N° 5/2012

FOGLIO DI COMUNITA’

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base
Distribuzione gratuita — Stampato in proprio c/o ALP, Via Bignone 89, Pinerolo (To) il 28/04/2012

 

LE EUCARESTIE
(nella sede della comunità)

DOMENICA    6 maggio ore  10 : prepara il gruppo del lunedì sera-sede
DOMENICA  13 maggio ore  10 :
prepara il gruppo del lunedì sera-FAT
DOMENICA  20 maggio ore  10 :
Al Tempio valdese
DOMENICA  27 maggio ore  10 :
prepara il gruppo “La Scala di Giacobbe”
DOMENICA   3 giugno   ore  10 :
prepara il gruppo del lunedì sera-sede

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ALTRI  APPUNTAMENTI

ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ: domenica 13 maggio, ore 10,30, subito dopo una breve celebrazione eucaristica, la comunità è convocata per l’assemblea di programmazione, prevista fino alle ore 12. Si raccomanda la maggior partecipazione possibile. Seguirà, per chi può e lo desidera, il pranzo comunitario autogestito. Domenica 3 giugno, dalle 14 alle 17, è convocata l’assemblea della comunità per riflettere sul tema “Associazione Viottoli e Cdb”, programmata per aprile, ma rimandata.

GRUPPO DONNE: Venerdì 18, giovedì 24 e 31 maggio: ore 16,30, in sede. Parteciperà Aurelia Picotto, a cui abbiamo chiesto di darci una mano sul pensiero storico e filosofico su “moderno e post-moderno”.

GRUPPO BIMBEBIMBI: sabato 12 maggio, ore 14, nella sede della Cdb: 2ª puntata della 2ª storia di Zena.

GRUPPO RICERCA: martedì 8 e 22 maggio, alle ore 21 a casa di Paola Bertozzi ed Elio Tebaldini

GRUPPI  BIBLICI  SETTIMANALI: il lunedì alle ore 21 in sede e al FAT.  Stiamo leggendo il vangelo di Matteo.

LA SCALA DI GIACOBBE: Sabato 19 maggio alle 17,00 ci troviamo in sede, C.so Torino 288, per preparare la giornata contro l’omofobia del giorno successivo. Eventualmente l’argomento del sabato pomeriggio è libero e possiamo tutti e tutte deciderlo insieme. Alla sera verso le 19,00 ci spostiamo al FAT, Vicolo delle Carceri 1, per la cena, alla quale segue la proiezione di un film a tematica. Domenica 20 Maggio: alle ore 10 partecipiamo al Culto presso il Tempio Valdese di Pinerolo, in via Dei Mille 1; in questo momento di preghiera comunitaria ricorderemo le Vittime dell’omofobia. Nel pomeriggio, a partire dalle 14,00 in piazza Facta, prosegue la giornata organizzata dal “Comitato Pinerolo contro l’omofobia”, di cui la Scala di Giacobbe fa parte.

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G R A Z I E

Grazie sorelle e fratelli della comunità per l’affetto che mi avete dimostrato in questo periodo di difficoltà.  Grazie per le Vostre telefonate, i Vostri abbracci, i Vostri sorrisi, le Vostre preghiere. Grazie di cuore. Un abbraccio.

Franca Gonella 

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VERBALE  DELL’ASSEMBLEA  COMUNITARIA del 22/4/12

  • Si stabilisce il calendario delle eucarestie e degli altri appuntamenti comunitari del mese di maggio
  • Alcune segnalazioni:

         – venerdì 25 maggio, ore 21, presso il Salone dei Cavalieri, Viale Giolitti 7, Pinerolo, presentazione del libro “Buoni genitori”, di Chiara Lalli

         – venerdì 1 giugno, ore 18, presso la Libreria “Volare” (Corso Torino 44, Pinerolo), presentazione del libro di Romana Vigliani “La questione prostituzionale”

         – venerdì 8 giugno, ore 18, presso la Libreria “Volare”, presentazione del libro di Sandro Bellassai “L’invenzione della virilità”.

  • Richiesta di matrimonio arrivata alla comunità da parte di una coppia di ragazzi omosessuali. In attesa di incontrare e conoscere i due ragazzi, che verranno a Pinerolo verso la fine del mese di agosto, la comunità ha deciso di continuare la ricerca sul “matrimonio”, facendo tesoro delle riflessioni di tutti e tutte e assicurando l’accoglimento dei desideri di ogni coppia.
  • Comitato contro l’omofobia.  Per le iniziative della manifestazione del 20 maggio il comitato dovrà sostenere delle spese (eventuale affitto impianto amplificazione gruppo musicale, cena per persone impegnate nell’iniziativa) e viene richiesto un contributo a tutti i gruppi organizzatori. Come comunità si decide di effettuare una colletta.
  • Assemblea di Viottoli.   Carla riferisce sull’Assemblea ordinaria dell’associazione Viottoli del 20 aprile:

 dopo aver affrontato i vari punti dell’odg relativi al bilancio e alla programmazione delle attività ed iniziative culturali per il 2012, viene approvata la proposta del direttivo di dare in uso gratuito alla Cdb, in determinati giorni della settimana, i locali della sede di c.so Torino a oggi affittati (da alcuni anni) a nome dell’associazione Viottoli. Questo per sollevare la stessa da ogni responsabilità in merito alle iniziative organizzate (che possono essere così decise dall’assemblea comunitaria senza dover anche essere approvate dal direttivo di Viottoli) e consentire il libero accesso anche ai non soci. Con prossima delibera del direttivo verranno indicati gli orari della fruizione da parte della CdB (secondo le esigenze comunicate), nonché la persona fisica referente (e responsabile delle attività) per la CdB. Si è data disponibile Ada Dovio.

Luciana

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PARLIAMO  DI  MATRIMONIO

Una coppia gay calabrese ci ha manifestato il desiderio di sposarsi nella nostra comunità. Ci è parso un messaggio “provvidenziale”, che ci può aiutare ad abbattere il piccolo muro di silenzio e di assenza di iniziativa che è stato eretto tra noi negli ultimi tempi… E la comunità si è riunita per parlarne.

Che fare? Intanto abbiamo subito risposto loro assicurando la nostra disponibilità ad accogliere il loro desiderio: e invitandoli a Pinerolo per conoscerci vicendevolmente.

Poi… ci siamo accorti che il matrimonio è un “tema” su cui da molti anni non riflettiamo. Così la proposta che è emersa dall’assemblea dei due gruppi biblici di lunedì 16 aprile è stata di “continuare la ricerca”. Concretamente: ci siamo vicendevolmente invitati/e a mettere per iscritto i nostri pensieri a partire dalla domanda “Che cos’è per me il matrimonio?”. Faremo circolare tra noi queste riflessioni e poi programmeremo un nuovo incontro dei gruppi per riprendere la riflessione comune e rispondere anche a una seconda domanda “Quale proposta facciamo a questa coppia? E a chiunque chiedesse di celebrare il proprio matrimonio nella nostra comunità?”. Tutto questo materiale potrà far parte del “dossier sul matrimonio” sul n. 2/2012 della rivista Viottoli.

L’assemblea comunitaria di domenica 22 aprile ha fatto propria questa proposta e l’ha rilanciata. Adesso tocca a ciascuno e ciascuna di noi provare a rispondere a quelle domande, con la massima libertà e spontaneità.

Beppe

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DUE  SPUNTI  DAL  GRUPPO  RICERCA

Come sapete, stiamo leggendo Quando Dio era una donna di Merlin Stone: un libro che ricostruisce, sulla base di una imponente mole di studi, contenuti e forme della religiosità delle antiche popolazioni del Vicino Oriente e del bacino del Mediterraneo. Troviamo narrate le popolazioni di cui leggiamo nei primi libri della Bibbia ebraica e, in particolare, il passaggio violento dalle originarie religioni della Dea, universalmente diffuse in quelle regioni, alle religioni patriarcali del Dio maschile. Avremo certamente modo di riparlarne al termine del nostro studio.

Desideriamo qui proporvi due piccoli spunti dal capitolo IV “Gli invasori dal Nord”, che abbiamo letto martedì 24 aprile scorso:

No al pensiero unico in teologia

      “In ogni cultura è possibile trovar traccia, a livello mitologico, dell’arrivo delle tribù indo-ariane e della loro affermazione della superiorità delle loro divinità maschili rispetto a quelle femminili delle popolazioni originarie delle terre invase, così come del conseguente complesso intreccio delle due concezioni teologiche. E’ in questi miti che troviamo una testimonianza degli atteggiamenti che portarono alla soppressione dell’adorazione della Dea.

Come scrive Sheila Collins: ‘la teologia è, in ultima analisi, politica. Il modo in cui le comunità umane deificano il trascendente e determinano la categoria di buono e cattivo è dovuto più alle dinamiche di potere all’interno dei sistemi sociali da cui le varie teologie hanno origine, che non a una spontanea rivelazione della verità da un luogo altro’” (p. 97).

La nascita del popolo ebraico vista da un’altra prospettiva

      “In queste descrizioni delle popolazioni indo-europee possiamo trovare le origini di molte delle idee degli antichi Ebrei. I concetti del dio circonfuso di luce sulla cima della montagna e della dualità tra il buio e la luce simboleggianti il bene e il male, il mito della sconfitta del serpente da parte della divinità maschile, così come l’egemonia di una classe dirigente suprema, sono tutti elementi tipici della religione e delle società indo-europee che si ritrovano nella visione politica e religiosa degli Ebrei. L’influenza e il possibile collegamento con gli Indoeuropei possono contribuire a spiegare gli atteggiamenti estremamente patriarcali degli Ebrei, che saranno discussi in modo più approfondito nel capitolo V. Credenze e comportamenti ebraici, in seguito adottati dal cristianesimo, possono comunque essere meglio compresi se si acquisisce prima una buona conoscenza dei modelli politici e dell’immaginario religioso degli Indoeuropei (p. 99).

Beppe e Carla

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INCONTRO  DELLA  SEGRETERIA  REGIONALE  CDB

Mercoledì 30 maggio, dalle ore 18 alle 21,30 (ognuno/a porterà qualcosa da mangiare), ci incontriamo a Piossasco, una o due persone per ogni comunità, per programmare l’incontro regionale delle Cdb, che avrà luogo domenica 16 settembre, dalle 10 alle 17, probabilmente a Piossasco.

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GRUPPO  MEDIE

Proseguono gli incontri mensili del gruppo ragazzi/e medie, animato da Francesco Melillo. I genitori continuano a leggere insieme il libro di Ortensio da Spinetoli, Gesù di Nazaret, Ed. La Meridiana. Il prossimo incontro si svolgerà sabato 12 maggio, alle ore 10,30 a casa di Francesca.

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INIZIATIVE  “CONTRO  L’OMOFOBIA”

Domenica 20 maggio, GIORNATA CONTRO L’OMOFOBIA:

alle ore 10 nel tempio valdese di Pinerolo, assemblea ecumenica di preghiera;

dalle ore 14, in piazza Luigi Facta a Pinerolo, manifestazione contro l’omofobia con stands informativi, musica dal vivo, spettacoli e letture.

Venerdì 25 maggio, ore 21, presso il Salone dei Cavalieri, viale Giolitti 7, presentazione del libro “Buoni genitori”, di Chiara Lalli, che sarà presente all’incontro.

Beppe e Francesco

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5 PER MILLE

Con la dichiarazione dei redditi possiamo decidere di destinare il 5 per mille dell’Irpef a finalità di interesse sociale. Basta apporre la propria firma nel riquadro scelto indicando inoltre, nell’apposito spazio, il numero di codice fiscale dell’associazione. Il 5 per mille non è alternativo all’8 per mille, che possiamo continuare a destinare come in passato e non comporta ulteriori esborsi finanziari. Riportiamo alcune Associazioni che ci sono vicine, ma è possibile trovarne tantissime altre:

AMISTRADA (Las Quetzalitas – ragazze e ragazzi di strada del Guatemala) – cf  97218030589

ASSOCIAZIONE OPPORTUNANDA [Cdb Torino] (promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche dell’esclusione sociale; progetta e sperimenta forme di intervento finalizzate al raggiungimento dell’autonomia di vita; dà voce e visibilità alle persone senza dimora.) – cf 97560450013

CENTRO EDUCATIVO POPOLARE [Cdb Isolotto Firenze] (laboratorio Kimeta delle donne rom; residenza anagrafica a senza diritti di cittadinanza; attività educative con ragazzi/e; recupero e salvaguardia della memoria orale; pubblicazioni; solidarietà con le comunità del Centroamerica; sostegno al movimento delle comunità cristiane di base italiane) – cf  94003470484

ARTE DIVERSA (associazione di animazione con obiettivi educativi – Piossasco – www.artediversaonlus.org) – cf  97667360016

CUAMM – MEDICI  CON  L’AFRICA – cf  00677540288

EMERGENCY – cf  97147110155

AMNESTY INTERNATIONAL – cf  03031110582

MEDICI SENZA FRONTIERE – cf  97096120585

MOVIMENTO NONVIOLENTO – cf  93100500235

GREENPEACE – cf  97046630584

CONSULTA TORINESE PER LA LAICITÀ DELLE ISTITUZIONI – cf  97663330013

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INCONTRO SU ISLAMISMO A TORINO

Poiché il 13 maggio a Torino si terrà un incontro con la Confraternita Sufi, abbiamo deciso di rinviare l’incontro di teologia del pluralismo religioso, previsto per il 5 maggio, sul tema “Un approccio all’Islam” (v. foglio di aprile). Appena avremo stabilito la nuova data lo comunicheremo sul foglio della Cdb.

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GRUPPO “UOMINI IN CAMMINO”

 Giovedì 3, 17 e 31 maggio, presso la sede del FAT (Vicolo Carceri 1, Pinerolo), il gruppo si riunisce con il solito orario: 19-20,30.

Ricordiamo che il gruppo di Pinerolo è sempre aperto ad accogliere chi volesse provare a mettersi in cammino… chiediamo solo di contattare prima uno di noi.

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COMUNITA’ CRISTIANA DI BASE DI PIOSSASCO

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Nel mese di maggio termineremo con Giuditta la lettura della trilogia di libri dell’Antico Testamento intitolati a donne (Rut, Ester, Giuditta). Di seguito gli impegni della comunità per il mese di maggio 2012:

Domenica 20 maggio h. 10: Eucarestia con inizio lettura del libro di “Giuditta” – Prepara Tiziana. A casa di Cecilia e Gustavo (via Pinerolo 102). Seguirà pranzo insieme e festeggiamento per gli ….anta di Gustavo!

Giovedì 24 maggio h. 21,00:  Gruppo biblico da Maria Grazia Suppo (Via Martiri della Libertà 17) – Si prosegue con la lettura del libro di “Giuditta”. Prepara Tiziana.

Lunedì 7 maggio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 17

A questo punto del vangelo, per Gesù le cose si mettono male, in seguito alle sue scelte ed al suo insegnamento. Molto probabilmente Matteo, vuole mettere in evidenza cosa ha sorretto Gesù fino alla fine. Sappiamo che il brano è una costruzione teologica e non una cronaca, quindi cercheremo di cogliere il messaggio che Matteo vuole trasmettere. La comunità tenta di descrivere lo stato glorioso di Gesù, anche per smussare le reazioni seguite alla sua morte in croce vissuta come sconfitta.


Nei primi 9 vv.
, la trasfigurazione diventa un anticipo della resurrezione ed avviene davanti ai tre discepoli che saranno anche i testimoni della sua agonia nel Getsemani (cap.26,37), il luogo è solitario per sottolineare ché è un esperienza che non si può fare nella confusione e nel chiasso.

Il primo aspetto di questo quadro è il monte, seguito dal volto di Gesù splendente come il sole e le sue vesti bianche come la luce.

Non è la prima volta che Gesù cerca un luogo appartato, nei vangeli si trovano vari riferimenti in cui Gesù, in momenti diversi e a volte da solo, si appartava in luoghi tranquilli per pregare, o anche semplicemente per riposare, vista la vita intensa di rapporti con le persone ed i vari spostamenti.

I discepoli hanno vissuto con Gesù momenti di preghiera e forte spiritualità, e da questo brano possiamo percepire l’intensità e la bellezza di questa felicità sperimentata.

La montagna, il luogo dove chi ha avuto la fortuna di salire su alte cime di montagne, conosce quell’emozione che riempie il cuore quando, in un giorno limpido e di bel tempo, lo sguardo scorre nelle valli, sui colli, tra gli alberi e oltre, sino a quando non si vedono che sfumature e si ha la sensazione di vedere diversamente quel mondo laggiù. La montagna appunto, è la metafora di uno stato di grazia, dove il godere della bellezza permette di respirare il Tutto. Così sarà stato per i tre discepoli che si trovavano con Gesù, al punto di desiderare di piantare tre tende e rimanere lì, come per voler fermare quel momento, quello stato di grazia.

Poi Matteo, presentando Gesù in dialogo con Mosè ed Elia, ci dice che è stato guidato dalla stessa fede in Dio che animò Mosè ed Elia, che rappresentano rispettivamente la legge ed i profeti, una tradizione che, secondo l’autore, Gesù è venuto a completare.

La tentazione di Pietro di non voler scendere giù, può rappresentare il contrasto tra le aspirazioni dell’uomo e il disegno di Dio, così come ci stimola a riflettere sul significato del piacere del salire verso una situazione piacevole anche se faticosa e la durezza del dover scendere, come per entrare nelle situazioni che a volte vorremmo evitare.

Ma prima ancora che finisse di parlare vengono avvolti da una nube luminosa che copre i discepoli, simbolo della presenza di Dio (vedi anche in Es. 24,16 con Mosè sul monte Sinai) da cui fa sentire la sua voce, sottolineando che d’ora in avanti, Gesù è l’unico porta parola di Dio a cui ci si deve riferire e sottomettersi. Questo richiamo vale per tutti, ma in particolare per coloro che credevano ancora in Mosè e aspettavano il ritorno di Elia (v.10).

Rappresentare Dio con la voce del Padre, è un immaginario legato alla cultura patriarcale del tempo, ma che oggi diventa presuntuoso e riduttivo affermare con certezza la vera e unica sua identità, ritengo sia necessario avvicinarsi alle scritture contestualizzando la loro storicità.

I tre sono colti da paura e cadono a terra, questo evidenzia che l’esperienza è soprannaturale, cioè qualcosa difficile da comprendere. Cadendo a terra (solo in Mt.) essi fanno, simbolicamente, un atto di sottomissione alla volontà di Dio e all’autorità del suo inviato, in questa scena Gesù svolge la parte dell’angelo consolatore.

Poi c’è la nube che avvolge i discepoli, non può essere forse un modo per dire che, non c’è più bisogno di una tenda, una volta che il messaggio è penetrato nel loro cuore?


vv. 10-13:
Qui vi è una rievocazione della missione di Elia. Matteo non perde mai di vista i suoi avversari e cerca di smantellare tutte le loro obiezioni alla proposta cristiana. La credenza della venuta di Elia, era evidentemente una leggenda popolare che poteva essere messa in discussione, ma la chiesa delle origini non ha capacità critiche e accetta l’osservazione che viene mossa dai giudei, dando però una diversa interpretazione: non si tratta di un ritorno fisico di Elia, ma dell’apparizione di un profeta che avrebbe ricalcato le orme del grande predicatore, potendo dire così che egli era già venuto. Nel v.13 riappare per l’ultima volta la figura del Battista, questo per annunciare la dura sorte che attende Gesù, anche se non simile.


vv. 14-21:
Questi versetti possono essere considerati un istruzione sulla fede, Gesù si trova davanti a una folla senza fede e ai discepoli che ne hanno poca. La scena (riportata anche da Mc.9,14-29 e da Lc.9,37-42), è reale ma anche simbolica, l’ammalato è uno dei tanti che Gesù ha incontrato, ma qui per Mt. rappresenta il popolo d’Israele, la generazione incredula, il padre del ragazzo è un uomo di grande pietà e fede, ma forse anche lui è di quelli che non credono se non vedono dei segni.

In questo contesto si riflettono le tensioni tra cristiani e giudei. Vi è la folla che assiste curiosa e diffidente, i farisei che approfittano della circostanza per gettare discredito sul maestro e sui suoi seguaci, la poca fede degli apostoli, l’insistenza del padre del ragazzo. Tutta questa situazione provoca in Gesù un desiderio di andare via da quell’ambiente: “O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?” v.17, ma la bontà e la disponibilità di Gesù superano questo suo disagio interiore, si fa portare il ragazzo e lo guarisce.

La citazione del demonio ripresenta la mentalità del tempo, che vedeva il peccato come causa morale dei mali fisici. Una mentalità che a volte ritroviamo ancora oggi e che serve solo ad alimentare i sensi di colpa, invece che guardare seriamente alla situazione per cercare di trovare una possibile soluzione.

Gesù alla domanda dei discepoli su come mai loro non sono stati altrettanto capaci, risponde sostenendo che è sempre la fede, cioè il rapporto sincero e sentito con Dio, che condiziona la riuscita del proprio impegno e delle proprie azioni. Ma la fede non è misurabile e a volte non basta avere fede; come i discepoli, anche noi a volte dobbiamo fare i conti con i nostri insuccessi, a volte crediamo di poter risolvere qualche situazione, ed invece poi dobbiamo accettare la nostra impotenza in quella circostanza.

Altre volte, proprio quando crediamo che una cosa sia possibile, in noi si attiva qualcosa che rende possibile il cambiamento. Occorre fare dei tentativi di concentrazione su cosa stiamo facendo per poter raggiungere l’obiettivo, per capire chi siamo, cosa vogliamo, dove stiamo andando. I modi sono tanti e diversi ed ognuno trova le sue modalità. Anche il digiuno e la preghiera possono essere delle modalità che favoriscono la concentrazione e la ricerca interiore della nostra forza e del sostegno della Sorgente dell’Amore. Affidarsi alla sua fonte e vivere con sobrietà, rende possibile il miracolo là dove si mette in atto il cambiamento, consapevoli che questo può avvenire se c’è l’ascolto, l’amore, l’accompagnamento reciproco, perché a volte siamo noi ad aver bisogno di una mano.

Avere una fede paragonata al granello di senape, rende bene l’immagine dell’infinita bontà di Dio, che dona il suo aiuto anche a chi non ha fede. Se un piccolo granello di senape può diventare un grande albero, tanto più un briciolo di fede, veramente intrecciata con la nostra vita, cioè messa in pratica, può ottenere i risultati più impensati.
vv. 22-23: Il discorso sulla passione ha preso ormai un posto rilevante nella predicazione di Gesù, (16,21; v.12 e questi due). L’espressione del v.22 fa pensare che la consegna avvenga da parte di qualcuno, ma che non si riferisce al traditore quanto al Padre al quale spetta anche muovere le pedine della passione. Ma la passione di Gesù non è stata preparata dal Padre, ma dagli uomini che hanno trovato scomoda, svantaggiosa la sua predicazione o meglio la sua provocazione. L’implicazione del Padre serve per la comunità cristiana a salvaguardare la propria immagine, il suo “onore” davanti alla sconfitta subita con la morte in croce.
vv. 24-27: Questo episodio riportato solo da Mt. non garantisce la sua autenticità, forse la sua intenzione era quella di offrire una soluzione cristiana al problema delle imposte, un problema difficile anche per i discepoli. La legge prevedeva che ogni giudeo, dall’età di 20 anni, era tenuto a versare un siclo o un didramma all’anno come imposta per il tempio di Gerusalemme, ma quando l’evangelista scrive il tempio era distrutto e i giudei in base alla prescrizione di Vespasiano, pagavano la stessa tassa per il tempio di Giove capitolino, come l’avevano versata al tempio di Gerusalemme.

L’una e l’altra ipotesi potrebbe essere valida, e la risposta di Gesù non cambia significato, ma la contrapposizione tra stranieri e figli si comprenderebbe meglio alla luce della prima ipotesi.

Infatti la risposta di Gesù sostiene che i cristiani in quanto figli di Dio, che è al di sopra di tutti i sovrani della terra, sono per diritto esenti da qualsiasi forma di subordinazione, perciò non dovrebbero pagare tributi a nessun re. Con tale richiamo si intendeva salvaguardare in linea di principio la loro indipendenza.

L’ultimo versetto sembra che Mt. abbia fatto ricorso a qualche leggenda o tradizione popolare, per esaltare la persona di Gesù e dare ulteriore risalto alla persona di Pietro. Ciò nonostante, il testo sembra dire: essendo voi pescatori, andate a pesca e con il ricavato del vostro lavoro, pagate il dovuto, ma state attenti a non sentirvi dipendenti da alcun potere.

Maria Del Vento

Lunedì 23 aprile 2012 – Vangelo di Matteo cap. 16

Il capitolo che abbiamo letto è abbastanza breve e soprattutto, a mio modesto avviso, è caratterizzato dallo scontro con i farisei e i sadducei e poi dal dialogo pedagogico di Gesù con i suoi discepoli. Certo non è racconto puntuale e preciso di quanto Gesù ha detto: Matteo ha utilizzato messaggi e parole di Gesù dette in più occasioni in un’ottica utile alla sua comunità. Lo stesso conferimento del primato a Pietro di cui faremmo accenno a suo tempo, rientra in questa modalità di annuncio.


16, 1 – 12

L’inizio del capitolo è caratterizzato dall’incontro-scontro con i suoi avversari. Il discorso ruota attorno alla parola ”segno”, ripetuta ben 5 volte.

La richiesta del “segno dal cielo”, presentata come una tentazione dei rappresentati del giudaismo ufficiala, si inserisce nel dibattito sull’autenticazione di Gesù come messia. Quelli che non sanno discernere il valore di segno dei gesti di guarigione e liberazione compiuti da Gesù e corrispondenti alle promesse profetiche, sono incapaci di accogliere qualsiasi altro segno che non smascheri definitamente la loro incredulità radicale.

E il richiamo a Giona prefigura il destino del Crocifisso risuscitato dopo 3 giorni. I farisei e i sadducei, che pretendono un segno spettacolare da parte di Gesù, rivelano la loro matrice di incredulità storica, sono i rappresentati di una generazione infedele all’alleanza e incredula alle promesse di Dio.

Non sono in discussione la forza probante di Gesù, ma la capacità di discernimento dei suoi avversari e contestatori. Ma i rappresentanti del giudaismo ufficiale non meritano altro segno se non quello che mette in risalto la crosta della loro incredulità, refrattari ed ostile all’azione di Dio.

Questa rottura si avverte anche nell’istruzione successiva ai discepoli, prendendo a prestito l’immagine del pane e del lievito.

Sono però invitati i discepoli a superare la crisi di fede che nasce dalla paura e dalla sfiducia di fronte alla necessità materiale rappresentata dal pane. Quanto è attuale questo messaggio!

Chi resta irretito in questo ambito di problemi non ha compreso il significato dei gesti di Gesù che ha fornito pane sovrabbondante ad una moltitudine di uomini e donne. Matteo pone l’accento sul rapporto numerico tra i pochi pani e i molti che hanno mangiato a sazietà.

Con il dialogo di Gesù che educa la poca fede dei discepoli fino alla piena comprensione, si suggerisce il metodo per superare la crisi di fede: penetrare nel significato profondo ed attuale dei gesti di Gesù.


16, 13 – 20

Questa parte del capitolo forma un’unità compatta e ben organizzata caratterizzata nella prima parte dal dialogo tra Gesù e i discepoli, mentre la seconda è dominata dalle parole di Gesù che risponde alla solenne proclamazione di Pietro.

Questi versetti, noti come il testo del primato di Pietro, sono diventati una zona calda, dice il Fabbris, del dibattito e ricerca esegetica sotto l’influsso del pensiero dei riformatori nel mettere in discussione il primato del vescovo di Roma. D’altra parte l’ipotesi che il brano di Matteo riproduca il dialogo storico di Gesù-Pietro a Cesarea di Filippo, non trova più credito; è in ribasso anche quella di chi vede nel testo attuale il discorso di Gesù a Pietro nella prima apparizione pasquale.

La prima parte è centrata sul dialogo Gesù-discepoli con una chiaro accenno cristologico che culmina nella solenne professione di Pietro.

La dichiarazione messianica di Pietro è stata in parte anticipata nella professione di fede dei discepoli che avevano accolto Gesù sulla barca dopo il misterioso incontro notturno sul lago.

La parole rivolte da Gesù a Pietro prendono lo spunto dalla sua professione di fede, ma ne dilatano l’orizzonte perché annunciano il ruolo e il destino futuro del discepolo.

I discepoli poi sono detti beati perché sono partecipi di quella rivelazione-conoscenza che molti uomini e donne, profeti e giusti hanno atteso e sperato.

La seconda parola di Gesù a Pietro è una promessa che riguarda il suo destino futuro. Questo annuncio profetico fa leva sull’immagine della pietra alla quale è associata quella della costruzione. La promessa di Gesù prende lo spunto dall’appellativo dato a Simone – Pietro – pietra. Pietro sarà la base del progetto messianico: la costruzione della chiesa. Il vocabolo chiesa ovviamente significa nel termine greco eccklesia assemblea come nel termine ebraico, qahal.

A questa comunità messianica, fondata sulla roccia-Pietro, Gesù promette la indefettibilità di fronte agli assalti delle “porte della morte”…

La terza parola riguarda il suo futuro: le chiavi del regno, il legare e lo sciogliere. Il simbolo delle chiavi del regno nella tradizione biblica indica autorità e responsabilità. E emerge la differenza tra la proposta ed il compito dato a Pietro con il comportamento dei farisei: essi impongono sulle spalle della gente pesanti fardelli… A me piace pensare che questo invito alla responsabilità a Pietro sia un invito rivolto anche oggi a tutti e tutte noi … Siamo e dobbiamo sentirci responsabili dell’annuncio del regno con il nostro vissuto …

Questa connotazione magisteriale del potere delle chiavi in rapporto al regno dei cieli è confermato dalla sentenza sul “legare e sciogliere”, che nel linguaggio rabbinico denota prima di tutto l’interpretazione e l’applicazione della legge. Pietro come saggio discepolo del regno dei cieli ha il compito di interpretare in modo autorevole la volontà di Dio rivelata dalle parole e gesti di Gesù.

Possono essere visti in questi versetti risvolti polemici di contrapposizione e di importanza rispetto ad esempio a Paolo o a Giacomo, contrapposizioni che potevano esistere tra le varie comunità. Può essere. Io credo che queste parole siano state riportate da Matteo anche per dare forza alla sua comunità e coraggio in situazioni di difficoltà.


16, 21 – 28

Anche se l’inizio può significare una nuova fase del dialogo la continuità, con la precedente non può essere ignorata. E vi è la contrapposizione tra il Simone-pietra e il Simone- pietra di scandalo. Il tono non è tra i più gentili da parte di Gesù…

La reazione immediata di Pietro trascura l’annuncio della risurrezione e contesta invece la prospettiva nella quale si colloca Gesù come messia sofferente e ucciso dalle autorità.

Il discorso dopo l’invito a Pietro “Vade retro, satana” è costituito da una sequela di messaggi o proposte.

Vi è una corrispondenza, come si evince dal discorso, fra il destino personale di Gesù e il cammino proposto ai discepoli. L’andare a Gerusalemme e la morte si accompagna alla proposta ai discepoli del prendere la croce, come la risurrezione il terzo giorno fa il paio con la promessa della venuta gloriosa del Figlio dell’uomo. Anche perché il destino doloroso del Cristo rientra nei progetti di Dio.

Gesù ha rigettato la suggestione diabolica di un messianismo glorioso in un’ottica di restaurazione nazionalistica.
Quanto ci presenta Matteo è il significato del suo cammino storico che si concluderà tragicamente nella capitale, Gerusalemme. La vicenda di Gesù sta nelle mani di Dio che lo farà risorgere il 3° giorno.

Nella reazione di Pietro di fronte alle parole di Gesù si fondono i due livelli della rilettura evangelica: quello storico dei discepoli e quello della comunità di Matteo. La crisi di Pietro non è un fatto isolato: tutti i discepoli entreranno in crisi la notte dell’arresto ed il cammino della comunità sarà, ne sono personalmente convinto, caratterizzato da alti e bassi in un’ottica difficile e bella assieme.

Per la chiesa di Matteo, come per gran parte della comunità cristiana del primo secolo, il problema della morte violenta e umiliata del messia implica quello della perseveranza cristiana nella prova. Non è esclusa la prospettiva della morte violenta, la perdita della vita fisica e la confisca dei beni materiali.

Questa prospettiva rende possibile la libertà di giocare tutto, anche la vita, per conservare quella relazione vitale con il Cristo che è garanzia della vita definita.

Solo la piena solidarietà salvifica non solo con il Messia umiliato e ucciso, ma anche con il figlio dell’uomo glorificato e vivente, realizza lo statuto del discepolo.

Ma in conclusione, al di là di quanto ho detto utilizzando il commentario del Fabbris, la proposta è semplice, ma per me piuttosto difficile: essere discepolo di quel Gesù che ha percorso le terre di Palestina con fantasia, voglia di vivere guidato dall’amore e dalla ricerca di giustizia e solidarietà.

Memo Sales

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