18 dicembre – 4^ domenica di Avvento

Vivere il Natale…

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù (Matteo 1, 18-25)

Oggi e nella veglia natalizia leggiamo due leggende teologiche davvero deliziose e significative. Le chiese cristiane nei primi secoli non celebravano il Natale di Gesù perché non ritenevano importante la data di nascita del nazareno, ma credevano essenziali la sua vita e il suo messaggio.

La festa del “Natale cristiano” nasce molto tardi: “Il Natale è testimoniato per la prima volta nel calendario della feste del Cronografo romano di Dionisio Filocalo dell’anno 354, ma, tenuto conto della data di composizione dello stesso (l’originale è del 335-336), appare probabile che si sia introdotto a Roma già prima del 336.  A Milano la festa del Natale fu celebrata dal 337, in Antiochia e Costantinopoli intorno al medesimo tempo o poco dopo; in generale però si diffuse solo con lentezza, tanto che in Occidente che in Oriente, cosicché ancora l’imperatore Giustino II (565-578) si vide costretto ad imporla per tutto l’Impero Romano… La scelta del giorno 25 dicembre fu determinata, con molta probabilità, dal fatto che il mondo romano celebrava in questo giorno il solstizio d’inverno, la nascita del dio Sole (Natalis solis invicti), il culto del quale era molto diffuso nell’impero da Aureliano in poi.  Al posto della festa pagana ora doveva subentrare una festa cristiana, così è chiamato spesso Cristo dal terzo secolo in poi… Il simbolismo della luce ebbe forse una parte notevole anche nella istituzione della festa dell’Epifania in Oriente” (K. Bhilmeyer – H. Tuechle, Storia della chiesa, pag. 410, Morcelliana, Brescia 1969).

Il Natale cristiano si diffuse con difficoltà nei secoli V – VI – VII e solo nell’ottavo secolo è ormai patrimonio acquisito. C’è un perché: ai cristiani nei primi secoli interessavano le scelte e il messaggio centrale di Gesù, non tanto i suoi dati anagrafici. La carta d’identità che i vangeli di Luca e Matteo ci forniscono è teologica, cioè costruita per darci un insegnamento. Che cosa possiamo sapere sulle origini di Gesù? Matteo e Luca, come si può leggere all’inizio dei due vangeli, ci riportano due racconti leggendari molto diversi. In Matteo il protagonista umano è Giuseppe, in Luca è Maria.

Il teologo e biblista Ortensio da Spinetoli, grande studioso di queste pagine evangeliche, scrive “La storia che gli evangelisti raccontano è immaginaria. I fatti così narrati non sono mai accaduti” (Il vangelo di Natale, Borla, pag. 5). Gesù non è una leggenda, un personaggio mitologico, un’invenzione… ma i modi con cui si parla della sua nascita sono simili a quelli con cui si narrano le nascite dei “personaggi religiosi” dell’antichità. La nascita “straordinaria” (da una vergine, da una sterile, con fecondazione divina) è un genere letterario diffusissimo nell’antichità e i racconti della nascita e dell’infanzia di Gesù vanno letti in quel contesto culturale e letterario; “storie teologiche”, leggende che si prefiggono di proiettare sulle origini di Gesù una luce straordinaria.

Con questo “linguaggio del meraviglioso” gli autori antichi, esattamente come i nostri evangelisti, intendono dirci che questi “personaggi” sono stati dotati da Dio di una missione particolare: queste persone sono per noi un punto di riferimento, un dono straordinario di Dio. Ecco che, per sottolineare l’importanza di queste persone e del loro messaggio, gli autori antichi proiettano una luce particolare sulle loro origini.

Luca e Matteo si adeguano a questo genere letterario, tipico del loro tempo, e lo usano per trasmetterci un messaggio molto concreto: “Gesù è un grande dono di Dio fatto all’umanità. La sua vita e la sua fede in Dio sono per noi molto importanti”. Scrivono questi vangeli per invitare gli uomini e le donne del loro gruppo e del loro tempo a prendere sul serio la vita e il messaggio di Gesù. Lo scopo è quello di segnalarci la funzione singolare e la missione unica che Dio ha affidato a Gesù…. Chi legge questi brani come una cronaca li travisa e non scopre il messaggio che essi intendono comunicarci.

Quando Gesù nacque non se ne accorse nessuno, non ci fu nessun svolazzo d’angelo, nessun viaggio di pastori. Due giovani sposi accoglieranno questo figlio come un nuovo dono di Dio.

Le due leggende sono assai diverse (in Matteo è centrale la figura di Giuseppe mentre in Luca è protagonista Maria), ma esse vogliono illustrarci quale dono Dio ci abbia fatto regalando al mondo quel Gesù che nasce a Nazareth, nella casa di Maria e Giuseppe, in una famiglia con quattro fratelli e delle sorelle, come i testi greci dei vangeli ci documentano senza ombra di dubbio: la madre è Maria, che appare in primo piano, mentre il padre è Giuseppe… Se in Marco 6, 3 il secondo evangelista collega Gesù alla madre: “Non è forse il figlio di Maria?”, Matteo, Luca e il Quarto Vangelo attestano un interrogativo diverso: “Non è costui il figlio del falegname (Matteo 13, 55), di Giuseppe (Luca 4, 22 e Giovanni 6, 42)? Della madre e dei fratelli di Gesù ci parla Marco (3,31).

Il biblista cattolico Giuseppe Barbaglio documenta che si tratta di “una famiglia numerosa. In Marco 6, 3 i compaesani si stupiscono della sua sapienza: ‘Non è costui il falegname, il figlio di Maria e il fratello di Giacomo, Ioses, Giuda e Simone? E le sue sorelle non sono qui presso di noi?’. Così pure troviamo in Matteo 13, 55-56. Il greco del Nuovo Testamento non permette di tradurre cugini anziché fratelli […] in realtà il vocabolo greco adelphós indica sempre, senza eccezioni, fratello di sangue, almeno fratellastro” (Gesù ebreo di Galilea, Edizioni Dehoniane, pagg. 119 – 128).

Giuseppe, inoltre, non era quel vecchietto che l’iconografia, per avvalorare la leggenda della nascita verginale di Gesù, ci ha mostrato. La scappatoia di coloro che parlano di cugini è priva di senso: il greco del Nuovo Testamento ha parole diverse per indicare il cugino (anepsios). Lo studioso M. Goguel, con mille altri, conclude: “Per la storia non esiste il problema dei fratelli di Gesù: esiste solo per la dogmatica cattolica” che ha voluto fare della leggenda della verginità di Maria un fatto biologico anziché simbolico. Dunque Gesù nasce in una normale famiglia con tutta probabilità a Nazareth.

La leggenda teologica non vuole cancellare questo dato storico, ma intende, attraverso un linguaggio poetico e mitico, suscitare in noi un inno di lode a Dio di cui Gesù è stato il testimone per eccellenza. Nei racconti di Luca e di Matteo Gesù viene fatto nascere a Betlemme per dirci che egli è l’erede delle promesse messianiche legata a Davide, nato a Betlemme.

Si tratta quindi di valorizzare questi racconti leggendari che servono a fissare il nostro sguardo e orientare il nostro cuore verso la persona di Gesù, la sua vita, la sua fiducia in Dio, la sua testimonianza. Non c’è nessun “divin bambinello” da adorare, nessuna mangiatoia davanti alla quale perderci in facili emozionalismi. Semmai queste leggende, con il loro commosso richiamo alla semplicità e alla sobrietà, possono dirci quali furono l’orientamento e l’itinerario molto concreto della vita di Gesù. Ma non ricordiamo adeguatamente, come suoi discepoli, il maestro e profeta di Nazareth se ci limitiamo a qualche commozione davanti al presepe.

Natale può suscitare in noi una emozione positiva se essa sfocia in una decisione: voglio orientare e continuamente riorientare la mia vita sulle tracce di Gesù. Questa è la poesia feconda e costruttiva del Natale che mi spinge a lottare ogni giorno, a lavorare umilmente ogni giorno, a pregare ogni giorno perché anche la mia piccola vita e le nostre comunità si convertano alla fiducia in Dio e alla solidarietà. Parlando delle origini, questi racconti in realtà vogliono richiamare la nostra attenzione sulla vita storica di Gesù, sul suo insegnamento. Nel linguaggio del loro tempo ci richiamano a non trascurare la persona, le scelte, l’insegnamento di Gesù. Per Luca e per Matteo Gesù è un regalo che Dio ha fatto all’umanità, un grande dono: ecco il significato del “meraviglioso”.

Noi siamo tentati di mettere da parte, di sottovalutare il messaggio di Gesù e, invece, questi testi ci richiamano all’esigenza di dare peso al vangelo. Non ci interesserà più allora sapere come è nato Gesù… Ci interessa, invece, far nascere in noi la fiducia in Dio che ha sostenuto tutta la vita contro corrente di Gesù. Ci interessa scoprire che quell’uomo chiamato Gesù di Nazareth è realmente vissuto in quella terra che oggi chiamiamo Palestina come un vero credente in Dio e un vero profeta di giustizia. Vivere il Natale significa dunque entrare nel cammino di Gesù

Vivo un Natale da cristiano/a se faccio nascere e rinascere continuamente in me e attorno a me l’impegno per una società più giusta, nonviolenta, senza discriminazioni. Questa è stata la storia vera di Gesù; lui ha lottato tutta la vita contro i pregiudizi, perché la fraternità e la sororità diventassero lo stile di vita quotidiana al posto del dominio, delle disuguaglianze, delle emarginazioni.

Se gusteremo in questi giorni un po’ di riposo, se avremo momenti di dialogo e di convivialità semplice e gioiosa, se sapremo sostare un po’ in silenzio e in preghiera, potremo ricavarne un gran bene. Sarà un’occasione per ricollocare più in profondità e per rilanciare con maggiore coerenza a partire da noi la voglia di generare relazioni nuove, per non abbandonare né il sogno né l’impegno per un mondo altro.

Dio ancora una volta ci ricorda, attraverso la figura di Gesù, che è possibile orientare la nostra vita verso un mondo più giusto e felice anche a piccoli passi, anche con le piccole possibilità che ci offre la nostra esistenza quotidiana.

Paolo Sales

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