21 gennaio – 3^ Domenica del T.O.

Il Regno di Dio in una giusta convivenza

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono (Marco 1,14-20).

I primi due versetti sono un chiaro invito alla conversione. Nel primo si mescolano due tradizioni: ellenistica e palestinese, annunciare il Vangelo di Dio, corrisponde al linguaggio ellenistico della missione (1 Ts.2,9; cfr. Gal. 2,2), mentre la proclamazione della vicinanza del regno di Dio fa riferimento ad una tradizione palestinese (Mt. 10,7; Lc. 10,9). Con l’espressione ”Vangelo di Dio” Marco intende dire che Gesù inaugura la predicazione che viene proseguita dalla sua comunità cristiana.

Dopo che Giovanni fu arrestato, dopo che il precursore esce di scena, Gesù inizia la sua attività pubblica; in passato aveva lasciato la sua patria, la Galilea, per andare dal Battezzatore al Giordano, ora ritorna in Galilea ed è qui che ha inizio la sua vita pubblica. Questo vangelo è spesso caratterizzato con un linguaggio che indica le funzioni elementari del comportamento umano: l’andare ed il venire, il vedere, il parlare ed il sentire,

Convertirsi e credere sembrano due azioni separate, ma in realtà sono strettamente connesse e interdipendenti tra loro. Se non si è più che convinti di ciò che si vuole cambiare o della scelta che si vuole fare, non può avvenire nessuna conversione. La conversione non riguarda gli atteggiamenti o i comportamenti, ma il centro vitale e decisionale della persona, che spesso chiamiamo cuore, ma che possiamo anche dire coscienza: il centro dove si forma la convinzione per le scelte di vita e si determinano i comportamenti. Cambiamenti che sono più proficui se li viviamo insieme ai fratelli e le sorelle che incontriamo nella vita.

Il racconto è dominato da Gesù, lui passa, vede gli uomini al lavoro e si rivolge a loro con un invito. Gesù chiama direttamente i primi due, mentre degli altri due viene detto che li, vide e li chiamò: ciò che è evidente è l’autorità carismatica di Gesù, capace di portare la gente a seguirlo sulla sua strada

Il modo di presentarci l’accaduto, può non necessariamente tenere fede alla storia; il fatto che questi uomini si uniscano a Gesù, sarà avvenuto certamente in maniera graduale e magari più complicata di quanto l’evangelista ci dice nel brano. Una scelta così grande, che cambia tutto il modo di vivere, ha avuto certamente bisogno di essere pensata, interiorizzata e anche comunicata ai famigliari.

Due elementi ci dicono che le cose possono essere andate diversamente da come vengono letti: di Simone e Andrea viene detto che subito, lasciate le reti, lo seguirono, ma si sa che la pesca viene svolta di notte o all’alba, o comunque nelle prime ore del giorno, mentre le reti si riassettavano solitamente di giorno, dopo aver venduto il pescato e per preparare il tutto per la prossima volta.

Di Giacomo e Giovanni viene detto che lasciano il padre con i garzoni per seguire Gesù: questo non vuol certo dire che costoro abbandonano il loro padre non curandosi delle difficoltà che avrebbe potuto avere. Avranno certamente spiegato ai loro famigliari quanto li aveva cambiati dentro l’incontro con Gesù e che sentivano di voler proseguire la loro vita seguendo la strada di Gesù e non più i pescatori.

Qui i fratelli pescatori vengono citati a due a due, così come Gesù cominciò a mandare i discepoli a due a due per i villaggi (6,7), ma la scelta ha in se un aspetto da non sottovalutare: i fratelli sono persone che hanno relazioni umane, profonde e autentiche, non sono persone solitarie o individualisti, per Gesù sono «esperti di umanità» che sanno aiutare i loro contemporanei a valutare con sapienza i criteri per le scelte della vita, sono inviati per suscitare un radicale cambiamento di pensiero.

Ma non ci sono stati solo uomini a seguire Gesù, anche molte donne sono state conquistate dalla persona molto speciale che è stato e di cui non dobbiamo mai tralasciare la notizia. Inoltre, sento importante capire come deve essere il modo di seguire Gesù, fare e vivere come lui ha fatto e vissuto.

“Come all’inizio del vangelo Marco presenta quattro importanti discepoli che scelgono di seguire Gesù, così alla fine presenta quattro importanti donne discepole, citandone il nome (cosa inconsueta nei vangeli) e sono: Maria di Magdala, Maria figlia o moglie di Giacomo il Minore, Maria madre di Jose e Salomè,… …donne importanti tra le discepole che hanno seguito Gesù fin sotto la croce; lo stesso evangelista dice che lo seguirono in Galilea, lo servivano e salirono con lui a Gerusalemme…le donne sono descritte come veri discepoli di Gesù…La diakonìa riassume l’intero ministero di Gesù, il quale non mette in subordine gli altri e non li rende schiavi secondo la prassi dei governanti pagani, ma è servo sofferente che li libera e li solleva dalla schiavitù. Allo stesso modo, coloro che esercitano una funzione direttiva della comunità devono prendere l’ultimo posto nella scala sociale della comunità stessa ed esercitare il loro ministero come un servizio.” (Elisabeth Schüssler Fiorenza, “In memoria di lei”, pag. 352).

Mentre penso che ogni donna ed ogni uomo devono agire in prima persona, se si sentono interpellare dall’esempio di Gesù, perché non si può fare altro che far partire il cambiamento da sé, non posso fare a meno di pensare a quanti ricoprono ruoli di guida nella politica e nella fede e, anziché svolgere un servizio a quelli che rappresentano, pretendono di imporre il proprio punto di vista facendolo passare come volontà di Dio (vedi il caso di Eluana Englaro), altri che vestono di motivi religiosi i loro interessi economici e di potere, facendo guerre e uccidendo innocenti (vedi la situazione in Palestina e non solo).

Come possiamo dirci cristiani ed incidere per portare un cambiamento in un periodo così tragico e urgente? Io non ho la soluzione pronta, ma credo che anche con delle piccole scelte si può arrivare tutti e tutte insieme ad invertire la rotta. Nei primi versetti Gesù dice: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”, a me piace tradurlo così: “È tempo di alzare la testa, il regno dell’Amore è qui, fa che sia vivibile”.

Maria Del Vento

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