2 dicembre – 1^ domenica di Avvento

Credenti nella storia: “La vostra liberazione e’ vicina”

[In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:] «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo» (Luca 21, 25-28.34-36).

Cari amici e care amiche,

il brano che la liturgia ci offre in questa prima domenica di Avvento è un invito a reagire, ad alzare il capo. E’ un invito scontato forse ripetitivo, per cui siamo tentati di pensare: è sempre la solita minestra. Ma se abbiamo il desiderio di situarlo nel nostro tempo e anche in questo periodo liturgico, forse il tutto potrà sembrare meno scontato.

Siamo ormai in Avvento e questo lo vediamo non tanto da un clima diverso nelle nostre relazioni, nella volontà di risolvere i problemi che affliggono il nostro paese ed il mondo intero, ma dalle luminarie che iniziano a comparire, dai negozi che ci presentano sempre più vetrine colorate e piene di molti prodotti allettanti…

Quando, parecchi anni fa, nelle città si iniziava a fare le prime luminarie e i primi alberi di Natale, percepivo, forse nella mia ingenuità di ragazzo (siamo negli anni ’50…), un’aria diversa: la gente era più sorridente, c’era una luce nuova che mi circondava.

Certo, si andava verso il cosiddetto “miracolo economico” e la speranza in un mondo migliore, senza guerre, il lavoro per tutti, la scuola per tutti, in cui il progresso avrebbe risolto anche la fame nel mondo… c’era in sostanza molta speranza e anche in casa cattolica fermenti nuovi che poi sfociarono nel Concilio Vaticano II, fermenti che andavano nella direzione di una chiesa diversa, di base, per la gente e fatta dalla gente in cui i preti fossero veramente parte di un popolo e non solo dei dispensatori di sacro dall’alto dei loro pulpiti… Inutile recriminare…

Però anche oggi, superati i 75 anni, queste parole mi fanno riflettere. Vediamo come il Vangelo riporta le parole del profeta Gioele. Le parole che leggiamo non sono un messaggio incoraggiante, direi piuttosto angosciante: i segni nel sole e luna – sole e luna erano astri che i pagani adoravano come divinità – nelle stelle – con il termine “stelle” si indicavano i capi, i re, i governatori del popolo. Ci saranno dei segnali nel mondo: il messaggio di Gesù porterà uno scombussolamento nell’ordine costituito. Ci saranno dei cambiamenti radicali, gli imperi crolleranno.

Però questi imperi di allora (e anche di oggi) danno sicurezza. Consentono di affidarsi a cose certe come i propri privilegi, il proprio egoismo, il guardare solo il nostro piccolo mondo che ci consente di stare bene, avere le nostre comodità, abbeverarsi ai messaggi che ci arrivano dalla televisione, dai rotocalchi…

La stessa caduta di Gerusalemme, già avvenuta al momento dell’estensione del Vangelo, sembra voler dire che anche il potere del tempio, un potere sacro, sarà spazzato via dall’annuncio della Buona novella. Le tante certezze possono andare in frantumi, quello che ho oggi domani possono non averlo più…

Quindi un invito bello, pressante e… controcorrente: rallegratevi e datevi da fare perché questo accada: “state attenti a voi stessi…” E quando cominceranno ad accadere queste cose, leggiamo, non preoccupatevi, non spaventatevi o fuggite , ma, dice Gesù, risollevatevi, prendete la posizione della persona dignitosa e alzate il capo perché la vostra liberazione e vicina.

Quale liberazione… se io sto così bene nel mio guscio… Oggi, domenica, vado in chiesa perché così mi hanno detto e così mi garantisco anche un pezzo di paradiso… Ma, sembrano dirmi le parole di oggi: sei così sicuro, sicura di stare così bene? Sei veramente una persona liberata? Sia veramente una persona con dignità, che puoi e vuoi decidere della tua vita senza chiedere il permesso a nessuno ma solo alla tua coscienza e al tuo essere un credente?

La distruzione di Gerusalemme di allora e forse anche quella di oggi (il papato…) non sarà una catastrofe perché metterà fine finalmente ai sogni di restaurazione del regno di Israele ( e forse del restaurato potere temporale fatto di condanne, di condizionamenti del mondo, di Io, Roma, sono la verità e la via…, unico valore assoluto e non mediabile…!) e potrà finalmente esserci un Regno di Dio che è pace, giustizia, solidarietà, rispetto, … per ogni uomo e ogni donna su questa terra…, in cui credenti e non credenti, uomini e donne, potranno vivere e condividere percorsi diversi, ma non escludenti bensì accoglienti nel valore della laicità.

Utopie? Sogni? Forse. Ma proviamo ancora a rileggere le parole del vangelo di oggi usando anche il cuore. Mi pare che ci dicano proprio il contrario: la comunità di Luca, scrivendo queste cose, avevo dentro di sé probabilmente paure, insicurezze, angosce per i fatti successi e che potevano ancora succedere, ma anche tanta speranza e fiducia in un mondo migliore e soprattutto migliorabile

Gesù mette in guardia i discepoli e si rifà a quello che ha detto nella parabola dei quattro terreni, al capitolo 8, “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita”, cioè le preoccupazioni della vita. La preoccupazione, specialmente quella economica, quella di vivere, non vi distolga dall’orientare la vostra vita al bene degli altri, perché altrimenti questo giorno poi vi piomba addosso all’improvviso.

“Come un laccio si abbatterà sopra tutti coloro che abitano la faccia della terra”. Allora Gesù invita “Vegliate”, cioè ‘svegliatevi’, state svegli, “in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’Uomo”.

Cosa ci vuol dire Gesù? Se i discepoli si sono ormai integrati in una società ingiusta, hanno fatto propri i valori della società, cioè l’avere, l’essere, il brillare, il comandare: attenzione, perché correranno il rischio della stessa sorte provocata dall’arrivo del Figlio dell’Uomo, cioè la caduta.

Quindi è un invito per la comunità cristiana di non conformarsi mai a quelle tre radici maledette, che governano la società, che sono avere, salire e comandare, ma mettere nella propria vita il dono di sé, la condivisione e il servizio. Questa è la garanzia che il Regno di Dio si realizza

Memo Sales

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