29 gennaio – 4^ domenica del T.O.

Sulla strada del Regno

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi (Matteo 5, 1-12).

Gesù è seguito da molta gente che lo cerca, avendo sentito parlare di lui e dei prodigi che compie, sperando di essere guarita da malattie e da ogni tipo di afflizione. Vi è una gran folla e lui va sulla montagna e si siede, poi inizia a parlare.

Queste semplici azioni parlano tanto quanto le parole che lui pronuncia. Gesù vedendo le folle che lo seguivano, si pone sulla montagna perché tutti lo possano ascoltare, e poi si siede. Questi semplici gesti fanno intravedere chiaramente, come lui si pone verso chi ha delle aspettative nei suoi confronti, e anche per l’importanza delle cose che avrebbe detto.

La sua posizione è tale perché chi lo ascolta possa recepire con tranquillità il suo discorso, un ascolto profondo su cui poter riflettere in seguito.

Sono considerati beati: i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, quelli che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace; tutte queste beatitudini citate da Gesù, sono qualità riferite ad un modo di vivere, un modo di essere, una condizione con la quale non si nasce, ma che si può tendere a cercare di metterla in pratica con costanza, coerenza e perseveranza, ogni giorno della nostra vita nelle scelte che compiamo.

A tal proposito, voglio far mia la riflessione di Beppe Pavan pubblicata sul n°1/2008 di Viottoli pag.38.

“…mi è stato spiegato che nella radice ebraica di quel “beati… beati…” ci sta il senso del “mettersi in cammino” verso il Regno di Dio…Il Regno sarà di chi si mette in cammino per raggiungerlo, per realizzarlo. Ed è un cammino di felicità!

Si tratta di una dichiarazione impegnativa, in bocca a Gesù, ma è confermata dall’esperienza di vita che fa chi in questo cammino ha deciso di mettersi, come in quei suoi primi trent’anni aveva cominciato a fare lui.

– Poveri e povere in spirito. Non basta la povertà materiale, è necessario anche liberarsi dal desiderio di possesso e attaccamento alle ricchezze, a ciò che è di più del necessario quotidiano per una vita dignitosa (povertà è sobrietà, non indigenza e miseria).

– Afflitte non sono le persone depresse, ma, secondo me, chi sente su di sé il peso dell’ingiustizia che domina il mondo e ne soffre ed è triste…
– Ma cammina spinto/a dalla fame e dalla sete di giustizia, cercando di fare la sua parte perché l’ingiustizia receda e venga sostituita da relazioni di giustizia e solidarietà.

– Tutto ciò con mitezza e purezza di cuore, limpidezza di intenzioni e ricerca di coerenza quotidiana,

– pieni e piene di misericordia, di compassione, che ci spinge alla ricerca della pace, di relazioni d’amore a tutti i livelli: da quello micro della coppia e del gruppo a quello macro delle comunità e delle nazioni.

– Vivere così vuol dire mettere anche in conto, consapevolmente, che si andrà incontro a incomprensioni, violenze e persecuzioni, perché chi domina con l’ingiustizia non sopporterà di essere scalzato senza reagire.

Ma quella, solo quella, è la strada che porta al Regno di Dio, al Regno dell’Amore. difficile dargli torto… così com’è difficile fare nostra questa strada nella vita. chi prova ad essere mite, compassionevole, puro/a e povero/a nel cuore, affamato/a di giustizia e costruttore/a di pace… è sale e luce per la terra: compagno/a di vita per chi gli/le vive accanto, rende visibile che è possibile vivere così e semina il desiderio di fare altrettanto.

Perché non è una vita da supereroi quella che Gesù e Matteo ci invitano a fare, ma una strada praticabile da chiunque: saper stare nelle relazioni con cura, con rispetto, con condivisione… è una competenza che si può imparare, donne e uomini. Non solo: è conveniente cercare di vivere così, perché è davvero cammino di felicità. Questa è esperienza di vita di chi, nel qui e ora della storia umana, ci ha provato e ci prova con consapevolezza e convinzione.

Un obiezione è spontanea, scontata, quasi banale: non è possibile vivere così, pienamente coerenti; sarebbe pretendere da noi una “santità” impraticabile da creature fragili e parziali come siamo. Verissimo! Ma l’invito di Gesù è a camminare; dove e quando arriveremo non è dato saperlo.

Il Regno dell’Amore si costruisce camminando: non è un “pacchetto tutto compreso” che riceveremo in regalo all’arrivo… perché è una strada che non finirà mai, se non con la fine della nostra vita, del nostro personale e collettivo camminare. Ma camminando costruiamo giustizia e condivisione e relazioni di cura con chi cammina con noi: questo è il Regno.

Ed è possibile, molto probabile, che chi è povero nel cuore sia anche misericordioso e costruttore di pace, affamato di giustizia e malvisto da chi non tollera che si viva fuori dagli schemi sociali imposti. Ci è chiesto di camminare così: non verso la santità e la perfezione, ma verso relazioni d’amore.”

Dalle beatitudini ci arriva il messaggio che in qualsiasi condizione ci si possa venire a trovare, Dio non abbandona mai chi sceglie di camminare sulla strada della costruzione del Suo Regno.

Maria Del Vento

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