14 ottobre – 28^ Domenica del T.O.

Non basta osservare la legge

Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi» (Marco 10, 17-31).

E’ un capitolo ricco, questo, e mi riesce impossibile commentare il brano di oggi senza legarlo al contesto.

Comandamenti

All’inizio del capitolo (1-12), nella discussione con i farisei, Gesù dice la sua sulla legge di Mosè circa la possibilità per un marito di ripudiare la moglie. E nell’incontro (17-22) con quel “tale” che “aveva molti beni” elenca i principali comandamenti della legge mosaica. Mi vengono due riflessioni.

Nell’insegnamento che riserva ai discepoli Gesù si schiera decisamente contro il potere degli uomini nei confronti delle donne. Nei vv 11-12 troviamo sottolineata la “reciprocità” nelle relazioni: è adulterio in tutti i casi, anche in quello previsto da Mosè “per la vostra durezza di cuore” (v 5). Ma sono passati due millenni e c’è voluta una fortissima pressione delle donne perchè la cultura predatoria maschile non fosse più considerata un’attenuante nei cosiddetti delitti d’onore e perchè la violenza sessuale maschile fosse riconosciuta, anche nella cristiana Italia, “contro le donne” e non più “contro la morale”.

La cultura patriarcale dei discepoli, messa a tacere da Gesù nei riguardi delle donne, cerca di rifarsi subito dopo sui bambini (13-16): li scacciano in malo modo perchè, si sa, i bambini “rompono”… E Gesù insegna loro ad amare e rispettare anche i cuccioli.

A mani vuote

Non mi sembra casuale, quindi, che dopo i bambini l’attenzione di Marco e nostra si sposti su “quel tale che aveva molti beni”. Cosa ha detto Gesù dei bambini? Che “il Regno di Dio appartiene alle persone come loro” (v 14). Davanti a Dio si conta per quello che si è, non per quello che si ha: così abbiamo commentato nel gruppo. E’ meglio non avere nulla per semplicemente “essere”: a mani vuote, come i bambini… non avendo nulla da vantare, al punto da non dover neppure pagare le tasse. Ricordiamoci di quel fariseo (Lc 18,9-14), tronfio come tutte le persone affette da complesso di superiorità, che si vantava davanti a Dio di pagare la decima fino all’ultimo centesimo. Non tornò a casa “giustificato”, commenta Gesù, perchè “chi si esalta sarà umiliato”.

Non è difficile, credo, cogliere il legame stretto che unisce questi due brani del capitolo. “Quel tale che aveva molti beni” osservava alla lettera i comandamenti della Legge, ma era dipendente dalla ricchezza, era “legato” ai suoi molti beni: quelli erano la sua religione fondamentale. In nessun elenco dei comandamenti ho mai trovato scritto “sii povero”. Troviamo “non rubare”, “non testimoniare il falso”… e ben sappiamo quanto furto e menzogna siano strade che portano all’arricchimento. Finché ci sarà una sola persona al mondo priva del necessario per vivere dignitosamente e in libertà, dovremo cercarne la causa nell’accaparramento da parte di qualcun altro.

Dunque, non basta la Legge di Mosè, non basta osservare i comandamenti. Perchè l’unico comandamento che davvero conta è “ama”: quella è la strada del regno di Dio, dell’armonia conviviale del creato, della giustizia praticata con radicale e serena coerenza. Noi “siamo” poveri/e, tutto il resto è ciò che “abbiamo”. Grande dono acquisirne consapevolezza! Il denaro, i beni… ci servono per placare le nostre angosce esistenziali, per non sentirci “come quelli”, per identificarci con gli occupanti dei piani medio-alti della stratificazione sociale…

C’è chi è ricco e chi desidera diventarlo. Chi si è fatto i soldi rubando, sfruttando, malversando, speculando sui vari mercati… e chi ereditando da nonni o padri che gli hanno insegnato l’arte. C’è chi diventa ricco “onestamente”, sfruttando in buona fede le rendite dei privilegi e tra questi includo anche le retribuzioni ingiustamente troppo laute dei funzionari e dei manager. Sembrano soldi “dovuti per contratto”… ma è il contratto ad essere ingiusto.
E c’è, lo sappiamo bene se non mentiamo a noi stessi, una folla infinita di aspiranti alla ricchezza: da chi si suicida per aver perso tutto al videopoker a chi fa il tifo per i satrapi al governo, illudendosi di poter un giorno raccoglierne le briciole sotto il tavolo, come i cani di casa Epulone…

Non è un caso che nel mondo regnino l’ingiustizia, la guerra, il colonialismo, la rapina, la gestione violenta dei conflitti… che prosperino i mercanti di armi e di morte e che migliaia di giovani siano indotti/e a scegliere il mestiere delle armi, abbindolati/e dal miraggio di uno stipendio favoloso. Che grondi sangue non importa… e, se muoiono, sono eroi della patria: altri/e ne seguiranno il macabro esempio.

Se condividiamo che il regno di Dio sia il regno dell’amore e della giustizia, allora capiamo le parole di Gesù: “E’ impossibile agli uomini” salvarsi, entrare a far parte del regno di Dio. Perchè chi “pensa secondo gli uomini” e “si preoccupa delle cose degli uomini” (Mc 8,33) non cerca certo di far la sua parte per costruirlo ed entrarvi. “E’ possibile a Dio”, all’Amore, alla Sorgente dell’Amore, a chi pensa secondo Dio e si preoccupa delle cose di Dio. Gesù ci dice che è possibile imparare a vivere con amore, a stare nelle relazioni con rispetto delle differenze e riconoscendo la pari dignità di tutti e tutte.

Insieme con persecuzioni

A queste parole i discepoli sembrano rinfrancarsi: noi siamo poveri, perchè abbiamo abbandonato tutto per seguirti… quindi!… Già! Ma Gesù a “quel tale” aveva detto: “Seguimi portando la croce” (v 21). Insomma: non basta mai! Non basta osservare la legge: bisogna essere poveri e povere. Non basta essere poveri e povere: bisogna portare la croce, accettare le persecuzioni.

Questa è dura davvero! Cosa significa? Che seguire Gesù può comportare sofferenze e persecuzioni? Sembra proprio di sì. Basta leggere la storia con occhi disincantati: chi è stato/a costantemente perseguitato/a dai vari poteri (auto)costituiti? Poveri, ribelli, donne… chi lottava e predicava e praticava la giustizia, le relazioni d’amore e di cura, senza avere i timbri autorizzanti dell’autorità dominante.

Possiamo dire anche che, così com’è difficile che un ricco entri nel regno di Dio, è difficile che sia seguace sincero di Gesù chi non solo non subisce persecuzioni, ma viene onorato, riverito, ricoperto d’oro e di privilegi… Qualcosa non quadra. Chi cammina sui sentieri di Gesù, portando la croce? Le gerarchie vaticane? I governanti che vanno a baciar loro l’anello in cambio di appoggio elettorale? I ricchi speculatori che regalano un po’ del loro superfluo per essere riconosciuti come benefattori? Oppure i cristiani accusati di comunismo, i teologi della liberazione, uomini e donne privati/e della cattedra perchè non ortodossi/e, le donne sempre invisibili e costrette a ruoli subalterni e ancillari? E via elencando.

Magari le persecuzioni non sono più cruente come nei primi secoli del cristianesimo, ma sappiamo bene, ormai, che la violenza non è solo fisica, ma anche psicologica, verbale, economica… Abbiamo anche imparato a nominarla in inglese: il mobbing, lo stalking…
Chi perseguita è sempre il potente, il ricco, il forte, chi non rinuncia ai propri privilegi… e che difficilmente entrerà nel Regno. Allora forse possiamo dire: chi è ricco e non vuole recedere, imparando a condividere affinché tutti e tutte abbiano il necessario, non è figlio del Regno, non appartiene al Regno di Dio, che è per chi sa diventare adulto/a restando bambino/a, attento/a a ciò che è, non a ciò che ha e a come appare.

Beppe Pavan

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