Foglio di Comunità – n° 7-8/2017

Bollettino informativo non periodico della Comunità cristiana di base Viottoli
Distribuzione gratuita — Pinerolo (To), 30/06/2017


EUCARESTIE  E GRUPPI BIBLICI

Come ogni anno, durante l’estate ci saranno delle variazioni per quanto riguarda la celebrazione dell’Eucaristia e i gruppi di lettura biblica. L’assemblea di comunità ha deciso il seguente calendario:

Eucarestie:
venerdì   7 luglio alle ore 21 (a cura di Antonella e Dome)
venerdì 21 luglio alle ore 21 (a cura di Luisa e Memo)
venerdì   4 agosto alle ore 21 (a cura di Luciano)

Venerdì 25 agosto: ore 19 cena comunitaria, ore 21 eucarestia (a cura di Carla e Beppe); seguirà l’assemblea di comunità. Raccoglieremo le proposte sui testi da utilizzare nel gruppo, non appena avremo terminato la lettura del libro “Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umana”.

I gruppi biblici settimanali sono sospesi e riprenderanno lunedì 4 settembre, ore 21, al FAT: proseguiremo con la lettura del libro “Oltre le religioni”.

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UN ABBRACCIO MOLTO AFFETTUOSO…

A Franco Galetto, ritornato all’ospedale di Cuneo per un po’ di manutenzione alla valvola cardiaca che gli ha fatto girare le scatole durante l’inverno. L’intervento è andato bene e ora lo attendono giorni di pazienza per una buona ripresa. Lo aspettiamo con fiducia, anche perché abbiamo bisogno del nostro economo-cassiere…

A Paola e Anna Bertozzi, il cui fratello Donatello è morto il 28 giugno. Non abbiamo potuto partecipare al funerale, avvenuto a Roma, ma a loro, ai suoi figli Andrea e Stefania e alla loro mamma Maria Teresa vadano i nostri pensieri e i nostri abbracci più affettuosi.

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GRUPPO  RICERCA

PROVIAMO A PARLARE DI POLITICA…

Come ogni volta, al termine di un ciclo di lettura e di discussione intorno a un libro, ci troviamo a scegliere come continuare… Ognuno e ognuna porta le proprie proposte e finiamo sempre con il ritrovarci concordi. E’ successo anche qualche sera fa: quando abbiamo aperto il confronto sul “che leggere?” dopo le ferie, Luciana ha cominciato dicendo che le piacerebbe approfondire il tema “politica ed economia”, per capire un po’ meglio “da che parte stare” di fronte ai problemi su cui si sente chiamata, di volta in volta, a confrontarsi e a prendere posizione. Non si tratta tanto, invero, di quale posizione prendere su singoli argomenti – elezioni, referendum, migranti, ecc. – quanto, piuttosto, di quale visione politica provare a costruirsi “dentro”, cercando un orientamento più coerente per affrontare le mille situazioni tra le quali lei – e non solo lei – si trova a districarsi con scelte spesso tra loro contraddittorie.

Ho immediatamente apprezzato la sua proposta, che mi è parsa suggerirci di continuare il confronto avviato tra di noi sul libro di Ina Praetorius L’economia è cura, che abbiamo appena finito di leggere. E’ una visione complessiva della politica e dell’economia, che la politica dovrebbe guidare, da un “punto di vista femminista”, punto di vista che da anni cerchiamo di fare sempre più nostro, a mano a mano che ne approfondiamo la conoscenza di motivazioni, orizzonti, pratiche. In particolare l’ultimo capitolo elenca “buone pratiche in atto” che in parte sono già nostre… Chi fosse interessato/a a saperne di più ne troverà una sintesi su Viottoli 1/17.

Abbiamo deciso di pensarci ancora su nel periodo estivo, scambiandoci ulteriori pensieri e proposte. Ma mi sembra che l’idea di Luciana ci trovasse, alla fine, sostanzialmente disponibili.

A quel punto mi sono venuti in mente due libri che potrebbero essere utili per accompagnarci nella riflessione: “Sovrane” di Annarosa Buttarelli (ed. Il Saggiatore 2013)  e “L’infamia originaria” di Lea Melandri (Manifestolibri 1997). Luisa ha tirato fuori la sua copia di “Sovrane” e ci ha letto il risvolto di copertina. Una delle parole-chiave del libro è che le donne sanno “governare il mondo senza appropriarsene”, ci propongono, cioè, modi alternativi di “fare politica”. Ed è proprio quello che a noi sta a cuore…

Lea Melandri – l’ho letto parecchi anni fa – ci invita a considerare come capitalismo e marxismo siano in realtà due facce diverse del patriarcato: il mondo resta in mano agli uomini… e vediamo che fine sta facendo!

Sto anche terminando di leggere il recentissimo “C’era una volta la Carta delle donne” (ed. Biblink 2017), in cui Letizia Paolozzi e Alberto Leiss raccolgono i racconti delle protagoniste di una stagione formidabile del PCI, tra la morte di Berlinguer e la svolta di Occhetto. Anni 1986-87: “un gruppo di donne organizzato da Livia Turco cerca nel femminismo e nella forza sociale femminile la chiave di una nuova politica” (dalla quarta di copertina).

Le letture personali si possono poi arricchire con riviste tipo “Internazionale”, “Le monde diplomatique” che arriva con Il Manifesto, “Confronti”…

E’ il nostro presente che – come abbiamo imparato – si può alimentare con la rilettura di esperienze passate. Penso al tentativo, che il gruppo “Uscire dalle guerre” sta facendo, di coinvolgere uomini e donne del Consiglio Comunale di Pinerolo in una riflessione sulla convenienza di abbandonare la competizione e imparare la cooperazione tra diversi e diverse: questa è la strada che, secondo noi, ci può aiutare – partendo da noi e dalla nostra città – a fare rete con tutti e tutte coloro che operano per una politica e una economia di pace. La competizione è la pratica mortifera del patriarcato e del capitalismo, dell’unica forma di politica e di economia che concepiscono: guerra e morte, arricchimento e distruzione.

Chi fosse interessato/a a camminare con noi su questi sentieri di ricerca si metta in contatto: cominceremo a settembre.

Beppe

Il gruppo riprenderà gli incontri a settembre: sul prossimo foglio di comunità ne preciseremo date e contenuti.

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SEGRETERIA TECNICA NAZIONALE DELLE CDB

Ogni assemblea di comunità è dedicata in parte anche alle incombenze della segreteria tecnica nazionale. Stiamo cercando di riempire adeguatamente le ultime caselle del programma del seminario di dicembre; poi procederemo con la stampa dei pieghevoli e la predisposizione di tutto il materiale necessario.

Stiamo anche sollecitando le comunità a proporsi – una di loro – per la preparazione e la gestione dell’assemblea eucaristica dell’ultimo giorno, domenica 10 dicembre. A noi toccherà gestire l’intero seminario… Tra fine agosto e settembre faremo il punto.

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PIEMONTE PRIDE AD ALBA

 Dopo la manifestazione di Torino, sabato 8 luglio si svolgerà il Piemonte Pride “A CORPO LIBERO” anche ad Alba, con partenza della sfilata alle ore 17 da piazza Pertinace. Stiamo pensando di partecipare: chi lo desidera si metta in contatto con noi.

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VIOTTOLI

E’ in stampa il n. 1/2017. Approfittiamo di questo spazio per ringraziare le persone che hanno accolto con grande disponibilità il nostro invito a collaborare. Continuate a mandare articoli, commenti biblici, segnalazioni, recensioni, ecc

Vi invitiamo a rinnovare la quota associativa per il 2017: 25,00 € (socio ordinario) – 50,00 € (socio sostenitore); oppure potete versare un contributo libero utilizzando il ccp n. 39060108 intestato a: Associazione Viottoli – via Martiri del XXI, 86 – 10064 Pinerolo (TO) o con bonifico bancario: IBAN: IT 25 I 07601 01000 000039060108    BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Vi invitiamo inoltre a richiedere copie saggio gratuite del nostro semestrale (per informazioni: viottoli@gmail.com). Sono disponibili alcune raccolte complete con tutti i numeri della rivista dal 1992 a oggi. Sul nostro sito www.cdbpinerolo.it cliccando su VIOTTOLI —> ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI trovate, e potete scaricare gratuitamente, tutti i numeri in formato *.pdf dal 1998 al 2016.

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GRUPPO “USCIRE DALLA GUERRA”

Martedì 27 giugno ci siamo incontrati/e nella sede del sindacato di base ALP per riflettere su “quale economia di pace per il nostro territorio, a partire da noi, alla luce della recente dolorosa conclusione della crisi della PMT”.

Qualche decennio fa vi lavoravano 1000 (mille) persone; oggi la Papcel ne ha assorbite 70 (settanta) circa.

Ci siamo presi/e due impegni:

  1. Sostenere tutte le iniziative che cercheranno di offrire opportunità di lavoro a chi è rimasto “fuori”, senza lavoro, e dovrà per di più aspettare ancora parecchi mesi per ricevere le spettanze dovute a seguito del fallimento della PMT;
  2. Continuare con tenacia la nostra iniziativa “culturale”, finalizzata a costruire una rete tra istituzioni, lavoratori, sindacati, chiese, associazioni, ecc. intorno alla necessità, sempre più urgente, di abbandonare l’economia “di guerra” che ci affligge, per destinare tutte le risorse disponibili a un’economia “di pace”, che dia risposte ai bisogni fondamentali di ogni essere umano.

Il prossimo appuntamento del gruppo è per settembre. Ma, intanto, i lavoratori e le lavoratrici ex-PMT saranno contattati/e per verificare la loro disponibilità a coinvolgersi in prima persona in questo progetto, che riguarda loro, oggi, e riguarda tutti e tutte in una prospettiva di de-industrializzazione ormai spinta sull’altare del “dio profitto”, a vantaggio esclusivo di chi rifiuta di considerare la funzione sociale anche dell’impresa privata.

Su questo altare si celebrano i macabri riti della guerra, officiati dai fabbricanti e commercianti di armi (l’unica industria che non conosce crisi), serviti e riveriti da uomini e donne che amministrano una politica cinica, incapaci di governare realizzando i solenni giuramenti fatti al termine della seconda guerra mondiale e tradotti nelle varie “dichiarazioni dei diritti umani”.

Cooperazione vogliamo! Basta competizione!

Beppe Pavan

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UOMINI  IN CAMMINO

Gli incontri, come ogni anno, sono sospesi nei mesi di luglio e agosto. Riprenderanno a settembre con le seguenti modalità:

Il gruppo UinC 1 si riunisce al FAT giovedì 28 settembre alle ore 18,45
Il gruppo UinC 2 si riunirà nella sede dell’ARCI mercoledì 13 e 27 settembre, alle ore 21.

Andremo a Palermo dal 14 al 18 settembre, per incontrare il gruppo uomini di quella città, con cui abbiamo un feeling speciale. Vi racconteremo…

Liberi dalla violenza – L’associazione è costituita e lo Statuto è stato depositato. Ci stiamo preparando per l’apertura a Pinerolo di un servizio di presa in cura di uomini che commettono violenze nelle relazioni con le donne: nei prossimi mesi lo faremo conoscere con iniziative e serate nei paesi del nostro territorio.

Ricordiamo agli uomini che leggono questo foglio che i due gruppi sono sempre aperti a chi sente il desiderio di conoscerci o di coinvolgersi. Basta una telefonata per un contatto preventivo con uno di noi.

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PRIGIONIERI PALESTINESI. IN SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA “PUNIZIONE COLLETTIVA”

Marwan Barghouti, politico e militare palestinese

Dopo aver trascorso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana, sono stato sia un testimone sia una vittima del sistema illegale di Israele di arresti arbitrari di massa e maltrattamenti di prigionieri palestinesi. Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, ho deciso che non c’era altra scelta che resistere a questi abusi cominciando uno sciopero della fame.

Circa mille prigionieri palestinesi hanno deciso di prendere parte a questo sciopero, che inizia oggi, giorno che qui celebriamo come Giorno dei prigionieri. Lo sciopero della fame è la forma più pacifica di resistenza a disposizione. Esso infligge dolore esclusivamente a coloro che vi partecipano e ai loro cari, nella speranza che gli stomaci vuoti e il sacrificio aiutino il messaggio a risuonare al di là dei confini delle buie celle.

Decenni di esperienza hanno dimostrato che il sistema inumano di occupazione coloniale e militare israeliana punta a sfibrare lo spirito dei prigionieri e della nazione a cui appartengono, infliggendo sofferenze sui loro corpi, separandoli dalle loro famiglie e comunità, utilizzando misure umilianti per costringere alla sottomissione. A dispetto di tale trattamento, non ci arrenderemo ad esso.

Israele, la potenza occupante, ha violato il diritto internazionale in molti modi per quasi 70 anni, ma gli è stata garantita impunità per le proprie azioni. Ha commesso gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra contro il popolo palestinese; i prigionieri, tra cui uomini, donne e bambini, non fanno eccezione.

Avevo solo 15 anni quando sono stato imprigionato per la prima volta. Avevo appena 18 anni quando un ufficiale israeliano mi ha costretto a divaricare le gambe mentre mi trovavo nudo nella stanza degli interrogatori, prima di colpire i miei genitali. Sono svenuto dal dolore, e la caduta conseguente ha lasciato una grande cicatrice che da allora segna la mia fronte.

L’ufficiale mi prese in giro, dicendo che non avrei mai potuto procreare, perché dalla gente come me nascono solo terroristi e assassini.

Pochi anni dopo, ero di nuovo in una prigione israeliana, conducendo uno sciopero della fame, quando nacque il mio primo figlio. Invece dei dolci che di solito distribuiamo per celebrare simili eventi, ho distribuito agli altri prigionieri del sale. Quando aveva appena 18 anni, mio figlio a sua volta è stato arrestato e ha trascorso quattro anni nelle prigioni israeliane.

Il più anziano dei miei quattro figli è ora un uomo di 31 anni. Eppure, io sono ancora qui, continuando questa lotta per la libertà insieme a migliaia di prigionieri, milioni di palestinesi e con il sostegno di così tanti in tutto il mondo. L’arroganza dell’occupante oppressore e dei suoi sostenitori li rende sordi a questa semplice verità: prima che riescano a spezzare noi, saranno le nostre catene ad essere spezzate, perché è nella natura umana rispondere al richiamo della libertà a qualsiasi costo.

Israele ha costruito quasi tutte le sue carceri all’interno dei propri confini, piuttosto che nel territorio occupato. In tal modo, ha illegalmente e forzatamente trasferito civili palestinesi in cattività, usando questa situazione per limitare le visite dei familiari e per infliggere sofferenze attraverso lunghi trasferimenti in condizioni crudeli. I diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti dal diritto internazionale – tra cui alcuni dolorosamente guadagnati attraverso precedenti scioperi della fame – sono stati trasformati in privilegi che l’amministrazione penitenziaria può decidere di concedere o sottrarre. I prigionieri e detenuti palestinesi hanno subito torture, trattamenti inumani e degradanti e negligenza medica. Alcuni sono stati uccisi durante la detenzione. Secondo gli ultimi dati, circa 200 prigionieri palestinesi sono morti dal 1967 a causa di tali azioni. I prigionieri palestinesi e le loro famiglie rimangono anche un obiettivo primario della politica di Israele di imposizione di punizioni collettive.

Nel corso degli ultimi cinque decenni, secondo l’organizzazione per i diritti umani Addameer, più di 800mila palestinesi sono stati imprigionati da Israele – pari a circa il 40 per cento della popolazione maschile del territorio palestinese. Oggi, circa 6.500 sono ancora in carcere, tra i quali alcuni che detengono il triste primato dei più lunghi periodi di detenzione dei prigionieri politici al mondo. È difficile trovare una sola famiglia in Palestina che non abbia patito la detenzione di uno o più dei suoi componenti.

Come dar conto di questo assurdo stato di cose?

Israele ha stabilito un regime giuridico duale, una forma di apartheid giudiziaria, che garantisce potenziale impunità per gli israeliani che commettono crimini contro i palestinesi, mentre criminalizza la presenza e la resistenza palestinese. I tribunali di Israele sono una parodia della giustizia, palesi strumenti di occupazione coloniale e militare. Secondo il Dipartimento di Stato, il tasso di condanna per i palestinesi nei tribunali militari è del 90% circa. Tra le centinaia di migliaia di palestinesi che Israele ha arrestato, ci sono bambini, donne, parlamentari, attivisti, giornalisti, difensori dei diritti umani, accademici, esponenti politici, militanti e familiari dei detenuti. Tutto con un unico obiettivo: seppellire le legittime aspirazioni di un’intera nazione.

Al contrario, le prigioni di Israele sono diventate la culla di un duraturo movimento per l’autodeterminazione palestinese. Questo nuovo sciopero della fame dimostrerà ancora una volta che il movimento dei prigionieri è la bussola che guida la nostra lotta, la lotta per la Libertà e la Dignità, il nome che abbiamo scelto per questo nuovo passo nel nostro lungo cammino verso la libertà.

Le autorità israeliane e il servizio carcerario hanno trasformato i diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti dal diritto internazionale in privilegi da concedere o sottrarre discrezionalmente. Israele ha provato ad etichettare tutti noi come terroristi per legittimare le sue violazioni, tra cui gli arresti di massa arbitrari, le torture, le misure punitive e le rigide restrizioni. Come parte dello sforzo di Israele di minare la lotta palestinese per la libertà, un tribunale israeliano mi ha condannato a cinque ergastoli e 40 anni di carcere in un processo farsa che è stato denunciato dagli osservatori internazionali.

Israele non è la prima potenza occupante o coloniale a ricorrere a tali espedienti. Ogni movimento di liberazione nazionale nella storia ricorda pratiche simili. Questo è il motivo per cui così tante persone che hanno lottato contro l’oppressione, il colonialismo e l’apartheid sono dalla nostra parte. La campagna internazionale per “la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi”, che l’icona anti-apartheid Ahmed Kathrada e mia moglie, Fadwa, hanno lanciato nel 2013 dalla ex cella di Nelson Mandela a Robben Island, ha avuto il sostegno di otto vincitori del Premio Nobel per la Pace, 120 governi e centinaia di dirigenti, parlamentari, artisti e accademici di tutto il mondo.

La loro solidarietà smaschera il fallimento morale e politico di Israele. I diritti non sono elargiti da un oppressore. La libertà e la dignità sono diritti universali che sono connaturali all’umanità e devono essere goduti da ogni nazione e da tutti gli esseri umani. I palestinesi non saranno un’eccezione. Solo porre fine all’occupazione potrà far cessare questa ingiustizia e segnare la nascita della pace.

Articolo pubblicato dal New York Times il 16.4.2017
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 17 del 06/05/2017

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PIANGERE

Accadde nella selva, nell’Amazzonia ecuadoriana. Gli indios shuar stavano piangendo una nonna moribonda. Piangevano seduti, sulla riva della sua agonia. Un testimone, venuto da altri mondi, domandò: “Perchè piangono davanti a lei, se è ancora viva?”. E quelli che piangevano risposero: “Perchè lei sappia che le vogliamo molto bene”.

Eduardo Galeano, Donne (Sperling&Kupfer, 2017)

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