31 luglio – 18^ domenica del T.O.

La nostra responsabilità

Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio» (Luca 12, 13-21).

Questo brano di Luca non si trova negli altri sinottici, è però presente nel vangelo di Tommaso (Loghion 63). Luca lo ha posto prima del discorso di Gesù sui beni terreni (Lc 22-34) che si trova anche in Matteo (Mt 6, 25-31).

L’antefatto è la richiesta di intervento di Gesù come giudice nella disputa tra due fratelli per la divisione di un’eredità. Gesù si schemisce, ancora una volta il suo ruolo era frainteso, non è stato inviato per fare il giudice o l’avvocato, ma quale profeta del Regno di Dio. La parabola che Gesù racconta riporta l’attenzione al fulcro del suo messaggio, all’essenza delle cose e al profondo significato della nostra esistenza.

Allora come adesso, il problema del possesso dei beni terreni è molto importante tanto da dividere spesso anche fratelli e parenti stretti. Con la parabola dell’uomo che progetta come custodire un buon raccolto e a cui viene ricordato che potrebbe non avere tempo per goderlo Gesù mette in luce i due aspetti fondamentali del problema: l’accumulo delle ricchezze può produrre ingiustizia sociale e allontana dalla relazione con Dio.La ricchezza non dà felicità. La serenità e la sicurezza di una persona non dipendono dai suoi possedimenti, anche se abbondanti. Chi si appoggia su di essi per una vita felice, investe falsamente.

Il vangelo di Luca prosegue e Gesù dice: “… Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete….Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro…

Se dunque Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo ansia… di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. (Luca 12, 22-28)

Ultimamente ho ripensato spesso a queste parole perché ogni giorno nel lavoro che faccio (mi occupo di aiutare persone, prevalentemente straniere, a trovare lavoro) ascolto donne e uomini che sono drammaticamente preoccupati “con l’animo in ansia…” per non riuscire da mesi a trovare un’occupazione dopo essere stati licenziati, preoccupati per quello che mangeranno, per la casa da cui sono sfrattati perché non possono più pagare l’affitto, angosciati perché non sanno dove dormiranno o come potranno mandare i figli a scuola o per il permesso di soggiorno in scadenza.

Molte di questi migranti hanno lasciato il loro paese, ad esempio l’Africa, l’America Latina o l’Afganistan, perché le condizioni di vita lì erano molto difficili o era in pericolo la loro sopravvivenza. Voglio ricordare che il mondo industrializzato ha sistematicamente sfruttato i loro paesi nativi e accumulato ricchezza a loro danno.

Giunti, dopo viaggi spesso difficili, in un cosiddetto paese ricco e industrializzato…. purtroppo sono nuovamente disperati.

Sono arrivati in Italia che non è certo il più ricco dei paesi occidentali (infatti è solo al 21°posto come reddito pro capite) dove il 10% delle famiglie detiene la metà della ricchezza totale e dove sta aumentando la diseguaglianza sociale e la disoccupazione giovanile.

Comunque gli italiani appartengono a quel 20% dell’umanità che mangia due volte al giorno, che ha l’acqua in casa, che può andare a scuola e che si accaparra l’83% dei beni della terra, mentre il 19 % della popolazione mondiale vive con meno di un dollaro al giorno.

Come è possibile in una situazione di indigenza alzare gli occhi al cielo e non essere angosciati, indignati e senza speranza? Gesù dice: “ …ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno”. Dobbiamo ritornare al messaggio del Regno e al senso dell’ “arricchire davanti a Dio”.

Il Padre conosce i bisogni dell’uomo, ha creato e sostiene un mondo pieno di ricchezze e ce lo ha affidato lasciandoci liberi di utilizzarle e di condividerle. Dio non interviene: è lasciato a noi, alla nostra intelligenza sfruttare le ricchezze della terra, distribuirle con giustizia oppure distruggerle come facciamo con l’inquinamento e con gli sprechi oppure accaparrarle egoisticamente sfruttando e derubando altri uomini.

Il Regno di Dio è costruito sulla giustizia e sulla condivisione, “arricchire agli occhi di Dio” vuol dire credere nel Regno e sentirsi alla presenza di Dio, riconoscere che i beni sono un dono per tutti, che non siamo soli ma che è possibile vivere con gioia con uguali e fratelli spartendo con loro le risorse che ci sono offerte.

Dice Gesù: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”( Luca 12:32-34).

Vilma Gabutti

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