7 agosto – 19^ domenica del T.O.

La salvezza viene dalla solidarietà e dalla condivisione

Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate.” Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”. Il Signore rispose: “Qual’ è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico lo metterà a capo di tutti i suoi servi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevole di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più ( Luca, 12, 32-48 ).

Diamo prima una rapida lettura dell’intero capitolo, per inquadrare meglio il brano che ci viene proposto oggi.

Gesù sta parlando di questioni “grosse” (1-12) e un tale lo interpella per una eredità. Ecco, dice Gesù, l’avidità impedisce di condividere perfino l’eredità con il proprio fratello (13-15). Alla questione giuridica sono preposti tribunali e giudici; il regno dell’Amore esige comportamenti di condivisione che rendano inutili i tribunali (58-59). Cercate prima di tutto il Regno di Dio e tutto il resto, lo star bene e avere il necessario, ne sarà un frutto conseguente, perchè reciprocità e condivisione garantiscono il necessario a ogni persona che viene al mondo (22-34). Altrimenti saremo puniti/e: la vita diventerà un inferno e non sarà Dio che ce ne tirerà fuori (35-48).

L’inferno, in realtà, ce lo costruiamo con le nostre mani, praticando l’ipocrisia (v 1), l’ingordigia (v 15), l’ingiustizia (v 45): è in questa vita che dobbiamo cambiare, mentre stiamo andando verso il giudice definitivo, contro la cui sentenza non c’è appello (58-59). Il Vangelo, non solo quello di Luca, ci dice che abbiamo una luce, forte come il fuoco, ad illuminare le nostre scelte: è la parola di Gesù (49-53). Starci o non starci, seguirla oppure osteggiarla, è una scelta che tocca a ciascuno e ciascuna di noi, è nelle nostre possibilità, come ci dice chiaramente il v 57.Su questa terra, nella nostra vita

E veniamo al nostro brano specifico. C’è una lettura del linguaggio biblico-evangelico che, nei secoli, ha finito per creare un sacco di equivoci: dal fatalismo magico al giustificazionismo più sfacciato. Quando anche in bocca a Gesù vengono messe, ad ogni pagina, espressioni come “il Padre vostro che è nei cieli”, ecco che “un tesoro che non viene meno nei cieli” diventa facilmente una proiezione ultraterrena: se diamo in elemosina ciò che possediamo andremo in paradiso. E’ così che ci si “arricchisce dinanzi a Dio” (v 21).

Quando i preti a chi frequenta le funzioni sacre raccomandano solidarietà reciproca ed elemosina, nascono associazioni tipo san Vincenzo, coordinati da qualche pia donna capitalista e moderatamente generosa di una piccola parte del proprio superfluo… Invece Gesù non parla solo a chi è religioso/a praticante, tanto che non risponde neppure alla domanda di Pietro: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?” (v 41), ma conclude: “A chi molto fu dato molto sarà domandato” (v 48).

Gesù parla al “piccolo gregge” di chi lo segue e lo ascolta: il messaggio evangelico non è rivolto solo ai dodici o ai settantadue che lo accompagnavano in giro per le strade e i villaggi della Palestina. Tutti gli uomini e tutte le donne che vengono al mondo, a qualunque cultura appartengano e qualunque religione pratichino, sono “figli e figlie di Dio”, per usare il linguaggio biblico. Dunque le parole di Gesù, il suo invito alla solidarietà e alla condivisione, a vendere ciò che possediamo e a darlo in elemosina, sono un invito universale, di altissima politica e giustizia distributiva.

Questa è la strada del “Regno” (v 32), quello dell’amore che è la volontà, la legge, del Dio che sta “nei cieli” e secondo la quale soltanto dobbiamo cercare di arricchire. Non è forse vero che una relazione d’amore, forte e tenace, ti riempie di una felicità tale che la chiami spontaneamente “il vero, pieno, ben-essere” e non ti fa pensare neppure per un attimo alla necessità di accumulare ricchezze, cose, denaro?

Politica universale

Proviamo a leggerle così, allora, le parole di Gesù: rivolte a tutti e a tutte, per una vita felice su questa terra, nei giorni in cui siamo in cammino verso il tribunale del Giudice finale. Il giudizio finale, come quello suggerito dalla parabola dei vv 35-48, non è (così la penso io) l’invio al paradiso o all’inferno rispettivamente dei buoni e dei cattivi. Questo è un immaginario retorico e catechistico che ci può dire: è “da Regno di Dio” chi cerca di praticare quotidianamente la giustizia richiesta dall’amore, la solidarietà e la condivisione.

Chi vive diversamente, con avidità e ipocrisia, accumulando ricchezze a danno dei più poveri, non ha ancora capito che la vita “non dipende dall’abbondanza” di beni posseduti (v 15). Chi vive così è “insensato, senza cervello” (v 20), perchè non cammina sulla strada giusta. Che non è quella che porta al paradiso dopo la morte, ma quella che costruisce il regno dell’amore su questa terra, nella nostra vita.

Questo è un discorso politico, per una buona amministrazione quotidiana delle relazioni e della vita sociale; che diventa un inferno, costruito con le nostre mani, quando domina il denaro, l’accumulazione, la speculazione finanziaria, la rendita, l’economia dei dividendi agli azionisti invece che del lavoro dignitoso per tutti e tutte, del valore crescente delle azioni in borsa a fronte di un’occupazione calante… e via elencando.

La salvezza viene dalla solidarietà e dalla condivisione: smettiamo di chiamarla “elemosina”. A chi vive nella precarietà non possiamo dire: non aver paura, sciopera! E’ ai vertici delle confederazioni sindacali che dobbiamo parlare senza paura, dicendo loro: smettetela di aver paura e di seminare cultura di paura!

E’ solo con la solidarietà e la condivisione che verremo fuori dall’ingiustizia e dai ricatti. Ma solidarietà e condivisione devono essere praticate da tutti, compresi i padroni, gli industriali, i politici, i governi, i gerarchi religiosi… A tutti è rivolta la parola di Gesù. Da questa pratica viene la salvezza per tutti e tutte e per tutto il creato.

Beppe Pavan

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