3 dicembre – 1^ Domenica di Avvento

Un’attesa “attenta”

State in guardia, vegliate, poiché non sapete quando sarà quel momento. È come un uomo che si è messo in viaggio, dopo aver lasciato la sua casa, dandone la responsabilità ai suoi servi, a ciascuno il proprio compito, e comandando al portinaio di vegliare.Vegliate dunque perché non sapete quando viene il padrone di casa; se a sera, o a mezzanotte, o al cantare del gallo, o la mattina; perché, venendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quel che dico a voi, lo dico a tutti: “Vegliate”» (Marco 13, 33-37).

Il breve passo del Vangelo che la liturgia oggi ci propone ci esorta in modo ripetuto ad “essere svegli” e, come non bastasse, ci mette in guardia dal pericolo di “essere trovati addormentati”. Questi pochi versetti del Vangelo di Marco appartengono ad un capitolo che sostanzialmente costituisce un solo lungo discorso. Può darsi che questo continuo richiamo al “tempo che va verso la fine” alluda a qualche avvenimento che “era nell’aria” e che avrebbe potuto rappresentare, secondo Marco, una dura prova per la giovane comunità cristiana di allora.

Anzi, molti cristiani delle prima generazioni erano propensi a pensare che la fine del “tempo presente” fosse alle porte, imminente. Forse, anche per correggere questa ansia di conoscere i precisi tempi della fine, Marco mette sulla bocca di Gesù una frase tagliente che toglie spazio ad ogni calcolo: “Quanto a quel giorno o all’ora, nessuno ne sa niente, neppure gli angeli del cielo e neppure il figlio, se non il Padre” (Marco 13,32). Gesù, con questo chiaro riconoscimento della propria “ignoranza”, corregge e precisa quale deve essere l’atteggiamento dei suoi discepoli.

Ma questa affermazione della “venuta imminente” oggi, anzi da secoli, nella tradizione cristiana ha perso ogni senso. La storia ci ha fatto cadere la prospettiva dell’imminenza. Oggi il messaggio di questa pagina evangelica suona come richiamo e invito alla vigilanza, ad una attesa attiva, alla speranza: questo è il senso di quel periodo che chiamiamo “avvento”.

Oggi possiamo far tesoro di questo messaggio. Il problema non sta nel metterci a calcolare quando arriverà la fine del mondo (semmai possiamo interrogarci se, con certe forme di progresso, non stiamo distruggendo questo nostro mondo!), ma piuttosto nel raccogliere l’esortazione insistente che Marco mette sulla bocca di Gesù: “State attenti, vegliate… Vegliate dunque… Vegliate”.

Il Vangelo ci riconduce al nostro presente, ci invita a vivere il nostro oggi da persone “vigilanti”, responsabili. Anziché fantasticare sul futuro, Gesù ci esorta a tenere gli occhi ben aperti nel nostro oggi. La Bibbia e, in particolare, il Vangelo sono pieni di gente che, proprio quando sarebbe tempo di essere desti e attivi, cade nel sonno e dorme come per fuggire dalle proprie responsabilità.

Nella vita dei profeti, nell’esistenza storica di Gesù di Nazareth, nelle opere di tutte le donne e di tutti gli uomini che amano e praticano la giustizia Dio continua a venire ogni giorno nel mondo. Lì, nel calore del Suo soffio di vita, nel coraggio che Egli fa nascere nei cuori scorgo il Dio vicino che mi invita a risvegliarmi se mi sono addormentato o rammollito. L’avvento è un richiamo a rituffarmi nell’attesa del regno di Dio rompendo l’accerchiamento della disillusione.

L’attesa biblica ci propone di collocare e convertire le nostre “aspettative” nell’orizzonte del sogno cosmico, planetario e quotidiano di Dio. Nelle Scritture ebraiche capita di addormentarsi addirittura a due profeti: Elia e Giona. Era più semplice, di fronte alle dure esigenze della missione profetica, rifugiarsi nel sonno, arrendersi. Ma sono i discepoli di Gesù i veri specialisti di questo “sonno”, di questo amore fragile che si arrende molto facilmente.

L’Avvento, nella tradizione cristiana, è il tempo che conduce al Natale, “aspetta” il dono che Dio ha fatto all’umanità nella persona di Gesù di Nazareth. Ricordiamo quella nascita di duemila anni fa, anche se la data è fittizia e convenzionale. Gesù nasce dall’amore di Maria e Giuseppe in una numerosa famiglia di Nazareth.

L’avvento ora è un periodo popolato da “altre luci”. La liturgia ci invita a concentrarci su Gesù, dono di Dio per questa umanità. Per noi Gesù, fino alla fine dei tempi (che nel linguaggio biblico viene definita come il suo glorioso ritorno) ci spinge ad andare incontro, ad aspettare attivamente il Regno di Dio, a sognare e volere ciò che è incompiuto, ciò che è promesso e non ancora realizzato.

Il tempo dell’Avvento è il tempo del desiderio. Il desiderio sempre alimentato e mai appagato, che ci fa progredire nella gioia di andare incontro a Colui che non smettiamo di cercare. Là dove c’è un desiderio, c’è un cammino. Non è l’attesa inquieta per un treno che non arriva. Né l’attesa angosciosa per una persona cara la cui vita è in pericolo. Né l’attesa illusoria di quelli che vivono per un passato scomparso per sempre. E’ l’attesa gioiosa dei genitori che si preparano alla nascita del loro bambino. E’ l’attesa delle sentinelle rispetto all’alba. Esse sanno che la notte, per lunga che sia, lascerà il posto alla luce del giorno. E’ l’attesa degli amanti della vita. Sono pronti ad accogliere. Essere vivo è essere accogliente. Accoglienza di ciò che sta per venire, di ciò che può arrivare, dell’inatteso, del nuovo. Entrano nell’avventura della vita. Ma ci sono i delusi della vita che non attendono più niente da lei. Non attendono più niente da se stessi, né dagli altri, né da Dio, né dalla chiesa, né dalla società. Potremmo dire che la loro vita si è fermata, che sono già entrati nella morte” (J. Gaillot , P. de Locht , A. Gombault, Un catechismo per la libertà, La Meridiana, pag 44).

Natale significa che quel bambino è uno specialissimo, singolare germe del regno di Dio che il Padre pianta nel mondo come segno del Suo amore per l’umanità. Dio, risvegliando in noi la consapevolezza di aver ricevuto il dono di Gesù, ci dice che anche quest’avvento è il tempo degli inizi sempre possibili, quali che siano la nostra età e la nostra situazione. Dio ci orienta verso l’avvenire, verso una continua semina di fiducia, di operosità. Dio apre l’avvenire e ci dà la passione del possibile.

Paolo Sales

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