24 luglio – 17^ domenica del T.O.

Una preghiera sempre attuale

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!». (Luca 11, 1-13).

Come spesso ci testimoniano i vangeli, Gesù prega; in questo brano uno dei discepoli, gli chiede di insegnare loro a pregare, così come ha fatto Giovanni con i suoi discepoli. La richiesta, più che imparare una preghiera, sembra di esser quella di imparare un proprio modo di pregare, come se ogni gruppo dovesse avere il suo e unico modo… Ma la risposta di Gesù, chiara e precisa, suggerisce di utilizzare una preghiera che è quella che ha le radici nella loro cultura ed è basata sulla lode a Dio e al suo Regno.

Certo Gesù pregava con parole che rispecchiavano la cultura del suo tempo e quindi anche la sua, ma credo anche che con la sua risposta, Gesù vuole insegnarci il profondo legame che c’è tra la dimensione della gratuità dell’amore che riceviamo dal Padre ed il nostro impegno verso il prossimo, richiamando soprattutto l’attenzione sull’importanza di mantenere un dialogo costante con Dio, e di non stancarsi mai di avvicinarsi alla sua fonte.Pensando a me e alla mia vita, che credo sia stata anche l’esperienza di molti altri e altre, sento di poter dire che questa è stata la prima e più importante preghiera che mi è stata insegnata fin da piccola. Questo ha fatto sì però che in me si radicasse l’immagine di un Dio, di sesso maschile e punitivo che, affiancato ai versetti sulla creazione nel libro di Genesi ed all’aver “timore”, paura, di Dio, mi hanno fatta crescere come se fossi una figlia di seconda categoria e, di conseguenza, in seguito a sentirmi a disagio in quanto donna.

Crescendo ho cercato di approfondire meglio la mia fede attraverso la lettura regolare della Bibbia nei gruppi, in Comunità e nel gruppo donne. Facendo ricerca biblica, ho scoperto che in passato non ci si è sempre rivolti a Dio in un modo soltanto, ma ci sono stati vari modi di credere in una divinità. Questa conoscenza non ha sminuito la mia fede, anzi l’ha rafforzata, e mi ha fatta sentire come riabilitata, alla pari con gli altri figli di Dio, cioè gli uomini.

Ed è grazie al percorso di ricerca e di sorellanza fatto con le donne, che ho imparato a liberarmi da certi stereotipi che mi imprigionavano, ma ciò che è più importante è che “ho liberato” Dio dall’unicità del suo nome. Dio, il Molteplice, non può essere racchiuso nelle gabbie che noi gli costruiamo, noi non sappiamo neanche immaginare la Sua grandezza.

Ora, pur sentendo profondamente mia la preghiera del Padre Nostro, al punto che a volte mi commuovo nel dirla o cantandola, mi sento anche a mio agio se pregando mi rivolgo a Dio chiamandolo con nomi diversi: Madre, Sorgente dell’Amore, Fonte di Vita, Origine di tutto, perché così sento più vicino la Sua presenza nella mia vita quotidiana.

Dalla preghiera e dalla risposta di Gesù, colgo il messaggio che più che imparare un testo preciso, occorre coltivare la relazione continua con il Divino, qualunque sia il nome con cui lo chiamiamo; che è importante riconoscere la nostra creaturalità, il nostro continuo bisogno del Suo Amore e della Sua compagnia; che quello che possiamo fare, riusciamo a farlo solo nella misura in cui cerchiamo di camminare sulla Sua strada, di cui Gesù è stato il testimone per eccellenza ed il nostro precursore.

Gesù invita a pregare con il cuore, a rivolgersi a Dio in una totale libertà, a parlargli della propria vita, senza temere “di importunarLo”.

Ed è proprio in questa direzione, che va l’esempio che Gesù fa sul modo di rispondere o di accogliere la richiesta dell’amico che si presenta di notte, porta l’attenzione sulla disponibilità ad accogliere l’amico bisognoso ed a chiedere finché non si ottiene una risposta positiva al problema.

Nel brano viene detto che l’amico ha bisogno di pane, un alimento primario oltre che necessario; inoltre chi lo chiede lo fa per conto di un altro e lo chiede solo in prestito, cioè conta di restituire ciò che riceverà. Questo mi fa pensare che Gesù voglia dire che c’è bisogno di essere solidali, che è necessario di impegnarsi facendosi carico di problemi che altri vivono, senza aver paura che questo sconvolga la nostra vita o il nostro benessere.

A volte non osiamo tanto chiedere e quando riceviamo un rifiuto, spesso non riproviamo nemmeno a insistere; altre volte, invece, è difficile continuare a chiedere e soprattutto a sperare di essere ascoltati. Ma Gesù invita a chiedere con insistenza, finché quelli a cui si sta chiedendo non cedono.

Ma anche se chi deve dare risposte certe al problema, fa finta di non sentire, o da delle risposte vaghe, noi non dobbiamo pensare di essere esentati dal fare qualcosa. Il nostro impegno per la giustizia non deve trovare sosta, né bisogna stancarsi di chiedere, di cercare delle soluzioni.

Gesù invita a pregare, non perché la preghiera sia qualcosa di magico che fa piovere la soluzione, ma sicuramente perché aiuta a prendere consapevolezza delle proprie potenzialità, aiuta a vedere dove possiamo incidere, pur nella nostra parzialità. E poi pone un grosso accento sulla necessità di affidarci alla Fonte dell’Amore che darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono; non ci da ciò che abbiamo chiesto, ma lo Spirito, cioè la forza, la capacità di saper affrontare le difficoltà che nella vita incontriamo.

La preghiera è comunicare il nostro sentire a Dio, senza che ci sia una formula precisa, ma semplicemente esponendogli il nostro cuore, i nostri pensieri, le nostre gioie ed i nostri dispiaceri… in poche parole, la nostra vita.

Credo che proprio questa affermazione sia l’invito che Gesù fa ai suoi allora e a noi oggi: c’è bisogno di superare gli ostacoli che “proteggono” l’ingiustizia, di osare, di bussare, di insistere, dove è necessario, perché giustizia sia fatta. Per chiedere a Dio lo Spirito è necessario una certa disponibilità interiore, un’apertura totale verso il cambiamento di vita, un modo nuovo di concepire il mondo, le relazioni tra ogni essere umano. Quando pregando diciamo “venga il Tuo Regno” dovremmo aggiungere “aiutaci, con il nostro agire e la forza che viene da Te, a realizzarlo”.

Maria Del Vento

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