N° 7-8/2012

FOGLIO DI COMUNITA’

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base
Distribuzione gratuita — Stampato in proprio c/o ALP, Via Bignone 89, Pinerolo (To) il 28/06/2012


LE EUCARESTIE

Come ogni anno, durante l’estate ci saranno delle variazioni per quanto riguarda la celebrazione dell’Eucaristia settimanale e per i gruppi di lettura biblica.

Nei mesi di luglio e agosto l’Eucaristia sarà celebrata nella sede della comunità tutti i venerdì alle ore 21, fino al 24 agosto compreso. L’eucarestia domenicale riprenderà domenica 2 settembre (venerdì 31 agosto dunque non ci sarà l’eucarestia).

I gruppi biblici settimanali sono sospesi e riprenderanno lunedì 3 settembre.

In sede è affisso un foglio su cui ci si può segnare per preparare le celebrazioni dell’Eucaristia (compresa quella del 2 settembre). Sarà utile ricordare che chi si prenota per preparare l’eucarestia si dovrà procurare le chiavi per aprire la sede e chiuderla al termine dell’incontro. Sono possibili preparazioni e predicazioni anche a più voci. Dunque: buon lavoro!

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ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ: Venerdì 24 agosto, ore 21,30, subito dopo una breve celebrazione eucaristica, la comunità è convocata per l’assemblea di programmazione, prevista fino alle ore 23. Si raccomanda la maggior partecipazione possibile.

LA SCALA DI GIACOBBE: La Scala di Giacobbe nel mese di luglio propone in data da stabilire una gita fra amici e amiche con pranzo al sacco. Ci consulteremo per dire quando e con quale meta. Intanto ci diamo appuntamento a settembre per le attività del gruppo con un’idea di fare una due giorni a Ro dell’Oy presso Chiusa Pesio (CN). Quest’anno le donne sono proponitrici del tema: vi terremo informati. Un saluto a tutte e tutti con un auguro di buona estate.   Cristiano

AUTOFINANZIAMENTO: Ricordo che l’autofinanziamento della Comunità prosegue anche nei mesi estivi. Grazie  Domenico

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VERBALE dell’assemblea di venerdì 15 giugno

Dopo aver stabilito le date e gli orari delle eucarestie “estive” e della prossima assemblea della comunità (vedi informazioni riportate sopra), siamo poi passati a vagliare le varie proposte per le letture del prossimo anno. In tutti e due i gruppi è stata espressa la voglia di leggere i profeti Isaia e Geremia. Questa scelta è stata motivata, in entrambi i gruppi biblici, dalle numerose citazioni incontrate nel Vangelo di Matteo appena letto. Inoltre Franco propone una ricerca sull’Islam.
Ulteriori proposte da Memo e Beppe: momenti e incontri di comunità aperti anche ad altre realtà (valdesi, parrocchie….) su qualche tema particolare: giornata della memoria, omofobia ……. si accettano proposte. Per le letture di Isaia e Geremia: si inizia il 10 settembre con Isaia a gruppi riuniti con presentazione di Franco Barbero (per una bibliografia di riferimento si veda sotto). Queste letture ci terranno sicuramente impegnati da settembre fino a marzo. Indicativamente dopo Pasqua si potrebbe iniziare con la ricerca sull’Islam.

Fiorentina

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Per iniziare la lettura di Isaia e Geremia

1)      Nella collana “La Bibbia per tutti” ci sono due libri facilmente abbordabili: “Isaia” (Collins, Queriniana) e “Geremia e Baruc” (Ellis, Queriniana).
2)      AA.VV., “La Bibbia delle donne”, Volume II, Claudiana.
3)      Josef Blenkinsopp, “Storia della profezia in Israele”, Queriniana.
4)      Schokel – Sicrediaz, “I profeti”, Borla. Introduzione e commento.
5)      Abraham J. Heschel, “Dio alla ricerca dell’uomo”, Borla. Un vecchio libro per entrare nel cuore dell’ebraismo.
6)      E. Borghi – R. Petralio, “La Scrittura che libera”, Borla, € 38. Particolarmente le pagine “Per leggere i libri profetici”.
7)      Paolo Sacchi, “Storia del Secondo Tempio”, SEI, €18.

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VERBALE DELL’ASSEMBLEA DI COMUNITA’ di domenica 3/6/12

Il tema all’o.d.g. era “Cdb e Viottoli: relazioni, nodi, soluzioni”.

I nodi sono legati soprattutto al disimpegno, da qualche anno, nei confronti della rivista, da parte del presbitero della Cdb, e di questo soprattutto abbiamo discusso nell’assemblea. Perchè, mentre la rivista ha continuato ad uscire e l’associazione ha continuato a gestire sede e utenze anche della Cdb, non erano esplicitati i motivi di quel disimpegno.

E’ stato ricordato che la redazione di Viottoli ha sempre accolto tutto quanto giungeva in redazione e non ha mai operato censure. Anzi, tutte le persone della cdb sono sempre state invitate a far giungere preghiere, predicazioni, recensioni, ecc. e anche la redazione è sempre stata aperta a chiunque volesse farne parte. Su Viottoli potrebbero star bene tutte le voci e le riflessioni, anche diverse tra loro.

Nel corso dell’assemblea Franco Barbero ha parlato di differenze teologiche e di diverse visioni sul piano pastorale, in particolare intorno alla figura e al ruolo del presbitero in comunità.

Dall’altra parte è stato sottolineato che le diverse opinioni in campo teologico dovrebbero essere viste come ricchezza e materia di confronto, non causa di allontanamento. Soprattutto da parte di chi ha un ruolo importante per l’animazione e la formazione della comunità.

Sul piano pastorale il cammino fatto in quasi 40 anni ha portato una parte della Cdb a pensare alla pastorale in termini comunitari, collettivi, cercando di superare la delega al solo presbitero dei compiti di accoglienza, animazione, formazione, coordinamento, ecc. ecc…

Sul piano teologico è stato evidenziato come la teologia sia pensiero umano intorno al trascendente e, quindi, ci possano essere tante visioni teologiche quante sono le persone che pensano in autonomia. La Cdb è o, meglio, dovrebbe essere luogo di confronto e scambio, abbandonando “la” teologia intesa come “una”, l’unica ortodossa, incarnata da chi l’ha studiata di più sui libri delle diverse scuole. Se al centro c’è la ricerca della Parola di Dio e un cammino di fede condiviso, le diverse modalità non dovrebbero creare divisioni bensì diventare ricchezza e scambio. Anche l’Eucarestia mantiene la sua centralità, al di là del modo in cui viene celebrata.

Infine: le priorità. Che sono legittimamente diverse: Franco Barbero da anni ha scelto di dedicarsi soprattutto a comunità nascenti, a gruppi e singole persone che lo cercano, al sostegno di uomini e donne con problemi esistenziali, a gruppi e comunità anche parrocchiali, ecc. che hanno bisogno e cercano il prete.

E’ quella che lui chiama la “chiesa di base”, che comprende anche le Cdb, destinate però, a suo parere, all’estinzione. Il futuro sarebbe quindi legato alla presenza di preti e pastori aperti e disponibili, anche se lui vede con favore che la nostra Cdb continua il suo cammino pur senza che lui se ne occupi come un tempo, e questo gli permette di dedicarsi al suo ministero pastorale altrove.

Gli abbiamo fatto notare che non ci sarebbe alcun problema a convivere in comunità con questo suo impegno, se non fosse che il suo disimpegno da Viottoli e, in parte, dalla Cdb è avvenuto senza parlarne e ha contribuito non solo ad allontanare persone dalla vita comunitaria, ma anche a non incentivare persone nuove ad entrare in comunità.

Secondo noi la convivialità delle differenze dovrebbe diventare una pratica sempre più convinta e coerente in una comunità in cui tutti/e la nominiamo.

Concludendo, è stata un’assemblea positiva, a giudizio pressoché unanime, perchè finalmente abbiamo messo a fuoco contenuti e forme dei “nodi” che da alcuni anni ci impacciano il cammino. Sta a noi avere il coraggio di continuare a stare in questo conflitto con la voglia di gestirlo al meglio, in spirito di verità. E ne verremo fuori bene, in avanti.

Luciana e Beppe

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LETTERA DEL COMITATO DI PINEROLO PER LA CITTADINANZA ONORARIA A BIMBI/E STRANIERI NATI IN ITALIA

Pinerolo, 20/06/2012

Al Sindaco della Città di Pinerolo
All’Assessore alle politiche sociali

OGGETTO: Iniziativa per la concessione della cittadinanza onoraria ai minori stranieri residenti nel Comune di Pinerolo e nati in Italia

Gent. Sigg. Sindaco, Assessore alle politiche sociali

Stando a dati relativi all’anno 2010, i figli e le figlie di immigrati/e residenti in Italia sono 932.675. Di questi, ben 572.720 sono i nati in Italia.

Quest’ultimi da soli rappresentano quasi il 10% della popolazione scolastica nazionale. Si tratta di ragazzi/e che crescono con i nostri figli, che frequentano le nostre scuole e che partecipano alle nostre attività sociali e ricreative. Sono italiani/e di fatto ma stranieri per la legge italiana (nel caso specifico per la legge n. 91 del 1992 che detta le norme fondamentali in materia di cittadinanza). In nessun stato europeo esiste una legge così ostile nei confronti dei minori. A nostro avviso è invece necessario preparare questi/e figli/e dell’immigrazione a divenire membri della nostra comunità e dunque titolari di diritti ed al contempo portatori di doveri verso di essa.

Per cambiare l’attuale stato di cose sarebbe di fondamentale importanza una modifica della legge sulla cittadinanza oggi in vigore. La riforma dovrebbe comportare la concessione della cittadinanza italiana ai figli ed alle figlie di genitori stranieri da alcuni anni residenti nel nostro Paese, che nascono in Italia o quando concludano il primo ciclo scolastico.

Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha auspicato di recente in un suo intervento “che il Parlamento possa affrontare la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri e che negarla sarebbe un’autentica follia”.

Riteniamo che la grandissima parte dei minori stranieri ambisca a diventare cittadino a pieno titolo di questo Paese.

Come associazioni e realtà che lavorano da anni con gli stranieri e per la loro integrazione, chiediamo al Comune di Pinerolo di compiere un gesto simbolico nella direzione sopra accennata, ossia che il Comune conceda una cittadinanza onoraria a tutti i minori stranieri nati in Italia e residenti nel comune di Pinerolo.

Crediamo che un’iniziativa del genere, specialmente se vista insieme a quella degli altri Comuni italiani che hanno già adottato iniziative consimili, possa fungere da volano affinché pure altri Comuni della nostra zona si attivino in tal senso, e che anzi essa possa rappresentare una spinta affinché le Camere giungano in futuro ad una generale modifica dell’impianto della legge 91 del 1992 che muova dall’attuale concezione dello ius sanguinis a quella dello ius soli come base giuridica per la cittadinanza.

A tal proposito, chiediamo un incontro di una nostra delegazione con Voi, per presentare e discutere la concreta fattibilità della nostra proposta.

Cordiali saluti

Le associazioni che aderiscono all’iniziativa:

Scuola senza frontiere; Comunità cristiana di base; Associazione Viottoli; Chiesa Valdese; Gruppo richiedenti asilo di Frossasco; Gruppo volontari/e “Se non sai non sei”; CGIL Dipartimento immigrazione; Associazione Valore Laicità “Alberto Barbero”; F.A.T. (Famigliari e Amici dei Tossicodipendenti); Gruppo “Uomini in cammino”; CISS Consorzio servizi sociali; ARCI; ALP (Associazione Lavoratori Pinerolesi); Comunità islamica di Pinerolo – Istituto islamico Tauba; Parrocchia di S.Lazzaro; CISS (Consorzio servizi sociali); Oratorio S.Domenico

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UN VOLUME IMPEGNATIVO

Richard Kearney, Ana-teismo. Tornare a Dio dopo Dio, Fazi editore, Roma 2012, pagg.336, €17,50.

Chi ha compiuto una riflessione sulle teologie del pluralismo religioso si ritroverà subito a suo agio leggendo queste pagine dense ed impegnative. L’Autore non propone affatto tesi o ipotesi nuove, ma affronta una questione di indubbia rilevanza: il Dio “autoritario e padrone” di una certa tradizione è ormai morto per la coscienza adulta dell’uomo e della donna di oggi. Ma è possibile riscoprire il Dio vivo tra le ceneri di quello morto? Si tratta di una scommessa aperta e affascinante.

L’Autore, attraverso una “lettura in profondità” delle varie tradizioni religiose, incontra e documenta tanti percorsi di “dissoluzione di un falso divino” (pag.218). Ana-teismo è un viaggio di ritorno, una via che precede e supera gli estremi del teismo dogmatico e dell’ateismo militante. Non è affatto un panteismo o l’abbandono della propria religione, ma un ritorno ad essa attraverso il “confronto con l’altro”, il dialogo con gli “Dei stranieri”. Il mondo secolare allora diventa “sacramento del Dio della vita”. La massima ermeneutica è sempre la stessa: la via più breve dall’io all’io passa attraverso l’altro. Non si tratta di una mescolanza di varie identità, ma di ritrovare la propria esponendosi ad una “depurazione” e ad un confronto con l’altro come decisivo e necessario per ritrovare se stessi e una fede postdogmatica.

L’Autore, filosofo più che teologo, a volte rimanda ad alcune formulazioni dogmatiche (la Trinità, la transustanziazione) che lasciano perplessi all’interno del suo itinerario culturale e spirituale, tranne che se ne compia una lettura “mistica”, come a volte emerge chiaramente dal testo.

Pregnanti ed illuminanti sono le pagine dedicate sia alla valorizzazione dell’ateismo sia alla rigorosa critica della sua militanza ideologica. Si leggano le pagine dal 219 al 240 con grande interesse. “La scommessa dell’anateismo è che, nella profonda appartenenza ad un’unica convinzione di fede, possa emergere l’umiltà di voler contrastare la violenza dell’esclusività con una generosità all’attenzione” (pag.233).

Anche la carrellata di Autori e di Autrici che, in alcuni passaggi dei loro scritti, sono condotti forse un po’ forzatamente all’anateismo, rivela come sacro e secolare, senza essere confusi e sovrapponibili, sono realtà e dimensioni del reale fortemente intrecciate. Non una separatezza ideologica del sacro e del secolare, ma un intreccio nuovo è ciò che va ricercato in una relazione che escluda sia l’invadenza che l’estraneità.

Sarebbe ancora lungo l’elenco dei passi che meritano particolare attenzione.

Il lettore e la lettrice sappiano, accingendosi allo studio di quest’opera, che sarà necessario un notevole impegno. Si tratta, infatti di ricerche e ipotesi già ampiamente conosciute, ma esse vengono collocate in un contesto culturale occidentale più preciso e costituiscono, non tanto una informazione più accurata, quanto un appello ad una conversione radicale dei nostri atteggiamenti profondi.

Franco Barbero

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L’EREMITA CI SCRIVE

 I miei saluti alla Cdb di Pinerolo.

Mi chiamo Mario Dumini e mi considero un agitatore sociale, molto impegnato sui diritti umani della persona in detenzione, riforma del carcere, “rieducazione” del secondino “cristiano”… tutte cose che non possono interessare chi è già occupato a lavorare per tirare avanti onestamente, ma di cui qualcuno deve pur interessarsi, altrimenti si rischia di perdere la visione dell’insieme, come se il trattamento carcerario fosse pertinenza solo dei professionisti e degli specialisti del problema, quelli che campano bene sulla sofferenza del prossimo, come già fanno i preti da tanti secoli.

Quelli dei media mi definiscono “l’eremita” per il tipo di vita che conduco: un soprannome che ho adottato con piacere, anche se so che si è eremiti per come ci si distacca dalle cose mondane (quelle egoistiche) e ci si interessa di quelle religiose (quelle altruistiche), non per come si vive, dove si vive e come ci si gode la vita.

Lunedì 21 maggio c’è stata l’ultima udienza di un processo penale, intentatomi dai “servi del potere” al servizio delle leggi di “Cesare”, per un reato di opinione: l’aver espresso critiche molto forti ai bravi cristiani servi del potere, all’istituzione ecclesiastica e al Papa, per mezzo di opinioni sarcastiche messe su grandi cartelli ed esposte in luoghi dove era di passaggio molta gente.

Dopo quattro anni sono stato assolto, con assoluzione piena: tanto l’accusa era assurda che il giudice l’ha subito capito. In verità speravo di essere condannato, per così avviare una forte azione culturale al processo d’appello, ma si vede che il dio (chiunque Essa/Esso sia) ha disposto differentemente. La prossima occasione farò meglio.

E la prossima occasione potrebbe essere l’irritazione che causerà la diffusione di un libretto stampato in proprio, che parla della corruzione che prende il lavoratore delle carceri, un tipo di corruzione di cui pochi si rendono conto. Grazie a questo libretto, che farò pervenire ai sindacalisti dei secondini e alle autorità civili e religiose dello Stato, spero di preparare ottime imboscate ai “cristiani” che servono il potere a difesa del proprio stipendio, fregandosene di ogni altra considerazione.

Appena riceverò le motivazioni scritte della sentenza assolutoria ve le manderò attraverso il sig. Beppe Pavan, così anche voi della Cdb di Pinerolo vi potrete divertire a seguire la vicenda e commentare in merito. Noi comuni mortali non abbiamo la possibilità di farci sentire dai cristiani che servono il potere e dirigono la nostra vita, ma ci possiamo divertire un mondo facendo pervenire al potere la nostra opinione, quella in cui si prende posizione contro quelli che si passano come cristiani per sentirsi “brave” persone mentre servono il potere. Come se servire il potere da laici, da atei, da agnostici, fosse cosa vergognosa. Facciamogli cambiare idea.

Perchè si è cristiani o credenti per come ci si comporta, non per il timbro che ci mettono alla nascita, per la servilità verso il potere, per la recitazione di “preghiere”.

A risentirci.

L’eremita – Roma 30/5/12

Il libro di cui parla Mario Dumini nella lettera qui sopra è oggetto dell’inserto del numero 1/12 di Viottoli, di imminente uscita. Chi fosse interessato ad acquistarlo lo chieda a me.      Beppe

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GRUPPO UOMINI

Gli incontri quindicinali, sempre presso la sede del FAT (Vicolo Carceri 1, Pinerolo) con il solito orario 19-20,30, riprenderanno giovedì 6 settembre.      Sabato 8 settembre festa del gruppo con famiglie, nel parco di Villa Olanda, dove da due anni collaboriamo a un progetto di cooperazione ortofrutticola. Gli incontri del gruppo sono sempre aperti. Chiediamo solo, a chi desidera venirci, anche solo per curiosità, di telefonare prima a uno di noi.

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COMUNITA’ CRISTIANA DI BASE DI PIOSSASCO

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Nell’incontro, avvenuto a casa di Silvana e Vanna, il calore estivo deve aver infiammato i nostri cuori, pertanto abbiamo pensato di proporre nel mese di LUGLIO e AGOSTO alcuni momenti di PREGHIERA e di convivialità, aperti a tutti /e coloro che desiderano parteciparvi.

GIOVEDI’ 5 LUGLIO alle ore 21 a casa di Giorgio e M.Grazia , in via Alighieri 9/2 (prepara M.Grazia B.)

MERCOLEDI’ 11 LUGLIO alle ore 18,30 incontro a casa di Carla e Cesare ( Via Pinerolo 102) per andare a fare una passeggiata a san Valeriano, dove pregheremo insieme …..quasi sotto le stelle!!  Prepara Maria.  (In caso di maltempo resteremo a casa di Cesare e Carla)

MERCOLEDI’ 8 AGOSTO  alle ore 21 da Cesare e Carla (preparano Carla e Cesare)

RICORDIAMO CHE IL PRIMO INCONTRO DI COMUNITA’ si terrà giovedì 6 Settembre a casa di Vanna e Silvana alle ore 21 per preparare l’incontro Regionale che si terrà a Piossasco 16 il Settembre.

 Dio,
che hai creato ogni meraviglia
e anche i nostri cuori,
donaci il desiderio di lodarti,
di benedirti  e di condividere
tutto ciò che Gesù ci ha insegnato
con la sua vita.

Lunedì 2 luglio 2012 – Vangelo di Matteo cap. 24, 1-44

Il Cap. 24 di Matteo si caratterizza per un discorso apocalittico che non ha  paralleli con gli altri vangeli. Infatti Mt è l’unico a parlare di parousia, un termine tecnico del linguaggio teologico che indica la venuta o il ritorno del Messia Gesù alla fine della storia. Ricordiamo anche che apocalisse significa un discorso relativo alle cose future o ultime (tà éscata, da cui anche escatologico). E’ un discorso forse per noi un po’ estraneo perché sono passati quasi 2000 anni e di fine del mondo, anche se annunciata da parecchi “profeti”,  non si è ancora visto nulla. Cecherò di illustrare tutto il capitolo 4 fino al versetto 45 escluso in quanto mi pare che gli ultimi versetti anche se collegati al discorso della parousia fanno parte dell’unità successiva, a mio modesto avviso.

Comunque trattandosi di cose future il discorso apocalittico non può che essere allusivo e immaginifico. La fine è il ritorno del Messia: quindi è a un evento salvifico che è orientata la storia del mondo. Ma fa parte dell’immaginario apocalittico la descrizione in termini futuri di una qualche tragedia storica che in realtà si è già consumata.

Il discorso vero è proprio viene diviso generalmente in due parti, la prima più ancorata al testo di Marco, la seconda propria di Matteo. Occorre notare che quando Marco scriveva la sua apocalisse gli eventi del ’70 erano ancora recenti, mentre per Matteo che scrive una decina di anno dopo, il quadro cronologico è immutato.

Seguendo la sua fonte egli predice che l’apparizione del Figlio dell’uomo avverrà “subito dopo la tribolazione di quei giorni (24, 29), ma egli insiste sul tema dell’ignorare circa il giorno e l’ora del suo ritorno, sul ritardo della paruosia che deve imporre a ogni credente una vigilanza fedele e prudente.

Ora una breve analisi del testo, senza la pretesa di illustrare tutto.

vv. 1 – 3

Questi versetti sono analoghi a Mc 13, 1: “Maestro, guarda che pietre e che edifici!”. Spesso Gesù quando si reca al Tempio fa osservazioni circa l’importanza e la durata di questi edifici. (Non dimentichiamo che quando i Vangeli sono scritti Gerusalemme è già stata distrutta e con essa il Tempio). Si anche accresce la distanza tra Gesù ed il tempio: la sua funzione è stata esercitata. Non è più necessario il tempio per l’annuncio del messaggio: saranno le comunità ad essere immagine. Certo Gesù ha pianto su Gerusalemme: era legato a questa città ed al suo tempio come tutti gli Ebrei osservanti eppure quando è scritto questo testo gli eventi sono trascorsi da un certo tempio e la distruzione della capitale è già stata elaborata. A Matteo interessa annunciare una seconda venuta, la parusia. E ai discepoli (ver. 3) interessa capire quando avverrà questo. Nella seconda parte si domanda il segno di due avvenimenti (la tua venuta e la fine del mondo), uniti in greco dallo stesso articolo, a significare che si tratta di due eventi inscindibili.

Come abbiamo visto parousia significa “venuta” e nel greco si riferisce alla vista compiuta da un re in una sua provincia lontana. Ma nell’uso neotestamentario equivale a ritorno e in Matteo si tratta sempre del ritorno escatologico del Figlio dell’uomo, e qui si intende  il tuo ritorno il Messia per discepoli.

vv. 4 – 14

Questa unità è introdotta da una duplice messa in guardia: “Guardate che nessuno vi seduca”. Eventi catastrofici quali guerre, insurrezioni o elementi naturali hanno sempre indotto la gente ha pensare in termini apocalittici alla fine del mondo. E’ molto naturale e anche umano diremmo noi. A questo fenomeno è associato il sorgere di impostori che Matteo chiama i falsi profeti, che approfittano dello sbandamento generale per contrabbandare dottrine soteriologiche (da soteriologia: salvezza). In ambito ebraico si può assistere a varie rivendicazioni messianiche. Non dimentichiamo che allora molti laeder dell’indipendenza della Palestina sono stati indicati come Messia o presunti  tali.

Matteo parla della fine. Però nonostante questi avvenimenti apocalittici non sarà ancora la fine. Ma solo chi avrà perseverato sarà salvato,  nonostante le difficoltà e le prove a cui sarete sottoposti. E quando l’evangelo sarà annunziato “in tutta la terra abitata” (vers 14) solo allora verrà la fine. Matteo inserisce in questo annuncio non solo più Israele, ma tutto il mondo: le genti pagane.

Il pericolo per Matteo non è esterno alla comunità, è interno: a causa delle tribolazioni molti  potranno “inciampare”  o cadere. Per l’aumento dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà e la legge verrà abbandonata. Occorre notare l’insistenza con la quale ritorna il termina molti: questa insistenza, insieme al tema della seduzione fa ricordare la polemica con cui si conclude il discorso della montagna. L’accusa mossa contro costoro più che di eterodossia, è di eteroprassi, di una prassi non motivata dalla carità.

vv. 15 – 28

“Guerre e rumori di guerre” non sono ancora al fine, ma solo i prodromi. La grande tribolazione di cui parla Matteo è collegata alla rivolta antiromana del 70 e alla successiva repressione per mano di Tito. Per il richiamo alla di   Daniele sembra riferirsi ad un episodio ricordato successivamente dalla storia: nel 135 l’imperatore Adriano edificherà un tempio dedicato a Giove sul luogo del tempio di Gerusalemme dopo che nel 70 Tito l’aveva profanato. Per gli Ebrei l’abominio è dunque l’oltraggio al tempio e al luogo.  E i Messia si sprecano sembra dire Matteo…

A questo punto in questo desolazione non resta che fuggire… E il brano termina con il riferimento alla venuta del Messia  (Vers 27) “Come infatti il lampo esce da oriente e appare fino ad occidente così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.” Sarà un evento manifesto visibile a tutti che non necessità di testimonianza o di predizioni.

Il riferimento agli avvoltoi potrebbe essere alle aquile romane, insegne dell’esercito di Roma, come segno di distruzione. Il termine avvoltoi in greco significa aquile.

vv. 29 – 35

La domanda dei discepoli era duplice: quando avverrà (ossia la distruzione del tempio) e quale sarà il segno della venuta del Messia. Fino ad ora Matteo ha  risposto alla prima domanda. Da adesso arriva anche la risposta alla seconda. Il segno non è qualche cosa di distinto dal Figlio dell’uomo, ma è il Figlio dell’uomo stesso.

In altre parole il segno del Figlio dell’uomo è la sua gloriosa parusia. (Vers. 30). Nessun segno particolare se non l’evento il quale segna la fine del mondo . Tre eventi in particolare sono descritti:

1) una perturbazione cosmica; 2) La visione del Figlio dell’uomo; 3) Il raduno degli eletti.

Secondo la patristica questa apparizione è identificata con il segno della croce (Nota redazionale).

La parusia del Figlio dell’uomo è inclusa tra due paragoni: la precede  il paragone con il lampo, la segue il paragone con il fico.

Questo secondo paragone mette in luce la certezza della venuta: come è sicuro che viene l’estate quando il fico mette le foglie, così è impossibile che la parusia sia ritardata una volta che si sono osservati i segni. Vi sono alcune contraddizione nel testo, a mio modesto avviso. La grande tribolazione è il prodrono della venuta del Figlio dell’uomo. Il paragone con il fico in verità è segno di benedizione e non di distruzione… però in altre versetti vi è anche l’immagine del fico sterile…

Non è verosimile che Matteo parli della parusia come di un evento che deve necessariamente verificarsi nella sua generazione, ma la distruzione del tempio è un avvenimento a lui contemporaneo. Come si vedrà al vers. 36 non si può stabilire quale sia il tempo della venuta del regno, ma la fine del tempio ne è un segno certo.

vv. 36 – 44

Il vers. 36 costituisce uno spartiacque nel discorso: esso introduce un brano di transizione al tono esortativo che dominerà tutta la seconda parte del discorso, quella più propriamente matteana.

Ma lo stesso versetto contiene la più risoluta affermazione dell’ignoranza circa il tempo della fine.

Matteo ricorre al racconto di Noè per illustrare l’incapacità a registrare gli avvenimenti che stanno avvenendo.

Ma questi eventi avranno un altro effetto dirompente: distruggeranno la solidarietà civile. Sono due gli uomini…uno sarà salvato e l’altro abbandonato al disastro. Marguerat, citando 1 Ts, 4,17 dice che gli eletti saranno rapiti sulle nuvole per andare incontro al Figlio dell’uomo, mentre gli altri saranno lasciati sulla terra.

“Vegliate dunque …” (Vers. 42) ecco il passaggio dalla descrizione all’esortazione, per ché non sapete…

Proprio perché nessuno sa il giorno né l’ora della parusia occorre aspettarsela da un momento all’altro, ovviamente secondo Matteo.

Memo Sales

Lunedì 25 giugno 2012 – Vangelo di Matteo cap. 23

vv. 1-12

Questi versetti, che indicano il giusto rapporto che deve stabilirsi tra i componenti delle prime comunità dei seguaci di Gesù, si trovano nel contesto di una polemica contro il comportamento della dirigenza religiosa giudaica del tempo. Questa polemica contro i dottori della Legge e i farisei non mette in dubbio la correttezza del loro insegnamento, tant’è che Matteo, tramite le parole di Gesù, esorta i discepoli e le discepole a seguirlo e a metterlo in pratica. Essi non sono cattivi maestri ma maestri inadempienti, incoerenti. Non va accettato l’esempio della loro vita che non corrisponde ai loro insegnamenti: pretendono dagli altri ciò che essi non fanno; si servono della spiegazione della Scrittura e sfruttano il proprio ruolo di maestri e di guida nei problemi etici per acquistare potere sopra agli altri membri delle comunità.

L’autore del Vangelo di Matteo parla come il rappresentante di un movimento critico di riforma all’interno del giudaismo, che non si considera una nuova religione al di fuori o in contrapposizione ad esso. Questa polemica Matteo la indirizza anche verso i rapporti che si stanno instaurando nelle prime comunità dei seguaci di Gesù dove si sta affacciando la tentazione di ripetere i vecchi schemi di potere.

Gesù ha istituito un nuovo rapporto fra Dio e la comunità che non si basa sulle metafore di un dominio regale ma è piuttosto un rapporto di servizio. In Gesù, Dio si spoglia del potere divino e diventa servitore (Filippesi 2,7). Il rapporto con Dio e con Gesù crea un rapporto di uguaglianza che mette in primo piano la comunione: fra i/le seguaci del nazareno non devono più esserci relazioni basate sugli schemi umani dei rapporti di potere fra padri e figli o fra padroni e servi. E coloro che nella comunità hanno una maggiore comprensione del Vangelo e conducono una vita più impegnata al servizio del Vangelo, devono intendere questa loro posizione come un compito di servizio ed essere più degli altri d’aiuto ai fratelli e alle sorelle. Gesù è il modello di queste nuove relazioni.

vv. 13-36

Questi 7 guai sono di una forte violenza verbale e, come tutto il capitolo, risentono del clima di tensione polemica tra le prime comunità e il giudaismo ufficiale rappresentato, dopo la distruzione del tempio nel 70 d.C., dal gruppo dirigente degli scribi dell’indirizzo farisaico. La critica e soprattutto la qualifica di “ipocriti” data a questo gruppo ha contribuito a costruire l’immagine negativa degli osservanti giudei, per cui “fariseo” è diventato sinonimo di falso e ambiguo. Questo non corrisponde alla realtà storica anche se alcune deformazioni e difetti dei maestri farisei sono stati criticati all’interno della stessa tradizione rabbinica; lo stesso Gesù nell’azione e nell’insegnamento era vicino alla linea dei farisei impegnati.

Il genere letterario dei “guai” è un genere profetico. Non è mai una maledizione, ciò è vero per i profeti dell’A.T. ed è vero per l’evangelo, dove “Gesù non maledice mai nessuno, neppure l’albero di fico inaridito”, ma è una denuncia del peccato e una minaccia del giudizio che può ancora essere evitato con la conversione. I 7 guai non si rivolgono a tutto Israele ma solo ai suoi capi, gli scribi e i farisei che dopo il 70 sono alla guida del giudaismo.

Nel contesto di Matteo, oltre alla denuncia dell’ipocrisia della classe dirigente religiosa giudaica, c’è anche un tacito invito agli ascoltatori delle prime comunità perché prendano coscienza della gravità di quella deformazione religiosa che può infiltrarsi anche tra loro. “In particolare, i ‘guai’ denunciano una serie di peccati (simulazione di pietà, vanità, miopia, esteriorità) che sono tipici degli uomini religiosi di tutti i tempi, ciò che ha meritato loro la definizione molto esatta di ‘specchio dei preti’ ” (Alberto Mello).

Il primo ‘guai’ riguarda il “vietare l’accesso al regno di Dio”. “Entrare nel Regno” è sinonimo di aderire all’evangelo del regno, quindi il peccato farisaico che qui viene denunciato è l’ostruzionismo nei confronti dell’evangelo. Oltre a non aderire al messaggio di Gesù, questi maestri con la loro influenza impediscono di fatto alla gente di imboccare la strada o la porta della vita.

Il secondo ‘guai’ riguarda il proselitismo. Per “proselito” si intende qualcuno che è passato dal paganesimo all’ebraismo attraverso il battesimo e la circoncisione. Ciò che Matteo denuncia è la tendenza del neo convertito ad essere ancora più intransigente di quanti sono nati nell’ebraismo e a diventare “nemico dell’evangelo” il doppio di loro. In questa critica si avverte l’eco del conflitto tra i due gruppi missionari, quello giudaico e quello che sarà poi chiamato cristiano, che si scontrano nelle zone della diaspora.

La terza invettiva riguarda il giuramento (vv. 16-22). Questo argomento deriva dall’uso rabbinico di evitare il nome di Dio attraverso un giro di parole. Il tempio, l’altare o il cielo nei formulari del giuramento erano sostituti del nome di Dio. Ma il problema vero è che Gesù ha contestato la pratica del giuramento (cap. 5,33-36), inteso come sostituto o copertura dell’incoerenza e della falsità nelle relazioni tra le persone. Al v. 17 Matteo trascinato dalla polemica ha dimenticato l’insegnamento del suo Maestro che non si deve dare dello “stupido” a un fratello.

Quarto ‘guai’ le decime: la Torà prescrive di dare la decima sul frumento, sul vino, sull’olio e sul gregge. Matteo non contesta l’estensione di questa tassa religiosa da parte dei farisei anche ai tre tipi di erbe, ma evidenzia la contraddizione tra l’attenzione a queste minuzie e la trascuratezza dei doveri etici fondamentali: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. I giusti rapporti con il prossimo ispirati dall’amore accogliente e benevolo, la “misericordia”, sono la trascrizione pratica della fedeltà a Dio.

Quinto e il sesto ‘guai’ sono associati perché smascherano l’ipocrisia delle osservanze legali sul puro e impuro. Matteo ripropone l’ideale della vera purità che abbraccia l’intera esistenza umana a partire dall’interiorità del cuore come dice in un altro contesto al cap. 15 . Questa purità che matura nell’intimo dell’essere umano, si realizza sul piano delle relazioni giuste tra le persone in base alle quali si valuta anche l’uso delle cose.

Il settimo ‘guai’ riguarda l’ipocrisia dei capi e responsabili giudei che nel momento stesso in cui costruiscono e restaurano i monumenti funebri dei martiri del passato e si dissociano a parole dai misfatti dei loro padri, con i fatti si mostrano solidali con quella storia, perché a loro volta stanno perseguitando gli inviati di Gesù (profeti, sapienti e scribi).

Dal v. 34 Matteo presenta nella forma di annuncio futuro la storia di conflitto e di rifiuto violento da parte della sinagoga, che stanno già vivendo le prime comunità. In questo elenco di persecuzioni l’autore calca un po’ la mano, perché è inverosimile che gli annunciatori dell’evangelo siano stati crocifissi dai capi giudei, visto che questo era un potere riservato solo all’autorità romana.

vv. 37-39

Alla serie dei guai segue il lamento su Gerusalemme, simbolo e concentrazione di tutta la storia di Israele. Già nelle Scritture Ebraiche il guai è spesso associato al lamento (Am. 5,1ss.), dalla violenza della denuncia si passa ora alla tenerezza e alla compassione. Adesso Gesù non si rivolge solo più ai capi ma a tutto il popolo, a tutta Gerusalemme che come centro di potere è la città che uccide i profeti e lapida quanti le sono stati inviati. Tuttavia Gesù ha fatto tutto il possibile per risparmiarle la rovina. “Quante volte” sembra alludere a un’offerta ripetuta, non solo ai giorni di Gesù, ma anche tramite gli invii successivi: la venuta del Messia nell’umile servo Gesù è un’occasione che Gerusalemme non ha saputo o voluto accogliere, né nella sua persona né in quella dei suoi inviati. Tuttavia il v. 39 si conclude con la promessa del ritorno del Signore e con l’annuncio della salvezza alla fine dei tempi.

Luisa Bruno

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