Dal Foglio di Comunità: pensieri, opinioni, riflessioni, confronto

Marzo 2011 –  PENSIERI DA UN’EUCARESTIA E DA UN COLLEGAMENTO NAZIONALE

Questa mattina, durante e dopo l’eucarestia della comunità, mi sono venuti alcuni pensieri che desidero condividere con chi avrà la pazienza di leggerli e mi farà il dono di uno scambio.

Riflettendo sull’episodio dell’incontro tra Pietro e Cornelio (Atti 10) abbiamo condiviso che l’unica chiesa di Dio è l’umanità, l’intero creato, ricco di una inenarrabile complessità e di infinite differenze. La “buona notizia” che Gesù continua a chiederci di annunciare è l’amore universale che lui ha praticato e predicato nei brevi giorni della sua vita: la convivialità di tutte queste differenze, non la loro eliminazione in una dottrina unica, cervellotica, astrusa, che vuol ridurci ad adoratori/e di Gesù invece che annunciatori/e del suo vangelo.

Pensando a questo ho provato profonda gratitudine per alcune cose che sono state dette a Tirrenia nel collegamento nazionale CdB:

1) Ogni incontro, piccolo o grande che sia, deve essere un vero laboratorio di ricerca collettiva, non luogo per ascoltare il racconto della ricerca fatta da qualcuno/a in precedenza: questo è il modo di crescere davvero. Ringrazio le donne delle cdb, di cui Gabriella si è fatta portavoce; anche perché ha rilanciato, con altre parole, esattamente la proposta che avevo messo per iscritto in occasione dei 30 anni della nostra cdb e che ha avuto una vita così infelice…

2) Anche nelle cdb di S.Paolo a Roma e del quartiere Coteto a Livorno si comincia a pensare che “l’amore è Dio”, più che “Dio è amore”. Spero che riusciremo davvero a farne il tema di un seminario/laboratorio nazionale… Perchè Dio, in mano alle religioni che ne fanno un idolo, è escludente, competitivo, geloso… mentre l’amore è universalmente includente, conviviale, generoso.

3) Infine, quello che succede nel gruppo uomini succede anche in cdb: il cambiamento di ciascuno/a, grazie alla vita di relazione e alle reti di relazioni in cui siamo immersi/e, diventa ponte e invito al cambiamento per altri e altre, cammino fatto insieme, compagnia e aiuto reciproco, impegno per il cambiamento politico e sociale delle nostre comunità umane… con le persone omosessuali, con le persone costrette alla prostituzione, con le persone condannate alla precarietà e alla disoccupazione, ecc.

Il cambiamento è possibile: questa è la buona notizia che noi uomini in cammino possiamo e cerchiamo di annunciare, sulla base della nostra esperienza personale. Nessuno può dire: “Io sono fatto così e non c’è niente da fare”. E’ solo una scusa, il grande alibi per giustificare la pigrizia che suggerisce di non metterci in cammino. Questo vale, secondo me, per chi è uomo e per chi è donna, per chi è prete e per chi non lo è, per chi se la sente e per chi non se la sente (di leggere, studiare, prendere la parola per dire ciò che pensa…). Possiamo essere ciò che siamo in modi diversi: non c’è un modo solo. E’ su queste diverse possibilità che ci giochiamo il nostro personale e collettivo “essere comunità”: ad esempio, tra chi sceglie di vivere una relazione individuale con un prete intellettualmente stimolante e chi vuol far comunità con la preghiera, la riflessione e la ricerca collettive. Impegnandoci con altri uomini e altre donne a far “crescere dal basso” un altro mondo, che è possibile ed è diverso da quello che ci è familiare.

Beppe Pavan

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Aprile 2011 – DIALOGANDO CON BEPPE

Caro Beppe,

abbiamo letto la tua riflessione comparsa sul foglio CdB di marzo (pp. 2-3) e abbiamo deciso di dialogare con te su alcuni punti per noi importanti, sperando di non aver semplificato troppo o frainteso le tue posizioni.

1) Nel primo punto (e alla fine del terzo) contrapponi la “ricerca collettiva” all’ascolto del “racconto della ricerca fatta da qualcuno/a”. Noi riteniamo che siano invece due momenti irrinunciabili che devono coesistere proprio per, come tu dici, “crescere davvero”.

La ricerca richiede competenze: per procedere è necessario affiancare all’impegno personale e collettivo, l’umiltà nel riconoscere i nostri limiti e il nostro bisogno di aiuto, evitando il rischio di improvvisare le interpretazioni. Ci pare che la consapevolezza dei propri limiti non sia in contrasto ma sia semmai in sintonia con il cammino verso una reale crescita dell’autonomia personale e di gruppo. Organizzare incontri di studio in cui venga valorizzata la competenza di chi ha dedicato tutta la sua vita ad approfondire queste tematiche ci sembra un valore aggiunto ad una ricerca comunitaria che deve essere in continua evoluzione, anzi un fattore fondamentale nello stimolarla ad allargare i suoi orizzonti.

Sicuramente per rendere più efficaci e costruttivi questi momenti riteniamo importante che ognuno/a dei presenti partecipi in modo attivo all’incontro e non come semplice uditore, fornendo per tempo bibliografie che permettano a chi lo desidera di prepararsi con letture mirate di vario livello, nel rispetto di attitudini personali, interessi e tempo a disposizione.

Contrapporre, come tu fai alla fine del terzo punto della tua riflessione, chi “sceglie di vivere una relazione individuale con un prete intellettualmente stimolante” e chi “vuol far comunità con la preghiera, la riflessione e la ricerca collettive” per noi non ha senso (e non descrive correttamente la realtà).

2) Riguardo poi al secondo punto della tua riflessione, dove affermi che anche altrove “si comincia a pensare che ‘l’amore è Dio’ più che ‘Dio è amore’”, vogliamo esprimere il nostro dissenso verso questa impostazione.

Noi continuiamo a credere nel Dio della Bibbia e non genericamente nell’amore, al centro del sistema di valori di molti rispettabilissimi atei. Un Dio che è innanzitutto Altro da noi e comunque sempre molto oltre le nostre definizioni.

Preferiamo mantenere le molte immagini di Dio che, senza “fotografarlo”, ne mostrino solo alcune caratteristiche umanamente sperimentabili: il Dio vicino, che si manifesta nella storia, il Dio dei tanti nomi con cui ci relazioniamo con Lui, delle tante metafore con cui cerchiamo di esprimerLo.

La presenza di Dio nella storia si è manifestata e continua a manifestarsi con molti volti e la sua ricchezza non è riducibile ad un’unica parola, sia pure così piena di significato e universalmente condivisa come il concetto di “amore”.

Francesco Giusti e Luca Prola

 

TEOLOGIA ALTA O TEOLOGIA ALTRA?

Desidero continuare a condividere la mia riflessione – che a sua volta continua, compagna nei giorni e nei viaggi. Nulla più che condivisione di pensieri. Grato a chi scambia con me i suoi, come fanno Luca e Francesco qui sopra.

Di ritorno da Palermo, dove ho assistito ad un dibattito su “Donne e religioni” a cui è intervenuta anche Carla, mi sono ritrovato a riflettere su un disagio che provo da tempo e che forse sono riuscito a mettere un po’ meglio a fuoco. Un’affermazione torna con insistenza: anche nella chiesa di base molti e molte protestano la loro fede nella paternità universale di Dio – e nella conseguente universale figliolanza divina di tutti gli uomini e di tutte le donne che vengono al mondo – mentre dichiarano il loro amore incrollabile per la chiesa cristiano-cattolica in cui sono stati/e cresciuti/e e voglio continuare a restare.

Dove nasce il mio disagio? Dalla consapevolezza della contraddizione tra quell’universalismo proclamato a parole e la realtà di una chiesa parziale (come sono tutte le chiese), portatrice di una visione parziale della fede umana nella divinità, ma predicata come unica e assoluta, e storicamente causa agente di divisioni feroci e guerre terribili. Non è solo questo, ovviamente: mai ciò che è umano è totalmente malvagio o totalmente buono. Ma quale universalismo può professare una chiesa che discrimina le altre fedi e le altre religioni, le donne e le persone omoaffettive, i preti sposati e via elencando?

Mi sta bene e mi piace studiare e conoscere la storia delle mie radici (la cultura ebraico-cristiana, come spesso diciamo), ma pretendere che questo percorso storico non possa avere alternative… questa è una questione ben diversa. Di questo voglio parlare.

Prendiamo la “guerra tra i sessi”, quella che da millenni causa sofferenze indicibili e morte tra le donne, per mano di uomini. Ebbene: io credo che se non abbandono consapevolmente il patriarcato, cioè la cultura della superiorità e del dominio maschili sulle donne, non mi darò un’altra credibile possibilità. Che invece esiste, ed è praticabile, ma solo a quella condizione. Questo vale per me, per ogni uomo, per l’intero genere maschile.

Allo stesso modo l’universalismo, professato a parole, ha e avrà una chance di affermazione solo a condizione di abbandonare – ciascuno e ciascuna a partire da sé – le culture religiose che frammentano l’umanità e ne mettono fra loro in competizione, anche cruenta, i diversi frammenti. Donne e uomini che cercano con sincerità strade di pace e di convivialità universali dovrebbero, a mio avviso, uscire dagli steccati dei singoli “pensieri unici” che sono le culture e le religioni che storicamente conosciamo.

Può una donna affermare – ed essere credibile – di sentirsi assolutamente libera di praticare ricerca teologica all’interno della maschilissima chiesa cattolica? Conduce ricerche e studi nei campi della teologia “alta”, non c’è dubbio… ma se osasse uscire dai recinti del pensiero unico patriarcale, avrebbe altrettanto accesso ai luoghi della ricerca accademica e dell’insegnamento religioso? In altre parole: che libertà c’è nello sposare il pensiero unico?

Ci vuole un pensiero “altro”, o, meglio, spazio e agio per altri infiniti pensieri, che si sviluppino e si confrontino in assoluta libertà. Questa è la strada della teologia che ritengo valida per me: un’altra teologia. Che di per sé è “alta”, perché apre all’umanità strade davvero nuove, tutte da esplorare, abitare, vivere… Su queste strade non ci sono maestri/e, ma solo compagni e compagne di cammino. Madri, queste sì! Le madri che ci hanno aperto e quotidianamente ci aiutano ad aprire gli occhi e ad abbandonare con coraggio e allegria il patriarcato: i suoi dogmi, i suoi –ismi, i suoi mono-… a cominciare, per me, dal monoteismo del cristianesimo.

Beppe Pavan

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Maggio 2011 – IL  DIALOGO  CONTINUA

Caro Beppe,

Quanto tu scrivi nell’articolo “Teologia alta o teologia altra?”, pubblicato sul foglio di aprile, mi stimola alcuni riflessioni.

Mi stupisce molto che dopo anni di CdB tu possa pensare che i fratelli e le sorelle “dichiarano il loro amore incrollabile per la chiesa cristiano-cattolica in cui sono stati/e cresciuti/e e voglio continuare a restare”. Credo che la scelta di entrare in Comunità Cristiana di Base nasca proprio dalla necessità di proporre una “Chiesa altra”, altro che amore incrollabile! E’ vero che all’interno del movimento delle Comunità di Base esistono molte anime: alcune più orientate verso il protestantesimo, alle quali sento di appartenere, ed altre che pur partecipando alle eucaristie ed alle attività delle comunità di base rivendicano l’appartenenza alla chiesa cattolica. Anche in queste ultime, credo non ci sia questo “amore incrollabile”, anch’esse infatti hanno un’idea di chiesa non gerarchica e libera, si pongono dunque in  alterità rispetto ad una gerarchia oramai sorda.

Trovo che, come abbiamo già avuto occasione di approfondire, l’abolizione del patriarcato non sia l’unica via per rendere il mondo migliore… credo che essa sia uno dei necessari cambiamenti: non l’unico, necessario e sufficiente, come dal tuo pensiero traspare; ce ne sono, a mio parere, molti altri: il dominio del capitale sulla Natura e sul genere umano e, certamente, anche quello dell’uomo sulla donna… ma non  può essere, ribadisco, il solo e l’unico!

Io non credo, come tu sostieni, che la religione sia sempre foriera di guerre; trovo necessario, anzi, che ciascuno trovi la sua appartenenza e che dentro di essa contesti, come hanno fatto molte persone illustri, un eventuale abuso di potere. Credo anche che ognuno sia invitato a scegliere una strada (e non tutte…) che per lui rappresenterà, giustamente, la Verità Assoluta; il vero dialogo infatti non si costruisce abolendo le Verità ma mettendole in gioco nei problemi concreti come possono essere le disuguaglianze nel mondo o le disparità tra esseri umani. Non è abolendo le religioni e “polverizzando” le Verità che si aboliscono gli schemi di potere, ma mettendo le Verità in dialogo.

Credo, infine, che i Maestri ci debbano essere; non in senso “sacro ed inviolabile”, certo, ma, a mio parere, un uomo non può esistere senza maestri! Non potrei mai pensarmi senza Marx e Franco Barbero, ad esempio! Non che questi non si debbano criticare, ci mancherebbe! Senza di essi, però, non avremmo mai potuto cominciare a riflettere… e per riflettere non basta un fratello, un amico… ci vuole proprio un Maestro! Non capisco la tua distinzione tra “Maestri”, che devono essere aboliti e “Madri” che invece devono essere non solo riconosciute ma anche “innalzate”: credo che ognuno sia libero di scegliersi i Maestri o le Madri che crede senza dover per forza ergere un criterio estrinseco all’esperienza dando preminenza ad un genere! Non è il genere che conta, potremmo dire che l’abito non fa il monaco o che le tette non fanno la saggezza; a farla è l’autorevolezza, la capacità di ascoltare e di guidare gli altri.

A presto,

Luca Prola

 

Caro Beppe,

La tua riflessione apparsa sul foglio di aprile, ci ha stimolato alcuni pensieri che vogliamo condividere con te e le lettrici e i lettori del foglio di comunità.

1) A noi sembra che le cdb nella loro storia si siano caratterizzate proprio per le prese di posizioni chiare sulle tematiche di cui tu parli (dogmatismo, maschilismo, omofobia, mancanza di democrazia nella chiesa) e per avere praticato un modo alternativo di fare comunità: per questo tutti i preti delle cdb sono stati liquidati dalle gerarchie. Non capiamo quindi contro chi stai polemizzando.

Forse è bene non confondere la fedeltà ad un’istituzione e ai suoi dogmi con il dialogo con le persone concrete che fanno riferimento a questa istituzione, e che non sempre aderiscono alle posizioni ufficiali della loro chiesa. Si può essere intransigenti nella difesa delle proprie convinzioni, senza per questo rinunciare a confrontarsi con chi vive un’esperienza diversa dalla nostra.

2) Tu scrivi: “Su queste strade non ci sono maestri/e, ma solo compagni e compagne di cammino. Madri, queste sì! […]”.

Per noi le maestre e i maestri ci sono eccome (e accanto alle madri metteremmo almeno qualche padre…) e sono importanti nel nostro cammino di crescita allo stesso modo in cui lo sono le compagne e i compagni di viaggio.

Un maestro, naturalmente, non va inteso come un essere divino o come un guru da seguire acriticamente. Nell’interpretazione di Krippendorff, i maestri (o le “figure esemplari”, come preferisce chiamarle) sono persone che, per la loro testimonianza intellettuale e umana, ci sono di stimolo per la critica dell’esistente. L’atteggiamento di chi rifiuta per principio qualsiasi maestro, rischia – per il politologo tedesco – di rivelarsi “povero e arrogante”: “chi non vuole accettare e ammettere nessuno al di sopra di sé e al di fuori di sé, fa di se stesso l’unità di misura, si trasforma in giudice di tutto e tutti. Viceversa, la modestia è una delle caratteristiche della vera grandezza: Beethoven, per esempio, riguardo alla sua fama postuma, aveva la muta ambizione di essere posto per lo meno dopo Haydin (e non accanto a lui!). Goethe venerava Raffaello, Shakespeare e Mozart […]”. Il punto è che “quello che apprezziamo nella grandezza altrui, possiamo e dobbiamo cercare di svilupparlo anche in noi stessi secondo le nostre possibilità”. Viceversa, “in quanto i grandi vengono fatti scendere al nostro livello, essi perdono il loro carattere di sfida e sollecitazione per noi: ‘Non ti osservano più, non devi più cambiare la tua vita’” (L’arte di non essere governati, Fazi, 2003, pp. 256-57).

3) A proposito della teologia “altra” e della necessità di “abbandonare […] le culture religiose che frammentano l’umanità”, andando oltre la tradizione cristiana e il monoteismo: certo, ciascuno fa le sue scelte e può decidere di prendere le distanze dalla tradizione in cui è cresciuto. Ma non è detto che, per superare le guerre di religione, sia necessario abbandonare ogni ancoramento alla storia da cui si proviene (ammesso che ciò sia davvero possibile). Sarebbe come dire che, in nome della fratellanza universale, tutti dovrebbero rinunciare a esprimersi nella lingua materna e dedicarsi allo studio dell’esperanto. L’esperienza ci dice, invece, che di lingua materna ce n’è una sola (a volte due); si possono apprendere altre lingue per comunicare con gli altri, ma è molto raro riuscire davvero a padroneggiarle come quella imparata da bambini. Qualcosa di simile, probabilmente, vale per le tradizioni culturali e religiose. Critichiamole, innoviamole, rovesciamole nelle parti che non ci piacciono, ma senza illuderci di approdare a un punto di vista assolutamente libero da condizionamenti storici.

La tradizione ebraico-cristiana è quella in cui siamo cresciuti. Ci offre uno sguardo parziale e “prospettico” sul mondo, al pari di altre grandi tradizioni. Le guerre di religione nascono quando questi punti di vista vengono assolutizzati e contrabbandati per verità senza tempo. Non è inevitabile che ciò avvenga. E’ possibile percorrere un cammino particolare nella consapevolezza del suo carattere storicamente “situato”, assumendolo come base di partenza per il dialogo con altre prospettive.

Francesco Giusti e Valentina Pazé

 

Caro Beppe,

le tue riflessioni pubblicate sul “foglio” di aprile mi sollecitano al dialogo, sia pure limitandomi a pochi pensieri.

Io sono tra quelli che amano di amore critico e costruttivo la chiesa cristiano-cattolica, di cui mi sento parte. Sono convintissimo della “parzialità” del “cristianesimo” e di ogni percorso religioso, tutti esposti alla tentazione esclusivista o inclusivista.

In questa chiesa ho ricevuto la chiamata alla fede, il dono delle Scritture e numerosissime testimonianze di fratelli e di sorelle immersi nella “strada di Gesù e dei poveri”. Anche nelle ore di dissenso più radicale con le gerarchie, non ho mai dimenticato i motivi di gratitudine verso la chiesa di cui faccio parte.

Del resto il cristianesimo è per me un “pensiero molteplice”, che vedo concretizzarsi in prassi plurali, in scelte di vita spesso feconde. So bene che esistono contraddizioni, oppressioni, pregiudizi, culture patriarcali, compromessi col potere… Ma, superata ed archiviata da decenni la visione “romana” del cattolicesimo, mi trovo a vivere un cristianesimo-cattolicesimo ecumenico senza confini, senza frontiere, che davvero mi appassiona. Basterà ricordare Noi siamo chiesa, alcune comunità cristiane di base, gruppi di lettura biblica, Pax Christi, parrocchie conciliari, comunità di accoglienza, centri di spiritualità, i preti operai, gruppi di omosessuali e lesbiche cristiani e cattolici, preti, teologhe femministe…Mi trovo in rapporto quotidiano con molte donne e molti uomini che vivono o cercano un “cristianesimo altro” nelle loro varie realtà. Vedo disseminata qua e là, dispersa in mille torrentelli eppure convergente, questa “comunità di Gesù” che cerca di fare la sua parte per il bene del creato. Tutto questo anche nella chiesa cristiano-cattolica.

Non riconosco nessun amore “incrollabile” se non quello con cui Dio ama le Sue creature. Di incrollabile ed indefettibile non conosco altro se non la fedeltà di Dio.

Queste ragioni, che valgono per me, mi portano a pensare che, anziché uscire, vorrei diventare capace di “stare nella chiesa-popolo” in modo sempre più evangelico, povero, libero, “militante”, creativo ed ecumenico.

Maestri e maestre? Anche qui abbiamo pensieri diversi. Non mi vergogno di riconoscerlo: a 72 anni compiuti cerco ancora dei maestri/e di vita, di cultura, di teologia. Ne sento un gran bisogno per imparare, per aprire finestre, allargare sentieri, respirare aria fresca. I maestri sono stati e sono per me gli educatori della mia libertà. Dio me ne ha fatti incontrare in gran numero. Per questo lo ringrazio ogni giorno.

Alla prossima puntata…

Franco Barbero

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Giugno 2011 – Il DIALOGO PROSEGUE…

Caro Beppe,

1) nessuno/a di noi si affaccia al dialogo o pratica il dialogo dal mese scorso. Esattamente come per te, il dialogo accompagna i giorni della nostra vita da molti anni. Da parte nostra non è una porta che finalmente si sta aprendo, ma un lungo cammino che prosegue. Però capita a tutti, noi compresi, di vedere negli altri porte chiuse anche quando ci sono finestre e portoni spalancati. Comunque siamo lieti che tu “finalmente” ne prenda atto. In ogni caso, dopo anni o decenni di dialogo, riconosciamo di essere ancora molto bisognosi di migliorare i nostri atteggiamenti interiori, le modalità e i contenuti del dialogo stesso.

2) Ovviamente, il dialogo e il confronto avvengono principalmente nelle assemblee della comunità, nei gruppi biblici, nei faccia a faccia, dentro i sentieri del quotidiano, dentro e fuori della comunità. Ma noi intendiamo proseguire questo scambio di stimoli, di pensieri, di preoccupazioni, di osservazioni critiche e di proposte anche sul foglio di comunità. Infatti, ci sembra che l’impegno della scrittura ci aiuti a prendere sul serio il pensiero degli interlocutori. Scrivere e parlarsi sono pratiche che possono arricchirsi reciprocamente. Il fatto che tu, come scrivi, “non intenda continuare questo dialogo interpersonale sul foglio di comunità”, ci rincresce. A noi piacerebbe, anzi, che il dialogo si allargasse, si approfondisse, per il bene della nostra comunità. Anche per documentare ai lettori e alle lettrici esterni/e del foglio mensile le feconde differenze che esistono tra noi, nel nostro cammino di fede personale e comunitario.

3) Ci ha fatto molto piacere che sia finalmente comparso sul foglio mensile, dopo quasi sette anni, il tuo scritto “Quali ministeri per la chiesa di base?”, che circolò in comunità (e fuori), ma solo in gruppi ristretti. Questo metodo, probabilmente, non facilitò il confronto. Proponiamo che il foglio di comunità sia sempre più aperto a simili contributi al dibattito, senza nascondere divergenze, tensioni, prospettive diverse.

4) Siamo ben consapevoli che le nostre radici affondano in un terreno che è il mistero ineffabile di Dio e del creato, ben anteriori e più profondi dell’ebraismo e del cristianesimo. Ma proprio i mille sentieri dell’ebraismo e del cristianesimo, con l’apporto delle scienze umane, ci hanno sospinti a guardare più in profondità, “oltre”, pluralisticamente, cercando il “Dio più grande”. Ci sembra scontato che il sogno di Dio, testimoniato e parzialmente incarnato da Gesù di Nazareth, sia ben altro dal cattolicesimo e dal cristianesimo, ma perché non cercare di dare corpo al sogno di Dio anche dentro il cristianesimo e il cattolicesimo? Anzi, spesso ci siamo accorti che frammenti di questo sogno sono già operanti e a noi tocca scoprirli e farli crescere. Per questo noi, come membri di questa comunità cristiana di base, ci sentiamo liberi di partecipare a momenti significativi della vita di parrocchie cattoliche o protestanti, di esperienze ecclesiali assai diverse dalla nostra. Da anni parecchi fratelli e sorelle della nostra comunità spesso preferiscono partecipare al culto della chiesa valdese o alla messa della parrocchia cattolica di San Lazzaro o di Villafranca piuttosto che alla celebrazione eucaristica della nostra comunità di base. Si tratta, a nostro avviso, di contatti e di collaborazioni che viviamo sognando e operando per una chiesa cristiana di base senza frontiere.

5) La lettura del testo che tu hai pubblicato sui ministeri, lungi dall’alimentare in noi dei pregiudizi, evidenzia molti punti di accordo e alcune profonde differenze, che probabilmente potranno ulteriormente crescere senza separare i nostri cammini. Avremo modo, su questo tuo scritto, e specialmente sui nodi teologici che tu hai presentato nel mese di aprile, di continuare un confronto aperto e più documentato.

Un saluto fraterno,

Franca Avaro, Franco Barbero, Oscar Carmignoli, Fiorentina Charrier, Ada Dovio, Francesco Giusti, Angelo Merletti, Luca Prola

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Luglio/Agosto 2012 – VERBALE DELL’ASSEMBLEA DI COMUNITA’ DI DOMENICA 3 GIUGNO

Il tema all’o.d.g. era “Cdb e Viottoli: relazioni, nodi, soluzioni”.

Un po’ di storia: la rivista Viottoli è nata nel 1992 per raccogliere gli elaborati della Cdb e dare voce a chi sulle grandi riviste non ce l’ha.

Il 4/4/98 abbiamo costituito l’Associazione, con lo stesso nome, perchè una rivista non può essere proprietà di un privato (il direttore responsabile). L’Associazione si è anche assunta il compito di gestire la sede e le utenze della Cdb.

I nodi sono legati soprattutto al disimpegno, da qualche anno, nei confronti della rivista, da parte del presbitero della Cdb, e di questo soprattutto abbiamo discusso nell’assemblea. Perchè, mentre la rivista ha continuato ad uscire e l’associazione ha continuato a gestire sede e utenze anche della Cdb, non erano esplicitati i motivi di quel disimpegno.

E’ stato ricordato che la redazione di Viottoli ha sempre accolto tutto quanto giungeva in redazione e non ha mai operato censure. Anzi, tutte le persone della cdb sono sempre state invitate a far giungere preghiere, predicazioni, recensioni, ecc. e anche la redazione è sempre stata aperta a chiunque volesse farne parte. Su Viottoli potrebbero star bene tutte le voci e le riflessioni, anche diverse tra loro.

Nel corso dell’assemblea Franco Barbero ha parlato di differenze teologiche e di diverse visioni sul piano pastorale, in particolare intorno alla figura e al ruolo del presbitero in comunità.

Dall’altra parte è stato sottolineato che le diverse opinioni in campo teologico dovrebbero essere viste come ricchezza e materia di confronto, non causa di allontanamento. Soprattutto da parte di chi ha un ruolo importante per l’animazione e la formazione della comunità.

Sul piano pastorale il cammino fatto in quasi 40 anni ha portato una parte della Cdb a pensare alla pastorale in termini comunitari, collettivi, cercando di superare la delega al solo presbitero dei compiti di accoglienza, animazione, formazione, coordinamento, ecc. ecc…

Sul piano teologico è stato evidenziato come la teologia sia pensiero umano intorno al trascendente e, quindi, ci possano essere tante visioni teologiche quante sono le persone che pensano in autonomia. La Cdb è o, meglio, dovrebbe essere luogo di confronto e scambio, abbandonando “la” teologia intesa come “una”, l’unica ortodossa, incarnata da chi l’ha studiata di più sui libri delle diverse scuole. Se al centro c’è la ricerca della Parola di Dio e un cammino di fede condiviso, le diverse modalità non dovrebbero creare divisioni bensì diventare ricchezza e scambio. Anche l’Eucarestia mantiene la sua centralità, al di là del modo in cui viene celebrata.

Infine: le priorità. Che sono legittimamente diverse: Franco Barbero da anni ha scelto di dedicarsi soprattutto a comunità nascenti, a gruppi e singole persone che lo cercano, al sostegno di uomini e donne con problemi esistenziali, a gruppi e comunità anche parrocchiali, ecc. che hanno bisogno e cercano il prete.

E’ quella che lui chiama la “chiesa di base”, che comprende anche le Cdb, destinate però, a suo parere, all’estinzione. Il futuro sarebbe quindi legato alla presenza di preti e pastori aperti e disponibili, anche se lui vede con favore che la nostra Cdb continua il suo cammino pur senza che lui se ne occupi come un tempo, e questo gli permette di dedicarsi al suo ministero pastorale altrove.

Gli abbiamo fatto notare che non ci sarebbe alcun problema a convivere in comunità con questo suo impegno, se non fosse che il suo disimpegno da Viottoli e, in parte, dalla Cdb è avvenuto senza parlarne e ha contribuito non solo ad allontanare persone dalla vita comunitaria, ma anche a non incentivare persone nuove ad entrare in comunità.

Secondo noi la convivialità delle differenze dovrebbe diventare una pratica sempre più convinta e coerente in una comunità in cui tutti/e la nominiamo.

Concludendo, è stata un’assemblea positiva, a giudizio pressoché unanime, perchè finalmente abbiamo messo a fuoco contenuti e forme dei “nodi” che da alcuni anni ci impacciano il cammino. Sta a noi avere il coraggio di continuare a stare in questo conflitto con la voglia di gestirlo al meglio, in spirito di verità. E ne verremo fuori bene, in avanti.

Luciana e Beppe

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Novembre 2012 – LETTERA DI FRANCO BARBERO AL COLLEGAMENTO NAZIONALE CDB

A Stefano Toppi, per il collegamento nazionale cdb

Carissimi/e, avevo comunicato alcuni mesi fa a Beppe Pavan la mia disponibilità per il prossimo seminario nazionale delle comunità.

Ora, nel pieno apprezzamento dei confronti e delle ricerche proposte che ritengo tutte interessanti su “terreni” sui quali lavoriamo fecondamente da anni, sento di dover ritirare la promessa fatta.

Infatti avverto altre priorità all’interno del mio cammino personale e negli “spazi” in cui mi trovo a prestare qualche servizio. Mi sono anche soffermato su una domanda che in me è riemersa più volte negli ultimi mesi: “questi sono i temi centrali nella vita dei fratelli e delle sorelle delle nostre comunità?”

Oggi, anche dal dialogo con fratelli e sorelle più vicine alla mia sensibilità, sento di dover concentrare le mie poche forze in direzioni diverse: la lettura biblica “oggi”, la preghiera nel tempo della modernità, il rapporto ecumenico “micro” e “macro”, come vivere l’identità cristiana nella cultura del pluralismo, come alimentare la fiducia in Dio, come valorizzare l’esperienza anateistica, come costruire cammini oltre la traiettoria catechistico – sacramentale, come “cantare” la bellezza e la fecondità della nostra fede liberatrice …..

Qui, su questi terreni, mi sento personalmente più coinvolto ed anche più accomunato con la ricerca di tante persone.

Questo è, ovviamente, solo un mio punto di vista. Tale però da convincermi a fare un passo indietro, sicuro che l’anno che ci separa dal seminario renda facile trovare un altro/a relatore o relatrice più consonante con gli orizzonti e gli obiettivi del seminario.

All’augurio di buon lavoro unisco un caro saluto a tutte e tutti voi.

Pinerolo, 15 ottobre 2012                                                                                     Franco Barbero

 

RISPOSTA DEL COLLEGAMENTO NAZIONALE CDB ALLA LETTERA DI FRANCO

Carissimo Franco,

ti trasmetto la risposta che il collegamento nazionale delle CdB, riunito a Roma il 20 e 21 ottobre, ha voluto formulare alla lettera che tu hai inviato. Un caro saluto ancora da parte mia, Stefano

 

Carissimo Franco,

abbiamo appreso con amarezza la notizia del tuo ritiro dalla disponibilità a contribuire all’impegnativo seminario nazionale che stiamo preparando per misurarci su un tema che sappiamo essere anche a te molto caro e sul quale è indubbia la tua competenza.

C’eravamo rallegrati al pensiero che le difficoltà di confronto all’interno della vostra comunità non ti impedissero di offrire al movimento delle CdB il prezioso servizio teologico come hai già altre volte fatto.

Crediamo che le priorità da te indicate appartengano alle CdB e che discendano dal nostro cammino comune di ricerca sul Vangelo e sulla figura storica di Gesù.

Nella nostra riunione la bozza di programma del seminario, formulata con il concorso dei gruppi donne CdB che sul tema hanno svolto un lungo lavoro di approfondimento, è stata approvata da tutte e tutti, anche da coloro che hanno espresso osservazioni, essendosi dichiarati favorevoli all’introduzione di modifiche ispirate da una parte delle tue osservazioni.

In ogni caso, nel nostro movimento l’unità del cammino di fede nelle diversità è un principio irrinunciabile; ci auguriamo pertanto che ci possano essere altre occasioni in cui tornerai a partecipare.

Nel contraccambiare il tuo augurio di buon lavoro, ti giungano i nostri più cari saluti.

Il collegamento nazionale cdb riunito presso la cdb s.Paolo di Roma il 20 e 21 ottobre 2012

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