Foglio di Comunità – n° 2/2018

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 31/01/2018

LE EUCARESTIE

DOMENICA  11 febbraio :           ore 10 (prepara Luciana)

DOMENICA  25 febbraio :           ore 10 (prepara Carla)

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ASSEMBLEA  DI  COMUNITA’

Domenica 25 febbraio, alle ore 10,30 dopo l’Eucarestia

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GRUPPO  BIBLICO

Ogni lunedì sera ore 21, al FAT: stiamo continuando la lettura del libro della Genesi.

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GRUPPO  RICERCA

Ci incontriamo giovedì 8 e 22 febbraio, come sempre a casa di Paola ed Elio. Continuiamo la lettura del libro Sovrane di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013), che sta suscitando in noi molto coinvolgimento. Il gruppo è aperto a chiunque voglia aggiungersi.

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GRUPPO  DONNE

Il nostro gruppo donne si incontrerà Domenica 4 febbraio 2018 alle ore 14,30 a casa di Carla.

Abbiamo partecipato all’INCONTRO SULLA PRATICA DELLA STORIA VIVENTE, tenutosi domenica 28 gennaio a Milano presso la Libreria delle donne, a cui eravamo presenti in 28 donne provenienti dai gruppi donne e non solo delle Cdb del coordinamento nazionale. Abbiamo dialogato con la preziosa presenza di 4 donne del Circolo della Rosa, facenti parte della “Pratica politica di storia vivente”. Per la presentazione di questa pratica (e della relativa bibliografia) rimando al foglio di comunità del mese scorso.

Nell’incontro del 4 febbraio a Pinerolo approfondiremo quanto emerso a Milano.

Segnalo inoltre che sono stati stampati, grazie all’impegno di molte, in particolare di Giovanna Romualdi di Roma, gli Atti del XXII incontro nazionale donne Cdb (e non solo), svoltosi a Verona dal 18 al 20 novembre 2016. Tema dell’Incontro: Il tempo dell’attesa. Intreccio fra esperienza spirituale e vita quotidiana.

Chi desidera averne copia prenda contatti con me.

 Carla Galetto

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INCONTRO CON LA CDB DI VIA CITTA’ DI GAP

La rivista Esodo, pubblicando l’articolo richiesto a Carla e Beppe su “Preti e comunità di base” ci ha aiutati/e a realizzare il desiderio di alcuni/e: la Cdb di Via Città di Gap ha accolto la nostra proposta di incontrarci per lo scambio dei nostri rispettivi racconti sul cammino che ci ha visti/e imboccare, a poco a poco, sentieri comunitari diversi.

L’incontro è programmato per domenica 25 febbraio alle ore 16 nella sede del FAT.

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SEGRETERIA TECNICA E COLLEGAMENTO NAZIONALE

Il Collegamento nazionale delle CdB si svolgerà a Roma sabato 3 e domenica 4 febbraio 2018, presso la CdB di San Paolo, con il seguente Ordine del giorno:

  1. Valutazioni e bilancio del seminario nazionale svoltosi a Rimini (XXXVII incontro nazionale CdB)
  2. Bilancio consuntivo 2017, contribuzioni, bilancio preventivo 2018. Agenda della pace di Confronti: situazione diffusione e pagamenti.
  3. Organizzazione del X Incontro europeo delle Cdb (Rimini, 22-24 settembre 2018).
  4. Adesione ad incontri ed iniziative che si svolgeranno nel 2018 segnalati dai/dalle presenti.
  5. Varie ed eventuali.

Per la Segreteria tecnica: Beppe, Luciana, Memo, Paolo

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MEDICI CON L’AFRICA

Anche quest’anno, durante l’eucarestia di Natale, abbiamo fatto una colletta per continuare a sostenere il CUAMM – Medici con l’Africa Gruppo Piemonte onlus. Abbiamo raccolto e versato € 220,00.

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VIOTTOLI

Ringraziamo chi ha accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare mandandoci articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc.   Il prossimo numero ospiterà gli Atti del Seminario nazionale: “Beati gli atei perchè incontreranno Dio”, svoltosi a Rimini nei giorni 8-10 dicembre 2017.

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2018: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per infor- mazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i nume- ri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLE GUERRE”

Il gruppo è convocato per lunedì 12 febbraio alle ore 17,30 in via Città di Gap 13.

Il gruppo sta anche organizzando un INCONTRO PUBBLICO su quello che sta succedendo in Iran L’incontro si svolgerà il 14 febbraio alle ore 20,45 nel Salone delle feste del Circolo Sociale in via Duomo 1 – PINEROLO con la partecipazione della giornalista e scrittrice iraniana FARIAN SABAHI

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UOMINI  IN CAMMINO

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 15 febbraio e 1 marzo alle ore 18,45.

Il gruppo UinC 2 si riunirà martedì 13 e 27 febbraio, sempre al FAT, alle ore 21.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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CENTRO  DI  ASCOLTO  DEL  DISAGIO  MASCHILE

E’ operativo a Pinerolo – in via Bignone 40 – uno sportello di ascolto e di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni intime e familiari.

L’orario di apertura è il seguente: lunedì dalle18 alle 20; giovedì dalle 16 alle 18.

Si può telefonare al 3661140074, scrivere a liberidallaviolenzaodv@gmail.com oppure venire di persona. Il servizio è gratuito e si svolge nel massimo riserbo.

Dopo il primo contatto telefonico il servizio si articola in colloqui individuali, per verificare e valutare le motivazioni, seguiti da un percorso di gruppo, della durata di alcuni mesi, in cui verranno affrontati e approfonditi i vari aspetti dei comportamenti violenti nelle relazioni affettive. Al termine di questo percorso verrà proposto ai partecipanti di consolidare il proprio cambiamento inserendosi stabilmente in un gruppo di auto mutuo aiuto.

Stiamo incontrando le diverse categorie professionali (assistenti sociali, avvocati/e, medici di famiglia…), le istituzioni, pubbliche e religiose, e la popolazione del pinerolese, per far conoscere il nostro servizio.

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UN DONO E UN CAPOLAVORO

Erio Giuseppe Ceccati, IL CAPOLAVORO. Riflessioni sulla fede di un cattolico dissidente.

Stavamo disponendo libri e materiali vari su uno dei tavoli predisposti all’uopo, nell’albergo di Rimini che ospitava il seminario nazionale delle Comunità di Base dall’8 al 10 dicembre scorso, quando mi si avvicina un distinto signore e mi chiede se può mettere a disposizione una pila di copie di un suo piccolo libro, in distribuzione gratuita.

Non solo non ho obiezioni, ma lo ringrazio sbrigativamente: ho cose urgenti da fare per collaborare a far iniziare all’orario stabilito i lavori del seminario. Mi prendo una copia del libro… e leggo soltanto che quel distinto signore è un “artigiano elettricista in pensione. Appassionato di teologia”. E’ uno come noi… lo leggerò di sicuro.

Quando riprendo in mano il libro, cerco inutilmente la casa editrice: si tratta evidentemente di un testo autoprodotto, che l’autore distribuisce personalmente e gratuitamente. La citazione da Matteo 10,8 “Gratuitamente avete ricevuto… gratuitamente date” (in quarta di copertina) è eloquente. Economia del dono, si chiama.

Ceccati fa un passo concreto in questa direzione. Come aveva fatto anni fa Ugo Della Collina (scrittore “collettivo”) a Frascati, mettendo gratuitamente a disposizione un suo interessante manoscritto: LA SOVRANITÀ DEL POPOLO oppure Le strutture logoranti del potere.

Entrambi questi doni ci sono stati fatti in occasione di incontri nazionali delle CdB… e la domanda mi sorge spontanea: quanti/e hanno gradito il dono? Quanti/e, di coloro che hanno portato a casa questi testi, li hanno poi letti?

Noi il manoscritto di Ugo Della Collina l’abbiamo letto, con molto interesse, qualche anno fa nel gruppo “ricerca”; e quello di Ceccati l’ho terminato, con altrettanto interesse, nei giorni scorsi.

Sul versante dell’esegesi biblica Ugo Della Collina ci offre una traduzione dinamica e rivoluzionaria della Beatitudini, “le quali sono invero una vibrante esortazione del messia a sviluppare ADESSO, con fermezza,i valori che hanno le persone al fine di raggiungere la pienezza dei tempi, di concretizzare l’autorità dell’Amore e dell’Uguaglianza. Difatti il potere impedisce che i valori socialmente validi si diffondano; se non vi riesce, cerca d’imbrigliarli nella propria struttura gerarchica, rendendoli praticamente poco efficaci o nulli. (…)

Sorgete, è ora di farvi valere, voi poveri… voi che soffrite la fame… voi che siete sfruttati e sottomessi, perché avete il modo di realizzare la libertà… la struttura dell’uguaglianza… una società nuova” (pagg 12-13).

Erio Ceccati sviluppa la tesi che “il cristianesimo è l’eresia che ha prevalso storicamente su tutte le altre” (p 18). Eresia rispetto al “progetto” e alla predicazione di Gesù – in questo giudizio a Ceccati fa buona compagnia Ortensio da Spinetoli con il libro L’inutile fardello (ed Chiarelettere).

Il “capolavoro”, per l’autore, è quello portato a compimento dal diavolo – sì, proprio lui, il “nostro fratello” nella riflessione di Giovanni Franzoni – il cui “impegno principale è quello di tenerci lontani da Gesù e dalle sue parole” (p 81). L’ha realizzato convincendo “Saulo di Tarso ad entrare nelle file dei cristiani”. Saulo/Paolo è stato il fondatore del cristianesimo, dando vita a comunità cristiane “sotto il suo esclusivo controllo; egli era il fondatore, egli ammaestrava, correggeva, organizzava: praticamente quelle erano comunità sue, non erano più degli apostoli o di Cristo, ma esclusive di Paolo”.

Lui è il primo a scrivere e i suoi scritti “sembra logico ritenere che abbiano, in qualche misura, influenzato gli autori dei vangeli. Probabilmente alcune idee di Paolo sono finite nei vangeli stessi, come se fossero di Cristo” (p 86), in particolare il Vangelo di Giovanni, che “ha finito per completare la falsificazione già compiuta da Paolo. (…) gli scritti di Giovanni vogliono fare passare l’idea di un Gesù uguale a Dio, di Maria come mediatrice e, soprattutto, di come la sua predicazione sia svolta con lo scopo di annunciare se stesso”. Questo messaggio “ha indotto la chiesa a tenere lo stesso atteggiamento, finendo per non annunciare più Dio e neanche Gesù Cristo, ma piuttosto annunciando le cose che lei stessa ha concepito ed elaborato, proprio con lo stesso spirito di Giovanni; praticamente finendo per annunciare se stessa” (pp 90-91).

Sul piano storico l’assolutismo dogmatico e monocratico, concentrato nella gerarchia e, soprattutto, nel suo massimo vertice, ha prodotto “guerre, odio, rancori e disperazione”. Nell’appendice, per documentare questa “violenza che ha contraddistinto molti comportamenti” della Chiesa, Ceccati riprende alcune pagine del libro Il cristianesimo nella storia di Michele Pisante (ed. Gabrielli), che analizzano la storia dell’Inquisizione e della caccia alle streghe.

Al termine della lettura la riflessione d’insieme che mi viene di fare è questa: non mi (ci) appartiene più la fede nell’esistenza di satana – che mi ha turbato i sonni negli anni dell’infanzia – come personificazione del male e del “tentatore”; ma appartiene ancora al nostro linguaggio corrente l’espressione “tentazione diabolica”. Orbene, se consideriamo una tentazione diabolica l’attaccamento del clero al potere, allora sì, capisco perché Ceccati, come Ugo Della Collina, sia venuto a portarci in dono il suo libro: perché la sua riflessione è profondamente affine a quella che abbiamo sviluppato all’interno delle nostre comunità di base; e lui desidera confrontarsi con noi.

Credo che valga la pena confrontarci con lui sulle basi della sua esegesi: quante perplessità manifestiamo, nello studio biblico, quando leggiamo le Lettere di Paolo e il Quarto Vangelo, che ci vuol far passare “l’idea di un Gesù uguale a Dio, di Maria come mediatrice e, soprattutto, di come la sua [di Gesù] predicazione sia svolta con lo scopo di annunciare se stesso”!

Quante volte ci diciamo, in comunità, che se la chiesa cristiana avesse predicato e praticato con coerenza povertà e condivisione, seguendo davvero l’esempio di Gesù, il mondo sarebbe probabilmente migliore! Invece la Chiesa “ha posto quale suo fondamento le parole e l’insegnamento di padri e maestri, benché Gesù avesse detto chiaramente “Non chiamate nessuno padre… non chiamate nessuno maestro…(p 47).

Beppe Pavan

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IL CONNUBIO CON MAMMONA. CONVERSIONE O ENNESIMO FALLIMENTO?

Siccome se c’é una cosa che si è globalizzata è il rincoglionimento della gente, ed in particolare di coloro che un tempo pensavano di sé stessi di essere di sinistra; e siccome il Maligno, nelle sue tre evacuazioni di capitalismo, mercato e competizione, è riuscito a convincere il prossimo che le ideologie sono defunte, mentre le sue tre evacuazioni sono vive e vegete, per forza oggi sta tornando in auge la religione, grazie anche e soprattutto a papa Francesco, che sembra essersi preso il disturbo di leggere il Vangelo, e quindi si è messo ad auspicare una Chiesa povera con e per i poveri, facendo riaffiorare nella memoria della gente quello che era il progetto della sinistra: una società egualitaria, fraterna e solidale. C’è solo un particolare che non funziona: la religione la società egualitaria, fraterna e solidale la colloca nell’alto dei Cieli, dopo la morte; e nel frattempo lei, religione, se ne sta muta di profezia sulla violenza strutturale delle tre evacuazioni di Mammona…

La situazione dell’ex URSS è emblematica. La rivoluzione d’Ottobre si era posta l’obiettivo di distruggere la religione perché in quella società ancora feudale essa sacralizzava il potere e benediva coloro che fottevano i poveri. Essa voleva distruggere il dio dei padroni; abbracciava l’ateismo, dato che Dio le era stato presentato in quel modo, alleato dei ricchi e dei potenti; e voleva portare il Regno dei Cieli, la società senza servi e senza padroni, quaggiù sulla Terra, incarnato fra noi, in modo che il necessario e la gioia fossero accessibili a tutti.

Poi l’esperimento è fallito: si vede che il bipede umano, come non ha ancora capito niente del progetto del laico Gesù, così si è dimostrato refrattario ad incarnare la giustizia, la fraternità e l’uguaglianza sulla Terra come erano proposte dal Comunismo. A Mosca le chiese, distrutte, sono state ricostruite ed oggi esse sono piene di fedeli che pregano in un ambiente da reggia di Bisanzio, mentre all’esterno, se la temperatura scende troppo, decine di fratelli di coloro che in chiesa stanno pregando si ritrovano morti assiderati, in modo che dai “poveri che avremo sempre con noi”, saranno tolti quelli che hanno avuto anticipata l’entrata nel Regno dei Cieli dal loro assideramento… Ci può essere una prova più evidente dell’alienazione indotta dalla religione, e del suo fallimento in rapporto ad una trasformazione storica in direzione del Regno?

Io sarei curioso di sapere qual è il contenuto delle preghiere di coloro che avevano costruito una società strutturalmente solidale, che garantiva una povertà dignitosa, cioè il necessario a tutti; poi ci hanno sputato sopra; poi si sono riconvertiti alle tre evacuazioni di mammona e si sono nuovamente inchinati davanti alla casta sacerdotale, che le ha ri-benedette secondo una tradizione che parte dall’imperatore Costantino, nel 4° secolo ed arriva sino ad oggi. Se a pregare saranno i ricchi, loro chiederanno a Dio di continuare ad assisterli accampando il loro timore di Lui che ne dovrebbe garantire la benevolenza; se a pregare saranno i poveri, non sarà che chiederanno a Lui il ritorno di quel comunismo che aveva tolto la 1ibertà ai ricchi ed aveva garantito la libertà dal bisogno a loro stessi, libertà oggi perduta dopo essere stata pagata milioni di morti sia per crearla che per difenderla? Non è forse questa una evidentissima prova del fallimento del cristianesimo storico che io penso non abbia niente a che fare col progetto di Gesù di Nazaret?

Il Signore è il Salvatore, è l’Agnello di Dio che paga per tutti, è Colui che col suo sacrificio placa il Padre e Lo riconcilia con noi; la Messa è la ripetizione del Suo sacrificio; la Chiesa è pellegrina sulla terra in attesa di raggiungere la patria celeste; umiltà, ubbidienza rassegnazione sono le chiavi per accedere al Paradiso; ogni autorità viene dall’Alto e quindi va ubbidita; i sacramenti hanno potere salvifico intrinseco; il Battesimo ci introduce nel popolo dei salvati; se il sacerdote è indegno, ed ha benedetto persino coloro che hanno le mani sporche di sangue, questo non influisce sul potere salvifico dei sacramenti che lui amministra; noi siamo il popolo di coloro che devono guardare alle cose di lassù e rifiutare quelle di quaggiù; il sacerdozio è solo maschile, e nelle assemblee è bene che le donne mettano a riposo le corde vocali ;pur di salvare 1’anima è lecito ogni mezzo a danno dei corpi: questi sono i pilastri di quel cristianesimo religioso che ha accompagnato tutta la storia della nostra era, con tutte le porcate ivi contenute, una buona parte delle quali sono state dichiarate volontà di Dio e portate a termine in Suo nome.

Io non voglio imputare solo a San Paolo e a Sant’Agostino questa traduzione distorta ed alienata del messaggio-progetto di Nostro Signore, traduzione che ha condizionato tutta la storia del cristianesimo reale, che ha finito, con l’adattare il Vangelo a Mammona, che ha deresponsabilizzato l’uomo dalla necessità del suo impegno ad incarnare lo Spirito, a ridare corpo al Risorto, a porsi come figlio, come mano dell’amore di Dio per portare il necessario e la gioia a tutti i viventi. Si vede che la religione fa parte della naturalità dell’uomo ed è una delle espressioni del suo innato egoismo: i due Santi ne avranno dette anche di buone, ma ad essere raccolte sono state solo quelle loro allucinanti intuizioni, per cui avrebbero servito molto meglio il Regno se fossero entrati in quell’ordine di frati trappisti che vivono da eremiti e parlano solo con sé stessi…

Ma veniamo all’oggi: da una parte il figlio maledetto della trinità maligna, il neoliberismo capitalista, ideologia tutt’atro che defunta, ma sempre in ottima salute; e dall’altra S. R. Chiesa, col suo progetto di salvezza non dell’essere umano, ma della sua anima, per ottenere la quale bisogna pregare è fare anche optare di carità a favore dell’uomo. Riuscirà, la seconda, la Chiesa, a passare dalla speranza all’indignazione? a prendere le distanze dalla trinità maligna che genera strutturalmente quegli oppressi che oggi lei chiama poveri? a convertirsi dal Gesù salvatore al Gesù paradigma laico di incarnazione dello Spirito, a sfruttare questo particolare momento di alienazione globalizzata per riscoprire le proprie radici, o il cristianesimo per l’ennesima volta, tornerà a fallire?

Papa Francesco è sincero quando manifesta la propria indignazione di fronte alle violazioni blasfeme dei diritti umani causate dalle strutture di peccato della nostra società e della nostra cultura. Gli mancano due cose: il dare il nome e cognome a queste strutture, e il vivere la condizione che rende possibile e credibile la denuncia. Quando un ricco grida: “prima di tutto i diritti umani”, lui stesso è la contraddizione del proprio enunciato. Francesco personalmente, soggettivamente vive povero, ma la Chiesa povera non lo è affatto, e finché anche lei non lo sarà, le sue parole resteranno puro suono.

Lui sarà fatto santo, ma il connubio con mammona beatamente continuerà…

Mario Mariotti
Adista Segni nuovi n. 35 – 14.10.2017

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SENZA CHE LA CHIESA SE NE ACCORGA

Il presidente del Senato, in relazione al femminicidio disumano della sedicenne Noemi Durini, ha dichiarato: «A nome di tutti gli uomini ti chiedo scusa. Finché tutto questo verrà considerato un problema delle donne, non c’è speranza. Scusateci tutte, è colpa nostra, è colpa degli uomini, non abbiamo ancora imparato che siamo noi uomini a dover evitare questo problema, a dover sempre rispettarvi, a dover sradicare quel diffuso sentire che vi costringe a stare attente a come vestite, a non poter tornare a casa da sole la sera. È un problema che parte dagli uomini e solo noi uomini possiamo porvi rimedio». Le donne temono sempre l’uomo che piange oggi sapendo che non memorizza il suo, pur sincero, impegno; tuttavia, queste sono parole pronunciate da una tribuna istituzionale e simbolicamente hanno il loro peso.

Dispiace, invece, che la Chiesa cattolica, nonostante l’attenzione di Avvenire e dell’Osservatore Romano ai fatti ormai quotidiani di spesso efferata violenza contro le donne, non percepisca necessaria una propria autocritica. Nemmeno papa Francesco che spende molte parole per riconoscere la dignità delle donne e dei loro diritti, si ferma mai a riflettere sulle responsabilità dottrinali sessuofobiche che non assolvono uomini celibi e “casti” senza rigoroso esame di coscienza e senza confessione dei peccati storici. La voce del vescovo di Roma si alza autorevole quando entra nel contesto dei problemi ambientali, lavorativi, dell’emigrazione e, in particolare, quando denuncia le colpe dei pedofili appartenenti al clero; ma il suo rigore argomentativo sorvola sul “genere”.

Le donne se ne dispiacciono perché la sua parola può essere determinante non solo all’interno della comunità cristiana. Non tocca a noi donne farci carico della liberazione dei maschi, tanto meno se chierici, ma sarebbe gradito che l’altro genere si analizzasse, magari per capire che le donne non sono migliori ontologicamente, ma nell’evoluzione hanno sempre proposto un modello di società che, bloccato nella domesticità, non ha potuto contribuire a guidare la storia né dei loro Paesi né delle loro Chiese. I danni derivati dalla presunzione di superiorità del ruolo maschile e di inferiorità femminile pesano tuttora quando viene proposto il modello unico dentro il quale essere “come un uomo”, un mas occasionatus come diceva la patristica.

Il peso delle religioni è perfino sconcertante: tutte patriarcali, tutte escludenti, tutte richiedenti subalternità, tutte sessuofobiche. Per una loro concezione della natura che condanna l’impurità delle mestruazioni: perfino gli animisti si sono inventati le capanne separate per relegarvi le donne mestruate ed evitare malanni e carestie. Non è possibile avere paura del sangue che dà la vita e ritenere glorioso il sangue degli eroi. Eppure per questa impurità Maria assunta in cielo e, vergine e madre, resa idolo dall’immaginario virile, dopo aver partorito il Salvatore, stette anche lei per quaranta giorni fuori dal tempio. E nel Medioevo i teologi si interrogavano se mai avesse avuto le mestruazioni, preoccupati dell’ombra di tale sudiceria. Se il patriarcato non è invenzione delle Chiese, il pregiudizio clericale lo ha autenticato imprimendovi il segno del sacro e vietando l’altare. Quindi, se oggi la continuità sotterranea del dominio proprietario continua a voler controllare le donne fino a far loro del male, è o no un problema di cui i cattolici maschi, tanto più se “consacrati”, dall’ultimo parroco al sommo pontefice, dovrebbero sentire la responsabilità e convertirsi?

Nemmeno dopo il Concilio, nemmeno dopo l’arrivo di Francesco venuto dalla fine del mondo, la Chiesa ha preso atto fino in fondo di quel “segno dei tempi” (che per la Chiesa indica il compiersi dell’ora messianica) indicato da Giovanni XXIII nella dignità paritaria: «Nella donna, infatti, diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria dignità. Sa di non poter permettere di essere considerata e trattata come strumento; esige di essere considerata come persona, tanto nell’ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica», anche nella Chiesa. Invece, continuano le parole gratificanti del Papa “paladino delle donne”, si è formata una commissione di studio per il diaconato, l’Amoris Laetitia prevede la parità in famiglia, ma la parola “femminismo” resta censurata, la questione del “gender” fornisce materia di attacco al papa da parte dei tradizionalisti, la responsabilità del partner nell’aborto è da sempre silenziata e ovviamente la condanna dei femminicidi e della violenza resta inadeguata. Come dice Cristina Simonelli «rimanendo nel plesso violenza/maschilità, appare chiaramente la seguente questione: dal momento che diaconi/preti/vescovi sono uomini, sta a loro, esattamente come agli altri uomini italiani, imparare a partire da sé, a dire “sono solo questo uomo qui”». Non si poteva dire meglio: le donne che non hanno ancora abbandonato possono aiutare a salvare la Chiesa, soprattutto se dice di essere la chiesa della tenerezza e della pace.

Giancarla Codrignani
Adista Segni nuovi n. 35 – 14.10.2017

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