2 ottobre – 27^ domenica del T.O.

Aumenta la nostra fede

Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». (Luca 17, 5-10).

Gesù sta percorrendo il cammino dalla Galilea verso Gerusalemme. Fermandosi nei villaggi  incontra molta gente, compie guarigioni, ma soprattutto parla con i discepoli, illustra loro il suo messaggio con le parabole: è il periodo in cui sta formando il gruppo e lo sta consolidando.

Leggendo il racconto di Luca possiamo immaginare che l’insegnamento sia sembrato duro ai discepoli, Gesù aveva parlato di evitare gli scandali e di saper perdonare “… non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”. Di fronte a queste sollecitazioni i discepoli si rendono progressivamente conto di come sia difficile seguire il messaggio e che senza un aiuto non ce la possono fare, sorge quindi spontanea la richiesta  “Aumenta la nostra fede”.

Gesù conferma che hanno capito l’essenziale perchè la strada per realizzare qualsiasi progetto è solo quella della fede: “se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe” o secondo Matteo  (Mt 17, 20)  “… se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile”.Tutti abbiamo sperimentato che, se si crede veramente in una iniziativa e se c’è passione,  tutte le difficoltà possono essere superate più facilmente, anche le cose che sembrano impossibili si possono realizzare.

Nel suo messaggio però Gesù chiede di più: non solo passione, ma l’impegno totale nella visione chiara del “regno di Dio” da realizzare “qui ed ora”.

Per Gesù la fede in Dio non è un credere teorico nell’esistenza  di un motore unico, salvatore e giudice del popolo ebraico e di tutto il mondo. Gesù ha maturato una comprensione di Dio che ha superato quella dell’ebraismo: la sua sapienza non deriva tanto dallo studio e dai libri ma dalla profondità della sua coscienza e dalla sua visione teologica e insieme antropologica.

Il Dio dei padri che Gesù aveva imparato a conoscere nella sinagoga era “il Dio degli eserciti”, un Dio fedele e misericordioso con quelli che lo temevano, ma severo e vendicativo con i nemici di Israele o con chi  non rispettava la legge. Nel libro “Gesù di Nazaret” Ortensio da Spinetoli dice: “L’esperienza più singolare, unica di Gesù, è quella che egli ha fatto di Dio, Padre pieno di amore per tutti, buoni e cattivi, israeliti e gentili”. Questo è il messaggio centrale e originale che egli ha trasmesso: Dio è abbà,  abbà di tutti e tutti hanno lo stesso diritto alla felicità.

Parlando del “regno di Dio”, Gesù intende un rinnovamento delle relazioni dell’uomo con i suoi simili.  Dio è amore e  il suo regno altro non è se non la condizione ideale della comune esistenza nel creato. Essere nel regno è soprattutto sentire che Dio regge l’universo da sempre e in ogni istante,  ma è “discreto” e “latitante” perchè ha scelto la libertà dell’uomo e ha messo tutto nelle sue mani.

Solo se si intuisce la presenza amorosa del Padre e ci si affida, solo se si crede che le ricchezze del mondo sono a disposizione di tutti in quanto fratelli e uguali si può “perdonare settanta volte sette”, spartire i beni con gli altri e seguire progetti di giustizia e condivisione.

I discepoli chiedono al maestro di rafforzare la loro fede.  Come si rafforza la fede?  Non è una prerogativa che viene attribuita a qualcuno e che lo fa diventare cittadino del regno, è un “granellino di senape” che deve essere seminato e fatto crescere.

In un altro passo del vangelo di Luca (Lc 13, 18-21) Gesù usa la metafora della senape e dice “A che cosa paragonerò il Regno di Dio? E’ simile ad un granellino di senapa che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto ed è diventato un arbusto”.  La fede non è statica, ma deve essere accresciuta e coltivata di giorno in giorno.

Anche Gesù ha coltivato la fiducia nel Padre, ha potenziato ogni giorno la consapevolezza del suo messaggio e della sua missione ritirandosi spesso in solitudine a riflettere e pregare.

Gesù aumenta la fede dei suoi discepoli approfondendo con loro il suo messaggio, usando parabole e metafore per illustrarlo, ma soprattutto dimostrando loro con le sue opere che cosa si intende per regno di Dio.

I discepoli vedono che ogni giorno Gesù accoglie i poveri, i lebbrosi, i peccatori, ma anche i centurioni romani, gli stranieri perché tutti sono uguali e fratelli e sono amati dal Padre, vedono che è sempre coerente con il suo messaggio e lo sarà fino alla condanna a morte. La fede è incarnata nella vita, quello che facciamo è l’espressione della nostra fede.

Gesù dirà  “…ogni albero buono produce frutti buoni ….Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere” (Matteo 7,15-20).

Ognuno di noi deve coltivare il proprio “ granello di senape” ogni giorno con gli stessi strumenti: la preghiera e la riflessione, l’approfondimento della conoscenza di Gesù e del suo messaggio, il riconoscimento delle opportunità di crescita che ci sono offerte durante la vita di tutti i giorni.

Vilma Gabutti

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