12 novembre – 32^ Domenica del T.O.

L’attesa saggia e operosa

«Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo. Cinque di loro erano stolte e cinque avvedute; le stolte, nel prendere le loro lampade, non avevano preso con sé dell’olio; mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avevano preso dell’olio nei vasi. Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono. Verso mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, uscitegli incontro!” Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle avvedute: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Ma le avvedute risposero: “No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene!” Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, Signore, aprici!” Ma egli rispose: “Io vi dico in verità: Non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora (Matteo 25, 1-13).

Il brano di Matteo che questa domenica la liturgia ci offre mi ha sempre dato da pensare; in verità non sempre riesco a coniugare questo racconto fatto da Matteo e la sua comunità con il messaggio che a me piace e da consolazione: Dio che accoglie sempre, ad ogni ora della vita, in qualsiasi circostanza chi lo cerca.

Questo è l’interrogativo che mi sorge dal cuore anche questa volta che mi accingo a riflettere con voi su questo brano. Poi però penso che Matteo avesse dei buoni motivi per dire questo e soprattutto il messaggio può essere diverso dal mio sentire. Infatti i biblisti fanno una riflessione che mi trova molto in sintonia.

Cosa può dirci il racconto?

Come prima immagine vi sono tre elementi portanti: L’attesa delle ragazze, il ritardo dello sposo e il contrasto fra i due gruppi di ragazze, quelle prudenti e quelle stolte. In verità l’ultimo aspetto appare solo al termine del brano mentre all’inizio i due gruppi di vergini sono unite nel racconto.

Vi è un altro aspetto da considerare: il genere letterario. Questo racconto è un racconto didattico, costruito per illustrare una realtà religiosa, inculcare alcuni atteggiamenti spirituali, oppure un racconto con una sua autonomia e una logica narrativa interna che fa intuire quale decisione si deve prendere di fronte al Regno dei cieli (parabola)?

Probabilmente, in ultima analisi lo scopo è di svolgere sia una funzione di parabola sia di allegoria. E’ comunque un racconto movimentato e la conclusione è, a mio modesto parere, parecchio sorprendente. Emerge con forza un dualismo: le ragazze prudenti e le stolte con una situazione di esclusione per queste ultime.

Ma per Matteo chi è “stolto” e chi è “prudente, saggio”?

E’ “stolto”:
– chi trascura di osservare la volontà di Dio rivelata da Gesù e così insegna agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli (Mt. 5,18)
– non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei Cieli (7, 21)
– chi ascolta le parole di Gesù e non le mette in pratica è come un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia… (7, 26-27)
– il servo malvagio è quello che si illude sul ritardo sel suo padrone e si abbandona a violenze e disordini (24, 48-51).

E’ “saggio”:
– chi mette in pratica la volontà di Dio e insegna agli uomini sarà chiomato grande nel regono dei cieli (Mt. 5, 19)
– chi fa la volontà del Padre celeste (entrerà nel regno dei cieli) (7, 21)
– chi ascolta le parole di Gesù e le mette in pratica è un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia… (7, 24-25)
– il servo fedele e saggio è quello che agisce conforme all’incarico ricevuto dal padrone (24, 45-46).

Tenendo presente queste convergenze si può proporre una interpretazione generale del testo, ove i diversi tratti simbolici diventano trasparenti e coerenti. E’ una proposta positiva e la condanna delle vergini stolte in fondo è un’autoesclusione, come per coloro che non accettano il messaggio che Gesù ci ha proposto durante il suo peregrinare in terra di Palestina.

Certo vi è anche una situazione di attesa che può riguardare l’attuazione del regno oggi, qui e ora. E ’attesa operosa, di costruzione, di preparazione di nuovi rapporti di relazione basati sul rispetto e sull’amore. Attraverso questa lettura trovo il brano interessante e propositivo anche per noi oggi.

Attesa fino a quando?

Nel racconto abbiamo visto l’attesa dell’arrivo dello sposo. E’ un’attesa che si prolunga oltre il previsto. Oggi noi possiamo ancora attendere la realizzazione del Regno?

Oppure il tempo è scaduto e possiamo perdere le speranza di un cambiamento della realtà che ci circonda, ove purtroppo i valori non sono la giustizia, l’amore …bensì la distruzione del pianeta, l’utilizzo di ingenti risorse per le armi e le guerre, un accumulo da parte di pochi al danno di tutti, (solo in Italia il 10% della popolazione possiede il 50% delle ricchezze)… e l’elenco sarebbe troppo lungo.

La mia risposta è ancora sì: siamo invitati ad attendere e nell’attesa a lavorare alacremente alla costruzione di una società totalmente diversa, un mondo altro ove i valori come giustizia, solidarietà, rispetto, uguaglianza… siano i cardini di una nuova realtà in cui tutti e tutte siano considerate persone con diritti fondamentali e doveri.

Memo Sales

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