11 giugno – Santissima Trinità

Dio ci ama… ma noi…

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.” (Giovanni 3, 16-18).

I tre versetti riportati dal capitolo 3 di Giovanni, sono anticipati dal brano del dialogo con Nicodemo, fariseo, maestro in Israele e membro del sinedrio ed il brano successivo dove Giovanni il Battista riconosce Gesù come l’inviato di Dio.

L’evangelista con questi testi costruisce il suo pensiero teologico: c’è chi si oppone a Gesù (non riconosce la luce) e chi l’accoglie (viene alla luce) (Gv.3,19-21); con Gesù tutto e tutti sono illuminati ed è possibile “vedere”, comprendere il pensiero di Dio per il mondo.

E’ un progetto per la salvezza, per la felicità, testimoniato da quel Gesù, figlio della Sorgente dell’Amore che proclama una parola di vita, semplice ma rivoluzionaria, che ci fa partecipi dell’essenza stessa di Dio: Amore.

Non complesse teorizzazioni, non elucubranti pensieri e filosofici concetti per una privilegiata e selezionata umanità ma concrete azioni di solidarietà, di condivisione e ricerca con donne e uomini in balìa di poteri che hanno, da sempre, monopolizzato il pensiero di Dio.Attraverso Gesù di Nazareth  possiamo tutte e tutti “penetrare” l’essenza della vita. L’origine e il fine, lo scopo di questo mondo è vivere l’amore; come possiamo dunque pensare che il  GIUDIZIO, inteso come condanna, possa stravolgere il pensiero primario di Dio?

Il concetto di giudizio appartiene solo agli uomini, e come dice il v.17 l’Amore ha come unico progetto quello di salvarci, anzi, di salvare il mondo. E questo mondo sarà felice solo se metterà in pratica tutto l’amore di cui ogni essere vivente è capace.

La storia è attraversata dalla testimonianza di uomini e donne che davvero hanno creduto che lo Spirito soffia dove vuole  (Gv.3,8 “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”).

Non è nostro dunque, il diritto di giudicare ma è nostra la responsabilità di permettere che tutte le donne e tutti gli uomini nate e nati sotto ogni cielo e dentro ogni cultura, abbiano il diritto di cercare l’Amore con le loro possibilità e  strumenti.

Sono fermamente convinta che, nel tempo e nello spazio,  Dio o in qualunque modo venga chiamato, ha suscitato un desiderio così profondo di Sé da permettere al mondo intero di incontrarlo.

A Nicodemo Gesù  dice che “..se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio.” Io sono convinta che non c’è cosa più “alta” dell’amore, così che tutte e tutti noi, tesi nella ricerca del Bene possiamo “..essere nuova creatura” (lettera di Paolo ai Galati 6,15) per costruire ed abitare quel mondo che il Buon Dio ha pensato.

Luciana Bonadio

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Oggi la liturgia cattolica celebra la festa della SS. Trinità. Questa festa è stato istituita molto tardi, dopo l’anno mille, anche se alcune chiese locali la celebravano già qualche anno prima.

E’ una festività che non è sentita molto dai credenti, almeno da quelli che non frequentano la chiesa abitualmente, complice il clima estivo che invita a uscire e ad andare fuori per tutto il giorno, ma anche la festa liturgica in sé: la Trinità è un concetto teologico che va oltre il sentire del comune credente.

Ci si ferma a Dio, soprattutto a Maria e ai santi visti molto più vicini e in grado di fare “grazie”, risolvere situazioni di sofferenza e di difficoltà. In fondo i santi sono dei nostri, uomini e donne, vicini a noi. Il concetto di trinità è un qualche cosa, a mio parere, che va oltre la religiosità abituale del popolo credente: il mistero di Dio, uno e trino, crea scompiglio e dubbio.

Il brano di oggi è molto breve e non aiuta a risolvere il problema teologico e risente tutta l’impostazione del vangelo di Giovanni già proiettato a collocare la figura di Gesù in un rapporto particolare con Dio Padre. Ormai la cristologia è avviata ad allontanare la figura del Cristo da noi uomini e donne e portarla ad una divinizzazione che diventa irraggiungibile. Proverò comunque a fare con voi alcune riflessioni.

L’immagine trinitaria

Mi piace immaginare questo rapporto di Dio con Gesù e con tutti noi. Vedo in questo parlare del figlio una premura paterna, materna, affettuosa. Dio ci ama e vuole la nostra felicità. Desidera che scegliamo la strada della vita.

L’immagine poi dello Spirito Santo descritta ora come lingue di fuoco, come un vento impetuoso, come una colomba sono simboli di affetto. Infatti il fuoco è segno di calore, di passione, di lotta. Il vento ci spinge nella direzione della giustizia, della pace e ci aiuta a camminare con meno fatica.

Per me oggi l’immagine della trinità è l’amore di Dio per me, per noi senza condizioni e senza se e senza ma. E’ un quasi aiutarci a vedere Dio come padre, come compagno di viaggio, come colui che ha accompagnato Gesù in modo particolare e l’ha aiutato a annunciare a noi tutti e tutte la strada per giungere alla vita. Forse coloro che hanno voluto questa festa liturgica cercavano di rappresentare Dio in modo altro per sentirlo più vicino a noi ieri come oggi.

La libertà

In questo annuncio Dio non obbliga nessuno, nessuna di noi. Ci lascia di liberi di scegliere se aderire al suo progetto di vita che ben conosciamo. Non ci obbliga e  nemmeno ci condanna. La condanna è una nostra scelta: è il rifiuto al suo amore. Questa è la condanna per chi rinuncia alla proposta di Dio.

Noi spesso siamo legati all’immagine dell’inferno, alla punizione eterna. Ma se ci accostiamo alla Scrittura vediamo che non si parla di condanna, ma soltanto di offerta: se vuoi, se desideri, questo è il messaggio che Gesù ha fato durante la sua vita in Palestina. E Gesù è colui che ci ha parlato del Padre, ci ha fatto vedere la Sua volontà, il Suo progetto per l’umanità.

D’altra parte il messaggio di Giovanni è molto chiaro. Dio non condanna nessuno, ma desidera che tutti e tutte si salvino. E la salvezza ha una sola strada: credere in Dio e in quanto Gesù ci ha annunciato e proposto concretamente con la sua vita in terra di Palestina. E’ un messaggio non nuovo, lo sappiamo bene, ma che forse abbiamo un po’ dimenticato.

La responsabilità

La libertà di scegliere ci ricorda la nostra responsabilità. Non possiamo addebitare ad altre le nostre scelte, i nostri giudizi, i nostri comportamenti. Credo che oggi sia necessario scegliere, ma scegliere responsabilmente. Non possiamo accettare tutto quanto ci viene proposto senza esercitare il nostro giudizio critico.

Sembrano poco importanti queste affermazioni, eppure oggi più che mai il nostro essere credenti passa anche attraverso ad una valutazione di scelte forse più grandi di noi, ma che non possiamo accettare supinamente. I recenti blitz in nome della sicurezza contro i rom ne sono una prova.

Di fronte ad una giusta esigenza di sicurezza si sta iniziando una fase di condanna senza nessuna distinzione. Concretamente ci si comporta in modo razzista senza che molti credenti ci si interroghino o alzino la voce per condannare questo atteggiamento persecutorio. Eppure parliamo spesso di accoglienza, di rispetto… E questo è solo un esempio fra i tanti.

Eppure i giornali ci dicono come il turismo religioso verso santuari italiani e non ha raggiunto delle presenze molto significative. Questo è fede? O meglio la fede è solo andare in qualche santuario? Non posso e non voglio esprimere nessun giudizio… però l’interrogativo resta.

E’ necessario sempre di più accostarsi alla parola di Dio con fede, con disponibilità e con volontà di conversione: solo così il nostro sentirci figli e figlie di Dio sarà pienamente realizzato.

Memo Sales

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