13 novembre – 33^ domenica del T.O.

Fiducia in Dio e responsabilità

Alcuni gli fecero notare come il tempio fosse adorno di belle pietre e di doni votivi, ed egli disse: «Verranno giorni in cui di tutte queste cose che voi ammirate non sarà lasciata pietra su pietra che non sia diroccata». Essi gli domandarono: «Maestro, quando avverranno dunque queste cose? E quale sarà il segno che tutte queste cose stanno per compiersi?» Egli disse: «Guardate di non farvi ingannare; perché molti verranno in nome mio, dicendo: “Sono io”; e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro. Quando sentirete parlare di guerre e di sommosse, non siate spaventati; perché bisogna che queste cose avvengano prima; ma la fine non verrà subito». Allora disse loro: «Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno grandi terremoti, e in vari luoghi pestilenze e carestie; vi saranno fenomeni spaventosi e grandi segni dal cielo. Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe, e mettendovi in prigione, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Ma ciò vi darà occasione di rendere testimonianza. Mettetevi dunque in cuore di non premeditare come rispondere a vostra difesa, perché io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri avversari non potranno opporsi né contraddire. Voi sarete traditi perfino da genitori, fratelli, parenti e amici; faranno morire parecchi di voi; e sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma neppure un capello del vostro capo perirà. Con la vostra costanza salverete le vostre vite. (Luca 21, 5-19)

Ognuno/a faccia la sua parte

Quando venne redatto il vangelo di Luca, oltre cinquant’anni dopo la morte e risurrezione di Gesù, la comunità aveva potuto vivere la distruzione del tempio da parte delle truppe romane. Tutto venne raso al suolo, causando un grande sconcerto e un profondo dolore. Questo duro evento sembrò la fine del mondo per tutti i giudei, cristiani compresi. Anche se la presentazione di un movimento di Gesù, costituito da martiri continuamente perseguitati, più che alla storia appartiene all’apologetica, è evidente che i discepoli del nazareno non avevano vita facile quando Luca scriveva il vangelo.

Anche Gesù, nei giorni della sua vita quotidiana con i discepoli, certamente aveva fatto notare quanta opposizione incontrasse il suo messaggio. E anche la sua condanna a morte evidenzia in modo chiaro questa realtà. Anche ora, al tempo di Luca, si registravano abbandoni, stanchezza, tensioni interne alle varie correnti giudaiche e rapporti difficili con le sinagoghe che si continuavano a frequentare.

Ma, in questo momento di grande precarietà e difficoltà, i due versetti che concludono questo brano: “Neppure un capello del vostro capo andrà perduto” sembrano contrastare quanto descritto negli altri. Luca, mentre tutto crolla, usa un’immagine di rara efficacia, esprimendo una straordinaria fiducia in Dio.

Ma “fiducia in Dio” non significa dispensarci dal fare la nostra parte. Luca infatti non giustifica chi pensa che la fiducia in Dio significhi dormire sonni tranquilli, tanto fa tutto Lui… e aggiunge: “Con la vostra costanza salverete le vostre vite”. Non c’è fiducia in Dio che ci dispensi dal fare la nostra parte. Nessun altro/a può fare al mio posto quello che posso fare io!

La fine del mondo

Siamo soliti parlare della “fine del mondo”… invece Gesù e Luca ci parlano della “fine degli abitanti della terra”, autorizzandoci a distinguere il destino dell’umanità da quello dell’intero creato, di cui non siamo che una parte.

Così, quando muoiono un uomo o una donna, quello è l’“ultimo giorno” per loro. E così non è troppo arduo immaginare che la china su cui ci stanno facendo precipitare l’ingordigia, la competizione, la voglia di dominare, le guerre, i disastri ambientali, i mutamenti climatici… possa condurre all’ultimo giorno dell’umanità… che si trasformerà in molecole chimiche che alimenteranno nuove e diverse forme di vita. Quanta paura abbiamo di morire!

In questo brano mi sembra di “leggere”la storia attuale, anzi, tutta la storia “cristiana” che più o meno conosciamo: le persone più deboli, gli ultimi della terra, i senza cibo e senza acqua… stanno già facendo i conti con la fine del mondo.

Palestinesi assassinati o deportati… desaparecidos… donne violentate e poi uccise… civili innocenti bombardati… vittime di calamità cosiddette naturali, ma che in realtà sono causate da scelte umane che privilegiano i profitti… uomini e donne che si ribellano alla mafia sfidando la condanna a morte… e l’elenco sarebbe troppo lungo… tutte queste persone stanno già vivendo in prima persona l’orrore causato dai potenti di questo mondo, stanno subendo violenza sulle loro vite e sui loro corpi.

Sì, questa è per loro la fine del mondo, la fine delle speranze, la fine delle loro fragili vite… Se ascoltiamo i loro racconti, attraverso le loro parole, le loro grida, i loro sguardi, le loro denunce, le loro richieste di aiuto… ci accorgiamo che sono in sintonia con quanto descritto dal brano commentato.

Complicità delle chiese

Spesso anche le chiese cristiane, ma soprattutto le gerarchie di queste chiese, si dichiarano perseguitate e vittime di un mondo pagano o comunista, soprattutto quando viene loro detto che godono di ricchezze antievangeliche e di privilegi ingiusti, conseguiti in seguito a pratiche di persecuzione, di conquiste e di crociate terrificanti.

Ripercorrendo la storia, ci si può accorgere quanto dolore abbia procurato agli “ultimi” e alle “senza voce” la pratica “catto-cristiana” di convertire tutti all’unica verità: le bolle papali che benedivano i feroci conquistatori delle terre degli indios perchè con loro veniva portata civiltà e fede cattolica, i roghi dell’inquisizione che ha messo a tacere secoli di pratiche di cura delle donne… le persecuzioni avvenute in nome di una ortodossia che voleva sconfiggere l’eresia…

E che anche oggi continua a perseguitare ed emarginare teologi e teologhe dissenzienti, separati/e e divorziati/e, gay e lesbiche…

Come fa a sentirsi emarginata una religione che ogni giorno sta in primo piano in TV, che pratica svariate forme di un potere immane? Sicuramente anche molti cristiani e molte cristiane hanno nei secoli subito emarginazioni e persecuzioni “a causa del vangelo”, ma molto più spesso le “persecuzioni” sono venute in nome di un’ortodossia che voleva sconfiggere l’eresia o come conseguenza di una mentalità di concorrenza religiosa. I fondamentalismi di casa nostra non hanno nulla da invidiare ad altri fondamentalismi.

Non rimarrà pietra su pietra

E’ il “sistema” religioso di potere, visibile nel tempio di Gerusalemme, che Gesù critica e condanna: non il tempio come luogo di culto e di preghiera, che Gesù stesso frequentava, ma come luogo di potere, di formalismo, di garanzia di salvezza, di detenzione della verità, dell’unica verità.

Come avviene oggi per il Vaticano e la gerarchia ossequiosa, che giudica e condanna coloro che vivono nella ricerca della giustizia, nella fatica quotidiana, nella consapevolezza della provvisorietà e della creaturalità e che non riconoscono a questa chiesa gerarchia alcun potere ricevuto da Dio. Quando il tempio, cioè l’istituzione religiosa, si erige a sistema e presume di vestirsi dei panni divini, allora è giunto il momento di rifiutare l’idolo.

Molte donne e molti uomini finalmente non accettano più una “chiesa sistema” che presume di parlare in nome di Dio, di avere a sua disposizione la distribuzione della salvezza, di possedere le chiavi per aprire e chiudere ogni porta e sciogliere ogni enigma, che disegna con impressionante precisione le mappe del bene e del male.

Il fatto che in questo “tempio-chiesa” le pietre cadano una dopo l’altra e l’edificio-sistema, per quanto finanziato e difeso, mostri le crepe, davvero potrebbe essere un grande dono di Dio. Forse è giunto il tempo di lasciare che questo sistema di potere e di morte si sgretoli, non prestandoci più a sostenerlo impegnandoci in faticosi piccoli cambiamenti, che ben presto vengono resi inoffensivi dal potere che si ricostruisce.

Il solito catechismo, fatto di demoni, di angeli custodi, di dogmi astratti, di una morale maschilista e precettistica… enuncia dottrine, pregiudizi, “verità infallibili” largamente scadute e serve per lo spettacolo, per il video, ma non alimenta i cuori.

Togliamo il nostro consenso, viviamo la nostra sequela di Gesù e il nostro impegno nella costruzione di piccole realtà comunitarie in ricerca, con semplicità, ma anche con un profondo spirito di libertà. Lavoriamo dal basso con gioia e perseveranza, togliamo dal nostro cuore ogni forma di rapporto gerarchico, mettiamoci in cerchio, facciamo risuonare di nuovo la freschezza e la radicalità del Vangelo, fuori dalle prigionie del potere e dalle gabbie sacrali.

E’ giunto il tempo di inaugurare ricerche, predicazioni, pratiche e culti che non puntellino il tempio cadente, ma creino linguaggi e spazi nuovi. E’ l’amore di Dio che ci pervade, è il Suo Spirito che ci sospinge al cambiamento, alla conversione, a stili di vita sempre più basati sull’amore, sulla giustizia, su pratiche di relazioni fatte di vero dialogo e rispetto reciproco.

Carla Galetto

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