4 dicembre – 2^ domenica di Avvento

Nelle acque del Giordano

In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: “Voce di uno che grida nel deserto. Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano. Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile» (Matteo 3, 1-12).

La descrizione dell’ attività di Giovanni lungo le rive del Giordano è presente in tutti i Vangeli e negli Atti degli Apostoli e la storicità  della sua figura è dimostrata dagli scritti di Flavio Giuseppe. Giovanni era un profeta ebreo che viveva nel deserto in povertà ed essenzialità e che si rivolgeva a tutti e in particolare ai peccatori e agli ultimi.

Egli proponeva un’ immersione nelle acque del fiume che aveva un significato molto diverso dalle abluzioni di purificazione, così frequenti nella cultura ebraica, effettuate ad esempio prima di partecipare al culto per liberare l’individuo dalle impurità rituali derivate dal contatto con sangue mestruale o alimenti quali la carne di maiale.

L’immersione nelle acque del Giordano proposta da Giovanni differiva anche dal battesimo dei proseliti quale rito iniziatico o di inserimento e appartenenza ad una comunità.  Il suo “battesimo” aveva un carattere penitenziale, era il segno di una purificazione interiore, una “metanoia”, un cambiamento dello stile di  vita che implicava un impegno delle persone a modificare il proprio operato in sintonia con la legge e cercando la giustizia. 

Giovanni era un profeta escatologico, annunciatore di un evento che avrebbe cambiato il mondo.  Egli operava al di fuori della struttura religiosa giudaica e richiamava alla consapevolezza e responsabilità individuale contro la presunzione di sentirsi a posto per aver seguito la ritualità delle prescrizioni del Tempio  “…e non crediate di poter dire fra voi: abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre”.

E’ la stessa ottica della predicazione di Gesù che parlava della necessità di un’adesione personale e intima al “regno di Dio”. E’ significativo il fatto che l’attività di Giovanni sia descritta nei Vangeli come preparatoria alla missione di Gesù e che le loro vie siano intrecciate.

Luca, nei racconti dell’infanzia, immagina la nascita di Giovanni quale figlio unico del sacerdote Zaccaria, allevato nel tempio e predestinato a essere lui stesso sacerdote. La sua missione di predicazione nel deserto si configurerebbe quindi come una rottura con la tradizione e con le rigide regole della legge ebraica.

Sempre nei racconti di Luca si prospetta che Giovanni e Gesù fossero parenti e che il loro incontro fosse avvenuto addirittura prima della nascita, alla visita di Maria ad Elisabetta. “ Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo” (Lc 1,39-45).

La tradizione evangelica non ha riportato i discorsi di Giovanni se non con pochi accenni, ma da quel che si può intuire la sua predicazione ha orientato il pensiero di Gesù.  Se noi, abbandonata e portata alla luce l’ideologia polemica e apologetica che fece del Battista il “precursore di Gesù” (i discepoli e gli autori dei vangeli vollero far vedere che Gesù era migliore del Battista), vediamo Giovanni nella sua storicità, il quadro si illumina.

Egli è stato il maestro di Gesù che lo ha “segnato” in profondità. E’ il Battista che ha acceso in lui la fiamma della libertà dal legalismo e il senso dell’urgenza della conversione come cambiamento del cuore e delle opere.

Probabilmente, nel cammino di ricerca di quale fosse la propria missione, Gesù è stato seguace di Giovanni anche se non sappiamo per quanto tempo, se saltuariamente o se condividendo magari a lungo la vita nel deserto. Secondo l’evangelista Giovanni, Gesù e i suoi discepoli hanno praticato a loro volta il battesimo dei peccatori.

Gesù ha colto dallo stile di vita e dalla  predicazione di Giovanni  la necessità di interiorizzare lo spirito della legge e  di seguire la “via della giustizia” (Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.  Mt 21, 32).

Gesù nel suo insegnamento  ha sviluppato il messaggio del “Regno di Dio” non come un evento da attendere (“..il regno di Dio è in mezzo a voi” Lc 17, 21; “Il regno del Padre è invece dentro di voi e fuori di voi”  Vangelo di Tommaso n. 3), ma come un possibile modo di esistenza quotidiana, nello spazio temporale della vita di ciascuno, al cospetto di Dio creatore e con un rinnovamento delle relazioni tra uguali e fratelli.  Per essere fedele a questo messaggio ha messo in gioco la propria vita.

Nel brano di Matteo 3, 1-12  alcune espressioni mi sembrano pregnanti e offrono spunti di riflessione che toccano la nostra quotidianità.

– “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”.  Se vivere nel Regno, qui ed ora, vuol dire sentire la presenza di Dio come Padre che crea e regge l’universo in ogni istante e che ha messo le ricchezze del mondo a disposizione di tutti perché siano conservate e condivise nella giustizia, è per la realizzazione della giustizia e della fratellanza che dobbiamo lottare cominciando dalle piccole cose che ci sono vicine nel quotidiano. Mai come in quest’ultimo periodo c’è bisogno di sentirci “nel Regno”.

–  “…ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco”. In Matteo 7, 17-21 Gesù dice “ Così ogni albero buono produce frutti buoni… Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio.,   L’accento è posto sulla testimonianza concreta della propria fede nel Regno come il Battista e Gesù hanno fatto. Non appartengo al Regno  se la mia principale preoccupazione è la ricerca dei beni e delle comodità e se passo accanto a chi soffre per un’ ingiustizia e non cerco di intervenire. Non appartengo al Regno se mi sento a posto nel progetto di condivisione e fratellanza mandando una volta all’anno un’offerta  per il terzo mondo. Non appartengo al Regno se mi sento sicuro nella struttura avvolgente della chiesa gerarchica.

– “.. non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre”.   Adriana Zarri a commento di questi versetti scrisse:  “Dai sassi, dai rovi, dai miscredenti, dai peccatori: da tutti i pubblicani della terra può far sorgere figli di Abramo e della Chiesa, a confusione di noi farisei che ci crediamo superiori. «Extra ecclesia nulla salus», un tempo si diceva; ma quali sono i confini della Chiesa? Non certo quelli della Città del Vaticano e neanche delle cattolicità censite e conosciute. Al di là delle statistiche, del diritto canonico, dei registri parrocchiali, c’è il libero Spirito di Dio che alita dove vuole: c’è una Chiesa più vasta che solo lui conosce.

Vilma Gabutti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *