,

scriviamo queste poche righe per portarvi il nostro fraterno saluto ed esprimervi la vicinanza delle comunità cristiane di base italiane. Anche quest’anno seguiremo con attenzione il Sinodo. Possa il soffio dello Spirito guidarne i lavori, nell’amore e nella libertà, e continuare ad animare, ogni giorno, la testimonianza delle vostre comunità.

I temi che affronterete ci paiono quanto mai attuali e importanti per tutti/e in questa Italia che, giorno dopo giorno, diviene sempre più egoista, intollerante, ineguale. Quando si sollevano problemi e si aprono cammini di dialogo, come è avvenuto anche in questi ultimi tempi, si ritrova la voglia di discutere e di confrontarsi. Solo così in una chiesa il pluralismo teologico e pastorale si arricchisce e non rompe l’unità della fede.

In ogni epoca della storia italiana vi sono state ombre e luci. E così, naturalmente, è anche oggi. In tale contesto riteniamo importante ricordare con riconoscenza la presenza, nel nostro Paese, delle Chiese valdesi e metodiste con la loro storia, la loro vita e la loro testimonianza di fede, le loro pratiche di laicità, accoglienza e solidarietà.

Ci conceda il Signore di intensificare il dialogo e la collaborazione con le vostre comunità a noi più vicine, aiutandoci a camminare nel solco dell’Evangelo, illuminati dalla Sua grazia.

La Segreteria nazionale delle CdB italiane
Pinerolo (TO), 20 agosto 2017

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ECCOCI, GIOVANNI, CI SIAMO!

Giovedì 13 luglio. Non abbiamo ancora finito di pranzare e arriva la notizia: Giovanni ci ha lasciati. Era disteso sul suo letto quando Yukiko lo ha chiamato per il pranzo e lui ha risposto prontamente: Eccomi! Poi più niente. È rimasto lì, le gambe penzoloni fuori dal letto, come nel tentativo di alzarsi. Ci lascia con quell’ultima parola sulla bocca: Eccomi! Ci sono.

Un po’ di smarrimento. Alcuni di noi vanno a casa di Giovanni. È già vestito. Qualche carezza e poi rimaniamo lì confusi, impotenti. Arriva anche Jawad, il ragazzo afghano che negli ultimi tempi lo accompagnava in macchina. Ci abbracciamo. È inconsolabile. La notizia corre, non si sa neanche attraverso quali canali, messaggi e telefonate si susseguono. Tanti, tantissimi. Non c’è un cliché prestabilito. Ci riuniamo la sera in comunità per decidere cosa fare. Qualche divergenza sul dove fare i funerali. Ci aspettiamo tanta gente, la sede della comunità è troppo piccola. Quella sede d’altra parte sembra il luogo più adatto per il nostro saluto a Giovanni, tra quelle mura disadorne, che raccontano un percorso di fede e libertà. Si fa avanti l’idea di un saluto intimo, tra di noi. Poi Elena ci aiuta a capire. Giovanni non è nostro. Dobbiamo scegliere un luogo che consenta alle tante persone i cui percorsi si sono incrociati con il suo di partecipare a quel momento. E Aldo aggiunge: Giovanni non appartiene a noi, appartiene alla storia. Alla fine la decisione è presa: si farà nel centro polivalente parco Schuster, nel parco sull’Ostiense a fianco della basilica di S. Paolo. Una struttura grande, apribile su due lati verso il parco. Staremo un po’ dentro e un po’ fuori, a ricordarci quella zona di confine tra dentro e fuori, quel cammino al margine percorso da Giovanni. Con sofferenza, con dignità e con coraggio.

Il venerdì pomeriggio Giovanni arriva nella sede della comunità di S. Paolo. Ci sarà una veglia per tutta la notte, alternandoci fino alla mattina del sabato, quando ci saranno i funerali. Durante la veglia letture, pensieri, ricordi, canti. Tanta commozione. Incontri di persone che non si vedevano da anni. Nel cuore della notte si ritrovano a vegliare Giovanni Elena e Marco, stessa cucciolata nel laboratorio di religione di tanti anni fa. Ora sono quarantenni.

Alle 9 di sera arrivano i monaci, l’abate, don Roberto, don Isidoro, che era con Giovanni e con la comunità ai tempi del nostro percorso in basilica, ed un monaco giovane. Don Roberto ricorda Giovanni. Ci racconta il suo disagio prima di incontrarlo, la paura del suo e del nostro giudizio per l’allontanamento di Giovanni dalla basilica. Racconta anche la sua sorpresa quando, in occasione del primo incontro, Giovanni gli ha baciato l’anello. Non capiva perché lo avesse fatto. Non lo capiamo neanche noi. Lui che, da abate, l’anello se l’era tolto, dopo che qualcuno glielo aveva baciato mentre distribuiva la comunione. Una cosa però è certa: se lo ha fatto per lui doveva avere un senso. Giovanni ti spiazza sempre, non finirà mai di sorprenderci! Poi un grande regalo dei monaci per lui: un canto gregoriano.

E arriva il sabato mattina, il momento di accompagnare Giovanni fuori dal nostro stanzone di via Ostiense 152. Ci pensano i ragazzi a prendere la bara in spalla. Yukiko aveva espresso questo desiderio. Cantiamo insieme We shall overcome. Quando ci riusciamo, senza che la voce ci rimanga spezzata in gola. E sono ancora i ragazzi a portarlo attraverso il parco fino al luogo della celebrazione eucaristica. I rintocchi lenti delle campane della basilica sono per lui. La voce di Cristina che canta Pie Jesu, dalla Messa “Requiem” di Gabriel Fauré, ci avvolge tutti e tutte. La bara a terra assediata da ragazzi e ragazze, tutti per terra accanto a lui. Tante persone sono lì insieme alla comunità. Amici delle comunità cristiane di base italiane, delle riviste Adista, Confronti, Riforma, Nev (Notiziario delle Chiese evangeliche), della rubrica di Rai 2 Protestantesimo, ex scout, sacerdoti, suore, monaci, protestanti, musulmani, atei, amici palestinesi e iracheni, un gruppo di omossessuali credenti, gruppi femministi, vecchi amici che non vedevamo più da anni, volti a noi sconosciuti. Tutti insieme a dare il loro saluto a chi, oltre la religione e le religioni, ha saputo parlare il linguaggio della profezia e della fede, il solo capace di arrivare al cuore di tutti.

Al Padre nostro ci stringiamo le mani. Un imam, che siede accanto ad un monaco, gli prende la mano. E poi spezziamo insieme il pane, come Gesù ci ha chiesto di fare. In quel pane spezzato c’è il corpo, la vita di Gesù spezzata per gli emarginati e le emarginate del suo tempo. Giovanni quel pane l’ha spezzato in tutta la sua vita, con tutti coloro che nella nostra società sono messi ai margini, pagando lui stesso il prezzo dell’emarginazione. Vengono distribuiti i cestini con il pane e le coppe del vino. Vedo l’imam prendere il pane (il vino no), poi è la volta della comunione dei monaci, che gli sono accanto. La voce di Marta che canta Gracias a la vida. E tanti altri canti. Jacopo gli dedica Suzanne, di L. Coen.

Mentre Giovanni esce, il saluto finale è affidato a Freedom:

Oh freedom, oh freedom, oh freedom
over me, over me
And before I’ll be a slave, I’ll be buried in a grave,
I’ll go home to my Lord,
and be free, and be free.

Ed ora c’è il dopo da affrontare. Un giorno di qualche anno fa, parlando del Buddha, l’illuminato, Giovanni ci raccontava le sue parole in punto di morte, rivolte ai discepoli che piangevano: «Bisogna che io muoia perché voi diventiate Buddha».

Che la tua luce, Giovanni, ci invada e faccia uscire tutta la luce che è nascosta dentro di noi.

Al tuo “Eccomi” rispondiamo con il nostro: Eccoci, Giovanni, ci siamo!

Dea Santonico

Foglio di Comunità – n° 7-8/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/06/2017


EUCARESTIE  E GRUPPI BIBLICI

Come ogni anno, durante l’estate ci saranno delle variazioni per quanto riguarda la celebrazione dell’Eucaristia e i gruppi di lettura biblica. L’assemblea di comunità ha deciso il seguente calendario:

Eucarestie:
venerdì   7 luglio alle ore 21 (a cura di Antonella e Dome)
venerdì 21 luglio alle ore 21 (a cura di Luisa e Memo)
venerdì   4 agosto alle ore 21 (a cura di Luciano)

Venerdì 25 agosto: ore 19 cena comunitaria, ore 21 eucarestia (a cura di Carla e Beppe); seguirà l’assemblea di comunità. Raccoglieremo le proposte sui testi da utilizzare nel gruppo, non appena avremo terminato la lettura del libro “Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umana”.

I gruppi biblici settimanali sono sospesi e riprenderanno lunedì 4 settembre, ore 21, al FAT: proseguiremo con la lettura del libro “Oltre le religioni”.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Franco Galetto, ritornato all’ospedale di Cuneo per un po’ di manutenzione alla valvola cardiaca che gli ha fatto girare le scatole durante l’inverno. L’intervento è andato bene e ora lo attendono giorni di pazienza per una buona ripresa. Lo aspettiamo con fiducia, anche perché abbiamo bisogno del nostro economo-cassiere…

A Paola e Anna Bertozzi, il cui fratello Donatello è morto il 28 giugno. Non abbiamo potuto partecipare al funerale, avvenuto a Roma, ma a loro, ai suoi figli Andrea e Stefania e alla loro mamma Maria Teresa vadano i nostri pensieri e i nostri abbracci più affettuosi.

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GRUPPO  RICERCA

PROVIAMO A PARLARE DI POLITICA…

Come ogni volta, al termine di un ciclo di lettura e di discussione intorno a un libro, ci troviamo a scegliere come continuare… Ognuno e ognuna porta le proprie proposte e finiamo sempre con il ritrovarci concordi. E’ successo anche qualche sera fa: quando abbiamo aperto il confronto sul “che leggere?” dopo le ferie, Luciana ha cominciato dicendo che le piacerebbe approfondire il tema “politica ed economia”, per capire un po’ meglio “da che parte stare” di fronte ai problemi su cui si sente chiamata, di volta in volta, a confrontarsi e a prendere posizione. Non si tratta tanto, invero, di quale posizione prendere su singoli argomenti – elezioni, referendum, migranti, ecc. – quanto, piuttosto, di quale visione politica provare a costruirsi “dentro”, cercando un orientamento più coerente per affrontare le mille situazioni tra le quali lei – e non solo lei – si trova a districarsi con scelte spesso tra loro contraddittorie.

Ho immediatamente apprezzato la sua proposta, che mi è parsa suggerirci di continuare il confronto avviato tra di noi sul libro di Ina Praetorius L’economia è cura, che abbiamo appena finito di leggere. E’ una visione complessiva della politica e dell’economia, che la politica dovrebbe guidare, da un “punto di vista femminista”, punto di vista che da anni cerchiamo di fare sempre più nostro, a mano a mano che ne approfondiamo la conoscenza di motivazioni, orizzonti, pratiche. In particolare l’ultimo capitolo elenca “buone pratiche in atto” che in parte sono già nostre… Chi fosse interessato/a a saperne di più ne troverà una sintesi su Viottoli 1/17.

Abbiamo deciso di pensarci ancora su nel periodo estivo, scambiandoci ulteriori pensieri e proposte. Ma mi sembra che l’idea di Luciana ci trovasse, alla fine, sostanzialmente disponibili.

A quel punto mi sono venuti in mente due libri che potrebbero essere utili per accompagnarci nella riflessione: “Sovrane” di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013)  e “L’infamia originaria” di Lea Melandri (Manifestolibri 1997). Luisa ha tirato fuori la sua copia di “Sovrane” e ci ha letto il risvolto di copertina. Una delle parole-chiave del libro è che le donne sanno “governare il mondo senza appropriarsene”, ci propongono, cioè, modi alternativi di “fare politica”. Ed è proprio quello che a noi sta a cuore…

Lea Melandri – l’ho letto parecchi anni fa – ci invita a considerare come capitalismo e marxismo siano in realtà due facce diverse del patriarcato: il mondo resta in mano agli uomini… e vediamo che fine sta facendo!

Sto anche terminando di leggere il recentissimo “C’era una volta la Carta delle donne” (ed. Biblink 2017), in cui Letizia Paolozzi e Alberto Leiss raccolgono i racconti delle protagoniste di una stagione formidabile del PCI, tra la morte di Berlinguer e la svolta di Occhetto. Anni 1986-87: “un gruppo di donne organizzato da Livia Turco cerca nel femminismo e nella forza sociale femminile la chiave di una nuova politica” (dalla quarta di copertina).

Le letture personali si possono poi arricchire con riviste tipo “Internazionale”, “Le monde diplomatique” che arriva con Il Manifesto, “Confronti”…

E’ il nostro presente che – come abbiamo imparato – si può alimentare con la rilettura di esperienze passate. Penso al tentativo, che il gruppo “Uscire dalle guerre” sta facendo, di coinvolgere uomini e donne del Consiglio Comunale di Pinerolo in una riflessione sulla convenienza di abbandonare la competizione e imparare la cooperazione tra diversi e diverse: questa è la strada che, secondo noi, ci può aiutare – partendo da noi e dalla nostra città – a fare rete con tutti e tutte coloro che operano per una politica e una economia di pace. La competizione è la pratica mortifera del patriarcato e del capitalismo, dell’unica forma di politica e di economia che concepiscono: guerra e morte, arricchimento e distruzione.

Chi fosse interessato/a a camminare con noi su questi sentieri di ricerca si metta in contatto: cominceremo a settembre.

Beppe

Il gruppo riprenderà gli incontri a settembre: sul prossimo foglio di comunità ne preciseremo date e contenuti.

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SEGRETERIA TECNICA NAZIONALE DELLE CDB

Ogni assemblea di comunità è dedicata in parte anche alle incombenze della segreteria tecnica nazionale. Stiamo cercando di riempire adeguatamente le ultime caselle del programma del seminario di dicembre; poi procederemo con la stampa dei pieghevoli e la predisposizione di tutto il materiale necessario.

Stiamo anche sollecitando le comunità a proporsi – una di loro – per la preparazione e la gestione dell’assemblea eucaristica dell’ultimo giorno, domenica 10 dicembre. A noi toccherà gestire l’intero seminario… Tra fine agosto e settembre faremo il punto.

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PIEMONTE PRIDE AD ALBA

 Dopo la manifestazione di Torino, sabato 8 luglio si svolgerà il Piemonte Pride “A CORPO LIBERO” anche ad Alba, con partenza della sfilata alle ore 17 da piazza Pertinace. Stiamo pensando di partecipare: chi lo desidera si metta in contatto con noi.

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VIOTTOLI

E’ in stampa il n. 1/2017. Approfittiamo di questo spazio per ringraziare le persone che hanno accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare. Continuate a mandare articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLA GUERRA”

Martedì 27 giugno ci siamo incontrati/e nella sede del sindacato di base ALP per riflettere su “quale economia di pace per il nostro territorio, a partire da noi, alla luce della recente dolorosa conclusione della crisi della PMT”.

Qualche decennio fa vi lavoravano 1000 (mille) persone; oggi la Papcel ne ha assorbite 70 (settanta) circa.

Ci siamo presi/e due impegni:

  1. Sostenere tutte le iniziative che cercheranno di offrire opportunità di lavoro a chi è rimasto “fuori”, senza lavoro, e dovrà per di più aspettare ancora parecchi mesi per ricevere le spettanze dovute a seguito del fallimento della PMT;
  2. Continuare con tenacia la nostra iniziativa “culturale”, finalizzata a costruire una rete tra istituzioni, lavoratori, sindacati, chiese, associazioni, ecc. intorno alla necessità, sempre più urgente, di abbandonare l’economia “di guerra” che ci affligge, per destinare tutte le risorse disponibili a un’economia “di pace”, che dia risposte ai bisogni fondamentali di ogni essere umano.

Il prossimo appuntamento del gruppo è per settembre. Ma, intanto, i lavoratori e le lavoratrici ex-PMT saranno contattati/e per verificare la loro disponibilità a coinvolgersi in prima persona in questo progetto, che riguarda loro, oggi, e riguarda tutti e tutte in una prospettiva di de-industrializzazione ormai spinta sull’altare del “dio profitto”, a vantaggio esclusivo di chi rifiuta di considerare la funzione sociale anche dell’impresa privata.

Su questo altare si celebrano i macabri riti della guerra, officiati dai fabbricanti e commercianti di armi (l’unica industria che non conosce crisi), serviti e riveriti da uomini e donne che amministrano una politica cinica, incapaci di governare realizzando i solenni giuramenti fatti al termine della seconda guerra mondiale e tradotti nelle varie “dichiarazioni dei diritti umani”.

Cooperazione vogliamo! Basta competizione!

Beppe Pavan

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UOMINI  IN CAMMINO

Gli incontri, come ogni anno, sono sospesi nei mesi di luglio e agosto. Riprenderanno a settembre con le seguenti modalità:

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 28 settembre alle ore 18,45
Il gruppo UinC 2 si riunirà nella sede dell’ARCI mercoledì 13 e 27 settembre, alle ore 21.

Andremo a Palermo dal 14 al 18 settembre, per incontrare il gruppo uomini di quella città, con cui abbiamo un feeling speciale. Vi racconteremo…

Liberi dalla violenza – L’associazione è costituita e lo Statuto è stato depositato. Ci stiamo preparando per l’apertura a Pinerolo di un servizio di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni con le donne: nei prossimi mesi lo faremo conoscere con iniziative e serate nei paesi del nostro territorio.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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PRIGIONIERI PALESTINESI. IN SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA “PUNIZIONE COLLETTIVA”

Marwan Barghouti, politico e militare palestinese

Dopo aver trascorso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana, sono stato sia un testimone sia una vittima del sistema illegale di Israele di arresti arbitrari di massa e maltrattamenti di prigionieri palestinesi. Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, ho deciso che non c’era altra scelta che resistere a questi abusi cominciando uno sciopero della fame.

Circa mille prigionieri palestinesi hanno deciso di prendere parte a questo sciopero, che inizia oggi, giorno che qui celebriamo come Giorno dei prigionieri. Lo sciopero della fame è la forma più pacifica di resistenza a disposizione. Esso infligge dolore esclusivamente a coloro che vi partecipano e ai loro cari, nella speranza che gli stomaci vuoti e il sacrificio aiutino il messaggio a risuonare al di là dei confini delle buie celle.

Decenni di esperienza hanno dimostrato che il sistema inumano di occupazione coloniale e militare israeliana punta a sfibrare lo spirito dei prigionieri e della nazione a cui appartengono, infliggendo sofferenze sui loro corpi, separandoli dalle loro famiglie e comunità, utilizzando misure umilianti per costringere alla sottomissione. A dispetto di tale trattamento, non ci arrenderemo ad esso.

Israele, la potenza occupante, ha violato il diritto internazionale in molti modi per quasi 70 anni, ma gli è stata garantita impunità per le proprie azioni. Ha commesso gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra contro il popolo palestinese; i prigionieri, tra cui uomini, donne e bambini, non fanno eccezione.

Avevo solo 15 anni quando sono stato imprigionato per la prima volta. Avevo appena 18 anni quando un ufficiale israeliano mi ha costretto a divaricare le gambe mentre mi trovavo nudo nella stanza degli interrogatori, prima di colpire i miei genitali. Sono svenuto dal dolore, e la caduta conseguente ha lasciato una grande cicatrice che da allora segna la mia fronte.

L’ufficiale mi prese in giro, dicendo che non avrei mai potuto procreare, perché dalla gente come me nascono solo terroristi e assassini.

Pochi anni dopo, ero di nuovo in una prigione israeliana, conducendo uno sciopero della fame, quando nacque il mio primo figlio. Invece dei dolci che di solito distribuiamo per celebrare simili eventi, ho distribuito agli altri prigionieri del sale. Quando aveva appena 18 anni, mio figlio a sua volta è stato arrestato e ha trascorso quattro anni nelle prigioni israeliane.

Il più anziano dei miei quattro figli è ora un uomo di 31 anni. Eppure, io sono ancora qui, continuando questa lotta per la libertà insieme a migliaia di prigionieri, milioni di palestinesi e con il sostegno di così tanti in tutto il mondo. L’arroganza dell’occupante oppressore e dei suoi sostenitori li rende sordi a questa semplice verità: prima che riescano a spezzare noi, saranno le nostre catene ad essere spezzate, perché è nella natura umana rispondere al richiamo della libertà a qualsiasi costo.

Israele ha costruito quasi tutte le sue carceri all’interno dei propri confini, piuttosto che nel territorio occupato. In tal modo, ha illegalmente e forzatamente trasferito civili palestinesi in cattività, usando questa situazione per limitare le visite dei familiari e per infliggere sofferenze attraverso lunghi trasferimenti in condizioni crudeli. I diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti dal diritto internazionale – tra cui alcuni dolorosamente guadagnati attraverso precedenti scioperi della fame – sono stati trasformati in privilegi che l’amministrazione penitenziaria può decidere di concedere o sottrarre. I prigionieri e detenuti palestinesi hanno subito torture, trattamenti inumani e degradanti e negligenza medica. Alcuni sono stati uccisi durante la detenzione. Secondo gli ultimi dati, circa 200 prigionieri palestinesi sono morti dal 1967 a causa di tali azioni. I prigionieri palestinesi e le loro famiglie rimangono anche un obiettivo primario della politica di Israele di imposizione di punizioni collettive.

Nel corso degli ultimi cinque decenni, secondo l’organizzazione per i diritti umani Addameer, più di 800mila palestinesi sono stati imprigionati da Israele – pari a circa il 40 per cento della popolazione maschile del territorio palestinese. Oggi, circa 6.500 sono ancora in carcere, tra i quali alcuni che detengono il triste primato dei più lunghi periodi di detenzione dei prigionieri politici al mondo. È difficile trovare una sola famiglia in Palestina che non abbia patito la detenzione di uno o più dei suoi componenti.

Come dar conto di questo assurdo stato di cose?

Israele ha stabilito un regime giuridico duale, una forma di apartheid giudiziaria, che garantisce potenziale impunità per gli israeliani che commettono crimini contro i palestinesi, mentre criminalizza la presenza e la resistenza palestinese. I tribunali di Israele sono una parodia della giustizia, palesi strumenti di occupazione coloniale e militare. Secondo il Dipartimento di Stato, il tasso di condanna per i palestinesi nei tribunali militari è del 90% circa. Tra le centinaia di migliaia di palestinesi che Israele ha arrestato, ci sono bambini, donne, parlamentari, attivisti, giornalisti, difensori dei diritti umani, accademici, esponenti politici, militanti e familiari dei detenuti. Tutto con un unico obiettivo: seppellire le legittime aspirazioni di un’intera nazione.

Al contrario, le prigioni di Israele sono diventate la culla di un duraturo movimento per l’autodeterminazione palestinese. Questo nuovo sciopero della fame dimostrerà ancora una volta che il movimento dei prigionieri è la bussola che guida la nostra lotta, la lotta per la Libertà e la Dignità, il nome che abbiamo scelto per questo nuovo passo nel nostro lungo cammino verso la libertà.

Le autorità israeliane e il servizio carcerario hanno trasformato i diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti dal diritto internazionale in privilegi da concedere o sottrarre discrezionalmente. Israele ha provato ad etichettare tutti noi come terroristi per legittimare le sue violazioni, tra cui gli arresti di massa arbitrari, le torture, le misure punitive e le rigide restrizioni. Come parte dello sforzo di Israele di minare la lotta palestinese per la libertà, un tribunale israeliano mi ha condannato a cinque ergastoli e 40 anni di carcere in un processo farsa che è stato denunciato dagli osservatori internazionali.

Israele non è la prima potenza occupante o coloniale a ricorrere a tali espedienti. Ogni movimento di liberazione nazionale nella storia ricorda pratiche simili. Questo è il motivo per cui così tante persone che hanno lottato contro l’oppressione, il colonialismo e l’apartheid sono dalla nostra parte. La campagna internazionale per “la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi”, che l’icona anti-apartheid Ahmed Kathrada e mia moglie, Fadwa, hanno lanciato nel 2013 dalla ex cella di Nelson Mandela a Robben Island, ha avuto il sostegno di otto vincitori del Premio Nobel per la Pace, 120 governi e centinaia di dirigenti, parlamentari, artisti e accademici di tutto il mondo.

La loro solidarietà smaschera il fallimento morale e politico di Israele. I diritti non sono elargiti da un oppressore. La libertà e la dignità sono diritti universali che sono connaturali all’umanità e devono essere goduti da ogni nazione e da tutti gli esseri umani. I palestinesi non saranno un’eccezione. Solo porre fine all’occupazione potrà far cessare questa ingiustizia e segnare la nascita della pace.

Articolo pubblicato dal New York Times il 16.4.2017
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 17 del 06/05/2017

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PIANGERE

Accadde nella selva, nell’Amazzonia ecuadoriana. Gli indios shuar stavano piangendo una nonna moribonda. Piangevano seduti, sulla riva della sua agonia. Un testimone, venuto da altri mondi, domandò: “Perchè piangono davanti a lei, se è ancora viva?”. E quelli che piangevano risposero: “Perchè lei sappia che le vogliamo molto bene”.

Eduardo Galeano, Donne (Sperling&Kupfer, 2017)

Foglio di Comunità – n° 6/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 31/05/2017

LE EUCARESTIE

DOMENICA 11 giugno : Giornata con la Scala di Giacobbe

VENERDI’   23 giugno : ore 21 Eucarestia. Segue assemblea

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ASSEMBLEA DI COMUNITA’

Venerdì 23 giugno, al FAT, dopo l’Eucarestia delle ore 21.

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GRUPPO BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21 al FAT: stiamo continuando la lettura del libro “Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umana”, che ci sta coinvolgendo molto. Ricordiamo che su questo testo il Collegamento nazionale CdB ha scelto di organizzare il seminario nazionale di dicembre.

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GRUPPO RICERCA

Il prossimo incontro si svolgerà mercoledì 15 giugno, come sempre a casa di Paola ed Elio; stiamo terminando la lettura del libro “L’economia è cura” di Ina Praetorius. Poi programmeremo il “dopo”. Se qualcuno/a è interessato/a, questo è il momento di farvi avanti: il gruppo è aperto a chiunque lo desideri.

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GRUPPO DONNE

Ci incontreremo martedì 6 e 20 giugno, ore 21, a casa di Luciana. Stiamo continuando a leggere il libro “Le amiche di Dio. Scritti di mistica femminile” di Luisa Muraro.

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COLLEGAMENTO NAZIONALE DELLE CDB

La segreteria tecnica nazionale ha spedito l’invito a partecipare alla riunione del Collegamento nazionale delle CdB che si svolgerà presso l’hotel Meeting di Calderara di Reno (Bologna) sabato 3 e domenica 4 giugno 2017.

Ordine del giorno:
– Resoconto sull’incontro del collettivo europeo delle CdB tenutosi a Roma a fine aprile
– Situazione economica e contribuzioni annuali delle CdB
– Organizzazione del prossimo seminario nazionale CdB (Rimini, 8 – 10 dicembre 2017)
– Varie ed eventuali.

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PROPOSTA DALLA SCALA DI GIACOBBE

Cari amici e care amiche,

abbiamo ricevuto dal gruppo di gay credenti “La Fonte” di Milano (che nel mese di giugno organizza abitualmente una gita) la proposta di trascorrere insieme la giornata di domenica 11 giugno a Pinerolo. Siamo felici che abbiate accettato di partecipare. Il programma prevede:

– alle ore 11,00 in Vicolo Carceri 1 (FAT) celebrazione dell’eucarestia con le due Comunità cristiane di base di Pinerolo.

– Verso le ore 13,00 pranzo comunitario (ciascun/a partecipante è invitato/a a portare qualcosa da condividere con gli altri).

– Nel pomeriggio visita del centro storico di Pinerolo in compagnia di una guida che ci racconterà la storia della città.

La Scala di Giacobbe

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VIOTTOLI

E’ in preparazione il n. 1/2017. Vi invitiamo a mandare articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc. per il prossimo numero.

Ricordiamo la quota associativa: 25,00 €; oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi.

Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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UOMINI IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 8 e 22 giugno alle ore 18,45

Il gruppo UinC 2 si riunirà nella sede dell’ARCI mercoledì 7 e 21 giugno, alle ore 21.

Domenica 18 giugno andremo a Fenestrelle, a casa di Arci, per la tradizionale festa con le nostre famiglie. Saremo più numerosi/e del solito, ma sarà bellissimo, come sempre.

Com’è stato molto bello e stimolante l’incontro del 6 maggio con gli amici dei gruppi della Brianza e di Verona. Sul numero di Uomini in Cammino che sta per andare in stampa troverete il testo del “report” curato da Danilo di Monza. Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

Liberi dalla violenza – L’associazione è costituita e lo Statuto è stato depositato. Ci stiamo preparando per l’apertura a Pinerolo di un servizio di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni con le donne: nei prossimi mesi lo faremo conoscere con iniziative e serate nei paesi del nostro territorio.

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RIFLESSIONI IN MARGINE ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “L’INUTILE FARDELLO” di Ortensio da Spinetoli (Chiarelettere ed. 2017) da parte di Franco Barbero avvenuta a Pinerolo il 9 maggio 2017

E’ stato un incontro per me decisamente stimolante, anche perchè avevo già letto il libro; questo testamento spirituale di Ortensio non lascia indifferenti: il suo approccio a Gesù è un invito all’amore che tocca chiunque, come accadeva a chi lo incontrava fisicamente sui sentieri della Palestina.

Ortensio lo presenta accompagnandolo con una lettura critica delle deviazioni, cominciate pochi anni dopo la sua morte, ad opera di chi si è dedicato a costruire una propria dottrina invece di “limitarsi” a vivere con coerenza l’amore e la condivisione, secondo l’insegnamento e l’esempio del rabbi di Nazareth. Ortensio applica a queste deviazioni l’accusa di “eresia” nei confronti del cristianesimo.

Ho molto apprezzato e condiviso quando Franco Barbero – come Ortensio – ha sostenuto la necessità di “tornare a Gesù”; ma sono rimasto molto perplesso quando ha sviluppato la sua lettura di questa “eresia” ironizzando molto su dottrine e riti della chiesa cattolica e non solo, suscitando risate complici tra il pubblico.

Sulla scorta di una ricerca che dura da decenni in comunità, la riflessione ha preso immediatamente forma nella mia mente: di quella dottrina fa parte anche il sacerdozio, l’ordine sacerdotale, la casta. Se il cristianesimo è un’eresia – come sostiene Ortensio -, se davvero vogliamo tornare a Gesù, allora il discorso si fa più serio.

Gesù non era prete, l’etichetta di “sacerdote” gliel’ha confezionata su misura Paolo di Tarso (o chi per lui) per accreditarlo presso gli Ebrei nella lettera omonima… Già questo era una deviazione dall’insegnamento e dalle pratiche di vita di Gesù. Aggravata poi dall’averla dichiarata “parola di Dio”.

Possiamo anche ironizzare… e chi non lo fa? Ma se chi ironizza su tutto ciò è un prete… la riflessione continua. La gente ride quando un prete ironizza sulle dottrine che la gerarchia ha inventato e imposto nei secoli e che i suoi confratelli contribuiscono a perpetuare.

La gente ride perché dentro di sé non apprezza quella dottrina e quell’ironia è liberatoria: si sente autorizzata a prenderne pubblicamente le distanze da un rappresentante autorevole della stessa casta che quella dottrina ha concepito e imposto per secoli.

E noi? Riconosciamo forse che solo lui/loro sono titolati a indicarci le parti della dottrina di cui ci autorizzano a ridere? Oppure la nostra risata liberatoria può tranquillamente “seppellire” tutta la casta che vive di quella dottrina che ha inventato per esistere? E andare oltre?

Condivido che “andare oltre” significa – parlando di cristianesimo e di religione cattolica – “tornare a Gesù”, per imparare la coerenza di vita con il suo insegnamento, andando oltre le sovrastrutture dottrinarie e dogmatiche inventate dai preti.

Ebbene: se è vero, com’è vero, che Gesù non era prete… chi ci parla di Gesù senza farne una dottrina? Le donne, soprattutto, che non appartengono ad alcuna gerarchia ecclesiastica.

E’ certamente bello e conveniente che ci sia chi si specializza nell’esegesi storico-critica, archeologico-filologica, e quant’altro, della Bibbia e della cultura in cui è stata elaborata e scritta, così come c’è chi si specializza in fisica quantistica, in filosofie orientali o in lingue dell’Africa subsahariana…

Ma per riscoprire Gesù, per imparare a stare con amore e cura nelle relazioni, per “animare” comunità nell’amore e nella condivisione, non c’è bisogno di sapere l’aramaico, l’ebraico, il greco e il latino. Non è quella la specializzazione necessaria a chi vuole animare comunità che cercano di camminare sui sentieri inaugurati da Gesù.

Anche lui, a pensarci bene, camminava sui sentieri delle culture matriarcali, inaugurati dalle donne che da millenni vivevano in cerchio con le loro comunità, senza castelli gerarchici che oggi ci troviamo a voler abbattere, riconosciute e seguite per la loro autorevole saggezza.

Cito un libro solo tra i tanti che ci narrano questa storia: “Le tredici Madri Clan delle origini” (ed Venexia 2015), in cui Jamie Sams mette per iscritto la tradizione orale, trasmessale dalla nonna, del popolo Cherokee dei Nativi del Nord America. Quelle pagine trasudano Vangelo, eppure quei popoli non conoscevano Gesù né il Dio della tradizione ebraico-cristiana.

Per praticare e insegnare l’amore non è necessario andare in seminario; anzi! Il seminario insegna a dominare sulle coscienze, a pretendere la delega e la sottomissione a chi con la dottrina esercita il potere.

Franco Barbero ha sostenuto – come sostengono tutti i “nostri” preti – che bisogna liberare la gerarchia ecclesiastica dal senso del “sacro” che ne fa una “casta”, e ha introdotto il tema dei ministeri: bisogna “convertire i ministeri”, ha detto, per trasformarli in veri “servizi”. Questa è una ricerca che da anni impegna le nostre comunità. Mi chiedo: sarebbe possibile avere preti senza sacro e senza casta? Credo di no: non sarebbero più “preti”, ma animatori di comunità.

Il problema è che, se non si convertono le persone che dovrebbero esercitare questi servizi, credo che i ministeri continueranno ad essere luoghi e strumenti di potere.

Conversione delle persone significa, secondo me, soprattutto che ciascuno, a partire da sé, abbandoni ogni tentazione gerarchica, ogni appartenenza a una casta del sacro, e si disponga a “vivere in cerchio”, esercitando i propri carismi per il bene comune, con la convinzione che la comunità ha bisogno di amore, non di conoscenza delle radici aramaiche dell’ebraico biblico.

Quello di cui continuo ad essere convinto, da quell’ormai lontano 2004, quando celebrammo i 30 anni della nostra CdB, è che vivere da animatori/e di comunità non è missione “da preti”, ma è possibile a ogni uomo e a ogni donna che lo scelga con coerenza e vi sia riconosciuto/a dalla comunità, non necessariamente come ruolo individuale, pur se esercitato a rotazione.

Ogni comunità, poi, organizzerà corsi o serate di approfondimento intorno alla Bibbia, al Corano e a ogni altro testo “sacro” per qualche porzione di umanità, invitando esperti ed esperte che conosce e che stima per la profondità dei loro studi…

Beppe Pavan

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LA STORIA RACCONTATA DA LEI

Anche se è passato un po’ di tempo, anzi forse proprio perché è passato il tempo necessario per rifletterci su e osservare le diverse reazioni dentro e fuori le comunità di base, sento l’urgenza di riprendere il discorso iniziato dalla Comunità dell’Isolotto sul nostro sito, in occasione della riflessione di Beppe Pavan sul libro “Le donne e il Prete” di Mira Furlani.

Il nodo, che vorrei riprendere e tentar di dipanare, si trova in queste righe del loro Primo Piano dell’11 Dicembre 2016: “A questo proposito vogliamo sottolineare  come i ricordi di un passato, per altro in questo caso così lontano, siano sempre fortemente connotati a livello soggettivo e dall’emozione personale, che è quella che tiene in vita il ricordo, per cui gli stessi eventi che Mira ha vissuto nel modo riportato nel libro, da altre/i di noi sono ricordati in modo diverso, con altri particolari, altre situazioni, altre emozioni. Riteniamo sia importante tener conto di questo e considerare lo scritto di Mira relativo non solo al contesto di quel momento storico, ma anche alla personalità di Mira: una delle tante voci possibili, appunto, come recita il sottotitolo, raccontato da lei.

Sta proprio qui il punto cruciale, nel liquidare la memoria soggettiva come qualcosa di non oggettivo, di relativo, non valido per tutti. Ma su questo la politica delle donne ha da dire qualcosa di molto importante. Si tratta della pratica politica del partire da sé, dalla propria esperienza soggettiva, proprio per parlare delle cose da loro ritenute storicamente importanti, di valore politico/simbolico per entrambi i sessi. La pratica del partire da sé consiste nel trovare le parole per dire il reale, tornando ai vissuti, ai desideri, ai sentimenti e alle contraddizioni in cui ci dibattiamo. Questa pratica, adottata dal femminismo degli anni 70 nei gruppi di autocoscienza, ha eliminato la separazione tra pubblico e privato, tra personale e politico.

Da tale presa di coscienza molto è cambiato nella società e non soltanto sul piano della legge e dei diritti. E’ cambiato l’ordine simbolico maschile che all’epoca dell’esperienza di Mira imperava, soprattutto nella chiesa. Perché le società, in ogni epoca, sono mosse da precisi ordini simbolici e il vero cambiamento, avvenuto in quegli anni, è stato lo sgretolarsi del patriarcato come ordine simbolico. E proprio dietro il concetto di “famiglia” venivano scaricati su noi donne i ruoli dove si nascondevano, nel privato, tutte le esperienze umane fondamentali, come la sessualità e la maternità, considerate cose “non politiche”.

Solo il superamento della dicotomia pubblico/privato ci ha permesso di riconoscere la politicità della vita personale. Tutto questo non sarebbe stato possibile se non fossimo partite dal dare valore alla verità soggettiva femminile, dentro le relazioni familiari, coniugali, come in quelle sociali e comunitarie, soprattutto nel campo della sessualità, della salute del nostro corpo, dalla gravidanza al problema dell’aborto, tutte cose allora considerate molto private.

Ci fu immediatamente, soprattutto da parte maschile, una grande disapprovazione sociale per questa irriverente sfacciataggine femminile. Ma oggi io e Carla, autrici della prefazione al testo di Mira Furlani, come Mira stessa e tantissime altre donne, possiamo esprimere un sapere e una coscienza di noi che ha le sue radici in una grande e storica comunità femminile che attraverso pratiche di pensiero innovative e pratiche di relazioni efficaci, ha trasformato l’intera società.

Oggi sono proprio le donne che si sentono parte attiva di questa storica evoluzione, donne che rispondono positivamente, cogliendo appieno il senso di rivolta che il testo di Mira ha voluto trasmettere contro il silenzio e la cancellazione dalla storia dell’esperienza femminile.

Giuseppina Vitale, nel suo articolo su Micromega di Gennaio 2017, mette in risalto il rapporto conflittuale e critico con l’autorità religiosa, ancora non libera dai suoi condizionamenti clericali. Mariangela Mianiti, sul Manifesto del 26 Aprile del 2017, nella sua interessante recensione, entra nel merito del dibattito tenutosi il 4 marzo scorso alla Libreria delle donne di Milano, in cui Luisa Muraro ha parlato di “una rivolta nella rivolta” poiché, anche in una stagione rivoluzionaria, è possibile “scartare” percorsi femminili di libertà, perché inediti e dirompenti. Inoltre non mancheranno, prossimamente, altri preziosi contributi attualmente in cantiere.

Al nostro ultimo convegno “Gruppi donne Cdb”, tenutosi a Verona nel novembre 2016, la filosofa Chiara Zamboni ha detto: “Siamo noi con la nostra scommessa simbolica a mostrare come il significato di avvenimenti, apparentemente secondari o visionari, che ci hanno toccato hanno un valore che occorre condividere con altri, sia donne che uomini. Si tratta di avere fedeltà nei segni che ci coinvolgono ma, in più, avere fiducia che con le nostre parole rendiamo condivisibile il significato di ciò che ci ha messo in movimento, perché lì c’è una verità implicita. Non importa se a prima vista questo ad altri possa sembrare di poca importanza o se il simbolico dominante non lo veda del tutto o lo consideri marginale o lo interpreti in una maniera per noi stridente, non adeguata. Assumere autorità è sentire l’importanza di questo lavoro simbolico”.

“Le storie sono storia: raccontiamole”: questo era il titolo di una rubrica di “Via Dogana”, storica rivista femminista della Libreria della donne di Milano. In effetti la storia raccontata da LEI assume un diverso spessore. Quando le donne sono libere e consapevoli della propria differenza tirano in ballo ciò che è sempre stato fuori dalla narrazione maschile, ristabilendo una verità dei fatti e riconsegnando alla storia i vissuti femminili. La loro presenza inedita mette in scena qualcosa di completamente nuovo. Ma il loro operato spesso è anche un attacco frontale al simbolico patriarcale e l’immagine maschile ne risente, uscendone un po’ ammaccata, diseroizzata. E’ un lavoro che aggiunge qualcosa che non c’è e toglie qualcosa di illusorio. Queste narrazioni non hanno lo scopo né la necessità di infangare figure maschili autorevoli che oggi non sarebbero in grado di controbattere: mettono invece in evidenza la necessità, ancora molto attuale, di una seria autocoscienza maschile.

Narrando la propria storia, le donne restituiscono un contesto storico arricchito da una differenza sessuale rimossa. Serve alle donne che possono rispecchiarsi in una narrazione che le comprende, dando giusto valore alla parzialità maschile, cosa necessaria in una società di pari-differenti. Si tratta di un percorso dinamico e trasformativo che richiede la disponibilità ad attraversare i conflitti in maniera non distruttiva, rimettendosi continuamente in discussione. 

Doranna Lupi

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DONALD E MELANIA

Tutti i presidenti USA che ho conosciuto sono stati e sono guerrafondai – anche quello premurosamente insignito del Nobel – e tutti hanno una moglie destinata a visitare ospedali di bambini e farsi fotografare con i “piccoli pazienti”. Per mostrare al mondo il volto compassionevole di un’amministrazione che, intanto, procura folle di piccoli pazienti agli ospedali e torme di piccoli cadaveri ai cimiteri e alle fosse comuni di tutto il mondo.

E’ talmente abusato, ormai, questo cliché che non commuove più di tanto. Questo potrebbe essere un buon segnale, ma dovrebbe essere accompagnato da un’incazzatura planetaria per questa ipocrisia e per ciò che la genera: la cultura coloniale e imperialista, che uccide in proprio e per procura, armando e sostenendo i cosiddetti “gruppi terroristi” che non esitano a fare stragi nei locali del divertimento giovanile.

“Sepolcri imbiancati” li chiamerebbe Gesù. E noi? Noi siamo loro fedeli alleati: non solo i nostri governi, ma tutti e tutte noi che non sappiamo “pretendere”, da chi eleggiamo a governarci, una politica di pace, vera, coerente, fatta di solidarietà e cooperazione universali.

Ne parleranno, qualche sera, a letto, Melania e Donald? A lei verrà mai qualche dubbio sul suo ruolo di “foglia di fico” a coprire le “vergogne” perpetrate dal consorte presidente? Chissà se qualcuno o qualcuna le offrirà mai una copia del libro di Tim Anderson che adesso vi presento…

Tim Anderson, LA SPORCA GUERRA CONTRO LA SIRIA. Washington, regime e resistenza, ed. Zambon, 2017

Questo libro non racconta solo la genesi e gli sviluppi della guerra che sta martoriando la Siria. E’ anche un “manuale” di lettura delle crisi che da alcuni decenni stanno sconvolgendo il Medio Oriente e i Paesi “arabi” che si affacciano sul Mediterraneo. Ci offre un paradigma per capire, invitandoci a usarlo con indipendenza critica di pensiero.

Il capitolo che riassume e rilancia le questioni fondamentali che l’autore sviluppa nelle precedenti 250 pagine è il capitolo 13, in cui sintetizza le forme dell’intervento occidentale e ne individua le motivazioni nella persistente “mentalità coloniale”.

La prima forma è la “colonizzazione del linguaggio”, con la quale “l’Occidente reinventa attivamente la propria storia allo scopo di perpetuare la mentalità coloniale” (p. 251). A questo scopo le “culture imperiali hanno inventato un’ampia varietà di pretesti dal suono accattivante” per giustificare i loro interventi militari, diretti o per procura, nelle ex-colonie e nei Paesi di recente indipendenza. Questi pretesti abbiamo imparato a conoscerli: si chiamano, di volta in volta, “protezione dei diritti delle donne” (v. Afghanistan) oppure “instaurazione di una buona governance” (v. Iraq, Libia, Siria…) o “sostegno alle rivoluzioni” (v. Egitto, Siria…) o ancora, più italicamente, missioni umanitarie, missioni di pace, missioni di polizia internazionale (v. D’Alema e successori). Non dimenticheremo mai la plateale menzogna dell’amministrazione Bush sulle armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein.

In realtà ce ne ricordiamo quando qualcuno ce lo rammenta, ma subito pensiamo ad altro… mentre, invece, l’Occidente, governi USA in testa, continua a usare quel modello, che ancora funziona. Anche perché viene sostenuto dalla propaganda capillare degli smemoratissimi “media embedded”, dove embedded sta per “incorporato, cooptato”, praticamente “a libro paga”: i mezzi di comunicazione più letti e seguiti sono in mano ai miliardari sostenitori dei candidati alla presidenza USA o ai loro alleati tra i Paesi del Golfo.

Tutto questo è diffusamente documentato da Anderson. Se non ci fossero altre ragioni per scegliere di andare “oltre le religioni”, di abbandonare tutte le religioni nelle loro forme istituzionalizzate, a noi sembra che basterebbe questa: per annullare la “grande scusa”, la coperta sotto la quale si commettono le più atroci ingiustizie nelle relazioni tra persone, tra governanti e governati/e, tra uomini e donne, tra nazioni, tra gruppi di potere in competizione per il dominio. Le religioni che hanno giustificato e ancora giustificano omicidi, stragi e guerre sono state e sono armi di distruzione di massa. L’Occidente “cristiano” faccia autocoscienza, per primo a partire da sé, e l’ONU diventi il luogo supremo di questa autocoscienza planetaria.

Beppe Pavan

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A CORPO LIBERO – PIEMONTE PRIDE 2017
11 anni d’impegno e traguardi

A corpo libero, come una danza, un esercizio o una nuotata. Il visual e il claim del Piemonte PRIDE 2017 creano una specie di cortocircuito. La liberazione del corpo e la liberazione delle menti hanno non solo il fattore comune di un atto di liberazione, ma sono strettamente legate in un sistema dì conseguenze: da una possiamo passare nell’altra, una la conseguenza dell’altra, sia che si proceda in un senso, sia nell’altro.

Liberare i nostri corpi SIGNIFICA, nei fatti, liberare la mente da costrizioni, pregiudizi e mancate autonomie. Significa in buona sostanza affermare noi stessi come persone, come insieme di relazioni complesse ma in grado di rivendicare autodeterminazione.

Liberare i corpi, tutti i corpi, significa sottrarli alla logica commerciale indotta da altri, significa partire dalla mente libera per sciogliere le catene che anche la comunità LGBTQI spesso costruisce attorno ai corpi: il superamento dello stereotipo del corpo atletico, giovane e prestante che, nei fatti, rende marginale o invisibile chi non corrisponda a questi criteri.

Il corpo e la mente, nelle nostre battaglie, devono riacquistare la propria REALTA’; liberare la mente perché si liberi essa stessa dagli elementi di esclusione al nostro interno che si sovrappongono ai forti elementi di discriminazione che la società ancora tollera o, addirittura, esaspera.

Se sappiamo liberare, alzare la mente, cambiare dall’alto le prospettive e guardare oltre i muri che sempre più spesso si alzano nel mondo, sapremo anche includere il corpo disabile che altrimenti non risponde ai criteri utilitaristici dominanti, includere il corpo intersex e quello transessuale che non sono corpi difettosi, da correggere.

Esistono corpi da liberare, come le nostre menti. E un atto politico rivendicare il diritto di esistere e di mostrarsi esattamente come si è. Liberare la mente è un atto politico, liberare i corpi è un atto politico. Questo è l’inizio antico di una piccola rivoluzione.

Il Piemonte Pride quest’anno si svolgerà SABATO 17 GIUGNO A TORINO E SABATO 8 LUGLIO A ALBA (CN), quest’ultimo appuntamento organizzato insieme al Collettivo De-Generi di Alba che da tempo segue le tematiche LGBT in quel territorio.

Il Pride è un importante momento di celebrazione, di gioia e inclusione rivolto a tutta la cittadinanza che di consuetudine si svolge in concomitanza con la Giornata mondiale dell’orgoglio LGBT ed è l’unica manifestazione laica, di salvaguardia dei diritti in grado di attrarre un così cospicuo numero di persone: l’anno passato si è stimata una partecipazione di oltre 100.000 persone.

Il Torino Pride, che nel 2016 ha compiuto dieci anni, si propone alla città e all’intero territorio regionale e nazionale come un evento in grado di aggregare davvero tutti e tutte all’insegna della massima visibilità.

I Pride sono organizzati dal Coordinamento Torino Pride che è costituito dalle associazioni lesbiche, gay, bisessuali e transgender operanti sul territorio della Regione Piemonte, insieme a realtà non LGBT impegnate nel sostegno dei valori della laicità, del rispetto delle differenze. Il Coordinamento progetta e organizza iniziative politiche, sociali e culturali sul tema dei diritti delle persone LGBTQ, a difesa della loro identità e dignità e per il superamento di ogni forma di pregiudizio e discriminazione legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

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LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DA UNA PERSONA CHE STA DIGIUNANDO

Egregio Presidente della Repubblica,

chi le scrive queste righe in questi giorni sta digiunando per il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone che in Italia stabilmente vivono. (…)

Ho sovente apprezzato le sue parole di riconoscimento della dignità e in difesa dei diritti umani dei migranti, e con questa lettera vorrei sollecitare la sua attenzione sul fatto che (…) “vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici, ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano”.

E pertanto (…) poiché il fondamento della democrazia è il principio “una persona, un voto”, “l’Italia essendo una repubblica democratica non può continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui”. Credo che una sua parola su questo tema sarebbe di grande importanza, e potrebbe non solo aprire gli occhi a tante persone native che hanno una visione astratta e stereotipata dei nostri vicini di casa e colleghi di lavoro qui giunti da altri paesi ed ormai effettualmente pienamente parte della nostra comunità, e li riveli loro per quello che concretamente sono nella loro generalità: persone oneste e generose che sovente svolgono con grande dedizione i lavori più faticosi e si prendono cura con grande sollecitudine dei nostri parenti più fragili e bisognosi di assistenza, persone che fanno del bene al nostro paese, persone purtroppo non di rado vittime di pregiudizi e vessazioni abominevoli.

Egregio Presidente della Repubblica,

non c’è bisogno che ricordi a lei, che ne ha piena contezza come si evince da tante sue dichiarazioni, il bene che il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone che in Italia stabilmente vivono farebbe all’Italia e a tutti gli italiani: cesserebbe lo scandalo di un diritto democratico negato; si attiverebbe una grande risorsa democratica già presente ma fin qui ancora non valorizzata (chiunque comprende che nello spazio politico ed istituzionale la presenza, le esperienze, la sensibilità, il sapere e il discernimento di questi nostri conterranei porterebbero benefici grandi); sarebbe di grande efficacia nel contrastare il razzismo, lo sfruttamento illegale e le vessazioni che attualmente tante persone subiscono; inoltre con tutta evidenza migliorerebbe moralmente e culturalmente anche i nativi; ed infine costituirebbe un luminoso esempio di civiltà, e un invito all’umanità intera a riconoscersi come un’unica famiglia in un unico mondo vivente casa comune di tutti.

Né occorre aggiungere che la ripugnante deriva razzista della propaganda e dell’azione di talune forze politiche, essendo palesemente motivata dal solo intento di acquisire consenso elettorale (giacché nessuna persona dotata del ben dell’intelletto può dichiararsi razzista ovvero propugnare politiche razziste senza provarne profonda vergogna e sentirsi intimamente ridicola e grottesca, né c’è bisogno di ricordare che il razzismo è un crimine contro l’umanità), sarebbe dai suoi stessi promotori e seguaci se non rovesciata almeno dismessa una volta che nella platea degli elettori vi fossero anche milioni di persone che oggi sono invece mero bersaglio indifeso di quelle violenze verbali e non solo verbali. (…)

Egregio Presidente della Repubblica,

su sua sollecitazione il Parlamento ha deciso di accelerare i lavori per la definizione della nuova legge elettorale; è ovvio che questa accelerazione non deve andare a detrimento di una discussione che è necessario sia ampia e adeguatamente approfondita. A me sembra che in questa discussione debba essere posto anche il tema del riconoscimento del diritto di voto a tutti i residenti. Una sua pubblica riflessione su questo argomento – nel pieno rispetto delle competenze di ogni articolazione dell’ordinamento istituzionale – potrebbe essere assai giovevole non solo alla crescita della consapevolezza dell’intero popolo italiano in generale, ma anche specificamente ai legislatori impegnati nell’elaborazione della legge elettorale.

Vorrei quindi pregarla di considerare questo invito.

Peppe Sini

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