12 giugno – 11^ domenica del T.O.

Accogliamoci a vicenda: siamo tutti peccatori

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di’ pure». «Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest’uomo che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni (Luca 7, 36-50 e 8, 1-3).

Io non credo che Gesù perdonasse i peccati: qui ci vedo già formule rituali inaugurate nelle prime comunità. Mi sembra molto più credibile che Gesù annunciasse, proclamasse, che l’amore cancella il peccato, nel senso che trasforma chi pecca cambiandone la vita, cancella le conseguenze negative della nostra fragilità sulle relazioni. Altre volte l’ha proclamato, come al paralitico (Lc 5,20) che gli viene calato improvvisamente davanti attraverso un buco nel tetto. Il messaggio di Gesù, forse quello più autentico, sta nelle parole che ha detto dopo aver invitato Levi, esattore delle tasse, a seguirlo: “Io non son venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano” (Lc 5,32).

L’invito è ovviamente rivolto a tutti e tutte, nessuno/a escluso/a; poi ci sono coloro che si credono “giusti” e non ritengono di scegliere per sé un cammino di riflessione e di cambiamento; mentre altri e altre raggiungono, chi prima chi dopo, un sufficiente grado di consapevolezza della propria fragilità, e degli errori che inevitabilmente ne conseguono, da decidere di convertirsi, di cambiare vita.Non diventano per questo perfetti e infallibili (neanche il papa lo è, dallo scranno della somma presunzione), ma la pratica dell’autocoscienza li può aiutare a cambiare concretamente le modalità di stare al mondo: con più consapevolezza della propria parzialità e, quindi, con crescente rispetto delle parzialità altrui, tutte inevitabilmente associate alla possibilità di sbagliare, di fare del male, di commettere violenza in mille forme diverse… in una parola: di peccare.

Quindi anche quel fariseo di nome Simone non avrebbe dovuto pensarsi “giusto”… ma chi occupa i gradini più alti della scala gerarchica, specialmente nelle istituzioni religiose, è più tentato di ritenersi tale e lo dimostra sapendo sempre insegnare agli altri dove stia la giustizia e cosa fare per mettersi in regola.

C’è forse qualche vescovo, qualche cardinale, qualche papa… che dimostri di prendere sul serio gli inviti al cambiamento che salgono a loro da parrocchie, da associazioni, da singoli e singole credenti? In materia di sobrietà di vita e di povertà materiale, ad esempio, di rispetto delle differenze di orientamento sessuale e di situazioni di vita coniugale e familiare, di genere, ecc. ecc…? No! Loro decidono a chi perdonare i peccati e a chi no; a chi annullare il vincolo matrimoniale e a chi no… e via elencando.

Per il figlio di una coppia gay non c’è posto nella scuola cattolica

La notizia è stata pubblicata recentemente dall’agenzia Adista: è successo nella diocesi di Boston, negli Stati Uniti. La preside e il parroco hanno rifiutato l’iscrizione del bambino “perché la relazione tra i genitori è in disaccordo con il magistero della chiesa cattolica”. E l’arcivescovo l’ha confermato, affermando che “a prescindere dalle circostanze, abbiamo la responsabilità di insegnare le verità della nostra fede, comprese quelle riguardanti la morale sessuale e il matrimonio (…) con il cuore di Cristo”.

Eppure Gesù, quando diceva “lasciate che i bambini vengano a me”, non faceva distinzioni tra i genitori: accoglieva e abbracciava tutti e tutte! Ma la gerarchia cattolica, in realtà, predica in nome di Cristo, cioè di Gesù trasformato in oggetto e garante della sua dottrina; non cerca semplicemente di vivere secondo gli insegnamenti di Gesù, ma “deve” (perché così ha deciso di fare) insegnare le verità della sua dottrina, anche se portano in direzione opposta al messaggio di Gesù.

Annunciamoci piuttosto a vicenda l’accoglienza reciproca, perché tutti e tutte siamo capaci di mille atti quotidiani di debolezza; ci aiuteremo, in questo modo, a camminare sulla strada di una vita più orientata all’amore, a pratiche di solidarietà e di condivisione, in cui ci sia posto sempre maggiore per la convivialità e la tenerezza…

Anche i profeti precedenti a Gesù predicavano la giustizia e l’amore. Lo stesso siamo invitati/e a fare noi, alla sequela di Gesù: annunciarci reciprocamente il perdono, che è una pratica di amore verso chi ha sbagliato. Il perdono non è prerogativa di Dio né, tantomeno, dei preti: perdonare è un gesto di amore che compete a ciascuno uomo e a ciascuna donna nella quotidianità. In questa pagina del Vangelo Luca ce ne offre un esempio concreto, incarnato nel suo protagonista principale, Gesù. Ma non è un atto possibile solo a Gesù perché “figlio unigenito di Dio”.

Gesto d’amore è quello del creditore della parabola (v 41), che cancella i debiti ai suoi debitori, non tanto il sentimento di riconoscenza dei due, calibrato sull’entità del debito condonato. E’ l’amore della donna che le ha “guadagnato” il perdono, non viceversa. Mi sembra che Luca faccia un po’ di confusione con la “morale” della parabola… ma non importa. Come nella conclusione al v 47: “Colui al quale si perdona poco dimostra poco amore”. Piuttosto, dopo aver detto della donna che “i suoi molti peccati le sono stati perdonati dato che ha dimostrato un così grande amore”, mi aspetterei di sentirmi dire: “Si perdona poco a colui che dimostra poco amore”.

Il passo avanti di Gesù

E a questo punto Luca ci presenta altre donne – ne abbiamo appena incontrata una in casa del fariseo Simone – di cui tre con un nome preciso: Maria, Giovanna e Susanna, e “molte altre”. Insieme a “i dodici” fanno parte del gruppo che accompagna e segue Gesù nel suo andare predicando per città e villaggi della Galilea.

Una differenza tra loro mi colpisce subito: “i dodici” sono gli uomini che Gesù ha chiamato espressamente a seguirlo, mentre le donne sono lì per motivi diversi: o perché Gesù le ha guarite da mali devastanti (i “sette demoni” del v 2) o per “assistere” gli uomini con “i loro averi”. Chissà! forse anche la donna che si prende cura dei piedi di Gesù in casa di Simone sarà poi stata accolta in quel gruppo…

E’ vero che le donne, nei Vangeli, sono generalmente presentate come malate e bisognose, come peccatrici o con funzioni di servizio, di sottomissione. Ma Gesù, pur non prendendo mai esplicitamente le distanze dalla cultura patriarcale dominante, fa un concreto e deciso passo avanti, chiaramente sovversivo dell’ordine costituito.

Con la samaritana si ferma a discutere, dall’emorroissa si lascia toccare, dalla siro-fenicia accoglie una lezione importante… Lo stesso passo avanti che fanno gli evangelisti raccontando, invece di censurare, questi episodi e queste informazioni.

Qui Luca nomina le tre donne come altrove vengono nominati i tre discepoli preminenti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Come i tre uomini erano gli apostoli più influenti e riconosciuti nelle prime comunità e, tra questi, Pietro, sempre nominato per primo… così le tre donne chiamate per nome erano verosimilmente riconosciute e stimate nelle comunità e, tra loro, la prima è Maria di Magdala. Proprio lei che, nel Vangelo apocrifo di Maria, vediamo tener testa con forza e dolcezza al maschilismo aggressivo di Pietro, rivelando di aver intrattenuto con Gesù una relazione personale intensa e ricca.

Il patriarcato continuerà a perseguitare le donne, ma Gesù si rivela un uomo decisamente in cammino. Troppo trasgressivo per poter essere tollerato dal potere… se fosse vissuto più a lungo, chissà che cosa avrebbe insegnato ai suoi discepoli! Forse i passi avanti che tocca a noi fare, oggi.

Beppe Pavan

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