21 maggio – 6^ Domenica di Pasqua

E’ ancora tempo di amare?

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.  Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.  Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.  Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.  In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.  Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14, 15-21).

Il brano che la liturgia ci propone è molto breve e fa parte del discorso di Gesù che  comprende i capitoli dal 13 al 17. E’ il discorso dell’”ultima cena” che si trova così esteso solo in Giovanni.  Ci presenta la “lavanda” dei piedi ai discepoli e altri messaggi incentrati sull’amore di Dio e vicendevole.

Mi piace pensare che la comunità di Giovanni e l’estensore del 4° vangelo abbiano sentito l’esigenza, il bisogno di riportare questi messaggi proprio per ricordare la figura di Gesù. Siamo ormai verso l’anno 100 e testimoni oculari ormai sono tutti morti.

La comunità ha bisogno di certezze per continuare a camminare sulla strada di Gesù. Egli sta per essere ucciso, le sue scelte lo porteranno ad essere inchiodato ad una croce e il messaggio che possiamo leggere anche questa domenica assume un significato particolare.

Certo sarebbe bello esaminare tutto il discorso. Ci difetta il tempo e soprattutto da parte del sottoscritto la preparazione biblica adeguata. Però vi invito ad accostarvi al testo per gustarne la bellezza e soprattutto per apprezzarne il contenuto che è veramente un “decalogo” per la nostra fede e soprattutto per la nostra prassi.Il messaggio di oggi

Per la prima volta nel vangelo di Giovanni Gesù chiede amore verso se stesso. Ma lo fa soltanto dopo aver manifestato al massimo la sua capacità d’amore, facendosi servizio per i suoi, dopo aver lavato loro i piedi. Gesù dice: «Se mi amate», quindi per la prima volta chiede amore verso di sé, «osserverete i miei comandamenti».  C’è un unico comandamento che Gesù ha lasciato nel corso della cena, cioè di amarsi gli uni gli altri come lui li ha amati, cioè come lui li ha serviti.

E aggiunge l’invio di un altro “paraclito”. Parola  greca difficile da tradurre che significa: “colui che viene in soccorso, colui che aiuta, che difende”, il protettore. Non è un nome dello Spirito ma una funzione.  E’ una garanzia ma è soprattutto una compagnia. Gesù non sarà più con i suoi amici e le sue amiche: ci sarà un “altro” che li accompagnerò nel cammino quotidiano. Ed è lo “Spirito di verità” che il mondo non può ricevere.

Ecco un altro messaggio importante. Per accogliere questo “paraclito” occorre essere disponibili alla voce dell’Amore”. Il sistema di potere, di sopraffazione che vige nel rapporto umano è in contraddizione con l’amore che si fa servizio.

E Gesù continua: “non vi lascerò orfani”. Sarò ancora con voi anzi sarò sempre con voi. Per uno che sta per andarsene è bello ricordare questa continuità. Le difficoltà in comunità ci sono, anzi stanno diventato sempre più grandi eppure non sarete soli/e. E io sarò sempre con voi.

Si realizza quello che da sempre l’evangelista aveva annunziato: Dio è amore che chiede di essere accolto per fondersi con gli uomini e dilatarne la capacità d’amore in modo che la comunità diventi l’unico santuario visibile nel quale si irradia l’amore di Dio. Nella comunità dei credenti Dio assume il volto umano e gli uomini assumono il volto divino.

E Gesù conclude dicendo: “«Chi accoglie i miei comandamenti»”, sottolinea che sono i suoi comandamenti, e non quelli di  Mosè. E l’unico comandamento, le attuazioni pratiche di questo unico comandamento dell’amore che si fa servizio, per Gesù sono importanti come i comandamenti. “«E li osserva, questi è colui che mi ama»”.

E infine la conclusione, “«Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»”. Quindi Gesù conferma che se c’è questo dinamismo di un amore ricevuto che si trasforma in amore comunicato, la comunità diventa l’unico santuario dove si manifesta l’amore del Padre.

Quanto più grande sarà la risposta degli uomini praticando l’amore verso gli altri, tanto più grande sarà la risposta del Padre con una nuova effusione di Spirito e di nuove capacità d’amore ai suoi.

E noi oggi…

Al termine della lettura di un brano come quello di oggi ritrovo tutta la mia inadeguatezza e la mia incapacità di accoglierne il messaggio. Anche oggi Gesù ci parla di amore e di accompagnamento. Come la comunità di Giovanni non era più sola anche noi oggi abbiamo la compagnia di Dio, il suo invito all’Amore…

E qual è la nostra risposta? Un rifiuto, un ignorarne il messaggio e la costruzione di relazioni fra di noi che tutto hanno fuorché l’amore e l’accoglienza vicendevole. Però nonostante la realtà distante mille miglia siamo invitati a riflettere e a cercare di cambiare, di seguire quell’invito all’amore che i discepoli  hanno sentito in quella stanza di Gerusalemme: “Se mi amate…”

Se l’amore è e sarà il centro delle nostre comunità, delle nostre relazioni allora tutto può cambiare e cambia anche perché non siamo, non saremo mai soli.   Buona domenica tutti/e.

Memo Sales

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