29 maggio – Corpus Domini

Alzare gli occhi al cielo

Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste (Luca 9, 11-17).

Gesù è in Galilea, la folla lo sta seguendo ed egli parla loro del “Regno di Dio”: per lui vivere nel Regno vuol dire sentire la presenza amorevole e costante di Dio che ha creato e sostiene in ogni istante la terra, ricca di beni che possono garantire la sopravvivenza e una vita piena per tutti. Il Regno di Dio è realizzabile qui e ora a condizione che sia praticata la giustizia e la fratellanza.

Scrive Alex Zanotelli: “Yahvè sogna per il suo popolo un’economia di uguaglianza dove i beni sono a beneficio dei tanti che per essere realizzata però ha bisogno di una politica di giustizia. Questo Sogno è l’espressione di una fede in Yahvè come il Dio non del sistema ma delle vittime del sistema: gli oppressi, gli schiavi… È questo il Regno che Lui annuncia in quella Galilea schiacciata dall’imperialismo romano. Come Mosè, uscito con il suo popolo dall’economia imperiale di Faraone, nel deserto “prova” la fede del suo popolo nel gran sogno di Dio. La storia della manna nel deserto è una parabola dell’economia alternativa (Es. 16). Per prima cosa ogni famiglia è invitata a raccogliere solo quello che occorre per il proprio bisogno, secondo quel pane non può essere accumulato”.Se la terra è ricca di beni e di risorse che l’uomo è riuscito a sfruttare e a far rendere al massimo è anche vero che non tutti riescono ad usufruirne ugualmente. L’utilizzo dei beni della natura è lasciato nelle nostre mani: durante i secoli abbiamo imparato a coltivare al meglio i terreni, ad allevare il bestiame, a scoprire e utilizzare i giacimenti di vari metalli e le fonti di energia, purtroppo però non si è sviluppata in parallelo la capacità di condivisione, i beni sono diventati possesso e potere. Il Regno è rimasto un sogno.

1,02 miliardi di persone, nel mondo, oggi, soffrono la fame, più di 2 miliardi vivono con meno di un dollaro al giorno. Circa una persona su sei non ha abbastanza cibo per condurre una vita sana ed attiva. A livello mondiale, il rischio maggiore per la salute degli individui è rappresentato dalla fame e dalla malnutrizione. Secondo alcune stime, la malnutrizione è un fattore determinante per i 13 milioni di bambini sotto i cinque anni che, annualmente, muoiono a causa di malattie e infezioni che potrebbero essere prevenute quali il morbillo, la diarrea, la malaria e la polmonite.

Negli ultimi vent’anni è diventata comune l’espressione “globalizzazione dell’economia” a indicare il carattere mondiale dell’economia del nuovo millennio. Se le recenti tecnologie hanno portato indubbi benefici all’umanità, sono diventati sempre più gravi e drammatici gli squilibri, in particolare tra i paesi ricchi del nord del mondo e i paesi poveri del sud.

Ad un occidente ricco e in calo demografico fa riscontro un terzo mondo povero e in rapido accrescimento. Il problema della fame di oggi ha le sue radici qui: il 20% del mondo si accaparra l’83% dei beni. Un esempio: la produzione alimentare al giorno d’oggi sarebbe più che sufficiente a sfamare la popolazione mondiale (6 miliardi di abitanti).

Il fatto è che il 50% della produzione di cereali e il 75% di quella della soia (2164 milioni di tonnellate di raccolti), vengono utilizzati per sfamare gli animali d’allevamento di cui saranno consumatori privilegiati gli abitanti dei paesi ricchi. Il consumo di carne nei paesi in via di sviluppo è da 15 a 30 kg l’anno pro-capite mentre nei paesi ricchi è più di 80-100 kg.

Milioni di ettari di terreno nei paesi in via di sviluppo sono usati a questo scopo. Tragicamente, l’80% dei bambini affamati vive in paesi che paradossalmente dispongono di eccedenze alimentari che vengono però usate per nutrire animali destinati al consumo nei paesi ricchi. Inoltre circa 100 milioni di tonnellate di cereali, prima destinate al consumo, sono impiegati per la produzione di bioconbustibili.

Il Regno ha bisogno di giustizia. Le città europee e nordamericane devono affrontare il fenomeno dell’immigrazione, spesso clandestina, che secondo alcuni politici rappresenta un problema per la sicurezza sociale. In realtà è quasi sempre la ricerca disperata del pane quotidiano che non è garantito in paesi dove le ricchezze naturali sono sfruttate e depredate dall’economia dei paesi industrializzati.

Non è possibile modificare questa situazione se non cambia l’atteggiamento di ognuno di noi, prima che dei governanti. Gesù non si è messo a fare la lotta contro l’impero romano che imponeva gabelle e affamava la popolazione. Ha cominciato a spezzare il pane e a condividere con chi gli era vicino.

Le prime comunità cristiane ci hanno tramandato con insistenza il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, (l’episodio e’ presente per ben 6 volte nei Vangeli, due volte in Matteo, due in Marco, una in Luca, una in Giovanni), perché vi attribuivano molta importanza, infatti era il segno della possibilità di realizzazione del Regno, il segno della speranza. Il gesto dello spezzare il pane dopo la sua benedizione è diventato un atto di riconoscimento e di unione dei seguaci di Gesù.

“Alzare gli occhi al cielo nella Bibbia è il segno di chi fa appello a Dio e riconosce in Lui la fonte di ogni bene. Benedire i pani significa riconoscerli come doni che provengono da Lui e che quindi hanno una destinazione aperta e non possono tradursi in un possesso geloso. Guardare il cielo significa anche attingere da Dio la forza di spezzare e di distribuire”.

Seguire il messaggio del Regno vuol dire alzare gli occhi al cielo, vivere come creature coscienti del fatto che il Padre ha affidato loro i beni della terra da utilizzare e condividere tra uguali e fratelli. Per alcuni di noi può voler dire decidere di battersi per la giustizia, lavorare per correggere le differenze tra paesi ricchi e paesi poveri come ad esempio fanno quelli che operano nelle varie organizzazioni internazionali “no-profit”.

Per tutti vivere nel Regno vuol dire, ad esempio, vincere la tentazione dell’accumulo e non contribuire allo spreco dei molti beni e risorse che possediamo.

Vilma Gabutti

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