19 febbraio – 7^ domenica del T.O.

Altro che porgere l’altra guancia!

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Matteo 5, 38-48).

Premessa

La comunità cristiana primitiva, come emerge dal Vangelo di Luca, che riporta fedelmente la fonte Q, ha insistito sull’amore ai nemici, esplicitando quanto era contenuto nell’insegnamento di Gesù, ponendo all’inizio del brano la regola d’oro “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano” (Lc 6,27), che nella tradizione giudaica era già collegata con il comandamento dell’amore al prossimo.

Matteo e la sua tradizione hanno dato forma antitetica a questo materiale, costruendo due contrapposizioni, una alla legge del taglione, citata da Esodo 21,24 e l’altra al comandamento dell’amore del prossimo di Levitico 19,18. La regola d’oro sarà, invece, collocata da Matteo al termine di questa sezione (7,12): “Fate dunque agli altri tutto ciò che vorreste facciano a voi: questo è l’insegnamento della legge mosaica e degli scritti profetici”. L’esortazione, poi, a essere imitatori della misericordia divina (Lc 6,36) viene trasformata parlando di perfezione del Padre celeste (Mt 5,48).

In questo modo il vangelo di Matteo ricupera la situazione originaria di Gesù nel suo rapporto con la Legge, ma insiste anche sull’atteggiamento dei credenti verso i persecutori. La comunità di Matteo stava subendo dure persecuzioni e la parola di Gesù risuona dunque come esortazione a non rispondere con la violenza, ma a tentare altre strade per attraversare il conflitto.

In quest’ultima parte del cap. 5 Matteo continua a sviluppare la grande proposta evangelica. Siamo nel cosiddetto “discorso della montagna” (capp 5-7); il monte da cui Gerù parla richiama il luogo privilegiato dell’incontro con Dio. Gesù è seduto, parla e insegna, rivolgendosi ai discepoli che si sono fatti attorno a lui (5,1).

Occhio per occhio, dente per dente… amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico…

Il principio della punizione corporale era più antica della legge di Mosè: si trovava già nel codice di Hammurabi (18° secolo a.C.). Al tempo di Gesù non era più applicato, ma la punizione corporea era sostituita da multe.

Gesù suggerisce di andare oltre, di non cedere alla tentazione della vendetta, bensì di aprirsi all’accettazione di un ulteriore torto senza reagire e aggredire l’altro. Sembra un invito a una resa incondizionata, oggi diremmo a una pratica della nonviolenza, per dare la possibilità all’altro/a di riflettere sul proprio comportamento e di cogliere l’occasione per iniziare un processo di cambiamento.

Ma io vi dico: andare oltre la Legge non significa trasgredirla, ma darle un senso meno legalista e sanzionatorio. Significa cercare nell’amore l’orientamento per la propria pratica di vita: se esso entrasse veramente nel nostro modo di stare al mondo non ci sarebbero più violenza e ingiustizia, ma si aprirebbe un nuovo universo reale e simbolico.

E’ un invito a uscire dallo schema “amico-nemico”, perchè questo è l’anticamera della guerra, porta a lottare per vincere, a qualunque costo. Amare il nemico può anche significare accogliere le differenze e ascoltarle, con rispetto e fiducia, affrontando il conflitto senza esacerbarlo, aprendo occhi e cuore al punto di vista di chi non la pensa come noi.

Gesù propone un nuovo ordine di rapporti umani (e non solo…), che prescinde da quello convenzionale; invita ad uscire dal senso comune (che fa dire, ad es.: “Se non difendi l’onore, non sei un uomo!”) per osare altre possibilità. Questa nuova ottica è proposta a ciascuno/a per un cambiamento personale profondo. Gesù suggerisce una nuova pratica, in cui l’invito è a partire da sé, a guardarsi dentro e a iniziare un cambiamento radicale personale.

Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste

Gesù non si muove sulla base di concetti universali di bene e di male, ma propone, come punto di riferimento autorevole e indispensabile, la perfezione del Padre. E’ un invito a puntare al massimo delle nostre possibilità e capacità, secondo la strada che ci ha indicato Gesù.

A me verrebbe da dire “come è perfetta la Madre vostra…”: l’idea di pienezza, realizzazione, pace, armonia dell’universo e la riconciliazione dell’essere umano mi fa pensare all’amore della Madre, che si prende cura delle sue creature, della terra, e che ama incondizionatamente, al punto da saper amare figli e figlie anche quando diventano diversi e diverse da ciò che si desidera per loro…

Altro che porgere l’altra guancia!

A volte, leggendo molti brani biblici, tra cui questo, mi sembra che il discorso sia rivolto soprattutto da un uomo ad altri uomini, per stimolare la loro conversione.

Si può estendere questo invito anche alle donne? E’ una questione aperta. Un brano come questo, letto da donne che subiscono violenza e che non trovano il coraggio per uscire da situazioni in cui sono vittime, porta alla convinzione che qualcosa non torni. Con la loro remissività o la loro paura affondano sempre più, convincendosi spesso che è colpa loro.

Altro che porgere l’altra guancia! Aver offerto troppo spesso l’altra guancia e piegato la schiena… anche questo è stato motivo del perpetuarsi di ingiustizie. Toglierci dalle grinfie del tiranno, non riconoscergli più alcun potere su di noi… è un atto di amore non solo per noi, ma anche per lui, perchè può scuoterlo e stimolarlo a mettersi in discussione.

Noi siamo state educate ad esercitare un amore incondizionato nella famiglia e sappiamo di poter dare fin troppo di noi stesse, fino ad annullarci completamente. Forse dobbiamo imparare ad amare noi stesse, perchè per amare il prossimo non è vero che bisogna sacrificarsi e annullarsi. Bisogna invece ricostruire autostima e riprendere un cammino di speranza.

Il messaggio di amore e di perdono può essere ancora usato per mantenere le donne in una posizione subordinata e vulnerabile alla violenza maschile, soprattutto quando si dice loro di amare e perdonare il nemico aggressore.

Dunque, anche l’interpretazione dei Vangeli, delle parole degli evangelisti e di quelle di Gesù stesso, devono calarsi in una realtà sessuata, per interrogarci fino in fondo sul messaggio e sulle ripercussioni che ha nelle nostre vite.

Carla Galetto

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