Foglio di Comunità – n° 4/2018

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/03/2018

 

LE EUCARESTIE

DOMENICA   8 aprile :      giornata regionale ad Albugnano

DOMENICA 22 aprile :      ore 10 (prepara Beppe)

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

Domenica 22 aprile, alle ore 10,30, dopo l’Eucarestia della comunità.

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: dopo aver letto Genesi, abbiamo scelto di continuare con la lettura del libro dell’Esodo, per corrispondere al desiderio di chi non conosce ancora i testi antichi della Bibbia ebraica.

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GRUPPO  RICERCA

Ci incontriamo giovedì 5 e 19 aprile, come sempre a casa di Paola ed Elio a Miradolo di S. Secondo. Terminata la lettura del libro Sovrane di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013), che ha suscitato discussioni e scambi intensi, stiamo considerando la possibilità di proseguire con il libro che racconta un’esperienza politica innovativa, di cui si parla nell’ultimo capitolo di Sovrane: Che cos’è e come è una giunta oggi. Atti di un incontro-scambio tra le Giunte comunali di Ostiglia (Mantova) e di Spinea (Venezia). Il gruppo è sempre aperto.

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GRUPPO  DONNE

Sabato 7 e domenica 8 aprile a Bologna si svolgerà il coordinamento nazionale donne Cdb e non solo. Vi parteciperanno Carla e Doranna.

Mercoledì 18 aprile Eliana, Carla e Luciana incontreranno il gruppo “Donne che leggono la Bibbia” alla Cascina Roccafranca di Torino (dalle 17 alle 18,30): saranno presentate e discusse tre delle dodici tesi di J. S. Spong (tratte dal libro OLTRE LE RELIGIONI). Chi desidera parteciparvi ci contatti.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Maria Franca, che sta preparando il suo rientro a L’Aquila. A lei l’augurio più affettuoso affinché ritrovi tanta serenità e che ci senta vicini/e.

A Elsa, che ricordiamo sempre nelle nostre Eucarestie con tanto affetto.

A Domenica, che abbiamo rivisto in questi giorni…

… e a chi in questo periodo è ancora alle prese con fastidiose influenze o altri acciacchi. Coraggio: passerà!   E a tutti e tutte coloro che, anche se lontani/e, sono nei nostri pensieri, nelle nostre preghiere e nei nostri cuori.

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SEGRETERIA TECNICA NAZIONALE

Molti nostri incontri di comunità e di gruppo biblico si aprono o si chiudono con un po’ di tempo dedicato alle incombenze di Segreteria Tecnica Nazionale: cosa che facciamo volentieri, soprattutto perché è un impegno “di squadra” e ci piace lavorare in gruppo.

Paolo e Luciana hanno redatto i bilanci annuali e quello relativo al seminario di dicembre a Rimini. Stiamo cercando anche di raccogliere le eventuali proposte che giungono dalle diverse comunità, per sottoporle poi al dibattito del Collegamento Nazionale in vista della preparazione dell’incontro nazionale delle cdb italiane che faremo nel 2019.

Ricordiamo che dal 21 al 23 settembre di quest’anno si svolgerà a Rimini il convegno europeo delle cdb e che per prepararlo nei dettagli parteciperemo come Segreteria Nazionale alla riunione del Collegamento Europeo del 4-5-6 maggio sempre a Rimini.

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VIOTTOLI

Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc. Come già comunicato il prossimo numero ospiterà gli Atti del Seminario nazionale: “Beati gli atei perchè incontreranno Dio”, svoltosi a Rimini nei giorni 8-10 dicembre 2017.

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Potete inoltre richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2/2017.

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INCONTRO CON LA CDB DI VIA CITTA’ DI GAP

Domenica 25 febbraio si è svolto l’incontro tra le due CdB di Pinerolo: il primo dopo quattro anni dalla “separazione”. Come preannunciato sul Foglio CdB di marzo, riportiamo ora alcune riflessioni in margine a questo incontro.

Nell’incontro di domenica 25 febbraio, secondo la nostra impressione, si sono sostanzialmente riconfermate le modalità di intendere pratiche e funzioni che riguardano la vita della comunità. Celebrazione eucaristica, ruoli e incarichi, pastoralità e accoglienza rappresentano al momento uno scoglio che non permette di andare oltre un reciproco rispetto. Il nostro augurio è che col tempo, e mettendo più al centro il Vangelo di Gesù e le sue pratiche di vita e di relazione, si possa andare più in là. E’ anche una nostra speranza.

Domenico e Antonella

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Quando voglio andare a fare una camminata so che posso farla da sola, cercare un amico o un’amica e proporgliela oppure aggregarmi ad un gruppo ed organizzare e/o partecipare insieme alla gita. E’ questa la metafora che mi è venuta in mente quando ho pensato alla comunità di base a cui partecipo e alla mia idea di comunità in generale.

Sono vicina a compiere 65 anni ed è da 15 anni circa che mi interrogo sulle “verità” che la religione, nella quale sono nata e stata introdotta, mi ha proposto e imposto.

La mia vita, i miei cammini sono le esperienze, i tentativi, gli incontri, le relazioni, studi e ricerche, confronti ed ancora scelte, dubbi, scoperte, novità e tradizione e molto di più.

Ho camminato in solitudine ed in compagnia; compagnia che nel tempo è diventata sempre più selezionata ed affine al mio modo di cercare ed organizzare.

Dovendo fare i conti con la vita di tutti i giorni (come tutte/i) ho scelto un “luogo”, uno “spazio” il più rispondente possibile alle mie esigenze. In quella dimensione ricevevo e donavo quanto desideravo senza obblighi né costrizioni.

Riconoscevo e riconosco che ognuno/a di noi in comunità vive come me gli impegni, le proposte, la partecipazione, e ho a cuore ognuno ed ognuna di noi e, nel tempo, ho compreso meglio il mio “stare in compagnia” di donne e uomini né migliori né peggiori di me. Forse dall’educazione ricevuta avevo l’idea della “piramide” nelle relazioni umane, ma nel tempo, e aiutata, ho conosciuto ed apprezzato me stessa alla pari degli altri e delle altre.

Il luogo privilegiato di questo lavoro è stata indubbiamente la comunità e le relazioni interne ad essa.

La realtà comunitaria nella quale vivo ha la capacità di accogliere le mie esigenze di approfondimento e ricerca nell’ambito dei testi biblici che la tradizione religiosa nella quale sono nata mi propone. Con l’impegno ed i collegamenti delle mie compagne e dei miei compagni di “viaggio” sono continuamente stimolata e sostenuta e… ci sto bene.

La comunità è frequentata da un numero esiguo di persone, ma il mio personale interesse non è quello di ampliarne il numero. Ognuno ed ognuna di noi ha relazioni, impegni ed interessi personali diversi e chi si avvicina, chi contattiamo, è a conoscenza della nostra partecipazione ad una comunità di persone in ricerca, di studio e pratica di un cammino spirituale.

Il lavoro e lo studio di molti anni ci fa parlare in un linguaggio che forse non è così conosciuto a molte persone ma, se l’interesse di qualcuno ci interpellasse, sono sicura che saremmo in grado di accogliere chiunque e prendercene cura.

Mi chiedo se ci sono dei rapporti di forza, all’interno della comunità, che inibiscano, limitino o creino prevaricazione e la mia risposta è: certamente NO!

Riconosco a ciascuna e ciascuno di noi un “posto” suo, una sua propria peculiarità e mi sento serena nell’affrontare delle incombenze di studio e di organizzazione, perchè mi fido dei miei compagni e delle mie compagne. E’ una fiducia reciproca, messa alla prova e consolidata negli anni. Credo che in tutte le organizzazioni umane l’aspetto della fiducia reciproca sia la base di ogni esperienza, di ogni impresa.

Cosa desidero per il futuro della comunità? Che continui ad essere per me il luogo privilegiato nel quale vivere la bellezza e l’inquietudine della mia spiritualità, continuando a “starci bene”!

L’età media in comunità è alta e le fragilità di salute e dell’età che avanza rimodellano i ritmi e gli impegni. Ne siamo consapevoli ma, grazie a ciascuno di noi, questa pluridecennale “camminata” ci manterrà in… salute e benessere. La comunità alla quale partecipo la sento “la mia comunità” perchè è costruita anche da me e in qualche modo mi somiglia, come io le somiglio.

Nella introduzione al libro “L’inutile fardello” di Ortensio da Spinetoli, Cortinovis, riferendosi ad Ortensio, ad un certo punto dice: “…questa persona che mi stava dando ali per volare.”

Ecco, dai miei compagni e dalla mie compagne in comunità cerco di ricevere ali per volare e a mia volta cerco di donarle loro.

Ali non per fuggire o separarmi, ma per godere in piena libertà del mio e loro spirito.

Luciana

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Secondo me è stato importante ritrovarci attorno a un tavolo per parlarci in presenza e tentare di mettere in parole ciò che ci passava nel cuore e nei pensieri.

Restano alcune distanze, ad esempio sul ruolo del prete: pastore, ministro, presbitero, animatore?

La differenza sessuale (e il linguaggio sessuato) è paradigma fondamentale in un cammino comunitario e va riconosciuta, nominata e vissuta come ricchezza, oppure è solo uno tra tanti altri (venivano citati, ad es. malato-sano, omosessuale-eterosessuale…) e neppure il più importante?

Anche se l’incontro è stato sereno, mi è rimasto però il rammarico della separazione, che io ho vissuto come scelta unilaterale e che continuo a leggere come un fallimento. Non sempre riesco a vedere questa scelta come atto di libertà, bensì come rinuncia a cercare di condividere un cammino nonostante le differenze. Queste ultime, per me, non sono sostanziali, perchè erano e sono molto più forti e centrali gli aspetti che ci uniscono: ricerca della giustizia, pratica della solidarietà, della pace, dell’apertura agli ultimi e alle ultime, ecc. sulla strada che ci ha indicato Gesù e sulla scia di molti altri profeti e profete che sono vissuti/e nella storia.

Certamente ogni scelta va rispettata, anche se non la capiamo fino in fondo. Sto tentando di accogliere i pensieri e le scelte di chi ha agito provocandomi dolore e delusione, sto cercando di rispettare le scelte che non collimano con le mie. Forse questo è il prezzo della libertà di ciascuno/a.

Carla

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Mi aveva già fatto riflettere la scelta dell’altra comunità di non invitare all’incontro le persone che non hanno vissuto la fase della rottura: a loro ci hanno detto di aver raccontato la storia più che trentennale della nostra cdb in un incontro precedente. E’ vero che non avrebbero capito molto del nostro scambio attorno alle motivazioni della rottura, ma resta il fatto che quelle persone hanno sentito una versione unilaterale della nostra storia…

Mi sono confermato nella convinzione di aver fatto bene a scegliere di rispettare la libertà di Franco Barbero di deludere il mio desiderio. Non c’era alternativa, ed è stato un bene, per me, smettere di arrovellarmi e soffrirne. Ma… qual era il mio desiderio? Di poter convivere con le nostre differenze.

Resta il dato di fatto “politico” del suo rifiuto di mettere in parole le motivazioni vere di quella scelta di rottura. Quelle che ci sono state illustrate ricalcano i contenuti della sua lettera alla rivista Esodo 1/18 e non hanno consistenza, secondo me. Credo che sia più realistico pensare che lui volesse un riconoscimento che una parte della comunità non era più disponibile ad accreditargli, perchè in ricerca d’altro, di “più comunità”, mentre lui voleva continuare a fare il prete/pastore a modo suo.

Anch’io, infine, sono stato colpito dalle affermazioni che mi suonavano squalificanti nei confronti del paradigma della differenza sessuale. Eppure la sera prima, sabato 24 febbraio, avevo sentito Franco dichiarare di condividere tutto quello che era stato detto da Selene Zorzi, la teologa che avevano invitato a parlare di “Il genere di Dio. La Chiesa e la teologia alla prova del gender”. Per lei mi sembra di ricordare che il paradigma della differenza sessuale fosse molto importante, centrale…

I punti precedenti sono una rapida sintesi di alcune riflessioni in margine all’incontro. Resto convinto che non sia bene nascondere i contenuti delle nostre differenze per un senso sbagliato di quieto vivere. La sincerità del nostro dire è stimolo reciproco alla ricerca, al proseguimento del cammino personale e comunitario. Con questo spirito continuo a voler molto bene a donne e uomini dell’altra comunità.

Beppe

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GRUPPO MEDITAZIONE

Ci troviamo ogni venerdì al Fat, vicolo Carceri n° 1, dalle 19 alle 20,30. I nostri incontri prevedono una meditazione guidata di circa un quarto d’ora seguita da una meditazione silenziosa di un altro quarto d’ora. Poi proseguiamo con la visione di video-conferenze in tema, condividendo dubbi, comprensioni esperienziali e domande aperte a risposte personali e non sempre immediate.

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INCONTRO AD ALBUGNANO

Domenica 8 aprile si svolgerà il 2° incontro sul tema: “Che genere di violenze”. Interverranno: al mattino Stefano Ciccone (Associazione MaschilePlurale) : Spunti di confronto per il cambiamento dei modelli sessisti e patriarcali. Percorsi di ricerca maschili fuori dalla violenza; al pomeriggio Anna Avidano (CISV Onlus): Lotta alla violenza di genere. Dal Guatemala qualche idea per un processo integrale.

L’incontro si farà presso la Cascina Penseglio (Albugnano) dalle ore 10 alle 17. Alle 15,30 ci celebrerà l’Eucarestia. Per il pranzo è necessario prenotarsi direttamente in cascina (tel. 011 9920841). La nostra comunità vi parteciperà. Partenza alle 8,30 dalla casa di Carla e Beppe.

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COMUNICAZIONE DELLA REDAZIONE DI CDBITALIA.IT

Al Collegamento nazionale delle CdB
Alle Comunità cristiane di base italiane

In riferimento alle osservazioni proposte dalla recente lettera della Comunità dell’Isolotto rispetto a “un’enfatizzazione e un’attenzione al libro di Mira che non ci sembra sia mai stata riservata ad altri libri“, la redazione del sito cdbitalia, costituita da Rosario Carlig della CdB NordMilano e da Mauro Pugni della CdB di Modena, ricorda che il Collegamento nazionale delle CdB nella seduta del 1-2 ottobre 2016 ne ha ridefinito compiti e responsabilità.

Ricordiamo inoltre a chi segue queste pagine web che gli articoli riportati non sono, salvo quando espressamente indicato, la posizione delle CdB italiane sul tema in questione: essi vogliono solo essere un invito al confronto e alla riflessione. Per quanto possibile, sui temi più “rilevanti” vengono riportati testi di donne e uomini delle CdB o di realtà e gruppi a noi “vicini”.

In ogni caso, responsabile di quanto scritto è, ovviamente, personalmente solo l’autore/a. La rubrica Primo Piano vuole portare sul sito pensieri originali, del tutto personali e liberi, scritti senza alcun vincolo di rappresentanza (anche quando viene riportata l’appartenenza dell’autore/a ad un gruppo, associazione, chiesa o comunità), se non quando espressamente indicato, anche allo scopo di avviare dibattiti e confronti che rendano più vivace il sito stesso.

Nell’ambito delle indicazioni e del mandato allora affidato dal Collegamento nazionale non è quindi imputabile alla redazione del sito la selezione dei testi provenienti dalle CdB in esso pubblicati.

La redazione di cdbitalia.it

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COMUNICAZIONE DELLA SEGRETERIA TECNICA NAZIONALE

Al Collegamento nazionale delle CdB
Alle Comunità cristiane di base italiane

Abbiamo letto con molta attenzione e considerazione la lettera inviata dalla CdB dell’Isolotto a tutto il collegamento e alle CdB italiane e abbiamo apprezzato molto la testimonianza in essa raccontata di condivisione, impegno e solidarietà che dura da oltre 50 anni e che è di esempio per tutte e tutti noi.

Vorremmo però anche soffermarci su ruolo, funzioni e caratteristiche della Segreteria tecnica nazionale, in essa citata, richiamando quanto è stato condiviso e stabilito nel Collegamento nazionale CdB del 1 e 2 ottobre 2016 quando tutti e tutte voi ci avete affidato il compito di svolgere pro tempore il servizio di segreteria.

Tralasciando l’elenco di tutte le funzioni (esaustivamente riportate sul nostro sito internet nella pagina dedicata) proprie della Segreteria, vogliamo ancora una volta ribadire la sua funzione essenzialmente tecnica, sottolineando proprio quest’ultima parola, parte integrante del nome stesso.

Per noi il significato della parola “tecnica” (così come testimoniatoci nella prassi da tutti e tutte coloro che in questi ultimi 15 anni prima di noi, e in maniera certamente migliore, hanno svolto questo prezioso servizio per le CdB) può essere visto sotto molteplici aspetti che hanno però la loro base nella fiducia e nel rispetto reciproco, nella consapevolezza che il servizio viene svolto in autonomia, imparzialità, indipendenza dalla propria appartenenza ad una specifica realtà comunitaria.

Quanto viene firmato come Segreteria sono esclusivamente comunicazioni tecniche, organizzative, relative al collegamento tra le CdB, mentre per tutto il resto (comunicati stampa, documenti, testi, prese di posizione, riflessioni) la Segreteria si fa solo portavoce e strumento di diffusione delle istanze discusse, redatte e concordate fra tutte le CdB o in appositi gruppi di lavoro.

Tuttavia, rimane fermo il fatto che la Segreteria è composta da persone che (come tutti e tutte nel proprio ambito personale, associativo, lavorativo, di impegno sociale…) oltre a svolgerne i compiti possono e devono, con serenità, al di fuori sentirsi libere di esprimere la loro posizione personale o collettiva (a voce o scritta, firmata…) senza il timore che questo possa essere confuso con il ruolo e le funzioni che hanno all’interno della Segreteria.

Desideriamo infine raccogliere quello che sentiamo come un invito, da parte della CdB dell’Isolotto, ad avviare “all’interno del movimento delle CdB, una seria riflessione su cosa significhi memoria, storia, fare storia”. E’ indubbio che esistano sensibilità e pratiche diverse (ci sono racconti orali e archivi documentali, autobiografie e ricerche in atto sulla pratica della storia vivente…) ma siamo convinti e convinte che la proposta possa rivelarsi una risorsa preziosa per le nostre Comunità, per il movimento e per le nostre relazioni.

Con questo spirito e con questa fiducia la inoltriamo a tutte le CdB proponendoci di inserirlo nell’ordine del giorno di un prossimo incontro del Collegamento nazionale, per cominciare a parlarne e, a poco a poco, mettere in cantiere un progetto specifico.

Un caro saluto e un augurio a tutti e tutte di una serena Pasqua.

La Segreteria tecnica nazionale

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LA SCALA DI GIACOBBE CI INVITA…

Sabato 7 aprile alle ore 17,30 presso il Salone del Circolo dei lettori, in via Duomo 1 a Pinerolo, si svolgerà la rappresentazione dello spettacolo “Rosa su nero – Love vs Violence” da parte della compagnia teatrale “Dalla rugiada al mare”. Gli interpreti metteranno in scena storie di donne abusate, maltrattate, ammutolite o psicologicamente perseguitate, alternate ad espressioni di amore sano e rispetto dell’essere femminile. Parola, musica e danza si fonderanno per condividere empaticamente con gli spettatori la volontà di porre fine ad una inaudita successione di episodi di violenza.

Rosa su nero. Love Vs Violence. Spettacolo con Luisa Andolfi, Simonetta Baldi, Enzo Caruso, Laura Caspani, Bruno D’alessandro e Carla Guglielmi, regia di Paola Frascarolo, coreografia di Laura Caspani, in collaborazione con l’artista Ilaria Margutti.

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UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 12 e 26 aprile alle ore 18,45.

Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 10 e 24 aprile, sempre al FAT, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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CENTRO  DI  ASCOLTO  DEL  DISAGIO  MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.


TELEFONO  UOMO  A  TORINO

L’Associazione Il Cerchio degli uomini di Torino gestisce uno sportello telefonico per l’ascolto del disagio maschile: telefonare al n. 011 2478185 il martedì dalle 19 alle 20 e il giovedì dalle 12 alle 13.

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PASQUA E CORPO

La Pasqua offre un punto di vista audace e trasgressivo su come vivere e relazionarci con i nostri corpi e con i corpi degli altri nel quotidiano, giorno per giorno. «Per questo, noi donne credenti, a partire dalla Pasqua, gridiamo a pieni polmoni: ci vogliamo vive!».

Nelle manifestazioni organizzate dalle donne negli ultimi anni vengono ripetute le frasi «ci vogliamo vive!», «i nostri corpi, le nostre vite»: tali affermazioni, insieme ad altri slogan e ad altre parole d’ordine, si riferiscono chiaramente alle aggressioni e alle uccisioni machiste che si susseguono incessantemente. La relazione corpo-vita, ovvia per qualsiasi essere umano, va doppiamente ricordata quando si tratta di donne. La Pasqua esalta questo stretto vincolo fra vita e corpo precisamente con le donne e attraverso le donne.

Il corpo nella Pasqua

Le scene evangeliche prepasquali, propriamente pasquali e postpasquali sono scene eminentemente corporee. I Vangeli si occupano soprattutto del corpo vivo di Gesù e solo il minimo indispensabile del corpo morto, del cadavere. La presenza del corpo è talmente pervasiva da risultare impercettibile, con un effetto paradossale che è evidente quando l’angelo annuncia nella tomba vuota che il corpo senza vita di Gesù non c’è e le donne vedono solo i segni del suo passaggio nel sepolcro; per la maggior parte del tempo narrativo, invece, il paradosso rimane implicito.

La scena dell’unzione che anticipa la Pasqua è contrassegnata dalla corporeità dei personaggi (cf. Mc 14,3-9 e par.; Gv 12,1-8): la relazione tra la donna (anonima in Marco e Matteo, Maria di Betania nel quarto Vangelo) e Gesù è esplicitamente corporea; più avanti, le donne che osservano i momenti finali della vita di Gesù e il luogo in cui depongono il cadavere sono legate al suo corpo (cf. Mc 15,40-41 e par.) con l’intenzione, poi messa in atto, di andare a imbalsamarlo secondo il costume (cf. Mc 16,1-3 e par.).

Nella scena della tomba vuota la corporea assenza presente è fondamentale per l’annuncio della resurrezione. La narrazione giovannea dell’incontro fra il Gesù risuscitato e Maria Maddalena (cf. Gv 20,10-18), da parte sua, manifesta l’importanza del corpo, quel corpo che Maria vuole continuare a toccare, a trattenere: i sensi si trasformano nella forma privilegiata dell’incontro e del riconoscimento di Gesù da parte di Maria. E in altre scene successive alla Resurrezione, nello stesso Vangelo e in alcuni dei sinottici, Gesù si dà a conoscere ai suoi discepoli e discepole mediante la “prova” del suo corpo: mangia, chiede che lo tocchino… (cf. Lc 24,33-42).

I racconti evangelici nei quali le donne rivestono uno speciale protagonismo mostrano la stretta relazione che c’è tra Resurrezione e corporeità. È una relazione non facilmente spiegabile a causa del suo carattere paradossale, ma in essa c’è qualcosa di fondamentale per la fede cristiana, che è rimasto nel Simbolo nella frase «credo nella resurrezione della carne». Certamente, carne e corpo non sono termini perfettamente sinonimi, però non si può negare la stretta connessione fra le due espressioni.

La Pasqua nei corpi storici

Frequentemente questa relazione corpo/carne e resurrezione è stata riferita all’aldilà, all’altro lato della morte, proiettando fino a quel mondo sconosciuto il corpo di carne e dimenticando, per disgrazia, che nelle scene evangeliche è la resurrezione a entrare qui, nella storia, nella vita quotidiana. È la Pasqua a inondare e impregnare la corporeità. I sinottici includono nell’annuncio pasquale il comando di tornare in Galilea dove «lo vedranno» e il quarto Vangelo lo afferma anticipatamente nella narrazione dell’unzione di Maria di Betania su Gesù.

I corpi pasquali e le donne

Marco racconta che le donne della tomba vuota sono portatrici di un messaggio nel quale la Pasqua si capisce solo recuperando tutto l’itinerario di Gesù dal punto di vista (risorto) che acquisiscono salendo al sepolcro (cf. Mc 16,7). Tutto questo, vivendo fino in fondo quell’esperienza e la paura potente che impedisce loro di parlare. Tornare in Galilea è recuperare la corporeità presente trasversalmente in tutto il racconto evangelico, ora impregnata, grazie alla Pasqua, della consapevolezza della sua profonda dignità.

Secondo il racconto giovanneo della unzione fatta da Maria di Betania su Gesù (cf. Gv 12, 1-8) in un banchetto in cui si mangia e si beve, nel quale ella versa senza misura profumo di nardo e tocca con i suoi capelli e le sue mani i piedi di Gesù, la Pasqua anticipata offre la consapevolezza della sensualità del corpo, del piacere e della bellezza del gusto, dell’olfatto e del tatto.

La Pasqua anticipata inonda e impregna tale sensualità. Così non solo dà la possibilità etica di prendere coscienza della dignità corporea umana (Marco), ma offre anche l’opportunità estetica di recuperare il gratuito e il non quantificabile come segno pasquale che si sperimenta nel corpo.

Dignità e bellezza, giustizia e gratuità. Etica ed estetica. Senza separazione. In maniera connessa: l’uno e l’altro. Qui sta la Buona Notizia. Nei corpi resi degni d’onore, vivi e vitali, percepiamo i germi attivi del Regno. E tutto questo mediante incontri, presenze assenti, assenze presenti, annunci e paure, di cui sono protagoniste loro, le donne della Pasqua.

La relazione umana che si realizza mediante il corpo è estremamente complessa: relazione con se stessa e con una simile, relazione con gli altri, vicini e lontani… I corpi reali, storici, sono letteralmente distrutti, da una parte, e, d’altra parte, esaltati. Il carattere attribuito ai corpi delle donne radicalizza continuamente questi due poli, ovunque, a causa del patriarcato esterno (sistema neoliberista, sociale, politico, economico, familiare) e del patriarcato interno, interiorizzato sia pure in maniera diversa da donne e uomini.

La lenta abrogazione della legittimità del patriarcato, la lotta contro di esso, è già pasquale e segno della Pasqua che ha impregnato di sé la storia. La Pasqua continua a offrire un punto di vista audace e trasgressivo su come vivere e relazionarci con i nostri corpi e con i corpi degli altri nel quotidiano, giorno per giorno. Suggerisce, per la fede, di accogliere e portare senza sosta la Resurrezione, di portarla e riceverla nella storia, come etica, come profonda e attiva coscienza di dignità, certo, ma anche come gioia, come bellezza, come gratuità, come potente fattore di trasformazione.

Per questo, noi donne credenti, a partire dalla Pasqua, gridiamo a pieni polmoni: ci vogliamo vive!

Mercedes Navarro
www.ilregno.itTraduzione di Cristina Simonelli

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IL COMPITO PER NOI UMANI

Nel ’68 (la uso come data mitica, per dire “in quegli anni” della mia/nostra vita) ci veniva ripetuto come un’antifona dei vespri domenicali: “Non potete limitarvi a contestare, senza avere proposte alternativa da avanzare!”. E’ vero che non sempre avevamo proposte alternative, ben confezionate e inoppugnabili, ma è altrettanto vero che contro ciò che ci appare ingiusto è giusto e doveroso ribellarci sempre e comunque. E, poi, “insieme” costruiremo le alternative: questa era la nostra contro-antifona.

Mi è venuto spontaneo questo ricordo leggendo, su Il manifesto del 24 marzo scorso, la riflessione di Sarantis Thanopulos su “La prevenzione del femminicidio e l’Idra di Lerna”. Lui fa come noi nel ’68: articola con molta chiarezza la sua denuncia dell’“infruttuosità” delle strategie di prevenzione della violenza maschile contro le donne. Il primo “capitolo” è dedicato alle forze dell’ordine: “I poliziotti non sono culturalmente e professionalmente preparati

  • per una certa indulgenza nei confronti della violenza maschile (…) a causa della violenza del proprio privilegio sociale”, che è come dire “ti capisco, sono un uomo anch’io”. Ho sentito con le mie orecchie un prete affermare, parlando di una coppia in difficoltà, che, se fosse stata sua moglie, l’avrebbe uccisa già da tempo quella donna… e l’unico commento da parte dei “confratelli” presenti all’incontro è stato: lui è stato sposato, prima di farsi prete… Come dire: sa di cosa parla.
  • per una diffidenza nei confronti delle denuncianti, che nasce dall’invidia dell’uomo nei confronti della sessualità femminile e della sua emancipazione”.
  • per l’inclinazione ad affrontare i conflitti coniugali in termini di buon senso, anche quando la violenza è la prova di un’unione insensata fondata su false premesse”.

Sullo sfondo di questo discorso vedo la “cultura” pervasiva in cui nasciamo e veniamo educati: cultura della competizione e della prevaricazione, della prepotenza e della superiorità maschile, dell’incenso bruciato a piene mani davanti a chi è potente e domina…

Il secondo “capitolo” chiama in causa magistratura ed esperti: “équipe specializzate della magistratura e delle forze dell’ordine coadiuvate da esperti dei risvolti psicologici, sociologici e antropologici della violenza” e “strutture di sostegno psichico per gli uomini violenti, aiutarli a sostenere il peso di una separazione che sono totalmente inabili a gestire” sono strumenti “necessari” e “utili”, ma “insufficienti”.

Inoltre “usare la pena come puro strumento di prevenzione è controproducente. (…) La severità delle conseguenze legali del proprio gesto rinforza l’atteggiamento di sfida, la determinazione di dare la morte, facendosi giustizia da solo”.

Il terzo “capitolo” è dedicato al “media”, il cui “paradigma commerciale” sollecita l’acquisto compulsivo di notizie da parte dei lettori, che le consumano subito, senza lasciar sedimentare “emozioni, sentimenti, pensieri”. Inoltre, “offrono involontariamente ampissima risonanza agli assassini”, che così “rubano la scena” e “la donna ridotta a vittima è oscurata”.

Thanopulos conclude: “Nulla può prevenire se la società, che difende la donna sul piano legale, odia il suo desiderio, ne teme la potenza destabilizzante. Una società che colpisce gli uomini violenti, continuando a procrearli, è come un’Idra di Lerna che usa Ercole per riprodursi più rigogliosa”.

Fin qui l’analisi-denuncia di Thanopulos. Ma proviamo ad andare oltre, a non fermarci alla denuncia; proviamo a ragionare e ad agire a partire da qui, a cercare insieme possibili alternative: come potrebbe la società smettere di procreare “uomini violenti” o, meglio, uomini che commettono violenze? Come dicevo prima, respiriamo quotidianamente, fin da quando veniamo al mondo, questa cultura della violenza. L’esperienza mi dice che solo con un coerente cammino di autoconsapevolezza possiamo imparare a vivere senza ricorrere alla violenza. Possiamo costruire una società capace di smettere di procreare uomini violenti se, ad esempio, moltiplichiamo i gruppi di autocoscienza tra adulti – uomini e donne – per imparare la cura e il rispetto, la condivisione e il dono, la cooperazione e la felicità nelle relazioni: tutti gli adulti, perché tutti svolgono, coscienti o meno, in positivo o in negativo, un ruolo educativo inevitabile nei confronti di bambini e ragazzi, che li hanno come modelli quotidiani – genitori, nonni, insegnanti, allenatori sportivi, preti…

E pensando ai preti: se in questi ultimi duemila anni avessero praticato e predicato solo il messaggio d’amore di Gesù, invece delle loro dottrine, giustificatrici di gerarchie e di dominio sulle coscienze, sui corpi e sul mondo, la società sarebbe, ne sono convinto, verosimilmente migliore di quanto è. Questo è il compito per noi umani, non per altri: indispensabile e conveniente per la nostra personale felicità.

Beppe Pavan

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