11 novembre – 32^ Domenica del T.O.

Gesù e le donne

Nel suo insegnamento Gesù diceva: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ed essere salutati nelle piazze, e avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; essi che divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una maggior condanna». Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai. Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere» (Marco 12, 38-44).

Gesù è nel tempio di Gerusalemme: nei versetti precedenti (28-34) aveva incontrato uno scriba (teologo ebreo) “buono”, molto in sintonia con lui in quanto entrambi, al centro della loro vita e della loro fede, mettono il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Gesù riconosce e apprezza questa pratica dicendo allo scriba, al termine del loro incontro: “Non sei lontano dal Regno di Dio” (v 34).

Aveva però anche incontrato scribi, che cercavano di metterlo in difficoltà e di contestarlo, che si distinguevano tra la folla per i lunghi vestiti, tronfi del potere che ritenevano di avere e che ostentavano.

Guardatevi dagli scribi…

In molte occasioni, leggendo i vangeli, possiamo vedere che il messaggio radicale e coinvolgente di Gesù produce divisioni. Le risposte che vengono date, pur da uomini e donne appartenenti alle stesse categorie (qui sono scribi), possono essere decisamente diverse.

Gesù, ebreo come gli scribi, apre un conflitto con coloro che esercitano potere sulla pelle dei deboli. Il linguaggio è tagliente e inequivocabilmente chiaro: l’atteggiamento di superiorità e la posizione di prestigio sono strettamente correlati a pratiche violente di sopraffazione nei confronti delle vedove, cioè delle persone più deboli e bisognose in quell’epoca, in quanto prive di identità (la donna era considerata in quanto “appartenente” all’uomo) e di mezzi di sostentamento.

Il messaggio che porta Gesù, e che si ricollega a tutto il filone profetico, propone una fede che non si fermi alle enunciazioni, ma si incarni nelle relazioni concrete, corporee, quotidiane.

Osare il conflitto anche verso coloro che condividono le nostre “appartenenze” di fede, di comunità, di gruppi, di politica… è un gesto che può esprimere più amore che non il silenzio, il timore di esporsi, il rischio di rompere una relazione.

Che cosa mette in discussione Gesù?

Egli esprime una forte condanna per l’uso del potere esercitato da uomini che, all’interno di un ruolo riconosciuto nel mondo ebraico, anziché trasformare questo potere in possibilità di relazioni di cura e di sostegno, lo utilizzano a proprio uso e consumo.

Forse la cosa peggiore è che si nascondono dietro una facciata di perbenismo e di prestigio, religioso e sociale. Inoltre utilizzano il loro ruolo per defraudare i poveri e non concretizzano le parole che pronunciano: parlano dell’amore di Dio senza incarnarlo in se stessi e nella loro prassi quotidiana.

Mi è quasi automatico pensare al fatto che succede qualcosa di simile anche oggi, così come è successo nel corso dei secoli da parte del cristianesimo e del cattolicesimo: com’è stridente con il messaggio di amore e di accoglienza di Gesù la realtà della chiesa gerarchica che utilizza il messaggio evangelico per giustificare rapine e concordati e per imporre pesanti catene sui corpi delle donne, ecc.!

Questo ammonimento riguarda però anche ognuno/a di noi, in quanto possiamo incontrare persone che “vestono abiti lunghi”, cioè sono situati in ruoli di potere, e magari approfittare di queste conoscenze per ottenere privilegi personali…

La vedova

Nella seconda parte del brano la scena cambia. Gesù è sempre nel tempio, nel cortile detto delle donne, luogo accessibile a tutti, dove erano situate le cassette delle offerte e dove c’era sempre molta gente.

Gesù osserva come si fanno le offerte: come sempre, è attento all’atteggiamento delle persone e alle motivazioni che le spingono ad agire.

C’erano molti ricchi che offrivano parecchio denaro… poi arriva una donna vedova, sola, che, in silenzio, mette nella cassetta due spiccioli, che rappresentano tutto quello che possiede.

Nei nostri gruppi-donne abbiamo potuto constatare come l’interpretazione femminista sia una pratica che, se interiorizzata, aiuta ad individuare nei testi biblici, quasi automaticamente, immagini e metafore patriarcali.

Inoltre permette di riconoscere situazioni di svantaggio, violenza ed emarginazione nei confronti delle donne o di individuare figure femminili forti, trasgressive, capaci di aprirsi a un cammino di liberazione.

Questa ermeneutica (cosiddetta “del sospetto”) ci aiuta a interpretare i silenzi e le assenze delle donne come tracce della loro presenza che è stata soppressa o a interpretare criticamente le giustificazioni della loro esclusione.

Ci permette inoltre di cogliere l’ambiguità di molte immagini femminili idealizzate per rafforzare stereotipi e ruoli femminili tipici di antiche e moderne società patriarcali.

Il brano su cui stiamo riflettendo è proprio uno di questi esempi. E’ un passo molto bello, in cui Gesù indica la centralità della relazione con il prossimo nel nostro percorso di fede e cerca di sollecitare una concreta disponibilità verso gli altri.

L’immagine della vedova, che dona tutto ciò che le serve per vivere, è una provocazione verso chi non va oltre gesti di facciata. Gesù denuncia l’egoismo di chi possiede molto e si limita a salvare le apparenze.

Ma, mentre alcune figure di donne come la cananea, la samaritana, la donna che unse Gesù, seppur vittime di una logica patriarcale, rimandano ad un coraggio e a una passione capaci di trasgressione, di gesti simbolici forti, la vedova fa proprio quello che le donne dovrebbero smettere di fare e cioè dare ciò che è loro indispensabile per vivere e darlo, il più delle volte, nel modo sbagliato, nelle situazioni e alle persone sbagliate.

La donna mette nella cassa del tempio due spiccioli: tutto quanto aveva per vivere. Compie un gesto “insensato”. Eppure questo gesto fa parte di quelle insensatezze molto familiari alle donne, che, spesso, danno senza riserve il proprio tempo, le proprie energie, la propria intelligenza emotiva, senza ottenere alcun riconoscimento, se non la semplice autorizzazione ad esistere.

Ricchezze così grandi che, se riconosciute e valorizzate, potrebbero rappresentare valori fondanti di una cultura nuova, vengono sprecate a causa della disistima che le donne nutrono verso se stesse.

L’autostima è fondamentale nel nostro percorso di fede. La vedova compie un gesto insensato, ma che corrisponde a uno schema in cui le donne sono pensate, rappresentate, definite dal punto di vista maschile.

Essa, partendo da un livello di autostima molto basso, si adegua al sistema dominante, trovando in esso strade distorte per esprimere la sua fede. Non è in grado di fondare relazioni forti né di incidere realmente con il suo gesto.

E’ proprio vero, come dice la teologa femminista Ruether, che solo da una recuperata capacità di autostima le donne possono chiamare alla sbarra la cultura che le nega.

Questa lettura del testo mette in evidenza anche un Gesù contraddittorio che, se da un lato denuncia radicalmente i soprusi e le ingiustizie perpetrate ai danni dei più deboli, propone però come modello, idealizzandolo, l’atteggiamento della donna che dà tutto ciò che possiede… alla “spelonca di ladri”.

Ma Gesù è figlio del suo tempo: pur aprendo nuove possibilità, propone immagini femminili di passività o di sacrificio totale di sé, rimandandoci a un modello imposto al quale ci siamo omologate.

Oggi in molte siamo consapevoli che il nostro “peccato” si concretizza nel ritrarci dalla scena, delegando parola e potere su tutto e su noi stesse al maschio, senza assumerci la responsabilità della critica, rafforzando con la nostra passività un sistema opprimente.

O forse Gesù, con questo atteggiamento, voleva invitare i maschi del suo tempo a praticare la condivisione nella semplicità, a cogliere l’essenziale, a liberarsi dalla tentazione del prestigio e dei privilegi, prendendo proprio come esempio questa donna?

Carla Galetto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.