28 gennaio – 4^ Domenica del T.O.

Il Dio di Gesù

Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare.Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare:«Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio».E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell’uomo».
E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea (Marco 1, 21-28).

Cercare di conoscere l’ambiente, lo stile di vita e le situazioni storiche in cui Gesù ha operato ci aiuta ad approfondire e comprendere il suo messaggio. E’ questo l’obiettivo che si pone il libro di Adriana Destro e Marco Pesce “L’uomo Gesù”. Il racconto di Marco 1, 21-28 ci parla dell’inizio dell’attività pubblica di Gesù e del suo primo “miracolo” in un contesto e in un luogo ben preciso: la sinagoga di Cafarnao.

Gesù, dopo il periodo di sequela di Giovanni Battista e dopo una profonda elaborazione interiore circa la sua missione (il periodo del deserto) fa la scelta di abbandonare tutto e vivere come itinerante. Inizia la sua vita di predicazione nei villaggi intorno al lago di Galilea dove incontra i primi discepoli che lo seguono. Pietro ospita lui e il piccolo gruppo nella sua casa a Cafarnao.

E’ possibile che la moglie e la suocera non fossero molto contente dell’invasione e fossero anche preoccupate della prospettiva che Pietro si allontanasse dalla famiglia e dal lavoro. Gesù “guarisce” la suocera, ma forse, più che risanamento da una malattia è un coinvolgimento della donna nella sua missione. Ha l’aria di un racconto di vita reale quotidiana e familiare.

Cafarnao all’epoca di Gesù era un grande insediamento situato tra il lago di Tiberiade e la romana “via Maris”, la grande carovaniera verso la Siria. Vi era il presidio di una guarnigione romana con un centurione che la comandava, un posto di dogana, una sinagoga, una zona cimiteriale. Il sito, che ebbe il massimo sviluppo nel IV e V secolo, fu abbandonato sin dall’VIII secolo e andò in rovina. Alla fine del 1800 divenne proprietà dei francescani e, in parte, del Patriarcato greco-ortodosso. Sono poi iniziati gli scavi archeologici che hanno messo in evidenza parte delle costruzioni e la planimetria del villaggio.

Ho avuto la possibilità di visitare il sito e di entrare nell’area della sinagoga. Quelli che si visitano sono i resti dell’ imponente costruzione a tre navate del IV-V secolo effettuata sulle rovine, ancora visibili, della vecchia sinagoga dell’epoca di Gesù. Poco distante ci sono i resti di quella che viene indicata come casa di Pietro su cui fin dal primo secolo fu edificata una chiesa cristiana, sovrastata oggi da un’orribile costruzione moderna francescana. E’ un posto assolato che si trova 200 metri sotto il livello del mare; oltre ai reperti archeologici ci sono solo le costruzioni dei francescani che modificano l’atmosfera quieta del luogo caratterizzato dalla vista in lontananza del lago e dalle piccole colline che circondano il sito.

Gesù era un ebreo praticante e al sabato, come sempre, si recava nella sinagoga per la preghiera e la lettura della Legge e dei Profeti. Un rabbino leggeva e commentava le scritture ma chiunque nell’assemblea poteva intervenire ed esprimersi sui contenuti degli scritti.

Seguendo il racconto di Marco, Gesù, che immagino indossare come tutti il tallit, dopo aver ascoltato insieme ai discepoli e agli altri abitanti di Cafarnao la lettura della Torah e il commento di un anziano, prese la parola, ma il suo linguaggio era diverso da quello degli scribi o dei rabbini che il popolo era abituato a sentire:…“erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”…”Una dottrina nuova insegnata con autorità”.

Gesù non aveva un curriculum di studi in teologia né un percorso di formazione sulla Legge e di certo non apparteneva alla classe dirigente della sinagoga. Però fin da ragazzo aveva letto e ascoltato con profonda serietà e passione le scritture e, soprattutto, le aveva meditate nella preghiera, aveva colto l’essenziale di quello che ci rivelano al di là del loro contesto storico. Gesù parlava con un linguaggio non dotto senza ripetere massime e sentenze, ma esprimendo con parole semplici comprensibili a tutti, quello che aveva scoperto, mosso dallo Spirito, sul volto di Dio.

Chi ascolta una lezione si rende conto benissimo se il docente sta ripetendo un argomento che ha studiato mnemonicamente oppure se sta portando un’esperienza personale di studio o di vita. L’autorità o meglio l’autorevolezza deriva dalla misura in cui le parole dell’oratore esprimono la sua esperienza e sono applicate nella sua vita.

Gli uditori in quella sinagoga sentono che Gesù non parla di concetti astratti, ma dell’ irruzione del divino nella vita concreta di tutti i giorni. Il Dio dei profeti e della tradizione rabbinica era spesso un Dio che si faceva temere, davanti a cui prostrarsi con la faccia nella polvere, un Dio che, sebbene misericordioso, punisce severamente i trasgressori della Legge.

L’esperienza di Dio raccontata da Gesù è quella di un padre pieno di tenerezza verso tutti gli uomini buoni o cattivi, israeliti o pagani. Gesù trasmette la percezione di questo abbraccio paterno con cui Dio sostiene in ogni istante il suo creato e la convinzione che la felicità e la salvezza siano possibili per tutti, anche e specialmente per i poveri, perché è possibile la convivenza di uguali e fratelli che utilizzano le ricchezze della terra messe a disposizione di tutti.

Questa è l’essenza del messaggio di Gesù e deve averlo trasmesso anche in quel sabato nella sinagoga di Cafarnao con tale forza e convinzione che è stato vissuto come una dottrina nuova.
Il messaggio è così coinvolgente che può allontanare i demoni, cioè gli ostacoli che bloccano l’umanità delle persone impedendo loro di vivere in armonia con se stesse, con Dio e con gli altri.

Ho detto prima che l’autorevolezza con cui Gesù spiega le Scritture nasce dalla profondità dell’elaborazione personale e dall’intensità del suo rapporto con Dio. Il racconto di Marco sulla giornata di Gesù a Cafarnao ci da un esempio della ricchezza della sua vita interiore (Marco 1, 35) “Levatosi al mattino, a notte profonda, uscì e andò in un luogo deserto, e là pregava”.

Vilma Gabutti

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