16 aprile – Pasqua del Signore

Dio non abbandona

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti (Giovanni 20, 1-9).

Dio non ha abbandonato Gesù nella morte, in qualche modo gli ha dato una vita nuova presso di sé. Questo è il messaggio che tutti e quattro i Vangeli danno, seppur in modi diversi. Gesù, dunque, per opera di Dio, è “vivo”.

Il fatto che tutti cerchino, ma diversamente uno dall’altro, di dimostrarlo rivela l’importanza che veniva attribuita a ciò. Ma anche l’impossibilità di farlo se non con gli occhi della fede. Infatti “l’altro discepolo” credette non perchè vide Gesù, ma perchè vide la tomba vuota.

La figura che apre il quadro è una donna: Maria di Magdala. E’ l’ultima donna a presentarsi sulla scena giovannea, come dire che il meglio viene appunto riservato alla fine. Come sostiene Robert Kysar, “se il lettore non ha ancora colto il quadro, l’evangelista glielo dipinge a tinte forti in questo paradigma femminile della fede.

In Maria sono presenti tutte le caratteristiche dei fedeli credenti. Mentre ricopre il ruolo di supporto nella prima scena culminante, Maria di Magdala è la protagonista del ruolo più importante assegnato ad una donna nell’intera narrazione. Ella arriva alla tomba, che crede conservi il corpo di Gesù, per esprimergli il suo affetto, ma, scoprendola vuota, non può trattenere le lacrime…

Il suo ruolo è valorizzato ancor più quando Gesù (successivamente) le chiederà di andare e dare l’annuncio della sua resurrezione agli altri discepoli. Maria immediatamente andrà, adempiendo esattamente quanto le è stato chiesto, riportandoci alla mente l’immagine della testimonianza della donna samaritana.

Devozione, amore, ricettività e testimonianza: queste sono le caratteristiche del discepolato, tutte presenti in una singola figura femminile. Maria di Magdala è la personificazione di tutto quello che significa essere un discepolo. Ma è anche qualcosa di più: ricopre un ruolo preminente in quanto prima testimone della tomba vuota, prima testimone del Cristo risorto e prima ad annunciare l’evangelo della resurrezione”.

Anche gli altri corrono

Pietro e Giovanni: corrono anch’essi al sepolcro, in una apparente gara di velocità che è fretta d’amore. Entrano uno alla volta dentro la tomba e cosa vedono? Bende liberate dal corpo, involucri ormai inservibili, il fazzoletto, prima appoggiato sul volto del defunto, ora ripiegato da una parte.

Pietro, pur avendo visto il sudario e le bende, esce dal sepolcro vuoto senza riuscire a collegare l’evento alle parole di quel Gesù che aveva seguito in vita. Di Giovanni soltanto il Vangelo dice che vide e credette. Il discepolo che Gesù amava “arriva per primo” a capire il significato della sconvolgente rivelazione della resurrezione. Prima ancora delle apparizioni del Risorto, è proprio in quelle solitarie mezze luci dell’alba, davanti al masso rotolato, che si fa strada la fede e riprende la speranza.

Abbiamo visto una donna che, nella penombra, corre, sveglia altri uomini, li invita a mettersi in movimento… Ricorda un po’ quello che succede spesso oggi nel mondo e nelle chiese: molte donne sollecitano e “svegliano” troppi uomini dormienti. Se l’angoscia paralizza, la fiducia rimette in cammino. Questo vale per Maria di Magdala e per i discepoli, ma altrettanto per noi oggi.

Credere alle resurrezioni

Gesù ne ha fatto uno stile di vita: ha tenacemente creduto che le persone avessero in sé il germe della resurrezione, della possibilità di accedere ad una vita nuova. Riuscendo a venir fuori dal vestito che ci è stato confezionato addosso e che spesso, a torto, ci sembra essere l’unico possibile.

Uno dei nemici peggiori di donne e uomini può essere lo stato di rassegnazione. E’ assolutamente importante cercare, inventare, trovare dei pezzi di resurrezione nelle nostre vite quotidiane. Questi pezzi di resurrezione li vedo come la forza di Dio che entra nelle nostre esistenze ogni giorno.

Quindi, per dirla come Queiruga, “per questo la speranza della resurrezione non significa una fuga nell’aldilà, bensì un radicale rimando nell’aldiquà, alla cura autentica della vita e all’impegno operoso nella storia”.

Mentre la luce del mattino illumina ormai un nuovo giorno e colora la tomba vuota del suo significato di salvezza, quel corpo perduto riaccende la possibilità della fraternità umana nella storia anti-fraterna degli uomini e delle donne, come compito affidato alla responsabilità di ognuno.

Aiutaci o Dio…

Allora aiutaci, o Dio, a prenderci questa responsabilità.
Insegnaci a proseguire, nel mondo e dentro di noi, il miracolo della resurrezione.
Donaci il coraggio di rotolare tutti i macigni di indifferenza,
di egoismo, di solitudine, di sopraffazione, di opulenza,
che murano la vita di molti esseri umani
ed impediscono il passaggio dei giusti.
Facci sentire fin nelle viscere che la Pasqua di Gesù
è l’unica irriducibile energia di speranza nella realtà della nostra vita.
Tenendo presente anche quello che rende la vita autenticamente umana:
la ricerca dell’amore disinteressato,
l’impegno per la giustizia di tutti e tutte,
soprattutto degli oppressi,
la capacità di perdonare e sperare contro ogni speranza

Domenico Ghirardotti

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