15 maggio – Pentecoste

Pentecoste: attualita’ o ricordo storico?

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto (Giovanni 14, 15-26).

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio» (Atti 2, 1-11).

Ho voluto intitolare così questi brevi pensieri sulla festa di Pentecoste perché mi pare importante cercare di capire se questa festività oggi può ancora avere un senso per noi.

Ho anche riportato non solo il brano di Giovanni 14, 15-26, ma anche il brano degli Atti al cap. 2, 1-11 perché ritengo determinante per la nostra breve riflessione poter leggere entrambi i brani.

Quando ero un ragazzino, ed erano gli anni ’50, la festività della Pentecoste rappresentava di fatto la fine delle scuole e l’inizio dell’estate, cioè della vacanza. Una vacanza molto semplice e povera, ma libera.

Poi con il passare degli anni, aihmé ora ormai sono troppi, ho cercato di spostare la mia attenzione sul messaggio che oggi le chiese possono consegnarci. Cercherò brevemente di presentare gli elementi che possiamo vedere nei brani proposti e in particolare: il fuoco, il vento, il consolatore ed il comandamento dell’amore.

Il fuoco, il vento, il consolatore

Sono immagini frequenti nelle Scritture. Il fuoco riscalda sì, ma anche arde senza consumare (Genesi), il vento ora è rappresentato come un tuono ora come un venticello leggero.

Sono tutti simboli che ci dicono della presenza di Dio accanto a noi. La comunità Giovanni si sentiva orfana: i testimoni diretti ormai erano tutti morti (il vangelo è stato scritto verso l’anno 100 d.C.).

Ecco il messaggio della vicinanza di Dio: la promessa dell’invio di un consolatore che li accompagnerà durante la vita. Quanto anche noi abbiamo bisogno di compagnia, di sentirci confortati e sorretti nella fatica di ogni giorno! E il messaggio alla comunità di Giovanni è anche un messaggio di certezza e di fiducia per noi oggi.

E poi… il racconto di Atti 2. Gli amici e le amiche di Gesù sono chiusi in una stanza, hanno paura: si è appena consumata la crocifissione del maestro. E anche qui è rappresentato l’intervento di Dio: un rombo di tuono e del fuoco cambia questi uomini e queste donne in apostoli, in annunciatori e profeti del regno.

Sappiamo bene che non è stato così: il racconto ci fa vedere che è stato Dio che ha cambiato queste donne e questi uomini. La fede ci dice che noi oggi non avremmo il messaggio dell’Evangelo se Dio non avesse messo la Sua mano, la Sua presenza ed il Suo coraggio per chi ci ha trasmesso questo messaggio di amore.

Come credenti siamo coscienti che da soli, senza il Suo aiuto non potremmo far nulla per essere, oggi, dei seguaci di Gesù di Nazareth.

Il comandamento

Il brano di Giovanni è intrecciato di consolazioni e di inviti. La consolazione che Dio, come abbiamo già visto, non lascia soli le donne e gli uomini che credono in Lui e dall’altra parte l’invito di osservare i comandamenti.

Mi piace questo mettere accanto la compagnia di Dio e la proposta del comandamento dell’amore (così viene letto dai molti esegeti). Ed è sempre più importante non essere soli a confrontarsi e ad affrontare la vita con tutti i suoi problemi e le difficoltà.

Certo i versetti risentono del cammino della comunità giovannea che è diverso da quello delle comunità che ci hanno consegnato i Vangeli sinottici, però il messaggio mi pare bello ed attualissimo. Vi è la proposta concreta di accogliere i comandamenti di Dio e, d’altro canto, la certezza che Dio non abbandona mai chi confida in Lui.

E’ da poco passata la Pasqua e la fede ci dice che Dio non ha abbandonato Gesù nel sepolcro, come non ha abbandonato i discepoli nella solitudine del cenacolo, come non abbandona oggi chi crede e si da’ da fare per essere coerente con il comandamento dell’amore.

Non è un comandamento sdolcinato, del “vogliamoci tutti bene”, ma la proposta di mettere al centro della propria vita la solidarietà, la giustizia, la libertà, il diritto ad essere se stessi e se stesse ecc..

Ecco la Pentecoste oggi: non aver paura di affrontare un cammino di liberazione dal nostro egoismo, dal nostro egocentrismo; una battaglia per la libertà e la dignità di tutti, uomini e donne, etero ed omo… nonostante tutto e tutti coloro che remano contro, chiese comprese.

Lasciamoci ardere dal fuoco di Dio, lasciamoci appassionare dal messaggio che Gesù ha annunciato e lasciamoci spingere dal vento, dal soffio di Dio. Siamone certe/e: Dio ci spinge nella direzione giusta e bella…

Memo Sales

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