Foglio di Comunità – n° 6/2018

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/03/2018

 

LE EUCARESTIE

DOMENICA   3 giugno : giornata regionale ad Albugnano

VENERDI’    15 giugno : ore 21 (prepara Memo); seguirà l’assemblea di comunità

VENERDI’    29 giugno : ore 21 (prepara Luciana)

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ASSEMBLEA  DI COMUNITA’

Venerdì 15 giugno, alle ore 21,30, dopo l’Eucarestia della comunità.

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo concludendo il libro dell’Esodo, da cui traiamo ogni volta spunti per confronti intensi sulla “preistoria” non solo dell’ebraismo, ma anche della nostra fede, degli immaginari intorno al divino, sulle relazioni tra uomini e donne, ecc.

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GRUPPO  RICERCA

Ci incontriamo giovedì 14 e28 giugno, come sempre a casa di Paola ed Elio. Stiamo terminando la lettura del 1° dei due libri che raccontano un’esperienza politica innovativa:Che cos’è e come è una giunta oggi. Atti di un incontro-scambio tra le Giunte comunali di Ostiglia (Mantova) e di Spinea (Venezia).Il gruppo è sempre aperto.

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GRUPPO  DONNE

 Martedì 5 e 19 giugno, alle ore 20,30 a casa di Luciana Bonadio.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che è ritornata a L’Aquila. A lei l’augurio più affettuoso di tanta serenità… e che ci senta sempre vicini/e.

A Elsa, che è tornata a Villa Elisa e ora sta di nuovo bene: la pensiamo con tanto affetto. Quando andiamo a trovarla ci incarica sempre di portare i suoi saluti a tutta la comunità.

E un abbraccio a tutti e tutte coloro che, anche se lontani/e, sono nei nostri pensieri, nei nostri cuori e nelle nostre preghiere.

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SEGRETERIA TECNICA

Abbiamo ricevuto il verbale del Collegamento Europeo delle Cdb che si è tenuto a Rimini nei giorni 4-5-6 maggio scorso e nei prossimi giorni invieremo a tutte le Cdb italiane le indicazioni tecniche per iscrizioni e prenotazioni al convegno Europeo di settembre. Cominciate a pensarci concretamente, perchè dovremo raccogliere le prenotazioni entro il 30 giugno.

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INCONTRO AD ALBUGNANO

Domenica 3 giugno 2018:terzo incontro del ciclo “Che genere di violenze”, sul tema “Se Dio è Maschio i maschi si credono dio”; come l’immagine maschile costruita su Dio ha condizionato l’identità e le relazioni, e posto le fondamenta del patriarcato. Introdurrà Maria Bonafede, Pastora Valdese. L’incontro si tiene a Cascina Penseglio (Albugnano) dalle 10 – alle 17. La nostra comunità vi parteciperà. Partenza alle 8,15 dalla casa di Carla e Beppe.

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GRUPPO MEDITAZIONE

Ci troviamo ogni venerdì al Fat, vicolo Carceri n° 1, dalle 19 alle 20,30. I nostri incontri prevedono una meditazione guidata di circa un quarto d’ora seguita da una meditazione silenziosa di un altro quarto d’ora. Poi proseguiamo con la visione di video-conferenze in tema, condividendo dubbi, comprensioni esperienziali e domande aperte a risposte personali e non sempre immediate.

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VIOTTOLI

Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.

Come già comunicato, il prossimo numero ospiterà gli Atti del Seminario nazionaleBeati gli atei perchè incontreranno Dio”, svoltosi a Rimini nei giorni 8-10 dicembre 2017.

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Potete inoltre richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Per informazioni potete scriverci a viottoli@gmail.com

Sul nostro sito www.cdbpinerolo.itcliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2/2017

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5 PER MILLE

Con la dichiarazione dei redditi possiamo decidere di destinare il 5 per mille dell’Irpef a finalità di interesse sociale. Basta apporre la propria firma nel riquadro scelto indicando inoltre, nell’apposito spazio, il numero di codice fiscale dell’associazione. Il 5 per mille non è alternativo all’8 per mille, che possiamo continuare a destinare come in passato e non comporta ulteriori esborsi finanziari.  Riportiamo alcune Associazioni che ci sono vicine:

AMISTRADA(Las Quetzalitas – Movimento dei Ragazzi e delle Ragazze di strada del Guatemala. www.amistrada.net) – CF  97218030589

ASSOCIAZIONE SVOLTA DONNA ONLUS – Centro Antiviolenza, PineroloCF 94558580018

ARCI– CF 97054400581

ASSOCIAZIONE LIBERI DALLA VIOLENZA ONLUS – Gestisce il Centro di Ascolto del disagio maschile a Pinerolo – CF  94574330018

ASSOCIAZIONE OPPORTUNANDA[Cdb Torino] (promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche dell’esclusione sociale; progetta e sperimenta forme di intervento finalizzate al raggiungimento dell’autonomia di vita; dà voce e visibilità alle persone senza dimora.) – CF 97560450013.

CENTRO EDUCATIVO POPOLARE[Cdb Isolotto Firenze] (laboratorio Kimeta delle donne rom; residenza anagrafica a senza diritti di cittadinanza; attività educative con ragazzi/e; recupero e salvaguardia della memoria orale; pubblicazioni; solidarietà con le comunità del Centroamerica; sostegno al movimento delle comunità cristiane di base italiane) – CF 94003470484

MEDICI CON L’AFRICA CUAMM – CF 00677540288

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 PIEMONTE PRIDE 2018 – “NESSUN DORMA”

La nostra CdB, l’associazione Viottoli e il gruppo Uomini in Cammino hanno comunicato l’adesione formale al documento politico del Piemonte Pride 2018 e la partecipazione alla manifestazione di Torino del 16 giugno prossimo. Di seguito pubblichiamo uno stralcio dell’invito e il documento politico sulle cui rivendicazioni è convocato il Pride.

Carissime e carissimi,
anche quest’anno celebreremo il Pride LGBTQI con una serie di iniziative che culmineranno nelle manifestazioni del 26 maggio a Novara, del 16 giugno a Torino e del 7 luglio ad Alba. 

Il Piemonte Pride del 2018 è accompagnato dal claim “Nessun dorma“, che richiama chiaramente l’attenzione sui tempi cupi, “bui” e troppo spesso “addormentati” in cui viviamo, dal punto di vista di discriminazioni, violenze e tutela dei diritti. Il Pride di quest’anno, dunque, è dichiaratamente e nettamente antifascista, antirazzista e di lotta, se possibile ancor più di quelli precedenti. L’immagine, quella di un pugno chiuso dai colori arcobaleno, è il segno di chi non abbassa né la testa, né l’attenzione. (..)

Un caloroso saluto,
il coordinatore Alessandro Battaglia.

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DOCUMENTO POLITICO

A quasi cinquant’anni dall’inizio delle battaglie per il riconoscimento dei diritti fondamentali, la comunità LGBTTQI* (Lesbica, Gay, Bisessuale, Transessuale, Transgender, Queer, Intersex et al.) vede ancora inappagate e inascoltate troppe richieste: in Italia non esiste una solida linea di tutela dei diritti affermata a livello legislativo, se non l’incompleta legge sulle unioni civili e la legge del 1982 sul cambio di genere per le persone transessuali. Il Pride rappresenta un’occasione centrale per esprimere fermamente e collettivamente che questi diritti devono essere riconosciuti e che è attraverso il Pride che si dà voce alle tante richieste tuttora disattese, che si incrociano, in particolare in questo momento socio‐politico, alle rivendicazioni di altri gruppi e individui discriminati.

Il Pride ha origine con la “rivolta di Stonewall”: violenti scontri fra la comunità omosessuale e trans e la polizia avvenuti a New York e culminati il 28 giugno 1969, a seguito dell’ennesima irruzione violenta e immotivata dei poliziotti in un bar gay nel Greenwich Village, lo Stonewall Inn. Il 28 giugno è considerato simbolicamente il momento della nascita del movimento di liberazione lesbico, gay, bisessuale e trans moderno in tutto il mondo ed è stato scelto come data per la “Giornata mondiale dell’orgoglio LGBT*” o “LGBT* Pride”. Come la Giornata della Memoria, la Giornata Internazionale della Donna, la Festa della Liberazione la Festa dei Lavoratori merita lo status di celebrazione. Celebrazione dal carattere commemorativo ma al tempo stesso festoso, che richiama la tradizione del carnevale a cui spesso la parata viene accomunata in modo poco lusinghiero: il carnevale, tuttavia, è il momento dell’anno in cui fin dall’antichità tutte e tutti, per un giorno, sono uguali, e possono dileggiare bonariamente i potenti, attraverso il rovesciamento dei ruoli e la libera espressione di caratteristiche personali che rimangono celate, quando non esplicitamente osteggiate, durante il resto dell’anno.

Il claim del 2018, Nessun dorma, richiama chiaramente l’attenzione sui tempi cupi, “bui” e troppo spesso “addormentati” in cui viviamo, dal punto di vista di discriminazioni, violenze e tutela dei diritti. Tempi in cui prende piede una cultura della semplificazione ad opera dei “luoghi comuni”, in cui chi è “diverso” o percepito come tale assume facilmente il ruolo di capro espiatorio. Tempi di crisi economica, sociale e culturale in cui rialza la testa un fascismo dai mille volti. Tempi in cui, ad esempio, un nazifascista a Macerata pensa di farsi “giustizia (razziale) da sé”, sparando a tutte le persone di pelle scura che incontra per strada, dove sa di poterle incrociare. Tempi in cui Forza Nuova, che all’esperienza fascista fa esplicito riferimento, non soltanto è ammessa a partecipare alla competizione elettorale (così come Casa Pound), ma può presentare candidati/e alla Camera e al Senato, acquisendo una visibilità inaudita prima delle recenti elezioni, sotto il quasi totale disinteresse generale. Tempi in cui forze politiche che non si dichiarano esplicitamente fasciste lo sono nei fatti, vivendo dell’odio nei confronti degli immigrati, dei “diversi” e dei più “deboli”. È così che fanno il pieno di voti e rischiano di governare questo sfiancato e impaurito Paese.

Il Pride di quest’anno, dunque, è dichiaratamente e nettamente antifascista, antirazzista e di lotta, se possibile ancor più di quelli precedenti. L’immagine, quella di un pugno chiuso dai colori arcobaleno, è il segno di chi non abbassa né la testa, né l’attenzione. A partire dalla guerra civile spagnola il pugno chiuso è diventato simbolo di tutti i movimenti che si opponevano al fascismo. È stato utilizzato successivamente da diversi movimenti per i diritti dei gruppi discriminati, in nome della solidarietà e della ribellione: il movimento per i diritti civili degli anni Sessanta, il movimento femminista americano e il movimento dei militanti per i diritti dei neri. È stato mostrato con coraggio da Tommie Smith e John Carlos alla premiazione delle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico, e ancora da Nelson Mandela il giorno della sua liberazione. Un pugno chiuso scelto per dire #MeeToo, “non mi vergogno e non sono sola”, la denuncia dell’abuso, dello sfruttamento, della violenza maschile contro le donne, lanciato dalla femminista nera Tarana Burke e divenuto recentemente un simbolo internazionale. Marielle Franco, brutalmente assassinata il 14 marzo, è emblema dell’intersezione tra queste diverse lotte: si definiva «nera, lesbica e attivista politica, madre a 19 anni e femminista», ed è un esempio di come dietro un pugno alzato in nome della libertà e della giustizia possano essere racchiuse istanze differenti ma legate tra loro.

Tra i temi proposti dal Piemonte Pride rimane centrale l’autodeterminazione dei corpi, il diritto di esprimere in libertà le proprie caratteristiche personali e i propri desideri, e di vivere secondo la propria volontà, quando questo non danneggi altri e altre. La naturalizzazione dell’eterosessualità e del binarismo di genere, che sono al contrario strutture costruite storicamente e culturalmente, è divenuta una sorta di crociata che tenta di impressionare e convincere non tanto gli avversari quanto i legislatori, i parlamentari, i giornalisti e la società civile e si pone l’implicito obiettivo di mantenere in posizione subordinata e sottomessa non soltanto la comunità LGBTTQI* ma anche tutto il genere femminile.

Il pugno alzato dai colori arcobaleno, quindi, è anche il simbolo dell’espressione della propria identità di genere e della propria sessualità in senso più ampio. È simbolo di una lotta che ci liberi da ogni forma di violenza omo/bi/lesbo/transfobica e di genere, fisica o psicologica. Ma è anche rivendicazione della piena uguaglianza nell’esercizio del diritto all’autodeterminazione rispetto a scelte cruciali come la procreazione medicalmente assistita, l’interruzione volontaria di gravidanza, l’eutanasia e il suicidio assistito. È simbolo del riconoscimento di soggettività a cui ancora troppo spesso vengono sottratti dignità e valore: le persone disabili, di cui non sono tutelati alcuni diritti fondamentali, come i diritti sessuali; le persone che soffrono di disagio psichico, spesso associate con una retorica disarmante all’immagine del criminale, con il risultato di marginalizzare ancora di più realtà già provate dall’isolamento e dalla fragilità sociale ed economica; migranti, “nuovi” italiani e rifugiati, che, ancor prima dei diritti civili e sociali, si vedono troppo spesso negare i più basilari diritti umani.

Il mancato riconoscimento dei diritti fondamentali, oltre a rappresentare una contraddizione e una sconfitta sociale e culturale, è oltretutto distante da quanto espresso nella Costituzione Italiana. L’articolo 3 afferma: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Esso esprime uno dei principi più significativi della Costituzione Repubblicana: conseguenza diretta dei valori ereditati dalla Rivoluzione francese (libertà, uguaglianza e fraternità), è in linea con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La proclamazione del principio di uguaglianza segna una netta rottura nei confronti del passato, quando la titolarità dei diritti e dei doveri dipendeva dall’estrazione sociale, dalla religione o dal sesso.

Il primo comma dell’articolo sancisce l’uguaglianza in senso formale, il secondo l’uguaglianza in senso sostanziale: uguaglianza “formale” significa che tutte e tutti sono titolari dei medesimi diritti e doveri, uguaglianza “sostanziale” significa che lo Stato ha il compito di intervenire per rimuovere tutte le barriere di ordine naturale, sociale ed economico che possano ostacolare la piena realizzazione dell’individuo e agire concretamente per mettere tutte e tutti nelle stesse condizioni di partenza, conferendo pari opportunità per sviluppare pienamente e liberamente la propria personalità. Le differenze di fatto o le posizioni storicamente svantaggiate, quindi, possono essere rimosse anche con trattamenti particolareggiati che altrimenti sarebbero discriminatori. Il carattere aperto del principio di uguaglianza ha consentito alla Corte Costituzionale di adeguare il quadro dei diritti e dei doveri all’evoluzione economica e sociale del Paese, e ha fatto sì che i divieti di discriminazione siano stati estesi, per via giurisprudenziale, agli orientamenti sessuali, alle minoranze etniche e religiose, alla diversa abilità, all’età. L’uguaglianza rimane un principio e un obiettivo irrinunciabile che deve essere difeso e tutelato soprattutto quando, come oggi, risulta al centro di un attacco incrociato, sia nella sua accezione formale che in quella sostanziale.

Le lotte del movimento LGBTTQI* dai drammatici eventi dello Stonewall Inn ad oggi hanno provocato una mutata attenzione nei confronti delle istanze avanzate, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale, da parte dell’opinione pubblica, dei mezzi di comunicazione e della classe politica. Tale attenzione, tuttavia, non corrisponde ancora al completo riconoscimento delle rivendicazioni della comunità. È certamente indubbio che alcune di esse siano state accolte a livello politico, ma occorre insistere sul piano istituzionale per ottenere i diritti ancora negati e, al contempo, continuare ad aprirsi a un confronto ampio e permeabile con la società civile per decostruire, attraverso il dialogo, i pregiudizi che ancora sono diffusi nei confronti delle persone LGBTTQI*.

Nel ranking dei diritti elaborato da ILGA Europe (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) l’Italia ottiene il 27%, punteggio piuttosto sconfortante se paragonato al 78% della Norvegia e al 76% del Regno Unito. Nel report 2017, si afferma della situazione italiana a seguito dell’approvazione legge sulle unioni civili: «molti […] sono rimasti sgomenti dalla decisione del governo di eliminare l’adozione da parte del secondo genitore pur di garantire la sopravvivenza della legge. Un linguaggio omofobico verso le coppie dello stesso sesso e i loro figli, usato dai parlamentari che si opponevano alla legge, è diventato lo sgradevole marchio di tutto l’iter legislativo. In un paese in cui i discorsi di odio contro le persone LGBTI non sono oggetto di leggi, questo è stato un momento particolarmente difficile per le famiglie arcobaleno». Secondo ILGA Europe l’Italia, che ha un punteggio più basso di Paesi che si ritengono lontani dall’aver raggiunto una situazione giuridica pienamente egualitaria (come Albania, Bosnia, Kosovo e Montenegro), dovrebbe approvare il matrimonio egualitario, estendere l’accesso alle tecniche di procreazione assistita e proibire gli interventi sui minori intersex quando non vi siano necessità mediche. Ancora molta strada da fare, quindi, e molti punti da conquistare nella classifica dei diritti umani.

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LE RIVENDICAZIONI

La principale richiesta è di investire nella sensibilizzazione, nell’in/formazione e nell’educazione a proposito delle tematiche LGBTTQI*, con l’obiettivo di costruire una società accogliente nei confronti di ciò che è considerato “diverso” e in cui la discriminazione venga condannata,anziché incoraggiata durante i discorsi elettorali. Il superamento di stereotipi e pregiudizi, raggiungibile attraverso un’adeguata informazione, garantisce uno sviluppo armonioso ed equilibrato della persona, contribuendo alla creazione di un clima in cui si senta completamente libera di esprimere se stessa, e in particolare il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere, nella piena facoltà di autodeterminazione. Nel conseguire questo fine rivendichiamo:

LEGGE CONTRO L’OMO/BI/LESBO/TRANSFOBIA: l’estensione della legge Mancino – che prevede aggravanti penali ai crimini di «odio per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» – anche ai crimini d’odio commessi con l’intento di denigrare l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

LEGGE SUL CAMBIO DI GENERE: la riscrittura completa della legge 164, affinché sia garantito a tutti e tutte il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo e della propria identità di genere, anche sui documenti di identità.

DEPATOLOGIZZAZIONE DELLA TRANSESSUALITÀ: prima considerata “disturbo dell’identità di genere”, ora “disforia di genere” dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali), si richiede che la transessualità sia del tutto depennata dall’elenco delle patologie psichiche, come accaduto per l’omosessualità.

INTERSESSUALITÀ: la cessazione delle riassegnazioni chirurgiche del sesso dei bambini nati con genitali ambigui (intersex), affinché la persona direttamente coinvolta abbia la possibilità di esprimersi autonomamente, al raggiungimento di un’età in cui abbia la facoltà di esercitare appieno il proprio diritto all’autodeterminazione e sia in grado di dare il proprio consenso informato a eventuali trattamenti.

MATRIMONIO: le coppie costituite da persone dello stesso sesso dovrebbero avere uguale dignità e i medesimi diritti assicurati alle coppie eterosessuali. La legge italiana favorisce, di fatto, un principio antidemocratico e discriminatorio, non garantendo alle coppie omosessuali l’accesso al matrimonio: chiediamo parità di diritti anche su questo piano, parità ormai tutelata in molti paesi d’Europa e non solo.

UNIONI CIVILI: unioni di tipo diverso rispetto all’unione fondata sul matrimonio, che siano accessibili a tutte e tutti i cittadini (e non soltanto alle coppie dello stesso sesso in quanto formazioni sociali specifiche con una regolamentazione dedicata, come avviene oggi), affinché sia garantito il diritto di scegliere in libertà da quale istituto giuridico ci si senta meglio rappresentati e tutelati.

ADOZIONI: chiediamo che venga garantita la possibilità di adozione di minori da parte di singoli, singole e coppie, indipendentemente dall’orientamento sessuale di chi ne fa richiesta; anche in questo caso, come già avviene in molti paesi europei e non solo.

TUTELA DEI FIGLI E DELLE FIGLIE DELLE COPPIE OMOGENITORIALI: riteniamo inaccettabile che un genitore, se divenuto tale come parte di una coppia omosessuale, sia costretto ad adottare il proprio figlio sociale attraverso un oneroso percorso in tribunale dall’esito incerto, in quanto la decisione viene rimessa a un giudice con pieno potere deliberativo. Pertanto consideriamo assolutamente insufficiente anche la prospettiva offerta dalla Stepchild adoption. Chiediamo l’introduzione nell’ordinamento di famiglia della possibilità per ogni genitore di riconoscere alla nascita i propri figli, dal momento che attualmente questa possibilità è garantita soltanto al genitore biologico ma non a quello sociale. Si tratta di una misura necessaria affinché entrambe le figure genitoriali siano riconosciute e siano chiamate alla responsabilità della propria prole, vedendo salvaguardata la relazione con i figli. Per i bambini e le bambine che già esistono chiediamo l’adozione piena e legittimante da parte del genitore sociale, anche nei casi in cui sia avvenuta una separazione della coppia genitoriale. Reputiamo fortemente discriminatoria per il genitore non biologico la continua necessità di deleghe per prendersi cura dei propri figli. Ed è ancora più ingiusto per i bambini e le bambine il disinteresse dimostrato dallo Stato nel garantire la continuità affettiva e materiale con il genitore non biologico. Tale disinteresse non solo incrina la loro fiducia in un’istituzione che li considera essenzialmente “figli di un Dio minore” laddove dovrebbe tutelarli, ma ne compromette la serenità non riconoscendo le famiglie nelle quali avviene la loro crescita fisica, emotiva ed esperienziale.

PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA: l’abolizione della Legge 40 e la parità di diritti per tutti e tutte all’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita.

FORMAZIONE ED EDUCAZIONE: la tutela al diritto di corretta in/formazione, in particolare in ambiente scolastico. Affinché l’informazione sia libera da censure e non contribuisca alla discriminazione attraverso la formazione di stereotipi, bensì all’educazione alle differenze e alla creazione di una cultura che valorizzi l’espressione personale come forma di libertà, verso il superamento delle varie forme di bullismo, soprattutto di quello omo/bi/lesbo/transfobico.

LAVORO E WELFARE: rispetto, libertà, dignità per lavoratori e lavoratrici, e leggi che non favoriscano la precarizzazione del mercato del lavoro. Rivendichiamo, inoltre, l’affermazione di un welfare universale.

IUS SOLI E DIRITTI DEI MIGRANTI E DEI RIFUGIATI: approvazione dello ius soli; revisione delle politiche nei confronti dei rifugiati per favorirne un reale inserimento dopo l’uscita dai centri di accoglienza e tutela dei diritti fondamentali di ogni migrante, richiedente asilo o meno.

DIRITTI SESSUALI: riconoscimento dei diritti sessuali delle persone disabili e della figura dell’assistente sessuale.

LEGGE SU EUTANASIA E SUICIDIO ASSISTITO: dopo il riconoscimento del diritto di stilare le Dichiarazioni Anticipate di volontà nei Trattamenti sanitari, chiediamo l’approvazione di una legge che garantisca ai cittadini anche il diritto alla libera scelta per quanto riguarda il fine vita, affinché porre fine ad agonie prolungate e ad accanimento terapeutico diventi una possibilità concreta

Coordinamento Torino Pride GLBT

AGEDO Torino ‐Arcigay “Ottavio Mai” Torino ‐Associazione Culturale e Ricreativa “Sauna 011 Club” ‐Associazione di Volontariato LAMBDA ‐Associazione Famiglie Arcobaleno ‐Associazione GattoNero ‐Associazione GeCO ‐Associazione LGBT Quore ‐Associazione TeSSo ‐Associazione Viottoli, Pinerolo ‐Centro Studi Calamandrei ‐Centro Studi e Documentazione “Ferruccio Castellano” ‐COOGEN coordinamento genitori Torino ‐Gruppo Gayitineris ‐L’Altra Comunicazione ‐Maurice GLBTQ‐Polis Aperta ‐RGR Rete Genitori Rainbow ‐Ufficio Nuovi Diritti CGIL Asti ‐UISP Torino – Wequal – La Scala di Giacobbe, Pinerolo – Tessere Le Identità, Alessandria

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DICHIARAZIONE PER LA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE DI ROMA

La Comunità Cristiana di Base di San Paolo di Roma si schiera accanto alle donne che si battono contro la mozione approvata dal Consiglio Comunale di Roma in data 17 maggio 2018 che vorrebbe decretare la fine dell’esperienza pluridecennale della Casa Internazionale delle Donne.

L’assurda motivazione del presunto fallimento del progetto della Casa delle Donne svela una visione della Città in cui cultura e socialità hanno poco spazio, una concezione della legalità meramente formale che ignora il valore sostanziale della utilità generale e dell’interesse pubblico, tenuti in grande considerazione dalla Costituzione, e un’idea della proprietà priva della funzione sociale sulla quale la Costituzione stessa ne fonda la legittimità.

Pertanto, la Comunità Cristiana di Base di San Paolo chiede all’Amministrazione Capitolina di recedere da questa inaccettabile decisione e, accanto alle donne che lottano per la difesa della “loro casa”, ricorda che essa ha costituito per decenni e costituisce anche oggi un luogo non solo di incontro e di confronto, ma anche di produzione di servizi, di cultura, di socialità, di lotta, che ha arricchito ed arricchisce l’intera città.

La Comunità Cristiana di Base di San Paolo

Roma, 20 maggio 2018

UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunirà al FAT giovedì 7 e 21 giugno alle ore 18,45.
Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 5 e 19 giugno, sempre al FAT, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

Festa degli uomini in cammino: sabato 30 giugno, come ogni anno, i due gruppi si ritrovano insieme, per una giornata di festa con le famiglie, a casa di Arci a Fenestrelle.

Incontro a Monza: sul numero di Uomini in camminoche stiamo distribuendo potete leggere il report di Danilo Villa sull’incontro.

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CENTRO  DI ASCOLTO  DEL  DISAGIO MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle 18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074,scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.comoppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

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DIREFARECOSOLIDALE
1-10 GIUGNO 2018: La settimana dei nuovi stili di vita

Questa è la VII edizione della manifestazione organizzata dall’Associazione pinerolese DireFareEcosolidale. In giro per la città, e anche in sede, trovate i depliant informativi con il programma completo delle iniziative.

Segnalo solo il laboratorio (workshop) organizzato dai gruppi “Uscire dalle guerre” e “Uomini in cammino” e dall’associazione “Liberi dalla violenza”. Per un disguido tecnico non compare l’Associazione Viottoli, che però aderisce e partecipa.

Il titolo del laboratorio e: “Perchè diciamo NO”: NO TAV, NO MUOS, NO GUERRE ecc., prendendo lo spunto dalla presentazione di un libro “Oltre le reti” che racconta i momenti più forti della lotta in Sicilia contro l’installazione delle parabole del MUOS, sul territorio del comune di Niscemi, funzionali alle guerre degli Stati Uniti nel Medio Oriente.

Il laboratorio si svolgerà tra le 16 e le 17di domenica 10.

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TESSERE RELAZIONI E’ ARTE
Convegno 9-10 giugno 2018 a Torreglia (Pd)

Il convegno è organizzato, come ogni anno, dall’Associazione culturale Identità e differenzadi Spinea (Ve). Trascriviamo alcune frasi dal volantino di invito e di presentazione del tema:

Sono convinta che la Politica che dice il vero inizia là, nel comealmeno due persone si comunicano, si raccontano, si scambiano i propri desideri, progetti ed esperienze e li rendono visibili nel mondo, e progettano, creano cultura, imprendono mettendosi in condizioni di coinvolgere anche altre donne, altri uomini” (Adriana Sbrogiò)

Tessere relazioni è l’arte del vivere, la difficile arte di come mi metto al mondo con le mie aspettative, i miei desideri, il mio bisogno d’amore, e come questo sia indissolubilmente intrecciato alla mia relazione con gli altri. E’ un difficile equilibrio” (Gabriella Cimarosto)

Mettersi in gioco con amore verso le altre, gli altri:le donne, vedo, sono più interessate ed abili nel mettersi in relazione e soprattutto nel curarle; sanno che mantenere e arricchire le relazioni è un lavoro faticoso, paziente e continuo: è un lavoro di cura” (Donatella De Pieri)

Tessere relazioni è arte, non è un’arte, perchè arte non è da confondere con abilità, che esprime di più l’aspetto dell’esercizio ripetuto e paziente, ma anche calcolante, dell’azione umana. Viviamo un tempo in cui gli aspetti relazionali sempre di più vengono delegati a specialisti in ogni ambito della vita sociale, con il rischio di costringere o di eludere il libero gioco delle soggettività in nome del compito istituzionale che ci si aspetta da loro. Credo che l’atteggiamento calcolante sia molto più diffuso tra gli uomini che non tra le donne, e questo è un segnale di paura nei confronti dell’alterità imprevedibile ed incontrollabile. Ciò ha a che fare anche con la difficoltà, soprattutto maschile, di accettare le dipendenze inevitabili della condizione umana: la dipendenza dalla materia, dall’ecosistema, dalla madre, ecc.” (Gianni Ferronato).

Dalla nostro CdB parteciperanno: Doranna, Carla e Beppe

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