Foglio di Comunità – n° 6/2018

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/03/2018

 

LE EUCARESTIE

DOMENICA   3 giugno : giornata regionale ad Albugnano

VENERDI’    15 giugno : ore 21 (prepara Memo); seguirà l’assemblea di comunità

VENERDI’    29 giugno : ore 21 (prepara Luciana)

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ASSEMBLEA  DI COMUNITA’

Venerdì 15 giugno, alle ore 21,30, dopo l’Eucarestia della comunità.

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo concludendo il libro dell’Esodo, da cui traiamo ogni volta spunti per confronti intensi sulla “preistoria” non solo dell’ebraismo, ma anche della nostra fede, degli immaginari intorno al divino, sulle relazioni tra uomini e donne, ecc.

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GRUPPO  RICERCA

Ci incontriamo giovedì 14 e28 giugno, come sempre a casa di Paola ed Elio. Stiamo terminando la lettura del 1° dei due libri che raccontano un’esperienza politica innovativa:Che cos’è e come è una giunta oggi. Atti di un incontro-scambio tra le Giunte comunali di Ostiglia (Mantova) e di Spinea (Venezia).Il gruppo è sempre aperto.

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GRUPPO  DONNE

 Martedì 5 e 19 giugno, alle ore 20,30 a casa di Luciana Bonadio.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che è ritornata a L’Aquila. A lei l’augurio più affettuoso di tanta serenità… e che ci senta sempre vicini/e.

A Elsa, che è tornata a Villa Elisa e ora sta di nuovo bene: la pensiamo con tanto affetto. Quando andiamo a trovarla ci incarica sempre di portare i suoi saluti a tutta la comunità.

E un abbraccio a tutti e tutte coloro che, anche se lontani/e, sono nei nostri pensieri, nei nostri cuori e nelle nostre preghiere.

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SEGRETERIA TECNICA

Abbiamo ricevuto il verbale del Collegamento Europeo delle Cdb che si è tenuto a Rimini nei giorni 4-5-6 maggio scorso e nei prossimi giorni invieremo a tutte le Cdb italiane le indicazioni tecniche per iscrizioni e prenotazioni al convegno Europeo di settembre. Cominciate a pensarci concretamente, perchè dovremo raccogliere le prenotazioni entro il 30 giugno.

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INCONTRO AD ALBUGNANO

Domenica 3 giugno 2018:terzo incontro del ciclo “Che genere di violenze”, sul tema “Se Dio è Maschio i maschi si credono dio”; come l’immagine maschile costruita su Dio ha condizionato l’identità e le relazioni, e posto le fondamenta del patriarcato. Introdurrà Maria Bonafede, Pastora Valdese. L’incontro si tiene a Cascina Penseglio (Albugnano) dalle 10 – alle 17. La nostra comunità vi parteciperà. Partenza alle 8,15 dalla casa di Carla e Beppe.

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GRUPPO MEDITAZIONE

Ci troviamo ogni venerdì al Fat, vicolo Carceri n° 1, dalle 19 alle 20,30. I nostri incontri prevedono una meditazione guidata di circa un quarto d’ora seguita da una meditazione silenziosa di un altro quarto d’ora. Poi proseguiamo con la visione di video-conferenze in tema, condividendo dubbi, comprensioni esperienziali e domande aperte a risposte personali e non sempre immediate.

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VIOTTOLI

Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Come già comunicato, il prossimo numero ospiterà gli Atti del Seminario nazionaleBeati gli atei perchè incontreranno Dio”, svoltosi a Rimini nei giorni 8-10 dicembre 2017.

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Potete inoltre richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Per informazioni potete scriverci a viottoli@gmail.com

Sul nostro sito www.cdbpinerolo.itcliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2/2017

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5 PER MILLE

Con la dichiarazione dei redditi possiamo decidere di destinare il 5 per mille dell’Irpef a finalità di interesse sociale. Basta apporre la propria firma nel riquadro scelto indicando inoltre, nell’apposito spazio, il numero di codice fiscale dell’associazione. Il 5 per mille non è alternativo all’8 per mille, che possiamo continuare a destinare come in passato e non comporta ulteriori esborsi finanziari.  Riportiamo alcune Associazioni che ci sono vicine:

AMISTRADA(Las Quetzalitas – Movimento dei Ragazzi e delle Ragazze di strada del Guatemala. www.amistrada.net) – CF  97218030589

ASSOCIAZIONE SVOLTA DONNA ONLUS – Centro Antiviolenza, PineroloCF 94558580018

ARCI– CF 97054400581

ASSOCIAZIONE LIBERI DALLA VIOLENZA ONLUS – Gestisce il Centro di Ascolto del disagio maschile a Pinerolo – CF  94574330018

ASSOCIAZIONE OPPORTUNANDA[Cdb Torino] (promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche dell’esclusione sociale; progetta e sperimenta forme di intervento finalizzate al raggiungimento dell’autonomia di vita; dà voce e visibilità alle persone senza dimora.) – CF 97560450013.

CENTRO EDUCATIVO POPOLARE[Cdb Isolotto Firenze] (laboratorio Kimeta delle donne rom; residenza anagrafica a senza diritti di cittadinanza; attività educative con ragazzi/e; recupero e salvaguardia della memoria orale; pubblicazioni; solidarietà con le comunità del Centroamerica; sostegno al movimento delle comunità cristiane di base italiane) – CF 94003470484

MEDICI CON L’AFRICA CUAMM – CF 00677540288

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 PIEMONTE PRIDE 2018 – “NESSUN DORMA”

La nostra CdB, l’associazione Viottoli e il gruppo Uomini in Cammino hanno comunicato l’adesione formale al documento politico del Piemonte Pride 2018 e la partecipazione alla manifestazione di Torino del 16 giugno prossimo. Di seguito pubblichiamo uno stralcio dell’invito e il documento politico sulle cui rivendicazioni è convocato il Pride.

Carissime e carissimi,
anche quest’anno celebreremo il Pride LGBTQI con una serie di iniziative che culmineranno nelle manifestazioni del 26 maggio a Novara, del 16 giugno a Torino e del 7 luglio ad Alba. 

Il Piemonte Pride del 2018 è accompagnato dal claim “Nessun dorma“, che richiama chiaramente l’attenzione sui tempi cupi, “bui” e troppo spesso “addormentati” in cui viviamo, dal punto di vista di discriminazioni, violenze e tutela dei diritti. Il Pride di quest’anno, dunque, è dichiaratamente e nettamente antifascista, antirazzista e di lotta, se possibile ancor più di quelli precedenti. L’immagine, quella di un pugno chiuso dai colori arcobaleno, è il segno di chi non abbassa né la testa, né l’attenzione. (..)

Un caloroso saluto,
il coordinatore Alessandro Battaglia.

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DOCUMENTO POLITICO

A quasi cinquant’anni dall’inizio delle battaglie per il riconoscimento dei diritti fondamentali, la comunità LGBTTQI* (Lesbica, Gay, Bisessuale, Transessuale, Transgender, Queer, Intersex et al.) vede ancora inappagate e inascoltate troppe richieste: in Italia non esiste una solida linea di tutela dei diritti affermata a livello legislativo, se non l’incompleta legge sulle unioni civili e la legge del 1982 sul cambio di genere per le persone transessuali. Il Pride rappresenta un’occasione centrale per esprimere fermamente e collettivamente che questi diritti devono essere riconosciuti e che è attraverso il Pride che si dà voce alle tante richieste tuttora disattese, che si incrociano, in particolare in questo momento socio‐politico, alle rivendicazioni di altri gruppi e individui discriminati.

Il Pride ha origine con la “rivolta di Stonewall”: violenti scontri fra la comunità omosessuale e trans e la polizia avvenuti a New York e culminati il 28 giugno 1969, a seguito dell’ennesima irruzione violenta e immotivata dei poliziotti in un bar gay nel Greenwich Village, lo Stonewall Inn. Il 28 giugno è considerato simbolicamente il momento della nascita del movimento di liberazione lesbico, gay, bisessuale e trans moderno in tutto il mondo ed è stato scelto come data per la “Giornata mondiale dell’orgoglio LGBT*” o “LGBT* Pride”. Come la Giornata della Memoria, la Giornata Internazionale della Donna, la Festa della Liberazione la Festa dei Lavoratori merita lo status di celebrazione. Celebrazione dal carattere commemorativo ma al tempo stesso festoso, che richiama la tradizione del carnevale a cui spesso la parata viene accomunata in modo poco lusinghiero: il carnevale, tuttavia, è il momento dell’anno in cui fin dall’antichità tutte e tutti, per un giorno, sono uguali, e possono dileggiare bonariamente i potenti, attraverso il rovesciamento dei ruoli e la libera espressione di caratteristiche personali che rimangono celate, quando non esplicitamente osteggiate, durante il resto dell’anno.

Il claim del 2018, Nessun dorma, richiama chiaramente l’attenzione sui tempi cupi, “bui” e troppo spesso “addormentati” in cui viviamo, dal punto di vista di discriminazioni, violenze e tutela dei diritti. Tempi in cui prende piede una cultura della semplificazione ad opera dei “luoghi comuni”, in cui chi è “diverso” o percepito come tale assume facilmente il ruolo di capro espiatorio. Tempi di crisi economica, sociale e culturale in cui rialza la testa un fascismo dai mille volti. Tempi in cui, ad esempio, un nazifascista a Macerata pensa di farsi “giustizia (razziale) da sé”, sparando a tutte le persone di pelle scura che incontra per strada, dove sa di poterle incrociare. Tempi in cui Forza Nuova, che all’esperienza fascista fa esplicito riferimento, non soltanto è ammessa a partecipare alla competizione elettorale (così come Casa Pound), ma può presentare candidati/e alla Camera e al Senato, acquisendo una visibilità inaudita prima delle recenti elezioni, sotto il quasi totale disinteresse generale. Tempi in cui forze politiche che non si dichiarano esplicitamente fasciste lo sono nei fatti, vivendo dell’odio nei confronti degli immigrati, dei “diversi” e dei più “deboli”. È così che fanno il pieno di voti e rischiano di governare questo sfiancato e impaurito Paese.

Il Pride di quest’anno, dunque, è dichiaratamente e nettamente antifascista, antirazzista e di lotta, se possibile ancor più di quelli precedenti. L’immagine, quella di un pugno chiuso dai colori arcobaleno, è il segno di chi non abbassa né la testa, né l’attenzione. A partire dalla guerra civile spagnola il pugno chiuso è diventato simbolo di tutti i movimenti che si opponevano al fascismo. È stato utilizzato successivamente da diversi movimenti per i diritti dei gruppi discriminati, in nome della solidarietà e della ribellione: il movimento per i diritti civili degli anni Sessanta, il movimento femminista americano e il movimento dei militanti per i diritti dei neri. È stato mostrato con coraggio da Tommie Smith e John Carlos alla premiazione delle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico, e ancora da Nelson Mandela il giorno della sua liberazione. Un pugno chiuso scelto per dire #MeeToo, “non mi vergogno e non sono sola”, la denuncia dell’abuso, dello sfruttamento, della violenza maschile contro le donne, lanciato dalla femminista nera Tarana Burke e divenuto recentemente un simbolo internazionale. Marielle Franco, brutalmente assassinata il 14 marzo, è emblema dell’intersezione tra queste diverse lotte: si definiva «nera, lesbica e attivista politica, madre a 19 anni e femminista», ed è un esempio di come dietro un pugno alzato in nome della libertà e della giustizia possano essere racchiuse istanze differenti ma legate tra loro.

Tra i temi proposti dal Piemonte Pride rimane centrale l’autodeterminazione dei corpi, il diritto di esprimere in libertà le proprie caratteristiche personali e i propri desideri, e di vivere secondo la propria volontà, quando questo non danneggi altri e altre. La naturalizzazione dell’eterosessualità e del binarismo di genere, che sono al contrario strutture costruite storicamente e culturalmente, è divenuta una sorta di crociata che tenta di impressionare e convincere non tanto gli avversari quanto i legislatori, i parlamentari, i giornalisti e la società civile e si pone l’implicito obiettivo di mantenere in posizione subordinata e sottomessa non soltanto la comunità LGBTTQI* ma anche tutto il genere femminile.

Il pugno alzato dai colori arcobaleno, quindi, è anche il simbolo dell’espressione della propria identità di genere e della propria sessualità in senso più ampio. È simbolo di una lotta che ci liberi da ogni forma di violenza omo/bi/lesbo/transfobica e di genere, fisica o psicologica. Ma è anche rivendicazione della piena uguaglianza nell’esercizio del diritto all’autodeterminazione rispetto a scelte cruciali come la procreazione medicalmente assistita, l’interruzione volontaria di gravidanza, l’eutanasia e il suicidio assistito. È simbolo del riconoscimento di soggettività a cui ancora troppo spesso vengono sottratti dignità e valore: le persone disabili, di cui non sono tutelati alcuni diritti fondamentali, come i diritti sessuali; le persone che soffrono di disagio psichico, spesso associate con una retorica disarmante all’immagine del criminale, con il risultato di marginalizzare ancora di più realtà già provate dall’isolamento e dalla fragilità sociale ed economica; migranti, “nuovi” italiani e rifugiati, che, ancor prima dei diritti civili e sociali, si vedono troppo spesso negare i più basilari diritti umani.

Il mancato riconoscimento dei diritti fondamentali, oltre a rappresentare una contraddizione e una sconfitta sociale e culturale, è oltretutto distante da quanto espresso nella Costituzione Italiana. L’articolo 3 afferma: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Esso esprime uno dei principi più significativi della Costituzione Repubblicana: conseguenza diretta dei valori ereditati dalla Rivoluzione francese (libertà, uguaglianza e fraternità), è in linea con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La proclamazione del principio di uguaglianza segna una netta rottura nei confronti del passato, quando la titolarità dei diritti e dei doveri dipendeva dall’estrazione sociale, dalla religione o dal sesso.

Il primo comma dell’articolo sancisce l’uguaglianza in senso formale, il secondo l’uguaglianza in senso sostanziale: uguaglianza “formale” significa che tutte e tutti sono titolari dei medesimi diritti e doveri, uguaglianza “sostanziale” significa che lo Stato ha il compito di intervenire per rimuovere tutte le barriere di ordine naturale, sociale ed economico che possano ostacolare la piena realizzazione dell’individuo e agire concretamente per mettere tutte e tutti nelle stesse condizioni di partenza, conferendo pari opportunità per sviluppare pienamente e liberamente la propria personalità. Le differenze di fatto o le posizioni storicamente svantaggiate, quindi, possono essere rimosse anche con trattamenti particolareggiati che altrimenti sarebbero discriminatori. Il carattere aperto del principio di uguaglianza ha consentito alla Corte Costituzionale di adeguare il quadro dei diritti e dei doveri all’evoluzione economica e sociale del Paese, e ha fatto sì che i divieti di discriminazione siano stati estesi, per via giurisprudenziale, agli orientamenti sessuali, alle minoranze etniche e religiose, alla diversa abilità, all’età. L’uguaglianza rimane un principio e un obiettivo irrinunciabile che deve essere difeso e tutelato soprattutto quando, come oggi, risulta al centro di un attacco incrociato, sia nella sua accezione formale che in quella sostanziale.

Le lotte del movimento LGBTTQI* dai drammatici eventi dello Stonewall Inn ad oggi hanno provocato una mutata attenzione nei confronti delle istanze avanzate, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale, da parte dell’opinione pubblica, dei mezzi di comunicazione e della classe politica. Tale attenzione, tuttavia, non corrisponde ancora al completo riconoscimento delle rivendicazioni della comunità. È certamente indubbio che alcune di esse siano state accolte a livello politico, ma occorre insistere sul piano istituzionale per ottenere i diritti ancora negati e, al contempo, continuare ad aprirsi a un confronto ampio e permeabile con la società civile per decostruire, attraverso il dialogo, i pregiudizi che ancora sono diffusi nei confronti delle persone LGBTTQI*.

Nel ranking dei diritti elaborato da ILGA Europe (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) l’Italia ottiene il 27%, punteggio piuttosto sconfortante se paragonato al 78% della Norvegia e al 76% del Regno Unito. Nel report 2017, si afferma della situazione italiana a seguito dell’approvazione legge sulle unioni civili: «molti […] sono rimasti sgomenti dalla decisione del governo di eliminare l’adozione da parte del secondo genitore pur di garantire la sopravvivenza della legge. Un linguaggio omofobico verso le coppie dello stesso sesso e i loro figli, usato dai parlamentari che si opponevano alla legge, è diventato lo sgradevole marchio di tutto l’iter legislativo. In un paese in cui i discorsi di odio contro le persone LGBTI non sono oggetto di leggi, questo è stato un momento particolarmente difficile per le famiglie arcobaleno». Secondo ILGA Europe l’Italia, che ha un punteggio più basso di Paesi che si ritengono lontani dall’aver raggiunto una situazione giuridica pienamente egualitaria (come Albania, Bosnia, Kosovo e Montenegro), dovrebbe approvare il matrimonio egualitario, estendere l’accesso alle tecniche di procreazione assistita e proibire gli interventi sui minori intersex quando non vi siano necessità mediche. Ancora molta strada da fare, quindi, e molti punti da conquistare nella classifica dei diritti umani.

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LE RIVENDICAZIONI

La principale richiesta è di investire nella sensibilizzazione, nell’in/formazione e nell’educazione a proposito delle tematiche LGBTTQI*, con l’obiettivo di costruire una società accogliente nei confronti di ciò che è considerato “diverso” e in cui la discriminazione venga condannata,anziché incoraggiata durante i discorsi elettorali. Il superamento di stereotipi e pregiudizi, raggiungibile attraverso un’adeguata informazione, garantisce uno sviluppo armonioso ed equilibrato della persona, contribuendo alla creazione di un clima in cui si senta completamente libera di esprimere se stessa, e in particolare il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere, nella piena facoltà di autodeterminazione. Nel conseguire questo fine rivendichiamo:

LEGGE CONTRO L’OMO/BI/LESBO/TRANSFOBIA: l’estensione della legge Mancino – che prevede aggravanti penali ai crimini di «odio per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» – anche ai crimini d’odio commessi con l’intento di denigrare l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

LEGGE SUL CAMBIO DI GENERE: la riscrittura completa della legge 164, affinché sia garantito a tutti e tutte il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo e della propria identità di genere, anche sui documenti di identità.

DEPATOLOGIZZAZIONE DELLA TRANSESSUALITÀ: prima considerata “disturbo dell’identità di genere”, ora “disforia di genere” dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali), si richiede che la transessualità sia del tutto depennata dall’elenco delle patologie psichiche, come accaduto per l’omosessualità.

INTERSESSUALITÀ: la cessazione delle riassegnazioni chirurgiche del sesso dei bambini nati con genitali ambigui (intersex), affinché la persona direttamente coinvolta abbia la possibilità di esprimersi autonomamente, al raggiungimento di un’età in cui abbia la facoltà di esercitare appieno il proprio diritto all’autodeterminazione e sia in grado di dare il proprio consenso informato a eventuali trattamenti.

MATRIMONIO: le coppie costituite da persone dello stesso sesso dovrebbero avere uguale dignità e i medesimi diritti assicurati alle coppie eterosessuali. La legge italiana favorisce, di fatto, un principio antidemocratico e discriminatorio, non garantendo alle coppie omosessuali l’accesso al matrimonio: chiediamo parità di diritti anche su questo piano, parità ormai tutelata in molti paesi d’Europa e non solo.

UNIONI CIVILI: unioni di tipo diverso rispetto all’unione fondata sul matrimonio, che siano accessibili a tutte e tutti i cittadini (e non soltanto alle coppie dello stesso sesso in quanto formazioni sociali specifiche con una regolamentazione dedicata, come avviene oggi), affinché sia garantito il diritto di scegliere in libertà da quale istituto giuridico ci si senta meglio rappresentati e tutelati.

ADOZIONI: chiediamo che venga garantita la possibilità di adozione di minori da parte di singoli, singole e coppie, indipendentemente dall’orientamento sessuale di chi ne fa richiesta; anche in questo caso, come già avviene in molti paesi europei e non solo.

TUTELA DEI FIGLI E DELLE FIGLIE DELLE COPPIE OMOGENITORIALI: riteniamo inaccettabile che un genitore, se divenuto tale come parte di una coppia omosessuale, sia costretto ad adottare il proprio figlio sociale attraverso un oneroso percorso in tribunale dall’esito incerto, in quanto la decisione viene rimessa a un giudice con pieno potere deliberativo. Pertanto consideriamo assolutamente insufficiente anche la prospettiva offerta dalla Stepchild adoption. Chiediamo l’introduzione nell’ordinamento di famiglia della possibilità per ogni genitore di riconoscere alla nascita i propri figli, dal momento che attualmente questa possibilità è garantita soltanto al genitore biologico ma non a quello sociale. Si tratta di una misura necessaria affinché entrambe le figure genitoriali siano riconosciute e siano chiamate alla responsabilità della propria prole, vedendo salvaguardata la relazione con i figli. Per i bambini e le bambine che già esistono chiediamo l’adozione piena e legittimante da parte del genitore sociale, anche nei casi in cui sia avvenuta una separazione della coppia genitoriale. Reputiamo fortemente discriminatoria per il genitore non biologico la continua necessità di deleghe per prendersi cura dei propri figli. Ed è ancora più ingiusto per i bambini e le bambine il disinteresse dimostrato dallo Stato nel garantire la continuità affettiva e materiale con il genitore non biologico. Tale disinteresse non solo incrina la loro fiducia in un’istituzione che li considera essenzialmente “figli di un Dio minore” laddove dovrebbe tutelarli, ma ne compromette la serenità non riconoscendo le famiglie nelle quali avviene la loro crescita fisica, emotiva ed esperienziale.

PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA: l’abolizione della Legge 40 e la parità di diritti per tutti e tutte all’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita.

FORMAZIONE ED EDUCAZIONE: la tutela al diritto di corretta in/formazione, in particolare in ambiente scolastico. Affinché l’informazione sia libera da censure e non contribuisca alla discriminazione attraverso la formazione di stereotipi, bensì all’educazione alle differenze e alla creazione di una cultura che valorizzi l’espressione personale come forma di libertà, verso il superamento delle varie forme di bullismo, soprattutto di quello omo/bi/lesbo/transfobico.

LAVORO E WELFARE: rispetto, libertà, dignità per lavoratori e lavoratrici, e leggi che non favoriscano la precarizzazione del mercato del lavoro. Rivendichiamo, inoltre, l’affermazione di un welfare universale.

IUS SOLI E DIRITTI DEI MIGRANTI E DEI RIFUGIATI: approvazione dello ius soli; revisione delle politiche nei confronti dei rifugiati per favorirne un reale inserimento dopo l’uscita dai centri di accoglienza e tutela dei diritti fondamentali di ogni migrante, richiedente asilo o meno.

DIRITTI SESSUALI: riconoscimento dei diritti sessuali delle persone disabili e della figura dell’assistente sessuale.

LEGGE SU EUTANASIA E SUICIDIO ASSISTITO: dopo il riconoscimento del diritto di stilare le Dichiarazioni Anticipate di volontà nei Trattamenti sanitari, chiediamo l’approvazione di una legge che garantisca ai cittadini anche il diritto alla libera scelta per quanto riguarda il fine vita, affinché porre fine ad agonie prolungate e ad accanimento terapeutico diventi una possibilità concreta

Coordinamento Torino Pride GLBT

AGEDO Torino ‐Arcigay “Ottavio Mai” Torino ‐Associazione Culturale e Ricreativa “Sauna 011 Club” ‐Associazione di Volontariato LAMBDA ‐Associazione Famiglie Arcobaleno ‐Associazione GattoNero ‐Associazione GeCO ‐Associazione LGBT Quore ‐Associazione TeSSo ‐Associazione Viottoli, Pinerolo ‐Centro Studi Calamandrei ‐Centro Studi e Documentazione “Ferruccio Castellano” ‐COOGEN coordinamento genitori Torino ‐Gruppo Gayitineris ‐L’Altra Comunicazione ‐Maurice GLBTQ‐Polis Aperta ‐RGR Rete Genitori Rainbow ‐Ufficio Nuovi Diritti CGIL Asti ‐UISP Torino – Wequal – La Scala di Giacobbe, Pinerolo – Tessere Le Identità, Alessandria

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DICHIARAZIONE PER LA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE DI ROMA

La Comunità Cristiana di Base di San Paolo di Roma si schiera accanto alle donne che si battono contro la mozione approvata dal Consiglio Comunale di Roma in data 17 maggio 2018 che vorrebbe decretare la fine dell’esperienza pluridecennale della Casa Internazionale delle Donne.

L’assurda motivazione del presunto fallimento del progetto della Casa delle Donne svela una visione della Città in cui cultura e socialità hanno poco spazio, una concezione della legalità meramente formale che ignora il valore sostanziale della utilità generale e dell’interesse pubblico, tenuti in grande considerazione dalla Costituzione, e un’idea della proprietà priva della funzione sociale sulla quale la Costituzione stessa ne fonda la legittimità.

Pertanto, la Comunità Cristiana di Base di San Paolo chiede all’Amministrazione Capitolina di recedere da questa inaccettabile decisione e, accanto alle donne che lottano per la difesa della “loro casa”, ricorda che essa ha costituito per decenni e costituisce anche oggi un luogo non solo di incontro e di confronto, ma anche di produzione di servizi, di cultura, di socialità, di lotta, che ha arricchito ed arricchisce l’intera città.

La Comunità Cristiana di Base di San Paolo

Roma, 20 maggio 2018

UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunirà al FAT giovedì 7 e 21 giugno alle ore 18,45.
Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 5 e 19 giugno, sempre al FAT, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

Festa degli uomini in cammino: sabato 30 giugno, come ogni anno, i due gruppi si ritrovano insieme, per una giornata di festa con le famiglie, a casa di Arci a Fenestrelle.

Incontro a Monza: sul numero di Uomini in camminoche stiamo distribuendo potete leggere il report di Danilo Villa sull’incontro.

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CENTRO  DI ASCOLTO  DEL  DISAGIO MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle 18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074,scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.comoppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

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DIREFARECOSOLIDALE
1-10 GIUGNO 2018: La settimana dei nuovi stili di vita

Questa è la VII edizione della manifestazione organizzata dall’Associazione pinerolese DireFareEcosolidale. In giro per la città, e anche in sede, trovate i depliant informativi con il programma completo delle iniziative.

Segnalo solo il laboratorio (workshop) organizzato dai gruppi “Uscire dalle guerre” e “Uomini in cammino” e dall’associazione “Liberi dalla violenza”. Per un disguido tecnico non compare l’Associazione Viottoli, che però aderisce e partecipa.

Il titolo del laboratorio e: “Perchè diciamo NO”: NO TAV, NO MUOS, NO GUERRE ecc., prendendo lo spunto dalla presentazione di un libro “Oltre le reti” che racconta i momenti più forti della lotta in Sicilia contro l’installazione delle parabole del MUOS, sul territorio del comune di Niscemi, funzionali alle guerre degli Stati Uniti nel Medio Oriente.

Il laboratorio si svolgerà tra le 16 e le 17di domenica 10.

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TESSERE RELAZIONI E’ ARTE
Convegno 9-10 giugno 2018 a Torreglia (Pd)

Il convegno è organizzato, come ogni anno, dall’Associazione culturale Identità e differenzadi Spinea (Ve). Trascriviamo alcune frasi dal volantino di invito e di presentazione del tema:

Sono convinta che la Politica che dice il vero inizia là, nel comealmeno due persone si comunicano, si raccontano, si scambiano i propri desideri, progetti ed esperienze e li rendono visibili nel mondo, e progettano, creano cultura, imprendono mettendosi in condizioni di coinvolgere anche altre donne, altri uomini” (Adriana Sbrogiò)

Tessere relazioni è l’arte del vivere, la difficile arte di come mi metto al mondo con le mie aspettative, i miei desideri, il mio bisogno d’amore, e come questo sia indissolubilmente intrecciato alla mia relazione con gli altri. E’ un difficile equilibrio” (Gabriella Cimarosto)

Mettersi in gioco con amore verso le altre, gli altri:le donne, vedo, sono più interessate ed abili nel mettersi in relazione e soprattutto nel curarle; sanno che mantenere e arricchire le relazioni è un lavoro faticoso, paziente e continuo: è un lavoro di cura” (Donatella De Pieri)

Tessere relazioni è arte, non è un’arte, perchè arte non è da confondere con abilità, che esprime di più l’aspetto dell’esercizio ripetuto e paziente, ma anche calcolante, dell’azione umana. Viviamo un tempo in cui gli aspetti relazionali sempre di più vengono delegati a specialisti in ogni ambito della vita sociale, con il rischio di costringere o di eludere il libero gioco delle soggettività in nome del compito istituzionale che ci si aspetta da loro. Credo che l’atteggiamento calcolante sia molto più diffuso tra gli uomini che non tra le donne, e questo è un segnale di paura nei confronti dell’alterità imprevedibile ed incontrollabile. Ciò ha a che fare anche con la difficoltà, soprattutto maschile, di accettare le dipendenze inevitabili della condizione umana: la dipendenza dalla materia, dall’ecosistema, dalla madre, ecc.” (Gianni Ferronato).

Dalla nostro CdB parteciperanno: Doranna, Carla e Beppe

Foglio di Comunità – n° 5/2018

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/03/2018

 

LE EUCARESTIE

DOMENICA   6 maggio : ore 10 (prepara Domenico)

DOMENICA 20 maggio : ore 10 (prepara Carla)

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

Domenica 20 maggio, alle ore 10,30, dopo l’Eucarestia della comunità.

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo leggendo il libro dell’Esodo, da cui traiamo ogni volta spunti per confronti intensi sulla “preistoria” non solo dell’ebraismo, ma anche della nostra fede, degli immaginari intorno al divino, sulle relazioni tra uomini e donne, ecc.

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GRUPPO  RICERCA

Ci incontriamo giovedì 3, 17 e 31 maggio, come sempre a casa di Paola ed Elio. Stiamo leggendo il 1° dei due libri che raccontano un’esperienza politica innovativa: Che cos’è e come è una giunta oggi. Atti di un incontro-scambio tra le Giunte comunali di Ostiglia (Mantova) e di Spinea (Venezia). Il gruppo è sempre aperto.  Abbiamo anche preso l’iniziativa per incontrare Laura Cima

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GRUPPO  DONNE

Martedì 8 maggio, alle ore 20,30, a casa di Luciana Bonadio. Riprenderemo gli spunti emersi durante l’incontro di coordinamento nazionale dei gruppi donne. Sta circolando tra i gruppi donne il verbale dettagliato.

Mercoledì 16 maggio Eliana, Carla e Luciana incontreranno il gruppo “Donne che leggono la Bibbia” alla Cascina Roccafranca di Torino (dalle 17 alle 18,30): dopo l’incontro di aprile, in cui sono state presentate le tesi 2, 3 e 9 di J. S. Spong (tratte dal libro OLTRE LE RELIGIONI), queste saranno approfondite e discusse. Chi desidera parteciparvi ci contatti.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, in partenza definitiva per L’Aquila. A lei l’augurio più affettuoso di ritrovare tanta serenità… e che ci senta sempre vicini/e.

A Elsa, che è tornata a Villa Elisa dopo un breve ricovero in ospedale. Si è ripresa bene e noi la ricordiamo sempre con tanto affetto.

E a tutti e tutte coloro che, anche se lontani/e, sono nei nostri pensieri, nelle nostre preghiere e nei nostri cuori.

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SEGRETERIA TECNICA

Nei giorni 4-5 e 6 maggio Beppe, a nome della Segreteria Tecnica, parteciperà all’incontro del Collegamento Europeo delle Cdb, che si riunisce a Rimini per completare la preparazione del Convegno Europeo di settembre.

Ricordiamoci che anche la nostra comunità dovrà presto indicare approssimativamente il numero di chi parteciperà al Convegno.

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VIOLENZA SULLE DONNE E RELIGIONI

Nel 2015 le chiese cristiane in Italia hanno firmato un documento in cui dichiaravano di intensificare il proprio impegno di iniziative contro la violenza maschile alle donne. Il Segretariato per le Attività Ecumeniche di Bologna (SAE) dal 2016 organizza ogni anno una tavola rotonda tra rappresentanti delle chiese firmatarie per conoscere come procede il loro impegno.

Il 2 maggio 2018 è in calendario il 3° appuntamento, che ha come titolo “Contro la violenza di genere si muovono le religioni? Si muovono gli uomini?”. Interverranno:

  • Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, CEI.
  • Debora Spini, Commissione studi FCEI, Federazione delle chiese evangeliche in Italia
  • Trandafir Vid, Chiesa Ortodossa Romena in Italia
  • Daniele Bouchard, pastore valdese.
  • Stefano Ciccone, Associazione Maschile plurale.
  • Beppe Pavan, Comunità cristiana Viottoli, Comunità Uomini in cammino.

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LAURA CIMA A PINEROLO

Il gruppo “ricerca”, sulla scorta dei confronti e degli approfondimenti stimolati dalle letture degli ultimi anni, ha preso l’iniziativa di invitare a Pinerolo Laura Cima, coautora con Franca Marcomin del libro L’ecofemminismo in Italia (v. recensione a pag. 8). L’appuntamento è per giovedì 24 maggio:

  • alle ore 18 lo presenterà alla libreria Volare
  • alle ore 21, presso il FAT, ci incontreremo con lei per un confronto a tutto campo a partire da alcune domande che le abbiamo posto: sulla politica e sull’economia, sulla politica delle donne, sulla loro esperienza e sulle prospettive per il mondo, di cui siamo corresponsabili…

Siete caldamente invitati/e a partecipare…

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GRUPPO MEDITAZIONE

Ci troviamo ogni venerdì al Fat, vicolo Carceri n° 1, dalle 19 alle 20,30. I nostri incontri prevedono una meditazione guidata di circa un quarto d’ora seguita da una meditazione silenziosa di un altro quarto d’ora. Poi proseguiamo con la visione di video-conferenze in tema, condividendo dubbi, comprensioni esperienziali e domande aperte a risposte personali e non sempre immediate. Se sei interessata/o puoi presentarti direttamente al Fat

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VIOTTOLI

Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Come già comunicato, il prossimo numero ospiterà gli Atti del Seminario nazionaleBeati gli atei perchè incontreranno Dio”, svoltosi a Rimini nei giorni 8-10 dicembre 2017.

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Potete inoltre richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com).

Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2/2017.

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5 PER MILLE

Con la dichiarazione dei redditi possiamo decidere di destinare il 5 per mille dell’Irpef a finalità di interesse sociale. Basta apporre la propria firma nel riquadro scelto indicando inoltre, nell’apposito spazio, il numero di codice fiscale dell’associazione. Il 5 per mille non è alternativo all’8 per mille, che possiamo continuare a destinare come in passato e non comporta ulteriori esborsi finanziari.  Riportiamo alcune Associazioni che ci sono vicine:

AMISTRADA (Las Quetzalitas – Movimento dei Ragazzi e delle Ragazze di strada del Guatemala. www.amistrada.net) – CF  97218030589

ASSOCIAZIONE SVOLTA DONNA ONLUS – Centro Antiviolenza, PineroloCF  94558580018

ASSOCIAZIONE LIBERI DALLA VIOLENZA ONLUS – Gestisce il Centro di Ascolto del disagio maschile a Pinerolo – CF  94574330018

ASSOCIAZIONE OPPORTUNANDA [Cdb Torino] (promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche dell’esclusione sociale; progetta e sperimenta forme di intervento finalizzate al raggiungimento dell’autonomia di vita; dà voce e visibilità alle persone senza dimora.) – CF 97560450013.

CENTRO EDUCATIVO POPOLARE [Cdb Isolotto Firenze] (laboratorio Kimeta delle donne rom; residenza anagrafica a senza diritti di cittadinanza; attività educative con ragazzi/e; recupero e salvaguardia della memoria orale; pubblicazioni; solidarietà con le comunità del Centroamerica) – CF  94003470484

MEDICI CON L’AFRICA CUAMM – CF  00677540288

ARCI (a cui da quest’anno siamo affiliati come associazione Viottoli) – 97054400581

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BUONA PRIMAVERA da GERARDO LUTTE

Care amiche ed amici, da Roma un affettuoso saluto all’inizio di questa primavera, che auguro sia dolce e riconfortante per ognuna e ognuno di voi.

Stiamo vivendo tempi difficili nel mondo e nel nostro paese, e anche in Guatemala e tanti altri paesi del nostro pianeta. So che molti di voi incontrano tante difficoltà per l’età, le malattie, problemi economici, difficoltà con i figli e delle persone a voi care, ma, malgrado questo, il vostro cuore rimane aperto agli altri.

Come vi avevo già scritto, vorrei  fare, con l’aiuto di Quenia Guevara, senza la quale non mi è più possibile muovermi, un viaggio di addio, di riconoscenza e di speranza.

VIAGGIO D’ADDIO – Ho quasi 90 anni, ho perso la vista e mi è estremamente difficile viaggiare, ma volevo riabbracciare tutte le amiche e gli amici che amo e stimo e con le quali ho fatto un pezzo di cammino.

VIAGGIO DI RICONOSCENZA – Volevo anche, a 25 anni dell’inizio del Movimento dei giovani di strada in Guatemala, ringraziare tutte le persone che hanno permesso a queste ragazze e ragazzi di realizzare il loro sogno, formando una rete di amicizia. Avete aiutato il MoJoCa [Movimiento Jovenes de la Calle (ragazzi e ragazze di strada)] non solo economicamente, ma anche con il volontariato di decine e decine di voi in Guatemala.

VIAGGIO DI SPERANZA – Vorrei anche tentare in questo viaggio di creare antenne di amicizia, di speranza e di resistenza, e questo con due finalità: la prima è di mettere in relazione piccoli gruppi di persone che nella loro vita cercano un mondo giusto e fraterno affinché non si sentano isolate, ma unite in un progetto di amicizia planetaria. Voi che resistete alle tentazioni di egoismo, voi che non vi lasciate ammaliare da quelli che diffondono il razzismo e l’esclusione, siete le premesse di persone nuove, planetarie, preoccupate per la sorte di tutta l’umanità e del nostro pianeta. Queste antenne sarebbero anche in contatto con il MoJoCa.

Non vi nascondo che incontriamo difficoltà economiche. E ci sono anche mezzi semplici per aiutare il MoJoCa a continuare la sua missione di far uscire dalla strada i giovani e di proteggere centinaia di bambine e bambini che, grazie al nostro movimento, vivono fuori dalla strada. Le antenne, o piccoli gruppi di due o tre persone interessate a far parte della nostra rete, riceveranno notizie dal Guatemala.

Il primo modo di aiutare il MoJoCa sarà di diffondere queste notizie e di tentare di formare altre antenne di amicizia. Per sostenere il Movimento le antenne possono utilizzare:

  • il 5×1000: parlare con il proprio commercialista (e che lo proponga a sua volta anche ad altri) e dichiarare di voler devolvere il 5×1000 ad Amistrada, codice fiscale: 97218030589,
  • con sottoscrizioni di 5 – 10 o più euro una volta ogni tanto o periodicamente, da versare sul bollettino postale: C/C 42561035 intestato a Amistrada-ONLUS
  • tramite bonifico bancario; l’IBAN di Amistrada è: IT 55 Z 07601 03200 000042561035 intestato ad Amistrada Onlus
  • tramite Paypal direttamente al sito amistrada.net cliccando sul pulsante Donazioni.

I gruppi più grandi potranno utilizzare le stesse modalità con sottoscrizioni libere o in corrispondenza di eventi significativi come compleanni, matrimoni, battesimi ecc., ma anche concerti, feste di quartiere, spettacoli, cene solidali ed altro. Si può sostenere il MoJoCa anche con un periodo di volontariato in Guatemala o attraverso il servizio civile.

Care amiche ed amici, mi rallegro molto di potervi incontrare in questo viaggio. Sono sicuro che il mondo possa cambiare con azioni di amicizia alla base e che il progetto di vita e di amicizia sarà più forte che il progetto di morte dei padroni del mondo.

Un forte abbraccio di amicizia anche da parte di Quenia

Gerardo

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UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunirà al FAT giovedì 10 e 24 maggio alle ore 18,45.

Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 8 e 22 maggio, sempre al FAT, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

Incontro a Monza

Come l’anno scorso, per il 5 maggio è organizzato dal Gruppo di Monza un incontro dei Gruppi Uomini del nord Italia: Pinerolo, Torino, Milano, Verona, Monza. Da Pinerolo andremo in 5: Angelo, Luciano, Gigi, Andrea, Lorenzo.

Rassegna cortometraggi “Mi fido di te”

Anche quest’anno il progetto della CSD (Commissione Sinodale per la Diaconia) valdese, a cui partecipiamo dall’inizio, si concluderà con una rassegna dei cortometraggi realizzati nelle Scuole Superiori del pinerolese: 20 maggio ore 21 al Teatro Sociale di Pinerolo.

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CENTRO  DI  ASCOLTO  DEL  DISAGIO  MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

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RICORDO DI FILIPPO GENTILONI

Ci ha lasciati il nostro carissimo Filippo Gentiloni.

Se, causa malattia ed anzianità (era nato nel 1924), negli ultimi anni era praticamente scomparso dai media, tutti e tutte bene ricordiamo la testimonianza e l’impegno profusi per decenni all’interno della Comunità cristiana di base di san Paolo e, più in generale, nelle Comunità di base italiane, e poi nelle riviste Com-Nuovi Tempi e Confronti e in numerose pubblicazioni.

Dati la sua competenza, la levatura intellettuale, il rigore morale, il linguaggio brillante, per chi ha avuto la fortuna di frequentarlo, o per chi lo ha conosciuto attraverso i suoi libri ed articoli, Filippo è stato un punto di riferimento importante per orientarsi – laicamente – nei problemi complessi della società e, per le persone impegnate in un ampio movimento di base al fine di contribuire ad un profondo rinnovamento evangelico della Chiesa, una fonte autorevole per discernere le vie da imboccare e le scelte più coerenti da compiere.

Siamo stati insieme lunghi anni, come amici fraterni; ma possiamo ben dire che molti e molte di noi consideravano Filippo un maestro: un maestro raro per competenza, affabilità, capacità di scrutare i segni dei tempi.

L’eredità che ci lascia è importante: ora che egli è passato all’altra riva, dobbiamo tenerla cara, custodirla e, se riusciamo, svilupparla. Le speranze di rinnovamento sociale, politico ed ecclesiale, che Filippo ha nutrito, in parte si sono attuate, in parte no. Nostro compito è continuare con instancabile fiducia il lavoro intrapreso dal nostro indimenticabile amico e compagno, sapendo che non ci verrà chiesto se tutti i nostri sogni si saranno avverati, ma, piuttosto, se abbiamo fatto con decisione la nostra parte, memori della parola di Gesù.

Con un abbraccio a Rita, Umberto e Francesco, affidiamo alla terra il corpo del nostro Filippo. Nella speranza della risurrezione.

Le Comunità Cristiane di Base italiane

Roma, 30 aprile 2018

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CATTOLICI CONTRO ATEI. MA TUTTO È CAMBIATO

La quasi totalità delle persone che si dicono cattoliche aderisce a formule catechistiche sostanzialmente immodificate da cinque secoli (Concilio di Trento) a oggi. Le stesse formule che la quasi totalità delle persone che si dicono atee, o agnostiche, rifiuta con convinzione. Né le une né le altre sospettano che nell’ambito della teologia sono avvenuti, soprattutto negli ultimi decenni, dei terremoti paragonabili solo ai mutamenti radicali registratisi in fisica o in biologia.

Questa ignoranza oggettiva dipende da molti fattori, tra cui la tendenza dei teologi di professione a tacere, o a diffondere in dosi omeopatiche, i risultati delle loro ricerche. Così, mentre circolano ottime pubblicazioni divulgative in ambito scientifico, è molto più raro che avvenga altrettanto in ambito teologico: anche perché le chiese cristiane, e la chiesa cattolica in particolare, non approvano simili operazioni (e, per esempio, si affrettano a bollare come eretici autori come Vito Mancuso che provano a rompere la consegna del silenzio).

Per ovviare a questi inconvenienti un coraggioso editore trapanese, Crispino Di Girolamo, ha accettato di pubblicare la trascrizione di una conferenza tenuta, nel 2016 presso la Cascina Zaratin a Motta di Livenza (Treviso), dall’anziano padre gesuita belga Roger Lenaers. Ne è risultato un libretto (Cristiani nel XXI secolo? Una ri-lettura radicale del Credo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2018, pp. 70, euro 8,00) che assomiglia molto a una dinamite in esplosione.

Nell’impossibilità di riassumerlo, mi limito ad accennare che esso è divisibile mentalmente in due parti: una destruens e una costruens. Nella parte decostruttiva l’autore – riprendendo tesi già espresse più ampiamente in altri volumi (come riporta, nel prezioso saggio introduttivo, don Ferdinando Sudati) – segnala le credenze tradizionali, spesso formulate addirittura come dogmi definitivi, che la cultura contemporanea non ritiene più sostenibili: dall’idea “teistica” di un Dio esterno al cosmo di cui avrebbe le redini a una concezione mitica di Gesù come uomo divino (o divinizzato); da una visione della Bibbia come “Parola di Dio” (e non di uomini concreti immersi nella storia) a una idea di Chiesa come struttura gerarchica in cui alcuni insegnano e comandano e tutti gli altri imparano e obbediscono…

Cosa rimane allora del “Credo” plurisecolare proclamato in tutte le chiese del pianeta (con sempre maggiore distacco interiore, bisogna riconoscere, da parte dei fedeli e degli stessi ministri di culto)? Lenaers ritiene che stiamo assistendo al travaglio di un “granchio che sta abbandonando la sua corazza diventata troppo stretta”. O, in altri termini, alla transizione dal cristianesimo come “religione” al cristianesimo come “fede” in un Mistero indicibile che ci abita interiormente e ci sollecita, piuttosto che a rispettare obblighi e divieti morali, a coltivare un amore sempre più intenso e continuo verso gli esseri viventi, animali compresi.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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PERCHÉ VEGLIARE PER LE VITTIME DELLA TRANS-OMOFOBIA?

VERSO LE VEGLIE DI PREGHIERA PER LE VITTIME DELL’OMOFOBIA E DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE

Come ricorda il PROGETTO GIONATA, che è il portale di fede e omosessualità in Italia (www.gionata.org): “Le veglie per un mondo senza omotransfobia sono una consuetudine che si rinnova dal 2007, quando per la prima volta a Firenze alcuni omosessuali credenti decisero di pregare insieme a seguito di un tragico evento: Matteo, un giovane adolescente, si era tolto la vita a causa delle vessazioni dei compagni di scuola. Da allora in molte città italiane e in diverse città del mondo tanti cristiani di diversa provenienza si riuniscono ogni anno per pregare. Fare memoria delle tante vittime e dire basta alle discriminazioni”. Per il gruppo cristiani LGB di Reggio Emilia la veglia di preghiera è un momento significativo, che dice anche di un cammino di fede che stiamo realizzando. Per certi aspetti, è il momento che conclude il percorso annuale fatto di momenti di preghiera e altri di formazione.

I gruppi tradizionalisti cattolici negano l’omofobia, affermando che è un problema che non esiste, inventato dai gruppi LGBT. Dispiace molto leggere o ascoltare simili affermazioni, che feriscono nel profondo le tante persone che ogni giorno subiscono ingiustizie a causa della loro differenza. Dispiace soprattutto, perché vengono da persone che ascoltano la stessa Parola e partecipano dello stesso banchetto eucaristico. Il negazionismo è una forma di idealismo, un voler affermare un’opinione e spacciarla come vera, indipendentemente dalla realtà delle cose. Il negazionismo è una forma di arroganza del pensiero, che non accetta di mettersi in discussione, nemmeno dall’evidenza della realtà. Non si accetta la realtà quando non si è disposti a cambiare, perché il cambiamento esige di riorganizzare le proprie impostazioni mentali. Il negazionismo, in questa prospettiva, è un’implicita affermazione di preferire vivere nella menzogna di una realtà inventata dalle proprie scelte di comodo, dettate da pregiudizi mai verificati, piuttosto che vivere nella verità suggerita dalla realtà. Negare l’evidenza della realtà che, in questo caso, ha la forma della sofferenza e dell’ingiustizia, significa non essere disposti a contribuire alla realizzazione del Regno dei Cieli, che è un regno di giustizia e di pace. Ogni volta che l’ingiustizia trova un varco, la pace si allontana dall’umanità.

Perché è importante vegliare per le vittime dell’omofobia e di ogni forma di discriminazione? Perché Gesù è sempre stato dalla parte degli ultimi, degli oppressi. E’ la pietra di scarto con la quale Dio ha costruito la nuova religione, il nuovo rapporto con Lui, non più basato sull’obbedienza di precetti, ma sull’amore che si dona gratuitamente. E, allora, non fa distinzione, non discrimina, ma accoglie e abbraccia tutti. E’ perché ci sentiamo avvolti da questo amore che non ce la facciamo a tacere e a rimanere inerti quando vediamo un nostro fratello, una nostra sorella discriminati per motivi sessuali, culturali, o altro. Vegliamo e preghiamo perché sappiamo che il Signore ascolta il grido dei poveri e non abbandona nella disperazione coloro che in un qualche modo si sentono afflitti. Vegliamo per le vittime dell’omofobia e di ogni forma di discriminazione perché desideriamo che la vita di Dio, manifestatasi nel Risorto, possa entrare in noi e ricreare dal di dentro quell’umanità nuova visibile nel Signore Gesù. Un’umanità nuova, fatta di fratelli e sorelle che vivono in comunione, e che si sforzano di riprodurre nella vita quotidiana lo stile di vita di Gesù, che andava verso tutti, che abbracciava e accoglieva tutti; che costruiva la pace seminando amore, costruendo ponti di giustizia, abbattendo i muri dell’odio e dell’indifferenza. Vegliamo insieme perché crediamo nella forza straordinaria della preghiera, soprattutto quando è fatta in comunità, quando è coinvolgente.

La verità vi farà liberi (Gv 8,32): è questo il versetto scelto come guida delle veglie 2018. Di che verità si tratta? Non certo della verità filosofica, ma di quella verità che è la persona Gesù Cristo, che ha imparato l’obbedienza dalle cose che patì (cfr. Eb 5,8). Gesù, uomo come noi, che è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato (Eb 4, 15). Si tratta, dunque di una verità impastata di terra, carne e sangue esattamente come noi: per questo ci possiamo fidare di Lui. Perché quello che ci consegna non sono dottrine, ma cammini; ciò che indica non sono teorie astratte, ma pezzi di vita vera, frutto della ricerca personale, ricerca fatta di sudore e fatica, come è ogni sforzo umano per uscire dalla mediocrità e superficialità della vita. Gesù ci ha consegnato e continua a consegnarci con il suo Spirito il coraggio di una vita impastata d’amore, di colui che ha amato i suoi sino alla fine. E’ questa verità fatta di sangue e di terra, plasmata dall’amore infinito di un uomo che non ha considerato un tesoro prezioso la sua uguaglianza con Dio, ma che l’ha donata per farsi simili a noi, per venirci incontro, che ci libera da ogni forma di presunzione arrogante, d’irrigidimento anacronistico. La Verità, che è l’amore di Gesù per noi, ci libera dall’odio per farci sentire tutti fratelli e sorelle, ci libera da ogni pregiudizio, per aprire le nostre menti e le nostre anime alla novità dell’altro che viene al nostro incontro e che incontriamo ogni giorno nel nostro cammino. Abbiamo bisogno della verità che è il Signore per essere persone diverse, non chiuse nei propri fragili pregiudizi, ma aperte, capaci di mettersi in discussione

Considero questa veglia di preghiera il punto più alto, in un certo senso il punto d’arrivo di quest’anno del cammino pastorale delle parrocchie dell’Unità Pastorale santa Maria degli Angeli di Reggio Emilia. Affermo questo perché la veglia esprime il desiderio della proposta ecclesiale di Papa Francesco, vale a dire una Chiesa inclusiva e accogliente. Una Chiesa in cui tutti, senza distinzione, si sentono accolti, trovano spazio, si sentono amati. “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mt 26,40-41). Sono queste le parole che Gesù disse ai suoi discepoli nel Getsemani prima di morire. Di che tentazione si tratta? Della tentazione di chiudersi nelle proprie sicurezze, nella propria autoreferenzialità. Della tentazione di negare la realtà, che dice della fatica di cambiare, di mettersi in ascolto. Vegliamo, allora, per essere disponibili a creare quel mondo in cui tutti e tutte si sentono accolte, quel modo d’amore per il quale Gesù è morto sulla croce.

Paolo Cugini
https://regiron.blogspot.it

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L’ECOFEMMINISMO IN ITALIA, Le radici di una rivoluzione necessaria       a cura di Franca Marcomin e Laura Cima – ed. Il Poligrafo, Padova, 2017

“Ecofemminismo” è un tema, un argomento, un movimento, una scuola di pensiero, un intreccio di cammini… è, soprattutto, per me, uno dei sentieri decisivi su cui camminare, donne e uomini che desideriamo rimettere al mondo il mondo.

Ecologia e femminismo: anche nel mondo delle CdB (Comunità cristiane di Base) hanno a poco a poco conquistato terreno, attenzione, impegno… e negli ultimi anni sono stati oggetto di ricerche, incontri, approfondimenti.

Ce ne siamo appassionati/e, in particolare, nel gruppo “ricerca” della nostra CdB Viottoli di Pinerolo, da quando abbiamo cominciato a cercare risposte alla domanda: cosa c’era prima dell’ebraismo, prima del monoteismo, prima del patriarcato? Le abbiamo trovate, quelle risposte, in libri di donne, soprattutto, in incontri con donne studiose, in convegni sulle culture matriarcali/matrifocali/matrilineari… Vi risparmio l’elenco delle donne a cui devo dire grazie: ne dimenticherei certamente qualcuna.

Laura Cima e Franca Marcomin sono due di queste e il libro che hanno curato insieme me ne ha fatte conoscere molte altre. E’ un’antologia di racconti autobiografici di tante donne dell’arcipelago “verde”, che negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso hanno intrecciato con l’impegno politico nelle Liste Verdi le proprie pratiche di vita e di lotta “per la difesa dei valori e dei diritti delle donne, della Natura e della vita” (dalla quarta di copertina).

Una rapida scorsa ai titoli di queste lotte ci rende immediatamente evidente che anche noi uomini e il mondo intero avremmo tutta la convenienza a cooperare per farle “vincere”: riconversione dell’industria delle armi, scuola, cultura del rispetto, antropocentrismo della sinistra, ordine simbolico della madre, nuclearismo, misoginia, globalizzazione, dittatura dell’economia…

Nel 1985 nacquero le prime Liste Verdi e molte donne vi si impegnarono, creando sinergie con l’associazionismo femminista e ambientalista e dando il via a un grande cambiamento culturale e politico, dei comportamenti e degli stili di vita. Fino alla costituzione del “Direttivo parlamentare di sole donne nel gruppo dei Verdi”. Ma “l’esperienza delle elette nei Verdi a poco a poco si spense sotto il contrattacco maschile” che impose al movimento “una strutturazione tradizionale di partito” e cacciò le donne dal Parlamento.

Le testimonianze e la documentazione raccolte nel libro ci aiutano a ripercorrere questa storia. Ma non è una storia del passato: scrive Laura a pagina 41 che “tutte le donne verdi stanno continuando il loro impegno, forti di quella esperienza che ci unì da protagoniste”.

E questa storia vogliamo intrecciare con la nostra perché, dopo aver letto Sovrane di Annarosa Buttarelli, ci siamo interrogati/e, nel gruppo ricerca, intorno ad un’affermazione di Pinuccia Montanari a pag. 115: “Le donne possono riuscire a scalfire la cultura dell’aggressione e del dominio per avviare una società basata sulla valorizzazione delle interdipendenze, di una nuova ‘etica della relazione’, ritrovando la strada per rimodellare la dinamica dei e tra i generi, assumendo un ruolo protagonista a sostegno non già dello ‘sviluppo’, ma della vita”.

Buttarelli in Sovrane. L’autorità femminile al governo (il Saggiatore 2013) scrive che “le donne sanno rigovernare il mondo senza impossessarsene” (p. 15): questo per noi è un messaggio di grande speranza. Ma l’esperienza delle donne verdi ci racconta una sconfitta… Le domande, allora, intorno a cui continuiamo a scambiarci pensieri e parole sono:

– sta davvero crescendo nel mondo il consenso intorno alle modalità femminili/femministe di praticare la politica con modalità ecologiche, cioè la cura della casa comune?

– l’economia capitalista e la finanza speculativa ora dominano e dirigono la politica, e tutto questo è pratica maschile, come quella che ha emarginato le parlamentari verdi… Come fare perché ai posti di governo arrivino donne e uomini “trasformati”, capaci di avviare, assieme alle donne, pratiche politiche di cura della vita?

Riflettendo su quell’affermazione di Pinuccia Montanari abbiamo schematizzato il possibile percorso in questo modo:

– la prima condizione fondamentale è “scalfire la cultura dell’aggressività e del dominio”

– questo rende possibile, a donne e uomini, “riequilibrare le relazioni tra i generi”

– e diventa possibile praticare insieme una “politica della vita”.

Restiamo convinti/e che le donne, da sole, non ce la faranno: troppo forte e violenta resta la cultura maschile dell’aggressività e del dominio. E’ necessario che gli uomini si mettano in cammino di trasformazione di sé, cominciando ad imparare a rispettare la libertà e l’autonomia delle donne, liberandosi della cultura del possesso, che viceversa li porta a rifiutare il riconoscimento di quella libertà.

Moltiplicare i gruppi di autocoscienza femminili e maschili è una pratica che l’esperienza mi suggerisce essere conveniente e decisiva. Purtroppo spesso sento dire che sono pratiche da anni ’70… Invece quello che ci fa difetto è la capacità di resistere nel tempo, di dare continuità, con tenacia, a queste pratiche positive di coinvolgimento consapevole e convinto nella cura della casa comune. Perché questa trasformazione è un processo lungo, molto lungo: durerà tutta la vita di ogni persona e tutta la vita dell’umanità. Non ci sono scorciatoie.

Libri come questo sono stimoli importanti per l’approfondimento e la decisione personale a mettersi in cammino. A condizione che gli uomini, specialmente quelli che amano il potere, scendano dai piedestalli su cui la cultura patriarcale li ha issati e traggano le necessarie conseguenze dalla consapevolezza che “è un vero e proprio insulto alle donne l’atteggiamento di chi continua a presumere che sia possibile pensare una politica degna di questo nome solo all’interno delle coordinate patriarcali” (Sovrane p. 12).

Due parole sulle curatrici di questo volume, desunte dalla quarta di copertina:

– Franca Marcomin è ostetrica e ha ricoperto diversi incarichi amministrativi; è una delle fondatrici dell’associazione nazionale “Preziose” che sostiene il progetto di Annarosa Buttarelli della Scuola di Alta Formazione per donne di governo.

– Laura Cima, femminista ed ecologista, ha dedicato la vita alla politica delle donne e delle relazioni. Possiamo incontrarla sul suo blog www.lauracima.it e il prossimo 24 maggio alla libreria Volare di Pinerolo, dove presenterà il libro. Frequenta anche L’altradimora di Monica Lanfranco e Marea.

Beppe Pavan

Foglio di Comunità – n° 4/2018

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/03/2018

 

LE EUCARESTIE

DOMENICA   8 aprile :      giornata regionale ad Albugnano

DOMENICA 22 aprile :      ore 10 (prepara Beppe)

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

Domenica 22 aprile, alle ore 10,30, dopo l’Eucarestia della comunità.

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: dopo aver letto Genesi, abbiamo scelto di continuare con la lettura del libro dell’Esodo, per corrispondere al desiderio di chi non conosce ancora i testi antichi della Bibbia ebraica.

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GRUPPO  RICERCA

Ci incontriamo giovedì 5 e 19 aprile, come sempre a casa di Paola ed Elio a Miradolo di S. Secondo. Terminata la lettura del libro Sovrane di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013), che ha suscitato discussioni e scambi intensi, stiamo considerando la possibilità di proseguire con il libro che racconta un’esperienza politica innovativa, di cui si parla nell’ultimo capitolo di Sovrane: Che cos’è e come è una giunta oggi. Atti di un incontro-scambio tra le Giunte comunali di Ostiglia (Mantova) e di Spinea (Venezia). Il gruppo è sempre aperto.

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GRUPPO  DONNE

Sabato 7 e domenica 8 aprile a Bologna si svolgerà il coordinamento nazionale donne Cdb e non solo. Vi parteciperanno Carla e Doranna.

Mercoledì 18 aprile Eliana, Carla e Luciana incontreranno il gruppo “Donne che leggono la Bibbia” alla Cascina Roccafranca di Torino (dalle 17 alle 18,30): saranno presentate e discusse tre delle dodici tesi di J. S. Spong (tratte dal libro OLTRE LE RELIGIONI). Chi desidera parteciparvi ci contatti.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che sta preparando il suo rientro a L’Aquila. A lei l’augurio più affettuoso affinché ritrovi tanta serenità e che ci senta vicini/e.

A Elsa, che ricordiamo sempre nelle nostre Eucarestie con tanto affetto.

A Domenica, che abbiamo rivisto in questi giorni…

… e a chi in questo periodo è ancora alle prese con fastidiose influenze o altri acciacchi. Coraggio: passerà!   E a tutti e tutte coloro che, anche se lontani/e, sono nei nostri pensieri, nelle nostre preghiere e nei nostri cuori.

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SEGRETERIA TECNICA NAZIONALE

Molti nostri incontri di comunità e di gruppo biblico si aprono o si chiudono con un po’ di tempo dedicato alle incombenze di Segreteria Tecnica Nazionale: cosa che facciamo volentieri, soprattutto perché è un impegno “di squadra” e ci piace lavorare in gruppo.

Paolo e Luciana hanno redatto i bilanci annuali e quello relativo al seminario di dicembre a Rimini. Stiamo cercando anche di raccogliere le eventuali proposte che giungono dalle diverse comunità, per sottoporle poi al dibattito del Collegamento Nazionale in vista della preparazione dell’incontro nazionale delle cdb italiane che faremo nel 2019.

Ricordiamo che dal 21 al 23 settembre di quest’anno si svolgerà a Rimini il convegno europeo delle cdb e che per prepararlo nei dettagli parteciperemo come Segreteria Nazionale alla riunione del Collegamento Europeo del 4-5-6 maggio sempre a Rimini.

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VIOTTOLI

Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc. Come già comunicato il prossimo numero ospiterà gli Atti del Seminario nazionale: “Beati gli atei perchè incontreranno Dio”, svoltosi a Rimini nei giorni 8-10 dicembre 2017.

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Potete inoltre richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2/2017.

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INCONTRO CON LA CDB DI VIA CITTA’ DI GAP

Domenica 25 febbraio si è svolto l’incontro tra le due CdB di Pinerolo: il primo dopo quattro anni dalla “separazione”. Come preannunciato sul Foglio CdB di marzo, riportiamo ora alcune riflessioni in margine a questo incontro.

Nell’incontro di domenica 25 febbraio, secondo la nostra impressione, si sono sostanzialmente riconfermate le modalità di intendere pratiche e funzioni che riguardano la vita della comunità. Celebrazione eucaristica, ruoli e incarichi, pastoralità e accoglienza rappresentano al momento uno scoglio che non permette di andare oltre un reciproco rispetto. Il nostro augurio è che col tempo, e mettendo più al centro il Vangelo di Gesù e le sue pratiche di vita e di relazione, si possa andare più in là. E’ anche una nostra speranza.

Domenico e Antonella

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Quando voglio andare a fare una camminata so che posso farla da sola, cercare un amico o un’amica e proporgliela oppure aggregarmi ad un gruppo ed organizzare e/o partecipare insieme alla gita. E’ questa la metafora che mi è venuta in mente quando ho pensato alla comunità di base a cui partecipo e alla mia idea di comunità in generale.

Sono vicina a compiere 65 anni ed è da 15 anni circa che mi interrogo sulle “verità” che la religione, nella quale sono nata e stata introdotta, mi ha proposto e imposto.

La mia vita, i miei cammini sono le esperienze, i tentativi, gli incontri, le relazioni, studi e ricerche, confronti ed ancora scelte, dubbi, scoperte, novità e tradizione e molto di più.

Ho camminato in solitudine ed in compagnia; compagnia che nel tempo è diventata sempre più selezionata ed affine al mio modo di cercare ed organizzare.

Dovendo fare i conti con la vita di tutti i giorni (come tutte/i) ho scelto un “luogo”, uno “spazio” il più rispondente possibile alle mie esigenze. In quella dimensione ricevevo e donavo quanto desideravo senza obblighi né costrizioni.

Riconoscevo e riconosco che ognuno/a di noi in comunità vive come me gli impegni, le proposte, la partecipazione, e ho a cuore ognuno ed ognuna di noi e, nel tempo, ho compreso meglio il mio “stare in compagnia” di donne e uomini né migliori né peggiori di me. Forse dall’educazione ricevuta avevo l’idea della “piramide” nelle relazioni umane, ma nel tempo, e aiutata, ho conosciuto ed apprezzato me stessa alla pari degli altri e delle altre.

Il luogo privilegiato di questo lavoro è stata indubbiamente la comunità e le relazioni interne ad essa.

La realtà comunitaria nella quale vivo ha la capacità di accogliere le mie esigenze di approfondimento e ricerca nell’ambito dei testi biblici che la tradizione religiosa nella quale sono nata mi propone. Con l’impegno ed i collegamenti delle mie compagne e dei miei compagni di “viaggio” sono continuamente stimolata e sostenuta e… ci sto bene.

La comunità è frequentata da un numero esiguo di persone, ma il mio personale interesse non è quello di ampliarne il numero. Ognuno ed ognuna di noi ha relazioni, impegni ed interessi personali diversi e chi si avvicina, chi contattiamo, è a conoscenza della nostra partecipazione ad una comunità di persone in ricerca, di studio e pratica di un cammino spirituale.

Il lavoro e lo studio di molti anni ci fa parlare in un linguaggio che forse non è così conosciuto a molte persone ma, se l’interesse di qualcuno ci interpellasse, sono sicura che saremmo in grado di accogliere chiunque e prendercene cura.

Mi chiedo se ci sono dei rapporti di forza, all’interno della comunità, che inibiscano, limitino o creino prevaricazione e la mia risposta è: certamente NO!

Riconosco a ciascuna e ciascuno di noi un “posto” suo, una sua propria peculiarità e mi sento serena nell’affrontare delle incombenze di studio e di organizzazione, perchè mi fido dei miei compagni e delle mie compagne. E’ una fiducia reciproca, messa alla prova e consolidata negli anni. Credo che in tutte le organizzazioni umane l’aspetto della fiducia reciproca sia la base di ogni esperienza, di ogni impresa.

Cosa desidero per il futuro della comunità? Che continui ad essere per me il luogo privilegiato nel quale vivere la bellezza e l’inquietudine della mia spiritualità, continuando a “starci bene”!

L’età media in comunità è alta e le fragilità di salute e dell’età che avanza rimodellano i ritmi e gli impegni. Ne siamo consapevoli ma, grazie a ciascuno di noi, questa pluridecennale “camminata” ci manterrà in… salute e benessere. La comunità alla quale partecipo la sento “la mia comunità” perchè è costruita anche da me e in qualche modo mi somiglia, come io le somiglio.

Nella introduzione al libro “L’inutile fardello” di Ortensio da Spinetoli, Cortinovis, riferendosi ad Ortensio, ad un certo punto dice: “…questa persona che mi stava dando ali per volare.”

Ecco, dai miei compagni e dalla mie compagne in comunità cerco di ricevere ali per volare e a mia volta cerco di donarle loro.

Ali non per fuggire o separarmi, ma per godere in piena libertà del mio e loro spirito.

Luciana

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Secondo me è stato importante ritrovarci attorno a un tavolo per parlarci in presenza e tentare di mettere in parole ciò che ci passava nel cuore e nei pensieri.

Restano alcune distanze, ad esempio sul ruolo del prete: pastore, ministro, presbitero, animatore?

La differenza sessuale (e il linguaggio sessuato) è paradigma fondamentale in un cammino comunitario e va riconosciuta, nominata e vissuta come ricchezza, oppure è solo uno tra tanti altri (venivano citati, ad es. malato-sano, omosessuale-eterosessuale…) e neppure il più importante?

Anche se l’incontro è stato sereno, mi è rimasto però il rammarico della separazione, che io ho vissuto come scelta unilaterale e che continuo a leggere come un fallimento. Non sempre riesco a vedere questa scelta come atto di libertà, bensì come rinuncia a cercare di condividere un cammino nonostante le differenze. Queste ultime, per me, non sono sostanziali, perchè erano e sono molto più forti e centrali gli aspetti che ci uniscono: ricerca della giustizia, pratica della solidarietà, della pace, dell’apertura agli ultimi e alle ultime, ecc. sulla strada che ci ha indicato Gesù e sulla scia di molti altri profeti e profete che sono vissuti/e nella storia.

Certamente ogni scelta va rispettata, anche se non la capiamo fino in fondo. Sto tentando di accogliere i pensieri e le scelte di chi ha agito provocandomi dolore e delusione, sto cercando di rispettare le scelte che non collimano con le mie. Forse questo è il prezzo della libertà di ciascuno/a.

Carla

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Mi aveva già fatto riflettere la scelta dell’altra comunità di non invitare all’incontro le persone che non hanno vissuto la fase della rottura: a loro ci hanno detto di aver raccontato la storia più che trentennale della nostra cdb in un incontro precedente. E’ vero che non avrebbero capito molto del nostro scambio attorno alle motivazioni della rottura, ma resta il fatto che quelle persone hanno sentito una versione unilaterale della nostra storia…

Mi sono confermato nella convinzione di aver fatto bene a scegliere di rispettare la libertà di Franco Barbero di deludere il mio desiderio. Non c’era alternativa, ed è stato un bene, per me, smettere di arrovellarmi e soffrirne. Ma… qual era il mio desiderio? Di poter convivere con le nostre differenze.

Resta il dato di fatto “politico” del suo rifiuto di mettere in parole le motivazioni vere di quella scelta di rottura. Quelle che ci sono state illustrate ricalcano i contenuti della sua lettera alla rivista Esodo 1/18 e non hanno consistenza, secondo me. Credo che sia più realistico pensare che lui volesse un riconoscimento che una parte della comunità non era più disponibile ad accreditargli, perchè in ricerca d’altro, di “più comunità”, mentre lui voleva continuare a fare il prete/pastore a modo suo.

Anch’io, infine, sono stato colpito dalle affermazioni che mi suonavano squalificanti nei confronti del paradigma della differenza sessuale. Eppure la sera prima, sabato 24 febbraio, avevo sentito Franco dichiarare di condividere tutto quello che era stato detto da Selene Zorzi, la teologa che avevano invitato a parlare di “Il genere di Dio. La Chiesa e la teologia alla prova del gender”. Per lei mi sembra di ricordare che il paradigma della differenza sessuale fosse molto importante, centrale…

I punti precedenti sono una rapida sintesi di alcune riflessioni in margine all’incontro. Resto convinto che non sia bene nascondere i contenuti delle nostre differenze per un senso sbagliato di quieto vivere. La sincerità del nostro dire è stimolo reciproco alla ricerca, al proseguimento del cammino personale e comunitario. Con questo spirito continuo a voler molto bene a donne e uomini dell’altra comunità.

Beppe

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GRUPPO MEDITAZIONE

Ci troviamo ogni venerdì al Fat, vicolo Carceri n° 1, dalle 19 alle 20,30. I nostri incontri prevedono una meditazione guidata di circa un quarto d’ora seguita da una meditazione silenziosa di un altro quarto d’ora. Poi proseguiamo con la visione di video-conferenze in tema, condividendo dubbi, comprensioni esperienziali e domande aperte a risposte personali e non sempre immediate.

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INCONTRO AD ALBUGNANO

Domenica 8 aprile si svolgerà il 2° incontro sul tema: “Che genere di violenze”. Interverranno: al mattino Stefano Ciccone (Associazione MaschilePlurale) : Spunti di confronto per il cambiamento dei modelli sessisti e patriarcali. Percorsi di ricerca maschili fuori dalla violenza; al pomeriggio Anna Avidano (CISV Onlus): Lotta alla violenza di genere. Dal Guatemala qualche idea per un processo integrale.

L’incontro si farà presso la Cascina Penseglio (Albugnano) dalle ore 10 alle 17. Alle 15,30 ci celebrerà l’Eucarestia. Per il pranzo è necessario prenotarsi direttamente in cascina (tel. 011 9920841). La nostra comunità vi parteciperà. Partenza alle 8,30 dalla casa di Carla e Beppe.

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COMUNICAZIONE DELLA REDAZIONE DI CDBITALIA.IT

Al Collegamento nazionale delle CdB
Alle Comunità cristiane di base italiane

In riferimento alle osservazioni proposte dalla recente lettera della Comunità dell’Isolotto rispetto a “un’enfatizzazione e un’attenzione al libro di Mira che non ci sembra sia mai stata riservata ad altri libri“, la redazione del sito cdbitalia, costituita da Rosario Carlig della CdB NordMilano e da Mauro Pugni della CdB di Modena, ricorda che il Collegamento nazionale delle CdB nella seduta del 1-2 ottobre 2016 ne ha ridefinito compiti e responsabilità.

Ricordiamo inoltre a chi segue queste pagine web che gli articoli riportati non sono, salvo quando espressamente indicato, la posizione delle CdB italiane sul tema in questione: essi vogliono solo essere un invito al confronto e alla riflessione. Per quanto possibile, sui temi più “rilevanti” vengono riportati testi di donne e uomini delle CdB o di realtà e gruppi a noi “vicini”.

In ogni caso, responsabile di quanto scritto è, ovviamente, personalmente solo l’autore/a. La rubrica Primo Piano vuole portare sul sito pensieri originali, del tutto personali e liberi, scritti senza alcun vincolo di rappresentanza (anche quando viene riportata l’appartenenza dell’autore/a ad un gruppo, associazione, chiesa o comunità), se non quando espressamente indicato, anche allo scopo di avviare dibattiti e confronti che rendano più vivace il sito stesso.

Nell’ambito delle indicazioni e del mandato allora affidato dal Collegamento nazionale non è quindi imputabile alla redazione del sito la selezione dei testi provenienti dalle CdB in esso pubblicati.

La redazione di cdbitalia.it

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COMUNICAZIONE DELLA SEGRETERIA TECNICA NAZIONALE

Al Collegamento nazionale delle CdB
Alle Comunità cristiane di base italiane

Abbiamo letto con molta attenzione e considerazione la lettera inviata dalla CdB dell’Isolotto a tutto il collegamento e alle CdB italiane e abbiamo apprezzato molto la testimonianza in essa raccontata di condivisione, impegno e solidarietà che dura da oltre 50 anni e che è di esempio per tutte e tutti noi.

Vorremmo però anche soffermarci su ruolo, funzioni e caratteristiche della Segreteria tecnica nazionale, in essa citata, richiamando quanto è stato condiviso e stabilito nel Collegamento nazionale CdB del 1 e 2 ottobre 2016 quando tutti e tutte voi ci avete affidato il compito di svolgere pro tempore il servizio di segreteria.

Tralasciando l’elenco di tutte le funzioni (esaustivamente riportate sul nostro sito internet nella pagina dedicata) proprie della Segreteria, vogliamo ancora una volta ribadire la sua funzione essenzialmente tecnica, sottolineando proprio quest’ultima parola, parte integrante del nome stesso.

Per noi il significato della parola “tecnica” (così come testimoniatoci nella prassi da tutti e tutte coloro che in questi ultimi 15 anni prima di noi, e in maniera certamente migliore, hanno svolto questo prezioso servizio per le CdB) può essere visto sotto molteplici aspetti che hanno però la loro base nella fiducia e nel rispetto reciproco, nella consapevolezza che il servizio viene svolto in autonomia, imparzialità, indipendenza dalla propria appartenenza ad una specifica realtà comunitaria.

Quanto viene firmato come Segreteria sono esclusivamente comunicazioni tecniche, organizzative, relative al collegamento tra le CdB, mentre per tutto il resto (comunicati stampa, documenti, testi, prese di posizione, riflessioni) la Segreteria si fa solo portavoce e strumento di diffusione delle istanze discusse, redatte e concordate fra tutte le CdB o in appositi gruppi di lavoro.

Tuttavia, rimane fermo il fatto che la Segreteria è composta da persone che (come tutti e tutte nel proprio ambito personale, associativo, lavorativo, di impegno sociale…) oltre a svolgerne i compiti possono e devono, con serenità, al di fuori sentirsi libere di esprimere la loro posizione personale o collettiva (a voce o scritta, firmata…) senza il timore che questo possa essere confuso con il ruolo e le funzioni che hanno all’interno della Segreteria.

Desideriamo infine raccogliere quello che sentiamo come un invito, da parte della CdB dell’Isolotto, ad avviare “all’interno del movimento delle CdB, una seria riflessione su cosa significhi memoria, storia, fare storia”. E’ indubbio che esistano sensibilità e pratiche diverse (ci sono racconti orali e archivi documentali, autobiografie e ricerche in atto sulla pratica della storia vivente…) ma siamo convinti e convinte che la proposta possa rivelarsi una risorsa preziosa per le nostre Comunità, per il movimento e per le nostre relazioni.

Con questo spirito e con questa fiducia la inoltriamo a tutte le CdB proponendoci di inserirlo nell’ordine del giorno di un prossimo incontro del Collegamento nazionale, per cominciare a parlarne e, a poco a poco, mettere in cantiere un progetto specifico.

Un caro saluto e un augurio a tutti e tutte di una serena Pasqua.

La Segreteria tecnica nazionale

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LA SCALA DI GIACOBBE CI INVITA…

Sabato 7 aprile alle ore 17,30 presso il Salone del Circolo dei lettori, in via Duomo 1 a Pinerolo, si svolgerà la rappresentazione dello spettacolo “Rosa su nero – Love vs Violence” da parte della compagnia teatrale “Dalla rugiada al mare”. Gli interpreti metteranno in scena storie di donne abusate, maltrattate, ammutolite o psicologicamente perseguitate, alternate ad espressioni di amore sano e rispetto dell’essere femminile. Parola, musica e danza si fonderanno per condividere empaticamente con gli spettatori la volontà di porre fine ad una inaudita successione di episodi di violenza.

Rosa su nero. Love Vs Violence. Spettacolo con Luisa Andolfi, Simonetta Baldi, Enzo Caruso, Laura Caspani, Bruno D’alessandro e Carla Guglielmi, regia di Paola Frascarolo, coreografia di Laura Caspani, in collaborazione con l’artista Ilaria Margutti.

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UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 12 e 26 aprile alle ore 18,45.

Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 10 e 24 aprile, sempre al FAT, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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CENTRO  DI  ASCOLTO  DEL  DISAGIO  MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.


TELEFONO  UOMO  A  TORINO

L’Associazione Il Cerchio degli uomini di Torino gestisce uno sportello telefonico per l’ascolto del disagio maschile: telefonare al n. 011 2478185 il martedì dalle 19 alle 20 e il giovedì dalle 12 alle 13.

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PASQUA E CORPO

La Pasqua offre un punto di vista audace e trasgressivo su come vivere e relazionarci con i nostri corpi e con i corpi degli altri nel quotidiano, giorno per giorno. «Per questo, noi donne credenti, a partire dalla Pasqua, gridiamo a pieni polmoni: ci vogliamo vive!».

Nelle manifestazioni organizzate dalle donne negli ultimi anni vengono ripetute le frasi «ci vogliamo vive!», «i nostri corpi, le nostre vite»: tali affermazioni, insieme ad altri slogan e ad altre parole d’ordine, si riferiscono chiaramente alle aggressioni e alle uccisioni machiste che si susseguono incessantemente. La relazione corpo-vita, ovvia per qualsiasi essere umano, va doppiamente ricordata quando si tratta di donne. La Pasqua esalta questo stretto vincolo fra vita e corpo precisamente con le donne e attraverso le donne.

Il corpo nella Pasqua

Le scene evangeliche prepasquali, propriamente pasquali e postpasquali sono scene eminentemente corporee. I Vangeli si occupano soprattutto del corpo vivo di Gesù e solo il minimo indispensabile del corpo morto, del cadavere. La presenza del corpo è talmente pervasiva da risultare impercettibile, con un effetto paradossale che è evidente quando l’angelo annuncia nella tomba vuota che il corpo senza vita di Gesù non c’è e le donne vedono solo i segni del suo passaggio nel sepolcro; per la maggior parte del tempo narrativo, invece, il paradosso rimane implicito.

La scena dell’unzione che anticipa la Pasqua è contrassegnata dalla corporeità dei personaggi (cf. Mc 14,3-9 e par.; Gv 12,1-8): la relazione tra la donna (anonima in Marco e Matteo, Maria di Betania nel quarto Vangelo) e Gesù è esplicitamente corporea; più avanti, le donne che osservano i momenti finali della vita di Gesù e il luogo in cui depongono il cadavere sono legate al suo corpo (cf. Mc 15,40-41 e par.) con l’intenzione, poi messa in atto, di andare a imbalsamarlo secondo il costume (cf. Mc 16,1-3 e par.).

Nella scena della tomba vuota la corporea assenza presente è fondamentale per l’annuncio della resurrezione. La narrazione giovannea dell’incontro fra il Gesù risuscitato e Maria Maddalena (cf. Gv 20,10-18), da parte sua, manifesta l’importanza del corpo, quel corpo che Maria vuole continuare a toccare, a trattenere: i sensi si trasformano nella forma privilegiata dell’incontro e del riconoscimento di Gesù da parte di Maria. E in altre scene successive alla Resurrezione, nello stesso Vangelo e in alcuni dei sinottici, Gesù si dà a conoscere ai suoi discepoli e discepole mediante la “prova” del suo corpo: mangia, chiede che lo tocchino… (cf. Lc 24,33-42).

I racconti evangelici nei quali le donne rivestono uno speciale protagonismo mostrano la stretta relazione che c’è tra Resurrezione e corporeità. È una relazione non facilmente spiegabile a causa del suo carattere paradossale, ma in essa c’è qualcosa di fondamentale per la fede cristiana, che è rimasto nel Simbolo nella frase «credo nella resurrezione della carne». Certamente, carne e corpo non sono termini perfettamente sinonimi, però non si può negare la stretta connessione fra le due espressioni.

La Pasqua nei corpi storici

Frequentemente questa relazione corpo/carne e resurrezione è stata riferita all’aldilà, all’altro lato della morte, proiettando fino a quel mondo sconosciuto il corpo di carne e dimenticando, per disgrazia, che nelle scene evangeliche è la resurrezione a entrare qui, nella storia, nella vita quotidiana. È la Pasqua a inondare e impregnare la corporeità. I sinottici includono nell’annuncio pasquale il comando di tornare in Galilea dove «lo vedranno» e il quarto Vangelo lo afferma anticipatamente nella narrazione dell’unzione di Maria di Betania su Gesù.

I corpi pasquali e le donne

Marco racconta che le donne della tomba vuota sono portatrici di un messaggio nel quale la Pasqua si capisce solo recuperando tutto l’itinerario di Gesù dal punto di vista (risorto) che acquisiscono salendo al sepolcro (cf. Mc 16,7). Tutto questo, vivendo fino in fondo quell’esperienza e la paura potente che impedisce loro di parlare. Tornare in Galilea è recuperare la corporeità presente trasversalmente in tutto il racconto evangelico, ora impregnata, grazie alla Pasqua, della consapevolezza della sua profonda dignità.

Secondo il racconto giovanneo della unzione fatta da Maria di Betania su Gesù (cf. Gv 12, 1-8) in un banchetto in cui si mangia e si beve, nel quale ella versa senza misura profumo di nardo e tocca con i suoi capelli e le sue mani i piedi di Gesù, la Pasqua anticipata offre la consapevolezza della sensualità del corpo, del piacere e della bellezza del gusto, dell’olfatto e del tatto.

La Pasqua anticipata inonda e impregna tale sensualità. Così non solo dà la possibilità etica di prendere coscienza della dignità corporea umana (Marco), ma offre anche l’opportunità estetica di recuperare il gratuito e il non quantificabile come segno pasquale che si sperimenta nel corpo.

Dignità e bellezza, giustizia e gratuità. Etica ed estetica. Senza separazione. In maniera connessa: l’uno e l’altro. Qui sta la Buona Notizia. Nei corpi resi degni d’onore, vivi e vitali, percepiamo i germi attivi del Regno. E tutto questo mediante incontri, presenze assenti, assenze presenti, annunci e paure, di cui sono protagoniste loro, le donne della Pasqua.

La relazione umana che si realizza mediante il corpo è estremamente complessa: relazione con se stessa e con una simile, relazione con gli altri, vicini e lontani… I corpi reali, storici, sono letteralmente distrutti, da una parte, e, d’altra parte, esaltati. Il carattere attribuito ai corpi delle donne radicalizza continuamente questi due poli, ovunque, a causa del patriarcato esterno (sistema neoliberista, sociale, politico, economico, familiare) e del patriarcato interno, interiorizzato sia pure in maniera diversa da donne e uomini.

La lenta abrogazione della legittimità del patriarcato, la lotta contro di esso, è già pasquale e segno della Pasqua che ha impregnato di sé la storia. La Pasqua continua a offrire un punto di vista audace e trasgressivo su come vivere e relazionarci con i nostri corpi e con i corpi degli altri nel quotidiano, giorno per giorno. Suggerisce, per la fede, di accogliere e portare senza sosta la Resurrezione, di portarla e riceverla nella storia, come etica, come profonda e attiva coscienza di dignità, certo, ma anche come gioia, come bellezza, come gratuità, come potente fattore di trasformazione.

Per questo, noi donne credenti, a partire dalla Pasqua, gridiamo a pieni polmoni: ci vogliamo vive!

Mercedes Navarro
www.ilregno.itTraduzione di Cristina Simonelli

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IL COMPITO PER NOI UMANI

Nel ’68 (la uso come data mitica, per dire “in quegli anni” della mia/nostra vita) ci veniva ripetuto come un’antifona dei vespri domenicali: “Non potete limitarvi a contestare, senza avere proposte alternativa da avanzare!”. E’ vero che non sempre avevamo proposte alternative, ben confezionate e inoppugnabili, ma è altrettanto vero che contro ciò che ci appare ingiusto è giusto e doveroso ribellarci sempre e comunque. E, poi, “insieme” costruiremo le alternative: questa era la nostra contro-antifona.

Mi è venuto spontaneo questo ricordo leggendo, su Il manifesto del 24 marzo scorso, la riflessione di Sarantis Thanopulos su “La prevenzione del femminicidio e l’Idra di Lerna”. Lui fa come noi nel ’68: articola con molta chiarezza la sua denuncia dell’“infruttuosità” delle strategie di prevenzione della violenza maschile contro le donne. Il primo “capitolo” è dedicato alle forze dell’ordine: “I poliziotti non sono culturalmente e professionalmente preparati

  • per una certa indulgenza nei confronti della violenza maschile (…) a causa della violenza del proprio privilegio sociale”, che è come dire “ti capisco, sono un uomo anch’io”. Ho sentito con le mie orecchie un prete affermare, parlando di una coppia in difficoltà, che, se fosse stata sua moglie, l’avrebbe uccisa già da tempo quella donna… e l’unico commento da parte dei “confratelli” presenti all’incontro è stato: lui è stato sposato, prima di farsi prete… Come dire: sa di cosa parla.
  • per una diffidenza nei confronti delle denuncianti, che nasce dall’invidia dell’uomo nei confronti della sessualità femminile e della sua emancipazione”.
  • per l’inclinazione ad affrontare i conflitti coniugali in termini di buon senso, anche quando la violenza è la prova di un’unione insensata fondata su false premesse”.

Sullo sfondo di questo discorso vedo la “cultura” pervasiva in cui nasciamo e veniamo educati: cultura della competizione e della prevaricazione, della prepotenza e della superiorità maschile, dell’incenso bruciato a piene mani davanti a chi è potente e domina…

Il secondo “capitolo” chiama in causa magistratura ed esperti: “équipe specializzate della magistratura e delle forze dell’ordine coadiuvate da esperti dei risvolti psicologici, sociologici e antropologici della violenza” e “strutture di sostegno psichico per gli uomini violenti, aiutarli a sostenere il peso di una separazione che sono totalmente inabili a gestire” sono strumenti “necessari” e “utili”, ma “insufficienti”.

Inoltre “usare la pena come puro strumento di prevenzione è controproducente. (…) La severità delle conseguenze legali del proprio gesto rinforza l’atteggiamento di sfida, la determinazione di dare la morte, facendosi giustizia da solo”.

Il terzo “capitolo” è dedicato al “media”, il cui “paradigma commerciale” sollecita l’acquisto compulsivo di notizie da parte dei lettori, che le consumano subito, senza lasciar sedimentare “emozioni, sentimenti, pensieri”. Inoltre, “offrono involontariamente ampissima risonanza agli assassini”, che così “rubano la scena” e “la donna ridotta a vittima è oscurata”.

Thanopulos conclude: “Nulla può prevenire se la società, che difende la donna sul piano legale, odia il suo desiderio, ne teme la potenza destabilizzante. Una società che colpisce gli uomini violenti, continuando a procrearli, è come un’Idra di Lerna che usa Ercole per riprodursi più rigogliosa”.

Fin qui l’analisi-denuncia di Thanopulos. Ma proviamo ad andare oltre, a non fermarci alla denuncia; proviamo a ragionare e ad agire a partire da qui, a cercare insieme possibili alternative: come potrebbe la società smettere di procreare “uomini violenti” o, meglio, uomini che commettono violenze? Come dicevo prima, respiriamo quotidianamente, fin da quando veniamo al mondo, questa cultura della violenza. L’esperienza mi dice che solo con un coerente cammino di autoconsapevolezza possiamo imparare a vivere senza ricorrere alla violenza. Possiamo costruire una società capace di smettere di procreare uomini violenti se, ad esempio, moltiplichiamo i gruppi di autocoscienza tra adulti – uomini e donne – per imparare la cura e il rispetto, la condivisione e il dono, la cooperazione e la felicità nelle relazioni: tutti gli adulti, perché tutti svolgono, coscienti o meno, in positivo o in negativo, un ruolo educativo inevitabile nei confronti di bambini e ragazzi, che li hanno come modelli quotidiani – genitori, nonni, insegnanti, allenatori sportivi, preti…

E pensando ai preti: se in questi ultimi duemila anni avessero praticato e predicato solo il messaggio d’amore di Gesù, invece delle loro dottrine, giustificatrici di gerarchie e di dominio sulle coscienze, sui corpi e sul mondo, la società sarebbe, ne sono convinto, verosimilmente migliore di quanto è. Questo è il compito per noi umani, non per altri: indispensabile e conveniente per la nostra personale felicità.

Beppe Pavan

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