Foglio di Comunità – n° 12/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/11/2017

LE EUCARESTIE

DOMENICA 10 dicembre: molte e molti di noi saranno presenti al seminario a Rimini

NATALE di GESU’: DOMENICA 24 dicembre ore 21 presso il FAT (vicolo Carceri 1) cCelebriamo la memoria della nascita di Gesù con la Veglia natalizia. Come facciamo da qualche anno, durante l’eucarestia faremo una colletta per continuare a sostenere “Medici con l’Africa”

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ASSEMBLEA DI COMUNITA’

Lunedì 18 dicembre, alle ore 21, presso il FAT, al posto del gruppo biblico.

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GRUPPO BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo leggendo il libro della Genesi.

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GRUPPO RICERCA

Ci incontriamo giovedì 14 e 28 dicembre, come sempre a casa di Paola ed Elio a Mira- dolo di S. Secondo. Continueremo la lettura del libro Sovrane di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013). Il gruppo, diventato numeroso, è aperto a chiunque voglia aggiun- gersi.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che siamo ansiosi/e di rivedere.

A Elsa, che ricordiamo sempre nelle nostre Eucarestie. Le auguriamo tanta serenità.

A Ugo che si riprenda al più presto e a Maria che gli è a fianco con tanta forza ed energia.

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AGENDA DELLA PACE 2018

Come l’anno scorso la Segreteria Tecnica ha commissionato alla rivista CONFRONTI un certo numero di Agende 2018 (formato 10×15) al cui interno, a tutta pagina, c’è l’inserzione pubblicitaria/informativa delle Comunità Cristiane di Base. Ne abbiamo an- cora alcune copie che potete richiedere per voi o da regalare.

Luciana

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VIOTTOLI

E’ in spedizione il numero 2/2017 della rivista. Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segna- lazioni, recensioni, ecc.

Per chi ancora non lo avesse fatto, vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017 e, volendo, ad anticipare quella del 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108 BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per infor- mazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i nume- ri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTO- LI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamen- te, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLE GUERRE”

Confermiamo l’incontro che avremo il 5 dicembre con alcuni/e consiglieri/e del Comune di Pinerolo per proseguire il confronto, avviato finora in sedi separate, su come passare da un’economia ed una politica di guerra ad una politica ed un’economia di pace, a parti- re da noi e dalla nostra città. Siamo molto lieti/e e fiduciosi/e per l’adesione che hanno dato alla nostra proposta. Vi terremo informati/e.

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SEMINARIO NAZIONALE CDB
“BEATI GLI ATEI PERCHE’ INCONTRERANNO DIO”
RIMINI 8-9-10 DICEMBRE 2017

Della nostra comunità saremo una decina e ci occuperemo dell’organizzazione tecnica. Sarà faticoso, ma sicuramente una bella e coinvolgente esperienza.

Ai/alle partecipanti al seminario nazionale delle Cdb di Rimini:

Visto il numero di iscritti/e (170) saremo sistemati oltre che nella casa per ferie dei Sale- siani (dove svolgeremo il seminario) in altri tre hotel nelle immediate vicinanze (meno di 100m) per le notti e la colazione; pranzi e cene saranno invece tutti presso la casa per ferie.

Il pagamento della pensione completa (o dei soli pasti) e dell’iscrizione verranno effet- tuati presso la segreteria del seminario e non nei rispettivi hotel: ecco perché sarà possi- bile solo il pagamento in contanti (non essendo provvisti come segreteria tecnica delle CdB del POS).

La registrazione dei documenti e l’assegnazione della camera verrà effettuata per i tre hotel presso le rispettive reception, mentre per coloro che alloggeranno nella casa per fe- rie sarà al momento dell’iscrizione; tutti/e coloro che arriveranno il giovedì pomeriggio saranno alloggiati nella casa per ferie, mentre tutte le camere singole (e molte doppie) saranno situate nei tre hotel esterni.

Venerdì 8/12 alle ore 18:45 si svolgerà nel salone/teatro della casa per ferie, per chi lo desidera, la presentazione della mostra delle opere di Karin Peschau “Donne forti, donne ribelli, donne della RiformAzione”; interverranno la pittrice e Bruna Peyrot. La mostra sarà ospitata (in parte) presso la casa per ferie e nei locali della Chiesa Valdese di Rimini.

I gruppi di lavoro che seguiranno le relazioni di sabato 9/12 saranno 7, composti ognuno da 20-25 partecipanti e facilitati da una/due persone delle CdB di: Oregina, via Città di Gap, NordMilano, Verona, Isolotto, San Paolo, Cassano. Ogni gruppo si confronterà sulle medesime tematiche (emerse nelle due relazioni) e preparerà un breve resoconto che verrà presentato la domenica mattina. La scelta del gruppo avverrà al momento dell’i- scrizione.

Sabato 9/12 dalle ore 14:30 alle 15:15, introdotto da Gianni Novelli, verrà proiettato nel salone/teatro, per chi lo desidera, il video-testimonianza realizzato da Protestantesimo, del funerale di Giovanni Franzoni;

Per quanto riguarda il momento di festa autogestito del sabato sera (che molto proba- bilmente, per esigenze organizzative, verrà spostato alle 21.30) invitiamo le comunità (e chiunque lo desideri) a portare dolci (o cibi salati) da condividere ed eventuali strumenti musicali per allietare la serata; è confermato, in contemporanea, l’incontro del collega- mento nazionale delle CdB in cui dovremmo definire alcune questioni riguardanti l’in- contro europeo del 2018 e decidere la data del successivo collegamento da fare tra la fine di gennaio e metà febbraio.

La segreteria tecnica delle CdB

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CAPODANNO AL FAT

Anche quest’anno ci ritroveremo il 31 dicembre per salutare l’anno nuovo nei locali del F.A.T. con ritrovo alle ore 19 per la cena. I volontari e volontarie del F.A.T. prepare- ranno gli agnolotti sotto la guida di Angelo. Per il resto, ognuno/a porti qualcosa da con- dividere. A seguire, giochi vari e dalle ore 23 si sorteggeranno i premi della lotteria. Per motivi organizzativi le adesioni dovranno giungere entro giovedì 28 dicembre. Si può contattare Domenico o altri/e volontari/e del F.A.T.

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UOMINI IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 7 e 21 dicembre alle ore 18,45

Il gruppo UinC 2 si riunisce al FAT martedì 19 dicembre alle ore 21

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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CENTRO DI ASCOLTO DEL DISAGIO MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 366 1140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com op- pure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verifi- care e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto. Trova il coraggio di chiedere aiuto CAMBIARE SI PUO’

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CENTRO ANTIVIOLENZA “SVOLTA DONNA ONLUS”

 Siamo un gruppo di donne accomunate dalla volontà di offrire ascolto, accoglienza e so- stegno alle donne vittime di qualsiasi forma di violenza e di promuovere, attraverso ini- ziative di informazione e comunicazione rivolte alla popolazione, una cultura alternativa a quella della violenza di genere.

 Nell’intento di agire a favore di tutta la collettività, la nostra Associazione si propone di:

– attivare forme di ascolto ed accoglienza alle donne che subiscono violenza at- traverso l’operato del Centro di Ascolto Telefonico Svolta Donna con il numero verde gratuito 800 093 900

promuovere iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione sul tema della violenza attraverso la programmazione di iniziative pubbliche e la presenza dell’associazione durante manifestazioni, giornate dedicate [News ed Eventi] la stampa e diffusione di opuscoli informativi, la pubblicazione di atti di convegni, la redazione di ar- ticoli per giornali, riviste ed altri periodici, l’attività

OFFRIAMO GRATUITAMENTE I SEGUENTI SERVIZI

– ascolto telefonico al numero verde e accoglienza diretta nei nostri 5 sportelli sul territorio

– consulenza legale da parte di un gruppo di avvocate

– consulenza psicologica

– su progetti specifici percorsi di psicoterapia e attivazione di borse lavoro

– ospitalità temporanea in strutture di accoglienza, nei casi urgenti, in collaborazione con il Pronto Soccorso, le Forze dell’Ordine e il Servizio Sociale di competenza

– ospitalità presso la Casa Rifugio per donne che hanno deciso di intraprendere un per- corso di affrancamento dalla violenza

– incontri di sensibilizzazione programmati nelle scuole durante tutto l’anno scolastico

INOLTRE CI OCCUPIAMO DI:

– promuovere iniziative culturali di sensibilizzazione e di denuncia in merito al problema della violenza

– seguire gruppi di auto mutuo aiuto per donne che hanno subito violenza e che vogliono parlare e discutere del problema insieme ad altre donne

SPORTELLI DI ASCOLTO E ACCOGLIENZA

Sono 5 i nostri sportelli ad accesso diretto sul territorio., significa che ci si può presentare senza telefonare o prendere appuntamento. L’elenco lo trovate qui http://voltoweb.it/svoltadonna/sportelli-di-ascolto/

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Da credenti, “oltre le religioni”: il seminario nazionale delle CdB

Sono due i libri da cui trae spunto e sostanza il seminario nazionale delle Comunità Cri- stiane di Base italiane in programma il prossimo 8-10 dicembre a Rimini (Casa per Ferie Don Bosco – Viale Regina Elena, 7: il programma completo e le informazioni per iscriver- si e partecipare le trovate su questo stesso numero, in ultima di copertina). I

l primo è l’opera postuma di Ortensio da Spinetoli, L’inutile fardello (Chiarelettere ed., arrivato in pochi mesi alla terza edizione), in cui il teologo cappuccino tenta di libe- rare la fede da dogmi e precetti, parole e liturgie sovrastrutturali rimettendo al centro della vita cristiana le parole e la testimonianza di Gesù.

Il secondo libro è di John Shelby Spong, María López Vigil, Roger Lenaers, José María Vigil, Oltre le religioni, un’opera pubblicata in Italia grazie alla partnership tra Adista e l’editrice Gabrielli (anche questo libro si può richiedere ad Adista) che raccoglie saggi di diversi teologi di punta; in particolare dal contributo del teologo spagnolo Vigil viene il titolo stesso del seminario delle CdB: “Beati gli atei perché incontreranno Dio”. Perché Dio, secondo il movimento delle Comunità di Base, va ormai declinato secondo paradigmi totalmente diversi da quelli tradizionali.

E le religioni vanno ripensate secondo modelli che non prevedano più la sottomissione dell’essere umano ad autorità, gerarchie, caste sacerdotali che pretendono di essere de- positarie di antiche credenze o verità delle quali sarebbero le uniche veraci interpreti, in quanto rivelate e compiute solo grazie ad esse. Così come sono ormai astoriche e incon- cepibili Chiese e istituzioni religiose che pongano se stesse e i loro insegnamenti al di so- pra della scienza e di ogni autorità civile.

Insomma, il seminario delle CdB si preannuncia dirompente nei contenuti (difficile in- fatti anche solo pensare ad una comunità di credenti che si interroga in modo così radi- cale sul senso stesso del proprio modo di vivere e declinare la fede) e particolarmente ric- co anche di contributi. Basta citare la presenza di don Ferdinando Sudati, Sergio Tanzarella, Augusto Cavadi, Giancarla Codrignani, Bruna Peyrot, Valeria Mi- lani Comparetti; ma anche della nostra redattrice Claudia Fanti, trait d’union tra quanto le Comunità di Base elaboreranno a Rimini e quanto invece Adista celebrerà con- temporaneamente a Roma, durante la festa-evento dei suoi 50 anni. Perché il cammino di Adista e delle CdB in questi decenni è corso sullo stesso binario di laicità, vangelo, Concilio e democrazia.

Proprio sui temi del seminario, e più in generale sulle prospettive d’impegno e di azione delle CdB, abbiamo posto alcune domande ad un suo storico animatore, Marcello Vigli. Di seguito l’intervista.

Quali sono le sfide che ritieni il movimento delle CdB sarà chiamato ad affron- tare nel prossimo futuro?

Sono quelle stesse che ogni Chiesa è chiamata ad affrontare oggi per testimoniare la fede in un mondo in cui la globalizzazione e la comunicazione telematica hanno rotto ogni confine fra culture diverse, imponendo agli abitanti del pianeta, uomini e donne, scelte radicali: rivendicare particolarità etnica e linguistica per riaffermare identità inconcilia- bili, o rinnegarle per integrarsi in un comune sentire da esprimere in sempre nuovi lin- guaggi. Il rischio che corrono è quello di considerare esaurita la loro esperienza dopo l’elezione di papa Francesco, cedendo alla tentazione costituirsi in gruppi di spiritualità nell’intento di superare il limite, individuale e collettivo, dell’umano che ci è dato di vive- re nel tempo, prescindendo dall’impegno collettivo a costruirla. Resta infatti inautentica e consolatoria ogni spiritualità che spinga a separarsi dagli altri, ponendosi fuori della storia.

A tuo giudizio quale è stato il lascito maggiore di Giovanni Franzoni al movi- mento delle Comunità di Base?

Con la sua scelta di vita ha testimoniato il messaggio che le Cdb rappresentano con la loro proposta di Chiesa altra. Ha mostrato il modo di essere cristiano fedele all’impegno di evangelizzare costruendo il Regno, ma rifuggendo alla tentazione di usarne l’annuncio per acquisire consenso e potere. Giovanni il potere ha saputo lasciarlo immergendosi in quella parte di umanità che affronta quotidianamente la lotta per evitare che i poveri siano sfruttati, i deboli siano oppressi e le minoranze siano emarginate. In questa pro- spettiva ha esercitato la sua cittadinanza politica; il suo impegno è stato esemplare per la coerenza con cui ha vissuto la distinzione fra politica e religione nella dimensione del- la laicità, riconoscendo il diritto dovere dello Stato di scegliere in piena autonomia le normativa per garantire la democrazia.

Il titolo del vostro incontro suggerisce l’idea che ci sia bisogno di più spiritua- lità, ma di meno “religione”. In che senso?

La religione fin dal suo imporsi nella vita associata degli uomini ha assolto a diverse funzioni. Al bisogno di darsi ragione della propria esistenza, di avere un referente supe- riore a cui appellarsi per avere sostegno e per ottenere giustizia. Proprio l’esercizio di questa funzione offrì ben presto giustificazione alla gerarchizzazione dei ruoli sociali at- tribuendo una giustificazione sovraumana a chi esercitava il potere. Col tempo la scienza la rese superflua anche nell’interpretazione dell’esistente, rendendo tutto umano l’esercizio della sovranità. Pur così ridimensionata nel suo ruolo “conoscitivo”, la religio- ne non perse del tutto, però, quello “politico” nel connubio fra l’autorità spirituale dei ca- pi religiosi e il potere, in diverso modo conquistato, da quelli politici in concorrenza con l’insorgere delle ideologie. In verità la loro “morte” ha rilanciato la religione pur se in di- verse forme, alcune anche del “fai da te”.

Il pontificato di papa Francesco ha fatto pensare a molti, nell’area del cosid- detto “dissenso”, ad una possibile apertura, riconoscimento, da parte della Chiesa gerarchica nei confronti di chi, come voi, ha detto con molti anni di an- ticipo ciò che oggi è all’ordine del giorno del rinnovamento ecclesiale che mol-ti, credenti e non credenti, attendono. Questo gesto da parte del papa e dell’e- stablishment ecclesiastico non è però arrivato, nemmeno nei confronti di Gio- vanni Franzoni, dopo la sua scomparsa. Come mai?

È forse improprio continuare a parlare di “dissenso” da tempo diventato, almeno nelle Cdb, proposta di “Chiesa altra”. Il termine si può oggi forse, paradossalmente, riutilizza- re per indicare l’area della destra ecclesiastica che si oppone, più o meno silenziosamen- te, al “revisionismo” teologico (molto blando) e alle innovazioni strutturali (poche in real- tà) di papa Bergoglio, che giustamente, dal suo punto di vista, non “apre” alle nostre esperienze. Il papa e ancor più il suo “establishment” hanno ben inteso che le loro rifor- me, pur sempre preziose se realizzate, hanno ben poco a che fare con quanto le Cdb han- no detto e fatto con molti anni di anticipo su ciò che oggi è all’ordine del giorno per ade- guare l’annuncio evangelico alle trasformazioni in atto nella società. Non a caso ha riabi- litato don Primo Mazzolari ed è salito a Barbiana, ma per Franzoni neppure un re- quiem per il suo funerale… troppo laico.

Valerio Gigante
Adista Notizie n° 40 del 25/11/2017

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Per un cammino di spiritualità oltre le religioni

Già i primi cristiani, a partire da Paolo, ma ancor più i loro successori, insoddisfatti di un modesto immaginario fatto di parabole e ridotto al sintetico comandamento dell’amore, non seppero resistere alla tentazione di arricchire “la Parola” annunciata da Gesù di Nazareth, che aveva proclamato chi vede me vede il Padre.

Lo fecero inserendola in un discorso più complesso, infarcito delle parole e delle immagi- ni su Dio e sul cosmo, da lui creato, usate dai pensatori che le avevano inventate ed ela- borate, magari attribuendogliene la paternità.

Pronunciate da autorità che si proclamavano volute da Dio, assunsero il valore di verità assolute, che ben presto diventarono sistema.

Ne nacque un patrimonio di verità gestito da autorità che se ne arrogarono l’esclusiva – una di esse giungerà a dichiararsi “infallibile” – dando vita alla “teologia,” alle “teologie.

Queste condizionarono a lungo la vita sociale, aggiornandosi progressivamente con il trasformarsi dei rapporti sociali e politici.

Utilizzate nei secoli come bandiere identitarie per giustificare proselitismo e intolleran- ze, persecuzioni e guerre, furono col tempo sostituite dalle “ideologie”, più o meno sup- portate dall’avanzamento della ricerca scientifica.

A liberarcene un buon aiuto ci è offerto dalla sintesi che Ortensio ci ha lasciato in eredi- tà, ma solo il ricordo del passato ci aiuterà ad evitare l’errore di ricostruirci un nuovo “fardello”, come lui ha chiamato la religione.

Per questo sarà bene prestare molta attenzione alla storia dei tanti nomi di dio, con cui gli uomini hanno preteso di superare il loro limite attingendo alla conoscenza dell’Assoluto.

Resta infatti inautentica e consolatoria ogni spiritualità che tende a superare il limite, individuale e collettivo, dell’umano che ci è dato di vivere nel tempo, cioè nella storia, se non diventa partecipazione all’impegno collettivo a costruirla, considerando gli altri co- me compagni di strada con cui collaborare; magari amandoli se si segue l’insegnamento di Gesù di Nazareth.

Marcello Vigli

Foglio di Comunità – n° 11/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/10/2017

LE EUCARESTIE 

DOMENICA  12 novembre: ore 10 (prepara Luciana)

DOMENICA  26 novembre: ore 10 (preparano Dome e Antonella)

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ASSEMBLEA DI COMUNITA’

Domenica 26 novembre, alle ore 10,30 dopo l’Eucarestia

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GRUPPO BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo continuando la lettura del libro della Genesi.

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GRUPPO DONNE

Abbiamo partecipato al coordinamento nazionale Donne Cdb a Bologna. Partendo dall’esigenza, più volte espressa nei precedenti incontri di coordinamento, di lasciar traccia scritta del nostro percorso, abbiamo proposto un seminario. A nostro parere è necessario riflettere sulla nostra esperienza per darle un senso. E’ un lavoro politico impegnativo, che ci coinvolge soggettivamente, mettendo in gioco i nostri desideri e  i nodi più profondi da affrontare.

Il seminario si svolgerà presumibilmente a gennaio a Milano, presso la Libreria delle donne, dove incon- treremo il Gruppo che si definisce Comunità di Storia Vivente, fondato da Marirì Martinengo, Luciana Tavernini, Laura Minguzzi e altre. La Storia Vivente è una pratica politica di donne in relazione che si autorizzano a narrare la storia partendo da ciò che sentono, vivono, desiderano profondamente. Si procede in relazione, affrontando nodi soggettivi che hanno caratterizzato la storia di ognuna, indagando la propria vita, il proprio percorso con le altre e connettendoli agli eventi, ai fatti storici che l’hanno attraversata. Questo esce dai canoni della storia oggettiva, ma può dar vita ad una storia incarnata che cerca di dar sen- so al vissuto, mantenendo la passione per la storiografia, lasciando aperte le questioni, acquistando così uno sguardo diverso sulla storia.

Il coordinamento si incontrerà dopo questo seminario per definire il prossimo Incontro Nazionale delle donne Cdb e non solo.

Carla e Doranna

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GRUPPO RICERCA

Ci incontriamo giovedì 2, 16 e 30 novembre, come sempre a casa di Paola ed Elio. Stiamo leggendo il libro Sovrane di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013). Il gruppo, sempre più numeroso, è aperto a chiunque voglia

Carla e Beppe

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che finalmente è ritornata a Pinerolo.

A Elsa, che ricordiamo sempre nelle nostre Eucarestie. Le auguriamo tanta serenità.

Alla mamma e alla famiglia di Roberto Mazzà, che abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio giovedì 19 ottobre.

A Luciano, che il 3 novembre ritorna dal Perù e avrà parecchie cose da raccontarci, mentre

Angelina, Nico, Sergio, Carla e Beppe dal 31 ottobre al 28 novembre saranno a Cuba…

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VIOTTOLI

Stiamo preparando il prossimo numero della rivista. Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Per chi ancora non lo avesse fatto, vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017 e, volendo, ad anticipare quella del 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a:  Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario:

IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108      BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLE GUERRE”

Nella riunione del 16 ottobre abbiamo affrontato tre questioni:

1) Su quanto sta succedendo in Spagna (conflitto istituzionale con la Catalogna) ci siamo per ora limitati/e a condividere che non si può affrontare un problema politico, per quanto conflittuale sia, con la violenza

2) Enrico Lanza ed Enrica Pazè sono stati a Strasburgo per informare il Consiglio d’Europa sul con- ferimento della cittadinanza di Pinerolo a Ocalan. E’ stata l’occasione per proporre di riflettere sul “Confederalismo democratico”, la proposta politica di Ocalan al popolo kurdo – e al mondo intero – per affrontare i conflitti senza violenza. Ci sembra un tema che unisce le situazioni del Kurdistan, della Catalogna e dell’Italia (e non solo…): lo approfondiremo nel gruppo e faremo circolare le nostre riflessioni. A questo tema attiene anche il libro “Sovrane” di Annarosa Buttarelli, che stiamo leggendo nel gruppo ricerca.

3) Abbiamo confermato e definito i dettagli dell’incontro che avremo il 5 dicembre prossimo con alcuni/e consiglieri/e del Comune di Pinerolo per proseguire il confronto, avviato finora in sedi separate, su come passare da un’economia e una politica di guerra a una politica e un’economia di pace, a partire da noi e dalla nostra città. Siamo molto lieti/e e fiduciosi/e per l’adesione che hanno dato alla nostra proposta. Vi terremo informati/e.

Beppe

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AGENDA DELLA PACE 2018

Come l’anno scorso la Segreteria Tecnica delle CdB ha commissionato alla rivista CONFRONTI un certo numero di Agende 2018 (formato 10×15) al cui interno, a tutta pagina, c’è l’inserzione pubblicitaria/informativa delle Comunità Cristiane di Base. Anche la nostra Cdb ha prenotato alcune copie che sono già disponibili e che potete richiedere per voi o da regalare.

Luciana

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INCONTRO REGIONALE CDB

Si è svolto Domenica 15 OTTOBRE 2017 a Torino, presso l’associazione “Opportunanda”. Adriana Valerio ha sviluppato riflessioni molto coinvolgenti sul tema: La Buona Novella di Gesù di Na- zareth e le parole delle donne, intervallate dalla lettura di poesie di Rita Clemente, della cdb di Chieri.

L’introduzione di Doranna, le riflessioni di Adriana e le poesie di Rita saranno integralmente pubblicate sul prossimo numero di Viottoli, che uscirà a dicembre.

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UOMINI IN CAMMINO

 Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 9 e 23 novembre alle ore 18,45.

Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 7 e 21 novembre, alle ore 21. Anche questo gruppo si riunisce ora al FAT (non più all’Arci).

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desi- derio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

Angelo, Beppe, Domenico, Luciano, Memo, Ugo

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CENTRO DI ASCOLTO DEL DISAGIO MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di perso- na. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e ap- profonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

Trova il coraggio di chiedere aiuto  CAMBIARE  SI PUO’

L’associazione Liberi dalla violenza sta organizzando incontri pubblici per far conoscere il Centro alla popolazione del territorio pinerolese.

A Pinerolo, in collaborazione con l’assessorato alle Pari Opportunità, la serata di presentazione si svolge- rà presso il Salone dei Cavalieri giovedì 23 novembre alle ore 21.

Altre iniziative sono in programma per raccogliere fondi, necessari in questa fase di avvio:

Sabato 25 novembre, ore 21, presso il Teatro del Forte a Torre Pellice: Concerto di Musica  Lirica e da Camera.

In occasione del 25 novembre – giornata internazionale per l’eliminazione della violenza  maschile alle donne – l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Pinerolo sta organizzando, insieme alle asso- ciazioni Svolta Donna, Anlib e Liberi dalla violenza, iniziative  di sensibilizzazione per la popolazione. Saranno fatti circolare volantini specifici.

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CENTRO ANTIVIOLENZA “SVOLTA DONNA ONLUS”

Siamo un gruppo di donne accomunate dalla volontà di offrire ascolto, accoglienza e sostegno alle donne vittime di qualsiasi forma di violenza e di promuovere, attraverso iniziative di informazione e comunicazione rivolte alla popolazione, una cultura alternativa a quella della violenza di genere.

Nell’intento di agire a favore di tutta la collettività, la nostra Associazione si propone di:

–  attivare forme di ascolto ed accoglienza alle donne che subiscono violenza attraverso l’operato del Centro di Ascolto Telefonico Svolta Donna con il numero verde gratuito 800 093 900

–  promuovere iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione sul tema della violenza attraverso la programmazione di iniziative pubbliche e la presenza dell’associazione durante manifestazioni, giornate dedicate [News ed Eventi] la stampa e diffusione di opuscoli informativi, la pubblicazione di atti di convegni, la redazione di articoli per giornali, riviste ed altri periodici, l’attività editoriale

OFFRIAMO GRATUITAMENTE I SEGUENTI SERVIZI

  • ascolto telefonico al numero verde e accoglienza diretta nei nostri 5 sportelli sul territorio
  • consulenza legale da parte di un gruppo di avvocate
  • consulenza psicologica
  • su progetti specifici percorsi di psicoterapia e attivazione di borse lavoro
  • ospitalità temporanea in strutture di accoglienza, nei casi urgenti, in collaborazione con il Pronto Soccorso, le Forze dell’Ordine e il Servizio Sociale di competenza
  • ospitalità presso la Casa Rifugio per donne che hanno deciso di intraprendere un percorso di affrancamento dalla violenza
  • incontri di sensibilizzazione programmati nelle scuole durante tutto l’anno scolastico

INOLTRE CI OCCUPIAMO DI:

  • promuovere iniziative culturali di sensibilizzazione e di denuncia in merito al problema della violenza
  • seguire un gruppo di auto mutuo aiuto (AMA) per donne che hanno subito violenza e che vogliono parlare e discutere del problema insieme ad altre donne

SPORTELLI DI ASCOLTO E ACCOGLIENZA
Sono 5 i nostri sportelli ad accesso diretto sul territorio., significa che ci si può presentare senza telefonare o prendere appuntamento.

A PINEROLO il GIOVEDI’ dalle 10 alle 12 presso l’Ospedale Agnelli via Brigata Cagliari 39

Ad AVIGLIANA il GIOVEDI’ dalle 10 alle 12 presso Villa San Giuseppe Via Pirchiriano 5

Ad ORBASSANO il MERCOLEDI‘ dalle 10 alle 12 presso l’ospedale San Luigi Regione Gonzole 10 (Ambulatori Centrali)

A RIVOLI il VENERDI’ dalle 10 alle 12 presso l’Ospedale

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COMUNICATO STAMPA – Le riflessioni delle Comunità cristiane di base e di Noi Siamo Chiesa sull’anno luterano. Cattolici e luterani celebrino insieme l’Eucaristia.

Nella giornata in cui tutti i protestanti italiani celebrano insieme l’eredità della Riforma e alla vigilia del 31 ottobre, 500 anni dalle tesi di Lutero, le Comunità cristiane di base e Noi Siamo Chiesa diffondono nel testo allegato le proprie riflessioni sull’anno luterano.

Dopo aver constatato che esso è stato celebrato spesso con iniziative comuni si constata che nella Chiesa cattolica su Lutero non c’è più il giudizio negativo che egli ha avuto per troppo tempo . In particolare è stata importante la celebrazione comune dell’anno luterano fatta a Lund in Svezia il 31 ottobre 2016 con papa Francesco.

Il documento prende atto delle responsabilità della Chiesa cattolica nella rottura di 500 anni fa e constata quanto poi la Controriforma l’abbia “ingessata nella dottrina e nella pastorale” fino al Concilio Vaticano II, vero momento di rottura col proprio passato.

Ci si chiede allora come continuare, partendo dal fatto che l’unità nella pluralità dei cristiani può essere un importante punto di riferimento ideale, etico e anche politico per quanto riguarda le crisi di ogni tipo che travagliano l’umanità.

Infine si propone che questa necessità e volontà di unità si realizzi da subito con la comune celebrazione dell’Eucaristia perché “ dove sono due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

Le Comunità cristiane di base italiane
Noi Siamo Chiesa

Roma, 28 ottobre 2017

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Riflessione comune delle Comunità cristiane di base e di Noi Siamo Chiesa: dopo la commemorazione comune del quinto centenario della riforma protestante è maturo un salto di qualità nel cammino verso l’unità tra cattolici e luterani

Un anno importante

Il 2017 è stato il quinto centenario della Riforma protestante, l’anno di Lutero: arrivati al 31 ottobre, giorno nel quale nel 1517 da Wittenberg egli fece conoscere la sua protesta contro il traffico delle indulgenze è utile fare una valutazione generale su come questo anniversario, importante per tutta la cristianità, è stato celebrato, soprattutto per poter costruire il futuro.

Di Lutero e dell’inizio della Riforma si è parlato molto nelle chiese evangeliche ed anche in quella cattolica. Abbondante è stata la produzione storiografica; ci piace, in particolare, ricordare il “Lutero” di Adriano Prosperi, uscito in primavera da Mondadori.

La prima constatazione da fare è che la figura di Lutero è oggi percepita dalla sensibilità cattolica in modo molto diverso dal passato. Si tratta di una vera e propria rottura della continuità nel giudizio negativo durato per secoli. Padre Giancarlo Pani S.J. sul numero 4016 di questo ottobre della Civiltà Cattolica ha scritto: “Nel mondo cattolico, Martin Lutero è stato considerato per  secoli «l’eretico» per antonomasia. Oggi, a cinquecento anni di distanza, la ricerca storica e gli studi recenti portano a chiederci: «eretico» lo era davvero? Onestà e amore per la verità  dovrebbero sostenere la ricerca e guidare il nostro sguardo: è infatti necessaria e urgente una rilettura del passato, libera da luoghi comuni e da «vulgate» trasmesse acriticamente; libera anche da posizioni e pregiudizi affermatisi lungo i secoli a scapito del vero.”

Protagonista dello “sdoganamento” di Lutero è stato papa Francesco con la sua visita a Lund in Svezia un anno fa per la “Commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma”. Egli ha indicato allora i binari sui quali avrebbe dovuto indirizzarsi l’anno luterano. La sua presenza e il suo discorso hanno avuto, anche se non sotto la forma di un esplicito riconoscimento di colpe “cattoliche” di 500 anni fa, le caratteristiche di una riflessione molto critica sul passato.

Da parte evangelica il nuovo atteggiamento della Chiesa di Roma è stato colto con grande favore. Ha detto il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini: “il papa ha semplicemente voluto dire che la Riforma non è una proprietà confessionale, ma un patrimonio della cristianità e, se vogliamo, dell’intera umanità. Le frasi di Francesco sulla riscoperta luterana della Bibbia costituiscono l’architrave di una riabilitazione che oggi si esprime non con le formule dell’alta teologia ma in un linguaggio diretto e popolare”.

I 500 anni sono stati celebrati in modo ecumenico, ci siamo conosciuti meglio, ci siamo accorti che i contrasti drammatici del passato sono ora dimenticati o, se conosciuti, sono poco comprensibili e per niente giustificabili oggi, a causa delle terribili violenze tra i popoli e tra gli Stati che essi hanno determinato. Di qui la volontà di riscattare un passato così oscuro e doloroso. Da questo anniversario deve partire maggiore conoscenza e riflessione sulla complessità di tutta la vicenda della Riforma, che ha avuto tanti altri protagonisti. Tutti questi avvenimenti sono nati e cresciuti nel cuore della vecchia cristianità. Per riscattare una storia dolorosa perché allora non potrebbe partire da qui, dalla nostra Europa, una vasta iniziativa per una presenza alternativa di tutti i cristiani in un mondo globalizzato, con nuove religioni e problemi immensi (aumento del divario tra i poveri e i ricchi, devastazione dell’ambiente, guerre, riarmo ecc…), che rendono di livello ben modesto l’importanza delle divisioni che permangono tra di loro?

La riflessione sulla storia della Chiesa

Una buona riflessione sulla storia della Chiesa ci pone nelle condizioni di guardare all’essenziale  (a Cristo, alle Scritture….) e di mettere in un angolo o perlomeno di ridimensionare le differenze, a proposito di strutture ecclesiastiche, di certezze intoccabili, di forme dei sacramenti, di affermazioni dogmatiche, di anatemi, di scomuniche, di santi e di culto mariolatrico, ecc.. . Tanti contenuti e tante forme della cristianità ci appaiono allora fragili, lo spirito antievangelico di uomini e di comportamenti ci appare evidente.

 

In questo anno luterano abbiamo conosciuto meglio quale fosse quella fase storica e constatato le responsabilità della rottura da parte cattolica: la corte papale e la curia, la colpevole incomprensione delle istanze di purificazione proposte da Lutero e da tanti altri (a partire da Erasmo), l’intreccio con interessi secolari che facevano capo al papa e al suo potere temporale, l’arroganza dell’intervento d’autorità nei confronti di Lutero e via di questo passo. Abbiamo capito meglio tante cose: l’assoluta prevalenza su tutto (sulle gerarchie, sulle forme della vita  cristiana….) del solus Christus, della Parola di Dio contenuta nelle Scritture, dell’importanza della coscienza e della responsabilità personale, del sacerdozio ministeriale di tutti i battezzati. Abbiamo anche riflettuto sul fatto che, se ci sono ancora Chiese e credenti nell’Evangelo dopo quello che è successo in questi 500 anni, ciò significa che lo Spirito c’è e non dorme!

La separazione di 500 anni fa è continuata, è esplosa con le guerre di religione, ha travagliato l’Europa per cento anni. La Controriforma ha ingessato nella dottrina e anche nella pastorale la nostra Chiesa bloccandola, almeno nella sua guida generale, anche nella possibilità di capire la modernità, la democrazia, la libertà di coscienza, la laicità (valori che si sono affermati contro o al di fuori della Chiesa e che hanno radici nella Riforma). Finalmente il Concilio Vaticano II è stato il momento di rottura col passato, anche se non sempre in modo esplicito. Noi, che siamo figli del Concilio, ci siamo trovati a constatare che tanti dei cambiamenti profondi che lì si determinarono erano già contenuti nelle istanze della Riforma.

Ma la riflessione di questi mesi è stata a tutto campo, sul modo tortuoso con cui la grande rottura nel ‘500 si è progressivamente determinata , con esiti imprevedibili e che sono andati ben aldilà di quanto prefiguravano le 95 Tesi. Paolo Ricca, nella sua prolusione all’anno accademico della facoltà valdese di teologia dell’anno scorso, ha contribuito a una comprensione complessiva elencando anche quanto non si può celebrare : il ricorso dei riformatori all’autorità politica dei principi tedeschi  per sostenere la causa della Riforma, il contrasto con la rivolta dei contadini   “che trascrivevano la libertà cristiana predicata da Lutero nelle libertà civili e sociali”, la demonizzazione degli ebrei (sopratutto da parte di Lutero).

Come continuare

Il “mondo” ha bisogno dell’unità dei cristiani. Intendiamo naturalmente l’“unità nella pluralità o nella diversità”, secondo l’idea forza che è comune a chi crede nel riavvicinamento tra tutti i credenti nell’unico Evangelo. Nella società postsecolare, con le ideologie in crisi e con una ripresa della ricerca di senso, le differenze tradizionali tra credenti e quelle tra credenti e non credenti hanno perso importanza mentre cresce continuamente la necessità di punti di riferimento  che  siano portatori nel mondo di valori etici comuni di fronte alle crisi drammatiche di tanti tipi diffuse nella nostra umanità . La comune fede nell’Evangelo dovrebbe impedire, oggi più che mai, quello che abbiamo visto troppe volte nel corso della storia : cristiani con bandiere diverse che si combattono aspramente tra di loro, o considerano nemico chi crede nel Dio di un’altra religione. Il percorso verso l’unità dei cristiani è quanto il “mondo” può pretendere subito dai credenti in  ordine al loro  apporto concreto a contrastare il disordine esistente.

In questa direzione cosa resterà allora di questo anniversario? Nelle dichiarazioni comuni i rapporti erano già buoni da tempo. La Dichiarazione sulla giustificazione del 31 ottobre del 1999 è stata un momento centrale non solo nei rapporti cattolico-luterani, poi il lungo documento congiunto “Dal conflitto alla comunione” del giugno 2013 ha posto le premesse per l’incontro di Lund e per il documento che in quella occasione  vi è stato firmato.

Ma perché non si va nella direzione del superamento formale della divisione? Questa è la domanda che si è fatto Hans Küng , rispondendo che è tempo di ricomporre l’unità. Nella base cattolica il percorso è ancora lungo e sarebbe interessante riuscire a capire quanto e quale eco questo anniversario abbia avuto nelle nostre parrocchie e quante aperture abbia trovato. Esso si è dovuto confrontare con una diffusa ignoranza nel popolo cristiano della storia della Chiesa per contrastare la quale ci sembrano necessari impegni formativi di lunga durata.

Un vero percorso ecumenico che, come sostiene Piero Stefani, a volte sembra appannato da altre emergenze (le nuove religioni, il dialogo interreligioso e interculturale) è  condizione  sine qua non perché la nostra Chiesa sappia immedesimarsi veramente nel messaggio del Concilio (debitore, abbiamo detto, della Riforma) abbandonando tutte le derive di tipo identitario, che sono quelle di quanti  hanno diffidenza nei confronti del nuovo corso di papa Francesco.

Proponiamo  che, ovunque  ce ne siano  le condizioni minime, si vada comunque  nella direzione  di “preghiere comuni e di comuni opere di misericordia” (questo ha detto il papa nell’intervista concessa  al gesuita lf Jonsson prima  di Lund).

Il segretario generale della Federazione Luterana Mondiale Martin Junge ha detto : «Il nostro compito, come teologi e pastori, non dovrebbe mai essere quello di fornire spiegazioni su come mai l’unità non sia ancora possibile; il nostro compito è quello di rimuovere con creatività e coraggio gli ostacoli che ci impediscono ancora di godere del dono dell’unità». Questa ci sembra un’affermazione importante.

Pensiamo però che si possa e si debba andare oltre: non abbiamo bisogno di esprimere nostri auspici o proposte ma semplicemente di leggere un brano della Dichiarazione congiunta di Lund. Essa dice: “Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità. Facciamo esperienza del dolore di quanti condividono tutta la loro vita, ma non possono condividere la presenza redentrice di Dio alla mensa eucaristica. Riconosciamo la nostra comune responsabilità pastorale di rispondere alla  sete e alla fame spirituali del nostro popolo di essere uno in Cristo. Desideriamo ardentemente  che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico”.

Questa è una comune volontà. Ci chiediamo allora perché non si possa celebrare insieme da subito l’Eucaristia, la Cena del Signore. Quale ostacolo si interpone? Almeno la celebrazione comune si realizzi tra cattolici e luterani, portando a compimento, a conclusione di questo anno luterano, il percorso comune già contrassegnato dai documenti e dall’incontro di Lund.

Non pensiamo necessariamente a una generalizzazione di tale momento di fede e di fraternità, ma almeno ad una sua realizzazione in qualche situazione o momento più significativo. Sarebbe un messaggio forte anche per ogni altra chiesa cristiana, costituirebbe la rottura di un tabù e sopratutto un segno di obbedienza all’insegnamento di chi ci ha detto “ dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

Comunità cristiane di base italiane
Noi Siamo Chiesa

 

Per riferimenti e contatti:

Vittorio Bellavite – vi.bel@iol.it – tel. 333 1309765 – www.noisiamochiesa.org Paolo Sales – segreteria@cdbitalia.it – tel. 339 1733363 – www.cdbitalia.it

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Dove Dio è maschio…

María López Vigil
Adista Documenti n° 36 del 13/10/2017

Ricordo perfettamente dove mi trovavo, una decina di anni fa, quando aprii un bollettino di notizie del Consiglio mondiale delle Chiese, che ricevevo periodicamente, e vi lessi quel titolo: «Dove  Dio è maschio i maschi si credono dei».

Non si cade solo sulla via di Damasco… In quel momento non caddi dalla sedia e continuai come sempre, ma quel titolo fu come una rivelazione. Divenni consapevole di qualcosa di essenziale. Catturata da quella idea, iniziai un cammino che da allora non ho mai smesso di percorrere.

Sotto questo titolo si trovavano le parole pronunciate dalla ministra protestante Judith van Osdol in un incontro regionale di donne svoltosi a Buenos Aires. «Le chiese che immaginano o rappresentano Dio come un maschio devono farsi carico di questa immagine che hanno creato come un’eresia. Perché là dove Dio è maschio, il maschio è Dio…».

Nel leggere queste due frasi sentii che stavo toccando le radici più antiche della discriminazione, dello svilimento, del disprezzo, della violenza contro le donne… Da allora ho continuato a riflettere, analizzando il modo in cui si è costituita questa antichissima radice.

Se ogni religione consiste nel rendere visibile in parole, narrazioni, immagini il Dio che nessuno  ha mai visto, è evidente che la religione cristiana, di matrice ebraica, ha usato preghiere, lodi, pitture, canti, sculture e simboli tutti maschili per rendere “visibile” Dio. Solamente alcuni riferimenti biblici hanno un carattere femminile. Oltre al fatto che oggi si è incorporato nel linguaggio liturgico il richiamo a “Dio padre e madre”… Sarà sufficiente?

Partendo dalla nostra eredità culturale possiamo affermare che Dio, per quanto non abbia sesso, ha però da migliaia di anni genere: il genere maschile.

Sappiamo che il sesso è una caratteristica biologica e il genere una costruzione culturale. Per questo, sebbene in Dio sia presente tanto il femminile quanto il maschile come espressioni della Vita, nella cultura ebraico-cristiana, cattolica, ortodossa o protestante, nei testi di quattromila anni di scrittura, nella letteratura dell’ebraismo, in quella di duemila anni di cristianesimo, come pure nell’islam, Dio ha un genere e questo genere è quello maschile. Ciò significa che Dio è immaginato, pensato, concepito, pregato, cantato, lodato o rifiutato… come un maschio. Come non pensare allora che questa millenaria identificazione culturale di Dio con la maschilità non abbia conseguenze nella società umana?

Essendo il genere una costruzione culturale, è naturalmente suscettibile di cambiamenti. Perché tutto ciò che si costruisce si può disfare per ricostruirlo di nuovo. Credo che di questo si tratti: di ricostruire il volto di Dio anche al femminile, un compito non da poco, ma come non pensare che avrebbe importanti conseguenze sull’etica, sulla spiritualità…?

Dall’antropologia culturale sappiamo che al principio Dio “è nato” nella mente umana al femminile, che l’idea di Dio è sorta in connessione con la sfera femminile. Per millenni l’Umanità, piena di meraviglia dinanzi alla capacità della donna di generare nel suo corpo il miracolo della vita, venerò la Dea Madre, vedendo nel corpo della donna l’immagine divina.

Millenni dopo, la rivoluzione agricola portò all’accumulazione di cereali, di terra e di animali… e portò con sé anche la necessità di difendere con le armi i granai, le terre e il bestiame.. In questa fase, a poco a poco, la Dea Madre venne spinta ai margini e divinità maschili e guerriere, che decretavano la guerra ed esigevano sacrifici di sangue, si imposero su tutti i popoli della Terra. Le divinità maschili assunsero il dominio delle culture del mondo antico e da allora presero il sopravvento in tutte le religioni che oggi conosciamo. Anche in Israele la Dea Madre venne soppianta e Yahveh si impose nell’immaginario del popolo ebraico. È l’origine di ciò che oggi chiamiamo “cultura religiosa patriarcale”.

Nell’iconografia cristiana, nelle immagini che abbiamo visto da bambini, Dio è un vecchio con la barba. È pure un Re con corona e scettro seduto su un trono. È un Giudice inappellabile dalle decisioni imperscrutabili. È anche il Dio degli Eserciti. È sempre un’autorità maschile. I dogmi cristologici ci dicono che questo Dio Padre ha un Figlio, anch’egli Dio, che si “fece” uomo, il che indicherebbe una sua essenza anteriore a questo “farsi” anch’essa maschile. La terza persona in questa “famiglia divina” è lo Spirito Santo. Benché in ebraico il termine spirito sia femminile, la ruah, la forza vitale e creatrice di Dio, quella che mette tutto in movimento e anima tutte le cose, ci viene insegnato che lo Spirito lasciò incinta Maria, il che ci induce a pensare che lo Spirito sia un principio vitale maschile.

Persino in espressioni religiose più recenti, popolari e liberatrici come quelle presenti nella Misa Campesina nicaraguense, Dio appare come un uomo. Lo cantiamo come «artigiano, carpentiere, muratore e operaio». Non ha, questo Dio, nessun impiego femminile. E lo «vediamo» alla pompa  di benzina controllare i pneumatici di un camion, pattugliare le strade, lucidare scarpe nel parco, sempre in lavori da uomini. Non lo vediamo lavare o cucinare o cucire, tantomeno allattare. È un Dio povero e popolano, ma… è maschio. Il Dio della Teologia della Liberazione continua a essere un maschio.

Gesù di Nazareth era stato educato alla religione dei suoi padri. Nell’ebraismo Dio era immaginato e pensato sempre in chiave maschile. Gesù ce lo ha presentato come un Padre buono e lo ha chiamato Abbà, non Immà. Tuttavia, negli atteggiamenti di Gesù si nota un approccio nei  confronti delle donne simile a quello adottato nei riguardi degli uomini, in contrasto con la sua religione. E nella proposta etica di Gesù si trovano valori attribuiti dalla cultura al “femminile”: la cura, la passione e la compassione, la non violenza, la vicinanza, l’empatia, l’intuizione, la spontaneità…

Anche in qualche sua parabola c’è una pista interessante. Forse un’intuizione dell’uomo di Nazareth? Gesù rese le donne protagoniste delle sue similitudini con Dio e con l’agire di Dio. Nella parabola del lievito ha parlato di quello che avviene con il Regno di Dio, che basta un  pizzico di lievito per far fermentare la pasta, ed erano le donne che facevano il pane, che avviavano questo processo. Ha parlato anche della cura di Dio per tutti i suoi figli, paragonando Dio a un pastore che lascia le sue novantanove pecore nel deserto per andare in cerca di quella che si era smarrita. E immediatamente il Maestro “femminilizza” la similitudine dicendo che Dio assomiglia anche a una donna che cerca ansiosamente una delle dieci monete che aveva perduto…

Questi paragoni dovevano risultare sorprendenti ai suoi ascoltatori, educati a una cultura religiosa in cui Dio aveva un genere maschile e in cui le donne erano totalmente discriminate nelle pratiche, nei riti e nei simboli della religione. Confrontando i sentimenti di gioia di Dio con quelli del pastore che ritrova la sua pecora e con quelli della donna che recupera la sua monetina, Gesù ha ampliato l’immagine di Dio, parlando di un Dio che nessuno ha mai visto, ma che sia gli uomini che le donne rivelano e manifestano quando si prendono cura della vita.

L’immagine maschile di Dio, tanto radicata nella nostra mente, produce delle conseguenze. Non è forse la più ovvia quella di dedurre che, se Dio è visto come maschio, i maschi vedranno se stessi come dei? E, inoltre, se Dio è visto come un maschio che ordina, impone e giudica, i maschi, che  si vedono come dei, non si metteranno anche loro a ordinare, a imporsi e a giudicare? Non starà forse qui la radice più antica e più nascosta che giustifica e legittima l’ineguaglianza fra uomini e donne? Non starà qui anche la spiegazione, per quanto sotterranea, della discriminazione e della violenza degli uomini contro le donne? Non sarà che questa radice, essendo rimasta così nascosta, per così tanto tempo intatta, ci ha anestetizzato tutti, uomini e donne, rispetto alle conseguenze?

Tutta la nostra cultura cristiana è articolata a partire dall’immagine di un Dio maschile che regge la sua creazione dall’alto e da fuori. La Dea Madre unificava tutti gli esseri viventi, umani, animali e piante, dall’interno di tutto il creato. Il risultato dello squilibrio storico che l’ha sostituita per imporre lui, che ha opposto il maschile al femminile trasferendo questo conflitto all’immagine di Dio, ha delle conseguenze sul modo in cui abbiamo costruito il mondo e su come viviamo nel mondo. Non sarà un compito urgente quello di studiarle?

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Beati gli atei perche’ incontreranno Dio

María López Vigil
Adista Documenti n° 33 del 03/10/2015

I dogmi del cattolicesimo, la religione in cui sono nata, non mi dicono più nulla. Le tradizioni e le credenze del cristianesimo, così come le ho apprese, mi appaiono sempre più lontane. Si tratta di risposte. E di fronte al mistero del mondo io mi pongo sempre più domande.

Sentimenti simili ai miei li scopro in molte altre persone, soprattutto giovani, soprattutto donne,  che non negano Dio, ma perseguono una spiritualità che alimenti davvero il senso della loro vita.  E, in cerca di questo tesoro in cui porre il proprio cuore, prendono le distanze, si allontanano dalla religione ereditata, la riesaminano, la rifiutano persino.

Cosa ci succede? Cosa mi è successo? È successo che sono cresciuta, che ho letto, che ho cercato; che viviamo in un mondo radicalmente diverso dal mondo tribale, rurale, pre-moderno, nel quale si sono forgiati i riti, i dogmi, le credenze, le gerarchie e le tradizioni della mia religione. Il sistema religioso che ci è stato trasmesso rimanda a un concetto antiquato di mondo. Non possiamo più camminare con queste “scarpe”, non mi servono più.

Sapendo come so che il cristianesimo, in tutte le sue versioni (cattolica, protestante, evangelica, ortodossa…), è una grande religione, ma solo una tra le tante che esistono e sono esistite sul  pianeta e nella storia, non posso più credere che la mia sia la vera religione. Sarebbe insensato come credere che la mia lingua materna, lo spagnolo, sia, tra tutte le lingue, la migliore solo perché è quella in cui sono nata, quella che conosco e che so parlare.

Trovo arroganti i postulati religiosi che ho appreso. Perché si presentano come assoluti, rigidi, infallibili, indiscutibili, immutabili e impenetrabili al fluire del tempo. E l’umiltà – che ha la stessa radice di umanità, humus – mi pare un cammino essenziale di fronte al mistero del mondo, che né la scienza né alcuna religione riescono a sciogliere pienamente.

Conoscendo come conosco le ricchezze racchiuse dalla grandissima varietà di culture umane, i  tanti mondi che esistono in questo mondo, non posso credere che nella mia religione e nella Bibbia si trovi “la” rivelazione di questa Realtà Ultima che è Dio. Se lo credessi, non potrei evitare di essere superba. E non potrei dialogare da pari a pari con le migliaia e migliaia di uomini e donne che non credono a questo, che hanno altri libri sacri, che giungono a Dio per altri cammini in cui non ci sono sacre scritture da venerare e seguire.

Come credere a questo incomprensibile linguaggio dogmatico, amalgamato a una filosofia  superata, secondo cui in Dio vi sarebbero tre persone distinte con un’unica natura e che Gesù sarebbe la seconda persona di queste tre, ma con due nature? Come credere a ciò che mi appare assurdo e incomprensibile se il mio cervello costituisce l’opera maestra della Vita? Come credere che Maria di Nazareth sia la Madre di Dio se Dio è Madre? Come credere alla verginità di Maria senza assumere ciò che questo dogma esprime in termini di rifiuto della sessualità, e della sessualità delle donne? Come accettare una religione così mascolinizzata e, pertanto, così distante da quella prima intuizione di Dio al femminile, di fronte al potere del corpo della donna capace di dare vita? Come dimenticare che, per questa esperienza vitale, Dio “è nato femmina” nella mente dell’umanità?

Come credere all’inferno senza trasformare Dio in un tiranno torturatore come i Pinochet o i Somoza? Come credere al peccato originale, che nessuno ha mai commesso in alcun luogo, e che è solamente il mito con cui il popolo ebraico ha spiegato l’origine del male nel mondo? Come credere che Gesù ci abbia salvato da questo peccato se tale dottrina non è di Gesù di Nazareth ma di Paolo di Tarso? Come credere che Dio abbia avuto bisogno della morte di Gesù per lavare  questo peccato? Gesù il profeta, un agnello propiziatorio che placa con il sangue la collera divina? Come credere che Gesù ci abbia salvato morendo, quando ciò che ci può “salvare” dal nonsenso è  il fatto che ci abbia insegnato a vivere? Come credere al fatto che io possa mangiare il corpo di Gesù e bere il suo sangue, riducendo così l’Eucarestia a un rito materialista, magico ed evocatore di sacrifici arcaici e sanguinosi che Gesù ha rifiutato?

MA RESTO CON GESÙ

 Tuttavia, lasciando ormai per strada tante credenze della religione ereditata, non lascio Gesù di Nazareth. Perché, come mio padre, mia madre e i miei fratelli sono i miei punti di riferimento affettivi, e come penso, parlo e scrivo in spagnolo e questa lingua è il mio riferimento culturale, così Gesù di Nazareth è il mio referente religioso e spirituale, il mio referente etico, quello che mi  è più familiare per provare a percorrere il cammino che mi apre al mistero del mondo.

Oggi, sapendo come so della maestà infinita dell’Universo in cui viviamo, con i suoi miliardi di galassie, non posso credere che Gesù di Nazareth sia l’unica e definitiva incarnazione di questa Energia Primordiale che è Dio. Neppure Gesù lo ha creduto. Questa elaborazione dogmatica, sviluppata successivamente e in contesti di lotte di potere, scandalizzerebbe Gesù. Oggi, invece di affermare “credo che Gesù sia Dio”, preferisco dirmi e dire: “Voglio credere in Dio come ha creduto Gesù”.

E in quale Dio credeva Gesù, il Moreno di Nazareth? Ci ha insegnato che Dio è un padre, e anche una madre, che viene a cercarci – il pastore che va in cerca della sua pecora, la donna che cerca la sua dracma -, che ci aspetta con ansia, che ci accoglie sempre, che si indigna dinanzi alle ingiustizie e dinanzi al potere che sfrutta e opprime, che si schiera dalla parte di coloro che stanno in basso, che non vuole poveri né ricchi, che vuole che nessuno abbia troppo e che nessuno abbia troppo  poco,  che  punta  sull’equità  e  la  dignità  di  tutti,  che  ci  vuole  fratelli,  che  ci  vuole in comunità, che non vuole signori né servi, e neppure serve, che ci dà sempre nuove occasioni, che ride e festeggia, che celebra banchetti aperti a tutti, che è allegro ed è buono, che è un abba, una imma.

Tutte le religioni del mondo, proprio tutte, hanno qualcosa in comune: tutte affermano di essere la vera religione e si gloriano del fatto che le loro divinità sono le più potenti. Tutte si basano su credenze, riti, comandamenti e mediatori. La maggior parte dei comandamenti imposti è data da divieti: quello che non si può fare, quello che non si può pensare, quello che non si può dire. E i mediatori che dominano le religioni sono i più vari: libri, luoghi, tempi e oggetti sacri e,  soprattutto, persone sacre a cui bisogna credere, obbedire e rendere onore.

Quando si legge la buona novella dei Vangeli, quando se ne coglie l’essenza, si scopre che Gesù non fu un uomo religioso. Gesù fu un laico in contraddizione permanente con gli uomini pii e sacri del suo tempo, i farisei e i sacerdoti. Gesù non propose credenze ma atteggiamenti. Non lo  vediamo mai praticare alcun rito, ma avvicinarsi alla gente. Capovolse vari comandamenti, così come venivano interpretati dai devoti del suo tempo. E non rispettò né i luoghi sacri (pregava sul monte) né i tempi sacri (“Il sabato è per la gente, non la gente per il sabato”).

Gesù fu un uomo spirituale e un maestro di etica. Non volle fondare alcuna religione e, per questo, non è responsabile di alcuno dei dogmi costruiti dal potere sulla memoria appassionata di quanti lo avevano conosciuto. Gesù propose un’etica di relazioni umane. Ispirò un movimento spirituale e sociale di uomini e donne che, cercando Dio, cercassero la giustizia e costruissero il suo sogno, il Regno di Dio, che lui concepì come un’utopia contrapposta alla realtà di oppressione e ingiustizia che gli toccò vivere nel suo Paese e nel suo tempo.

Quando nessuna persona è sacra, tutte le persone diventano sacre. Quando nessun oggetto è sacro, tutti gli oggetti meritano cura. Quando nessun tempo è sacro, tutti i giorni che mi sono dati da vivere si trasformano in giorni sacri. Quando nessun luogo è sacro, vedo nella Natura intera il sacro tempio di Dio. Anche questo ce lo ha insegnato Gesù.

L’irriverenza, la provocazione, la gentilezza, l’humor, l’audacia e la novità della spiritualità di Gesù sono state imprigionate da secoli nella dogmatica cristologica. Questa dogmatica ci rende prigionieri di un pensiero unico, ci chiude in una gabbia. Non ci lascia volare perché non ci lascia domandare, sospettare, dubitare… Le sbarre di questo carcere provocano timore. Timore di disobbedire alla parola autorizzata di quanti “sanno di Dio”, delle gerarchie della religione. Timore di essere puniti per il fatto di pensare e di dire ciò che si pensa.

Oggi, sapendo di vivere «intorno a una stella tra tante, in una normale zona di una banale galassia, raggruppata insieme ad altre ugualmente insignificanti in un ordinario ammasso», come descrive questa “periferia cosmica” che è la Terra un prestigioso fisico, non posso evitare di sentire come inopportune e sclerotizzate, irrilevanti per la mia vita, le certezze e le norme della religione organizzata da una burocrazia gerarchica che, peraltro, in tante cose ha tradito il messaggio di Gesù.

Mi sento più vicina alla Vita che Gesù ha difeso e a cui ha dato dignità in questa religiosità, in questa spiritualità che è riverenza e meraviglia dinanzi al mistero del mondo. Trovo maggiore significato spirituale nella “religiosità cosmica” di cui ha parlato l’ebreo Einstein quando ha detto:

«Il mistero è la cosa più bella che ci è dato cogliere». Einstein riconosce che questa esperienza del mistero, «culla dell’arte e della scienza, ha generato anche la religione». Ma aggiunge: «La vera religiosità è sapere di questa Esistenza per noi impenetrabile, sapere che esistono manifestazioni della Ragione più profonda e della Bellezza più splendente» che non sono mai del tutto accessibili. E conclude: «A me basta il mistero dell’eternità della Vita, il presentimento e la coscienza della costruzione prodigiosa dell’esistente».

Non so se questa formulazione mi basta, ma so, questo sì, che mi risulta significativa perché mi apre a nuove domande. E la religione, il sistema religioso nel quale mi hanno educato, non lo ha fatto. Mi ha chiuso riempiendomi di risposte fisse, prestabilite, molte delle quali minacciose, angoscianti, generatrici di paura, di colpa e di infelicità. È tempo di umanizzarci. E il sistema religioso, obbligandoci a pensare a Dio in un’unica maniera, imponendoci norme morali severe e mancanza di compassione e costringendoci a culti e riti abitudinari e rigidi, ci disumanizza.

SE DIO C’È

Credo in Dio? Cos’è la fede? «È un amore», mi rispose ormai molti anni fa un contadino analfabeta nella Repubblica Dominicana quando gli posi questa domanda. Una spiegazione tanto semplice quanto profonda. Se Dio c’è, è chi mi muove sempre verso l’amore, verso gli altri, che siano persone, animali, alberi… È un movimento, un impulso a condividere, a simpatizzare, a prendersi cura, a rendersi responsabili, ad attingere l’acqua di questo pozzo di tutto ciò che è vivo. L’amicizia è la felicità di non poter mai toccare il fondo di questo pozzo. Questo è l’amore: un pozzo senza fondo da cui poter bere. È questo che deve essere Dio. Nell’amore che provo per quelli a cui voglio bene io sento Dio.

Se Dio c’è, è bellezza. Lo sperpero di bellezza della Natura – le stelle del cielo, gli occhi dei cani,  la forma delle foglie, il volo degli uccelli, i colori e le loro sfumature, il mare -tutta questa incommensurabile e sempre sorprendente lista di cose belle, tutte simili, tutte differenti, tutte in relazione, questa bellezza che io non posso né abbracciare né intendere, che abbaglia occhi e mente, che la scienza ci svela e ci spiega, sento che ha “la firma” di Dio. Nel fondo di tutta la bellezza che vedo in tutto ciò che esiste io sento Dio.

Se Dio c’è, è gioia. Nella festa, nella musica e nel ballo, nelle forme indefinibili che adotta la gioia quando è profonda, nella parola, nella compagnia, nella celebrazione, nei successi, nello sforzo creativo, e soprattutto nelle risate e nei sorrisi della gente, io sento che Dio è più vicino che mai.

Se Dio c’è, è anche giustizia. È la giustizia che la storia che conosco e in cui vivo non ha garantito mai alle persone buone. Che non ha garantito a quel contadino povero e analfabeta che definì la fede come «un amore».

Ma Dio è sempre più in là di ogni amore, di ogni bellezza, di ogni gioia, sempre inarrivabile, innominabile, indecifrabile, sempre più in là dell’idea che mi faccio di Dio, più in là del mio stesso desiderio e della mia nostalgia. Maimonide, il grande pensatore ebraico del Medioevo, scrisse un trattato teologico-filosofico dall’affascinante titolo Guida dei perplessi. Afferma: «Descrivere Dio mediante negazioni è l’unico modo di descriverlo in un linguaggio appropriato». Ma non trovo neanche un pizzico di questa perplessità nel sistema religioso in cui sono nata.

È con questi “mattoni” di pensiero e di sentimento, con questo pensare e questo sentire, che sono andata costruendo a tentoni una spiritualità, convinta, come diceva il poeta León Felipe, che nessuno va a Dio per lo stesso cammino che percorro io. La spiritualità è un cammino personale, la religione è un corsetto collettivo. Un «fardello pesante», per usare le parole di Gesù.

Nel suo libro L’onda è il mare, il monaco benedettino Willigis Jäger commenta: «Una persona sagace ha detto: la religione è un trucco dei geni». Jäger prende molto sul serio questa affermazione. E spiega: «Quando la specie umana raggiunse il livello evolutivo adeguato per porsi domande sulla sua origine, il suo futuro e il senso dell’esistenza, sviluppò la capacità di dare risposta a queste domande. Il risultato di questo processo è la religione, che per millenni ha svolto magnificamente il suo compito e continua a farlo ancora oggi. La religione è parte dell’evoluzione umana. E se oggi arriviamo a un punto in cui le sue risposte non ci soddisfano più, è segno che l’evoluzione ha fatto un passo in avanti e sta sorgendo nell’umanità una nuova capacità di comprenderci come esseri umani».

Malgrado i cammini sbagliati e i tempi perduti, quanto mi rallegro del fatto che, prima di morire,  io abbia sviluppato questa capacità e abbia potuto vivere nel momento di questo passo avanti.

Foglio di Comunità – n° 10/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/09/2017

LE EUCARESTIE

DOMENICA  15 ottobre : giornata regionale delle Cdb a Torino

DOMENICA  29 ottobre :  ore 10, presso il FAT (vicolo Carceri 1)

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

Lunedì 23 ottobre, alle ore 21, presso il FAT, al posto del gruppo biblico

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo leggendo il libro della Genesi.

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GRUPPO  DONNE

 Sabato 7 e domenica 8 ottobre Carla e Doranna parteciperanno al coordinamento nazionale Donne Cdb a Bologna. Ci incontreremo martedì 17ottobre, ore 21, a casa di Maria Del Vento per riferire e approfondire le proposte che emergeranno a Bologna

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GRUPPO  RICERCA

 Ci incontriamo giovedì 5 e 19 ottobre, come sempre a casa di Paola ed Elio. Abbiamo cominciato  a leggere il libro Sovrane di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013).

Il gruppo, diventato numeroso, è aperto a chiunque voglia aggiungersi.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che ha assistito sua mamma fino alla morte e che ora rientrerà a Pinerolo. Ci stringiamo a lei con tanto affetto.

A Elsa, che ricordiamo sempre nelle nostre Eucarestie. Le auguriamo tanta serenità.

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AGENDA DELLA PACE 2018

Come l’anno scorso la Segreteria Tecnica ha commissionato alla rivista CONFRONTI un certo numero di Agende 2018 (formato 10×15) al cui interno, a tutta pagina, c’è l’inserzione pubblicitaria/informativa delle Comunità Cristiane di Base. Anche la nostra Cdb ha prenotato alcune copie che sono già disponibili e che potete richiedere per voi o da regalare.

Luciana

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VIOTTOLI

Stiamo preparando il prossimo numero della Rivista. Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Prossima redazione: domenica 1 ottobre ore 20:45, presso la sede della CdB

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLE GUERRE”

Il gruppo è convocato per lunedì 16 ottobre alle ore 17 presso la sede della CdB di via Città di Gap 13 a Pinerolo.

All’ordine del giorno abbiamo la preparazione dell’incontro con un gruppo di amministratori e amministratrici della città di Pinerolo.

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CITTADINANZA ONORARIA A ABDULLAH OCALAN

 Venerdì 29 settembre l’Amministrazione Comunale di Pinerolo ha conferito la cittadinanza onoraria al leader del PKK (v. volantino sul foglio cdb di settembre).

Domenica 1 ottobre il comitato “Pinerolese per il Kurdistan” sarà in piazza Facta a Pinerolo dalle ore 15 con: materiale informativo, testimonianze di attivisti, dibattiti… e un po’ di festa.

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INCONTRO REGIONALE CDB

Le Comunità Cristiane di Base del Piemonte si riuniscono Domenica 15 OTTOBRE 2017, ore 10 a Torino presso l’associazione “Opportunanda” – via Sant’Anselmo 28 per un incontro con Adriana Valerio sul tema: La Buona Novella di Gesù di Nazareth e le parole delle donne. Presentazione e introduzione al tema a cura di Doranna Lupi.

La relazione di Adriana Valerio si articolerà in 4 momenti, con esegesi dei seguenti brani del Vangelo: 1) il Magnificat; 2) la Samaritana; 3) la Cananea; 4) l’annuncio di Maria di Magdala.

Al termine di ogni intervento sarà letta una poesia tratta dal libro di Rita Clemente “Evangelium Foeminae”. Leggeranno i testi Rita Clemente e Ausilia Galotti. Ci sarà spazio per un breve dibattito, con riflessioni e domande da parte delle e dei partecipanti. Nel pomeriggio: celebrazione dell’Eucaristia Il pranzo sarà autogestito, come sempre.

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IL SINODO VALDO-METODISTA risponde al saluto delle Cdb inviato in occasione del loro Sinodo

Alle Comunità Cristiane di base
Segreteria tecnica Nazionale

Torre Pellice, 21 agosto 2017

Cari fratelli, care sorelle nel Signore,

nel ricambiare, a nome del Sinodo, il saluto da voi rivolto alla nostra assemblea desidero esprimerVi sincera gratitudine per il vostro pensiero di preghiera e per gli auspici da voi espressi in vista di una intensificazione della nostra collaborazione.

E’ sempre arricchente l’incontro con altre comunità di fede e la sintonia su molti temi a voi e a noi cari è segno di una reale possibilità di approfondimento delle nostre relazioni.

Confidando nella vostra vicinanza in preghiera, in questi giorni di lavori sinodali, vi saluto con viva e sincera fraternità.

Il Presidente del Sinodo
Peter Ciaccio

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COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE
Segreteria Tecnica Nazionale
c/o Cdb Viottoli
Via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO)
e-mail: segreteria@cdbitalia.it

L’insegnamento della religione – Comunicato stampa

Ad ogni ripresa delle attività scolastiche si ripropone, fra gli altri, il problema dell’insegnamento della religione cattolica nei diversi ordini di scuola. Le Comunità cristiane di Base italiane avvertono l’esigenza di riproporre proprio questo argomento, tanto più oggi, nel contesto della società italiana sempre più segnata da caratteri multietnici e multiculturali.

E’ ormai convinzione comune ad ogni approccio laico e scientifico che le religioni, la storia del loro formarsi, l’analisi dei loro universi simbolici, le diverse manifestazioni cultuali, debbano essere oggetto di un approfondimento multidisciplinare che spazi dalla storia alla filosofia, dalla letteratura all’estetica, dall’antropologia alla psicanalisi.

A fronte di ciò appare pertanto tanto più incongruo e antistorico il fatto che nelle scuole italiane, l’IRC, ovvero l’insegnamento religioso nelle scuole, (con tutte le ambiguità pedagogiche che tale termine comporta) sia appannaggio monopolistico della Conferenza Episcopale Italiana. Non ci sfugge che tale conseguenza sia il portato del particolare regime concordatario in vigore in Italia che più volte le CdB italiane hanno denunciato non solo per il suo carattere antidemocratico ma anche per i suoi connotati antievangelici.

Tuttavia gli stessi dati della CEI denunciano come nella scuola secondaria quasi un quinto degli studenti, non avvalendosi dell’IRC, contribuiscano ad aggravare la grande ignoranza del fenomeno religioso, tanto più grave oggi in quanto sarebbe auspicabile una minima conoscenza (si pensi alla alfabetizzazione digitale che ha toccato invece tutti gli strati della popolazione, anche a prescindere dall’età), non solo della Bibbia ma quantomeno del Corano e delle altre tradizioni cultuali presenti nel nostro Paese.

Nella logica di questo ragionamento sarebbe un segnale significativo, da parte della Chiesa cattolica italiana operare per rendere plurale la conoscenza e non già l’insegnamento (che sarebbe compito della famiglie e delle comunità religiose), delle diverse religioni e quindi disattendere unilateralmente il dettato concordatario, astenendosi dal nominare gli insegnanti destinati all’IRC. Chissà se la sensibilità di papa Francesco riuscirà ad ispirare un gesto così profetico in grado di scuotere non solo la Chiesa ma la stessa società italiana?

Proprio questa stessa sensibilità dovrebbe spingere gli studenti di ogni ordine e grado e le loro famiglie a richiedere di non avvalersi dell’ora di religione confessionale nella consapevolezza che l’articolazione multiculturale della società italiana richieda oggi la rinuncia ad ogni privilegio come premessa di una convivenza basata sul rispetto, sull’interazione delle differenze, sulla ricerca della pace civile.

Le CdB italiane invitano ad una riflessione misurata e a compiere gesti conseguenti e coerenti con la loro ispirazione e la loro storia e, pertanto, intendono promuovere il diritto al rifiuto ad avvalersi dell’IRC.

Le Comunità cristiane di Base italiane
Pinerolo (TO), 27 settembre 2017

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UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 12 e 26 ottobre alle ore 18,45

Il gruppo UinC 2 si riunirà nella sede dell’ARCI martedì 10 e 24 ottobre, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.
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Apriamo a Pinerolo un  CENTRO  DI  ASCOLTO  DEL  DISAGIO  MASCHILE

Dopo circa due anni di preparazione e di formazione, lunedì 2 ottobre diventerà operativo anche a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico, il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

Trova il coraggio di chiedere aiuto

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CAMBIARE  SI  PUO’

L’associazione Liberi dalla violenza sta organizzando incontri pubblici per far conoscere il Centro alla popolazione del territorio pinerolese.

Il primo si svolgerà giovedì 5 ottobre alle ore 21 nei locali della Galleria Scroppo a Torre Pellice.

A Pinerolo è in programma per il 20 ottobre. Appena pronto, diffonderemo il volantino dettagliato.

Altre iniziative sono in programma per raccogliere fondi, necessari in questa fase di avvio:

  • Sabato 21 ottobre: serata di BALLI OCCITANI al Tiglio di Miradolo
  • Sabato 28 ottobre: serata di MUSICA CLASSICA a Torre Pellice

Cominciate a segnare le date in agenda: riceverete i volantini con i programmi dettagliati.

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SIAMO  STATI  A  PALERMO…

… dal 14 al 18 settembre, per incontrare il neonato gruppo uomini di quella città. Ma, siccome eravamo quasi tutti – e Maria – anche della nostra cdb, su proposta di Augusto Cavadi abbiamo incontrato anche una piccola comunità “religiosa” che si riunisce nella sua “casa dell’equità e della bellezza”, e che è intitolata ad Albert Schweitzer (la comunità, non la casa).

Sono uomini e donne che negli ultimi 20-30 anni hanno frequentato diverse chiese protestanti, liberandosi a poco a poco da ogni condizionamento gerarchico, e da 3 anni hanno deciso di troncare ogni rapporto con le chiese. La domanda che ci hanno posto, e intorno alla quale ci siamo confrontati/e per più di 2 ore, è stata formulata così: “E’ via via crollata in noi la fede nel peccato originale, nella divinità di Gesù, nella sua redentività, nell’onnipotenza di Dio… possiamo ancora dirci cristiani/e? Crediamo nell’amore, nel bene… come ci dobbiamo comportare sul piano liturgico?”. Ci siamo vicendevolmente raccontati le forme e i contenuti delle nostre ricerche, delle nostre pratiche e delle nostre preghiere, sentendoci in grande sintonia con loro.

Era presente anche il coordinatore regionale di Noi Siamo Chiesa, Salvatore Menna, con la moglie Antonietta. E un’altra donna, Fausta, che ci ha lasciato questa riflessione: “La responsabilità è un peso per chi se la assume, e questo lo/la rende esterno/a, diverso/a, rispetto al gruppo, lo/la fa essere “un sacerdote” in posizione di gerarchia”. Confesso che ogni tanto mi torna in mente e penso che è diversa la responsabilità di chi si assume compiti pastorali, di guida, di leadership… dalla responsabilità di chi liberamente si assume, magari a rotazione, qualche compito (servizio, ministero) utile alla vita del gruppo, della comunità.

L’altra riflessione che ho registrato è di Augusto Cavadi: la differenza oggi non è più verticale (tra cattolici, ebrei, ortodossi, protestanti, musulmani…), ma è orizzontale, tra i conservatori di tutte le chiese e i liberi ricercatori, le libere ricercatrici. E ha invitato quella comunità ad aprirsi e a partecipare al “mondo di base”. Li/le abbiamo invitati/e al nostro prossimo seminario nazionale e alcuni di loro hanno detto che verranno…

La domenica, poi, siamo andati alla chiesa dell’Albergheria, retta da Cosimo Scordato, prete che già conoscevamo, dove si riunisce una comunità molto vivace e partecipe: il 20% abitanti del quartiere, mentre l’80% è composto da donne e uomini che vengono da ogni dove, attratti/e dalla predicazione e dalle iniziative coordinate da Cosimo e da chi collabora con lui. Prima della messa abbiamo avuto un’ora di scambio di esperienze.

E alla sera ci siamo incontrati/a con due uomini e due donne del gruppo lgbt Alidaquila, che ci hanno raccontato la loro esperienza e descritto una Palermo sostanzialmente non omofoba. Noi abbiamo anche potuto osservare una notevole integrazione tra le diverse etnie che la abitano, alcune da moltissimo tempo: la Sicilia è il più vicino tratto di “sponda nord” del Mediterraneo… Abbiamo già trasmesso i loro saluti alla Scala di Giacobbe, ma li rinnoviamo con piacere dalle pagine di questo foglio.

Un altro incontro intenso è stato quello con il gruppo uomini e poi quello “triangolare” con il GU e un gruppo di donne rappresentanti di associazioni femministe di Palermo. E’ stato, questo, uno scambio più delicato, che in alcuni momenti ha rischiato di scivolare nella polemica. Ma siamo riusciti/e a mantenerlo sul piano dello scambio di esperienze e di riflessioni condivise sulla cultura patriarcale (Michele), che è strutturale in noi e da cui dobbiamo liberarci “per il bene della nostra maschilità” (Augusto).

Francesco Seminara ha illustrato i due filoni principali del loro lavoro di gruppo: interventi nelle scuole e, da circa 7 mesi, autocoscienza di gruppo, pur con molte remore. Ho apprezzato molto l’intervento di Stella, che ha sostenuto, al di là di limiti e difficoltà, la grande importanza simbolica dell’esistenza di un gruppo uomini anche a Palermo: “Abbiamo bisogno del cambiamento maschile, e adesso c’è un gruppo di uomini che cammina su questa strada. E’ importantissimo!”. Noi ci camminiamo da 24 anni… a loro auguriamo di resistere nel tempo, per incontrare altrettanta felicità.

Una nuotata nel delizioso mare di Mondello e una visita guidata – da Sergio e Pippo – alla cattedrale di Monreale hanno completato alla grande il poco tempo che abbiamo potuto dedicare al turismo, in una città dal centro storico incantevole e notevolmente recuperato, negli ultimi anni, dal degrado.

Beppe Pavan

Foglio di Comunità – n° 9/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 31/08/2017

LE EUCARESTIE

DOMENICA  10 settembre :        preparano Antonella e Domenico

DOMENICA  24 settembre :        prepara Luciana

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

 Domenica 24 settembre, alle ore 10,30 circa, dopo la celebrazione dell’Eucarestia.

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21 al FAT: inizieremo (il 4 e l’11 settembre) con l’introduzione al libro della Genesi (la cui lettura inizierà nel mese di ottobre);

nel frattempo termineremo, ognuno/a per conto suo, la lettura del libro “Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umana”, che ci sta coinvolgendo molto. Il 18 e il 25 settembre dedicheremo la serata a condividere le riflessioni emerse e concluderemo così la lettura del libro.

Ricordiamo che su questo testo il Collegamento nazionale CdB ha scelto di organizzare il seminario nazionale di dicembre.

A ottobre riprenderemo con il libro della Genesi.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Franco Galetto, ritornato finalmente a casa dopo più di due mesi di ospedali… Bentornato!!

A Piero Nota ed Elsa Gelso, che si sono fatti compagnia per qualche giorno a Villa Elisa (Torre Pellice). Agli amici e alle amiche dell’Aquila, che neppure quest’anno siamo ancora riusciti ad andare a trovare (ma la promessa rimane valida…).

A Maria Franca che speriamo di vedere presto tra noi…

E, infine, a chi fa le vacanze nel mese di settembre, come Domenico e Antonella e il gruppo “elaborazione del lutto”…

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GRUPPO  RICERCA

 Riprendiamo gli incontri quindicinali giovedì 7 settembre, come sempre a casa di Paola ed Elio. Come abbiamo preannunciato sul foglio cdb di luglio-agosto proveremo a “parlare di politica”, cominciando con la lettura del libro Sovrane” di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013).

Se qualcuno/a è interessato/a, questo è il momento di farsi avanti: il gruppo è aperto a chiunque lo desideri.

Carla e Beppe

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AGENDA DELLA PACE 2018

Come l’anno scorso la Segreteria Tecnica delle CdB ha commissionato alla rivista CONFRONTI un certo numero di Agende 2018 (formato 10×15) al cui interno, a tutta pagina, c’è l’inserzione pubblicitaria/informativa delle Comunità Cristiane di Base. Anche la nostra CdB ha prenotato alcune copie che sono già disponibili e che potete richiedere per voi o da regalare.

Luciana

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 VIOTTOLI

Stiamo preparando il prossimo numero della Rivista. Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Prossima redazione: domenica 3 settembre, ore 20,30, presso la sede della CdB

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLE GUERRE”

 Una delle iniziative a cui il gruppo ha collaborato è stata la richiesta al Consiglio Comunale di Pinerolo di conferimento della “cittadinanza onoraria” al leader kurdo Ocalan, sempre incarcerato in Turchia. Il Consiglio Comunale ha approvato il conferimento e sabato 29 settembre consegnerà ufficialmente il documento nelle mani di rappresentanti di Ocalan. Per questa occasione il Comitato di solidarietà “Pinerolese  per il Kurdistan” ha distribuito giorni fa il volantino che riportiamo di seguito.

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Abdullah Ocalan cittadino onorario di Pinerolo

Vorremmo condividere le ragioni che ci hanno spinto, insieme a molte associazioni del Pinerolese, a sottoporre questa iniziativa al Consiglio Comunale di Pinerolo che ne ha recepito l’importanza tanto da conferire la cittadinanza ad Abdullah Ocalan con delibera votata all’unanimità.

Leader del popolo curdo, fondatore del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) in carcere dal 1999 in Turchia, Abdullah Ocalan non ha mai smesso di proporre soluzioni al conflitto che contrappone il popolo curdo allo stato turco

Più volte nel corso del tempo ha indicato nella cessazione delle ostilità e nella concessione di autonomia amministrati va e culturale la via per superare un conflitto armato che dura da più di 40 anni.

La teoria politica da lui elaborata, denominata confederalismo democratico, che prevede il superamento degli stati nazione grazie. a una democrazia diretta che ne svuoti pacificamente la ragion d’essere e superi naturalmente la convenzione dei confini imposti ai popoli, ha sempre più sostenitori nelle zone del Medio Oriente duramente colpite dal conflitto con l’Isis.

In molte zone liberate del nord della Siria è in atto il tentativo di applicare i principi di Ocalan basati principalmente su democrazia, parità di diritti per tutti i gruppi etnici e uguaglianza di genere.

Purtroppo il governo della Turchia, accantonate le aperture al dialogo degli anni precedenti, dal 2015 ha ripreso ed intensificato le azioni militari non solo verso la guerriglia curda ma anche verso la popolazione civile che subisce uccisioni, arresti e la distruzione di intere città.

Unitamente a ciò il percorso liberticida del governo turco ha portato all’incarcerazione di decine di esponenti politici compresi deputati al parlamento e sindaci di grandi città, di giornalisti ed esponenti della società civile.

A Ocalan non è permesso vedere i suoi legali dal 27 luglio 2011 ed i, suoi familiari dal 11 settembre 2016

Riteniamo che l’iniziati va del Consiglio Comunale di Pinerolo vada sostenuta e condivisa e ci impegneremo nelle prossime settimane in iniziative di informazione che culmineranno il 29 e 30 settembre quando la cittadinanza onoraria verrà ufficialmente conferita.

Comitato di solidarietà “Pinerolese per il Kurdistan”

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UOMINI  IN CAMMINO

Riprendiamo l’attività dopo la sospensione estiva

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 28 settembre alle ore 18,45

Il gruppo UinC 2 si riunirà nella sede dell’ARCI mercoledì 13 e 27 settembre, alle ore 21.

L’incontro di giovedì 14 settembre del gruppo UinC 1 è annullato perchè in 6 (più Maria) andremo a Palermo dal 14 al 18 settembre, per incontrare il gruppo uomini di quella città. Credo che avremo molto da raccontare al ritorno, perchè il programma che stiamo concordando è denso (ma ci regaleremo anche un bagno nelle acque di Mondello…).

Liberi dalla violenza – Stiamo lavorando per aprire ad inizio ottobre lo sportello di ascolto e presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni con le donne. Organizzeremo incontri e iniziative a Pinerolo e nei paesi del territorio per farci conoscere. Saremo presenti dal 7 al 10 settembre in uno spazio della manifestazione di Direfarecosolidale in via Principi d’Acaja nel centro storico di Pinerolo, dove distribuiremo materiale informativo.

Domenica 24 settembre in piazza d’Armi a Pinerolo collaboreremo (soprattutto Francesco, in verità) alla “Giornata di festa e movimento per bambini e bambine dai 3 agli 11 anni” organizzata dall’ANAPACA. Portate figli, figlie e nipoti di quella fascia d’età: l’orario dei giochi è 11-13 e 15-17; pranzo al sacco.

Sabato 30 settembre i due GU (con le famiglie, come il solito) si ritroveranno a casa di Ezio a Cantalupa per una “merenda sinoira” a base di gofri.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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IL NOSTRO SALUTO AL SINODO VALDO-METODISTA

Cari fratelli, care sorelle,

scriviamo queste poche righe per portarvi il nostro fraterno saluto ed esprimervi la vicinanza delle comunità cristiane di base italiane. Anche quest’anno seguiremo con attenzione il Sinodo. Possa il soffio dello Spirito guidarne i lavori, nell’amore e nella libertà, e continuare ad animare, ogni giorno, la testimonianza delle vostre comunità.

I temi che affronterete ci paiono quanto mai attuali e importanti per tutti/e in questa Italia che, giorno dopo giorno, diviene sempre più egoista, intollerante, ineguale. Quando si sollevano problemi e si aprono cammini di dialogo, come è avvenuto anche in questi ultimi tempi, si ritrova la voglia di discutere e di confrontarsi. Solo così in una chiesa il pluralismo teologico e pastorale si arricchisce e non rompe l’unità della fede.

In ogni epoca della storia italiana vi sono state ombre e luci. E così, naturalmente, è anche oggi. In tale contesto riteniamo importante ricordare con riconoscenza la presenza, nel nostro Paese, delle Chiese valdesi e metodiste con la loro storia, la loro vita e la loro testimonianza di fede, le loro pratiche di laicità, accoglienza e solidarietà.

Ci conceda il Signore di intensificare il dialogo e la collaborazione con le vostre comunità a noi più vicine, aiutandoci a camminare nel solco dell’Evangelo, illuminati dalla Sua grazia.

La Segreteria nazionale delle CdB italiane
Pinerolo (TO), 20 agosto 2017

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ECCOCI, GIOVANNI, CI SIAMO!

Giovedì 13 luglio. Non abbiamo ancora finito di pranzare e arriva la notizia: Giovanni ci ha lasciati. Era disteso sul suo letto quando Yukiko lo ha chiamato per il pranzo e lui ha risposto prontamente: Eccomi! Poi più niente. È rimasto lì, le gambe penzoloni fuori dal letto, come nel tentativo di alzarsi. Ci lascia con quell’ultima parola sulla bocca: Eccomi! Ci sono.

Un po’ di smarrimento. Alcuni di noi vanno a casa di Giovanni. È già vestito. Qualche carezza e poi rimaniamo lì confusi, impotenti. Arriva anche Jawad, il ragazzo afghano che negli ultimi tempi lo accompagnava in macchina. Ci abbracciamo. È inconsolabile. La notizia corre, non si sa neanche attraverso quali canali, messaggi e telefonate si susseguono. Tanti, tantissimi. Non c’è un cliché prestabilito. Ci riuniamo la sera in comunità per decidere cosa fare. Qualche divergenza sul dove fare i funerali. Ci aspettiamo tanta gente, la sede della comunità è troppo piccola. Quella sede d’altra parte sembra il luogo più adatto per il nostro saluto a Giovanni, tra quelle mura disadorne, che raccontano un percorso di fede e libertà. Si fa avanti l’idea di un saluto intimo, tra di noi. Poi Elena ci aiuta a capire. Giovanni non è nostro. Dobbiamo scegliere un luogo che consenta alle tante persone i cui percorsi si sono incrociati con il suo di partecipare a quel momento. E Aldo aggiunge: Giovanni non appartiene a noi, appartiene alla storia. Alla fine la decisione è presa: si farà nel centro polivalente parco Schuster, nel parco sull’Ostiense a fianco della basilica di S. Paolo. Una struttura grande, apribile su due lati verso il parco. Staremo un po’ dentro e un po’ fuori, a ricordarci quella zona di confine tra dentro e fuori, quel cammino al margine percorso da Giovanni. Con sofferenza, con dignità e con coraggio.

Il venerdì pomeriggio Giovanni arriva nella sede della comunità di S. Paolo. Ci sarà una veglia per tutta la notte, alternandoci fino alla mattina del sabato, quando ci saranno i funerali. Durante la veglia letture, pensieri, ricordi, canti. Tanta commozione. Incontri di persone che non si vedevano da anni. Nel cuore della notte si ritrovano a vegliare Giovanni Elena e Marco, stessa cucciolata nel laboratorio di religione di tanti anni fa. Ora sono quarantenni.

Alle 9 di sera arrivano i monaci, l’abate, don Roberto, don Isidoro, che era con Giovanni e con la comunità ai tempi del nostro percorso in basilica, ed un monaco giovane. Don Roberto ricorda Giovanni. Ci racconta il suo disagio prima di incontrarlo, la paura del suo e del nostro giudizio per l’allontanamento di Giovanni dalla basilica. Racconta anche la sua sorpresa quando, in occasione del primo incontro, Giovanni gli ha baciato l’anello. Non capiva perché lo avesse fatto. Non lo capiamo neanche noi. Lui che, da abate, l’anello se l’era tolto, dopo che qualcuno glielo aveva baciato mentre distribuiva la comunione. Una cosa però è certa: se lo ha fatto per lui doveva avere un senso. Giovanni ti spiazza sempre, non finirà mai di sorprenderci! Poi un grande regalo dei monaci per lui: un canto gregoriano.

E arriva il sabato mattina, il momento di accompagnare Giovanni fuori dal nostro stanzone di via Ostiense 152. Ci pensano i ragazzi a prendere la bara in spalla. Yukiko aveva espresso questo desiderio. Cantiamo insieme We shall overcome. Quando ci riusciamo, senza che la voce ci rimanga spezzata in gola. E sono ancora i ragazzi a portarlo attraverso il parco fino al luogo della celebrazione eucaristica. I rintocchi lenti delle campane della basilica sono per lui. La voce di Cristina che canta Pie Jesu, dalla Messa “Requiem” di Gabriel Fauré, ci avvolge tutti e tutte. La bara a terra assediata da ragazzi e ragazze, tutti per terra accanto a lui. Tante persone sono lì insieme alla comunità. Amici delle comunità cristiane di base italiane, delle riviste Adista, Confronti, Riforma, Nev (Notiziario delle Chiese evangeliche), della rubrica di Rai 2 Protestantesimo, ex scout, sacerdoti, suore, monaci, protestanti, musulmani, atei, amici palestinesi e iracheni, un gruppo di omossessuali credenti, gruppi femministi, vecchi amici che non vedevamo più da anni, volti a noi sconosciuti. Tutti insieme a dare il loro saluto a chi, oltre la religione e le religioni, ha saputo parlare il linguaggio della profezia e della fede, il solo capace di arrivare al cuore di tutti.

Al Padre nostro ci stringiamo le mani. Un imam, che siede accanto ad un monaco, gli prende la mano. E poi spezziamo insieme il pane, come Gesù ci ha chiesto di fare. In quel pane spezzato c’è il corpo, la vita di Gesù spezzata per gli emarginati e le emarginate del suo tempo. Giovanni quel pane l’ha spezzato in tutta la sua vita, con tutti coloro che nella nostra società sono messi ai margini, pagando lui stesso il prezzo dell’emarginazione. Vengono distribuiti i cestini con il pane e le coppe del vino. Vedo l’imam prendere il pane (il vino no), poi è la volta della comunione dei monaci, che gli sono accanto. La voce di Marta che canta Gracias a la vida. E tanti altri canti. Jacopo gli dedica Suzanne, di L. Coen.

Mentre Giovanni esce, il saluto finale è affidato a Freedom:

Oh freedom, oh freedom, oh freedom
over me, over me
And before I’ll be a slave, I’ll be buried in a grave,
I’ll go home to my Lord,
and be free, and be free.

Ed ora c’è il dopo da affrontare. Un giorno di qualche anno fa, parlando del Buddha, l’illuminato, Giovanni ci raccontava le sue parole in punto di morte, rivolte ai discepoli che piangevano: «Bisogna che io muoia perché voi diventiate Buddha».

Che la tua luce, Giovanni, ci invada e faccia uscire tutta la luce che è nascosta dentro di noi.

Al tuo “Eccomi” rispondiamo con il nostro: Eccoci, Giovanni, ci siamo!

Dea Santonico

Foglio di Comunità – n° 7-8/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/06/2017


EUCARESTIE  E GRUPPI BIBLICI

Come ogni anno, durante l’estate ci saranno delle variazioni per quanto riguarda la celebrazione dell’Eucaristia e i gruppi di lettura biblica. L’assemblea di comunità ha deciso il seguente calendario:

Eucarestie:
venerdì   7 luglio alle ore 21 (a cura di Antonella e Dome)
venerdì 21 luglio alle ore 21 (a cura di Luisa e Memo)
venerdì   4 agosto alle ore 21 (a cura di Luciano)

Venerdì 25 agosto: ore 19 cena comunitaria, ore 21 eucarestia (a cura di Carla e Beppe); seguirà l’assemblea di comunità. Raccoglieremo le proposte sui testi da utilizzare nel gruppo, non appena avremo terminato la lettura del libro “Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umana”.

I gruppi biblici settimanali sono sospesi e riprenderanno lunedì 4 settembre, ore 21, al FAT: proseguiremo con la lettura del libro “Oltre le religioni”.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Franco Galetto, ritornato all’ospedale di Cuneo per un po’ di manutenzione alla valvola cardiaca che gli ha fatto girare le scatole durante l’inverno. L’intervento è andato bene e ora lo attendono giorni di pazienza per una buona ripresa. Lo aspettiamo con fiducia, anche perché abbiamo bisogno del nostro economo-cassiere…

A Paola e Anna Bertozzi, il cui fratello Donatello è morto il 28 giugno. Non abbiamo potuto partecipare al funerale, avvenuto a Roma, ma a loro, ai suoi figli Andrea e Stefania e alla loro mamma Maria Teresa vadano i nostri pensieri e i nostri abbracci più affettuosi.

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GRUPPO  RICERCA

PROVIAMO A PARLARE DI POLITICA…

Come ogni volta, al termine di un ciclo di lettura e di discussione intorno a un libro, ci troviamo a scegliere come continuare… Ognuno e ognuna porta le proprie proposte e finiamo sempre con il ritrovarci concordi. E’ successo anche qualche sera fa: quando abbiamo aperto il confronto sul “che leggere?” dopo le ferie, Luciana ha cominciato dicendo che le piacerebbe approfondire il tema “politica ed economia”, per capire un po’ meglio “da che parte stare” di fronte ai problemi su cui si sente chiamata, di volta in volta, a confrontarsi e a prendere posizione. Non si tratta tanto, invero, di quale posizione prendere su singoli argomenti – elezioni, referendum, migranti, ecc. – quanto, piuttosto, di quale visione politica provare a costruirsi “dentro”, cercando un orientamento più coerente per affrontare le mille situazioni tra le quali lei – e non solo lei – si trova a districarsi con scelte spesso tra loro contraddittorie.

Ho immediatamente apprezzato la sua proposta, che mi è parsa suggerirci di continuare il confronto avviato tra di noi sul libro di Ina Praetorius L’economia è cura, che abbiamo appena finito di leggere. E’ una visione complessiva della politica e dell’economia, che la politica dovrebbe guidare, da un “punto di vista femminista”, punto di vista che da anni cerchiamo di fare sempre più nostro, a mano a mano che ne approfondiamo la conoscenza di motivazioni, orizzonti, pratiche. In particolare l’ultimo capitolo elenca “buone pratiche in atto” che in parte sono già nostre… Chi fosse interessato/a a saperne di più ne troverà una sintesi su Viottoli 1/17.

Abbiamo deciso di pensarci ancora su nel periodo estivo, scambiandoci ulteriori pensieri e proposte. Ma mi sembra che l’idea di Luciana ci trovasse, alla fine, sostanzialmente disponibili.

A quel punto mi sono venuti in mente due libri che potrebbero essere utili per accompagnarci nella riflessione: “Sovrane” di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013)  e “L’infamia originaria” di Lea Melandri (Manifestolibri 1997). Luisa ha tirato fuori la sua copia di “Sovrane” e ci ha letto il risvolto di copertina. Una delle parole-chiave del libro è che le donne sanno “governare il mondo senza appropriarsene”, ci propongono, cioè, modi alternativi di “fare politica”. Ed è proprio quello che a noi sta a cuore…

Lea Melandri – l’ho letto parecchi anni fa – ci invita a considerare come capitalismo e marxismo siano in realtà due facce diverse del patriarcato: il mondo resta in mano agli uomini… e vediamo che fine sta facendo!

Sto anche terminando di leggere il recentissimo “C’era una volta la Carta delle donne” (ed. Biblink 2017), in cui Letizia Paolozzi e Alberto Leiss raccolgono i racconti delle protagoniste di una stagione formidabile del PCI, tra la morte di Berlinguer e la svolta di Occhetto. Anni 1986-87: “un gruppo di donne organizzato da Livia Turco cerca nel femminismo e nella forza sociale femminile la chiave di una nuova politica” (dalla quarta di copertina).

Le letture personali si possono poi arricchire con riviste tipo “Internazionale”, “Le monde diplomatique” che arriva con Il Manifesto, “Confronti”…

E’ il nostro presente che – come abbiamo imparato – si può alimentare con la rilettura di esperienze passate. Penso al tentativo, che il gruppo “Uscire dalle guerre” sta facendo, di coinvolgere uomini e donne del Consiglio Comunale di Pinerolo in una riflessione sulla convenienza di abbandonare la competizione e imparare la cooperazione tra diversi e diverse: questa è la strada che, secondo noi, ci può aiutare – partendo da noi e dalla nostra città – a fare rete con tutti e tutte coloro che operano per una politica e una economia di pace. La competizione è la pratica mortifera del patriarcato e del capitalismo, dell’unica forma di politica e di economia che concepiscono: guerra e morte, arricchimento e distruzione.

Chi fosse interessato/a a camminare con noi su questi sentieri di ricerca si metta in contatto: cominceremo a settembre.

Beppe

Il gruppo riprenderà gli incontri a settembre: sul prossimo foglio di comunità ne preciseremo date e contenuti.

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SEGRETERIA TECNICA NAZIONALE DELLE CDB

Ogni assemblea di comunità è dedicata in parte anche alle incombenze della segreteria tecnica nazionale. Stiamo cercando di riempire adeguatamente le ultime caselle del programma del seminario di dicembre; poi procederemo con la stampa dei pieghevoli e la predisposizione di tutto il materiale necessario.

Stiamo anche sollecitando le comunità a proporsi – una di loro – per la preparazione e la gestione dell’assemblea eucaristica dell’ultimo giorno, domenica 10 dicembre. A noi toccherà gestire l’intero seminario… Tra fine agosto e settembre faremo il punto.

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PIEMONTE PRIDE AD ALBA

 Dopo la manifestazione di Torino, sabato 8 luglio si svolgerà il Piemonte Pride “A CORPO LIBERO” anche ad Alba, con partenza della sfilata alle ore 17 da piazza Pertinace. Stiamo pensando di partecipare: chi lo desidera si metta in contatto con noi.

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VIOTTOLI

E’ in stampa il n. 1/2017. Approfittiamo di questo spazio per ringraziare le persone che hanno accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare. Continuate a mandare articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLA GUERRA”

Martedì 27 giugno ci siamo incontrati/e nella sede del sindacato di base ALP per riflettere su “quale economia di pace per il nostro territorio, a partire da noi, alla luce della recente dolorosa conclusione della crisi della PMT”.

Qualche decennio fa vi lavoravano 1000 (mille) persone; oggi la Papcel ne ha assorbite 70 (settanta) circa.

Ci siamo presi/e due impegni:

  1. Sostenere tutte le iniziative che cercheranno di offrire opportunità di lavoro a chi è rimasto “fuori”, senza lavoro, e dovrà per di più aspettare ancora parecchi mesi per ricevere le spettanze dovute a seguito del fallimento della PMT;
  2. Continuare con tenacia la nostra iniziativa “culturale”, finalizzata a costruire una rete tra istituzioni, lavoratori, sindacati, chiese, associazioni, ecc. intorno alla necessità, sempre più urgente, di abbandonare l’economia “di guerra” che ci affligge, per destinare tutte le risorse disponibili a un’economia “di pace”, che dia risposte ai bisogni fondamentali di ogni essere umano.

Il prossimo appuntamento del gruppo è per settembre. Ma, intanto, i lavoratori e le lavoratrici ex-PMT saranno contattati/e per verificare la loro disponibilità a coinvolgersi in prima persona in questo progetto, che riguarda loro, oggi, e riguarda tutti e tutte in una prospettiva di de-industrializzazione ormai spinta sull’altare del “dio profitto”, a vantaggio esclusivo di chi rifiuta di considerare la funzione sociale anche dell’impresa privata.

Su questo altare si celebrano i macabri riti della guerra, officiati dai fabbricanti e commercianti di armi (l’unica industria che non conosce crisi), serviti e riveriti da uomini e donne che amministrano una politica cinica, incapaci di governare realizzando i solenni giuramenti fatti al termine della seconda guerra mondiale e tradotti nelle varie “dichiarazioni dei diritti umani”.

Cooperazione vogliamo! Basta competizione!

Beppe Pavan

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UOMINI  IN CAMMINO

Gli incontri, come ogni anno, sono sospesi nei mesi di luglio e agosto. Riprenderanno a settembre con le seguenti modalità:

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 28 settembre alle ore 18,45
Il gruppo UinC 2 si riunirà nella sede dell’ARCI mercoledì 13 e 27 settembre, alle ore 21.

Andremo a Palermo dal 14 al 18 settembre, per incontrare il gruppo uomini di quella città, con cui abbiamo un feeling speciale. Vi racconteremo…

Liberi dalla violenza – L’associazione è costituita e lo Statuto è stato depositato. Ci stiamo preparando per l’apertura a Pinerolo di un servizio di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni con le donne: nei prossimi mesi lo faremo conoscere con iniziative e serate nei paesi del nostro territorio.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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PRIGIONIERI PALESTINESI. IN SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA “PUNIZIONE COLLETTIVA”

Marwan Barghouti, politico e militare palestinese

Dopo aver trascorso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana, sono stato sia un testimone sia una vittima del sistema illegale di Israele di arresti arbitrari di massa e maltrattamenti di prigionieri palestinesi. Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, ho deciso che non c’era altra scelta che resistere a questi abusi cominciando uno sciopero della fame.

Circa mille prigionieri palestinesi hanno deciso di prendere parte a questo sciopero, che inizia oggi, giorno che qui celebriamo come Giorno dei prigionieri. Lo sciopero della fame è la forma più pacifica di resistenza a disposizione. Esso infligge dolore esclusivamente a coloro che vi partecipano e ai loro cari, nella speranza che gli stomaci vuoti e il sacrificio aiutino il messaggio a risuonare al di là dei confini delle buie celle.

Decenni di esperienza hanno dimostrato che il sistema inumano di occupazione coloniale e militare israeliana punta a sfibrare lo spirito dei prigionieri e della nazione a cui appartengono, infliggendo sofferenze sui loro corpi, separandoli dalle loro famiglie e comunità, utilizzando misure umilianti per costringere alla sottomissione. A dispetto di tale trattamento, non ci arrenderemo ad esso.

Israele, la potenza occupante, ha violato il diritto internazionale in molti modi per quasi 70 anni, ma gli è stata garantita impunità per le proprie azioni. Ha commesso gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra contro il popolo palestinese; i prigionieri, tra cui uomini, donne e bambini, non fanno eccezione.

Avevo solo 15 anni quando sono stato imprigionato per la prima volta. Avevo appena 18 anni quando un ufficiale israeliano mi ha costretto a divaricare le gambe mentre mi trovavo nudo nella stanza degli interrogatori, prima di colpire i miei genitali. Sono svenuto dal dolore, e la caduta conseguente ha lasciato una grande cicatrice che da allora segna la mia fronte.

L’ufficiale mi prese in giro, dicendo che non avrei mai potuto procreare, perché dalla gente come me nascono solo terroristi e assassini.

Pochi anni dopo, ero di nuovo in una prigione israeliana, conducendo uno sciopero della fame, quando nacque il mio primo figlio. Invece dei dolci che di solito distribuiamo per celebrare simili eventi, ho distribuito agli altri prigionieri del sale. Quando aveva appena 18 anni, mio figlio a sua volta è stato arrestato e ha trascorso quattro anni nelle prigioni israeliane.

Il più anziano dei miei quattro figli è ora un uomo di 31 anni. Eppure, io sono ancora qui, continuando questa lotta per la libertà insieme a migliaia di prigionieri, milioni di palestinesi e con il sostegno di così tanti in tutto il mondo. L’arroganza dell’occupante oppressore e dei suoi sostenitori li rende sordi a questa semplice verità: prima che riescano a spezzare noi, saranno le nostre catene ad essere spezzate, perché è nella natura umana rispondere al richiamo della libertà a qualsiasi costo.

Israele ha costruito quasi tutte le sue carceri all’interno dei propri confini, piuttosto che nel territorio occupato. In tal modo, ha illegalmente e forzatamente trasferito civili palestinesi in cattività, usando questa situazione per limitare le visite dei familiari e per infliggere sofferenze attraverso lunghi trasferimenti in condizioni crudeli. I diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti dal diritto internazionale – tra cui alcuni dolorosamente guadagnati attraverso precedenti scioperi della fame – sono stati trasformati in privilegi che l’amministrazione penitenziaria può decidere di concedere o sottrarre. I prigionieri e detenuti palestinesi hanno subito torture, trattamenti inumani e degradanti e negligenza medica. Alcuni sono stati uccisi durante la detenzione. Secondo gli ultimi dati, circa 200 prigionieri palestinesi sono morti dal 1967 a causa di tali azioni. I prigionieri palestinesi e le loro famiglie rimangono anche un obiettivo primario della politica di Israele di imposizione di punizioni collettive.

Nel corso degli ultimi cinque decenni, secondo l’organizzazione per i diritti umani Addameer, più di 800mila palestinesi sono stati imprigionati da Israele – pari a circa il 40 per cento della popolazione maschile del territorio palestinese. Oggi, circa 6.500 sono ancora in carcere, tra i quali alcuni che detengono il triste primato dei più lunghi periodi di detenzione dei prigionieri politici al mondo. È difficile trovare una sola famiglia in Palestina che non abbia patito la detenzione di uno o più dei suoi componenti.

Come dar conto di questo assurdo stato di cose?

Israele ha stabilito un regime giuridico duale, una forma di apartheid giudiziaria, che garantisce potenziale impunità per gli israeliani che commettono crimini contro i palestinesi, mentre criminalizza la presenza e la resistenza palestinese. I tribunali di Israele sono una parodia della giustizia, palesi strumenti di occupazione coloniale e militare. Secondo il Dipartimento di Stato, il tasso di condanna per i palestinesi nei tribunali militari è del 90% circa. Tra le centinaia di migliaia di palestinesi che Israele ha arrestato, ci sono bambini, donne, parlamentari, attivisti, giornalisti, difensori dei diritti umani, accademici, esponenti politici, militanti e familiari dei detenuti. Tutto con un unico obiettivo: seppellire le legittime aspirazioni di un’intera nazione.

Al contrario, le prigioni di Israele sono diventate la culla di un duraturo movimento per l’autodeterminazione palestinese. Questo nuovo sciopero della fame dimostrerà ancora una volta che il movimento dei prigionieri è la bussola che guida la nostra lotta, la lotta per la Libertà e la Dignità, il nome che abbiamo scelto per questo nuovo passo nel nostro lungo cammino verso la libertà.

Le autorità israeliane e il servizio carcerario hanno trasformato i diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti dal diritto internazionale in privilegi da concedere o sottrarre discrezionalmente. Israele ha provato ad etichettare tutti noi come terroristi per legittimare le sue violazioni, tra cui gli arresti di massa arbitrari, le torture, le misure punitive e le rigide restrizioni. Come parte dello sforzo di Israele di minare la lotta palestinese per la libertà, un tribunale israeliano mi ha condannato a cinque ergastoli e 40 anni di carcere in un processo farsa che è stato denunciato dagli osservatori internazionali.

Israele non è la prima potenza occupante o coloniale a ricorrere a tali espedienti. Ogni movimento di liberazione nazionale nella storia ricorda pratiche simili. Questo è il motivo per cui così tante persone che hanno lottato contro l’oppressione, il colonialismo e l’apartheid sono dalla nostra parte. La campagna internazionale per “la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi”, che l’icona anti-apartheid Ahmed Kathrada e mia moglie, Fadwa, hanno lanciato nel 2013 dalla ex cella di Nelson Mandela a Robben Island, ha avuto il sostegno di otto vincitori del Premio Nobel per la Pace, 120 governi e centinaia di dirigenti, parlamentari, artisti e accademici di tutto il mondo.

La loro solidarietà smaschera il fallimento morale e politico di Israele. I diritti non sono elargiti da un oppressore. La libertà e la dignità sono diritti universali che sono connaturali all’umanità e devono essere goduti da ogni nazione e da tutti gli esseri umani. I palestinesi non saranno un’eccezione. Solo porre fine all’occupazione potrà far cessare questa ingiustizia e segnare la nascita della pace.

Articolo pubblicato dal New York Times il 16.4.2017
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 17 del 06/05/2017

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PIANGERE

Accadde nella selva, nell’Amazzonia ecuadoriana. Gli indios shuar stavano piangendo una nonna moribonda. Piangevano seduti, sulla riva della sua agonia. Un testimone, venuto da altri mondi, domandò: “Perchè piangono davanti a lei, se è ancora viva?”. E quelli che piangevano risposero: “Perchè lei sappia che le vogliamo molto bene”.

Eduardo Galeano, Donne (Sperling&Kupfer, 2017)

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