5 marzo – 1^ domenica di Quaresima

Alle tentazioni possiamo resistere

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano (Matteo 4, 1-11).

Il racconto è decisamente ben costruito: stringato, essenziale, didascalico. La personificazione del tentatore e degli angeli servizievoli è efficace (mi resta la curiosità di sapere cosa gli avranno portato da mangiare, dopo quaranta giorni di digiuno…). Gesù ci appare davvero come il modello dell’uomo consapevole e forte, la cui fragilità lo espone alle tentazioni e che la consapevolezza sostiene nella resistenza.

A nulla servono le sfide teologiche infarcite di citazioni: non è quello il confronto vero! Sappiamo bene che nella Bibbia possiamo trovare tutto e il contrario di tutto: ogni Tradizione si alimenta di citazioni dai sacri testi… ogni desiderio egemonico può trovarvi ciò che poi spaccerà per autorizzazione divina. Perché la parola, avulsa dallo spirito che le dà senso, diventa pietra d’inciampo: “Buttati giù, tanto sta scritto che gli angeli si precipiteranno a sostenerti…”. No, non è così, caro mio: il salmo 91 rassicura chi “dimora all’ombra di Dio”, non chi Lo provoca con iniziative eclatanti e inconsulte.

Lo spirito della fede autentica è totalmente contrario a imprese egoistiche, tese a conquistare potere e dominio; non c’è posto, “all’ombra di Dio”, per chi si fa chiamare “Santità”, “Beatitudine”, “Eminenza”, “Eccellenza o “Monsignore”; per chi pretende onori e privilegi per sé e per la propria casta, senza considerare con consapevolezza e coerenza il danno che quei privilegi arrecano al resto dell’umanità, a quei “poveri” con cui le Loro Santità e le Loro Beatitudini si riempiono sacrilegamente la bocca.

Dominare sul mondo grazie al dominio sulle coscienze: è la grande quotidiana tentazione per gli uomini del sacro. Dominare il mondo con il possesso del denaro, con la speculazione finanziaria, con la rapina delle risorse naturali e lo sfruttamento dei mezzi di produzione, a cui sono ridotti i corpi di uomini e donne, resi schiavi del desiderio sfrenato di sultani, satrapi e utilizzatori finali in tutti gli angoli del mondo… è la grande tentazione quotidiana per uomini e donne che vengono al mondo nel regno di Mammona.

Per loro e per ciascuno e ciascuna di noi è scritta questa parola: anche per chi nasce in povertà e cresce alimentando in sé il desiderio di ricchezza. Ecco perché Gesù ci viene presentato come modello dell’homo humanus: quella tentazione appartiene alla umana quotidianità.

Chi domina è adoratore di Satana

Possiamo quindi dire, alla luce di questa pagina evangelica, che chi possiede “tutti i regni del mondo e la loro magnificenza” è un adoratore di Satana. Non si tratta di un singolo essere umano, di un impossibile imperatore del mondo, come quelli che pullulano nei fumetti e nei cartoons. E’ piuttosto lo sguardo possessivo, proprietario, di tutti e tutte coloro che vivono da sacerdoti e servi della cultura patriarcale, uomini e donne che dell’essere figli e figlie di Dio fanno un personale titolo di privilegio, un certificato di superiorità, un’autorizzazione a “prendere e mangiare”, dal momento che è Lui che ha detto all’umanità: “Tutto è vostro… andate e dominate” (Gn 1,28).

Il desiderio umanissimo di dominio viene trasformato in ordine divino… Ma troppo spesso e volentieri dimentichiamo che stiamo leggendo uno dei mille miti delle origini, elaborati in ogni angolo del mondo in cui è sparpagliata l’umanità, alla ricerca di risposte alle domande universali sul senso dell’esistere e del soffrire.

Un altro mito, non a caso, attribuisce al Creatore l’ordine di “custodire” il creato (Gn 2,15). Ecco cosa intendiamo dicendo che nel testo biblico si trova questo e quello: “custodire” è ben altra cosa dal “dominare”. Chi predica la custodia, la cooperazione e il rispetto di tutte le creature, incarna lo spirito profondo della legge dell’amore universale, il primo e unico grande comandamento; chi pratica e predica il dominio si autorizza a ciò dalla lettera di un versetto. Come fa Satana nell’episodio su cui riflettiamo oggi.

Chi vive così è servo di Satana: credo che faremmo bene a rifletterci su tutti e tutte quotidianamente; e a gridarlo forte, su tutti i tetti. Poco importa che Satana sia una personificazione mitica e letteraria. Satana è la narrazione di tutto ciò che l’umanità e ogni singolo uomo e ogni singola donna pensano, elaborano e fanno sui sentieri che portano alla distruzione della vita, invece che alla creazione e alla custodia, alla cura. La vita vive e dura nel tempo solo grazie a relazioni d’amore, di rispetto, di cura… solo se impariamo a fare nostro, consapevolmente, il sogno di Isaia di armonia conviviale tra tutte le creature.

Culto come droga

Per questo dobbiamo quotidianamente mettere al centro del nostro sguardo e della nostra attenzione la ferma consapevolezza che Matteo attribuisce a Gesù: “Il Signore tuo Dio adorerai e a Lui solo renderai culto”. Qui le Santità e le Beatitudini umane vanno a nozze: quali quanti culti meravigliosi sanno allestire e celebrare per adorare Dio! Per i culti non badano a spese, perché sanno bene che sono droga sottile per le coscienze dei sudditi.

“Non chi dice ‘Signore, Signore!’, ma chi fa la volontà di Dio” è messo in bocca a Gesù in un’altra pagina del Vangelo che ben conosciamo. Di che culto parliamo quando parliamo di culto? Dio è un idolo da adorare? O non, piuttosto, la sorgente della vita da custodire con cura, favorendone lo scorrimento sempre più fluido e abbondante fino a che inondi completamente il mondo, perché solo la vita regni davvero?

Allora dobbiamo vincere la tentazione del dominio: ogni creatura deve essere libera di vivere in relazione con ogni altra. E’ essere figli e figlie di Satana voler privatizzare l’acqua, ad esempio, per trasformarla in fonte di arricchimento per pochi, invece di moltiplicare la ricerca e la sperimentazione per far godere di acqua pulita ogni bimbo e ogni bimba del mondo.

L’acqua, come il pane, non è soltanto un mezzo di sostentamento per l’umanità: è anche “parola che esce dalla bocca di Dio”, quella parola che uomini e donne, secoli fa, gli hanno messo in bocca per dare autorevolezza massima all’invito universale a vivere con amore e rispetto reciproci. Solo se capiamo fino in fondo questo messaggio e ne facciamo carne della nostra carne e sangue del nostro sangue, impareremo a vivere. Lì sta la vita; nel suo contrario stanno distruzione e morte.

La vita vuole cooperazione e serenità

Ecco perché temo che dagli uomini delle caste sacrali non potranno mai venire parole e pratiche coerenti con lo spirito profondo del messaggio evangelico. Perché devono prima svestirsi degli abiti del potere e del dominio, del desiderio di arricchirsi e primeggiare. La vita vuole cooperazione; la dominanza le è nemica.

Queste non sono parole, puri suoni di voce: sono pratiche incarnate in corpi. Sono i nostri corpi, di uomini e donne, che provano tentazioni. Gesù ci fa vedere come si superano senza soccombervi: con la riflessione, la preghiera, l’autocoscienza, la sobrietà, l’auto mutuo aiuto, l’ascolto e la cooperazione…
E serenità. Non c’è angoscia, in Gesù, di fronte alla tentazione: è come se tu fossi davanti allo specchio e ti interrogassi su cosa devi cambiare di te, cosa scegliere per la tua vita…

Gesù ci viene presentato, dalle “religioni”, come un super-eroe, un modello irraggiungibile per noi, impossibilitati/e perché succubi del diavolo e del male. Invece anche noi possiamo, con serenità e autoconsapevolezza, alimentata reciprocamente nei gruppi e nelle comunità. Il “deserto” ci aiuta: la riflessione, la consapevolezza della nostra fragilità, i momenti di caduta e gli incontri difficili. Gesù è passato sui nostri stessi sentieri, ha provato le nostre stesse tentazioni e ne è venuto fuori alla grande, come possiamo fare anche noi.

Dobbiamo però smetterla di giustificare chi alle tentazioni cede: perché così giustifichiamo la nostra omertà e aquiescenza e la nostra sottomissione come prezzo che scegliamo di pagare per goderne almeno le briciole. Anche la sottomissione è cedimento alla tentazione del dominio: ne è l’altra faccia.

Gesù ci chiama ad alzarci e a rimetterci in cammino verso il monte della trasfigurazione, del cambiamento. Sì, anche noi possiamo: esattamente come lui.

Beppe Pavan

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